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Full text of "Apologia delle Memorie antiche di Rovereto"

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in 2012 with funding from 

University of Illinois Urbana-Champaign 



http://archive.org/details/apologiadellememOOtart 



I ! ' 






APOLOGIA 

DELLE 

MEMORIE ANTICHE 

D I 

ROVERETO 

DI GIROLAMO TARTAROTTI 

SERBATI. 

S'aggiunge un appendice di Documenti non più fi * amputi , 
con annotazioni del mede fimo. 




IN LUCCA, MDCCLVIII. 



9~ 

é ANTON GIACOPO BRXDI 

A' LEGGITORI, 



]RkIù tardo, che non fi aveva divifato* 

S& comparifce ora alla luce la preferì- 

J| te Apologia, Fino dall'anno 1754. , in 

cui da'Torchidi Trento ufcì La San-< 

tita', ed il Martirio del B. Adelpreto Vescovo 
di Trento, vindicati dal Barone Leopoldo Pilati 5 

r Autore diede tofto di piglio alla penna per 
rifponderci ma non giunto peranche al ter- 
mine, ecco altri, e poi altri fcritti fuccef- 
livamente ufeire in pubblico fopra la iìcffa 
materia, affai maggiori di mole del pri- 
mo. Avvenne ancora poco dappoi, che il 
foprammentovato Canonico Filati da im— 
provviio colpo d'apopleffia affalito, palsò 
ad altra vita. L'Autore pertanto, che del 
detto di Munazio Fianco preffo Plinio Cum 
mortuìs non nifi lar*vas lu Slari è molto ricorde- 
vole , veggendofi tolto di mano V incon- 
tro di poter combattere col primo Avver- 
fario, e dall' altro canto foverchia, e ftuc- 
chevole imprela giudicando il rispondere a 
tutti gli altri a gara ufeiti in campo,* ave- 
va quali Affato di paffarfela in filenzio,tan- 

a z to 

546147 



to più 5 che non ottante le molte cofe a fa- 
vore dei Vcfcovo Alberto mandate fuori , 
pure fapeva molto bene, come Letterati di 
grido non erano punto perfuafi riè della San- 
tità , né del Martirio del medefimo. Stétte 
adunque buona pezza infra due: ma offer- 
vando poi, che il fuo tacere a nuove, ed 
anche più pungenti fcritturc clava incenti- 
vo, ed effendogli altresì dagli amici più ri- 
fìeiìioni fatte fare, da tutte le quali veniva 
a conchiuderfi, che e per fuo decoro, e per 
difefa della fua caufa qualche rifpofta era 
neceffariai rifol vette d'arrenderli al loro con- 
figlio, prendendo per mano non già tutte 
le dicerie contra lui ufeite, ma quelle fol- 
tanto , che di rifpofta gli parevano meno 
immeritevoli , tanto più , che concludente- 
mente rifpondendo ad una , li rifponde a 
tutte. Ecco il motivo, onde quella Differ- 
tazione non li è fatta vedere prima d'ora , 
e per cui non dovrà maravigliarli chi v'in- 
contratte de 5 documenti, de' quali l'Autore, 
allorché incominciò a fcriverla, non avreb- 
be potuto far ufo, come allora non peran- 
che ufeiti alla luce. S'aggiunge, che perchè 
meglio poteife calzare il titolo di Apologia., 
ftimò bene unirvi una replica a tutto ciò * 

che COntra le Memorie Antichr nelT Arp^ncE 

all' Arte Magica annichilata li compiacque di 

feri- 



fcrivere il Chiariflìnió Marchcfc Scipione 
Haliti , quantunque ancor egli con tanto 
danno delle buone lettere mancato di vita, 
per compimento poi dell'Opera l'Autore ha 
voluto aggiungere fui fine parecchi Docu- 
menti non più ftampati, i quali perchè più 
utili divenir potcifero, con perpetue oppor- 
tune Annotazioni ha illuftrati, mediante le 
quali e alla ferie de' Vefcovi di Trento, e 
a tutto il retto della Storia no (ira Ecciefia- 
Itica gran lume fé ne deriva. Ufo di que- 
lli fece egli nelle Memorie Antiche, e In quella 
fìeiTa Apologia; onde col pubblicarli ama, che 
ognuno polla da sé medefimo difcerncre, fé 
rettamente , o no, fé ne fìa valuto; nel che 
tare maffima diverfi da quella de'fuoi Av- 
verfarj inoltra pur egli d'aver tenuto, nien- 
tre ove quelli dopo aver citato più Carte 3 
e Monumenti inediti, fi pregiano poi di far- 
ne miftero, e di non lafciarli vedere a chic- 
cheifia, quantunque ricercati: egli all' oppa- 
ilo ftima giufto , ed alla fua caufa vantag- 
giofo il farne giudice il Pubblico,; e talmen- 
te è di ciò perfuafo, che diverfamente ope- 
randole colia maiììma poco innanzi detta 
regolandoli, fi crederebbe di tradire la ra^ 
gione, ch'egli ha, e preffo le perfpne avve- 
dute di fallita ^ e d* impoftura non picciol 
fofpetto arrecare. Nei rimanente io , che 

ep- 



appieno conofco l'animo di lui, pofìo aflu 
curare ciafcheduno come egli, avvegnaché 
per puro motivo d'erudizione, e per cerca- 
re la verità in un fatto per se ofcuro, più 
cofe abbia qui meffe infieme, pure unica- 
mente fi riporta alle decifioni di S. Chiefa, 
ch'è il vero Giudice in fiffatte materie; e per 
conto del modo di fcrivere, contra gli Av- 
verfarj da elfo tenuto, non a difpregio de' 
medefimi, ma sì bene ai merito, e neceffi- 
tà della caufa vuole, che fia attribuito. 




IN- 



INDICE 

degli Opuscoli contenuti neJF Opera . 

IL 

Lettera feconda dell'Autore y intorno aìla Santità* e Martirio di 
^Alberto Vefcovo di Trento all' IllujhiJJìmo Signor Carlo Ba- 
rone de Bufa. Tag. J 

IL 

Lettera in rìfpofta a quanto è fcritto nell' Appendice ali* Arte 
Magica annichilata del Marchese Scipione Maffei contra le 
Memorie Antiche di Rovereto, allo JìeJJo IllufìriJJìmo 
Signor Carlo Barone de Buffa. 233 

III. 

xAppendke contenente Documenti non piò Jìàmpati , ton annota- 
zioni dell'Autore, cioè: 279 
/. Catalogo de' Vefcovi di Trento , fcritto intorno all'anno 1022. 

281 

//. Invefìitura di Cafhl Barca dell'anno 1198. , fatta a Briano 

d&Xrafìel Barco da Corrado IL Vefcovo di Trento. 303 

Uh Locazione dell'anno 1224. 5 fpettante alla Cbiefa di S. A- 

dalpreto di Arco. 305 

IV. Vita di S. Vigilio, fcritta da Bartolommeo da Trento. 308 

V. Vita di S. Remedio, fcritta dallo fìejjo Bartolommeo. 314 
VL Calendario Trentino Verone fé del fé colo XIII. ovvero del prin- 
cipio del fuffeguente. 328 



LETTERA 

INTORNO ALLA SANTITÀ, E MARTIRIO 

DI ALBERTO 

VESCOVO DI TRENTO. 



Àirilluftriffimo Sìg. Carlo Buffa, Barone di Monte Giglio, C 

Calteli' Alto , Configliere del Confetto nelle caufe del 

Principe, e della Rapprefentazione, e Camera Aulica 

dell 5 Aultria Superiore* 




ILL ma SIG. SIG. E PAD" COL 



mo 




Alla gentilezza di V. S. IlluflrifT. eccitato , con qual- 
che difficoltà due anni fono mi feci ad cfa minare in 
una Lettera a lei diretta i fatti di Alberto Vefcovo, 
da 3 Trentini tenuto per Martire , e fopra tutto il mo- 
tivo , e le circollanze della fua morte . Sapeva io mol- 
to bene quali fcogli s affaccino a chi naviga in fomiglianti mari , e 
quanti avverfarj fi fufcifti contra chi qualche nuovo fuo penfamento 
produce , allorché quello alla comune inveterata opinione fi trovi 
contrario . Eccoti fubito nel popolo una varia mozione d' affetti, giu- 
fra la varia difpofizione dell' intelletto , e del cuore . U ignoranza 
a moltiffmii fa temere di gran rovine, e fa immaginare funeitiiTime 
confeguenze . L' intereffe ad altri preme d' affai , e quando s' ab- 
bia a fcapitare, meglio per quelli tali il falfo vecchio , che il vero 
nuovo. V'ha, ancora di quelli, che mordono il freno per non effer 
ad e (li toccata la buona forte di fare le il effe feoperte , e quelli poi 
le combattono anche più degli altri , non già perchè fieno fpregevo- 
li , ma perchè non ne fon elfi gii autori . Air armi dunque, all'ar- 
mi , contra la recente novità; s' abborrifea, e fi deteili . E fé mai 
per avventura qualche relazion avefìe , o fi poterle far avere colle 
cofe della Religione , l'ali armi allóra crefee anche di molto, e più 
che mai s' accende il fuoco , e divampa , poiché col prete ilo delia 
carità , dello zelo, e dell' amor di Dio , fi copre affai bene V inde- 
gna paffione , fi sfoga la bile , e 1' invidia fa 1' ultime prove . Tut- 
te quelle cofe fapeva io, e fapeva altresì, che Fruflra nitì, neqtte aiiud y 
fé fatiganioy nifi odittm qu&rere , extrerrice dementine efi» Per quelli motivi 
adunque qualche riguardo ebbi allora nel por mano all' opera. Ora 

A z però 



4 APOLOGIA 

però, a V. S. UluflriiL recar pollo la buona nuova, che ogni difficol- 
tà è in me iV;iaira , s' è dileguata ogni pena , mi rallegro della mia 
riiolxiiione, e la ringrazio vivamente, che co' Tuoi dolci inviti abbia 
ella prodotto un così grato, -fc defiderabile effetto. La fievolezza del- 
le ragioni , cht gli avverfarj , dopo molti sforzi , e millanterie han- 
no in ciò mo (Irato , è quella appunto , che interamente ha calmato 
F animo mio , che finifee di perfuadermi , e che mi fa entrar in opi- 
nione d'aver appuntino colto nelfegno. Non temo più il fruflra niti , 
perchè feorgo , che quella mia fatica non farà affatto foverchia . E 
non temo né meno 1' odium qu^rere , perchè veggo , che in fine que- 
llo , o non iarà , o farà di fpenfierati , e d' ignoranti , de' quali non 
ho mai tenuto alcun conto, e non lo terrò giammai . Gran cofe ve- 
nivano promèfie , e moltiffimo mi luangava io di dover imparare « 
quella volta , ma fé mai fi verificò il proverbio ; 

Parturient montes , nafeetur riàiculus mtts , 
egli certamente è flato in quella occafione» 

IL II Sig. Barone Leopoldo Pila ti , Decano della infigne Cattedrale dì 
Trento y cosi nominata da Paolo III* , e da Carlo V. , Prepofito infilato di 
S. Adalberto in Giavarino , è queir intrepido Campione , che per difefa 
dei Vefcovo Alberto ha ora dato di piglio alla penna, e colle (lam- 
pe di Giovanni Battila Monauxi ha pubblicato in Trento La Santità, 
& ( conici vo 1' ortografia deli' Autore , e lo il eflb farò dappertutto) 
il Martino del B. Adelpreto Vefcovo di Trento vendicati . Sul bei princi- 
pio deli' Opera in quella guifa s' efprime egli : A me però , che fempre 
ho amato , ed amo il vero , corre obbligo preci/o, il Culto inveterato, ed im- 
memorabile del 3. Adelpreto Vefcovo di Trento e Martire a difendere, e v'in- 
dicare contra una Domestica oppofizione tanto più flrana , per non dire o im - 
prudente , o fc andato fa ( poco dopo la chiama arbitraria , ed ardita ) pro- 
cedendo ejfa da un juo Diocefano , il quale finalmente dove a contentar^ di pri- 
vato efame per dare pafcolo nuovo alla fu a erudizione , cautamente diffimula- 
re , e piamente tacere : non dovea prorompere in pubblico giudizio , ricordan- 
do/i avvedutamente, che Ruina eli nomini devorare San&os . Proverb. XX. 
25. Come dello fiile lindo , e a maraviglia chiaro, ih cui uno degli Ap~ 
provatori dell'Opera ci afficura , ch'ella è dettata, io per verità nul- 
la rn intendo *, così confeiTando l'ignoranza mia, trovo dell' ofcini- 
tà in quel Pubblico Giudizio , da cui doveva io a (tener mi , e in quei 
Privato Efame , di cui doveva contentarmi . Per Pubblico Giudizio. 
10 intendo un Giudizio formato con autorità pubblica , da chi m 
vigore del ino miniilero ha facoltà di formarlo ; e per Privato in- 
tendo qualunque efame , e giudizio procedente da perfona privata 
per fiio letterario efercizio , o manoferitto , o ilampato che fìa . Ch 
jo non ila né Papa , né Vefcovo ? e per confeguenza autorità non 
ahbia a inilituir Pubblici Giudizj fopra gli Atti dei Santi , larà in- 
l 'iib'tiitamentc noto anche al Sig: Decano, Come dunque accularmi 

d' a 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 5 

d 5 aver ardito di prorompere in pubblico giudizio ? E qua! è mai quefto 
Pubblico Giudizio , da me fenza autorità veruna prodotto ? Forfè 
non Privato Efame , ma Pubblico Giudizio chiamò egli quella mia Dif- 
fertazione , per efifere ftampata , il che talvolta fi dice ancora pubbli- 
care colle Stampe? La frale farebbe nuova , e tutta ma : ma comun- 
que fia di ciò j io l'accerto, che la Differtazione non fu principal- 
mente fatta a fine di ftamparfi . Quefto trafcorfo è propriamente deli 1 
Editore , non mio; né altra colpa ci ho io, fuor folamente che quel- 
la di non effermi oppofto air edizione , il che quanto grave delitto 
flato ila , lo vedremo appreffo. Con eguale urbanità e gentilezza ài 
quella , che udita abbiamo, m'onora il Sig: Decano anche alla pag. 
43. ove fi legge : Dal 1177 , anno della uccisone del nofiro B. Adelpreto 
Vefcovo , e Martire , fin al dì d' oggi ni un contradditore era comparjo per 
r over fei are il Culto antichi jfimo del nofiro B. Martire , fé non era la ingan- 
nevole recentiffima erudizione di un fuo Diocesano , la* qual deve ejfere meglio 
difingannata , convinta , corretta , e perfuafa con quel!' Evangelico rifiejfo 
del non plus fa pere, quamoportet , e con quella favia rifleffione di non par- 
lare , dove tacciono i fuoi Superiori , almeno di comunicare il dubìo al juo 
Vefcovo , avanti di pubblicarlo per non urtare nel pericolo d } avere fritto 
quel , che impunemente non fi ha faputo , e non fi ha potuto ver ifimilm ente 
fapere da fé folo . Oppofizioni ftrane , ardite , imprudenti, e fcandalo- 
fe , anzi , come fi legge alla pag. 84. temerarie: parlare dove taccio- 
no i Superiori , e dove fi dee tacere : rovefeiamento di Culto anti- 
chiffimo : fapere più del bifogno : erudizione ingannevole , e che fo 
io ? Che ne fembra a V. S. Illuftriff.? Quale idea della modeftia nel- 
lo feri vere fi può mai credere fi fia formato un altro Approvatore 
dell' Opera , il qual dice : Author folido , ac modeflo ftylo adverfarii con- 
jeHuras enervai ? Stile modefto per avventura fembrerà a quefto bravo 
Cenfore il dire : Si mente il Tartarotti nel decidere .... V Avverfario fi 

deve ridere di se flejfo Sogna un fuo Diocefano , che fa / c incredulo per 

comparire più erudito Bifogna ejfer molto ollmato , e franco a Jpargere 

imperterritamente , come improvidamente fi ha ofato a decidere Ine- 

ligiofamente lo nega Martire , e Santo Per biafimevole efiro di [alfa 

divozione , per vana immaginazione d' ingannevole erudizione Imma- 
ginazioni incautamente , ed arbitrariamente formate dal r ecent iffimo Scritto- 
re ..... Troppo del fuo ingegno , e della fua letteratura prefume egli ; con 
altri termini obbliganti , e cortefi, de' quali V Operetta abbonda af- 
fai. Se di queft' indole è la modeftia , che corre in Trento, di qual 
tempra farà mai colà 1' infolenza , e 1' indiferezione? Fra i diocefani 
di quella Chiefa ( cui in altro tempo m' ingegnai a portata delle for- 
ze mie d 5 illuftrare , indagandone in Differtszione a ftampa le origi- 
ni , e ftudiandomi con altra pure itampata di mettere in chiaro gli 
Atti de' Martiri Anaunienfi ) non mi fon mai veramente lufingato d* 
aver molto merito ; ma fé debbo confeffare la propria ambizione ? 

non 



6 ; A P L G t A 

non mi farei ne par figurato d' eifere il peggiore di tutti . Pure , fe> 
vere fono le atroci accufè , che il Decano di ella Cmefa , fenza 
eiicre mai flato da me off.-fo , in faccia al pubblico oggigiorno mi 
dà , non foio il peggiore tra viventi , ma di tutu i trafittati anco- 
ra verrei ad edere ; coficchè dopo coloro , che a 1 Martiri Anaunien- 
iì diedero la morte, e dopo quelli, che il Vefcovo S. Vigilio lapi- 
darono , farebbe da temere, non forfè a me il terzo porto folle do- 
vuto . Ne fono già. io in età sì verde da potere col pretefto della 
giovanezza fcufare , e coprire tanti miei mancamenti . Sono in età 
da conofcere il mio dovere e verio il Vefcovo , e verfo la Patria , 
e verfo tutti . Mi trovo adunque in una oretta neceftità di dover 
giurtificare la mia condotta, efaminando, s'ella Ila sì rea, ed ab - 
bominevole , quanto il modello Sig. Decano non ha avuto rofibre 
di dare ad intendere . Non può tutto quello con due parole fpie- 
garfì ; ma lo farò nientedimeno con pochilììme, e con quel minor 
tedio di V. S: UluftrilT. che mi farà polìihile *. 

III. Chiefa Santa, che dallo Spirito di Verità fu fempremai con- 
dotta , e diretta, nulla in qualunque tempo abborrì più delle fallita, 
e deli' importare , malììmamente ove V interefle , e il decoro della 
Pveligione lo richiedere . Abbiamo da Tertulliano De Baptifmo \. 17. 
e da S. Girolamo De Scriptor. Eccles. Cap* 7. che certo Prete Afia- 
no, , trafportato da affetto verfo S. Paolo, fìnfe varie cofe di quelì' 
Aportolo con Santa Tecla , e ie pubblicò in forma d' Atti . Accu- 
la to di ciò davanti all' A portolo , ed Evangeli Ila S. Giovanni , con- 
ic{s& la finzione , e in pena fu deporto dai grado , che godeva nel- 
la fu a Chiefa . Non erano allora, proprie de' Crirtiani limili men- 
zogne , ancorché a buon fine fpacciate , perchè fi credeva , che il 
fallo in luogo di dar rifalto al vero , foffe piutrorto atro ad ofcu- 
rarlo , e confonderlo:. Mendaci quippe homini ne veruni quidem credere 
[olemus . Macchinazioni , e rtratagemmi di Gentili , e d' Eretici era- 
no cofeftj , de' quali il. valevano per combattere, e denigrare la no» 
ftra Santa. Religione- allora nafeente . Non folo gli Atti de Santi 
interamente finti sbandivano ne 3 primi fecoli. della Chiefa, ma le. 
femplici interpolazioni , e il folo non faperne precifamente 1' auto- 
re hartava. per non farne ufo pubblicamente .. Propter quod (dice Ge- 
lano I. Pontefice apud Gratian. Difl. 15. Cap.. 3.) ne vel levis jubjan* 
nandi or ir e tur occafio , in Sanala Romana Ecclejta. non leguntur . Se gran- 
de era 1' attenzione intorno alla verità , e fmeerità degli Atti de' 
Santi , non. era minore quella ,, che fi ufava circa il Culto de' me- 
definii . Racconta Sulpizio Severo nella Vita di S. Martino Cap. fi- 
che : Erat hauti longe ab oppido proximus monaflerio locus , quem jalja ho- 
wmum opmio velai conjepultis ibi Martynbus Jacraverat . Nam & alta.- 
re ibi a fuperioribus Eptfcopis conjlit.utum habebalur .. Sed Martinus non. 
vmere adhibens incertis .[idem x ab his qui major es nata erant Prcsbytens ^ 

vel 



AtùÉ MEMORIE DI ROVERETO. f 

vel Clerkis flagitabat nomen Jìbi Martyris> vel tempora paffionis ojìendi ; 
grandi fé fcrupulo permoveri , quod nihil certi conftans Jìbi major um me- 
moria tradidijfet . Di molto pefo, e da uomo di gran fenno era va- 
ramente quella conghiettura ; mentre un martirio è fatto cofpicuo, 
e folenne , e di fimili fatti non è sì agevole , che fi perda intera- 
mente la memoria ♦ Coli' ajuto di Dìo fcoprì il Santo , che V offa 
del fuppofto Martire , erano offa d' un ladrone ; onde fu levato F 
altare , ed abolito ogni culto . Abbonda di fimili efempj la Storia 
Ecclefiaftica sì de' primi , che degli ultimi fecoli. A quelle cofe per- 
tanto riflettendo Giovanni Launoy nel Trattato De cura Ecclefia prò 
Sanfiis Cap. 3. Cor oli. 6. ebbe a dire: Ecclefia per variai cetates identi- 
dem fiat uit , ut Martyres , vel Confeffbres Jalfi tollerentur , iis cultus omnis 
denegaretur , ut abfurda vel incerta biftorix e divinìs pfficiis expungerentur , 
facrorum rituum codices emendarentur , ad veritatem omnia compojierentur * 
Si hoc non perficiatur femper , uti perfici debet , id prxter Ecclefia mentem 
£? intentiomm contingi t ; £? cum ddmnatur ab beterodoxis , damnatur id 9 
quod ante a damnandum cenfuit Ecclefia . Frivatorum culpa efi hominum y 
qui nunc fimplicitate , nunc ignorantia , nunc cupid.it ate ducuntur . Se d cul- 
pa h&c in Ecclefiam ab aquis rerum aflimatoribus transjerretur nunquam . 
Di fatto la Chiefa per torre di mano quell'arme àgli Eretici, non 
perdonò giammai a Itudio , e fatica veruna , e di qui le correzioni 
del Martirologio fatte tri Roma col mezzo di perfone capaci , a ciò 
da' Sommi Pontefici precifamente desinate. Più, altri per loro pri- 
vato fludio , ma però fempre collo fletto fine , intorno al medefl- 
mo argomento di paffaggio s' occuparono ; e v' ha anche taluno , 
che exprofeffo v' attefe , quali a c^g'wn d' efempio furono Luca Hol- 
itenio , di cui in Roma 1! anno 1663. ufcirono alcune Note Criti- 
che fopra il Martirologio Romano, e Latino Latini Viterbefe, che 
nella fu a Bibliotheca jacra > & profana , parimente in Roma {lampa- 
ra l'anno 1677. circa lo fteffo Martirologio molte emendazioni prò- 
pofe . Riferifce con approvazione il regnante fapientiffimo Sommo 
Pontefice nella grand' Opera De Canonizat. Lib. 4. Part. 2. Cap. 17. 
Num. 7. & feqq. quelle fatiche dell' Holllenio , e del Latini , quan- 
tunque di pedone private; indi foggiunge , che Hi s minime obfianti- 
bus , nonnulli contendunt adhuc in Martyrologio Romano errar ex corri- 
gendo! fupereffe .... Enimvero fcimus , Cardinalem Lcandrum Colloredum 
multa par affé prò nova cxpurgatione Martyrologii Romani ; at morte prac- 
reptum ., opus abfolvere , & typis edere non potuiffe .... Nec vero urgent 
Apoftolica Ditterà Gregorii XIII. Martyrologio Romano prcefixa ; in qui- 
bus dici tur , emenda tum fuifje Romanum Martyrologium , idque effe le- 
gendum in Cboro , nec aliud ulla in re minutum , auBum , aut mutatum 
effe edendum . Ex hoc etenim reEìe non injertur , omnes & fingulos erro- 
res juiffe a Martyrologio fublatos . A Roma , e non ad altri s' afpet- 
ta il corregger gli errori di quello Martirologio col levargli dal te- 
ilo : 



8 APOLOGIA 

fto ; ma P indicarli è lecito a chicchefììa , purché fia atto a farlo, 
e colla dovuta moderazione , e rifpctto lo faccia ; né è zelo pru- 
dente quello , che a fimili tentativi s'oppone. Udiamo di nuovo il 
Launoy nel citato luogo: Peccant qui perverfa religione impediunt , ne 
Ecclefia Canonibus obtemperetur ; hoc efl , ne qua inceri ce funt Sanfiorum 
memoria , vel [uppofita reliquia , vel confitta eorundem San&orum hifla- 
ria tollantur ; [ed quod diabolica calliditatis opus efl , ne quod pium ac 
[anBum judicat Ecclefia , pr$fletur , pietatem ip[am pratexunt . Hinc apud 
quojdam imperito* Ecclefiaflicórum Canonum mujfitant , inde apud alios hy- 
pocritas vociferanti^ , pietatem ladi , cultum divinum imminui , San&os 
e calo deturbar i , San&orum reliquia! [perni , religionem ip[am [ubverti , 
omnia denique [u[que deque haberi . Ha [unt arte! , quìbm [ucum [aciunt .... 
Certa ab incerti! , vera a [alfis ut pretio[um a vili jeparari nolunt . Ineru- 
dite! [implica , iy incauto! circumveniunt , in [uà! parta trahunt . Im* 
piorum , Hareticorum , Judaorum accer[unt calumnias ; qui occ afone data 
Ecclefia detrabunt de [ama janBitat'n , & candori! : ex uno vel altero 
capite omnia in dubium revocandi an[am ampi unt . Ecco un bel ritratto 
( adattatifiìmo anche a' tempi noftri ) de' falfi zelanti , e de* peiTimi 
effetti 3 che la pietà finta , e (regolata produce . Degne di rifleiTio* 
ne , e riflelììone matura fono V ultime parole di queflo celebre Scrit- 
tore . Il lacerare la Chiefa tutta per gli errori , e gli abufi di qual- 
che Chiefa particolare, è ufanza antica de' noftri fratelli ribelli, ma 
che viene di tratto in tratto rinnovata . Il Sig. Criftiano Ernefto 
VVindheim ProfeiTore di Filofofia nell' Accademia di Erlang nelle 
fu e Qbfervationa T beologico-Hiflorica ad Benedicci XIV. Pont. Max. nu- 
peram ad Epifeopum Auguflanum Epiflolam , cosi feri ve, pagg. 78. 79. 
Populu! Romanocatkciicu! multo! prò Sancii! colit , qui aut [uerunt nun- 
quam , aut jorte apud infero! improbitati! [uà poena! luunt . Hoc 
obfecro , quam tetrum trifieque efl auditu ? . . . . Quid de Eccle- 
fia fentiendum efl , qua tolerat , ut tanti , tamque peflilenta errore! , 
tanta crimina ( mitioribu! enim vocabulu uti non licei ) in ea maneant , Ò* 

libere propagentur ? Stt bic error tantum abjurdu! , tamen éxinde prò* 

no fluit alveo , ab[urdis erroribia Komanam laborare Ecclefiam . T y aleni 
ad Eccleftam qui! ergo bonu! , rcBique judicii vir adcefferit ? Et nonne 
Ecclefia efl bis erronbu! [efe obfic ere fine mora! Ecco quanto fia vero y 
che il patrocinare gli antichi abufi , altro non è, che un porre in 
mano V armi a coloro , che dalla Comunion noftra fono lontani , 
fc and olezzargli , e far sì , che in luogo d' invaghirfi di tornare in 
grembo della Chiefa lor madre, ne prendano fempre maggior abbor- 
1 imento , ed orrore . Abbiam tenti ra la querela del dotro Prote- 
stante . Sentiamo ora la riipofta del ChiarifT. Muratori nclT Apolo- 
gia della mentovata Epi (loia Pontificia , cioè ncìV Operetta De Na* 
vi! in Religionem mcwrrentibus pagg» 134. 153. Oflendat die ( Windhei- 
mus ) quo m loco hHj#[mddi SarPt nobis ignoti colan/ ur , monuibmtàqtot 

aàferat 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. g 

aJfirat adulterinam errum Sancì itatem te'jlantia > eique gratias babebimus . 
Nam & nos , fieuti animadvertimus , ex jolì-da Pietatis dejetfu , & ex Di- 
Jciplinx Ecclefiajìicce imperitia , impofioribus animo s olim datos , ##/ *fcfó#e 
dari ad [uà vendi tanda figmenta , in eos palam invebimur , ipfa etiarn 

( noti fi ) plaudente Romana Ecclefia §}*tis autem jure exigere poijit , 

ut Romana s Ponti/ex iis objifxat , eaque emendanda fumai , qu# in Jingklis 
Dixcefibus , in tot remotis locis , contra germana s Pietatis regults y Jkte in 
cultum Sanclorum , uhm Sacrarum Imaginum , Reliquiarum &c. invecla 
fuerunt , quorum nuliuf accujator eJì^-& ne ipfi quldem Epijcopi vitiofa 
plerumque reputante Ha dunque b: fogno anche delle altrui fatiche 
Roma, ch^ dappertutto $*'eften4e bensì coli' autorità , ma dapper- 
tutto non può eftenderfì coli' occhio, e di fomigliante afihienzaab* 
bi fogna no gtì (teili Vefcovi , giacché ne ipfi quidem vitiofa plerumque 
reputante Ove la piaga fi a occulta, o non fia confiderata per pia- 
ga, come potrà ella guarirfi? Fa di meftieri d'un buon indagato- 
re, che la fcopra , e rilevi; indi a 1 Vefcovi, ed a Roma s'afpetta 
il fanarla. L'opporfi a fimili ricerche, ancorché da private perfo* 
ne tentate, é egli altro, che un impedire, che la Chiefa non ef- 
fettui il fuo fan tifiamo defiderio di correggere, e d'emendare : al- 
tro, che un eternare gli abufi: altro, che un mettere in trono la 
falfità? IT ha della genìe ( feri ve nella Dijfert. 5$. [opra le Antichità 
Italiane ni mentovato Muratori ) che mal j offre V ufo della falce Cri- 
tica fopra que-ìi monumenti di pietà . Degni fon cojìoro d' effere del ufi da 
ognuno . Fors' anche amano d effere ingannati , per non dire d' ingannar gli 
altri; da che ni una differenza mettono fra il vero , e il falfo ..... Ab- 
biamo innumerabili Santi indubitati nella Chiefa di Dio : abbiamo anche 
molte delle lor Vite , e atti ferirti da per Jone pie , fedeli , e jovente con- 
temporanee : abbracciamo quefli con pia divozione . Gli altri di dubbio/a fe- 
de ef aminiamoli . // re/lo , che fplr a falfità > ed impoflura , rigettiamolo con 
if prezzo , ed orrore , 

IV. Stabiliti così quefli principi , che non panarono eccezione , 
mi rivolgo ora al modefto e zelantiìfimo Sig. Decano, e lo prego 
volermi indicare, che- co fa abbia tentato io, allorché iftoricarnen- 
te prefi ad indagare i fatti del noftro Vefcovo Alberto , e contra 
l'opinion comune conchiufi, non elTer egli flato né Santo, né Mar* 
tire; che cofa, diffi, abbia tentato, la quale non fia conforme al 
voler della Chiefa, fecondo r e (empio d'uomini dottiflìmi , e giufta 
gì' infegnamenti , e le mailìrne de' più favj, e pii ì Potrei, lo con- 
felTo , effermi ingannato nella conchiufìone . .Son pronto a ricre- 
dermi, ed a ricevere V ammaeitramento . Ma non potrò giammai 
effermi ingannato, uè ragionevolmente effer riprefo per aver meffo 
all' efame cotal punto, a mero ed unico fine di porlo in quel mag- 
gior lume, che p;r me fi pptefle . S'egli è lecito, anzi lodev le , 
jj far ciò circa 1 Santi 3 che dall' Univerfal Chiefa fono venerati , 

B quali 



ì?o APOLOGIA 

quali fon quelli, che comparifcono nel Martirologio Romano, per- 
che mai non farà lecito, e lodevole circa Santi particolari, da Ro- 
ma appena conofciuti, non che mai venerati, e che iti alcun Mar- 
tirologio, non ebbero luogo? E cheJ* Crede forfè il Sìg. Decano , 
ch'efenti da ogni errore fieno le Chiefe particolari, quando in fi- 
mili fatti non va efente l'Uni verfàle? Multa canuntur in privatarum 
maxime Ecclefiarum Officiis , qua fpongia indigent , & qua in dies emen- 
dantur ; quod innumeri s exemplis probari potefl , dice con gran verità 
Natal AlefTandro Hiftor* Ecclef. fac* /. Differì, ij. prop. i. Agevol co- 
fa farebbe il recar qui quantità di tali efempj, ma infìeme ancora 
non neceflaria; giacché ne abbiamo alcuno di domeftici. Nel Pro- 
prium SanBorum di Breflanone a 5 5. dì Febbrajo nella Lezion quin- 
ta di S. Ingenoino legge vafi già, che quel Vefcovo Marianam 5y- 
nodum prafentia, & auBoritate fua laudabili ter condecoravit ; in qua di- 
Bus Servus ( leg* Severus ) Patriarchi, revocato errore , receptus fuit in. 
premium Cattolica ■ Ecckjié . Ora quelle parole, colle quali s'offeriva 
a Dio quali un azione gloriofa , e meritevole > Teiler intervenuta 
ad un Conciliabolo di Scifmatici, e fi (travolgeva tutta la Storia del 
famofo Scifma AqiM ejefe in caufa Trium Capitulorum , non vi fi leg- 
gono più. E' flato egli bene, o male il levarle.^ Che fia flato ma- 
le , ninno al certo farà sì flolido, che ardifca afTerirlo . Ma fé fu 
&ene, chi mai di quella bene è flato cagione, fé non chi con Dif- 
fertazione a ftampa pofe quello punto nella maggior chiarezza , ed 
evidenza? Nella fletta Chiefa di Trento S. Màflènza ebbe gìk Uf- 
fìzio, e Lezioni particolari y come apparifee dal Calendario Perpe- 
tuo Madruzziano.* ora fé ne fa TUrrlzio de Communi . Difetto , o 
inconflanza nella noflra Santa Religione non arguifco.no- per conta 
alcuno quelle mutazioni ; ma piuttoflo ingenuità , fchiettezza , e 
candore. Gli errori paffona nafeere per pura femplicità , ed igno- 
ranza, e in confeguenza fenza. colpa veruna; ma non farebbe già 
ignoranza, e femplicità, ne da colpa, andrebbe efente il ritenergli, 
e confcrvargli oflinatamente, anche dopoché fieno flati ad eviden- 
za dimoftrati . Merita lode chi muta in meglio le cofe; ma la me- 
rita ancora maggiore chi del mutamento è- cagione . Multa procul 
dubio reflant ( fegue il Muratori De Navis, pag. 160. 156. ) cum in. 
ULcclefiaftica ) tum in Speculari Repiélica, qua nu7nquam animadvertimus 
mt vitio aliquo lavorare , aut in melms- commutari poffe -.. Grafia- proinde 
Hs habenda , qui aut meliora fuadent , aut. emendazione d'igna. detegunt ; at- 
que incompofiti zeli plerumque incufandi junt , qui ejujmodi Medicos agro> 
nimis animo ferunt ..... Propterea fapientibus. etram Inter Catholicos gra- 
tum accidit ', quotiejcumque Scriptores noflri , non maledicendi Jìudio , non 
tacito ever tenda ipfiur Pietatir animo , jed tonejio zelo-, atque amore dc- 
qotìs in domo< Dci r navos> ipfos aliquando detegunt , & evitandoimor.ent ... 
Non da. altro \ che. da, quelli fletti principi mi lafciai con dar io 

meli' 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. lì 

rcll' oppormi all'opinione comune circa i fatti dei Vefcovo Alber- 
to. Nientedimeno il modello Signor Decano ardite, imprudenti, 
fcandalofe , e temerarie appella le mie operazioni . Così non di- 
rebbe egli, fé de 5 Sacri Canoni , e delia Difciplina della Chiefa 
qualche maggior cognizione fi folle collo lìudio acqui (lata . Sog- 
giunge , ch'io Doveva piamente tacere, dove tacciono i miei Superiori f 
o almeno comunicare il dubio al mio Vefcovo . Ma nuova regola detta- 
ta dal capriccio del fuo cervello fi è coteila , che non prendendo 
un Vefcovo ad efaminare gli Atti de 5 Santi delia Diocefi 3 non 
debba ciò fare né pure alcun fuo Diocefano. Abbiamo fentito dal 
Muratori, che Ne ipfi quidem Episcopi vitiofaplerumque reputante Ove 
la cofa ila così, quale fperanza d'efame per conto del Vefcovo ì 
Quand'anche qualche fcrupolo gli pafTafTe per mente, non fono fem- 
pre atti a fimili fìudj i facri Fattori, o non hanno tutto l'agio op- 
portuno per accudirvi in una felva sì folta d'affari , che giornal- 
mente occupa tutta la loro attenzione, ed efìge la maggior vigilan- 
za. Facilmente pertanto lì lafciano £(ìì -condurre dalla corrente , .e 
ritengono nella Chiefa .quelli ufi., che vi hanno ritrovati, allorché 
qualche altro operajo, che collo fteffo fine, con cui elfi travaglia- 
no, egli pure, ma per via diverfa , impieghi Je fu e fatiche , noti 
ferva loro di ilimolo, e d'eccitamento, mettendo avanti gli occhi 
di tutti ciò, che da tutti non era offervato , e non poteva offer- 
varfi . Quei! 5 operajo appunto fono flato io, e poflb , torno a dir- 
lo, nella foftanza dell'opera efiermi ingannato, ma non già nei 
fine dell'operare; ne fenza molta impertinenza , e prefunzione , xT 
imprudente, fc andò l 'o/o , e temerario pò Ho effe re condannato. E che di- 
rebbe poi il Sig. Cenfore, s'io gli faceflì fipere , come in quella 
imprefa non fono entrato, fé non dopo aver avuti e pubblici, e pri- 
vati impulfi , oltre a quelli del Cavaliere , cui la Differtazione è 
diretta? ElTendomi io già coll'erudito Sig. Antonio Ixofchmanno 
efprello , che non mi fentiva talento di ringraziarlo per averci do- 
nato un Santo Trentino, che non fu mai , cioè Agnello Vcfccvo 
feiimatico, perchè commentitiis , falfisque honoribus non dele'Bamur ; co- 
sì egli tra l'altre cofe mi rifponde nella Difquifìtio EpifloU Hierony- 
mi T art arotti Part.z. pag.ió. Fotuifet fané ionge meliori jure in fua 
Dioecefi indagare , an rite le omnia órca Sanffos ejufdcm Dioscefis Epifco- 
pos haheant , aut difeufa Jtnt ; colie -quali parole non ad .altro allu- 
de, che agli Atti .dei fuppoflo S. Adeìpreto . V'ha di meglio. Un- 
dici anni fa dedicai a fua Altezza ReverendifT. Monf. Antonio Con- 
te di Thun , Vefcovo, e Principe -di Trento una mia opericciuola 
De origine Ecclefix Tridentina , <&' primis ejus Epifcopis , ed egli nella 
lettera in data di Trento 2. Luglio 1743. £011 cui a quell'atto dei 
mio olTequio fi compiacque di umani lindamente corrifpondere; cosi 
,mi fenile: Non sì tofto ebbi per le mani. del Sig. Decano Fa fi il dono della 

B 2 trudi- 



12 APOLOGIA 

erudita Operetta dell'origine di quella mia Chiefa , e de' primi [noi Vefo- 
vi , la quale ha piaciuto a V.S. d'intitolare corte/emente al mie nome , 
che [correndola io avidamente coli' occhio , reflui prejo dal dejiderio di ve- 
derne dalla elegante Jua penna tutta inttra la jerie condotta a fine . Se fi 
di/porrà dunque, come nella Dedicatoria ella promette, a [od u sfar con ciò 
non pure alla mia, ma ben anche alla pubblica aj pett azione , io non dubi- 
to, cU ella non (la per conciliar plaujo al juo valore, ed accre[cer lode a 
[e medefima. Chi defiderava di veder condotta a fine tutta intera la 
ferie de* Vefcovi di Trento , defidcrava ancora di veder da me efa- 
minati gli atti del Vefcovo Alberto. Se non allora, ma alcuni an- 
ni dappoi mi fono accinto all'imprefa, non retta perqueflo, ch'io 
non polla pregiarmi d'avere avuto non folo T attento , ma ancora 
gl'inviti, e gli (limoli de 1 miei Superiori, del mio proprio Vefco- 
vo, dello fletto Principe di Trento . Piacevoli fono l'eccezioni , 
che il Sig. Decano mi da alla pag. 85. di tardo , ed illegale . Lì 
argomenti , e li dubbj del Diocefiano tardo , & illegale contradditore . Per 
tardo nel fuo il ile lindo, e a maraviglia chiaro, non intende già egli 
tardo d'ingegno, che farebbe pur troppo vero, e non tanto fuor di 
propofito. Intende tardo di tempo, cioè a dire pofteriore , e vuol 
inferire, che alla Santità, ed al Martirio d'Alberto non effendofi 
eppofti quelli, che a lui erano più vicini , non è da far caio di 
me, che gli fono lontano più di cinque fecoli , e mezzo , Per il- 
legale poi non fo, s'egli intenda, ch'io non ila Juris utriufque De- 
Bor , il che è veriiììmo; ma lepida cofa farebbe, che dubbj ittorici 
non potette muovere le non chi è addottorato . Forfè per illegale 
avrà intefo non approvato dalie leggi, e da 1 Canoni; ma le le leg- 
gi , ed i Canoni con efpretto Decreto non approvano l'operato da 
me, noi diiapprovano né meno, e potrebbe anche dimoftrarfì , che 
tacitamente l'approvino. QuelV eccezione adunque non mi pregiu- 
dica punto; l'altra poi della potteriorità del tempo non folo non 
mi pregiudica, ma mi giova ancora. E non fa forfè il Sig. Deca- 
no il detto di quell'antico Poeta pretto Ageliio Lib. 1 2. cap. 1 1 . Ve* 
ritatem Temporis filiam effe? E quell'altro di Quinti iano Lib.^.cap. 
ó.fupervacuus foret in fludiis longior labor , fi nihil liceret melius inveni- 
re preteritisi Se fono pofìeriore di molto ad Alberto, vivo certa- 
mente in un tempo, in cui il mondo è più vecchio, in cui la Sto- 
ria Ecclelìattica è meglio coltivata, in cui l'Arti tutte, cleScien- 
ze lumi maggiori hanno acquittato. Sono adunque in debito di fa- 
pere qualche cofa di più degli anteriori, che vittero allorché il mon- 
do era più giovane, e meno illuminato; e però il Sig. Decano cre- 
dendo di gittarmi in faccia un'eccezione, che inicbolitte Je*mieop- 
pofizioni , ha im pe tifata mente , e non volendo, /coperto una quali- 
tà, che le rinforza, e che inoltra la ragione, per cui abbia potu- 
to veder io eiò, che gli altri prima di me non feppèro ravvisare , 

Non 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 13 

Non è quella una prerogativa del mio ingegno debole , e curro ; 
ma è un vantaggio accidentale del tempo, ii quale ha fomrainiit ra- 
to a me que' mezzi, che non avevano coloro, i quali viflfero due , 
o tre (ecoìi prima di ma. Pofieriores ( diceva con molta avvedutezza 
Egidio Colonna in 2. Dìff.^j. quxjh i.art.%.) exifientes Juper bumeros 
priorum , longius videnty quam priores \ nam fi nanus ejjet fuper bufile- 
rum giganti s ) longius videret , quarti gigas . Quanto poi al comunica- 
re il dubbio al Vefcovo , fé quello s'intende per fentirne il parer 
Tuo, cofa non biasimevole farebbe indubitatamente fiata cotefla : 
ma trattandoli d'un fatto, non d'un diritto, d'un punto idoneo, 
non d'un punto di difciplina , e intorno a fimili punti non i foli 
Vefcovi, ma ogni periona intendente facoltà avendo di giudicare ; 
è (lato ancora meglio, e più lodevole comunicarlo e al Vefcovo, e 
3. tutti col mezzo delle ftampe, facendone cesi giudice la Repub- 
blica Letteraria , la quale più liberamente, e fenza fcrupolo alcuno 
di parzialità, e d'affetto può darne fentenza. Se poi s'intende, eh' 
io doveva comunicar il dubbio al Vefcovo, per ifeoprire, fé neli* 
Archivio domeftico confervaile per avventura documenti , i quali 
avellerò potuto fervtr di lume- a quefta faccenda , tutta la ragione 
ha. il Sig. Decano; ma egli dee aver la bontà di perfuaderfi , che 
anche prima, ch'io fcriveffi , era a me molto ben noto, quanto le 
carte dell'Archivio Vefcovile di Trento fieno fiate non molti anni 
fa rivoltate da Monf. Gio. Benedetto Gentilott, uno de' maggiori 
ornamenti di quella Città, il quale tutto ciò, che ad illuftrar la 
ferie de' Vefcovi Trentini potè con gran fatica raccogliere, lo donò 
al pubblico nell'edizion Veneta dell' Ughelli dell'anno 1717. che 
da ognuno fenza ricorrere a Trento, può effere maneggiata . Gli 
farò ancora avvertire, ch'avendo io fempremai defiderato d'aver 
contezza della vera Storia della noflra Chiefa , e de' fatti de' no- 
(Iri Vefcovi, non mancai e in voce, e in ifcritto di pregare , al- 
lorché viveva il Canonico Pantaleone Borzi, perchè Ci compiacene 
comunicarmi tutte quelle notizie, che intorno al Vefcovo Alberto 
averle avute; ma ne ebbi fempre in rifpofta , che niente più fape- 
va egli della fua vita di quello, che da' documenti a me noti io 
medefìmo avrei potuto raccogliere. Qual prò adunque poteva fpe- 
rar io, comunicando a queflo fine il mio dubbio al Vefcovo ? Il 
Sig. Decano, che ficuramente glielo avrà comunicato , coll'efem- 
pio fuo m'infegna, quanto ciò farebbe flato vano , e foverchio , 
mentre nella fua Scrittura muffa carta , niun documento , niuna 
autorità ritrovaft , che a provare o la Santità , o il Martirio 
d'Alberto fia più valevole di quello, che già da me fu prodotto. 
V. Ma egli s'alza qui, e mi rampogna, ch'io fono ora entra- 
to in campo Per rovefeiare il Culto antkhijjimo del noflro Beato Mar- 
tire. Mi perdoni, fé e qui, e altrove io chiamerò le cofe co' lor 

fro- 



H APOLOGIA 

pròpri vocaboli . Una pura e pretta fallita , e menzogna fi è cote- 
ftà . Leggali tutta la mia DiiTertazione dal principio al fine, e né 
pure una parola fi troverà, che il Culto, che prefentemente gode 
Alberto nella Chiefa di Trento, vada a ferire. Tutto il mio ra- 
g:.. namento s'eftende intorno al fatto, efaminando colle regole del- 
l'arte Illorica, e Critica la vita, e la morte di lui. Qiial diritto 
toccante il Culto riiulti , e nafea da quello fatto , non s'afpettava 
a me il difputarlo, non che il deciderlo. Un metter troppo le ma- 
ni avanti 5 ed un arrogarti l'autorità de' Vefcovi , e di Roma fa- 
rebbe flato coteflo, cola, che in perfona privata non farebbe, che 
prefunzione, e temerità. Due fole parole alla pag. 126. aggiunti io 
in piopofito del Culto; ma quelle ancora idoneamente ; indagan- 
do non già , fé con ragione nella Diocefi di Trento Ila fiato in- 
trodotto; ma quando folle introdotto . Puro fatto anche quello , 
ma fatto, che molto fa al mio propofito, mentre provandoli ad e- 
videnza , come effettivamente fu per me provato, che cotal Culto 
in tutta la Diocefi non incominciò, fé non tra il 1560. e il 1627. 
refla poi per gli avverfarj un'obbiezione indiffolubile , cioè come 
mail Alberto, eflendo flato un Santo, ed un Martire, pure tutta 
la Diocefi di Trento {blamente quattrocent' anni incirca dopo la 
morte di lui fi Ila rifolta di venerarlo per tale . Tanto appunto , 
e nulla più fcriifi io intorno al Culto d'Alberto. Nientedimeno la 
querela d'aver io combattuto, e cercato di rovefeiare quello Culto 
incomincia colla Scrittura del Signor Decano, e continua fino al 
fine, intronrmdofi di tanto in tanto l'orecchie de' Leggitori coi 
Culto inveterato immemorabile , colia Bolla d'Urbano Vili- che nien- 
te fa al cafo , colla Scienza , e colla Tolleranza dell'Ordinario , col 
Santo, e Martire gittato dall'Altare , ed altre fomiglianti inezie , e 
infulfi tà . Il più bello fi è, che uno degli Approvatori dell' Ope- 
ra non ha avuto roflbre di dire, che il Sig. Decano Vindicat yn** 
le impugnatum Cultum S, Martyris , & Epifcopi Tridentini Adelpreti , 
ut proin merito cenfeam non tantum mereri fcriptum hoc lucem publt- 
cam ad aperiendos in luce clariffìma occulos hebetes Impugnatoris ; [ed et- 
iam ÒV. Mi dica di grazia quello buon Padre; ha egli mai letta 
la mia difTertazione , oppure non ne ha veduto né meno una pa- 
gina? Se non l'ha letta, con qual faccia dice egli male impugna- 
tura Cultum? E fé l'ha letta, ove mai co' fuoi occhi cervieri ha 
trovato, che o male o bene impugni io il Culto d'Alberto ì Si 
mente adunque il bacalare, e ficcome non ha pietà alcuna della 
propria riputazione flampando una sfacciata bugia, così non la ha 
uè meno del fuo protfimo, tacciandolo, e calunniandolocontraogni 
verità, e giuflizia . 

VI. Ma e «come poi mi giufìiflcherò io circa lofcandalo, chela 
mia DifTertazione ha recato, e fcandalo, come fi legge «11 *pag. .54, 

uni- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 1% 

imiverfale^ Un [ho Diocefano , che non volle effer informato da chi lo do- 
veva , e poteva iflruire , e di/ingannare , ine ligiamente lo nega Martire , 
e Santo <on fcandalo UNIVERSALE . Se la cofa è così , io fono a 
mal partito , mentre Scandalo Universale importa fcandalo non della 
fola città di Trento, ma di tutta, o di gran parte almeno dell'Ita- 
lia: importa fcandalo non del folo volgo , ma anche de* dotti , e 
quantunque il volgo per ignoranza polla talvolta fcandalezzarilfen- 
za ragione, e di cofe anche buone, pure non è sì agevole , che a 
tanto arrivino i dotti, e univerfalmente poi ( malTime in paefe si 
illuminato qual è l'Italia) è dei tutto impollinile . Convien adunque 
toccar il polio a quello Scandalo Univerfale ', e vedere,, fé veramente 
il cafo fia sì difperato , quale dal Sig. Decano ci vieti dato ad in- 
tendere. Incominciando pertanto dal luogo, ove la mia DiflTerta- 
zione con licenza de Superiori ufcì alla luce, cioè Venezia , ninno 
fcandalo certamente quivi produiTe . Ella fu riveduta , e licenziata 
lenza togliere, o alterare la menoma parola ; il che di cofa , che 
fcandalo anche leggiera recato avelie, non farebbe fìcuramente av- 
venuto. S'aggiunga, che nelle Memorie per frvir e ali fior ia Le > ter a~ 
ria , le quali parimente in Venezia fi {rampano da Pietro Valva- 
fenle, quello giudizio fu formato: E* curio/a affai la Differ fazione fi- 
guente intorno alla Santità^ e Martirio d'Alberto Vefcovo di Trento , e 
parmi affai convincente 5 e degna d effer letta. In Lucca altresì fcandalo 
non dee eller nato, mentre così dì là mi fcrive il dotto P. Gian- 
domenico Manli della Madre di Dio in data de^. Febbrajó 1755. 
Quanto a me, pare -, che queffo fuo Difcorfo fi a molta ben guidato , pieno 
dì dotte , e fingolari ricerche , [odo, e di buon criterio* L ' infuffiflenza del 
Martirio di quejio Prelato non fi pm controvertere , ed affai mi piace la; 
[uà congettura , che ne* baffi- tempi quello titolo^ di Martire fi'afi conceffo uni 
poco più liberalmente di quello, che la ragione , e la [orza di quella voce 
comporta. Finalmente ella non lo crede Martire, ed io concorro pienamen- 
te nel [uo [entimento - Da Venezia, e Lucca palliamo a Roma . Pili 
paragrafi di lettere di là venute potrebbero qui recitarli , ma mi 
contenterò d'un folo del Reverendifs: P. Odoardo Corfiiii ,, Gene* 
rale delie Scuole Pie, mentre oltre alla (m nota va ftiilima lettera- 
tura, travagliando egli di prefente intorno al Martirologio Roma- 
no, può. di limili controverse eiTer Giudice competenti ili ma. Così 
dunque mi fcriiTe in data di Roma 2.8. Agpfta 1754- Tutto ciò „ 
ch'ella dice nella lettera, [opra il Juo fuppojìo Martire, mi pare provato: coni 
evidenzia tale , che non lafii luogo a cenjura , replica alcuna ;. effendo- ben dif 
fiale , che i Signori Trentini abbiano Ifl.orici ,. e riffejfioni ,, che pò ff ano cantrap- 
porfi ai documenti , e: ragioni , che ella riparta.. Pur troppo Jono' frequenti al- 
tri ejempj fimili né tempi 'rozzi , e 'felicemente 'fi le. [peffo [coperta, la falfiìà di'. 
fimi li tradizioni .. Se mai. vi farà, rifpojia alcuna contro di lei , ella éirra) ett- 
iamente luogo di farff nuova* onore x e di confermare fempr e pm Li fua opÌ» 



mone , 



16 APOLOGIA 

nione.Dal fcntimento di quelli celebri letterati non s'allontana pun- 
to quello drì Signor Conte Don Diego Rubini Milanefe, noto al- 
la Repubblica Letteraria per altri parti del Tuo felice ingegno, men- 
tre in lunga lettera a me diretta , cosi circa la no/tra quiftione 
S* r : Per quanto -//guarda poi la lettera vofira Julia Santità , e Mar- 

tirio di Adelpreto Vejcovo di Trento , il giudizio , che in effa ne fate , mifem- 

hra affai fondato , e le ragioni , che recate convincentijfime La qui- 

filone , che avete prefo a trattare , è quijìione di fatto , lo fcioglimento della 
quale dipende dal faperfi il modo , e la cagione della morte di Adelpreto , offa 
Alberto Vejcovo di Trento. Voi l'opinion vofira avete concludentemente pro- 
vata .... Non dee pertanto fare fiupore ad alcuno , che la Santità , e Mar- 
tir io di Adelpreto Jia fiato molti fecoli ricono feiuto dalla Chìej'a di Trento , e 
tuttavia fi veneri , comechè v aléia tante ragioni in contrario , quante voi re- 
cate ne avete , alle quali certamente non pregiudicano punto il mentovato eul- 
to , né i monumenti di quella Chìej'a ; non potendo mai /' ufo prescrivere con- 
tra la venta, che nella vofira lettera così chiara luce. Quelle teftimonian- 
ze , che qui ho addotte di Venezia, Lucca, Roma, e Milano , po- 
trei addurle di Padova, Verona, Mantova, e più altre città d'Ita- 
lia, e tutte d'uomini atti a poter difeernere, e dar giuda Temenza 
in quella materia; ma non vorrei, che qualche malevolo prendef- 
fe a dire, che fotro quefto preteso io faccia volentieri il bandito- 
re delle proprie lodi, cola molto aliena dall'animo mio . Non pro- 
pofui laudes conjeribere (dirò con Giufeppe contra Apionem lib.i. ) jed 
adverfus eos , qui nos plurimum , Ò' jallaciter accufarunt , jatisfaBionem 
hanc puto effe ^ujìijfimam. Finiamola pertanto , chiedendo al Signor 
Decano licenza dì recare un altro folo paragrafo di lettera venuta 
da Brefcia . Doveva quefra non folo aver qui luogo, ma averlo pri* 
ma dell'altre, eflendo dell' Eminentifs: Quirini, clic in data de' 27. 
Luglio 1754. così mi feri ve: Letta/? da me la jua Differ fazione intor- 
no Alberto Vefcovo di Trento, non fo pe^juadermi , che vi pojfa cjfere chi 
znjorga a combatterla, mentre niente in effa ft avanza , che non refii pro- 
vato con chiarezza tale, maggior della quale non faprei, come pò t effe de* 
fiderarfi . 

VII. Da tutte quelle cofe noi impariamo , che lo fcandalo dal 
Sig. Decano'per Univerj'ale decantato, non folo non s'è dirTufo per 
tutta, o per gran parte dell'Italia , ma non vi è né pure un po- 
coìin penetrato* Come dunque Univerfale? portegli avrà in telo Um- 
ver fide del folo Trentino : ma qui pure e' è la fua difficoltà * In 
Rovereto, in Riva, che pure è città fuddita di Trento , ed altri 
luoghi principali, non fo, che o.gl' intendenti , o altri fieno-arrivati a 
fcandalezzarfi , anzi con più lettere potrei far vedere, che anche qua 
intorno s'uniformano col fentimento d'Italia . Qiarle di qualche 
facccnte, che fenza aver letta la DiiTcrtazione, o averla intefa, s 1 
è avanzato a far l'omaccione y fi fono bensì udite anche qui; m* 

fcan- 



ALLE MEMORIE Dì ROVERETO. \j 

fcandalo non mai . Quello Scandalo Umverfale adunque vorrà inten- 
derli dell'unica e loia città di Trento: ma vaglia il vero né men 
con quello empiallro può falvaifi ia proporzione , mentre iofo, e 
lo potrei dimodrare con prove irrefragabili, che molte perfone fa- 
vie, e capaci di quella citta, non già della mia Digitazione ., ma 
bensì di qualche imprudente fchiamazzo , e di molte eiprefiìoni , e 
invettive di foverchio avanzate, che colà s in telerò, e s intendono 
forfè tuttavia, fonofi altamente fcandalezzate . Re il a adunque, efee 
Io Scandalo Univerjale debba intenderti del Sign. Decano in primo 
luogo, indi d'un branco di Criflianelli tondi di pelo, e dolci di 
fàle , i quali quantunque per qualche rifpetro non poiTano propria- 
mente chiamarti volgo, pure nel fa pere , e nel penfare niente dal 
volgo fono diverti ; e per fine dd volgo 'fi elfo di Trento per sé 
ignorante , e forfè ancora mefib a fumrro da perfone credute dot- 
te , ma in foftanza niente più di eflb volgo fapienti . Ecco dov' è 
andato a terminare il pretefo Scandalo Univerfale . In unaipampana- 
ta del Sign: Decano , o per dir meglio in un trafporto della fua 
troppo riscaldata fantafia, che e qui, e in tutta la fua Scritturalo 
ha tatto miferamente travedere. Iemale, non v'ha dubbio , lo fcan- 
dalo anche di pochi ignoranti: ma è peggio quello di tutti gli Ere- 
tici , non levando, allorché ti' può, quegf intoppi , che loro fervo- 
no di remora, per unirti con efio noi. Troppo increfcevol fuono 
fanno alle irne orecchie quelle parole dei Sig. Vvindheim glàdi fo- 
pra recate : Talem ad Ecciefiam quii ergo bonus , reflique Judicii^ ziir 
adcefferit , e quefV altre -pav. 78. , che ora aggiunga : Nonne oporteret 
Eccìefiam , & Pontificem tantum , qualis hodiernus eji , fme mora SanBo- 
fum ìnjlituere lufirationem , atque fièra Uh , & invi fa Numina proferii 
re, ÌJ ex San&orum indice falere , ne miferA plebi diutius fuperftitione 
non Vilnus , qn airi improbitate detonerei #r ? e troppo degna di con fide- 
razione mi fembra la rifpofla dd Chiariffimo Muratori -: Quìsautem 
jure exigere pojjit , ut Romanus Ponti fex tir objtjìat , eaque emendandafu- 
rnat , quorum nullus accu fatar eli, ò" \& hfi quidem Epifcopi vitiofaple- 
rumque reputavi? Male ti è, lo ripeto , ch^ ti fcandalezzino anche 
pochi feimuniti d'una città, ma di quello male chi nel cafo noftro 
ha veramente la colpa ì Io fcrivendo quella miaDiiTertazione, nul- 
la ho tentato, che da uomini prudenti (Ti mi, e favillimi non ti a (la- 
to praticato in addietro, e. non ti pratichi tuttodì: nulla, che non 
fia approvato, anzi voluto, e de'ìderato dalla Ch : efa , fcuola di ve- 
rità, non d'errori, e di menzogne :. nulla . che non tenda al mag- 
gior vantaggio, e decoro della nortra fama Religione. Ho potuto, 
non v'ha dubbio, prevedére , e forfè ancora ho preveduto qualche 
mormorio nella plebe, di cui fi fa i 5 umore, e il coftume: maio 
fapeva altresì, che la plebe dee afeoitare la voce de' (noi Diretto- 
ri , e Maeftri!, e che quelli debbono in tali incontri farle fapere , 

C come 



it APOLOGIA 

come non è pio ciò, che non è vero, e che come diceva TcrtuI^ 
li ano De veland.Virg. §. i. Ver itati nemo prxfcribere poteft, nonfpatium 
temporum > non patrociniti perfonarum , non privilegium regionum . Ex bis 
cnim fere confuetudo initium ah aliqua ignorantia , vel fimplicitate [orti- 
la , in ufum per fuccejfìonem corroborata , Ò* ita adverfus veritatem vin* 
dicatur . Sed Dominus nojìer Cbrijìus veritatem [e , non confuetudinem co- 
gnovit . Fofifono aitresì far fapere al popolo i fagri Paflori , che 
nelle cofe di fatto, e dove l'attenzione, e prudenza umana puòef- 
fere ingannata, quale fi è cotefta , non ha la Ghiefa , e non pre- 
tende d'avere il privilegio dell'infallibilità, né pure nella folenne, 
e formai Canonizzazione de' Santi; né punto perciò vi perde la Re- 
ligione, mentre il culto fuppone il merito; e fé il merito per av- 
ventura mancaffe . non mancherebbe già per quello la buona % e 
retta intenzione di chi lo fuppofe, e doveva fupporlo, non avendo 
lume ulteriore. Quella buona fede falva il popolo da errore, o al- 
meno da peccato, mentre in tal cafo l'errore non farebbe che ma- 
teriale .. Che le Roma con tutta V attenzione, la pefatezza, e il ri- 
gore , onde procede oggidì nel decidere della fan t ita de' fedeli, pu- 
re d'infallibiJità non può pregiarli , quanto a torto mai fimil pre- 
rogativa s' .irrogheranno Chiefe private, in tempi barbari, in tem- 
pi d" ignoranza , in tempi ne' quali, come notò il Muratori nelle 
Antichità Italiane D/JJert. 58. sì facili , anzi sfrenati erano i popoli 
in determinare -, come indubitata la fanti tà delle perfine , e a dar loro un 
ficuro feggio- nel Regno beaiijfimo di Dio ? Niuno certamente ricuferà 
di folcriverfi al fentimento di quello grand' uomo , cioè , che ab~ 
biamo in vero, molti decorati col, titolo di Beati , di Santi r che a quelF 
illuflre catalogo fono flati al cr itti non già dalla cauta diligenza , ed elame 
della Sede. Apoflolica , ma da foli pochi Monaci , dal fole popolo divo- 
io. Che la maggior parte di quefli fi può credere condotta dalle lor proprie 
virtù al Paradifo . Ma chs niuno può- pretendere , che il giudizio del roz- 
zo ed incauto popolo in quefte tumultuarie- canonizzazioni fi a fempre ito: 
efente da ogni errore.. Se i Miniftri della Chiefa. di Trento, l'atten- 
zione , e vigilanza de' quali è peraltro a me molto ben nota , ab- 
biano foddisfatto al loro dovere , quefte, o limili. rirleiTioni facendo 
fare, non faprei dir io , e mi giova il credere di sì . Se poi non; 
ottante le fané inltruzioni , e gli opponimi ammaeftramenri dique- 
iti , quel popolo,, o per naturale indocilità;, o per edere flato infa- 
tuato da perfone torbide,, ed: ignoranti, avelie pur voluto (cofa per 
altro difficile a crederli) per fi Mere- nello fraudalo,, e nel.delirio; in 
tal cafo ho creduto, che non di chi ftudia di difingannare, ma di 
chi fordo alle ammonizioni de'fuoi Superiori vuole a viva forza el- 
fcre ingannato, ftrebbe- fiata: tutta la colpa; e mi fono prefiffbper 
regola ferma quell'aureo iniegnamento di S.Gregorio Magno Lik 1.. 
HùmiLj. num.^f in Ezecbiel .. Si auiem de veritate fcandalum Juwitur:^ 

utilim 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. i$ 

tiùlius permhtìtur nafci [caudali* m , quam veritas rejm$#afitr ; mentre 
come ben offervò S. Tommaio 2. 2. £#*,/?. 43. art. 7. Si pofl reddit.am 
rationem fcandalum hujufmodi duvet , jam -vide tur ex malitia effe ; & Jk 
propter ipfum non funt hujufmodi fpìritualia opera dimittenda . Non fono 
ricerche iòverchie, o capricciofe quelle , che tendono a far vedere 
a'noftri fratelli ribelli, che fiamo i primi noi a combattere gii abu- 
ù , e l'inveterate opinioni, ed a rimmziarvi ancora, quand© s' ar- 
rivi a (coprirne la fallita, debito correndo ad ogni buon Cattolico 
di toglier loro al pò l'Ubile quefto motivo d'inciampo, o ragionevo- 
le, o non ragionevole, eh' e' fia. Che fé S. Paoio in materia ber?, 
da quella diverfa, e lontana diffe: Non plus fapere quam oportet fa- 
pere , fi d fapere ad fobrietatem ; molto più a noflro proposito diffe an* 
cora I. ThejJ. V. 21. Omnia autem probate: quod honum efl , tenete . .Ai* 
anni fpecie mala abflinete vos ; e del Vefcovo precifamente parlando 9 
diffe altresì Tu. L 9. IL 8. che Potens fit txhortari in dottrina fona ? 
i$ eos , qui contradicunt , arguere ; e che Verbum fanum Jtt irreprenf bi- 
le : ut is , qui ex adverfo eji (l'Eretico, 1' Ebreo, il Gentile ) verea- 
tur (notili) nihil habens malum dicere de nobis. Confetta per altro in- 
genuamente fui fine delja ina Scrittura il Sig. Decano, che gli ar- 
gomenti da me addotti , Sono ,A più fufficienti a non cominciare .il cui- 
to , fé quejlo non fojfe finamente, $5r abbondantemente poffeduto , & incon- 
traflabilmente prejcrjtto. Ma che mai di grazia avrei potuto deiiderar 
io di vantaggio ? Dunque quelli miei argomenti provano , che Al- 
berto non viffe da Santo, e non morì da Martire . Provano che 
non ha -il culto, perchè foffe un Santo , ed un Martire , ma che 
palla per Santo, e per Martire, perchè ha il culto . In una paro- 
la, provano, che il noftro Santo è un Santo putativo, non un ve- 
ro Santo. Ora qual precetto della Chiefa , qua! infegnamento de* 
facri Dottori abbiam noi , ,che obblighi di tenere .per Santi veri i 
Santi fuppofti , anche quando li hanno prove, e fondamenti in con- 
trario? Chi mai vietò il quiftionare fopra tali fatti , ed «(porre ai 
pubblico le fue ragioni? Anzi abbiamo tutto l'oppoito. Dicat qufr 
Jby Vvindheimus (dice il lodato Muratori nella mentovata Opera de 
■Ncevis pag. 132.) ubinam , & quinam fint tot jalfo crediti SanBi , qui- 
bus nos blandimur» Si Ecclefia Romana hos revera noffet , ipfa prue cete- 
ris execraretur .... Iterum rogo (ripetiamolo pure anche noi ) ojìen- 
dat ille , quo in loco hujujmodi Santi i nobis ignoti colantur , monumenta* 
que adferat adulterinam .eorum- Jantìitatem tejìantia , eique gratias habe- 
bimus . Se la Chiefa fi profeffa tenuta agli fteffi Eretici , allorché di 
qualche falla opinione, e di qualche abuio la fanno avvertita, mag- 
gior foddisfazionc e giubbilo sicuramente avrà , allorché il lume ven- 
ga da'fuoi proprj figliuoli, che vivono nel fuo grembo , mentre è 
ben più pregevole, e più a lei decorofo il poter dire: Nosnoftracor- 
rigimus y che il dover dire: Extranei no/ira corrigunt . Vide in primis 

C 2 ( fequi 



io APOLOGIA 

(fegue il Muratori pag. 134. ) AEla San&orum , a PP. Antuerpienfibus 
Societatis Jefu edita , in queis laudando, liberiate dubia a certis , falfa a 
veris fecernuntur . En quid faciat Cattolica Ecclejta zelus} Quella liber- 
tà, e libertà lodevole, come giulli limi a mente querto grand' uomo la 
chiama, che godono i Padri Bollandoli , perchè mai non la godrà 
un altro, benché non Bollanditta , perchè non la godio io , per- 
chè non la godrà ciafcheduno? Che fé io, e chiunque di taliftudj 
è amante, ampia facoltà gode di vagliare gli Atti de Santi , anche 
di quelli, che univcrfalmente fono dalla Chiefa per tali propofti , 
quanto più lecito farà e a me, e ad altri il chiamare ad efame i 
fatti di quelli, cho. da verun Martirologio, non che dal Romano, 
non fono riconofcmti, e foltanto da qualche particolar Chiefa per 
Santi, e Martiri vengono venerati . ? Or fé la cola è così, come mai 
guittamente ho potuto io tirarmi addotto la fiera temperta di villa- 
nie, e d* improperj, de' quali il modello Sign. Decano mi va cari- 
cando? In che confitte il mio delitto.** qua! è l'ardire, l'impruden^ 
za, e la temerità mia/ Così non la fente il pubblico, così non giù-» 
dica Roma, così non parlano gli uomini affermati: e fé la Repub- 
blica Letteraria, i veri dotti, e il centro fletto delta Religione non 
difapprova quella mia Lettera, né l'opinione in etta difefa, anzi le 
fanno applaufo, e ragione; qual fenfo potrei mai provar io, èquàl 
conto dovrò mai fare dell'ingiurie, fchiamazzi, e declamazioni del 
Prepofito di Gì avarino? 

Vili. E qui a buona ragione potrei far punto, terminando que- 
ita feconda mia 'Lettera. Come però il mio filenzio a coloro , che 
della prima fi fcandalezzarono, fervir potrebbe d' intoppo, e mag- 
giormente nello fcandalo confermargli , e perchè altresì qualche al- 
tra propofizione temeraria, e fcandalofa, oltre la principale, ha in 
quella notato il Sig. Decano, intorno a cui conviene giuftificarfi ; 
ragion vuole, che 11 prenda per mano tutta la fua Scrittura , e s' 
efaminino i fondamenti di quette fue magiftrali cenfure . Nel porre 
iti chiaro, e fifiàr bene lo flato della quiiiione confitte il tutto ; e 
qui è appunto, dove ondeggia il nottro Cenfore, e vacilla mifera- 
mente . Se ftiamo al titolo della fua Opera, egli ci afficura divo- 
lerci provare La Santità , & ti Martirio del B. Adelprcto : ma poi en- 
trando in quella, la proporzione non parla, che del Culto: A me 
pero corre obbligo preci/o il Culto inveterato , e immemorabile del B. AJel- 
preto a difendere, e v'indicare, e fopra quetto culto vet fa preflbechè tutta 
la diceria. Se bene, o male fi fu egli apporto , è agevole il difeer- 
nerlo , richiamando a memoria la fottanza della prima mia Lette- 
ra. Stabilifco in quella pag. ioz. ette re fallò, Che Santo , e Martire 
fojje Alberto, quando per Santo s'intenda per fona canonizzata , almeno 
della cui fantità r ! abbiano autentici UfiimpnJ , e fondamenti : e quando per 
Martire s'intenda per fona , che per la fede di Cri/io, altra virtù dalla fe- 
de 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO,^ 21 
de preferititi) abbici volontariamente sborfato il f angue . Prova fi cotal prò- 
pofizione coH'eiàme delle azioni dei fuppofto Santo , che fono o 
indifferenti, o cattive, quali fono l'aver abbandonato il Vicario di 
Criito Àleffandro III. per adenre a Federigo I. Imperadore; Y ef~ 
fere perfonai mente intervenuto al Conciliabolo degli Scifmatici in 
Pavi* , ed ei'iere llato involto tutto fi può dire il corfo del (uoVe- 
feovado in cotale Icifma , per cui replicatamele fu da AJeifandro 
feomunicato; e per fine efiere morto non già volontariamente, ma 
sforzatamente, e non per la lede, o altra virtù dalla fede preferi t« 
ta, ma per contefe intorno a" beni temporali della fuaChiefa, (m- 
za potei fi diicernere con ficufezza, fé egli, o piuttoMo gli avverfa- 
rj fodero dalla parte delia ragione. Le difficoltà, che a fimi! i pro- 
ve potevano opporfi, furono da me pro:;ofte , e àifcioltc minuta- 
mente; ma perchè ciò non orlante maraviglia recar poteva, come 
quello Vefcovo , non eilendo vifluto da Santo, ma da. feifmatico , 
e non eilendo morto da Martire, ma piuttoflo da guerriero, pure 
arrivaffe ad aver culto e di Santo , e di Martire nella Chicia di 
Trento; feci oiTervare, e provai a lungo, come nel medioevo abu- 
fo era invailo, e comunemente correva, per cui Per qualunque mor- 
te di perfine Ecclejlafiiche , in eminente grado coflituite , a carcere , 
efiìio ingiuftamente , ma non per odio della fede condannate , e per qualun- 
que morte violenta , che a torto da gente malvagia , ma non gentile , 
eretica , né a motivo di Religione , veniffe alle medefime , anche centra lor 
voglia data; al grado di Santo , e di Martire tojìo falivafl , ancorché per- 
altro di eccellsnte Jan ti la pochi , niun contraffegno , e di martirio poi né 
pur l'ombra appari]] e . Ciò fuppofto , vede fubito ognuno, non effe re 
il culto, che ad Alberto da me venga contefo; ma sì bene la San- 
tità, e il Martirio, o vogiiam dire la vita da Santo , e la morte 
da Martire. Quello è l'unico, e vero fiato delia noflra quiflione. 
Stando adunque la cofa cosi, che giova mai alla caula d' Alberto 
l'andar indagando, e provando dirfufamente il Culto popolare, che 
la Chiefa di Trento gli ha preftato, e quanto non è mai ridico- 
lo, e fuor di propofno il rifeaìdard contra di me fopra quefto pun- 
to , non mai da me negato, né medo in dubbio? Pure dopo mol- 
te parole , fernbra al Sig. Decano di potere con neceffaria , e legale 
illazione conchiudere pag. 11., che II culto inveterato , & immemorabile 
ver fi -il B. Adelpreto nofiro Vefcovo , e Martire , ci deve fervire , & ej]ere 
autentica teflimomanza , e fondamento più. che baflevole. della fua Santità , e 
Martirio , quando ancora niun altro autentico tejìimonio , e fondamento da 
produrre avefjwo . Mirabil virtù, e forza più che prodigiofa avrebbe 
al certo quello culto, quando arrivaffe non foio a far credere San- 
to , e Martire chi non lo è > che quello non è imponibile ; ma 
anche a fare, che vivelìe da Santo chi ville da feifmatico, e mo- 
riffe da Martire chi morì dz guerriero! Se ciò fofle, pollo, e provato 

un 



42 APOLOGIA 

un fimil Culto verfo qualunque pretefo Santo, non farebbe più le- 
cito della fantità di quello dubitare . Ma come poi tanti fuppofti 
Santi, ch'ebbero Culto, e Culto inveterato, furono di quello pri- 
vati, da che efaminate meglio le cofe, fifcoprì eiTere flati tutt' altro 
che Santi; come tante mutazioni ne' Martirologj, anche nel Ro- 
mano dalla S. Sede approvato; dal quale fi 'cancellarono, e fi can- 
celleranno pur fempre que' nomi, che di fimil Culto furono, e fa- 
ranno reputati indegni. ? Che qualche affamato Legulejo , patroci* 
riandò più la propria borfa , che la caufa del Cliente , pofto dall' 
un de' lati il punto eilenziale, fi faccia a provare ciò, che none 
in quiftione, e di quello , che più importa, non faccia parola ; non 
è gran maraviglia, mentre la fcritturaccia giova fempre, fé non al* 
tro a chi la compoie. Ma che alla medefìma cabala ricorra anche 
chi pretende d' aver fempre amato , & amare il vero : anche chi vuol 
farla da Teologo, e da Critico, ed entrare in quiftioni di Storia 
Ecclefiaflica ; egli è ben cofa ftrana, e da flupìrfene , quando dir 
non voleffimo, che 1* Ignorai io Elenchi del noftro Sig. Decano non 
ila già maliziofa , ma innocente, per aver effettivamente creduto , 
che il provare, che Alberto fu un Santo , perchè ha il Culto da 
Santo, equivaglia al provare, che ha il Culto da Santo, perchè fij 
un Santo. Comunque (la di ciò, prima di farci per li motivi po- 
co fa accennati, e non per efprefTa neceilìtà , che ve n'abbia , a 
confutare quelle fue Vindicie , non increfeerà a V.S. IliuftriiTima , 
che le ragioni e le prove nella prima mia Lettera addotte , maggiormente 
io rinforzi qui, e meglio rilevi alcuni punti, o non poftiin;^//P // 
fuo lume^ o affai to in quella taciuti. 

IX. Allerti vamente fu già per me fcritto pag> 106. che il noftro 
Alberto intervenne perfonalmente ai Conciliabolo di Pavia, e die- 
de il voto a favore dell'Antipapa, tanto provandoli coli' autorità 
di Radevico contemporaneo, il quale ci «".flìcura, che Peregrino 
Patriarca d' Aquileja così fi fofcrilTc : Ego Peregrinus Aquilejenfis Pa- 
triareba cum meis Juffraganeis interjui , &F con/enfi, uno de' quali ful- 
fraganei era indubitatamente il noftro Vefcovo. Avvegnaché la pro- 
porzione del Patriarca fia indefinita , pure vede ognuno per uni- 
verfale doverfi valutare, almeno moralmente; il che è quanto di- 
re, che la verità di quella potrebbe falvarfl, ancorché uno, o due 
Vefcovi fuffraganei non fofTero intervenuti , o non avellerò accon- 
fentito, barrando, che fc non furono tutti, follerò nu^ft tutti. Tut- 
to fra nel provare concludentemente l'aflenza , o il diffenfo del 
Vefcovo, che fi pretende innocente, come a camion d'efen-p'O fi 
prova ( e lo vedremo in appreffo) del Vefcovo di Belluno, fnffra- 
ganeo anch' egli d' Aquileja; ma a tal effetto non baita già il pio 
defidcrio de' loro Dioceiani, che vorrebbero ciò non folle feguito, 
per efimere da « £ r » n colpa i loro antichi Vefcovi, e non batta* 
i no al- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 23 

no altresì certe conghietture lontane, e di niun pefo, delle quali 
ogni Diocefi potrebbe a un bifogno far pompa , ma poi la propo- 
rzione cum meis fuffraganeis con/enfi ,. che pur neceffariamente dee 
verificarti, renderebbe affatto (mentita. L'afTerzion mia adunque fon- 
datamente, e a fufficienza fu già provata; ma può provarfi anche 
più, e ad un' illorica dimoftraziòne ridurfi . Il Conciliabolo di Pa- 
via fu tenuto Tanno 1160, Sett 1 anni appreffo ebbe in dono Alber- 
to da Federigo il Feudo dì Garda, e nel Diploma s'efprime, che 
tra' fuoi fedeli s'era diftinta di molto Sinceritate fidei , qitam femper 
Imperia fewavitt ac prxclaris & magnifici s feruitiis -, qu£ frequenter no- 
bis exhibuit . Se Alberto non folle intervenuto ai Conciliabolo di 
Pavia , con tanto impegno e premura da Federigo convocato , col 
mezzo del quale annullò la legìttima elezione d'AieiTandro III. e 
confermò quella dell'Antipapa fuo partigiano : o fé eilendovi in- 
tervenuto, aveffe xicufato di confentire, egli avrebbe abbandonato 
il fuo Signore nel maggior uopo. E fé ciò flato foffe, come mai 
fetr'anni appreffo avrebbe confettato l'Imperadore, che Alberto s'era 
diilinto tra gli altri : come avrebbe efalrato cotanto la fedeltà , 
quam SEMPER Imperio fervavit ì Come fempre fedele , chi non fu fe- 
dele nelle più flrette urgenze? Anche di qui però vie meglio ci affi- 
atiamo dell'intervento perforale, e dell' alTenfo d'Alberto al Con- 
ciliabolo Pavefe , come altresì della collante, e non mai interrotta 
parzialità, ed ofTequio verfo Federigo, cui andava fecondando ne/ 
fuoi ingiufti, ed indegni attentati contra Aleffandro- III. ancorché 
tutto il mondo Criftiano eiclamaffe , e fremeffe . Lo fteffo dimofira 
un altro doctimenro, che non ha replica. Federigo arrivò all' eccef- 
ib di deporre dal Vefcovado di Belluno Ottone legittimo poffe (Tore di 
quello, e donare la Città col diftretro al Patriarca Peregrino, e ciò 
perchè Ottone feguiva le parti d' AleiTandro III. Otbo Alexandre Ill.ve- 
ri Pontifici f partes {dice V Ughelli Tom; 5. iji. ) jecutus e/l contra im~ 
pium Federicum Imperai or em ; quamobrem multa ab eo perpeffus efl , ejuf~ 
demque affeclis ( uno de' quali era il noftro Alberto): Bellunum autem 
eivitatem Epifcopatus honore Jpoliatam Peregrino Aquilejenfi Patriarchi fau- 
tori fuo Imperator dono dedit. Quel!' empio atto feguì Papia in generale 
Concilio poft deftruFtwnem Crema 15. Kal, Maii , Concilio Generale vo- 
leva dar ad intendere Federigo, che folle un convenricolo di feifma- 
tiri, da lui folo , fenza alcuna autorità convocati , corrotti, e forza- 
ti . Ora tra teftimonj ìb'critti all' indegna, ; e fcellerata deposizione 
del Vefcovo di Belluno fi trova ancora Albertus Tridentinus Epifcopus .• 
Il Diploma è nell Ughelli. Di qui veggiamo,- the Alberto non fo- 
lo era prefente alla dia boli ca aflemblea , ma fofferiva ancora ài 
confermare colla prefenza fua le più nere azioni d> quei violento, edi 
ìrreligiofo Monarca. Di quelli attentati conrra i Vcicovi , che noni 
colevano foferiverfi all' elezione dell' Antipapa >, un cenno ( abbi ama 

anche; 



24 APOLOGIA 

anche in Helmoldo nei Cronico Slavorum , ò 1 Venedorum cap. gì. 
Pmtifices etiam quamplures fan&itate infignes in Longobardia , vel m uni- 
ver fa Regno , Principis violentici jedihas jws pulii , <£r alii fuperpojiti funt in 
locurn illorum . Ottone in ral congiuntura (perì mento a fpefe fue, che 
troppo co-lava Popperà a Federigo, e l'averlo contrario- Che fe- 
ce adunque il buon Veicovo< ? Rjfolvette di navigare fecondo il ven- 
to: voltò cafacca , e fi gittò con Federigo; e Federigo l'anno ap- 
pretto lo rimife nello flato dì prima, restituendogli il Vefcovado , e 
tutti gli altri diritti a quello fpettanti. Quell'atto non feguì in Pavia, 
ma In territorio Meàiolani apttd Landrianam , e qui pure fi trova pre- 
lente Albertus Tndentmus Épifc&pus. Veggafl l' Ughelli , che porta a di- 
ilefo anche quello fecondo Diploma. E^ notabile a nodro propofi- 
to, che tra motivi, perii quali FImperadore fi dichiara d' efierfì 
indotto a ricevere di nuovo in grazia Ottone , e redimirgli ogni 
cofa , uno era i'interpofizione, che a favor fuo avevano fatta gli al- 
tri Principi prefenti all'atto, tra' quali quello di Trento. Nos dili- 
gentius attendente! fidelis nojìri Ottonis Belluni Epifcopi devo t ione m , & 
Jinceritatem circa honorem Imperii , ipftim Epifcopum Ottonem pro t fuis 
praclaris meritis , tum prò fidelium nojlrorum Priv.cipum interventi (quo- 
rum nomina in fequentibus fubfcribentur ) libcrum ad manus noflras , & 
ad honorem , & fervitium Imperii denuo recipimus , & univerfa regalia 
ad Evifcopatum Belluni pertmentia ipfi cum integrità te reddidimus &c. 
Da cac abbiamo, che il noft.ro buon Vefcevo non folo aderiva ali" 
empio Imperadore; ma da vero, e fedel partitante , faceva anche 
truppe per lui , e volentieri interponeva i fooi nffizj a favore di 
«|ue' Veicovi, che abbandonata il Vicario di Grillo , adoravano i r 
Antipapa, e foftenev&no lo icifma. Dalie grazie, cfcre dopo il ìlóa. 
ottenne Alberto da Federigo, fi vede, ch'egli era modo da mol- 
ta fperanza> e dagli efempj, ch'aveva r vanti agli occhi , ben può 
crederli, che folle mollo da altrettanto timore; e di queùi cotali 
attefta il mentovato Helmoldo nel citato luogo, che tutti approva- 
Tono l'Antipapa: Omnes , quos Imperiali* aut timor , aut favor age- 
bat , V'iElorem receperunt. 

X. Ma ritornando al Conciliabolo di Pavia, Aletta aire III. feo» 
jnunicò replicata mente l'autore, e capo di quello, cioè Federigo > 
cum fuis Complicib us , come tutti i documenti attendano, t\nq de* 
quali Compiici era deliramente il noffcro Vcujvo Alberto. Da te- 
meri p?r lui, e rifpettarG (lata farebbe così fatta feomunica , an- 
corché ingiufìamenre fotte ftata fulminata, mentre, cuine Capiente- 
mente avverti S. Gregorio Magno HomiL zó. in Evang. num. 6. Qui 
fub manu Pafloris ejl , ligari timeat vel injujìe , necPajloris jiu )uìia:m 
temere reprehendat : ne et fi ingiu/ie ligatUs efl , ex ipfa tumida reprebet* 
fiora s [viperina, culpa., qrt* non erat , fiat . Or che diremo d'una ico- 
•siunica, anzi di più fcomuhiche così giufte, e da sì legittimo Gin- 

dice 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 25 
dice fulminate -^ £ pure il noilro Vefcovo fé le buttava dietro alle 
ipalle, fe^uttava il partito di Federigo, e fpalleggiava gli Antipa^ 
pi. Prova dimoflrativa di ciò abbiamo dal ilio intervento perfona- 
le ad altro Conciliabolo, tenuto in Lodi Tanno appretto 1161. 
dall'Antipapa Vittore per confermazione di quello di Pavia . Rac- 
conta Ottone Morena Storico Lodigiano , e contemporaneo , che 
molti Prelati , i quali troppo chiaro dovevano aver conofciuti gi* 
inganni, e le macchine di Federigo, fi diraoftraronodifubbidienti , 
e ne nomina alcuni ; ma tra quefìi non fi vede il noftro . All'in* 
contro nella Sinodica , data a nome de' Vefcovi , che il Concilia- 
bolo Lodigiano formarono, pubblicata dal P. Martene ne' fuoi A- 
necdoti Tom. L/^g.447. tra l'altre foferizioni fi legge: Epifcopuf 
Tridentinus . Altra prova delia perfidia, e non curanza dell' Eccle- 
fiaftiche Ce n fu re del noftro Alberto ci fomminiftra V uffizio di Vi- 
cario Imperiale, efercitato da lui in Fano negli anni 1164.61165» 
e la Sìnceritas fidei , quam SE MPER Imperio fervavit , de: l'anno 1767. 
Il peggio fi è, che da flmili feomuniche non furono afTol ti gli Sci- 
fmatici , fé non dopo la totale eftinzione delio icifma , cioè dopo 
la pace tra la Chiefa, e l'Imperio, feguita in Venezia l'annoi 177. 
e in tal tempo Alberto era paffato ad altra' vita, e gli era fucce- 
dtito Salomone, come co' documenti s'è dimoftrativamente prova- 
to alla pag. 18. delle Memorie Antiche ; onde il noftro povero Vefco- 
vo , che giuftamente, emeritamente era fiato più volte feomuni- 
cato, morì poi prima di poter elTere afìblto dall' EccIefiafticheCen*. 
fare. Mi dichiarai non per tanto nella prima Lettera, che può ef~ 
fere fulvo , perchè un vivo pentimento potè giuftificarlo prefloDio, 
quando però fi fupponga, che quefto pentimento feguiiTe negli ul- 
timi mefi di fua vita, e non nel punto precifodelk morte; peroc- 
ché fé quella, come il Pincio attefta, improvvifamente, e a tradi- 
mento feguì , da troppi , e troppo contrari movimenti farebbe fla- 
to agitato l'animo fuo in quel frangente, per lufingarfi ora noi , 
che atto folle ad eccitar un dolore baftevole a riconciliarlo con 
Dio; e però fcriffi altresì nella, detta lettera, e lo confermo di nuo- 
vo , Còe la vita , eh' egli meno, appena bafìa per lafciare fperar bene della 
fua falvezza. Ho detto, che Alberto negli anni 1164. en65.efer- 
citò in Fano l'uffizio di Vicario Imperiale, e quanto al 1164. lo 
provai già nella prima Lettera pag.ioj. coli' autorità dell' Ughelli . 
Non dà T Ughelli l'intero documento di quell'atto . Dà però la 
foftanza di quello Tom. 2. col, 69%. aiTertivamente affermando , che 
feguì Pro tribunali fedente Alberto Tridentino Epifcopo , Imperatori! Vi- 
cario , e nel Tom, ^col.$gj. ci afficura, che il nome d'Alberto fi 
vedea foferitto nel Diploma. Hunc eundem Albert um fubfcriptum ve- 

per io cuidam privilegio Friderici Imperatori! ubi fé vocat Alher- 

%um: alterifue Firmane Ecclejt$ concedo eadem infignitus appellatone , 

D adje 



16 APOLOGIA 

adjccio fittilo Imperialis Vie ani Italia \\6<\. Che in Fano poi anche 
l'anno appreiio efercitafTe lo ireiTo uffizio, fi raccoglicela altro Di- 
ploma di frefeo pubblicato dal Sig- Pier Maria Amiani nelle Me- 
morie Iftoriche di quella città. Di qui veggiamo , che il noftro Ve- 
feovo per tener dietro fenza necefììtà airimperadore ; anzi nella 
neceffità affolli ta di doverlo abbandonare, perchè da legittimo Giu- 
dice giustamente {comunicato; poco fi curava noa folo delle Cen- 
fure EccIcGaftJche, ma ancora della refidenza nella fua Chiefa , 
per altro nccdlariffima al fuo miniftero, e da* Ganoni con tanto 
calore inculcata, e preferi tta . I Diplomi a {rampa, fin qui veduti 
da me, ne 5 quali Alberto è nominato, non fono meno di otto , 
comprefo il non interamente dall' Ughelli addotto, cioè uno pub- 
blicato da Giovanni dal Bofco Bibliotbecx Floriacenfis pag. 88. un al- 
tro da Antonio Scoti nelle giunte air Ughelli Tom. 5. col. 523. due 
da Gio. Benedetto Gentilott nelle iìelTe giunte Tom. 5. col- 597. & 
feqq. tre dallo ftefso Ughelli Tom. 2. col. 6g~$. & Tom. 5. col. 151. & 
feqq. e l'ultimo dal mentovato Sig. Pier Maria Amiani Memorie Ifto- 
riche della Citta di Fano Tom. 1, pag. 150. Da niuno di quelli Di- 
plomi apparifee giammai, ch'egli fofse in Trento; mentre dal pri- 
mo fi vede, ch'era in Vienna, Nel fecondo era a Dola in Bor- 
gogna. Nel terzo era in Pavia. Nel quarto era a Landriana fui 
Milanefe. Nel quinto probabilmente fullo ftefìb territorio. Nelfe- 
#0 era in Fano, nel fettimo a Banigal fui Bolognefe, e nell'ot- 
tavo parimente in Fano. Per uno, che l'anno 1157. a' 27. d'Ot- 
tobre era in Vienna , fenza faperfì quando da Trento forfè parti- 
to, e che da Vienna pafsò a Dola in Borgogna, né fi sa quando 
* Trento ritornante , chi mai falverà la neceffaria relidenza nella 
Chiefa di Trento? Imponibile altresì riufeirà il falvare quelta resi- 
denza tra li 18. di Giugno del \\-6i. e il primo di Settembre del- 
lo ìteiTo anno, ne' quali periodi di tempo Alberto fi trovò in Lo- 
di al Conciliàbolo, e a Landriana fui Milanefe, fempre a' fianchi 
dellTmperadorc : né sì agevole farà il conciliarla cogli affari lun- 
ghi", e faftidiofi indiipenfabilmente annerii all'uffizio di Vicario Im- 
periale per interi anni da elio in Italia efercitato. Con qui-fti lu- 
mi s'intende affai bene, perchè Federigo nel Diploma dell'anno 
1167. dica, che Alberto s'era didimo tra coloro, Qui prò fidelità- 
te , & honore Imperli perfonas laboribus attrivere , & fubflantiam rerum 
fuarum expenfis , fà [umttbus confumjerunt ; e s' intenderebbe anche 
meglio, fé Unto allora ci fofle chi df Tuoi fatti avelie tenuto efat- 
to regiftro, e la vita n' avelie fentta. Dal poco pt-rò , che carnal- 
mente, e non dettato a fine d'illultrare l'azioni di lui , qua e là 
s'incontra, ben s'arguifee quel di più, che apparirebbe, fc Atti in- 
teri, e compiuta Storia 11'aveOimo. S'era dilaniato, e macero il 
nofli'o buon Vcfcovo per far corte ad un Principe focolare feomu- 

nica- 



'ALLE MEMORIE DI ROVERETO. ìj 
nlcato, C non folo nella borfa, ma nella perfona ancora s 1 era inco- 
modato non poco . 

XI. Da tutte quelle coffe, e da quanto nella prima Lettera pag. 
103. intorno a' fatti d'Alberto fi raccolfe, noi abbiamo una {"uffi- 
ciente idea del fuo carattere , e portiamo a un di predo capire chi 
egli fi fu, e qual vita conduffe . Egli fu uomo deftro , politico , 
atto a' maneggi, ed alle Corti, e procurò non lolo di cultodìre, ma 
d'ampliare ancora il patrimonio temporale delia fua Chiefa , A que- 
llo fine s'attenne fempre aliTmperador BarbarofTa , poco curandoli 
delle feomuniche di Roma, ancorché tutto il mondo Cristiano co- 
nofceffe il torto, la violenza, e l'empietà di quel Monarca, e la 
giufiizia della caufa d' AlefTandro IIL ma i fulmini di quello non 
producevano effetti così fenfibili, come pur troppo gliproducevana 
i fulmini di quello» Moflò adunque e da timore e da fperanza, non 
ebbe fcrupoio d'anteporre il pacifico poffeiYo, ed aumento dello fia- 
to fuo temporale alla Difciplina Eccle fi attica, che violò col non fa- 
re la dovuta refidenza nella fua Chiefa ; ed alia Religione fteiTa > 
corteggiando fempre, e diftinguendofi nel favorire un Imperadore 
anatematizzato. In fine per litigj puramente civili , intorno allo 
ileftb fiato temporale, mentre ogni sforzo faceva per abbattere i 
fuoi nimici , fu uccifo a tradimento, e morì colle Cenfure Eccle- 
fiaftiche giuftiffimamente fulminate full' anima , lenza poterli aver 
lume chiaro d'altre più precife particolarità della fua morte. Ben 
fi la, che a quella ftagione perfone in dignità coftituite , maffima- 
mente Ecclefiaftiche, le quali innocentemente ( oche innocenti al- 
meno folfero reputate ) veni (fero uccife, paffavano facilmente per tan- 
ti Martiri, come tali venivano venerate, e trovavano anche allog- 
gio in più Martirologj; il che nella prima Lettera s'è abbondan- 
temente provato. La vita adunque, che Alberto menò, non fu cer- 
tamente da fanto* Se da Martire folle la fua morte, come in Tren- 
to ora fi crede, dal modo in cui viffe, dal motivo di quella, dall' 
abufo di que 5 tempi in crear Martiri fenza merito, dall'obbiivione, 
in cui effa morte fi trova involta quanto alle particolarità più pre- 
cife, e dal filenzio totale di quelli fcrittori, che neceiTariamente do- 
vevano favellarne; ben può con tutta facilità, e chiarezza, arguirli , 
e comprenderli. Quello è l'elogio, che fondatamente,, e con {ica- 
ri , e certi rifiontri può d'Alberto formarli. Il refìo fono opinioni 
popolari, nate ne' tempi dell'ignoranza, mantenuteli fino a' no (tri 
di, perchè da nifluno impugnate, e difefe ora con gran calore ben- 
sì, ed impegno, ma' inficine ancora con mere immaginazioni , fal- 
lita , e baje , fenza prova , o documento veruno ; come orora , la 
Scrittura dei Sig. Oceano a {tacciar prendendo, brevemente , e con 
molta agevolezza faremo vedere. 

XIL E qui il meno di parole ,, che polìibil Ila , de fide rancio io 

D z ài fyca- 



18 AVOLO G 1 A 

di fpendere, nòti può noli increfcermi dell'ordine lenza ordine, che 
in detta Scrittura fi trova, non fapendoh* né ciò, che fi proponga, 
né ciò, che fi concluda, e ripetendoli più volte con iòmma noja , 
e faflidio le medcfime cofe. Ciò fisi detto, perchè Te mai o tutta, 
o parte di quella mia feconda Lettera troppo a V.S. Iiiufhiflìmain- 
crefcevole, e tediofa rinfciffe, fappia ella, che tutta mia non farà 
la colpa. Dalla difefa della moderna Ifcrizion Rouretana , da ine 
atta pag. 101. della prima Lettera addotta, prende le moffe il Sig* 
Decano, e dice pag. 3. Mi pare, che troppo acerba fia la cerifera, effe- 
re affatto ridicola, e barbara la latinità , abbondante ài tanti errori , e fai- 
fità , che il marmo , [opra cui è [colpita , affai più utile diverrebbe in ah 
tra opera impiegando]} • Aggiunge torto lepidamente .* Se non [offe quel- 
la di trasformarlo in grato elogio al nome del benemerito Cenfore , a cui riu- 
[cito foffe di purgare la fiori a dalla favola fuppofia . S'inganna a partito » 
In me non fon pregj per meritar pubbliche Ifcrizioni , quando anco- 
ra la favola, da cui ingegnato mi fono di purgare la Storia Eccle- 
{lattica di Trento, non folle già [uppofia, ma vera. Da più altre, 
e molto maggiori, e non fuppofte favole ho io purgata quella fto- 
ria nella Diifertazione De origine Ecclefix Tridentina, fa primis ejusE- 
pifcopis, undici anni ta ufcita alla luce; e pure non s'è veduto fin 
qui Lapida alcuna . Non fpero , né defìdero di vederne né pure per 
quella. Quanto all'eleganza dell' Ifcrizione , che al palato dei Sigi 
Decano non difpiace, come di fi ile lindo egli è maeftro , così e il git- 
ilo lapidario," e il vero genio della lingua Latina vi avrà egli fa- 
puto feoprire , cofa per altro a me non riufeita . Il male fi è , che 
dicendoli foltanto/w/2 vulnus, non apparifee, fé fi parli di ferita ri- 
cevuta, o di ferita data. Alberto fecondo tutti gli fcrittori era in 
;armi contra i fuoi avverfarj , allorché feguì il fatto . Se fliamo al 
Pincio, e ad altri, che prefero da lui, la guerra era per cuflodire 
-il fuo: ma fé ftiamo al Sanfovino, che come appretto vedremo , 
-merita in ciò più fede del Pincio, era per far fuo di quel d'altri. 
Che anche i Vefcovi a quella llagione maneggiaffero la fpada, e in 
•guerra viva combatteffero, è cofa notoria, e di quelli precifamente 
di Trento fi è provato alla pag. 103. della prima Lettera, ed appa- 
rirà anche meglio nel decorfo di quella. Sicché chi legge.* Hic pofi 
.vulnus cecidit, tanto può intendere pofi vulnus in fi V cium , che pofi vul- 
nus acceptum, mentre chi è in armi, e combatte, tanto può cadere 
dopo aver ricevuto una ferita, che dopo averla data; e però l'au- 
tore era in debito di togliere quehV ambiguità , che mafìime a chi 
di flile a maraviglia chiaro fa profeiìione, dovrebbe fubito dar negli 
occhi. Che diremo dell'aggiungere immediatamente alla parola Art* 
no un numero barbaro, e del non efprimere da qual Epoca prenda 
quello incominciamento ? I Latini dicevano Anno Urbis condita , 
avvero ab Urbe- condita, i Criftiani dicono a Chrtfio nato , ovvero y 

per 



ALILE MEMÒRIE Di ROVERETO. 29 

per fuggire il difetto dell' Era Dionifiana , JEra Vulgaris , e cosi 
iiltri popoli in altra guila , efprimendo Tempre un Era . Il noftro 
bravo Antiquario fi ha efentato da quella briga , e 1' efenzione fì- 
curamentc farà nel Privilegio dello ftile lindo, e a maraviglia chiaro * 
Circa gli errori poi , che non riguardano lo itile , maggiore di tut- 
ti fembra al Sig. Decano quello d' aver levato kdici anni di vita 
ad Alberto , facendolo morire Tanno nei., quando morì Tanno 
J177. , ma io per me Aimo di gran lunga maggiore quello di dar 
per cofa certa, e indubitata, eh' elio Alberto foffe colpito ove ora 
ila la cappelletta ad onor fuo fabbricata , poi alidade a cadere ove 
ila T ifcrizione, e quivi fpiraffe . Dico maggiore non in fé, mari- 
guardo a chi dettò T Ifcrizione , poiché arguifee un parabolano , 
che fcrive a calo, e come $ immagina, che folle il fatto, non co- 
me a un bifogno potrebbe provare . E chi riferì a coftui , che nel 
predio luogo , ove a capriccio fu pochi anni fa collocata quell'Ifcri- 
zione , Alberto cadeffe , e morifte? Era egli prefente? Chi può at- 
tentare di tal caduta ; chi della morte ftefla , che potè feguire a 
Trento , non in quel ilto ? Degli altri errori dell' Ifcrizione non 
parlo qui., mentre quelli apparirono dal compierlo della prima 
mia Lettera , e meglio appariranno da quella feconda . Aggiungo 
folo, che a riferva delle due voci Epifcopus Tridentina , quanto con- 
tiene , è tutto ofalfo, o immaginato; onde quando il marmo, fopra 
Cui ftai fcolpita , in altro modo confervar debba il fuo decoro, che 
coi fervir di gloria al fuppoflo Santo , quello certamente elTer non 
dee fé non coli' erigerli ad onore del fuo degno Avvocato, che ben 
lo merita . 

XIII. Di qui palla il Sig: Decano a cenfurare un mio detto , 
cioè, che Radevico continuatore d'Ottone Frifingenfe non folo fol- 
te contemporaneo del noftro Alberto, ma lo conofeefie ancora di 
vifta , ed aggiunge : Che Radevico lo abbia conosciuto di vifla , Rade- 
vico non lo ha la/ciato fcritto , e non so d' onde fi cavi quefla ajjerita 
circoflanza. E' vero , che Radevico non ifcrifte quella particolarità, 
ma è altresì veriffimo , eh' ella è fuori d' ogni dubbio . Alberto 
perfon al mente intervenne al Conciliabolo di Pavia , come dimo- 
ftrativamente h è provato al Num. IX. Allo fteftb Conciliabolo , 
e agli altri fatti era pur prefente Radevico , come apparifee dal 
Lìb. 2. Gap. 3. che incomincia : Porro qui Principe* , & optimates 
eidem Curia interfuiffe a nobis viti funt , ut meminimus , ifli fuerunt &c. 
e come atteftano il Muratori nella Prefazione Rer. Italie. Tom. 6. 
pag. 632. e Francdco Pagi in AleJJ andrò III. §. 73. Radevico era 
Iftoricgraio di Federigo , da cui aveva avuto ordine di continua- 
re i due libri hfeiati dallo Zio Ottone, e Alberto era favorito, 
e partitante delio fteffo Imperadore . Pofto adunque , che Radevi- 
co avelie amendue gli occhi, o anche un folo , fé allorché in Al- 
berto 



Jo APOLOGIA 

foerto s abbatteva , non io turava , con v ieri dire , che Io vedeflc 
più fiate , e per confeguenza lo conofcetfe di viltà . Ecco d' onde 
fi cavi V offerita circojìanza> ed ceco ove vadano a terminare le cen- 
fure di chi vuoi favellare degli autori , che non ha letto , o non 
ha inteii * Più grave è V opofizione , che pag. 4. fi fa air Abate 
Ughelli . Non convengo ( dice il Sig. Decano ) che queir Alberto no- 
minata nel Diploma del 1 1 64. prejjb V Ugelli né Vescovi di Fermo f of- 
fe il noflro Santo vefeovo di Trento , mentre né il Radevi co , ne altro 

fcrittore , né l' ijìejfo- Diploma lo afferifeono * Quefto è un mero 

arbitrio dell' Ughelli , che interpreta prò lubitu fuo la perfona fupponendo 
prò Tribunali fedente Alberto Tridentino Epifcopo Imperatori* Vicario ; 
indi coli' autorità d' un accreditato Romano Avvocato in una celebre 
Caufa , che fi agita nel corrente anno 1754. coram Sanclijfimo , e che 
cita a fuo favore il Card.de Lucca, ci avverte, elio V Ughelli nell' 
Italia Sacra prefe molti errori » Vaglia però il vero , fé il Sig. De- 
cano atto folle a pelare il merito di queir Opera, o fapefìe alme- 
no il giudizio , che gli uomini dotti , e I Critici migliori ne han- 
no formato , non avrebbe certamente incomodato queir Avvocato 
Romano , e né meno il de Lucca r che nulla conta in quelle ma- 
terie, e troppo non dovrebbe contare ne meno in altre. L' Ughel- 
li è verivTimo , e per la va dita dell' Opera ,. che inrraprefe , e per 
le notizie mal digerite ,.. ,che gii furono fomminiflrate, e per man- 
canza di lumi ufeiti dappoi , sbagliò fovente ; né purgato da tutti 
gli errori può dirfi oggidì con tutte le giunte, ed offervazioni cri- 
tiche ,. che da varj Letterati gli fono fiate fatte . Ma che ha que- 
llo a fare colla verità del documento di Fermo - ? Perchè 1* Ughel- 
li errò più. volte :■ dunque avrà errato fempre . ? Perchè tal fiata fu 
ingannato da chi gli fuggerì più cofe : dunque fempre lì iarà in- 
gannato , anche nelle fue proprie ? Egli attella d' aver trovato fo- 
fcritto al Privilegio di Fermo il nome d'Alberto: Subfcriptum repe- 
llo x adjeffo fittilo- Imperialis Vicarii Italia . Quefto è un parlare di 
perfona , che ha veduto cogli occhi proprj le carte . Qual prova 
migliore per uno Storico ? Se il Sig.. Decano fofle richieflo, com*" 
egli provi le molte cofe, che afferma coli' autorità de' Diplomi', 
che cita , e che non fono a (lampa , che cofa rifponderebbe egli l 
Ridonderebbe , fenza dubbio , che gli ha veduti co* proprj occhi . 
Co' proprj occhi anche 1' Ughelli aveva veduto il Diploma di Fer- 
mo . Ora farà egli grazia d' affegnar la ragione , perchè fi debba 
dar kdt agli occhi fuoi , e non fi debba darla a quelli dell' Ughel- 
li . Si può egli immaginar oppofizione più feiocca , e ridicola di 
quella , che Radevico non lo ajferifce ? E come mai Radevico , che 
<nion conduffe la fua Storia (e non fino all'anno 1160., affé ri re do- 
veva un filtro, feguito Tanno 1164.? Anche chi non ha maggior 
• '.Tnimento ài cosi ,, {lampa libri a noftri giorni ? Lepida è pu- 
re lai 



V 

ALLE MEMORIE DI ROVERETO. %i 
re la ragione , che non lo afferifce né meno altro Scrittore. Ma e 
quali Scrittori contemporanei, o almeno vicini, abbiamo noi , che 
la vita d J Alberto abbiano fcritta? E fé non gli abbiamo , <jual è 
colui , che doveva afferirlo ? Reda il terzo argomento , che non 
lo aiferifce 1' niello Diploma . L' ha egli veduto? No certamente. 
L' Ughelli all' incontro , che quantunque non lo porti a diflefo , 
pur T aveva veduto 5 ci afficura , che lo afferifce; a chi credere- 
mo ? O quelli sì , che fono argomenti negativi di gran forza : 
quefto sì , eh 5 è il vero ufo , che fi vuol fare delF Arte Critica*. 
E pure il Sig. Decano ritocca, alla pag. 47. io rteffo punto, e così 
intrepidamente decide ; Che quejlo nofiro Vefcovo efercitajje l'anno J164. 
in Fano /' Uffizio di Vicario dell 1 Imperador Federico non è vero , -ed 
Ugbelli s è ingannato , Perchè poi non fia vero , e come 1' Ughelli 
fi fia ingannato , non dice egli , e fi rimette alle belle prove qui 
addotte. Or egli mi permetta di grazia, ch'io con molto maggior 
ragione. lo rimetta alle Memorie Ijioriche della Città di Fano del Sig, 
Pier. Maria Amiani Tom. j. pag. 150. dalle quali s' impara , 
che Alberto Vefcovo di Trento era in Fano l'anno 1165., ed era 
Vicario dell' Imperador Federigo , mentre creò Conte Ugone Rut~ 
fo, e col figlio lo invertì di due Cartella. Tanto apparifee dal Di- 
ploma , che tuttora confervafi nell' Archivio di S. Domenico di 
Fermo , e che qui flimo bene di produrre , qua! lo dà il mento- 
vato Scrittore nel citato luogo: In nomine Sanila , (EX Individua Tri- 
nitatis . Albertus Dei grafia Tridentinus Epifcopus , Gloriofo Principe 
Federico Semper Augufio Imperatore , Decet Imperatoria Majeflati in Fi- 
àeles Subditos omnibus Clementi am , & benigni t a te m animi fui inno te/ce- 
re . Cum igitur Nobilis Vir Ugo Ruffus impcrialis Aula Judex petieras 
in Firmana Civitate m anere , & Glorioji Imperatoris mandato , ut me- 
lius , & commodius manere poffis , te , ac Fredericum tuum filium , & 
tuos defeendentes Comites , ac Glorioji Imperatoris commenfales creo , ac 
tibi ufque in tertiam generationem mafculmam Cajìra S. Proculi , e S. 
Mani a Baliano Fermano Episcopo concejfa , covfirmo , qua pojìea Eccle- 
fia Firmana recadant . Te Firmana Civitatis Glorio/i Imperatoris .... 
h ab ere volo , Si quis vero contra bujus noflra Conccffionis paginam aufu 
temerario violare aliquo modo prefumpferit , quod qui fecerit , Majefiatis 
reus erit . Centum libras auri puri prò poena componat , medietatem Im- 
periali Camera & medietatem pajjìs injuriam perfolvendam .. Huju? rei 
tefles funt Marchio Obizo de Hejie , Ubertus Rogeru , Ugolinus Bnnoco- 
mitis , Guido Motellus de Fano . Datum Fani pr.ope Ecclefiim S. Pater- 
niani de Fano , Anno Domini noflrijeju Chrifli MCLXV. Indiùlione XI IL 
Di qui potrà .apprendere il Sig: Decano , che il negare un fatto 
non perchè s abbia fodi , e veri fondamenti di ciò fare , ma pu- 
ramente perchè fi fpcri , eh' altri non polla provarlo , non fono 
già regole deli atte Iftorica , né della Critica , ddk quali ninna 

cogni- 



32 APOLOGIA 

cognizione egli ha : ma piuttofto maxime d' avvocatuzzi , e rabbi* 
ni di Foro ; e potrà arguire altresì , fé s' ingannaile 1' Ughelli , e 
arbitrariamente fcrivefle , o pluttoilo 1' eccezioni fiie fieno ideali , 
chimeriche, e infilili/tenti . 

XIV. Or palliamo al nome del noftro Vefcovo , eh' io dilli e£ 
fere Alberto , non Adalpreto , o Adelpreto , come il volgo , gli Scrittori 
Trentini , e qualcun altro , che da quelli frefe , lo battezzano . Il Sig. 
Decano air oppofto conchiude pag. 5. apparir mani fellamente , che ti 
Mofiro Beato Ve] covo , e Martire fi chiamale promifeu amente Alberto , 
Adelpreto , Adalpreto . Come lo prova egli ? Con una fuaftrocca di 
Carte à! un MS. intitolato Jura Ecclcfice Tridentina ( nella maggior 
parte però delle quali è chiamato Albertus) cogli Storici Trentini, 
e con qualche altro , che da quelli copiò , e per fine reca pag. 29. 
un pafTo d' Innocenzo da Prato , che così dice : Adelpretus II \ five 
Albertus reBiori voce , nam more Alemanno confuetum ejì Alberi h m voca- 
fi Adelpretum , & Adelpertum . Da tutto quello noi veggiamo , che 
il vero nome del noitro Vefcovo era appunto Aderto . Ma quando 
io fcriffi, che il nome fuo era Alberto , e che il volgo, e li Tren- 
tini lo chiamano Adalpreto , o Adelpreto , che altro intefi mai , fé 
non quefto fleffo ? Era noto anche a me , che il volgo aveva fìor- 
piato il fuo nome , e allorché feri (fi , che quefto nome era Alberto , 
e cofa più che evidente , che del vero intefi , non dello ftorpiato. 
Se il Sìg. Decano pertanto colla fua diceria voleva provarmi Io ftor- 
piamento di cotal nome , poteva rimanerli , mentre non fu negato 
da me , anzi riconofeiuro . Se poi voleva provare, che Alberto non 
fu il fuo vero nome , egli prova appunto tutto l' oppofto . Che 
un Vefcovo , il quale non può prefumerii perfona affatto ignoran- 
te , egli fteffo ora fi foferiva col nome vero , ora collo ftorpiato, 
è quanto dire , che non fapeffe né meno fcrivere il proprio nome; 
cola piacevole , e flrana , mafiìme per tm Vicario Imperiale . Mol- 
te Carte contemporanee cita il Sig. Decano , nelle quali è nomina- 
to Albertus , e due fole , in cui Adelpretus vien appellato , aflicuran- 
doci , che e in quelle , e in quelle egli fieffo così appellofli . Ma 
con qual fondamento/ Sono eglino originali quelle Carte, ovvero 
copie ? Ed efTendo originali , è egli fem felicemente enunciato nei 
tefto del Diploma , o foicritto di proprio pugno a' piedi di quel- 
lo ? Se fono copie; ognuno vede , che nulla conchiudono, troppo 
facile efTendo , che il Notajo nel traferivere abbia fèguitato Y ufo 
del fuo paefè . Se poi fono originali , ma non fi trovi foferitto di 
proprio pugno , corre la fìefTa difficoltà . Per provare adunque , co- 
me il noflro Vefcovo egli fieffo effettivamente fi fòicrive, poco fer- 
vono quefle Carte . Serve bensì Radevico contemporaneo , e che 
lo conobbe di vi (la , il quale ancorché Tedefco , pure lo chiama 
Albertus . Servono otto Diplomi a flampa, ne'quali tutti, ancorché 

in di* 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 33 

'iti diverfi tempi , e luoghi dettati , pure collantemente fi chiama 
Albertus . Servono gli fcrittori Bavarefi , che Albertus , parimente V 
appellano , e per fine fervono le Carte contemporanee dallo fteflb 
Sig. Decano citate , nella maggior parte delle quali per Albertus , e 
non per Adelpretus è conofciuto . Ma il noftro Cenfore è già. anno- 
jato di quella difputa . Non mi [ermo ( dice egli pag. 6. ) perchè la 
preferite è quejiione inutil di Nome . S' inganna a partito . Nò inutil 
quiilione fi è quella , né di nome . Égli ha creduto , che Quifiio^ 
ne di Nome , e Quiilione intorno ad un Nome , fia lo fteffo ; ma trop- 
po innocente fi inoltra di fimili materie. Le Quiftioni di Nome fo- 
no quiftioni gramaticali , confiftenti nello fpiegare la lignificazione 
de' nomi , e de' verbi , intorno alle quali niente s'affatica il Filofo- 
fo , niente lo Storico : ma le Quiftioni intorno a' Nomi fono quì- 
fiioni iftorichc , e critiche , dalle quali fpeffo dipende la decifione 
di punti confiderabili , e di fatti importa ntiffimi . E' quiftione in- 
torno ad un nome anche il cercare, fé Senator, foiTe nome proprio 
di Caffiodoro , o nome di Dignità : quali fieno i due vocaboli mili- 
tari, che Plinio nei principio della Prefazione a Tito Ci profeiTa avere 
tifati , e cofe limili , ma non fono già quiftioni di nome; e quiftio- 
ni intorno a' nomi, ed altre voci poftbno dirfi il cercare a cagicu 
d* efempio la vera lezione d' un paflb , o il vero fenfo d' una fen- 
tenza d'alcun autore; ma non fono già per quefto quiftioni di no- 
me , e molto meno quiftioni inutili , come appunto inutile vedre- 
mo appreflb non riufeire né meno la noftra. 

XV. Ma feguitiamo pure. Il Sig. Decano, che fenza neceftìtà , 
e quello , eh' è peggio , fenza alcun raziocinio , paffa a ftabilire 
ciò, che già da me nelle Memorie antiche pag. 17. ig. con necefla- 
ria illazione fu ftabilito , cioè , che Alberto folle eletto Vefcovo di 
Trento i' anno U57*, e moriffe Tanno 1177., nel che fare altro 
di nuovo non ifeopro io , fé non eh' egli mette in aria di cofa 
probabile un errore con molto ingegno , e buona critica, dimoftra- 
to già da Monf. Gio. Benedetto Gentilott nelle Giunte all' Ughel- 
li Tom, 5. col. 595. Nota 3., e (ventato di nuovp da me nel citato 
luogo , cioè , che nella ferie de' Vefcovi di Trento tra Ebesrdo 9 
o Eberardo , e il noftro Alberto , debba riporfi un certo Hartvvi- 
co Veicovo ài Trento , e di Ratisbona . Nuovo è altresì , che i' 
elezione d' Alberto debba fiilarfi all' anno 11 57. > perchè in tal an- 
no fottoferiffe V indulto conceffo alla Chiefa di Vienna , come teflimonio , 
mentre per quefto folo capo, quando altri computi non fi faccia- 
no , e T anno antecedente , e molti altri prima potrebbe edere fla- 
to eietto ; e nuovo è per fine , che Radevico chiami Alberto Ve- 
nerabile con diflinzione convenevole , quando quefto non è che il folo 
titolo dovuto a 5 Vefcovi, come nella prima Lettera pag. uj. è fla- 
to provato . Di qui pur tèmpre fenza propofito alcuno paiTa il Sig. 

E Deca- 



34 APOLOGIA 

Decano a fpendere molte parole intorno alla Canonizzazione de 
Santi, e al diritto di canonizzare , indi così con molto calore Sog- 
giunge pag. io. Non veggo io , come fi pojfa ejfere tanto maligno , ed 
oflina.to a negare V immemorabile corfo di tempo y e la faenza di tempo 

lunghi ffimo , e la tolleranza dell' Ordinario intorno al Culto , ed il 

Martirio del noflro Beato Ve/covo Adelpreto : Ma e chi mai negò que- 
llo corfo immemorabile di tempo , quella fcìenza , e quella tolle- 
ranza ì Io no certamente. A me adunque non s'afpetta la rifpolla. 
Ho negato bensì qui fopra , Numero Vili. , e lo nego di nuovo , che 
tal argomento fia , come legue a dire il Sig. Decano , Argomento 
non che /ufficiente , e forti ffimo a fuperare , e togliere ogni dubbio , ma ezian- 
dio validi/fimo a persuadere , e convincere , allora quando nulla altro fapef- 
fimo rifpondere a chi osò , e prefunfe fcrivere ; Falfo è parimente , che 
Santo , e Martire f off e Alberto ; e nego quanto aggiunge pag. 15., cioè; 
Che il Jolo Culto inveterato , Ò 1 immemorabile ci afficura delle fue fante 
azioni , e del fuo martirio ; mentre non è il Culto, nò la venerazio- 
ne del popolo , che faccia Santi , e Martiri gli uomini , ma bensì 
la vita , e le azioni da Santi > e da Martiri ; e finché quella vi- 
ta , e quelle azioni non provi il Sig. Decano dd nollro Alberto 
con autentici documenti , darà fempre 1' incenfo a' grilli , volendo 
dal Culto anche inveterato , ed immemorabile arguirle , e dimo- 
ftrarle , Aggiungo pag. ji. che il Du Cangc avverte qualmente 
Marlyrum appellatione donat etiam interdum Ecelefia viros fanBitate il- 
lujìres , qui non prò confezione nomini s Cbrifli , fed alia quavis rat ione 
tnortem perpefjì funt , verbi gratta a latronibus , aut v'iris impiis c#fi ; 
da che vorrebbe inferire , che anche al noltro Vefcovo fi debba II 
nome onorato di Martire confummato , coronato , v'indicato : ma molto 
male, e infelicemente egli s'appone. Primieramente d*lla mag- 
gior parte degli efempj , co* quali il Du-Cange comprova il fuo 
detto ( alcuni de' quali fono quegli ileflì , che furono addotti da 
me nella prima Lettera) e dagli autori , che cita in confermazione di 
quello , come il Mabillonc, ed altri , fi vede, ch'egli intende più di Chic- 
le particolari , che dell' Uni verlalc ; e intende di Martiri putativi , non 
di veri ; nel che conveniamo. In fecondo luogo egli parlò d' uomini 
SanBitate illuflres , e il noftro Vefcovo non è tale, anzi non è no- 
to le non per azioni, o indifferenti , o cattive. Per terzo parlò di 
perfone uccife a latronibus , aut viri s impiis , che vuol dire a torto , 
e ingiuitamente: ma del noftro Vefcovo non fi può aderire altret- 
tanto, mentre badando al Pincio, egli non cercava, che di difen- 
derà* ; ma fé lliamo al Sanfovino , che merita maggior fede del 
Pincio , Veniva con molta gente per torre lo flato agli ucci/ori , e in tal 
calo Dio fa chi aveva ragione. Per fine il Du Cange reca in efem- 
pio S. Tommalo Cantuarienfe : ma S. Tommafo Cantuarienfe le 
flon morì prò confezione nomims Cbrifli, morì ob defenfionem JuftitU, £? 

Ectlt* 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 35 

Ecclefiaflica immunitatis , come canta la Chicfa tutta nel Martirolo- 
gio Romano a' 29. di Dicembre , e V Angelico Dottore infegnò , 
che C auffa fufficiens ad Martyrium non folum ejì can/effwfidei , /ed qu<ecum~ 
que alia virtus non politica , /ed infufa. Or farà egli virtù non politica , 
/^ infitfà il venire con molta gente per torre lo flato altrui, o an- 
che folo il far leghe con Principi , e colla forza ingegnarfi di cu- 
ftodire i confini del proprio Ducato? Ecco per quanti capi inutil- 
mente il Sig: Decano è ricorfo al Du Gange per far diventar Mar- 
tire il fuo Vefcovo. Si potrebbe nientedimeno condonargli ogni co- 
fa , fé e alla citata pag.xi. e in pia altri luoghi della fu a Scrittu- 
ra, collantemente non a (Te ri (Te, che Alberto fu uccifo in odio della 
Ecclefiaflica Immunità , anzi non aggiungere pag. 74.,. ch'egli è vene- 
rato per Martire della Ecclefiaflica Immunità dalla (uà Chie/a di Tren- 
to dalla /uà proditoria ucci/ione del njj. fin all'i giorni nojìri . Ma e 
dove mai ha trovato il Sig. Decano , che Alberto moriile per Y 
Ecclefiaitica Immunità? come la prova egli, o per dir meglio, co- 
me non ha roffore di fpacciare in pubblico una sì patente menzo- 
gna ? Se Alberto folle morto per F Ecclefiaflica Immunità , la lite 
iarebbe finita, remerebbe decifa ogni quiftione. Noi avremmo in lui 
un altro S. Tommaio Cantuarienfe : avremmo un vero Martire in 
cielo: un interceilore di più predo Dio , della qual cofa chi mai 
non dovrebbe provare fommo giubbilo, e contento i II male fi è, 
che per far credere ciò, non balìa aderirlo, ma fanno di meftieri 
le prove; e quefte, torno a dire,, ove fi trovano,, e perchè dal Sig. 
Decano non fono indicate? Facciam prova noi fé per buona forte 
ci veniffe fatto di fcoprirle. Scrine il Pi ncio pag,$.B. , chexilberto^' 
uno ex Cajlrobarcis bafta tranfixus in Valle Lugarina apud Roboretum oppi- 
dum y ex crudeli vulnere vita dee e /fu . Un iecolo appretto l'opera di quelY' 
Autore fu tradotta in Italiano, e (lampara in Trento predo Carlo* 
Zanetti V anno; 1648. La traduzione Ci feopri tono notabilmente 
alterata, con aggiunta di nuove , e perniciofe parole ■. Quindi Cario Em- 
manuel Madruzzo Vefcovo, e Principe di Trento due anni appref- 
fo pubblicò- una Correzione d'affiggerli a tutti gli efemplari , in cui 
così fi dichiara; Per tanto proibiamo /òtto pena -di /comunica (non ù bur- 
lava allora a Trento) ip/o fatto incurrenda (Ja cui affoluzione vogliami 
che refti riferva ta a Noi , al no/ir Vicario ) a chiunque ardirà leggere, trat- 
tenere appo di se qualfivoglia tranfonto y nel quale non Ji trovi la qui congiuri-' 
t a Correzione ; nella quale però' non tutti gli errori, e gli arbitrj deli 
Traduttore compariicono , ma quelli fohanto, che a 1 Correttori più 
notabili fembrarono . Ora alle pagg. 67.68. le citate parole del Pin- 
ci a così fono volgarizzate : Fu con lancia trafiffò da' parte a parte t in- 
trepido Pallore da uno di Cajìel Barco nella Valle Lugerina zrìcino a Rovere^ 
do r ove bora flà il Monaflerw de Padri di S. Francejco , così da crudel ferit- 
ici refe l' anima a Dio y per difendere la Libertà Ecclefiajlica .< Ecco; q>Uìa ni- 
fi 2- tJ©> 



36 APOLOGIA 

to in un folo periodo il fé del Interprete s'è prefo la libertà d' ag- 
giungere, ed alterare; ed ecco la rara io: gente, d' onde il Signor 
Decano ha tratta la notizia, che Alberto mori (Te per l'Ecckfiaft-i- 
ca Immunità. Non ha quella altro appoggio, che 1' arbitrio d' un 
temerario, il quale feri ve di fuo capo, e fa dire ai Pincione, che 
non fognò giammai . Se un altro prendeiTe ora a volgarizzare la 
freffa Opera, e feguendo non la tradizione di Trento, ma l'auto- 
rità del Saniòvino, in luogo di dire: per difendere la Libertà Ecclefia- 
ftica, dicefle : per torre lo flato a Caflelbarcbi , che direbbe il Sign. De- 
cano? Darebbe fubito nelle fmanie . Griderebbe, che coftui è un fal- 
lano , un impoltore, e che non merita fede, ma piuttoftogaitigo* 
Or faccia il conto, che la iteda fentenza per la fteffjtfima ragione 
può darfi anche del ino bravo interpetre Trentino. Qual lode poi 
il debba a lui , che ficuramente avrà faputo , com' eiTo Interpetre 
per impoftoie, e falfificator della Storia del Pincio era (tato di- 
chiarato dagli fìeflì Trentini, dallo fleffo Principe, cui la traduzio- 
ne fu dedicatale che nientedimeno ftudiatarnente . e di faputa ha 
voluto feguitarlo; iafeeremo, che decidano gii fpallionati , i quali 
giudicheranno altresì, qual titolo fi menti il dar ad intendere a chi 
legge, che la Chieia di Trento abbia venerato per Martire della Ec- 
clejiaflica Immunità il Vefcovo Aiberto dal 1177. fin al li giorni nofiri; 
quando di fimile novella autor più antico" non fi potrà forfè ino- 
ltrare dell'accennato Tiemino Volgarizzatore, e quando il motivo 
preci(ò della morte d'Alberto non fi la, né lo fa lo ftefio Signor 
Decano, ancorché con tanta afleveranza non già una, o due , ma 
per lo meno venti volte lo feriva. Fu chi dille, e lo difie con tur» 
ta ragione , che Solida , certa atque explorata fint necejje ejì , qu£ pluribu? 
in locis renova t a diligentia infinuantur , atque tradmtur: ma il no fi ro Cri- 
tico e qui , e altrove non ha punto badato a quefto precetto . O 
fede, o vacillanti; o certe, o incerte; o vere, o falle, che fi fbf- 
fero le cofe da e fio avanzate , fi è figurato , che col ripeterle più 
volte vere potellero divenire. 

XVI. Segue egli fenza propofito alcuno a difputare della Cano- 
nizzazione, indi falta di lancio all'antica Lapida Rovretana, addot- 
ta alla pag.%g. e 10 j. delle Memorie Antiche , da cui iùferìfccpag. 14., 
che La perjuafione del Martirio , e del Culto nella Diocefi Trentina deve 
ejjère , 9 antica, almeno immemorabile , lepidamente aggiungendo : Si 
permetta alla Cbiefa di TV ento di venerare per Beato , e Martire il [ho Ve- 
fcovo e Principe Adelpreto oggidì, & 1 in avvenire, come lo ha venerato fin % 
adejjo dietro un culto inveterato , & immemorabile, e conchiude perfine: 
Che deve si ufi amente , tì acerbamente venire riprejo il Sign- Tartarotti , che 
ad Adelpreto le za il predio di Beato , e di Martire r poiché egli di precipitare 
dall' Alture un Beato , Ó un Martire dopo un culto inveterato , & immemo- 
rabile ^ autorità , diritto , e ragione non ha. Ma e chi negò mai , che la. 

per- 



ALLE MEMORIE Dì ROVERETO. 37 
perfuafione dc'Trenrini circa il martirio d'Alberto non ila antica : 
chi vietò loro di venerarlo per Beato, e per Martire : chi tentò di 
precipitarlo dall' Alrare? Quando nella prima Lettera provai a lun- 
go , che a' tempi d'Alberto abufo era invailo di creder Martin co- 
loro, che innocentemente venivano uccifl , non provai altresì, che 
la perfuafion popolare de' Trentini era antica, quanto lo è la mor- 
te dello ilelTo Alberto? Contro al culto chi profferì parola v e mol- 
to meno chi tentò precipitar dall' Altare il Beato, ed il Martire ? 
Che poi queflo folo Culto, come il Sign. Decano prerende, ci affl- 
ai! i delle ùnte azioni, e del martirio di lui, quello è quello, che 
fi* è negato, e fi negherà maifernprc , né il Sign. Decano potrà 
giammai provare il contrario. Egli è veri (lìmo , che il Culto fup- 
pone la fantità delle azioni , fuppone il Martirio ; ma non prova 
né quelle, né quefta . Provai! all'opporrò nel noflro caio , che le 
azioni d'Alberto furono tutte o indifferenti , o cattive. Provali, che 
a quella (bigione palla va per Martire chi Martire non era , purché inno- 
centemente veniife uccifo , o almeno innocente folle creduto . Provali , 
che lo MeflTo Culto ad Alberto preftato , quando s' intenda di Culto gene- 
ra le dì tutta la Dioceiì, non incominciò fc non fui principio dello icorfo 
fecolo, o in quel torno di tempo; da tutte le quali cofe (quando 
anche altre prove mancalTero) fé i\ Sig. Decano ave/Te fiordi ienno, 
amatTe il vero non a parole , ma in fatti , e meno foiTe a favore delle 
tradizioni popolari della fua Patria preoccupato , vedrebbe fubitoqual 
confluenza fi debba dedurre . E come mai un Martire deli' Ecclefiafti- 
ca Immunità', qual egli ci figura Alberto, la Bolla della Canoniz- 
zazione del quale fiafolamente irnarrita , com'egli s c\\nime pag. 55. , 
non già ideata; non folo non fu mai inferito nel Martirologio Ixo- 
mano, non folo non trovò ricovero in vcrun alto Martirologio , ma 
la fua iteda Chiefà di Trento , per cui aveva esborùio il lingue , 
non lo venerò con general Culto fé non quattrocento e più anni 
dopo la fua morte, e di prefente non fa il predio motivo di quel- 
la, riè chi ruccide.'Te ? E égli avvenuto cosi di S. Tommafo Can- 
tuarienfe, di S. Pietro Martire, e di tanti altri , che vera corona 
di martirio conseguirono? No certamente, né è potàbile , che ciò 
avvenire, e non farebbe avvenuto né pure del noftro Vefcovo , fé 
-vero Martire {laro ibffè^ e fé i titoli di Beato, e di Santo, che in 
qualche Ifcrizione, e Scrittore egli gode, e che il Sig, Decano va- 
luta affai, dall' ottime azioni, e dalia vita fantamente dd elio con- 
dotta follerò originati: non ja opinione di martirio , giuda V abufo 
comune di quell'età; giacché chi é Martire , è nello ùeilo tempo 
Beato, e Santo, quando ancora le antecedenti operazicit fante non 
follerò, quando ancora fodero ree, mentre un fine cosi glpriofp ba- 
ita bene a interamente purgare, e fantifìcare ri arriva a confluirlo . 
Il Sign. Decano il profeffa qui jwgi li. di voierfi Oramai i aj e ur gui- 
dare 



38 APOLOGIA 

dare dalla [corta few a del noflro Regnante Sommo Pontefice , e colla Dot- 
trina [uà andar incontro alle obbiezioni avverfo per romperle neW affrontarle . 
Ma fé la Scorta, cui dice di voler fegui tare, egli folamenteconofcefTe, 
e i libri fuoi avelie tanto o quanto ri voltati, incontrato avrebbe nelLìb.i. 
£ap.t\i. §. io. num-l r. de Canonizatione : Neh enim fimplex Sancii denomi- 
natio , nec Imago in loco Jacro depifla , Ò* eo tempore ornamenti? decorata , 
quibus SanBorum Imagines decorari conjueverunt , fi ceterx defiat circumfian- 
tice, vel Cult us [ilice t ad univerfiam Ecclefiam , [dente & approbante Sum- 
mo Pontifice , extenfi^ vel definitiva [ententice ab eodem prolat<e de Sanciva- 
te & Cui tu in univerja Ecclefia prillando ; [uffici 'unt , ut quis inter Sanclos y 
ÌX Canonizatos fit recenfindus . Qv 5 è notabile , che f in (igne Autore par- 
la d'Immagini di Pontefici onorate con titolo di Santo in qualche 
Chiefa di Roma ftefsa. Che fé Umili Immagini, benché da tempo im- 
memorabile pubblicamente efpofte, pure non fervono in Roma , per- 
chè altri tra Santi venga collocato, invidiabii prerogativa farebbe ai- 
certo quella di Trento , allorché quivi cotanto clic valefsero - 

XVIL Ma finalmente il Sig* Decano un bell'indizio, e prova di 
Santità ha del noflro Vefcovo icoperta . E qual è quefta ? L J aver 
egli accompagnato per la Germania li Nunzj di Papa Adriano IV.,, 
nel qual accompagnamento fu fvaligiato, e fatto prigione , indi al 
dire di Radevico contemporaneo ,. Epifiopum autem evidenter divina 
potentia liberavi t . Qual maggior indizio di Santità ,. grida qui tutto 
fefteggiarrte il Sig. Decano : qual maggior [egno del concetto v che Jt 
ave a della pietà , e delle virtuofo azioni del noflro Vefoovol Quanta rive- 
renza del medefimo r che in tempi sì pericolofi, [avorijce la Chie[a Koma- 
naj <£r ajfifle all'i .fimi Legati l Ma si gran galloria non farebbe già 
egli fé fi ricordaiTe , o voleffe ricordare di quanto alh pag. 118. del- 
la prima Lettera fu fcritto , ove tal obbjezione fu addotta , e pie- 
namente difciolta. Con molta fcaltrezza dilìimula egli cotale feio- 
glimento per non avere che replicare* in contrario; ma qua! prò mal 
per la fua caufa? Qual vantaggio in ripetere ftucchevolmente , che* 
Radevico- dà ad Alberto il titolo di Vener abili s , quando fi fa , e il 
è provato già alla pag. 117. della detta, prima Lettera ,, eh' è titolo 
della dignità Vefcovile,, non della perfona? Il Sig.. Decano non vuo- 
le -, che- ciò fé gli flia.'a zufolare nelle orecchia , e le ne fra con Ra- 
devico. Replica adunque pag, 1 6. e 17;, che Delti Nunzj , che erano' 
Cardinali , nulla più- dice y cioè, non dà loro il titolo di- Venerabiles ; 
che Non dà sì facilmente titolo di Venerabile: ad altri Vejcovi: ma però» 
Ho dà. ad Eberardo Babenbergenje r il qual era: occhio , e mano del Imp, 
Federico. Lo dà a. Daniele Pragen[e\ & Ermanno Verdenfi, allorché que- 
0i 'furono dall' Imperadòre mandati a citare al Concilio Papa. Alej[andro 3 , 
§l' Antipapa Vittore-. Bravo Sign. Decano! Bell'indizio, e prova di 
Santità: bel fegno di concetto di pietà, e d' azioni virtuofe; che dee 
tfierci il titola 'di. Vencr.alulis, dato da Radevico, quando e' lo dà & 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO . 39 

Vefcovi del partito di Federigo, cioè fcifmatici , e che ad iftanza 
fua s'impiegavano in azioni indegne del Joro carattere: lo dà a chi 
era occhio, e mano d'un Principe /comunicato. Ma non vede queft* 
oculatiifimo Avvocato, che con Cimili argomenti tradifee Ja propria 
caufa, quando ancora folle in sé placabile, e huona? Qual .maravi- 
glia , che Radevico non dia il titolo di Venerabili! a' Nunzj Ponti- 
fici, comechè Cardinali, allorché Venerabtlitas ila Titulus bonorarim 
Epifcoporum , come in fatti Io è ? Erano egli Vefcovi que' Cardina- 
li ì E pollo, che Vefcovi flati fodero, non confeiTa lo lleffo Sig. 
Decano, che Radevico Non da sì facilmente titolo di Venerabile ad al- 
tri Vefcovi, Arcivefcoviì Ma che diremo della riverenza, e riflet- 
to dA Alberto inoltrato verib la Chiefa Romana neli'accompagna- 
re egli fletto gli Nunzj del Papa? Diremo, che il fine primario , 
e precifo di tale accompagnamento non li dee indovinare, allorché 
Radevico lo efprima. Radevico adunque dice a chiare note , che 
fu gratta majoris fecuritatis , e non già per rifpetto , ed onore verfo 
la Santa Sede . Fermiamoci un poco fopra ^uefla efpreffione di Ra- 
devico. La ficurezza, ch'apportar doveva Alberto a' Nunzj del Pa- 
pa, o doveva venire dalla propria perfona di lui, o dalla fua co- 
mitiva. Se da lui doveva procedere, e fé colla mitra, e coi palio- 
rale non intendeva ài difendergli , come certamente non avrà in te- 
fo, doveva dunque difendergli colla fpada ; e in quella guifa d'un 
Vcfcovo noi facciamo una lancia fpezzata. Se poi la iìcurezza era 
riporta nella fua gerite, qual neceffità, ch'egli ileflb fi me t tede in 
viaggio? Pur vi fi mife. Anche qui fermiamoci un momento. La 
dignità Cardinalizia nell'Ordine Ecclefiallico, dopo quella del Pa- 
pa , è la maggiore di tutte. E' cofa nota, che Inter Papam , & Car- 
dinale 's dici tur effe un'io ident itati s , -che funt Columna Ecclefia , che aqui- 
yarantur Regibus , e che. quantunque un Cardinale fia inferiore ad un 
Vefcovo ratione Qrdmis , è però fuperiore rat ione Officii .. Di qui ne 
fegue, che allorché un Vefcovo due Cardinali Nunzj del Papa ac- 
compagna, non fi faprebbe dire, fé più ila l'onore , che col ilio 
accompagnamento loro apporta, o quello, che dalle perfone accom- 
pagnate egli riceve. Ora non fi x\eg2i, che quantunque il fine pri- 
mario dell'accompagnamento d'Alberto folle la iìcurezza de' Nun- 
zj, pure non poteffe egli aver avuto in cuore la riverenza verfo la 
Chiefa Romana, e il rifpetto verfo la Santa Sede. Riflettendo pe- 
rò alla poca , anzi ninna riverenza, e rifpetto , che poco dappoi 
dirnofìrò verfo la Ile fi a Romana Chiefa , non curandofi delle fue 
cenfure , e corteggiando fempre Federigo quantunque feomunicato; 
può dubitarli , non forfè quel fuo perfonal accompagnamento, nien- 
te ai fine principale necefiano , nafeefle , o da mire politiche , o 
da vanagloria, o da divertimento, e forfè ancora da avidità, e la- 
re reffe . Di qui vede ognuno, che tal azione di natura fua indiffe- 
rente 5 



40 APOLOGIA 

rcnte, può effere fiata Tanta, e non Tanta in Alberto , fecondo fi 
fine fegreto, ch'avrà avuto; il qual fine non efsendo noto a noi, 
ma follmente a Dio, non pò (Ti amo. per confeguenza fargliene al- 
cun merito, ne considerarla per indizio di Santità, e Religione. 

XVIII. Da Radevico palla il Sig- Decano ad efaminare gli altri 
Scrittori 5 che dì Alberto favellano, ed incomincia dal Pincio. Re- 
ca le parole di quell'Autore, ma a brani, omettendo quello , che 
non fa per lui, e interponendo chiofe , e piuttolto ftiracchiature , 
che alterano la mente dello Storico, e non lafciano ravvifarc tifuo 
vero fentimento. Rechiamole noi unite, e interamente. Subiàtem- 
poris ( àlee il Pincio pag. 8. J. ) civitas Tridentina variis mot'ò^s exa- 
gitata efl , cui & bellum indi Bum fuit .... Caflrobarcis igitur Tridenti- 
no* bello prementibus , Adelpretus injuriis laceffitus , generofiffimos fibi cla- 
rerum virorum fpiritus imitando* propofuit , & aut Libanti Patria opem 
ferre , aut curri Ecclefia [uà vinliter cadere; quam ob rem Carlefios, Ve- 
ronenfes , multojque ahos ex Marchia Taurijana , olim Venetia , & locis 
finitimi* Principes adverfus Caftrohatcòs follicitavit , cum quibur etiam 
feedus percujjit , qui data ultro citroque fide , eofdem amicos , immicofque 
habituros jurejurando mutuo affirmant. Epi/copus in/uper , ut Veronenfes 
fibi magis devinciret , fideliorefque adverjus hofles fuos haberet , Gardam 
oppidum , a quo lacus ipfe cognominatus eli : illis in Pheudum dedit ( ita 
enim loquuntur qui in Legibus verfantur ) quìbus apparebat Addpretum 
paratum effe jura civitatis, & publicam libertatem ( non Y Immunità 
Ecclefia dica ) magno animo de fender e % injuriafque ab Eoijcnpatu viri Ut er 
propri/are. At Caflrobarci, cum vidiffent complures Principis Tridentini 
caujja in fé armatos , gravius indignati , Epifcopo infidias ftrmnt ; nuf- 
quam enim traditum efl de ullo belli apparatu . Id tantum invenimus me- 
moria breviter commendatum , Epifcopum ab uno ex Caflrobarcis hafta 
transfixum in valle Lagarina apud Roboretum oppidum , ex crudeli vuU 
nere , vita deccjfijfe ; quo /celere , quod Pontificem , & Pbeudi dominum in* 
terfecerint , credit um efl Caftrobarcos, velu ti divino iBos fulmine , ex po- 
tentijjimo Principatu ad ima prolapjos concidijfe . Adelpretum vero , qui ad 
viginti annoi prajuerat , /rande mterceptum , Ò* ab hofle confojfum , cum 
prò Patria , prò Religione, prò Deo gloriqfijfjlme occubuiffet , opinio efl taw* 
confpkua morte immortalcm faBum ; qui in Tempio D. Vigilii ad por- 
tami qua in eam Urbis partem ducit , quod Burvum Novum appelUnt , 
fepultus, inter Beatos numeratur accolitur; quo nomine etiam vivens ob 
yes pie ac fortiter prò Religione geflas vocari meruerat . Io non ripeterò 
qui, che il Pincio elTendo autore moderno, fallace , e che fcrive 
a cafo, non merita fede veruna circa fatti antichi, tanto più, che 
quanto dice d'Alberto, è tutto o falio, o dubbiofo ; mentre quelle 
fon cofe già dette, e provate nella prima Lettera pagg. ni. ll|. 
116. 117. Ammetto adunque per modo di difputa qual cofa certa 
tutto quello racconto, Veggiamo ora, come vada intefo , e ciò , 

che 



ALLE MEMORIE DI kO^EHETO. 41 _ 

che ne fégua . La città di Trento era in guerra. Alberto per di* 
fènderti -} la lega con varj Signori delia Marca Trivjgiana , e dà in 
Feudo a' Veroncfi il cartello di Garda. Mentre veniva alla volta 
d'Italia, o da Italia ritornava, i Caftelbarchi lo forprendono ini 
viaggio, e l'uccidono . Qiial veftigio di mezzi fpirituaii in quefto 
contegno d'Alberto: quaf orma di virtù, come la chiama S.Tom- 
mafo, non politica , jed in fu fai li col lega rfi con Principi fecolari per 
e (Ter da eli! affittito colf' armi, il giurarli fcambievole fedeltà, e il 
conferire a queftò fine de' Feudi, è egli virtm non politica , (ed infu- 
fi} E pure il Pincio dice: Quibus apparebat , Adelpretum paratum effe 
hira civitatis magio animo defendere . Che lignifica quel ambili ? Non 
s'intende cogli accennati ttiezzi-, é'd ajuri ? I mezzi adunque, e gli 
ajuti , a' quali Alberto ricorfe , furono tutti politici , e temporali : 
fpirituale niffnno . in quella guifa s'ingegnava egli labanti Patria op?- 
ra jerre. In quella guii'a pertanto voleva ancora : virilìter cadere : IJ 
opem ferre e oppofto al virilìter cadere. Se quello era coli' armi , ne- 
o-fTariamente coli' armi doveva edere anche quello; e le voleva av- 
elie morire per la Patria , voleva dunque non foio col mezzo al* 
tfirfj ma perlbn a (intuite far guerra; e combattere, mentre chi chiui'o 
bella propria danza, manda l'eiercito in campo j e la intanto ora- 
zioni a Dio , può ben reftar vinto, ma nou già morto. Non fac- 
cia fpezie , che il 'Pincio dice: Nufyxam traditila ejì de nullo belUap- 
paratu, mentre qua! apparato Hi guerra, non che latto d'armi, potè 
feguire, fé i nimici d'Alberto dando in agguatò, Io colfero ali 5 im- 
provviio, e luccifero proditoriamente ? Quefto belli apparai::* ^ che non 
lì trova fcritto ( quando non fi voglia-, che io Storico nelia fteffa 
pagana ridicolmente il contraddica) ve ifi'tafc del predio cafo , ir* 
Cui legnila morte, nel quale gu ertiti non ebbe luogo, non già perchè 
il Veicovo non avelie animo di farla, che anzi col maggiorrervo- 
re dello fpirito la flava lufcir.ndo al dire dello lì e fio pincio ; ma 
per aftuzia dèi nimico, che con ftratagemma gli toife ìd vita. Pu- 
ro accidente, e difcrazia fu cotefta, che non G può convertire in 
merito alcuno del Preiato, perchè il merito fi defiline dall'inten- 
zione antecedente, e l'intenzione antecedente non era già di laf ciarli 
volontariamente trucidare, ma di fu perai* l' avveriamo , ed uccider- 
lo combattendo. Quando adunque il Sig. Decano afferma pagi 15. che 
Non v era neppure apparato di guerra , e che il Vefcovo pazientemente ?, e 
volontariamente perdonando , fé ne muore , le intende d 3 apparatoci gu; - 
ra nel punto predio, in cui fu ammazzato , fògli concede , e fe- 
gli concede altresì, che perdonafle al nimico, allorché il cafo era 
djfperato, mentre diverfamentc fupponendo, m luogo d'un Santo, 
e d J un Martire, faremmo un dannato, l'anima di cui cum gemitìi 
fugit indignata fub umbra* , cc>: e di quella di Turno diffe Virgili-; ; 
ma non fogli concede già \ die non foio prò Patria , ipa 

F anche 



42 APOLOGIA 

anche fra Religione , e prò Beo fé ne monile , ne fegli con- 
cede , che In altra grifo- non potrebbe dal principio fino adejfo ejfere an- 
noverato, e venerato inter Beatosi mentre s'era comune in que' tem- 
pi Tabulo di tener per Martiri coloro, che innocentemente veni- 
vano uccifì, e fé chi è Martire, è anche Beato, eSanto; potevaegli 
qual Beato, qual Santo, e qual Martire venir venerato nella fuaChie- 
fa, quantunque morto per la fola Patria. Meno poi fi dee concede- 
re al Sig. Decano, che Alberto Non fogna a dilatare il Dominio con 
invadere V altrui , e che folamente Vuole confervare , e ricuperare con giu~ 
fliffimo titolo il fuo , o per dire meglio le Terre della Chiefa , dal nemico in- 
giuflamente , e violentemente ufurpate ; mentre fta in contrario l'auto- 
rità di Francefco Sanfovino, il quale dice a chiare note, che fuucci- 
fo mentre Veniva con molta gente per torre lo Stato a' Caflelbarchi. Ma 
ritornando al Pincio, che la mente fua nel citato palio fìa appunta 
quale per noi fi è dimoftrato, apparirà ancora meglio dall' offerva- 
re, come l'abbiano intefo gli altri fcrittori , che fenza impegno, e 
fenza fpirito di partito, quefto medefimo fatto coll'autorità di lui 
rapprefentarono . Il P.Schmid dice: Avendo dunque veduto S.Adelpreto 
dove tendevano le mire di quefli Conti, rifolvette di non ridurfi in ver un mo- 
do agli efìremi , cedendo vilmente infieme co' fuoi all' inimico : ma da provi- 

do Paflore , e Principe de Juoi fudditi , fece toflo lega Avendo dunque 

veduto, e confiderai o li Signori -di ' Cajìelbarco , come il S. Ve f covo , e Prin- 
cipe mediante /' affi/lenza di tanti altri petenti Signori, era contro di ejfi in 

armi, penfarono fraudoknt l emente fedurlo, e in fatti Azzone ritrovò il 

Vefcovo nella mentovata Valle Logorino, poco difeoflo dalla Citta di Ro^ 
vereto , dove non fofpet tondo il S. Paflore alcun inganno, fu impr ovvi fornen- 
te ajfalito , e con una lancia mortalmente trapajfato . Alberto non voleva 
cedere vilmente air inimico : era in armi ; e non fofpettova d f inganno , al- 
lorché iu uccifo. Non aveva dunque intenzione d'andare al mar- 
tirio, mentre chi va ni martirio vuol cedere , non va armato , e 
fofpetta d'inganni. L'Ughelli dice: fura fine Ecclefice acerrime defendit . 
Siquidem cum plura bona a circumvicinis hoflibus occupata , jufio conf cripto 
exercitu, ijfet recuperai um , prope coflellwn Roboretum proditus , lance aque 
tronsfixus , interiit. Quefto Scrittore aveva letto molto bene nel Pin- 
cio, che Nufquam traditum efl de ullo belli apparatu ; e pure afferma ,. 
che Plura bona , juflo confcripto exercitu , ibat recuperai um , e con tutta 
la ragione lo afferma, perchè, com'è detto, la mancanza dell'ap- 
parato bellico s'intende precifameme del punto, e luogo, in cui fu 
ncciCo, non dì quello, in cui da Trento per venire alla volta d'Ita- 
lia era partito. Il Mariani dice: Non fi legge veramente , al dir dì Pin- 
cio , d'alcun apparato di guerra : ma pero tali furono i moti , e gli attenta- 
ti d' oflilita , che il buon Vefcovo vedendo]} in ongufiie do ogni banda , rifoljer 
f-uW e f empio d y uomini grandi , o di foce or r ere alla cadente Patria, o di ca- 
dere egli fleffo per la fua Chic fa ... Che però per difenderla, ed oflìcurar la cqt^- 

tro 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 43 

tro gli attacchi , chiamò in ajuto i Carlesj Or mentre bollono le co fé 

in aperta rottura , e che il Ve/covo cerca difendere coftantemente le ragioni 
della Città , e ributtare i torti dal Ve/covato , per incontro fattogli a caval- 
lo da Azzone Cajìrobarcenfc ; rejla trafitto d' afta in Val di Laguro ec. U A- 
nonimo Trentino nella Vita d' Alberto dice: Acerrimo , e giufto affis- 
ine dijenfore di quanto s* apparteneva alla fua Epijcopal Menja , gli bifogno 
necejfariamente moflrare il vifo, ed effer avverfario a chi ingiufl amente pre- 
tendeva pregiudicargli .... Alle quali irragionevoli azioni volendo nel miglior 
modo pojfibile oflare , fu neceffitato Adalpreto di procurare anche lui alleanze , 

ed aderenze Il che prefentito da quelli di Caflelbarco , r ic or fero all' infidi e ^ 

rifiuti di torlo di mezzo , e però faputo , eh' egli cavalcava alla volta di Ro- 
vereto , l' affai irono armata manu d'improvvifo fuori di P^overedo nella pub- 
blica firada^ dove adeffo è il Convento de Padri Riformati di S. Francefco y 
e con una lancia gli paffarono il petto . Lo {ietto a un di predo ripete 
nella Storia di Trento. Anche da quelli Autori veggiamo , che Al- 
berto era in rotta co' Tuoi avverfarj, faceva lor tefta coli' armi , e 
s'ingegnava ad ogni potere di fuperargli , cofe tutte contrarie alla 
raffegnazione de' Martiri, i quali non d'altro armati, che d'umil- 
tà , e di pazienza, ricufavano bensì di fecondare le altrui ingiufle 
pretefe, ma fenza forza, fenza inoltrare il vifo , fenza animo di 
ributtare i torti, anzi con animo d'incontrargli, e ricevergli. Ne* 
mo oves appellat eos ( dice Tertulliano adverfus Marcionem Lib. 4. §. 
39.) qui in bello armati , & ipft ex eadem feritate certantes cadunt : fed 
qui in fua proprietate , atque patientia dedentes potius femetipfos , quam 
vindicantes , trucidantur . Dunque dopoché Alberto fi era preparato a 
vincere, o morire: dopoché a quefto fine aveva fatto lega con più 
Signori potenti , e contro al fuo nimico gli aveva concitati ; dire- 
mo, che In fua patientia dedi't potius fernet ipfum , quam vindicavit T 
Dunque il Martire va al martirio, e nello {ledo tempo Magno ani- 
mo fé de fendi t, injuriafque virili ter propulfat? E dov'è qui il Potius de- 
der -e fernet l ip fum , quam v'indicare^. Né di Martire, né di martirio ha 
idea chi così penfa. Niuno degli Storici , che prefero dal Pincio 
riconofee in Alberto né pur ombra di propenfione al martirio ., 
ma bensì minacce, rifentimenti , confederazioni , e alleanze. Ai 
Sig. Decano per lo contrario fembra di vedere nello fteiTo Auto- 
re un innocente agnellino, che col Clero a' fianchi, e colla Cro- 
ce in mano va volontariamente al facrifizio, e imita Lo jpirito ge- 
tter ofo di uomini chiari , e grandi non per valore mondano , & agli occhi 
del Mondo vano , ma grandi per animo forte , intrepido , e giuflo , come li 
vuole Iddio , fé hanno a piacere #1 cuor fuo: Donde mai quella diver- 
tita? Dalla prevenzione fenza dubbio, ch'egli aveva nel leggere , 
e che non ebbero gli altri. Optimus UBo? efl ( dice S. Ilario dt 
Trini tate Lib. 1. §. 18. ) qui diBorum intelligentiam expeElet ex diBis , 
pDtius quam imponat , & retulerit magis > quam attulerit\ neque cogat ià 

F 2 vide- 



44 APOLOGIA 

inderi di£li's cont inerì , quo d ante leflionem prafum ferii intelligendum . Gli 
Autori mentovati lesero il Pincio in tempo innocente, e lenza al- 
cun pregiudizio nell'animo. Il Sig. Decano all' opposto lo lefle trop- 
po preoccupato a favore del iuo Vefcovo. Di qui è, che quelli , 
prendendo dalle parole del Pincio ciò , che naturalmente ne vie- 
ne, e che poffono con chiarezza indicare, efpofero con tutta fedel- 
tà il vero, e genuino fentimento di lui; il Sig. Decano all'oppo- 
ìIq, facendogli dire più quello, che vorrebbe, ch'avelie detto, che 
quello, ch'effettivamente e' difTe, Io confale, lo alterò, e io itra- 
volfe miferamente. 

XIX. Ma che replicherern noi a quell'efpreffione del Piscio: In- 
ter Beatos numeraiur , ac colitur ; quo nomine etiam vìvens oh res vie 
ac f or t iter prò religione geftas vocari merueratì Non è quello un chia- 
ro, e incontraftabil tertirnonio di vera fantità del Vefcovo Alber- 
to? Anzi è uno de' foliti arbitrj del Pincio, a cui niente fadime- 
ilieri replicar qui, eflendolì già abbartanza replicato alla pag. 112. 
della prima Lettera, quantunque il Sig. Decano faccia il lordo , 
diffamili ogni cofa , e feguiti a inutilmente ripetere le parole del 
Pincio. Aggiungerò folo ( acciò ognuno tocchi con mano qual fia 
l'indole di quello Scrittore, e qual fede meriti la fua Storia ) che 
di Gebhardo Vefcovo di Trento, fiorito fui principio dello Aedo 
iecolo, in cui fiorì Alberto, quantunque non mai dalla Chiefa di 
Trento ne per Santo, ne per Beato riconofeiuto, pure egli ferivo 
così pag, 7.3. Qui credit ur Inter Deos relatus . Con quali ragioni , a 
autorità comproverebbe mai il Pincio coteììa canonizzazione ? Pro- 
babilmente egli aveva letto quanto di Gebhardo da (cripto peli a 
Cronaca di Conrado di Lichtenavv , o piuttofto dell' Abate Schvvartzen- 
'fe all'anno 1106. Gebebardum vìrum probatum Tridentina Ecclefi<€ con- 
flitutum a Hege Catbolico novam Bpijcopum qnem nunquam fé fufeepturos 
cives ipfi confpiraiterant , recipi coegit . Di quel Vir probatus , egli for- 
mò fubito un Sauto, e Santo canonizzato. Quindi l'Ughelli, che 
prefe dal Pincio: Credit uvque ob probi tatem vita Jìngularem in Beato* 
rum numerum juijfe relatus, il Mariani aitio copiatore del Pincio : 
Tenuto in concetto di Santo, e Santo affoltitamente l'appella France- 
sco Nigrini nella Deferitone del Tiralo pag. 455. Il P. Giacopo 
Schmid non contento d'averlo riporto nel numero de' Santi, lo fa 
anche ConfeiTore, e cita altri , che per Santo parimente lo rico- 
nobbero. Ecco come gli fcrittori , a quali il beatificare, e canoniz- 
zare non corta più d'un poco di carta, e d'inchiortro , fono cor- 
rivi in quello fatto. Intanto gli ferirti loro, letti lenza difeernimen- 
to, e da chi nella lode ha intereffe, fanno poi credere ciò , che 
non è, e danno aula a moltifììme opinioni infutnrtenti , e chime- 
riche, die col tempo acqui/lano credito, fi valutano quali veiiia 
inconcufftf, e £ ha difetto, ch'altri tenti (coprirle per quello, che 

io: 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 45 
fono; mentre, cerne faggi-amenze fu avvertito: Nelle coje a no t gra- 
te e e Are facilmente diventiam ciechi , e andiamo in collera con chi ci vor- 
rebbe guarire da si dolce 'male, A quello foggio dell'indole del Pincio, 
preio da ciò, che dice di Gebhardo , non è niente inferiore quel- 
lo, che abbiamo, ove del \ Agnello ragiona. Tratto egli in 
errore da Paolo Diacono., che mirabilmente ftravolfe, e guatìo la 
Stona delio Scifnia Àqinlejefe de 4 Tre Capitoli, prendeva , come 
pur fecero molt' altri, per Vefcovi Cattolici i Vefcovi Scifmatici , 
e per Scifmaiici i Cattolici. Parlando adunque nel libro Le geflis 
Dticum Tridenti tortai pag.j.B. del Conciliabolo di Marano, in que- 
fta guifa ne ieri ve: Eodem tempore indiBa efi Synodus Mariani , cui 
tantum praftiere decem Epifcofi a. Sede Romana eletti , qui Severum Pa- 
tr'iarcham Aquilejenjem , fy alias porrigentes cr rerum juorum libello s, au- 
• , & quod ex ufu ejfet Chrifiiana Reipublica , adjudkarent ; quorum 
s jmt Àgnellw Fonlifex Tridentinus . E' cofa notoria, come quello 
Sinodo non fu che un Conciliabolo di Scifmatici , convocato non 
già da Roma, ma dai Patriarca Severo loro capo, e non già per 
deporre alcun errore, ma bensì per foftener l'errore , che in Ra- 
venna da' Cattolici gli era fiato fatto abbjurare . Pollo pertanto 
Quefto fallò principio, cosi il Pincio fegue immediatamente a fa- 
vellare di Agnello: Vir juorum temporum [alieni iffimus , qui prò Ro-> 
tr^ma Ecclenjz inflittiti* flrenue lab or 'avi t , ut prccclarum vita fu# /peci- 
men prabuerit . Ecco com'egli parìa di un Veicovo Sciimatico , che 
fecondo ogni apparenza-, morì olìinato nello feifma, ed ecco altre- 
sì, fé „a buona ragione io dicefi] nella prima Lettera : Che queflo Sto- 
rico feri ve Jpcjfo le co fé non come furono , ma. com'egli s'immagina , che 
fojfero , aggiungendo quel tanto , che da certi antecedenti fembra a lui poter ^ 
Ji derivare. Vuole che il fuo Pincio meriti tutta la fede, e foggiun- 
ge pagi 21. che fcriife, e fiampò la fua fioria in un fecola illuminaiif- 
Jìmo y fotto gli aufpiz.j di Uomini grandi per j angue , per dignità, e per dot- 
trina^ cioè Bernardo Clefio , e Criitoforo M zàmz ìq) La pubblicò in 
faccia all' iflejfo Concilio, occupato , oltre al definire il Dogma , a regolare la 
Dijciplina. e correggere li ab ufi ....Era quello il tempo di gettare una favola 
nella jìoria Ecelefìajiical Avrebbero quelli venerandi/fimi Padri ( aggiunge 
P a g-55'') della Sinodo Generale* /off erta , e taciuta /' impojìura d' un vano 
Scrittore , mentre facevano dif porzione sì falutare , e provi da intorno alla in- 
vocazione , e venerazione , e le reliquie de 1 Santi , e delle Sacre Immagini ? 
Tra le ragioni inconcludenti, o piuttoilo puerilità, e baje ridicole , 
che formano il compierlo, e la foiranza di quella Scrittura , fé la 
preferite non è la maggiore di tutte, va alcerto tra le prime . Pu- 
re , chi '1 crederebbe . ? il n olirò Sig. Decano non fi fazia di ripe- 
terla. Dice lo ileiTo alla. pag. 74. Ma pag- 77. alla pag. 79. e forfè 
altrove; ma alla pag. 78. s'avanza in oltre a dar precetti allo fleiTo 
Concilio Generale, e pretende, che non folo non poteva ignorare 

il Cui» 



46 APOLOGIA 

il Culto da' Trentini ad Alberto predato, ma di più, che Nondo- 
veva non approvarlo. Ora a tutte quefle ragioni, che per verità ri f- 
pofla alcuna non meriterebbero, qualche cofa pur replicando, dico 
effe re veriffimo, che il fecolo XVI. fu un fecolo illuminato , eru- 
dito, e critico, maffime in paragone degli antecedenti . L'antichi- 
tà, le Leggi Romane, e gli Autori profani sì Latini, cheGreci fu- 
rono fludiati con calore', e ricevettero illuflrazione , e vita. La Fi- 
lologia pure incominciò ad alzare il capo dalia barbarie , e dalle 
infulfità degli Scolatici. Anche gli fludj Ecclefìailici fi coltivarono 
non poco, comparvero molte edizioni di Santi Padri per opera 
principalmente d'Erafmo Roterodamo, e fi procurò d' impoffeììarfi 
delie lingue originali della Sacra Scrittura: ma per conto della Sto- 
ria Ecclefiaflica fino alla metà del fecolo poco avanzamento fi vide. 
Ella dormiva tuttavia ne' fuoi fonti in gran parte inediti , ne da- 
gli uomini dotti era fiata peranche rilevata , e pò fi: a nel fuo vero 
punto di vifta. LaCbiefa ( offerva avvedutamente il P. Bernardo La- 
my nel primo de' fuoi Trattenimenti [opra le faenze ) farebbe fiata me- 
no combattuta nel fecolo paffato , allorché i juoi proprj figliuoli le fecero 
una guerra sì crudele , fé molti di coloro , che vi furono fedeli , f off ero fia- 
ti p ù ben forniti per difenderla . Ella fu attaccata in tempo di notte , e 
allorché le perfine non avevano /' armi alla mano , e non fapevano dove 
ritrovarle .... Se l'antichità Ecclefiafiica fojfe fiata da loro conofeiuta , la 
bugia non avrebbe ardito apparire : e fé fojfe e om par fa , la jcienza non fa- 
rebbe fiata abbagliata da' juoi lumi . Ma oimè ' la Chiefa era allora co- 
me una buona vedova , i di cui figliuoli libertini , e negligenti , non aven- 
do cura d' ifiruirfi degV interejfi della loro famiglia con cavargli dalle car- 
te , fi lafciavano togliere il loro proprio bene da' cattivi contrafii ....Così 
quando il Clero fi rifvegliò, e conobbe il dif ordine^ che aveva cagionato V 
ignoranza , e quanto fia importante , che la Chieja abbia perfone d' un ra- 
ro fapere , fi vide /' errore nato nella notte , dijjìparfi nel nuovo giorno , 
che alla Chieja refe lo {Indio . / Padri del Santo Concilio di Trento co- 
nobbero sì bene , che T ignoranza ne' P afiori , e ne' popoli era uno de* ma* 
li, al quale bijognava con ogni prontezza rimediare , e il primo decreto 
della r formazione , che jecero , fu di animargli allo fiudio . Se la cofa 
fu cosi, e fé le bugie a tutta la Chiefa più perniziofe difficilmen- 
te potevano riconvincerli a quel tempo per difetto delle neceffarie 
cognizioni , qual lume mai fperare intorno a fatti particolari di fio- 
ria , il rifehiaramento de' quali dipendeva da documenti , che non 
erano peranche pubblicati? Ma poniam pure, che il venerabile con- 
{effo foffe anche allora provveduto d'uomini atti a tale imprefa s 
come di farto non ne mancavano, e dove mai ha trovato il Sig. 
Decano, che il facro Concilio di Trento fi proponeffe d'efamina- 
re alcuna floria particolare delle Chiefe d'Italia, non che di quel- 
la di Trento ? Poca pratica della ftoria de' Concilj Generali , e 

fpe- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 47 
fpezialmente di quello della fua patria egli dimoflra. E" verifTimo, 
che oltre ai Dogma, la Difciplina ancora egli ebbe in mira ; ma 
la Difciplina univerfale della Chiefa , non la particolare di Tren- 
to; e non i punti di fatto, ma i punti di diritto; nò air efecuzi ci- 
ne de' Decreti , che non erano peranche formati , ma alla fìeiTa 
formazione di quelli badava. Qiiai maggior inezia, che flgurarfi , 
che qiie 1 gravi (lì mi Padri in urgenze fimili avellerò tempo , o vo- 
glia di riveder le bucce al Pincio da Mantova - ? Un bell'ozio , e 
infieme un bel che fare avrebbero certamente avuto . Con irreli- 
gioni frafe prefa da Tacito, che parla dell' Apoteofi de' Gentili , 
Deorum honor chiama il Pincio pag.S.B. la Beatificazione de' Cri* 
iliani, e con affettazione, e Solidità ancora maggiore pag. 2. A. fa, 
che i Martiri Anaunienfi preghino per Deos immortale* i Pagani di 
Val di Non a voler diftruggere i fimolacri degl'Idoli . Simili aflur- 
dita di quefto profano Scrittore faltano negli occhi ben più delle 
favole, che va d'Alberto fpargendo. Nientedimeno non fappiamo, 
che da' Padri del Concilio di Trento foffero difapprovate, o fatte 
cancellare. E pure non avranno certamente ignorato que' dotti uo- 
mini, come in ciò poffono fervirci di maeftri gli fleifi Gentili , 
mentre delle voci antiquate, e da' Sacerdoti appena intefe , difie 
Quintiliano Lìb. I. cap. 6. Sed Illa miliari vetat Religio , & confecratis 
utendum efl . Tra l'iftruzioni de' Legati Pontificj al Concilio di Tren- 
to una era , che veniffero bensì condannate le fentenze ereticali , 
ma non già gli autori. Id autem ]ujfum ( foggiunge Natal Aleffan- 
dro ) ne f attor um quxjlionibus , & probationibus Synodus implicarelur y & 
tempia tereret . II Concilio non voleva perder tempo in cercare qua- 
li fodero gli autori dell'erefie, per le quali pure era flato princi- 
palmente convocato: e fi farà *p°i prefa la briga di cercare chi fok- 
fé l'autore dell'opinione della Santità, e del Martirio d'Alberto , 
che nulla coli' creile aveva che fare, e che da alcuno non era pro- 
ponga, né rifvegliata? Ma fi conceda, che i Padri Trentini aveitero 
e ozio, e volontà d'entrare in quella ricerca. Come proverà poi il 
Sig. Decano, che ali 'im prefa effettivamente s' accingere io? E fé non 
vi s'accinfero, qual maraviglia, che la tradizione de' Trentini non 
ritrovale allora contradditore veruno?* Se tal difputa foffe fiata mof- 
fa , noi non fappiamo ciò, che ne farebbe fegu ito. Concede il Sig. 
Decano fui fine della fua Scrittura, che i miei argomenti contra la 
volgar opinione Sono j ufficienti a non cominciare il Culto , [e quello non 
jojfe pojjeduto, e prescritto . Al tempo del ConciUo di Trento , la 
prima feffione del quale incominciò l'anno 1545. e l'ultima termi- 
nò l'anno 1563. il Culto pubblico di tutta la Diocefi di Trento ver- 
fo Alberto non foio non era podeduto , e preferitto, ma non era 
né pure incominciato, come prova il Calendario Perpetuo Madruz- 
ziano, flarnpato Tanno 1560. va cui di tal Culto cenno non ap- 
pari- 



43 APOLOGIA 

panice; e incominciò lolamente fui principio dei fecolo, che venne 
appreflb, o in quel torno eli tempo. Si finga adunque, che i Pa- 
dri del Concilio di Trento avellerò intavolata la noflra quiflione, e 
gli lieiii argomenti fodero ftari addotti, che per me s addwTcro . Se 
quelli argomenti, al dire del S'ig. Decano, Sono /ufficienti a non in- 
cominciare il Culto , non avrebbe dunque incominciato ne allora, né 
dopo, e farebbero ifati aboliti ^nche que' pochi veiligj di Culto par- 
ticolare, che tolsero flati Icoperti . Stando adunque la cola cosi , 
come conciiierem noi quella conclufioiu* , da' principj dello ilefso 
Sig. Decano derivante, con quell'altra pur iua , che i Padri del 
Concilio di Trento Non dovevano non approvare il Culto de 5 Trenti- 
ni verib Alberto? Dover abolir un Culto, e non dovere non ap- 
provarlo, non fono proporzioni diametralmente oppoile? Ecco in 
quali contraddizioni fono finalmente forzati a invilupparli coloro , 
che caufe firnili prendono a patrocinare « 

XX. Ma e dove falciamo il Cardinal Bernardo C!e fio , e il Car- 
dinal Criftofolo Madruzzo, Uomini grandi per [angue , per dignità , e 
per dottrina, lotto gli aulpizj de 5 quali ftampò il Pincio la lua Sto- 
ria? O quello sì, di è un argomento indifToiubile . Pcrfonaggj di 
qualità, non v'ha dubbio, e molto *1 tempo loro riputati furono 
i Cardinali Clefio, e Madruzzo. La celebrità però del loro nome 
più dalle dignità, e cariche folle nu te , che dui fapere , e dalla dot- 
trina ebbe origine. Nat»! de' Conti chiaro fcrittore di quel tempo 
attcila del fecondo nel Lib.ìo. delle lue Storie, ch'egli era Frola- 
bilium rationum ignarus , ac nimis JìmpUx , nimifque facili s Ad oliata quo- 
que credenda. S'egli dice il vero, non aveva al certo di che teme- 
re il Pincio, e poteva ben dormire fra due guanciali, ancorché li- 
bro di molto maggiori favole ripieno gli averle prefentato . Molto 
meno abbiamo a fperar noi, che que : lo Cardinale patelle con giti- 
ilo criterio discutere , ed efaminare o quella, o altra fimil quiitio- 
ne . Egli aveva dalla natura una difpoutioiré tcdppo contraria per 
riufeire un Critico anch^ mediocre. In qualità d\ Segretario tene- 
va egli al (Ito lervigio Antonio Vignali Smele, detto YArJkcio In- 
tronato , di cui così il Fontanini nella Biblioteca dell' Eloquenza Ita- 
liana Clajf.q. cap. i. Niccolò Franco ' jerivs una lettera a quello Arfic- 
ùo , il male a lui fi conforma in e 'talché hi f inda , e più che jcjcennino com- 
poni mento , u fitto con le indegnità dell' Are t in: ; onde qual feffe queflo A.r- 
■Gccio \ fi rawifit da I ali buoi amici, fatti in fu! T andare del Franaje con- 
temporaneo , e tutto fimile a loro , Francefco Rabelais , prtjfo /' ìvfigne Ve- 
scovo Claudio c aintefio: Ailxus Rablotus impjis fuis jalibus harcticos , Ò 1 
Epicureo* obkttat . Antonio Vignali (aggiunge a quello palio Apposolo 
Zeno ccnic imo de! Fontanini ) e degno della cenfura del noflro 

Monfignorc , per aver compolla , benché non pubblicata , . a fejcennina , 

il cui foto titolo è br . ■' a fcan lalezzare anche le pc, : libertine , e 



ALLE MEMORIE DI &OVER.ETQ. 49 

più fcapejìrate . Ella non cede , fé pur non ifià di jbpra , a qualunque nefando 
componimento dell' Aretino. Ad altro, che a femplicità, e dabbenaggi- 
ne dei noflro Prelato non faprei attribuir io l'aver tenuto in fùa 
Corte un uomo fimile, di cui non doveva averefaminato , o com- 
pre fo i coftumi. E s'egli non fapeva difcernere , e fcandagliare i 
coflumi del Segretario, ch'aveva in cafa, molto meno avrebbe Ta- 
pino difeerner quelli d'un Vefcovo , che non aveva mai conofeius 
to, e che quattro interi fecoli era da lui lontano. Il Cìefio poi , 
che morì l'anno 1539-) non potè vedere l'Opera deiPincio, ufet. 
ta (blamente l'anno 1546., e pollo che i'aveffe veduta, come mai 
iufingatfi, ch'egli avelie voluto combattere il fuo appaffionato Pa? 
negirtfta, o volendo avelie, avuto l'armi opportune per farlo? Ma 
latciamo di grazia fomjglianti bambocccrie, eh* è una perdita di tem- 
po i! folo riferirle, e palliamo al SanfovtnO. 

XXI. Gran failidio dà ai Sìg. Decano, e con tutta ragione quelV 
Autore, mentre non s'uniforma punto col Pincio , ma dice , che 
Alberto, allorché fu ucci io, Veniva con molta gente per torre lo flato. 
a'Caftelbarchi . Con gran franchezza pertanto decìde egli pag. 24., 
che Al Pincio meglio informato fi dee più credere , che al San] ovino , per- 
chè il Pincio Aveva /' accejfo agli Archivii , dove il Sanf ovino raccoglieva 
d' ogni erba il fafeio . Pincio era prefente , vicino a noi . Sanfovino affatto 
flraniero , e lontano . Mi piace quello parallelo del Signor Decano tra 
il Pincio , e il Sanfovino ; ma mi permetta in grazia , eh' io lo 
conduca un poco più avanti. Il Sanfovino (lava in Venezia, ève- 
riiTimo , dove il Pincio (lava in Trento: ma però quanto fcrilTe il 
Sanfovino della famiglia Gafieibarco lo ebbe dal Baron Federigo 
da Caltelbarco, che l'aveva tratto dalle memorie domeftiche , co- 
llie ci alficura Ambrogio Franco; onde poco ferve , che non avef- 
fe 1' acceffo agli archi vj di Trento, quando aveva i lumi dall' ar- 
chivio (ledo di quella famiglia, di cui fi pretende, che {offe i'uc- 
ciiòre. Il Sanfovino faceva d'ogn'erba fafeio, o, come portalo (li- 
le lindo , raccoglieva d'ogni erba il fajcio . Il Pincio all' oppofto non 
folo faceva d'ogn'erba fafeio; ma immaginava talvolta , e fingeva 
più a guifa di Poeta , che di Storico , di che e nelle Memorie Anti- 
che , e nell'Operetta De origine Ecclefix Tridentina fi hanno più fag- 
gj. Il Sanfovino aveva fé non altro buona volontà di dire il vero, 
anche a difpetto di coloro, che poco volontieri l' ascoltano , men- 
tre nella prefazione dell'Opera lua cosi s'efprime .* Ma quello, che 
più mi ha apportato noja , e faflidio , è fiato il ricercare io con ogni di- 
ligenza , e più efattamente , che per me fi è potuto , la verità , poco grata per 
quanto 10 conofeo , e mal volontieri udita dai Grandi. Alcuni de quali aman- 
do affai più gli ornamenti vani delle jalfe , e peflifere adulazioni , che i fer- 
mi fondamenti del vero , fi dilettano di effer dipinti , e ritratti piuttoflo con 
i colori della bugia , che con quelli d' ejfa verità . Se il Pincio aveffe mol- 

G ta 



50 APOLOGIA 

to ben radicato nella mente queflo principio , non faprei dir io . 
Nella mentovata Operetta De origine Ecclefìa Tridentina è flato ofìcr- 
vato, e fi potrebbe vie meglio confermare, ch'egli efagera bensì , 
ed amplifica le azioni lodevoli; ma delle biafimevoli non fa roven- 
te parola, confondendo le parti dello Storico con quelle del Pane- 
girifla . Di ManafTe IL prima Vefcovo d' Arles , poi di Trento , 
uomo ambiziofo, avaro, e che flava full'armi 3 abbiamo da Liut- 
prando nel Lib. 4. cap.$. nel Lib.$. cap.12. , e nel Lib. 6. cap. 6., 
ch'egli col favore d'Ugone Re d' Italia > ch'era fuo attinente, noi* 
folo invafe la Chiefa di Trento, ma quelle ancora di Verona , e 
4i Mantova, indi per aver quella di Milano fenza riguardo a pa- 
rentela, o gratitudine, tradì Ugone , e fi gittò con Berengario . 
Abbiamo dallo fletto Liutprando nel citato Lib. 4. cap* 3., ch'egli 
giuflificava jl goder molte Chiefe infieme coir elèmpio di S. Pie- 
tro, che fu Vefcovo d'Antiochia, e di Roma, e di S. Marco, che 
a fuo dire, era flato Vefcovo d'Aquileja, ed' Aleffandria. Dique- 
ile degne azioni , e di quefle rare dottrine né pur un cenno nel 
Pincio. Pure, ch'egli non avefle veduta l'Opera di Liutprando Re- 
rum ab Europa Imperatoribus , ac Regibus geflarum , è difficile a cre- 
derfi, mentre, allorché flava fcrivendo, era frefea l'edizione di Ba- 
silea dell'anno 1532. Di Enrico I. Vefcovo di Trento, uomo pu» 
re djfubbidiente alla Santa Scdc^ e attaccato allTmperador Enrico 
IV., niente abbiamo dal Pincio, fuorché l'Inveflitura di Cartella- 
no da queir Imperadore ottenuta . Nientedimeno fi fa , che nella 
difeorclia tra elio Imperadore, e S.Gregorio VIL Pontefice, il no- 
fìro Velcovo s'attenne all'Imperadore, e abbandonò il Vicario di 
Criflo, ancorché quello foffe flato l'anno 1076. feomunicato. Quel- 
lo, che più, non fi degn* né meno di rifpondere al Santo Pon- 
tefice, che non aveva mancato di paternamente ammonirlo , tal- 
ché fu affretto a replicare: Et inde fraternitatem tuam monemus , ut 
certos nos fiudeat jacere , utrum Dea obedire , an hominibus magis eie- 
gerit , utrumve jujtitia ob temperando fidem Deo, & SancJa Romana Ec- 
clejia obfervare , quam filiis miquitatis adbarendo , conculcare cenfuerit ; 
come fi ha dalia Lettera pubblicata dall' Eccardo , ed anche dal 
Gentilott nelle giunte all' UghcIIi . Ch' Enrico s' arrcndefle a così 
pie , ed amorevoli ammonizioni non é molto verifimile, mentre T 
anno 1082. fi vede, che tuttavia aderiva all'Imperadore, da cui in 
tal anno ebbe in dono la Signoria di Caftcllaro. Anche di quelle 
indegne azioni d'Enrico niente nel .Pincio . L'Opera fua fòpra le 
Vite de Vcfcovi di Trento è intitolata De Vitis Pontificum Tridenti- 
norum , ed è divifa in libri dodici . Nientedimeno di quefti dodici 
libri iene appartengono al folo Bernardo Clefio , e gli altri cinque 
al refto de' Vcfcovi Trentini, che fecondo il fuo computo non io- 
no meno di noyanta quattro. Egli dice adunque più del folo Car- 
dinal 



ALLE MEMO&TE DI ROVERETO. 51 

dinal Ciefio, che di tutti gli altri infieme, ed occupa in grazia di 
lui due terzi dell'Opera, ideata più per decantar le glorie di que- 
fio Rio Eroe, e d'altri della fteffa famiglia , che per defcrivere i 
fatti de'Vefcovi di Trento. Egli era flato accolto da Aliprando 
Ciefio nipote del Cardinale, cui dedicò quefte Vite, e fui bel prin- 
cipio della Dedicatoria dice, che a lui dovevano effe re indirizzate , 
perche Confuevifti doclos omnes liberaliter fovere , atque lautius ctiam 
fufcipere» Nell'altra Dedicatoria poi al Cardinal Criftoforo Madruz- 
zo fi duole, che delle fue fatiche non vedeva alcun frutto, e chia- 
ma Trento Calum adverfum . Di qut fi vede, che la Tua penna era 
guidata dalle fperanze, e che fciiveva più per la pagnotta , che per 
la patria. Cola, che poteffe difpiacere al Ciefio-, al Madruzzo , o 
anche a Trentini generalmente, non s' afpetti nel fuo libro: e fe- 
n'afpettino per lo contrario moltiffime di loro genio . li Sanfovi- 
no all'oppofto non mangiava il pane de'Cafìelbarchi . Viveva co- 
modamente in Venezia in cafa di Gfacopo fuo padre , eli' era fti- 
pendiato dalla Repubblica, né bifogno alcuno aveva del Barone di 
Creda, coficchb poffa fofpetta r fi , che per grattargli l'orecchie qual- 
che favoletta fpargeffe nel fuo libro, come fi può, anzi fi decfo- 
fpettare del Pincio a favore del Ciefio, e de' Trentini; e fé il San* 
fovino inferì nell'Opera fua le notizie intorno alla famiglia Caflel- 
barco, le inferi, perchè è famiglia, che e in antichità, e in gran- 
dezza niente cede all'altre da effo deferitte. La decifionemagiftra- 
Je adunque del^ Sig. Decano, che Al Pincio fi dee più credere , che al 
San/ovino, pati'ice di grandi difficoltà , e chi decidefse 1' oppoflo , 
avrebbe forf^jlil vero maggior appoggio , e fondamento . Egli è 
veri irli monche confiderando la cofa colle idee prefenti, fembra più 
verifimile la morte d'un Vefcovo colto a tradimento, qualedal Pin- 
cio ci viene rapprefentata quella d'Alberto, che cV un Vefcovo ar- 
mato, che combatta in viva guerra per Io Stato temporale, come 
ce la rapprefenta il Sanfovino; ma non è già così richiamando al- 
ia meneoria le coflumanze d'allora. L' abbominevole, e moftruofo 
abufo della guerra nella pedona fleffa de Vefcovi , e degli Abati 
era già inveterata all'età del nofìro Alberto . Qualche correttivo 
vi aveva ulato Carlo Magno, ma che non ebbe effetto, e durò pò- 
chiffimo. Il P. Tomaffini nella Part.3. tfkiì cap.40. §.12. Vet. & 
Nov. Ecclef. DifcipUn. , parlando d'Hincmaro , e d' altri Vefcovi di 
quel tempo, concede aneli egli , che Vtcumque probabile fit hos tum 
Epijcopos^ manus cum hofle non confermile ; conflat tamen eorum fucceffo- 
res non imerfuijfe tantum cajlris , [ed & aciei^ & prxlio . Anche dopo il 
mille (aggiunge il Muratori ne\Y Antichità Italiane Dijfert. 16.) fé ne 
trovano frequenti efempli nella Storia; e tanto dall'ufo, e dal coflume 
gtè trito era fiata raddolcita- quella deformità, che tra gli altri feu- 
«i de'Vefcovadi fi difpeiifava ancora II feudo dello Stendardo , che fi 

G 2 for, 



52 APOLOGIA 

portava davanti a Te/covi guerreggiami , come da Carta del 1216. , 
eflftente nell'archivio del Duomo di Padova, ha raccolto l'erudito 
Sig. Ab. Giovanni Brunacci nel Ragionamento [opra il titolo di Ca- 
nonicheffe nelle Monache di S. Pietro pag. 6$* Guidone Abate di Chia- 
ravalle così di quefto fatto fi duole : Ohm non habebant Qafiella , & 
Arces Ecclefiae Cathedrales: non incedebant Pontifices loricati . Sed nunc , 
propter abundantiam temporalium rerum , fiamma , cade pojjejfwnes Ec- 
clefiarum Prelati defendunt , quas deberent pauperibus erogare . Alia pag. 1 03 . 
della prima Lettera iì avvertì , come la Stona di Trento non è 
priva di fimili efempi , e fi provò con quello del Vefcovo Enrico 
II. Aggiungali ora, che ManalTe II. non contento d'aver invate le 
Chicle di Trento, Mantova, e Verona, al dire di Liutprando con- 
temporaneo Lib.^ t cap.3., Tridentinam adeptus efi Marchiai» ; quo ho- 
nore impellente , quum miles effe inciperet , Epijcopus effe definii ; e che di- 
lettante dello fteflb Meftiere dovette pur edere anche Niccolò Bru- 
na , eletto l'anno 1338., mentre abbiamo dal Pincio pag. 12. 5. 
che Lodovico Marchete di Brandembmgo fuo grande avverfario di- 
ceva di lui : Non decere Presbyterum rerum , & armorum imperitum , cruento 
prxlio intercffe , quem uni Deo intentum effe convenii • Indecorum , & ridi- 
culum effe vulgo , exdamabat , abrafum caput hofìili gladio Jeriendum objici . 
Ea ageret Praful Tridentinus , qu£ divini cultus fura: quodreliquumeft, 
iy domi, & foris gerani magni Principes , quorum efi urbes , ac provin- 
cia* adminifirare , éX prò ma' efiate imperare , cives tueri , copia s educer e y 
& fi opus //>, confiigere. Quefto rimprovero, ancorché procedente da 
perfona nemica, pure fuor di propofito, e affatto infuifo Irato fa- 
rebbe , te Niccolò Bruna di trattar armi non fi foife dilettato . Di 
qui vergiamo per qual ragione lo fteffo Pincio nella Dedicatoria ad 
Aliprando Clefio dicefle :. Multi enim ex Tridentims Epifcovi & in 
urbe , & in cafiris egregia exempla reliquere . Tutte le quali cote , com- 
binate coil'indole d'Alberto già per noi colorata, e coli' umor fuo 
politico, e faziofo, non folo il racconto del Sanfovino a fronte di 
«quello del Pincio affai bene folìengono, ma lo rendono molto più 
verifìmile, e naturale . Lo fteiTo conferma un documento , che fi 
conferva nell'Archivio di Trento, ed anche in quello di Caia Ca- 
ftelbarco a Milano dell'anno j ic?8. Contiene quefto una vendita di 
caftel Barco , ch^ a Conrado II. Vefcovo di Tretttp fa Briano da 
Caftelbarco figlio d'Aldn'ghetto , e l' infeudazione , che nello fteflò 
tempo fa il Vefcovo a Briano del medefimo Caftel lo . Se un Ca- 
ftelbarco fu Puccifcre del Vefcovo Alberto, come Suppongono i 
Trentini, e quefto per nome Aldrìghetto , come ci alììcura la Tavo- 
letta del Duomo, eli cui appredb Vi parlerà ; egli dovette edere que- 
fto ftedo Aldrighctto vzdrc di Briano. Ma come mai il figlio d 1 
un fellone, che per l'atroce misfatto meritato avrebbe d'edere fpo- 
gliato de' Feudi , te avuto n 5 avelie, viene fìl 9 oppoito da^li fteiìi 

Ve- 



AlLE MEMORIE DI ROVERETO. 53 

Vefcovi di Trento infeudato? Abbiamo dal Cap. Ad aures io. extra 
de Poenis^ che Occidente* Pmlatum^ privante beneficiis , & Feudis, qu£ 
habent ab Ecclefa , cui praerat Pmlatus Me , nec eh , erf hxredibus re- 
flituentur , À'EC 4LL4 DE NOVO CONCEDI DEBENT^ In altra 
guifa non pare poffa acconciamente rifokerii corale di rfr colta , ^ le 
non con dire, che Alberto effettivamente s'eftendette oltre il do- 
vere, che Yccccffo d ! Aldrighetto fotte per difefa del proprio , e 
che per confeguenza il figlio Briano non fotte riguardato come ri- 
bello, né in difgrazia de'Vefcovi di Trento cadefse . In quello ftef- 
fo torno di tempo Bonifacio da Caftelbarco era Arcidiacono di quel- 
la Chieia , e morì l'anno 1238., come s'impara dal Gcntilott nel- 
le Giunte ail'Ughelli Tom. 5. col. 605. 

XXII. Miglior ragione non ha il S\<\. Decano , allorché fcrive 
pag. il. Pojfibile, che USig. T art arotti , defilerò fo di purgare dalle favole 
la Storia , non abbia avuto vaghezza , e tempo et informarfi , quale fia la 
memoria , che aoparifee in Trento nella Chiefa principale ? e fegttita indi 
a de feri vere a lungo qùefta memoria. Ma qual vaghezza di grazia 
doveva aver io di vedere una Tavoletta di rame , rapprefentante un 
Uomo a Cavallo a teff a nuda con una lància in mano , in rejta , colla qua- 
le paffa da parte a parte un Ve/covo a te-la nuda anch' egli , e fenz armi y 
di cui fi f cu opre la faccia , e la fmiflra mano alzata al Cielo ? Che da un 
uomo venirle uccifo Alberto, non da una donna, anche fenza ve- 
nire a Trento , ne fono tempre (Tato perfuafo. Che poi 1' ucci fere 
Caffè a cavallo.; o a piedi : che 1- uccifo tenefle la fmiflra mano 
alzata al Cielo , o verfo la terra ; e che amendue fodero col capo 
coperto , o in zucca , ho creduto , che poco potette importare al 
mèrito della e ai 1 fa , ed alcune di qnefte particolarità le aveva già 
imparate dal Mariani nel fup Trento pag. 64. ove dice: Qui fui de- 
porto in ladra di bronzo vedefi V effigie del Beato Vefcovo , che per incontro 
a cavallo refi a trafitto d' afta . Non ha dunque g lutto motivo di ■'ma r 
ravigliarfi di me il Sigi Decano , perchè per vedere co' proprj oc- 
chi la Tavoletta non mi fia partito da Rovereto . Molto maggior 
ragione avrei io di maravigliarmi di lui 7 che avendola , o poten- 
dola facilmente avere avanti agli occhi , non fi fia mai curato a 
efaminarla meglio, e d'i feoprire , che in torno al capo dell' ucci - 
fore fta fcritto Aldrigitus , e intorno a quello dell' uccifo S. AdeU 
pretus , come poi con lodevole curiofltà ha'faputo rilevare il de- 
gniflìmo Sig. Canonico. Francefcantonio Alberti . Niente influifee 
alla Santità , o al Martirio dei nottro Vefcovo ne pure quefta Sco- 
perta ; ma però e' indica fé non altro il nome dell' uccifore che 
altri credette un Azzone , il che può fare ftrada a Scoprire ancora 
la famiglia di quello , e colla famiglia il motivo precifo della mor- 
te d' Alberto. Dalla forma de' caratteri , che fono majufcoH, non 
è sì agevole fittarc il fecolo , in cui fu fatta . S' accodano di mol- 
to 



54 APOLOGIA 

io alla figura , che corre oggidì , e i più remoti fono il G. , e la 
E. , limili in tutto a quelli , che s' offcrvano nel! 5 Ifcrizione XI. 
Lagarina fin* 3. e 6. delle Memorie Antiche pag. 77. , la qual Ifcri- 
zione non fu alzata prima dell'anno 1427. Di qui potrebbe fofpet- 
sarfi , che o nello fletto Secolo XV. , o nell' antecedente fotte la- 
vorata anche quella Tavoletta . In fomma" ella può ben meritare 
al preferite , che da Rovereto fi patti fino a Trento per vifltarla , 
mentre a confettare ingenuamente la verità , più infegna a noftro 
propofito , che tutto il libro del Sig. Decano. Ma egli altra rarità 
ha oilervata , per cui mi prende per mano, e a viva forza vuole, 
che feco io dìCcenda. Per la fiala , che conduce nell' antico Sotterraneo 
della wftra Chiefd Cattedrale di S. Vigilio , per ivi confiderare Una Fer- 
rata rojfa antichijjìma fe'nza contraddizione , che era avanti la Tomba del 
B. Adelpreto . Mi perdoni il Sig. Decano , fé per quella volta mi 
difpenfo dal fervido . Viiìtai già con foddisfazione , e profitto quei 
venerabil vefligio d' Eccleflattica antichità , allorché era nella fua 
primitiva conduzione .* ma ora , che per iflabilire il fondamento 
al nuovo Altare è flato in gran parte sformato , e guaito , trop- 
po increfcevole , e difguflofa mi riufeirebbe una feconda vifita . En- 
tri pur egli nel Sotterraneo , contempli , e notomizzi a fuo talen- 
to la Ferrata rojfa , con quelle cinque punte di ferro rojfo , che fono nel' 
la parte diritta a mezzo 7 lavorate conteflual mente nella flejfa Ferrata \ in- 
ferifea , che fervi ttero per appicciare le Candele in venerazione del Martire , 
ed arguifea quanto e' vuole // lavoro coetaneo all' iflejfo nefando Cafo , 
quafi coetaneo 5 e fuccejfvo prontamente , ch'io per me non avendo mai 
contefo ad Alberto il Culto , ma la Santità ? e il Martirio , non 
m' opporrò giammai , e gli concederò eziandio per modo di difpu- 
ta \ che pattando egli per Martire y gli fottero accefl de 5 lumi alla 
tomba . Dirò bensì , che fé non folo la recente tinta a rotto del- 
ia Ferrata è a oglio , ma anche l'antica 5 , come mi vicn fuppoflo, 
che fia y quello- non può ettere feguito prima dell'anno 1436. ,, 
mentre in quel torno di tempo appunto» il ! colorire a oglio fu ritro- 
vato ; fopra che potrà il Sìg. Decano vedere Carlo Celano nel 
Bello, e Curiofo di Napoli, ed' il Sig. Gio. Bernardino Fa furi nel trat- 
tato Delle Scienze y ed Arti inventate nel Regno di Napoli Cap. g. 
pag. 2-23.. 

XXIII. Dal Sanfovmo patta il Sig. Decano ad Ambrofio Fran- 
co da Arco , e ne reca fquarej lunghi 1T1 mi , Per comprendere, che 
tutto il racconto di quefV Autore non è , che un lavoro di fanta- 
fia , batta leggere quelli iìettì fquarej . Nientedimeno il nottro ec- 
cellente Critico dà a tutti il fuo paflàpoao . IL Franco ci ™ppre~ 
ferita Alberto -, che coli' armi alla mano combatte contri i Catte!- 
barchi , eque' di BoJgiano ■, e dice , che Fridericus Arcenjts una cum 
Epzkopo C Alberto J per Laileranum delapfus 3 cum Cafirobarcenfibus non- 

mfiui 



ALLE MEMORIE DI AÓVÉP^ETO. 55 

mllis levior'ùus prceliis commijjìs , fummum tandem ce rt amen inivit , j'ìre- 
nueque dimicavit . Pure il Sig. Decano non fi fgomenta punto* Che 
fa egli adunque ? Non potendo difendere il traigreiTore delia Di- 
sciplina Ecclefiaflica , il fa a difendere la ilefla trafgreilione , e in- 
trepidamente aggiunge pag. 28.: Sin qui il Santo Ve/covo nulla ha fat- 
to che ad m Santo Ve j covo di fare non convenne. Q quella sì prudente , 
edificante , modella , e regolata proporzione può appeilarfi . Dun- 
que per puri litigj civili f e per reprimere i fudditi , che ricufano 
la dovuta ubbidienza , dee un Santo Vefcovo prender la lancia in 
mano , efporre la propria vita , ed imbrattarli nel fangue de' fuoi 
nemici ì E dove fono ora que 5 Canoni , che vietano alle perfori e 
di Chiefa il foio ufo dell' armi non che V uccidere coli' armi ì Che 
direbbero qui i Padri del Concilio di Buda, dell'anno 1279. fotta 
Niccolò III. Pontefice , i quali nel Can. 7. proibirono a' Vefcovi in 
qualunque flato , e dignità collimiti, il trattar armi in perfona, an- 
che prò Ecclefiarum fuarum, & Patria defenfione ? Da qualche citazio- 
ne , che lo fteflb Sig. Decano fa in quella fua Scrittura m 5 accor- 
go , ch'egli ha flampato un libro intorno al Diritto Canonico . Se 
finche allora feguiva egli sì rare dottrine , e non le ne fi a inva- 
ghito dappoi per puntellare la rovinofa Santità del fuo Vefcovo ; 
piacevol cofa certamente farà il fentire il fuo comento fopra quel 
Canone delle Decretali: Clerici arma portantes exeommunicentur, e più 
poi fopra 1' Extrav. de Major it. & Obed. C. 1., da cui abbiamo , che 
Uterque gladws fpiritalis , & materialis eft in potè/late Ecclefix : fed Uh 
Sacerdoti* , is manu Regum , Ò" militum eft exercendus . Certo è , che 
allorché egli feri ve qui pag. 19. 23. e 50. Che il Vefcovo, & il Prin- 
cipe può , e deve refifìere alle pubblichi ingiurie fatte al fuo Carattere , ftar 
forte contr* alla forza , e violenza di\che che Jìa , fenza lafciarfi fuperare 9 
né abbattere ...... E 1 quefia una azione indecente , e dif dicevole ad un Ve- 
fcovo , che è Principe ì Non è permeffo fecondo li Canoni , e fecondo la flef^ 
fa naturale Legge di ufar forza contro la forza , e ài difenderft contro un 
nemico ingiuflo , che coir armi alla mano ci affale , e ci ha off "aliti ì . . . 
Principe corre obbligo precifo , & indìfpenj abile a difendere lo Stato , & il 
Suddito , come il giura nelF ingreffo del fuo governo ; tutte quelle co fé , 
diffi , non fono che parole , o piuttoflo polve , eh' egli gitta negli 
occhi degl' ignoranti per orTufcargh . Non fi niega ad un Vefcovo 
Principe, o non Principe, il difenderli centra un nemico ingiuilo s 
che invada i beni della ma Chiefa , come quelli , che fono patri- 
monio de' poveri ; fi loda anzi, e fi ftima neceiTario . Quello, 
che fi niega fi *, eh' egli poffa far ciò con mezzi illeciti , e inde- 
centi al fu© carattere , colf efporre la propria vita , coll'azzufFarC 
egli flello col nemico , cofe tutte vietate da' facri Canoni . Erg 
non foio Vefcovo, ma eziandio Principe Alberto, è vcriffimo: ma 
come Principe non era neceffario , che perfonalmente guerreggiaf- 



55 APOLOGIA 

fé , e còme Vefcovo poi era neceflario , che fé n' aflenefTe , per 
non violare la Difciplina della Chiefa , inieparabile dal fuo mini* 
itero . Abbiamo molti Principi in Europa e Vefcovi , e non Ve- 
feovi . De' non Vefcovi , a' quali pure non disdirebbe il comparire 
alla teila deli 3 armata , niuno, o quafi niuno vi comparifee , e de* 
Yefcovi poi non v' ha efempio ; prova irrefragabile , che il fatto 
non è necellario . E fé non è neceiTario oggidì, qual fondamento 
per provare, che lo lolle in paiìato ? Severa ntccifnà, non abufa i 
capriccio, o prepotenza di Principi fecolari , a* quali in tal calo non 
doveafi ubbidire , limolato avelie una volta i Vefcovi di gire alla 
guerra, e come poi tanti Canoni , tanti Conciij i avrebbero loro 
vietato ? Come Carlo Magno Apofloliae Scdis hortatu elencato avreb- 
be , e i Vefcovi, e i Preti tutti , aggiungendo nel Decretò ; Gent&s 
enim , & Rcges earum , qua Sacerdote s jecum pugnare permtjèrmrt , nec 
prxvalebant in bello , nec viBores extiterunt ;. quia non erat differèntia in- 
ter Laicos , & Sacerdotes , quibus pugnare non efi licttum . rL-ec vero 
G alitar um , Spamarum , Langobardorum , nonnullajque alias gentes & Re* 
ges earum fecijje cognovimus , qui propter predici um nefandiffimum jee- 
/Wj nec viBores extiterunt , nec patriam retinuerunt ? Come 1 veri San- 
ti Vefcovi , e gli Abati avrebbero fupplicato i Principi fecolari , 
che voleffero liberargli da cosi indegno gravame, da così abbomi- 
nevole pratica , da così nefanda fcelleraggine, come Carlo Magno 
la chiama ? E pure fecondo gf infegnamenti del nuovo Catìonilta 
Trentino , il far ciò non era un far cola , che ad un Santo Vejcovo 
di fare non convenire . Di grazia dia egli un'occhiata , ma con at- 
tenzione alia Part. 3. Lib. 1. Cap. 40. della Vetus , & Nova Eccle- 
fia Difciplina del P. Tomailini , da cui molto potrà imparare , e 
comprenderà altresì , che le i Sacri Tribunali , a 5 quali la cànfora 
de' libri s'afpetta, alia poca fua cognizione condonar non vorranno 
le debolezze , che fi è lafciato fcappar della penna in queira lua 
Scrittura , ogni ragione avrebbero di vietarne a tutti la lezione . 
Avvertirò folo prima di paflare ad altro, che ì Santi Vefcovi , ben- 
ché da' Principi fecolari affretti a feguir 1' armate , perchè beni 
Regali godevano , e perciò al pefo de' Valfalii venivano ad effer 
foggetti , da cui fjnza gran dilordini , e danni delle lor Chielè non 
avrebbero potuto lottarli ; pure ricordevoli della Difciplina Eccle- 
fìaftica , che loro flava fitta nel cuore , languivano , e fofpiravano 
a quelto paffo , ogni sforzo facendo per divertire il calice amaro. 
Il noftro Vefcovo all' oppoffo ( Santo di nuovo conio ) fenza ef- 
fere da alcuno obbligato, fenza Principe fuperiore , che nell'incon- 
tro , di cui favelliamo , gli comandafie , e fenza neceiììtà veruna, 
ma di proprio genio , e capriccio fuda nella mifchia contra i ne- 
mici per vincere , o morire . Bel dovere per verità d' un Ecclelìa- 
itico 7 d' un Vefcovo, d' un Santo, d'un Martire ! Sì è in debito ( ag. 

ginn- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 57 

giunge il Sig. Decano pag. 85. ) di feufare S. Leone IX. , che accom- 
pagno il fuo Ejercito , e fu prefo da Roberto Cruifcardo , e dt feufar altri , 
li quali neir XI. , e XII. Secolo fatti fintili a tentare intr apre] ero . Con- 
cedo , che corra un fìmil debito , a cui non dee egli ricordarli , 
come da me fu fupplito allorché pag. 123. della prima Lettera fcrif- 
fi : Avvegnaché /' ultima azion fu a non meriti applaufo , pure può SCU~ 
SARSI coW abufo corrente di quelV età . Ma altro è Senta. , altro è 
Di fé fa .* altro è clTer compatito , altro effe e lodato . Si compati- 
sce , non fi loda Alberto trafgretTore della Difciplina Ecciefiafti- 
ca per gli abufi troppo comuni , e inveterati del tempo fuo : ma 
non fi faprebbe già né lodare, nò compatire il fuo Avvocato, che 
in un fecolo sì i bruito , e dotto , qual è il prefente , non abbia 
roffore di fpacciar dottrine , che mal fi {offrirebbero in uno Scrit- 
tore della più rozza, ed incolta barbarie. 

XXIV. Di qui il Sig. Decano , che per accattar voti a favore 
del fuo' Vefcovo a tutte le porte va buffando , paffa alla Storia 
MS. d' Innocenzo da Prato . Come però quanto quivi d' Alberto fi 
legge , altro non è , che un impatto delie cole dette dal Pincio % 
dal Franco, e da certo Giovanni da Parma in Cronaca ora perdu- 
ta ; così non fa di meitieri fermarvi!! punto , e poteva ben rifpar- 
miar anch' egli la fatica di traferiver ciò, che nulla di nuovo , e 
nulla di concludente arreca a' Leggitori . Lo fteiTo diremo de' palli 
di JFilippo Ferrari , del Mariani , e del P. Giacopo Schmid , da 
me nella prima, lettera addotti già , ed efaminati. E pure dopo fi- 
in ile fi 1 aft rocca , in aria di trionfante , e non altrimenti, che fé 
più chiaro della luce del fole il martirio d' Alberto avelie dimo- 
iato , così mi dimanda il Sig. Decano pag. 33. Ora dica ti Sig. 
Tartarotti , qual ombra di Martirio in quefla morte d! Adelpreto , Al- 
berto ? Dico , e replico , niun ombra di Martirio apparire in que- 
fta morte , o fi {Via al Pincio , o fi ftia al Franco , o fi Aia al 
Sanfovino , e nomino quelli tre foli Autori , perchè gli altri tutti 
( a riferva di Giovanni da Parma più antico , ma che niun lume 
ci dà ) prefero da quefti, e altro non fecero, che copiarli. Se filia- 
mo al Sanfovino , Alberto Veniva con molta gente per torre lo flato 
a' Caftelbarchi . Replica veramente il Sig. Decano : Falfo è , che 
il Sanfovino affermi , eh' egli veniva per torre lo flato altrui , mentre era. 
folamente intento a mantenere il Juo ; e con quelle parole non inten- 
de giài egli ( come peraltro intenderà ognuno ) effere falfo , che 
ciò afìermi il Sanfovino ; ma bensì , che ciò, che il Sanfovino af- 
ferma, non è fé non fallo. Per qual cagione? Perchè il Pincio di- 
ce diverfamente ; ma noi abbiamo poco fa provato , che il Pincio 
merita in ciò minor fede del Sanfovino ; onde finché altra prova 
non adduca il Sig. Decano, tanto varrà il fuo dire E falfo , quan- 
to l'altrui dire E * vero , anzi la feconda proporzione, come a Scrit- 
ti tore 



58 APOLOGIA 

tore meri parziale appoggiata, prcvalerà Tempre alia prima * Se fila- 
ino al Franco, niente, come fi è veduto, ài più favorevole al fup- 
pofto martino egli ci rapprefenta : ma Alberto a cavallo , e colla 
ipada in mano, che in quella flefìa giornata, in cui fu uccifo , vi- 
gorofamente combatteva . Se ftiamo finalmente al Pincio, creduto 
il più favorevole di tutti , abbiamo bensì da lui , che il buon Ve- 
fcovo per accidente folle affalito , ed uccifo , ma però mentre con 
animo rifcntito , e guerriero , e con mezzi puramente politici , e 
mondani voleva o vincere , o morire ; nel qual cafo la difgrazia , 
come fi è detto , non gli apporta alcun merito , né Ha facrificata 
la [uà vita a Dio , ed alla [uà Chie[a volontariamente , come figura il 
Sig. Decano , ma forzatamente, e perchè non poteva far dimeno; 
mentre V antecedente intenzion fua era di dar la morte al nemi- 
co , non di riceverla dal nemico ; il che pur troppo bafta per le- 
vargli ogn' ombra di martirio . Non ripeto qui le cofe dette al 
Num. XVIII. , né tampoco mi fermo fopra quelle parole del Sig. 
Decano : Tanto è vero , che a ricever la morte fi [ojje egli [ubit amen- 
te difpojìo , quanto egli è vero , che di niffun nemico [ofpettando , di[ar- 
mato , e rajfegnato al Divino volere egli compar[o era. Se di niffun ne 
mico fofpettava , chi dunque doveva dargli la morte ? E fé nilTuno 
doveva dargliela , come poi fi era difpoflo a riceverla ? Se non 
fofpettava d' alcun nemico , qual maraviglia, che fotte difarmato . ? 
Ma fc era difarmato , come poi il Franco , ammeflb dal Sig. De» 
cano, lo fa combattere infieme con Federigo d* Arco contra i Ca- 
flelbarchi , e come il Pincio dice , che voleva o vincere , o mori- 
re . ? Chi vuol o vincere , o morire, vuol combattere , e chi vuol 
combattere non è difarmato . Per fine , fé era raffegnato al Divi- 
no volere , come poi aveva fidato di voler morire piuttoflo che 
cedere all' avverfario? Pie immaginazioni, e divoti fogni fon que- 
fli , che fi combattono 1* un l'altro, che al fentimento di tutti gli 
Storici s oppongono , e che nafeono unicamente da una fantafia 
troppo dall'impegno trafportata, e troppo acce fa dal prurito di con- 
traddire a chi vorrebbe , che la Verità , non i vecchi errori , e le 
fai fé tradizioni trionfaflero. 

XXV. Ma il Protettore d'Alberto non ha peranche finito di ta- 
pinare . Reftava l' Anonimo Trentino MS. Anche a quello però 
fi rivolge, e ne reca lunghi tediofiifimi pafiì sì dalla Vita d'Alber- 
to y che dalla Storia di Trento . Troppo intuii cofa farebbe il farfi 
qui a confutare le inezie d'uno fcrittore fiorito fui principio del 
corrente fecolo, il quale o traferive il Pincio, o per emularlo fin- 
ge a capriccio più cofe , e in quella fteffifiìma guifa la vita d' Al- 
berto compila , in cui quella di molti altri Vefcovi Trentini lavo- 
rò , i quali o non furono mai al mondo , o altro di loro non ci 
è rimalio, che il puro nome. Vegganfi le pagg. no.,c ni. del- 
la pri- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 5^ 
la prima Lettera , fi combinino col Num. XVIII. di quefta ,. indi s 
arguifea , fé per le cofe da queuY Anonimo dette , porta col Sìg. 
Decano conchiuderiì , che Alberto E } morto volontieri , e rajfegna- 

to . . . . • fenza refi/lenza , jenza armi, fenza difefa . con [anta pazien* 

za pacifico , ed inerme . Che non litigò col pericolo della vita 1 

che redo uccifo in odio dell' Ecclefiaftica Immunità > e che incontrò il 
martirio- Né col detto Anonimo, ne con alcun altro Autore, o edito, 
o inedito, fin qui da me, o da altri prodotto, poffono foftenerfi fi- 
mi li favole ; ne altro fono in fortanza , che pure chimere di chi 
non intende nò ciò , che fu detto % né ciò, che fi dica: ma quan- 
do pure tanto , e più ancora fcritto averte V Anpnimo Trentino , 
qual fede meriterebbe egli -^ La bizzarria di dire non ciò,, che fij , 
ma ciò , che porte certe ipotefi o vere , o falfe par verifimile , 
che forte , notata già da noi nei Pincio ; troppo era fitta in capa 
di quello Scrittore . Anch' egli col detto Pincio era nell' errore „ 
che Agnello Vefcovo di Trento forte Vefcovo Cattolico, ed impu- 
gnarti il Patriarca Severo , quando era uno de' fuoi più fidi parti- 
giani, ed impugnava in vece il gran Pontefice S.Gregorio Magno; 
né da fimii errore s era ingegnato di trarfi coli' ajuto del Baro- 
nio . Per darne adunque, com' egli dice, l'onore a Trento ', non fo- 
lo lo ripone tra Santi dt quella Chiefa , ma nella Vita , che di 
lui ferirle , ci artìcura, che fii Uomo nelle divine, ed umane leggi mol- 
to fapients , faggio , e di fomma innocenza , ed integrità , veramente di 
vita , come di nome un S. Agnello : che proccurò > che il Clero veflijje 
coflumi al fuo flato- -convenevoli , e col dovuto decoro efercifajfe gli uffizj 
a Sacerdoti fpettanti : che fece cofpicuo V alto fuo valore di fapienza , 
integrità., e zelo , che nutriva dell' onor di Dio , e della Religione Cat- 
tolica , e Santa Romana Chiefa ; che fu fempre invitto difenfore di S ? 
Chiefa , e cattolico culto , fino che piacque a fua Divina Maeflà chiamar- 
lo al Paradifo a godere la meritata mercede delle ' J ut 'fatiche , e opere pie;: 
e per fine conchiude , che ficcome vijfe , così anche morì ; il che Dio- 
pur voglia, che verirtìmo non fi a flato . Di qui; veggiamo qual con- 
to debba farfi degli elogj di quefto; Scrittore .. Nientedimeno eoa 
invidiabii coraggio conchiude il Sig. Decano pag. 38. , che Alberto 
fu Martire,, dunque deve effer Santo ; e la confeguenza farebbe pure in? 
qualche modo vera , fé V antecedente non forte fallò .. Altrettanto 
non dirò già io d' un' altra confeguenza, che immediatamente fé- 
gue : Dunque non furono puramente indifferenti le azioni della fua vita ; 
poiché pollo che fantifiìma , e da vero Martire forte l'ultima , po- 
trebbe ben ella col merito fuo cancellar le macchie dell'anteceden- 
ti , ma non potrebbe già. far loro cambiar natura „ trasformandole 
di cattive , o- indifferenti , in buone, e fante.. 

XXVI. Finalmente il Sig. Decano alfalifce uno» de' miei princi- 
gali argomenti eontra la Santità, e in vita, e in morte del fuo ■ AI- 

H 2. berlo y> 



6o APOLOGIA 

berto, cioè il fiienzio di Bartolommeo da Trento . Dice adunque 
pag. 39. che a quella lì [ho fiienzio non pub pregiudicare , come di un 
Uomo, che non fapeva , di un Uomo, che tacendo non contradice ...., 
// quale dicendo nulla , non afferma , e non nega . Aggiunge , che di 
quella Santità vi fono notizie più antiche dell' ijtejfo fuo fiienzio .... Che le 
memorie fopravivono , gli atti patenti , e convincenti i monumenti , i qua- 
li pafla a numerare; ma noi prima di far i conti a cotefta fu a raf- 
fegna, ci fermeremo un poco fopra quefto Bartolommeo, che fe- 
condo il Sig. Decano non ebbe forfè lume del fatto. Seguì quello 
l'anno 1177. e Bartolommeo feri ve va i fuoi Epilogi in gejìa Sanóto- 
rum intorno al 1240. Era Trentino di Patria, quindi aver poteva 
per teftimonj dello ftrepitofo orribil cafo ( che tale convien dire il 
martirio d'un Vefcovo in Italia nel fecolo XII. ) tutti i Trentini 
più vecchi, e lo fletto fuo genitore. Quante volte pertanto doveva 
egli aver fentito rammemorare, e minutamente deferivere cosi in- 
signe avvenimento: quanti lumi, anche fenza andargli cercando , 
dovevano ftargli avanti agli occhi nella viva memoria di tuttala fua 
Patria! Che contezza adunque egli non n avelie, è cofa affatto im- 
pofTib le . E fé tutta la contezza n'aveva, ond'è mai, che nel fuo 
Leggendario de' Santi non ne dia pur un cenno: in quel Leggenda- 
rio , in cui tutti gli altri fanti Trentini comparifeono? Se raccolfe 
gli atti diquefti, tanto più rimoti di tempoda lui , e per conseguenza 
non sì agevoli a rinvenirfi, come mai avrebbe trafeurato quelli d* 
Alberto, niente men celebre degli antichi , e intorno a' quali con 
tanto maggior facilità, e fìcurezza poteva eilere pienamente infor- 
mato? Vede ognuno, e vedrà forfè anche il Sig. Decano la ivaa- 
taggiofa confeguenza, che contra l'opinion fua neceUariamente fi 
deduce. Bartolommeo , replica egli, tacendo non contradice: dicendo nul- 
la, non afferma , e non nega. S'inganna patentemente. Bartolommeo 
tacendo, pur troppo contraddice; nulla dicendo, nega apertamen- 
te, e il fiienzio fuo è un dicitor sì facondo, che all'afTerzione di 
tutti gli Autori fin qui citati vuol edere preferito. Se qualche lume 
di buona Loica fi forte mai in vita fua acquiftato, faprebbe anch'egli y 
che Qua faBa tefles non co^vi , ncque oculares magna etiam confenfione- 
narrante in dubium funt vocanda, fi nemo coxvornm ( in deficienza de* 
contemporanei lo fletto dicali de' quafi contemporanei ),<£? ocularium 
Hifloricorum memoret , quum memorandi opportumtas erat . Senta an- 
cora la ragione di quefto aiTioma. Nam unde recentes ifli ea hauferunt? 
Nihil alluci proferri potefl , nifi popularis fama , qua valde quam mendax 
efl . Atque hoc , non antecedevi illud , Argumentum ejl negativum , quod 
maximi femper ponderi? viri* doBis efl halntum . Che Bartolommeo tut- 
ta l'opportunità averle di far menzione d'Alberto, fé in vita , e in 
morte, come i Trentini s'immaginano, un vero fanto, e un vero 
Martire flato folle, ninno può metterlo in dubbio. Che non l'abbia 

fatta 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 61 
fatta, è altresì certi firmo, e lo concede lo fteflo Sig. Decano. Per 
queflo folo capo adunque, quando ancora altri argomenti mancaf- 
fero, delia fuppofta fantità, e Martirio potrebbe dubi tarfi : ma uni- 
ta quella conghiettura a tante altre, che la fteiTa cofa di inoltrano, 
la volgar opinione rella affatto fmentita, nò punto atti a foftencr- 
la faranno mai i mentovati moderni Scrittori , mentre come info- 
gnò il gran Baronio ad ann. i. §. 12. Quod a recentiore AuEìore de re- 
bus adeo antiqui s , fine alkujus vetuftioris auB l orliate profertur : contemni- 
tur. Sul fuppoflo, che Alberto riportante la corona del martirio , 
più particolarità intorno alla vita di lui finfe qualche icritrore Tren- 
tino , non da ragione, non da autorità, non da legittimi documen- 
ti, ma unicamente dal fuo cervello cavate. Per fomminiftrar materia 
ad un poema, che il veriflmile, non il vero rapprefenta , potrebbe- 
ro pur quefte in qualche guifa fervire : ma non già per fornir di 
materiali uno Storico, che di ciò, che fu; non di ciò, che potè 
elfere , unicamente va in traccia. Aggiunge il Sig. Decano pag. 68. 
per rinforzo della Tua rifpofta al filenzio di Bartolommeo , che 
fé quefto Scrittore non fi dimenticò degli altri Santi Trenti- 
ni, egli fu, Perchè con altijjime radici era fl abilito il Culto loro , e che 
non parlò d'Alberto, Perchè a quefla novella Domenicana Religione non 
pareva convenevole a flabilire il Culto ancora troppo frefeo di un Marti- 
re dell' Eccle fi aftica immunità. Quaflchò non folte in debito ancora 
maggiore di celebrar un Santo recente per renderlo vie più noto al 
mondo Criftiano; e quafichò lo ftabilimento del Culto verfoilme- 
defimo dipendere da lui, non dal inerito ite (Io dei Santo, il qual 
merito così richiedendo, fofie a lui lecito, e lodevole occultare ciò, 
che a tutti era palefe, e celare indegnamente la gloria della Pa- 
tria, la gloria della Religione, la gloria di Dio, confettata maffi- 
mamente da tanti altri monumenti, che larebbero flati per lui tante 
fpine negli occhi, e tanti rhnprocci della fu a inaudita ingratitudi- 
ne. A quali adurdità mai conduce il genio d'oppoi fi fenza fonda- 
mento ! Più frefeo ancora del Culto d' Alberto era quello di S. 
Francesco d'Affili, canonizzato l'anno 1228. e di S. Antonio Con- ■ 
feffore , canonizzato Tanno 1232. non Domenicani, non Trenti- 
ni, non Martiri, e non Vefcovi di Trento, e pure Bartolommeo 
ne diede in riflretto la vita . 

XXVII. Ora palliamo a' legittimi documenti delia Santità d'Al- 
berto, che il Sig. Decano ci fa (perare . Che dico fperare ? anzi 
egli ce gli prefenta . Di grazia confìderiamogli per Htruirci . Ma 
oimè! il primo di quefti è La Ferrata rojfa^ con cinque punte di fer- 
ro rojjo .... accomodate per appiciare le candele in venerazione del Marti- 
re .... Ferrata antiebiffima , e coetaneo quafi coetaneo lavoro all' iftejfò 
nefando cafo . Si è già detto qui (opra num. XXII. non effere mara- 
viglia, che alla tomba d'Alberto veniffero accefi de' lumi, qualo- 
ra in 



62 APOLOGIA 

ra inTrento pattava per Martire. Ciò per modo di difputa con- 
ceduto, né la Santità della fua vita, né quella della fua morte fi pro- 
va , ma bensì V opinion volgare del Tuo martirio , nata dall' abufo comune 
a quel! 1 età di creder Martire chi contra giuflizia veniva trucidato. 
Che poi il lavoro fia quali contemporaneo al fatto, come il Sig. 
Decano vorrebbe dare ad intendere, difficilmente lo proverà, fin- 
ché della vecchia, e originai tintura a oglio qualche veltigio ri- 
manga, mentre quefla farà Tempre una fpia, che lo paleferà pofle- 
riore al J436* intorno al qnal tempo, come fi è detto, il colori- 
re a oglio fu ritrovato. Segue pag. ig. un altro convincente monu- 
mento del martirio d'Alberto, cioè la mano del Beato Martire dipin- 
ta nel muro colla palma , che è il fegno del Martirio , anche quella 
coetanea, quafi coetanea. Non è vero, che la Palma o dipinta , o 
fcolpita , fia ficuro fegno di martirio . Opinione del Boldetti fu 
quefla , che inerì agli autori della Roma Sotterranea; ma oltre allo 
Scacchi, e al Torrigio, che furono di parere diverfo, ella è fiata 
dal Papebrochio, dal Mabilion, dal Fabretti , e ultimamente dall' 
incomparabile Muratori con tanta forza, ed evidenza impugnata > 
che troppo ridicolo fi renderebbe chi tuttavia fé ne moftraiTe par- 
ziale. Vedefl la Palma in molti fepolcri di Gentili , ed anche di 
qualche Ebreo. Vedefl in Ifcrizioni Crifliane, fatte a perfone vi- 
venti. E vedefl finalmente in molte altre Criftiatìe , e fepolcrali ; 
ma fatte fotto Imperadori Criftiani, e in Roma ftefla. NiiTuna di 
quelle Palme, che pur fono in gran numero, può lignificare mar- 
tirio. A qual fine adunque fcolpivanfi. fu fepolcri de' Criftiani < 
Per fimboleggiar certamente qualche dogma della no (Ira fanta Re- 
ligione, come l'immortalità dell'anima,, o la Refurrezione de' mor- 
ti, e forfè ancora l'eterna felicità de' Santi, fecondo il detto: Ju- 
lius ut Palma fiorebit. Veggafi il mentovato Muratori nelle Antichi- 
tà Italiane. Tom. 3. dijjert. 58. Io. però non voglio negare , che la- 
Palma pofta in Trento al noli: ro Alberto, non fia fiata pofta con; 
animo d'indicare il fuo martirio, . Probabilmente nulla altro avrà, 
intefo chi la fece dipingere. Ma come quello, martirio è una creden- 
za, nata ne' tempi dell'ignoranza, non una verità., così niente di più. 
denota cotal Palma , che un martirio immaginato , e creduto,, 
non già vero, e reale . La n offra quiftione non. è , fé i Tren- 
tini teneflero , o tengano per Martire quello lorVefcovo; ma fé ef- 
fetivamente lo fla. Quindi la Palma può ben fervir di teflimonio del- 
la lor opinione, ma non già della verità del fatto. Un altro docu- 
mento accenna il Sig.. Decano pag. 40. cioè Un Breviario in minorecar* 
ta Pergamena fcritto ', colla figura, del Vescovo Federico Vvanga, eletto nell'' 
anno 1205. nell'Indice del quale fi legge: In Kal>. Aprili* in Nat/vitate 
S. Adelpti & M. da che parrebbe, che fin d'allora la Chi e fa dì Tren- 
to nell'Uffizio fatta avejOTe commemorazione del noflro Alberto. Tut- 
ta fa.- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 53 

to favole, e impoflure, indegne del carattere d'ogn'uomo onetto, 
non che di quello, che porta il Sig. Decano. Parimente l'accenna- 
nato libro non è un Breviario, ma è libro liturgico, come anche 
Io chiama Mons. Gentillott nelle giunte aU'Ughelii Tom. 5. col. 602, 
A. cioè un Lezionario ad ufo della Me ila . In fecondo luogo non 
è vero, che l'Adelperto quivi nominato, fia fcritto in quella gui- 
fa: AdelvtHs, ma quella: Adelptus . Per terzo è falfo , che nell'In- 
dice , o R.egiftro quello Adelperto apparifca In Kal. Aprilis , men- 
tre cotal Indice nota bensì i mefi, ma non i giorni de* Santi , e 
delle Lezioni correnti. Incomincia; In Kal. Januarii . De SanBis . 
In Natali S. Genoja . LeBio: Qui gloriatur &c* e feguono i nomi d* 
alcuni altri Santi non già del folo primo giorno di Gennajo , ma 
di tutto il mefe , colla loro Lezione ; da che fi vede , che la 
voce Calenda in quello Mf. vien prefa non pel folo primo giorno dei 
mefe, ma per qualunque . Chi di ciò altri cfempj defiderafle vegga 
il Cangio. Li due mefi Marzo, e Aprile, che più fanno alnoftro 
propofno, in quefta guifa fi veggono registrati *• 

Kal. Maria* 



In Natali 
In Natali 
In Natali 
In Natali 
In Natali 
In Natali 
In Natali 
In Natali 
In Natali 



S. Chunegundis Virg. 
S. Perpetua, ■& Fé. 
S. Gregorii . 
S. Gertrudis. 
■S'Jofepb nutricii . 
S. BenediBi . 
S. Proculi: 
S. Cafluli Martyr. 
S. Rupti Epifcopi. 



LeBio : Sapientia laudai. 
Le 51 io: De Virginibus. 
LeBio: Ecce Sacerdos magnus . 
LeBio: Qui gloriatur , in Domino 
LeBio : 

LeBio : Sapientia numquam . 
LeBio : Scietis , quia mifi ad vos , 
LeBio : Juflus , fi morte . 
LeBio : Ecce Sacerdos ma. 



Kal. Aprilis 



In Natali S. Ambrojti. 

In Natali S. Maria sEgyptiaca. 

In Natali S. Tiburcii , & Va. 

In Natali S. Helena Regina . 

In Natali S, Genejji. 

In Natali S. Georgia 

dimn . 
In Natali S. Alelpti Ep. & Mari. 
In Natali S. Marci . 
In Natali S. Marcellini , fy De- 
In Natali S. Maxentia . 
In Vigilia Apojlolorum Ph. &J4. 



LeBio : Optavi , & datus efl . 

LeBio : Mulierem fortem . 

LeBio : Juflorum anima . 

LeBio : Sapientia laudab. 

LeBio : Juflum deduxit ■. 

LeBio : Juflum deduxit ', vel omne gam- 

LeBio: BenediBus Dominus. 
LeBio : Teftificor coram Domino . 
LeBio : Juflorum anima . 
LeBio : Sapientia vincit . 
LeBio: Multitudinis credentium* 

Dì 



64 APOLOGIA 

Di qui veggiamo, che tra i Santi di Marzo, ove Alberto di Tren- 
to doveva aver luogo , non comparifce, né comparifce in altra par- 
te dei Lezionario. Alfoppofto in Aprile apparifce Adelptus , e ap- 
parifce Cubito dopo S. Giorgio Martire, che fi folennizza dalla Chie- 
fa a' 23. d'Aprile, giorno appunto, e mefe, in cui corre anche la 
feda di S. Adalberto Vefcovo, e Martire di Praga. Dunque di que- 
fto va intefo Y Adelptus , non del Trentino. Non d'altro , che d' 
occhi fa di meflicri per toccar con mano quella verità , né fenza 
gran malagevolezza perfuaderà mai ad alcuno il Sig. Decano d'aver 
egli ad altro fine una sì patente menzogna impacciata , che per oc- 
cultare a diritto, o a rovefcio il vero, iufingandofi, che coli' i fpe- 
zione oculare del Lezionario, per altro neceifaria, non a tutti riu- 
fcito fofTe di (coprire il di lui inganno. Ora dopo una falfitàsìma- 
nifeita, che ferve mai l'aggiungere: Che quel S. Adelpreto Vefcovo, e 
Martire non Jta S. Adalberto Vefcovo di Praga , prova , e prefunzione mi 
è un altro antichiffimo Libro del noflro Archivio Capitolare MS., e inti- 
tolato : Ereviarium Bohemicale , che fcrive del Vejcovo Pragenje neW In- 
dice Adalberta , e nell' ifiejfo foglio XL. tergo Jcnve B. Adalberti M. & 
P.? Che ferve dirli , taccoiare intorno alla diverfìtà del nome , quan- 
do (ìam certi dell' identità della perfona. ? Ben è vero, che nò me- 
no il noftro Lezionario chiama Adelpreto jl Pragenfe , come dà ad 
intendere il Sig. Decano, ma Adelptus, ed avendo in Marzo ferir- 
lo Ruptus , per dire Ruperto , non Rupreto , fi può ben credere, che 
anche il p. in Adelptus per per , non per pre vada interpretato. Co- 
munque fia di ciò, che ferve, torno a dire, contendere fui nome, 
quando (ìam certi della perfona? Peraltro, che il nome òJ Alberto , 
e in Adelberto, e in Adelpreto, e in Adelperto polla facilmente cam- 
biai fi , anzi fia (tato effettivamente più d'una volta cambiato , è 
cofa, che non ha bifogno di prove. Vegga il Sig. Decano l' Ugnel- 
la Tom. 2. col. 297. Nota (j.)> e troverà un Albertus appunto in Adaì- 
bertus trasformato. Vegga lo deffo Autore Tom. 5. col. 597*, tAkU 
pertus , non Adelpretus troverà nominato il noflro Alberto Trentino, 
di cui trattiamo . Vegga il Brandis nella Nobiltà Tirolefe Part. 2. 
pag.iSi., che parimente lo chiama Adelberto , Vegga il Cronico Clau- 
dio • Neoburgen fé , pubblicato dal P. Girolamo Pez Rerum Auflria- 
carum Tom.I. pag.^6., e troverà ad ami. 1113. chiamarli Albertus 
quello (ledo Arciveicovo di Salisburgo, che pochi verfi dopo, cioè 
ad ann. 1 177. \ è detto Adelbcrtus ; e vegga per fine il Mariani/^. 276., 
ove pure del noflro Alberto troverà icritto: Sin al tempo del Vefco- 
vo Adalpreto , Adalberto IL La (leda difficoltà s' incontra circa la 
Chiefa di S. Caterina in Arco, qux ohm Ecclcjta B. Adelpreti vocj- 
batur , come apparifce da un documento dell'anno 1333. , dal Sig. 
Decano accennato pag.^i. Come mai in Arco una Chiefa al noflro 
Alberto, il quale non la ebbe nella fua propria Sede di Trento ! 

LAi 



ALLE^ MEMORIE DI ROVERETO. 6$ 
Egli poi, come fi è veduto, Alberto, non Àdelpreto appeiloffi , Lo 
ilelìb nome farebbe flato confervato anche nel!' ergergli la Chiefa. 
Se Alberto aveva Ghiefe fuori del territorio di Trento, come poi 
in Trento non era né pur commemorato nell'Uffizio, e nella Mef- 
fa , e folamente dopo il 1560 ebbe cotal onore ì Tutte quelle ri^ 
fleffioni rendono ben poco verifimile l'ipoteli del Sig. Decano. All' 
oj>pofto di S. Adalberto Vefcovo , e Martire di Praga abbiam vc-- 
duto poco fa, come l'antico Lezionario Trentino nota la Lezio- 
ne. Il nome di lui apparifee altresì nel Calendario Perpetuo Ma« 
druzziano a' 23. d'Aprile. Sappiamo poi dagli Atti d'autore coeta- 
neo prodotti da' PP. Bollandoli, eh' egli era flato eletto Vefcovo 
di Praga in Verona alla prefenza di Ottone II. Imperadore . Il fi- 
glio di lui, cioè Ottone III. fu divotiffimo della memoria del pre- 
detto Santo, e non mancò di promoverne il culto anche nella ftef- 
fa Italia. In Roma, al dire di Leone Odiente, gli teca fabbricare 
una Chiefa , e vi pofe delle me Reliquie. Abbiamo'inoltre da Gi- 
rolamo Fabbri nelle Sagre Memorie di Ravenna antica Part. I.pag.ji. 
72., come nel territorio Ravennate villa, o borgo fi trova noma- 
to S.Alberto dalia Chiefa Parrochiale dedicata a §. Adelberto Ve- 
fcovo, e Martire di Praga. Ottone III. Imperadore ( fegue a dire il 
Fabbri) trovando/* in Ravenna l'anno 1001. , fabbricò ■ quivi ad iflanza 
dello fieffo S. Romualdo un nuovo Mona/lero , Chiefa , dedicandola ad 
onore di S. Adalberto Monaco dell'Ordine di S. Benedetto , e Aycivefcovo 
di Praga, poco avanti martirizzato nella provincia di Pruffia . I mento- 
vati Padri nelle Addcndc al detto giorno così foggiungono a que- 
llo paffo del Fabbri : Sed velie m certins confirmari , quod loci auBor 
fuerit Otho III. quod ad prxfens argumentum Jatis c/Jet : ma non dovet- 
tero avvertire, che il Fabbri cita quivi S. Pier Damiano in Vita S. 
Romnaldi cap.io., e il Damiano nel citato luogo così appunto feri- 
ve: Dunj moraretur ' autem Romualdus adbuc in Pereo , Imperator Otho 
Monajlerium ibi ad honorem S. Adelberti eo [uggerente conflruxit . Lo 
fletTo Imperadore ebbe della parzialità per Verona, come compro- 
vano più donazioni dà eiTo fatte al Mon afiero di S« Zenone, ed 
a' Canonici di quella Chiefa, che poflono vederli nell' Ughelli Tom. 5. 
col.jqS.&feqq., ed è molto verifimile, che talvolta in Riva {Iella 
alloggiale , mentre in documento dell' anno 983. prelTo lo fieffo 
Ughelh Tom. 5. col. 746. Cortis Regia vien chiamata da Ottone II. 
fuo padre; il che, come nelle Memorie Antiche pag. 41. fi olTervò , 
fembra denotare Palazzo proprio deli' Imperadore . Niente più fa- 
cile pertanto, fé non che Ottone III. divoto di S. Adalberto Pra- 
genfe, nelie vicinanze di Riva quello fleiTo facetTe , che in Roma, 
e fui territorio dì Ravenna aveva fatto. Che fé con tutto il fin qui 
eletto, ninni relazione fi pretendefle paffare tra Arco, e queflo San- 
to , rifponderei, che minor relazione ancora paffa tra Rovereto „ 

I r e S. 



66 APOLOGIA 

e S. Tommafo di Canterbury in Inghilterra , canonizzato V arma 
1173., e pure l'antica noftra Parrochiale, che tuttavia fuflìfte , e 
che fi palefa per fattura poco da que' tempi lontana , al medefimo 
fu dedicata. Non lafcierò altresì cT offervare , com2 due altri A- 
delberti Vefcovi abbiamo più affai vicini ad Arco , che non è il 
Pragenfe, venerati amendue nelle loro Gliele con titolo di Beati , 
o Santi) cioè Adclberto, detto anche Edelberto de' Garimali Ve- 
fcovo di Bergamo, che morì l'anno 935. ■> di cui l'UghelliTow. 4. 
col. 410. & feqq. , Martinantonio Guerrini nella Synopfis rerum , & 
tèmporum Ecclejta Bergomenfis pag* 56. , ed altri; ed Alberto Vefcovo 
di Como, morto l'anno 615., o fecondo altri 6©7- , di cui il men- 
tovato Ughelli Tom.^. col. 161. , e i PP. Bollandifti nel Tom. 1. di 
Giugno- Se ad alcuno di quelli due Santi Vefcovi foffe eretta 1' 
antica Cappella d'Arco, non faprei dir io . Tanto mi giova aver 
avvertito, acciò gli Eruditi di que' contorni abbiano campo d'efer- 
citarli in ulteriori ricerche. Ma più affai graziofa di quelle fi è la 
prova della Santità d' Alberto , che il Signor Decano foggiunge 
pagqi. , e ripete pag. 81. confidente nel Generale Sinodo Regolare , 
e Secolare da tutto il Clero della citta, e Diocefi unanim amente e concor- 
de™ nte approvato V anno 1344. , in cui Niccolò Bruna Vefcovo di 
Trento , difpone nel §. io. Feflum noflri Patroni B. Vigili i Martyris 
glorio]*, & SS. Martyrum Sifinii , Martyrii , & Alexandria ceterorumque 
Sanèlorum Corporum Chritatis , & Dicecejts ' Tridentina , quorum Corpo- 
ra in Dioecefi noflra Ecclefia Tridentina effe nofeuntur, per Clericos , & 
L aie os noflra Civitatis , Dicecefis , & Dijlr ictus [uh eadem pcena ( di 
foldi 40. ) prxcipimus feriari . Da quefto documento vede ognuno , 
che in luogo d' arguirli Santità in Alberto, s arguifee pi uttoflo tut- 
to il contrario . Nientedimeno 1' ingenuo Sig. Decano ha voluto 
addurlo, foggiungendo appretto, che colle parole: ceterorumque San- 
Borumque Corporum Civitatis , anche il Vifcovo Alberto degnamen- 
te , e ficur amente Jla tacitamente nominato . Vaglia però il vero , fé 
Alberto folle flato un vero Santo, e un vero Martire, morto per 
l'immunità Eccleiladica, anzi canonizzato , benché la Bolla della 
Canonizzazione fia fmnrrita, come il Sig. Decano fcrive pJg-55") 
Niccolò Bruna non fi farebbe già contentato di tacitamente nominar- 
lo \ ma efpreffa mente, e con particolar enfafi l'avrebbe nominato , 
come quelli, che più vivo, e più recente nella memoria de' Tren- 
tini (tato farebbe, e che dopo S. Vigilio , per lo primo, e più ri- 
fplerdente lume di quella Chiela avrebbe dovuto confiderarfi . Que- 
llo filenzio non folo disfavorire la pretefa fantita , ma fa ancora 
conofeere, che il Corpo d'Alberto non andava tra' Corpi de' Santi 
in Trento nel' j 344. , come poi al dire del Mariani pag. 63. ci an- 
dò al tempo fuo , e ci va tuttavia. Vedefi pertanto manifellamen- 
te, che pel ceterorumque SanBorum Corporum Civitatis del Corpo di 

S.Maf 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 6j 

& MafTenza intefe il Bruna, che 4a Majano a Trento era già fla- 
to al tempo Tuo trafportato, e collocato nel Duomo dal Vefcovo 
Alemanno, come altresì de'Gorpi di Claudiana, e Magoriano fra- 
telli di S. Vigilio. E quefte fono le prove, quefti fono gli atti pa- 
tenti, e i -convincenti monumenti , che il bravo Sig. Decano hafaputo 
raccogliere, per convincerci della rara Santità,, e del glonofo Mar- 
tirio del fuo Vefcovo, in virtù delle quali prove, dopo avere con- 
tra di me più ingiurie , e villanie (cagliate , così finalmente con- 
chiude />.?£. 43. Dopo quello , che per ragione , e per autorità finora efa~ 
minato , e provalo,- abbiamo- , fi domanda femplicemente , e di fappajjìona te- 
mente , Je abbiamo fondamento [ufficiente , non che apparente , di chiamar* 
Santo e Martire il nofiro B. Adelpreto Vefcovo? Alla qual dimanda , fen- 
za efitanza alcuna, fi rifponde di no; mentre i documenti fin qui 
addotti, o non è certo, che il noltro Alberto riguardino , o fé lo 
riguardano, ahro non provano in foftanza , che qualche Torta di 
Culto fui' Trentino, benché non generale di tutta la Diocefi ,; i} 
qual Culto può ben dimoftrare la divozione de 5 fedeli , e V opinio- 
ne volgare, che Alberto foiTe un Santo, ed un Martire , ma non 
g\ì\ alcuna vera Santità, o Martirio del medefimo, giacché, come 
li è detto, non è il Culto, che coflituifca alcuno Martire, e San- 
to , ma le azioni da Santo , e da Martire ; né prova il Culto la 
Santità, ma la fuppone. Può egli bensì fervir d'indizio, e farpre- 
fu mere Santità, quando nulla ftia in contrario : ma dirnoftrando- 
fij che tal Culto può da abufo, e femplicità effer nato , come ad 
evidenza dirnoftrato abbiamo, fventafi fubito ogn' indizio, e torna 
in nulla ogni prefunzione ; anzi , finché le neceffarie azioni fante 
non fi provino, nifce torto una giuda > e ragionevole .prefunzione 
contraria, la quale poi crefee di molto, allorché fi faccia vedere , 
come fatto fi è, che le pretefe azioni fante, fono tutte, o indiffe- 
renti, o cattive. Quando prove più convicenti cella Santità , e Mar- 
tirio d' Alberto adeguar non potevano* , meglio ai certo flato fa- 
rebbe il tacere , che con molta fatica perdere il tempo indarno ? 
attediare fenza vermi profitto chi legge, e non corrifpondere in con- 
to alcuno al frontifpizio dell'Opera. 

XXVIII. Ma per modo di difputa fi conceda rfl Signor Deca- 
no , che tutte le memorie fin qui da elfo indicate al noftro Al- 
berto s' afpettino. Segli conceda, che ce ne fieno ancora di magr 
giori , qual farebbe il vederlo inferito in una mezza dozzina di 
Martirologj, ancorché non fé n'abbia peranche feoperto pur uno . 
Che cofa mai fi hmfi ugnerebbe eg i di poter indi inferire ? Nuli a 
di più. di quello abbia finora inferito'. Una maggior dirTufione del 
mentovato abufo proverebbe!! in tal caio: non altro. Quando niel- 
la prima Lettera fi moflrò con più efem/j , che le perfone Eccle- 
fiaftiche, in eminente grado coflituite, venendo innocentemente 

1 X UCCI- 



6S APOLOGIA 

ticcife , al grado di Santo , e di Martire toito falivano; non s'imefe 
già, che dal folo volgo ignorante, e dal popolaccio follerò per ta- 
li tenute . Anche uomini non idioti , é molte Chiefe particolari 
come tali gli veneravano, di che i mentovati efempj tanno badan- 
te prova . Ora però ne addurremo uno più ftringente di tutti , e 
più a noilro proposto, mentre feguì nel precifo tempo delnoftro. 
£' queflo del Re Canuto, uccifo intorno al 1133., e canonizzato 
j anno 3 171., di cui così Bollando a' 7. di Gennajo : Mvretvtr for- 
tajje quifpiam cur Martyr die a tur Canutus in citai is Martyrologiis (non 
fono meno di fette ) & aliis infra , curri nec fidei , nec juflitu* e auffa ^ 
licet innocens , Jìt Inter fettus .. Verum ahi quoque haud pan ci) qui ab im- 
probis homimbus ne far le erant occifi , Martyres habiti junt , ut fui s locis 
oflendemus . Ecco quali radici nell'animo delle perfone pie aveva in 
que' tempi d'ignoranza gittate la femplicità, e il prurito d'aver de' 
Martiri in abbondanza. Si fcrivevano allegramente i nomi loro ne* 
Martirologj di quaggiù: ma Dio fa poi, come la cola pattava nel 
vero Martirologio del Cielo . Ben è vero , che tra quello Re Ca- 
nuto, e il noflro Vefcovo Alberto, patta- il divario, che di quello 
lappiamo molte az : oni virtuofe, e lappiamo altresì , che fé non fu 
Martire, fu però "da Alettandro III. canonizzato: dove del noftro 
non abbiamo che azioni o indifterenti , o cattive, e ilamo certi 
all'oppotto , che dallo lì etto Pontifiee fu più volte implicitamente 
feomunicato , e morì poi con tali feomuniche full'anima. 

XXIX. Dopo avere il Signor Decano con sì rifplendenri auto- 
rità, e ragioni la Santità , e il Martirio del fuo Vefcovo Alberto 
vind:cati , patta egli con egual valore , e bravura ad abbattere le 
mie opposizioni, e dice in primo luogo pag. 44., che Bi fogna [ape- 
re j fé Adelpreto di Trento è fiato prefénte al Conciliabolo di' Pavia . Lo 
che ( foggiunfe ) provare non fi potrà . E pure fi è provato dima- 
Arativamente, anzi non folo l'intervento al Conciliabolo di Pa- 
via fi è provato, ma anche a quello di Lodi, convocato un anno 
appretto per conferma, del primo. Non ripeto qui le cofe dette di 
fopra al Num. JX\ e X. li Signor Decano ci fa avvertire pag. 46. 
47., come nel^Codice Vvangiano Carta fi trova, da cui apparifee , 
che a' ìli. d'i Maggio de! 1160 Alberto inveiti certo Gandolfino 
de Vvarda Ctfìri , q:iod vocatur Belvedere, e che nt-W Archivio del GB* 
fiello in Trento un Ijìrornento di Compra in Cullar , & in Piano pur 
conferva!!, fatta dal medcfimo Alberto li 21. Settembre dello itef- 
. fo anno: ma qual confèguenza da quefte Carte per negare l'inter- 
vento al Conciliabolo di Pavia ? Ognuno fa , che Alberto quan- 
tunque nrefente colla perfona in Pavia, potè per mezzo d'sdni far 
in Trento un'Invcttitnra , ed in Caldar una Compra. Se il Signore 
Decano uvette dato gl'interi Diplomi , meglio ciò apparirebbe , e 
potrebbe (or Ce offervarfi la differenza' dell' Attutii , e del Datum % 

ter- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 69 
termini, che come agl'intendenti della Diplomatica è noto , dived- 
uta., e di luogo, e di .tempo talvolta importano. Io però per, mo- 
do di cVifputa , non già perchè così mi creda, gli concederò, che 
a 5 J2. di Maggio, e a 5 21. di Settembre dell'anno 1160 Alberto 
folle in Trento . Sappiamo da Ermanno Abate Reicherfpergenfe 
nel Cronico ai an. 1160. e da Radevico Lib. 2. Cap. 72., che ii 
Conciliabolo di Pavia .s'apri a' 5. di Febbrajo dello ttetto anno, e 
durò fino agli 11. di quel mefe. Ora qual maraviglia, che chi agli 
11. Ai Febbrajo d'un anno fi nova in Pavia, a' 12. di Maggio 
dello freiTò fi trovi in Trento ? Ho detto però, che non lo cre- 
do , e la ragione fi è , perchè come veduto abbiamo , Alberto & 
JJ. d'Aprile dei 1160. era deliramente in Pavia prefente all'em- 
pio atto, con cui dall' Imperador Federigo fu il Vefcovo di Bellu- 
no della dignità Veftoyile fpogliato . Egli andava corteggiando quel 
Monarca (comunicato , e quell'impiego non gli poteva permettere 
d'eifer in Trento a' 12. deì^mefe feguente , tanto più, che a'j8. 
di Giugno, e il primo di Settembre dell'anno, che viene appref- 
io, l'abbiamo in Lodi al Conciliabolo^ €-a Landriana fui Milane- 
f e , da che fi vede la fu a attenzione non per la dovuta residenza 
nella (uà Chie(a ,,ria& \">er fecondare i'ingiufte premure di Federi- 
go. Aggiunge ancora il Signor Decano , che Nell'anno figliente 1 16 1. 
Federivi Imperatore approvo , e confermi) la Donazione $ Enrico Impera- 
tore j atta alla Chieft di Trento, Da che non fo immaginarmi, che 
cpfa voglia egli inferire . Il Diploma fi ha nell'Ughelli accrefeiu- 
to > e non porta data veruna di mefe , di giorno, o di luogo, ma 
probabilmente ciò farà feguito o a Lodi, o a Landriana fui Mila- 
nese , ne' quali luoghi sì Alberto , che Federigo fi trovarono in 
quell'anno . A Landriana era.no ame.ndue anche quando il primo 
di Settembre dello fieffo anno Girone Vefcovo di Belluno fu ri- 
rneifo nello iìato, e dignità di prima. Ora dall'effer Alberto p. a 
Lodi, o fui Milanefe l'anno 1161., come il Signor Decano infe- 
rir pofla , che a' 5. di Febbrajo dell'antecedente non doveffe effer 
in Pavia, non io, torno a dire , ravvi fa rio ." Non s'inferifee nò, 
cho non folle in Pavia, né, che folle in Trento ; ma pure quan- 
do fi badi a' motivi, pe 5 quali l'anno 1161. era a Lodi, e fui Mi- 
Janefe , anche di qui piuttofio la fui prefenza in Pavia nell'anno 
antecedente , che a Trento, verrà ad arguir-fi . Ma ii Signor De.- 
cano, che non vorrebbe veder in Pav-i a al Conciliabolo il ino Sali- 
to Vefcovo l'anno n 60. , non vorrebbe nò pur vederlo m Fano 
Tanno 11 64. Vicario Imperiale, per poter poi inferir-, co -ne fi 
pag. 47. , non effer vero, ch'egli Fjofie uno deprimi Mini/tri , e de" 
maggiori favoriti di Federigo, e che il Signor Tari arotti non io ha pro- 
vato . E quali pò,' fono le lue ragioni ? Eccole : Non è vero: & 
V 'ghetti fi è ingannalo ^ come lo ha negato ( ha voluto dire affermato) 

fila 



7° APOLOGIA 

alla pag. 4. Bravo Signor Decano ! E noi all'appofto diremo: E* 
vero, verittìmo: L'Ughelli non s'è punto ingannato, come al Num. 
X, e XIIL dimoftrativamente provato abbiamo, facendo altresì ve» 
dere, che non falò Tanno 11 64. ma anche il fegucnte Alberto efer- 
citò in Fano l'ufficio di Vicario Imperlale ; donde poi 5' inferi (ce 9 
etter parimente vero, verittìmo, che quello Vefcovo fu uno de' pri- 
mi Miniflri , e de' maggiori favoriti di Federigo, per fecondale gl'in- 
degni tentativi del quale, poco dirotti della neccffaria refìdenza nella 
fua Chiefa di Trento, e nell' abbominevole Scifma, per cui dal Pon- 
tefice fu più volte (comunicato, egli fi trovò miferamente involto, 
anzi fi diftinfe in tal fazione > e dimoflrottl uno de' più fervidi, ed in- 
fattìbili di lui partigiani. Da tutte le quali cofe lo fletto Signor De- 
cano facilmente pofcia arguir potrà quanto non folo fa 1 fé , ma {cioc- 
che ancora , e ridicole fieno quelle fue illazioni : Dunque Adelpreto ha 

rigettato Vittore, ed ha riconosciute > Ale jf andrò Dunque Adelpreto ha ri- 

conosciuta nulla la elezione di Vittore , e UfftJk e legittimala elezione dAlef- 
( andrò , le quali al Tuo folito va ripetendo, ma che perciò nulla più 
diventano, che bugie ripetute. Alberto non folo riconobbe Vittore 
per vero, e legittimo Pontefice, e l'elezione'd' Alettandro annullò 
ne'due Conciliaboli di Pavia, e di Lodi; rrtfc'cofa certa è altresì r 
ch'egli adorò il fecondo Antipapa ,. dalle creature del primo ad iitan- 
za di Federigo intrufo, cioè Guidone Cremenie, che dagli Scifmati* 
ci fu chiamato Pafcale Ifl. , eletto a' 22. d' Aprile dell'anno 1164. 
due giorni dopo la morte di Vittore, per conferma della qual ele- 
zione Federigo l'anno appretto convocò in Ei bipoli un terzo Conci- 
liabolo . Non intervenne a quello terzo Conciliabolo il no (irò Al- 
berto, perchè, come s'è veduto, nello tteffa anno efercitava in Fa- 
no l'uffizio di Vicario Imperiale, ed avrà probabilmente giovato all' 
Imperadore anche meglio* tenendo fermi nella divozione di lui .gli 
Scifmatici d'Italia, e di quelle parti. Di qui però non alienazion a 
animo, e tepidezza d'Alberto verfo Federigo , ma piuttoflro fervore , 
e premura, vuole arguir fi , come pure parzialità di quello verfo quel* 
lo. Se Alberto non avetfc riconofeiuto per vero, e legittimo Ponte- 
fice anche Pafcale III., e l'elezion fua ricufato a vefse d'approvare , 
non falò l'onore, e il vantaggio di fuo Vicario in Fano non avreb- 
be goduto, ma ito ancora, farebbe a rifcliio di perdere la dignità, e 
lo Stato, come al Vefcovo di Belluno per aderire ad Alefsandro Ul- 
tra accaduto. 

XXX. Ma qui l'Avvocato del nottro infelice Vefcovo ad altro ri- 
piego ricorre. Dice, che pollo che al Conciliabolo di Pa^via inter- 
venirle, egli attenti: Salva in pofterum Catholicx Ecclcji<e cenfura , pro- 
fter memorata* Imperiinecejjìtates , e !o prova , perchè così [ottojeritto ha 
ti Fatrìarcha. anche a nenie dell'i fuoi fu ffrag are i y il che tetliofittìmamente 

^a replicacelo Lcn fette, o otto volte. Rifpondo impoflura 5 e falft-' 

tà 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 71 

tà patente efiere anche quefta, che per ripeterli non perde punto la 
fua natura, anzi più putida, e intollerabile diviene. Non è vero s 
che il Patriarca d'Aquileja fi fofcriveflfe con alcuna riferva. Ecco 
la Tua foferizione nell'Enciclica originale del Conciliabolo, confer- 
vataci da R^adevico Lib. 2. cap. 70. Ego Peregrinur Aquilejenfis Patriarchi 
curri m°Às [ujfraganeis interfui , & con/enfi. Cosi l'edizione del Golda- 
fto , cosi quella del Martene, così tutte l'altre da me vedute . La 
riferva , che per infinocchiare chi legge , vorrebbe farfi pattare per 
formola della Lettera Sinodale, non è, che una privata interpre- 
tazione di Enrico Prepofito di Berchtolfcaden, con quefta falliti 
di più, che lo fteiTo Enrico non già a tutti i fufifraganei d'Aqui- 
leja, ma al folo Patriarca, e ad alcuni Vefcovi eftende tal riferva, 
fenza esprimere, fé quefti Vefcovi o delh fua, o d'altre Chiefefof- 
fero fuffraganei. Ecco le fue proprie parole: Interfuerunt bis omni- 
bus Metropolitani , Dommus Patriarci) a , Moguntinus, Colonienfis , ,Mag- 
deburgenfis ., Bremenfis , cum nonnulli s fuffraganeis fui s , fà maxima pars 
Epifcoporum Longobardi^ , quorum plurimi affe&uofum , & plenar/uwpra- 
diSla confirmationi tribuerunt ajfenjum * Dominus vero Patriarcha , & 
quidam alii , fa Iva in poflerum Cattolica Ecclejia censura , prapter memo- 
ratas Imperli necejjitates obedierunt . Eberardo Arcivescovo di Salisbur- 
go , uomo integerrimo, e ùmo y piangeva a calde lagrime, veden- 
do Federigo capo d'uno Scifma nella ChiefadiDio, quando avreb- 
be dovuto .. adoperarli per eftirparlo, fé da altri fotte Unto eccitato. 
Mandò adunque a Pavia il mentovato Prepofito per fare le fuefeu- 
fe , fé impedito dall'infermità, non aveva potuto profeguire il viag- 
gio, e per fentire come pattavano le cole . Ma ficcome a coftiu 
troppo doveva premere la grazia dell' Imperadore , cosi da Pavia 
fcrifie egli una Lettera ad Eberardo, che abbiamo in Radevico lib. 
z. cap.^i. nella quale per gittar polve negli occhi al Santo Prelato , 
con colori i meno neri, che fapeva, va dipingendo il .fatto rx e gli 
rapprefenta , che il Patriaca d'Aquileja, ed alcuni altri avevano ben- 
sì ubbidito, ma colla détta riferva. Obcdierunt , dice ia Lettera di 
quel Prepofito, cioè nel preftar l' attentò alia conferma dell' Anti 
papa, non [ubfcripferunt , come con nuova fallita dà ad intenderei! 
Sig. Decano. Semplice, e netta fenza riferva, o reftrizione alcuna 
è la foferizione del Patriarca cum meis fuffraganei s : ne in À%vfi g$i- 
fa farebbe fiata da Federigo tollerata. Qnal cofa più ridicola, che 
immaginarfi, che que' Prelati, i quali giufta l'idee dell' Imperado- 
re rapprefentar dovevano un Concilio Generale, e decidere, fé l'ele- 
zione d J Aleffandro, o quella di Vittore fotte legittima, fi follerò 
foferitti : Salva in poflerum Cattolica Ecclejia censura { Egli farebbe fiato 
un colpo in aria, un fabbricare infieme , e dittruggere , un far nul- 
la, mofirando .di far tutto, in una parola, un riderli dell'Imperato- 
re, per fecondare, e foftenerc il quale s'erano colà convocati . E 

qual 



fi A P O L O Ó I A 

qual altra cenfura della Cattolica Chiefa afpettar doveva un Con- 
cilio Generale? Vero è bensì, che tutti que' Prelati avranno fapu- 
to conofcere, come quello non poteva effere un Concilio Genera- 
le, né Federigo autorità avrebbe avuto di convocarlo, e in confe- 
guenza , che l'approvazione dell' Autipapa , e la deposizione d' A- 
ì.'ffandro IIL da etti fatta -, erano atti nulli, contra i Canoni, e U 
Difciplina della Chiefa; ma in quefto appunto confitte il loro deT 
litto, d'aver conofciuta la verità, e nientedimeno per timore, e per 
ifperanza, o per l'uno, e l'altro infieme, averla tradita col non 
opporli a fronte feoperta al capo dello Scifma, ma grattargli V orec- 
chie, e compiacerlo. Nel rimanente fé i\ Sig. Decano vago fotte 
di, fapere, quali erano l'efprefiìoni degli Scifmatici di Pavia, non 
apparenti nell'Enciclica, le fenta egli dallo iteffo Prepofito diBer- 
chtolfcaden ( pure que fri n' è il vero autore) non già in privata ar- 
tiEciofa letterale in tempo, in cui era facile dar bella apparenza 
allo Scifma nafeente; ma in ifchietta , e fincera relazione, in tem- 
po, che la verità troppo era a tutto il mondo palefe , cioè nell* 
Tìiftoria calamitatum Ecclefia Salzburgenfis , fcritta dopo l'anno 1174. 
e pubblicata dal P. Bernardo Pez nel Tom.z. part.^.coLzoi.delThefau- 
rus Anecdotorum novijjimus . Omnibus Archiepiscopi s ( dice quivi io Sto- 
rico Cap. 1. 1. ) & E pifeopis Regni T 'ben tonici , Abbatibus , & Prxpofitis 
curri univerfo grege Clericorum , & Monacborum viam Balaam ingredien- 
tjbus y & nomen Domini , nec non & Papam Alexandrum abjurantibus , 
latita utique pertinacia , ut Principes omnes jutrjurando -firmarent , fé fi 
moreretur Imperator , alium numquam eleBurum , vel fuicepturum , nifi 
qui juraret , numquam communicare Papié Alexandro , vel cuiquam fucccf 
fóri ili i us ; folus Eberhardus , pr aditi 'a Ecclefix Arcbiepijcopus quafi colti- 
rana immobili s cum -collega , & fuffraganeo illius Hartmanno Brixienfi , vi- 
ro catholico , & fanBijfimo , navim Petri , de qua docuit Chriflus , recoprio- 
verunt . QuefVè ben altro, che fo feri ver fi . : Salvi in pojìerum Catholi- 
cx Ecclefia cenfura . Notinfi le parole: ut Principes OMNES jurejuran- 
do affirmarenf. Il noftro Alberto era Principe dell'Impero Romano 
Germanico, il quale giufta il coftume d'allora godeva per confe- 
guenza il diritto, fé non d'eleggere il futuro Imperadorc, almeno 
di nominarlo. Non fi può dunque fallare, riponendolo nel nume- 
ro di qucfti bravi giuranti. Che per quel Principes , di'^ìi EccIefU~ 
ilici , non de' Secolari s'intenda, il conteflo di tutto il paffo bss 
flantemente lo dichiara; pure per dileguare ogn' ombra, cosi fegtò 
l'Autore nel cap, 2. Sed quamvis temporibus eorum jupradìffa juramc>ù 
ta fafla fint , quibus Epifcopi terribili ter aftrifti funt , non folum in pri 
pria perfona non communicare Romano Pontifici , veruni CUrum omner: 
in idi] funi ' compellere , & per Plebahós populum ; toto tarma tempore $V. 
La ftc.Ta cofa conferma 1 Anonimo Raitenhaslacente , parimente con- 
temporaneo, nella Vita di Conrado I. Arcivefcovo di JSàrfisMii'gd s 

pubbli- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO . 73 

■pubblicata dal rnedefimo Pez nel citato luogo, ove al cap. io. col, 
139, così fta fcritto: Quid editti dici deb et , vel potefì , quaminiquitatem 
abundajfe , Ò* caritatem refrign ijfe , oà(»* /<?to Ocódens fermento mal iti* <£7 
nequitue tamquam convivio ingurgitanti • , ZV#/# ;/?/^w , ÌT Ecclefiam Dei 
profcripfit, Archiepifcopis , Epijcopis , Abbatibus , & omni ferme Clero, Du- 
cibus , 4*901 Marchionibus , <& Comitibus jur amento firmantibus , ^ «#w* 
9 //;?/» habituros Imperatcrem u/que in facuium , gp; communicaret Apofloli- 
co , <£? Romance Eccleficc , #£/ /<?</?;# conftituit Petro Principi Apojtolorum 
Dominu s nc-fter Jefus Cbrijlus ? Anche il noftro Alberto, in quanto 
Principe, er&DttXy Marchio, Comes, come Tuona il Diploma di Con- 
rado IL Imperadore, pubblicato dal Gentilott nelle giunte all' Ughei- 
li Tom. 5. col. 591. e come attefta Bartoiommeo da Trento nella vi- 
ta di S. Vigilio, ove così della fua Patria favella: /#(?*• ceteras urbes 
bone przrogativam obtinuit , #/ /£/£W Pontijex Princeps fit Imperli , Ò* 
Ducis , Mar eh io ni s, ac Corniti s nomimbus fit infignitus . In una propoli- 
zion generale, che tutti quelli Principi includa, a riferva di due , 
chi non è eccettuato, è certamente inclufo; onde due foli effendo 
gli eccettuati , cioè Eberhardo di Salburgo , e Hartmanno di Bref- 
fanone, reità per neceiTaria confeguenza , che Alberto di Trento Ila 
inciuto; e notili, che da quelli palli non folo faHenfo al ConcU 
liabolo di Pavia, ma una collante aderenza a Federigo , ed una 
continua pertinacia nello feifma evidentemente raccoglieli . Più gra- 
ziola ancora è la confeguenza, che dalle ilelTe parole del Prepone 
to di Berchtolfcaden ad Eberardo deduce il Sig. Decano pag. 44. 
cioè, che §lu and anche provare fi potè]] e , che Adeipreto foffe flato preferite, 
i$ erroneamente avejfe consentito , quejìo errore era dell' Intelletto , non della 
volontà. Io non farò offervar qui, come l'intrufione dell'Antipapa 
Vittore da Federigo col mezzo de' Prelati da elfo raccolti, corrot- 
ti , e violentati proccurata , dal punto dell'elezione fino a quello 
della morte di elfo Vittore, èsì patentemente nulla, feifmatica , e 
fcellerata , che a niuno de' datti Prelati, per ignorante, e fempìice 
che forfè, non poteva non faftar negli occhi; mentre cofe fon que- 
lle, per chiarirli ddle quali bafta leggere la Itoria di quello Icif- 
ma da qualunque Storico Gattoìico fcritta . Niuno degli Autori , 
che di elfo feifma ragionarono, feppe mai ravvifare ne pur ombra 
d'error d'intelletto. li Timore, la Speranza, le Obbligazioni , V 
Impegno, l'Oftinazione, e la Malizia erano i motivi, che guida- 
vano gli Scifmatici , e di quelli motivi fanno parola gli Storici , 
non d'alcuno error d'Intelletto. Non avvertirò altresì, che Alber- 
to fi tenne collTmperadore , anche allorché al dire del Cardinal 
d' Aragona Recognofcente toto mundo ipfum Pontificem Cbrijìì Vicarium , 
& B, Petri Cat bolic u:n Succejforem , folus Fridencus Imperator cum fuis 
complicibus in errori s fui pertinacia , ifX obflinmiia remanfit , cioè come 
più didimamente fpiega Helmoldo Cbron. Slavor.cap. gì, allorché-^- 

K lexan- 



74 APOLOGIA 

lexandrum recepii Jerofolymitana Ecclefìa , & Antiochena , pr eterea omrii* 
Francia , Anglia , Hi/pania , Dania , <&* ownw regn<* , £## funt ubique ter- 
rarum. Infuper Ciflercienfis Or do eidem univerfus accejjit , in quo funt Ar- 
chiepifcopi , & Epifcopi complures , & Abbates amplius quam feptingenti , 
& Mcnachorum inajìimabilis numerus , o come ieri ve Francefco Pagi 
in Alexandro III. §. 21. allorché Nonfolum Rex F r ancor um ^ una cum 
Henrico Anglorum Re gè Alexandrum receperunt ; [ed & Reges Hif pania- 
rum , Sicilix , Jerufalem , HungarU , Ò* Grxcorum Imperato? Coftantinopo- 
litanus , cum Patriarchis , Epifcopis , e? universo Clero , Principibus , Ò* 
populo eis fubjecJo ad eundem Pontificem pari modo convenerunt : folufque 
Fridericus Imperator cum fuis complicibus in erroris fui pertinacia perftitit , 
acriter perfequens Alexandrum , & alios Ecclejiarum Pr#latos , qui prò eo 
viriliter flabant . Non dirò parimente, come i Vefcovi , che cono- 
feiuti gl'inganni, e le trappole di Federigo, volevano nafeoftamen- 
te fuggire dal Conciliabolo di Pavia, fé tirannicamente non fode- 
ro flati da elfo ridotti all'ubbidienza, come pure gli altri Vefcovi , 
che Tanno appretto nel Conciliabolo di Lodi, pollo ogni riguar- 
do da parte, effettivamente l'abbandonarono ; dovevano fervir di 
lume più che baftevole al noftro Alberto per fargli conofeere l'er- 
rore, in cui lì trovava: e tacerò altresì , che quando limili efem- 
pj poca impreffione fatta avellerò fopra l'animo di lui, moltiffima 
fuor di dubbio poteva, anzi doveva fargliene quello d'Eberhardo 
Arcivefcovo di Salisburgo, e di Hartmanno Vefcovo di BrelTano- 
ne , come quelli, ch'effendo uomini fanti , e infieme prudenti, e 
gravi, più degli altri erano atti adifeernere quale in quella faccen- 
da era il mal maggiore, o per dir meglio da qual parte era il ve- 
ro male , e da quale il vero bene , di che non è da dubitare , che 
più e più volte l'abbiano illuminato, ed ammonito ; tutte quelle 
riflelfioni , dilli, porremo dall' un de' lati, ancorché cadauna per fé, 
e molto più poi unite inlleme valevoli fieno a fventaie ogn' om- 
bra d'error d'intelletto, e faremo conto delle fòle parole dallo ftef- 
fo Sig. Decano a favor fuo recate, cioè Propter memoratas Imperiine- 
cejfitates obedierunt . Neceflità dell'Imperio faceva creder Federigo V 
antico fuo odio verfo Alelìandro III. fin da quando era femplice 
Cardinale, convertendo in punto politico quello, ch'era punto Ec- 
clcfialtico, e battezzando per macchinazioni, e trame contra l'Im- 
perio alla fklTa Chiefa pericolofe, le necelTarie gaiflificazioni d' 
Aleflandro, e le prove della validità della fua elezione, da elfo di- 
rette a' Vefcovi di Lombardia. Neceffità finta, e capricciofa era cq- 
te Ila . La Chiefa all'oppofto aveva anch'ella le lue neceflfità , do- 
veva premerle l'olTervanza de' Sacri Canoni, e dell'antica Difcipli- 
na violata, e calpeftata da Federigo coli' arrogarfi V autorità di 
convocare, fenza confaputa dei Vicario di Crifto, il Concilio Gene- 
rale ? c col pretendere d'effer giudice circa la validità dell'elezione 

del 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. Jf 

del Romano Pontefice ; e quella era vera , e reale Necefììtà . Ora 
da quale di quefte due Necefììtà dovette lafciarfi condurre non di- 
rò gìk un Vefcovo , un Arcivefcovo , un Patriarca, ma qualunque 
vero Cattolico , agevol cofa era da difcernere anche per chi nel Di- 
ritto Canonico , e nella Teologia molto internato non folle . E 
pure i Prelati fcifmatici , tra' quali il nofìro Alberto , non alla vera 
Necefììtà della Chiefa , ma alla finta dell' Imperio badarono ; la 
qua! fiora Necefììtà , fé dal canto di Federigo ceffata foiTe , tutti 
probabilmente farebbero iti a baciar ì piedi al vero Pontefice . Beli* 
error d'Intelletto per verità, ch'egli era cotefto! Ma vuol egli il 
Sig. Decano accertarli meglio , fé Y errore di que' Scifmatici era 
errore d' Intelletto , o malizia di Volontà ? Senta anche il fenti- 
mento di qualche altro antico Scrittore fopra Io fteflò Scifma. Scif- 
fura illa ( fcrive Guglielmo Neubrigenfe contemporaneo Hiftor. An- 
glicana Lib. 2. Cap. 9. ) cito refarciri , poter at moltitudini paucitas cede- 
re , nifi F rider icus Imperator veteri odio Rolandi Alexandrum non ferens y 
partem Oflaviani tusndam , fovendamque modis omnibus fufeepiffet . Que- 
llo paffo ci fa toccar con mano, che tutto lo Scifma confifteva nel- 
la prepotenza di Federigo , non in alcuna apparenza di ragione . 
E perchè mai Sciffura illa cito refarciri poter at , fé non perchè trop- 
po chiaro era chi foffe dalla parte del torto ? Se qualche ombra di 
ragione a favor dell' [mperadore fiata ci folle , niuno avrebbe po- 
tuto con verità dire , che fa cofa era facile da accornodarfi , per- 
chè anche poca ragione unita a grande autorità, qua! era quella di 
Federigo, avrebbe fempre difficoltato il punto, e refòlo difficilifli- 
mo a feio^idd . Ma che accade addur altre prove ? Arnolfo Ve- 
fcovo di Lifieux in Lettera a' Cardinali d'allora , ferina prima dei 
Conciliabolo di Pavia , e fui bel principio dello Scifma, non dice 
egli apertamente : Porro benignius Ecclefi& fua Sapientia Divina provi- 
dit , mamfeflam faciens omnibus verìtatem , ut nec SIMPLICITAS 
IGNORANTIAM , nec maligni tas probabile quid lihet valeat allegare ? 
Quello Prelato aveva , come fi dice , le man? in parta, e delie più 
minute , e recondite particolari tà^del fatto era informati (fimo; on- 
de ne parlava giufìz Y idea , che la verità delle cofe da ogni im- 
poftura , e finzione depurata , gliene fomminiftrava . A chi crede- 
remo adunque? A qitefto tefh'monio contemporaneo, e illuminato: 
o al Sig. Decana, chent parla colf autorità della fua fantafia ? Più chia- 
ro ci rspprefenta lo flato interno della cofeienza ,e i veri movimenri dell* 
animo di que'mal configgati Scifmatici l'Anonimo quafi contempora- 
neo, che fcnTie la Vita dell' mentovato Hartmanno di Siedanone, 
Egli dite a chiare note §. 22., che 1* Imperatore gli sforzava . Et 
quod videre miftria crai , tam Epifcopi , qnam ahi Clerici , & Retigio- 
Jf , computi €tiam funi * tiramento prgjlito promettere obedientiam Vitto- 
ri .... Cam alws & Prelato s 3 & jubditos fine miferatione cogeret &c. 

K 2 Lo 



w 



jó APOLOGIA 

Lo itefìo attefta il Cardinal d' Aragona anche dopo là morte di 
Vittore j e Y elezione del fecondo Antipapa Guidone da Crema . 
Ad majoretti vero fua damnationis cumulum ( Imperator) ut Catbolicos 
fortìter detenere t , fó complice s fuos in malatia ipfa redderet forttores , 
addens peccatum pecato , juravit ore proprio fuper Santfa Evangelia , 
quod pr aditi um Guidonem , ejujque Succeffores Catbolicos , & Alexandrum , 
atque juccejfores ipfius jchifmaticos femper tener et . Idipfum quoque Viros 
Ecclefiafìkos , quojcumque coercere ftfiuit , nihilominus jurare coegit; an- 
zi attefta un Anonimo in lettera ad Aleflandro III. tra l'Epiilole 
di S. Tommafo Cantuarienfe , predo il P. Criftiano Lupo Oper. 
Tom, io. pàg. 104. , che 1' Arcivescovo di Maddeburgo, ricufando 
di venire a limile giuramento , Vehementer adftritius non poiuit eva- 
dere , quin cum maximo fletti primus juxta pr aditi am formarti faceret 
juramentum ...... Cum vero ad Epifcopos ventum ejjet , dkerentque 

omnes , excepto Verdenfi, velie fé potius Regalibus cedere , quam hnjufmo- 
di Sacramenta pra/iare , refponfum e fi eis oportexeeos , vellent , nollent^jura-* 
mentum facere , &. Regalia retkere, Sicque cum fletu & piantiti maxima 
juravit primus Magdeburgenfis , fub ea tamen conditione , fi omnes alti , 
qui aberant , ejfent juraiuri , & quod folutus ejfet a jur amento , quocwm- 
que tempore defineret Regalia pojfìdere . Non aderivano adunque, per- 
chè in buona cofcienza credettero di poter aderire all' Imperatore ; 
ma perchè venivano da étto forzati. Non era dunque error d'In- 
telletto , che gli guida (Te ; ma erano rifletti umani , era Timore, 
era Speranza , e in confeguenza non era Ignoranza; ma Malizia, 
non era difetto di cognizione ; ma difetto di cuore poco ben re- 
golato . Segue il mentovato Anonimo fcrittore della Vita di Hart- 
manno : In Alemanni a autem paucijfimi inventi funt , in quibus adeo 
fervebat caritas , qui negletto metu Imperiali pùblice auderent profiten 
obedientiam Alexandre Papa . Inprivatis orationibus claufo ofik invoca- 
bant Patrem . Inlerdum aliqui dicehmt : Domine vim pattar , refp$nd* 
prò me . Et: Fac judkitftn injuriam patkntibus . S' erravano tenza fa- 
per d' errare , perchè quella agitazione di fpirito , perchè ta» ti ri- 
morfi ì Da quando in qua chi opera con buona fede., e falla, ma 
crede d' operar bene , fofpira nello fletto tempo , fe orazioni- fcr* 
vorofe a Dio , lo prega di difenderlo , di fargli giudizi* , confetta 
d 5 effer violentato , e di {offerite un gran tort :• ? Vim ,>atior , re- 
fponde prò me Fac judicium infuriarti patirntihuO. Se il Sig. De- 
cano intende punto , che cofa fia Error d 5 Intelletto , di che per 
altro può dubitarli non poco , eli grazia rifletta feriamer/e (opra 
quelli parli , indi fi vergogni d'cfTerfi lafciate afeir dalia penna io- 
migliami bamboccerie . Può effere , che U ft*a divota immagina- 
zione gli fwggerifca di reificare che gli Anton da me qui citati 
parlano generalmente de' Yefcovi Sciattatici, non | :erilamentc del 
nottro Alberto a il quale forfc cc^i povero di fpirito , eosì zotico ^ 

e cosi 



ALLE MEMORIE Di ROVERETO. 77 

e cosi cicco fiato fia , che nulla abbia veduto in qnefta faccenda, 
e in una perfetta ignoranza d' ogni cofa fi fia trovato : ma quan- 
do mai a quello fegno di fé implicita , e fcipitezza egli arrivafle , fi 
ricordi, che Albeito foftenne in Fano per interi anni la carica di 
Vicario Imperiale , e che quefV uffizio in luogo d' arguire il men- 
tovato carattere, arguifce tutto l'oppofto, e ci fa conofcere un uo- 
mo efperto , fvegliato , intefo del Diritto Civile , e Canonico , e 
che per confeguenza ne doveva fa pere più degli altri in quefto 
affare . 

XXXI. Mi ripiglia ancora il Sig. Decano , perchè nella priora 
Lettera pagi 108. io feri (Ti : Altro è non ejfere Scifmatico: altro è ejjer 
Santo , Martire . Se noi abbiamo delle prove per dimoflrare , che Al- 
berto non morì Scismatico , e quali poi fon quelle , che cel 'dimofirano San- 
to , e Martire 7 Alla quale iftanza rifponde qui pag. 49. 50. che Al- 
berto non fo lo non mori nello feifma , ma che None mai flato Saf- 
matko , e che j Non ha mai vijfuto nello f cifra a . Rifponde , C ti egli fi a 
Santo , e Martire V abbiamo dimoflrato pienamente dietro un culto imme- 
morabile , & inveterato \ e rifponde per fine : Abbiamo abbaflanza pro- 
dotto , l? allevato non ejjer fatti indifferenti , ma concludenti quelli , che 
anche dagli Scrittori nelle flampe , ne Mjf. abbiamo raccolti . Dalle 
quali rifpofte , fenza che parola io aggiunga , e della qualità della 
caufa d' Alberto , e della capacità , e difeernimento dei filò Avvo- 
cato può ognuno fpeditamenre giudicare . Soggiunge in p/o polito 
de' fatti non indifferenti, ma concludenti , che fono Fatti foftenuli^ 
e fp legati abbondantemente dal principio fino alfine , cioè dall'anno 1157. 
fino all' anno 1177. Ma e quali mai fono quefti fatti foftenuti , e 
concludenti? Quando, e da chi fono flati prodotti ? Bafiamemen- 
te furono già (tacciati , e fpremuti gli autori , che della Vita , e 
della morte d' Alberto favellano nella prima Lettera , né (lilla di 
bontà nei! 3 azioni di lui fu póflìbile di ravvifare . Vi fi è provato 
dappoi il Sig. Decano in quella fua Scrittura , e noi abbiamo fin 
qui latro vedere , come pur dura la medefima aridità , nò ombra 
dì Santità , o di Martirio fi può raccogliere . A che dunque ripe- 
1 - una proporzione falfa , non mai provata , ne provabile ? Chi 
'1 crederebbe ? li Sig. Decano mette di nuovo in ifeena Ambrogio 
Franco , che di Federigo d' Arco parlando , feri (Te : Una cum Epi- 
Jcopo ( Alberto ) per Laderanum delapfus , cum Caflrobarcenfibus nonnul- 
la ts pr&iiis- commi jfis , fummura tandem certamen mivit . E do- 
ve alla pag. 28. il tra (gre do re della Difciplina della Chiefa difen- 
dere non polendo , s era ingegnato di difendere la ileiTa. trafgref- 
fioiie . ed aveva conceduto, che Sin qui il Santo Vefcovo nulla ha fat- 
/' che ad un Santo Vefcovo di fare non convenire ; qui per lo contra- 
I nega , che Alberto fojfe in attuale certame , e dice , che a torto 
nella prima Lettera io Y ho dipinto colla lancia in refla . Ma di gra- 
zia 3 



73 APOLOGIA 

?,ia . , che co fa mai lignifica : Una curri Epifcopo nonnullis levloribus 
pr&liis commiffis ? I piccioli combattimenti , o vogliam dire fcara» 
mucce , non fon egli attuali certami , e fcaramucciando non s'an- 
dava forfè colla lancia in refia , ma folo nella battagli generale - ? Il 
paflb , di cui trattiamo , non è egli d' Ambrogio Franco? E Am- 
brogio Franco non aveva poco prima per difeotpa del guerreggiare 
degli EcclefìaAici in quefta guifa fcritto : Laudabile &nim fitit Epifco* 
pos apud Germano* , ubi res pofeeret , pofìta tiara galeam induere , atque 
prò Ecclefia , prò Patria , & prò fuo Rege armatos acitm exornare , diri- 
gere , pneire , atque flviBo enfe in hofler irruere ? Or fé così è , come 
dunque dimanda il Sig. Decano p*g. 51. Dove ha mai fcritto il Fran- 
co , che il Ve/covo Adelpreto fojfe in attuale certame^ Che poi T autori- 
tà di quefto Scrittore prevaler non debba a quella del Pincio, mi 
rimetto alle cofe dette e in quefla, e nella prima Lettera , ed ag- 
giungo, che Aando anche al Pincio, non abbiamo fé non Alber- 
to a cavallo , che non vuol già lafciarfl volontariamente uccidere 
per Gesù CriAo , ma vuole o vincere coli' armi il fuo nemico , o 
morire , come di fopra ai Num- XVIII. abbondantemente fi è pro- 
vato . Dal Franco paffa il Sig. Decano a Vigilio Vefcovi , che Si 
rimette alla Storia MS. del Franco , da cui in compendio ha cavate le 
[uè notizie : ma fé dall' originale non può egli raccogliere i pretefi 
fofienuti y e concludenti- fatti , meno alcerto gli raccoglierà dalia copia. 
Di fatto anche il Sìg. Raccoglitore non io importuna molto, e af- 
ferra di nuovo Innocenzo da Prato , per fare col mezzo di lui la- 
feconda queftua ; ma per verità con poca fortuna. Avvertimmo di 
fopra Num. XXIV., come que A." Autore nulla di nuovo, e nulla di 
concludente contiene , un mero impaAo delle cofe dette dal Pin- 
cio , dal Franco, e da, Giovanni da Parma elTendo quant' egli d' 
Alberto racconta . Siam dunque fempre da capo, e finché altri do- 
cumenti non produca il Sìg. Decano, i fuppoAi fofienuti , e conclu- 
denti fatti non li troveranno mai fé non fé nel fuo proprio cervel- 
lo . Torna in campo P Anonimo Trentino ; ma prima di pattare 
a quefto , da due accufe conviene , eh io mi giuAifichi , cioè à" 
Aver affé rito nella prima Lettera pag. no,., che il Prato mette la 
morte d" Alberto preffo Volano , quando , feguendo il. Pincio , 1* 
mette apud Roboretum oppidum- , e poi d' aver trafeurato. di vedere 
queA' Autore in tanta vicinanza , quanta cioè è quella di Trento a 
Rovereto . Rifpondo, clic V Opera d' Innocenzo da Prato è MS. ,, 
e non fu mai veduta da me . Il Mariani , che doveva averla alla 
mano, nel fuo Trento la cita più volte, e tra l'altre alla pag. 177* 
feriva così : Or mentre bollono le cofe- in aperta voltura , e che il Ve- 
[covo Q Alberto > cerca difendere co flant emente le ragioni della. Città , e 
ributtare i torti dal Vefcovato, per incontro fattogli a cavallo da Azzo- 
ne Caflrobarcenfe : refla trafitto, d' ajjjà in- Val di Lagaro , preffo Volano^ 

dove 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 79 
dove cade eflint . Così ricavo da Innocenzo di Prato , inerendo al Pincso . 
Io Tape va molto bene, come ancora dalla pag. 103. delia de tra pri- 
ma mia Lettera apparifce , che il Pincio non dice preffo Volano , 
ma apud Roboretum oppidum . Per confeguenza io non poteva attri- 
buire quella particolarità ad altri , che al Prato. S'egli non la di- 
ce veramente, fu abbaglio del Mariani il fargliela dire, del quale 
abbaglio io non poteva per conto alcuno avvedermi ; non avendo 
mai avuto lòtto gli occhi il MS. del Prato , Ma perchè , replica 
il Sig. Decano , non ingegnarti d' averlo in tanta vicinanza . ? Graa 
negligenza , eh 5 è {tata cotefta ! S' inganna a partito . E* gran tem- 
po , che le citazioni del Mariani invogliato m* avevano di vedere 
quella Storia , ma quando poi m' accinti a fcrivere la Diflertazio- 
ne Ibpra il Vefcovo Alberto , più che mai me ne crebbe la voglia * 
Ricorfi adunque per ottenere l'intento al P. Agoilino Carrara So- 
mafeo , indi al compixiffimo Sig. Barone Giarnbatuila Benedet- 
to Gentiiott , ma fenza frutto. Non mi fu grata allora la nega- 
tiva: ma dappoiché dagli fquarej non brevi, dal Sig. Decano in que- 
ftafua Scrittura addotti alla p&gg< 29. 30. 52. 58 59. qualche faggio ha 
prefo dell'Opera, lo confiderò per una finezza particolare, e renda 
mille grazie al p.ofleffore , per avermi follevato dalla noja di fcar- 
rabellare uno Scrittore, le notizie di cui , lo fìile , e le rifleffionì 
vanno perfettamente del pari , fenza poterfi difeernere quali fieno 
più milerabili, e feipite. Se lo tenga ben caro, e non ne permet- 
ta giammai la (lampa, mentre fenza dubbio merita 1' onore di re- 
itar per fempre manuferitto. Ma fentiamo l'Anonimo Trentino, a 
cui finalmente il Sig. Decano ricorre , per rilevare li fofienuti , e 
concludenti fatti d' Alberto . Dice pag. 53. eh' io accordo , eh' altro 
non faccia quell'Anonimo, che copiare il Pincio. Dunque , foggiun- 
ge egli, quella fede, che merita il Pincio , la meriterà ancora il fuo co- 
piatore . Accordo tutto . Segue : Che meriti fede il Pincio , mi perfuado 
$ averlo provato . Accordo anche quello ; ma non brilla , mentre 
convien pervaderlo anche agli altri. Aggiunge p^.54., che Alber- 
to Non fu 'viflo ad invadere l'altrui: che Fu uccifo dal Caflrobarcenje in 
odio della Ecclejtafiica Immunità : che Se ne andò pacifico , & inerme a Ro~ 

veredo jenza avere ufato rejiftenza , armi , difefa ; e finalmente, 

eh' è morto volontieri , ninna delle quali cole gli faprci accordare , 
mentre la prima è bensì vera fecondo il Pincio , ma falla fecondo 
il Sanfovino , che del Pincio merita fede maggiore : V altre poi 
fon falle e fecondo il Pincio , e fecondo il Sanfovino , e fecondo 
gli altri icrittori , che d' Alberto favellarono ; onde molto meno 
fé gli può accordare: Quefte co fé non effere dette la prima volta da Au- 
tore folamente fiorito fui principio del corrente fecolo : ma effere dette fempre 
egualmente dall' epoca ijie/f a della fua morte ; mentre fono immagina- 
zioni, e baje dette la prima volta da lui, o daqualche altro fchic- 

che- 



80 APOLOGIA 

cherator moderno , che di lui non ha autorità maggiore ; e con 
quefto piacevoliffimo epilogo intende il Signor Decano d'aver pro- 
vati li foflenptti) e concludenti j>at ti dei ilio glonofo Veicovo , e Mar- 
tire . 

XXXII. Palla dunque alle mie ragioni , o rifpofte , che chiama 
non ordinate , e dice pag-55--) che ordinatamente vuol replicare. Dio 
lo voglia, ma ne dubito molto. Per far veàére, che il Pincionon 
merita kdt veruna , molte eccezioni diedi io nella prima Lettera 
a quello Scrittore, da niuna delle quali vien ora liberato, e repli- 
cai foltanto, che merita fede , perchè Ha fcritto la fua fioria /'otto l'om- 
bra del Cardinal Bernardo Clefto , e la dedicò al Cardinal Crìftofcro Ma- 
drizzo in faccia al Concilio Oecumenico , cai altre inezie, e pue- 
rilità, già fventate di (opra al Num.XlX. e XX. ^ le quali perciò non 
mi fermo a confutare di nuovo. Oflerverò bensì, che non fole (ot- 
to l'ombra del Cardinal Criftoforo Madruzzo pretende il Sig. De- 
cano , che il Pincio fcrivefie, ma ancora Sotto l ombra, e la protezio- 
ne de' Cardinali tanto illuminati e jeveri , quali] 'urono Lodovico , e Carlo Ma- 
druzzi , morti in Roma negli anni 1603. 1629. In qual anno finiffe di 
vivere il Pincio non m' è riufeito di rinvenite . So per altro , che 
alla teda d un libro intitolato .* Augujìini Saturnii Lazaronei Buenna- 
tis Mercurii Major is , fé u Grammaticarum Inflittiti onum libri X. Venetiis 
1568. vedefi una fua lettera latina, in cui dà giudizio e di quehV 
Opera, e dell'Eleganze di Lorenzo Vaila. Porta la datadell'anno 
153 1. quella lettera, e fi feorge non effer lavoro di penna giova- 
nile. Nella Dedicatoria poi al Cardinal Crifloforo Madruzzo , (ram- 
pata l'anno 1546., fi vede, ch'egli invecchiava , dicendo: Et ad- 
verjo etiam calo in litterulis confenefeentes . Da altra Dedicatoria d J Al- 
tobello Salicato a Filippo Pincio, uno de 5 difendenti del noftro Au- 
tore , che fìa avanti al libro primo Delle Orazioni volgarmente frit- 
te da diverji Uomini Illulìri , e che porta la data di Venezia 1584., 
impariamo, che già era morto, mentre dì lui così vi fi parla: Ma 
de fuoi più antichi fu il Sig. Giovanni Pirro , uomo chiarijfimo dell' età 
fua. Da tutte le quali cole fi raccoglie, che il noftro Autore nac- 
que probabilmente digli ultimi anni del Secolo XV. , morì poco 
dopo la metà del feguente , e 1' anno 1584. era ficuramente pai- 
fato ad altra vita. Or fé così è, come mai il Sig. Decano, lo fa 
campare fino all'anno 1629.? Egli farebbe villino più di S. Ro- 
mualdo. Ma come mai pretendere , che il noftro valente Critico 
fappia quanto vide il Pincio Mantovano, quando non fa quanto vif- 
fero i due Cardinali Crifloforo, e Lodovico Madruzzi , Trentini , 
e Vefcovi di Trento . ? Egli feri ve qui, che il primo morì in Roma 
l'anno 1575., quando due anni appreffo tentò infelici (fi nutriente 1* 
imprefa di Ferrara , come fi ha da Natal de' Conti Hifloriarum fui 
temporis Lib.io., e lo fletto anno rinunziò al Nipote la Chi e fa di 

Tren- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. Si 
Trcnto,'nè morì fé non Tanno 1578. a'5. di Luglio , come dall' 
Ughclli Tom. 5. col.ó^g. apparifce. Scrive altresì, che Lodovico mo- 
rì in Roma Tanno 1603., quando fin dall'anno l6oo. a' 2. Aprile 
era pattato ad altra vita, come dallo fletto UghéJli nel luogo cita-, 
to. Forfè il nofiro Storico fi farà creduto in debito di dover dare 
tre anni di vita di più al Nipote, dopo averne levato treailoZio. 
Ma ritornando al Pincio, non oflinazione , non 'derilione iinpro- 
vida, non franchezza, non difpotifmo intollerabile , come il Sign: 
Decano gentilmente lo chiama p^g. 55»5<5. , il può appellare Taver 
io detto di quell'Autore, che ferme, e ficure notizie non ebbe in- 
torno a' fatti d'Alberto, che fcrifle a cafo , e che quanto ne dice, 
è tutto , faljb , dubbiofo ; mentre fé tanto fenili io nella prima 
Lettera, tanto ancora provai alle pag. 113. 116. nj, di quella, len- 
za che il Sig. Decano abbia potuto replicar parola fondata in con- 
trario. Franchezza, e difpotifmo intollerabile farebbe l'avanzar li- 
mili proporzioni lenza provarle, o con altro non provarle , che eoa 
inezie, e bambocccrie, com'egli appunto fa dal principio al fine di 
quella fua Scrittura. Ho detto, che fondata parola non ha faputo 
replicare alle mie offervazioni fopra il Pincio , mentre all' opposi- 
zione da me fatta, che il Pincio fa autori della morte d' Alberto 
li Signori di Caftelbarco, e gli fa affai potenti in quelle parti in- 
torno al 1177-, quando da' documenti finora pubblicati non fi può 
né pur provare, che tal famiglia fotte allora fui Trentino; replica- 
re, come fa il Sig. Decano .pag. 56. 57. , che più-altri autori ditte- 
ro lo fletto, benché quelli fieno tutti pofleriori al Pincio , ed ag- 
giungere: Mi tengo al Pincio, che all' oppofio afferma ec. ; non faprei 
come chiamarlo parole fondate . Parimente alToppofizione , che dall' 
armi della famiglia Caftelbarco, che il veggono nel Duomo di Tren- 
to , a motivo , che Guglielmo da Caftelbarco T anno 1309. fece 
fabbricare dei iuo un'ala di quello, non può inferirli , che da tal 
famiglia procedette l'enorme delitto; replicare, che il teftamento di 
etto Guglielmo Pub dire di condanna fatta al principio , e da niun de 
fuoi maggiori ancora efeguita: quando tal teftamento non parla d'al- 
cuna condanna né di maggiori, né di minori, ma foltanto di col- 
pa pedonale , che il Teftatore fletto potette aver commetta ; chi 
mai darà il titolo di parole fondate? Che diremo del replicare, che 
Innocenzo da Prato prende un'Ifcrizione ( chiamata da ei^o , e dal 
Sig. Decano epitaffio ) efiflente nello fletto Duomo , per un argo- 
mento della reità de'Caflelbarchi ; quando non è un epitaffio , ma 
un' Kcnzion onorifica, o piuttofto un panegirico, fatto al detto Gu- 
glielmo ancora vivente in fegno d'animo grato per T opera pia da 
etto efercitata £ Che del replicare col Prato , che della condanna 
non farà flato fatto cenno nellTfcrizione Oh refpe&um tanta familix 

L poteri- 



Si ÀPOLOGÌÀ 

poicnttS) è che Infuper magnum myfterium eliciti da quen?ultMne pa- 
role della medefima: 

ERGO MENTI HABETE CHRISTIANA 

È che diremo per fine del cantare, che fa il Sig. Decano , dopo 
sì fondate repliche, in quella guifa la vittoria: Conchiuda pure il Sig. 
Tartarotti, e fi rnifuri , Je fia perverfo ufo , che delle antiche memorie 
facciamo. Dica egli, quanto agli uccifori di Alberto , fé le conghietture [uè , 
& il fuo gran jofpetto cader pojja oramai fopra Federico , <& Enrico Con- 
ti? » . . . Dica egli, Je quejio groJJ amente macinato dubbio pojja efclude- 
ve, o [offendere la certezza dell' omicidio dal Caftrobarcenfe patrato ì Di- 
rò adunque, giacché così m'invita il Sig. Decano, che ufo più per- 
verfo dell'antiche memorie non può farli di quello di fognare, che 
indichino delitto commelTo, quando indicano pietà, e beneficenza 
efercitata . Dirò , che quello è un provare una cofa dubbiofa con 
una cofa ficuramente falfa. Dirò, che la mia conghiettura contra 
Federico, ed Enrico Conti, qualunque ella fiali, fuflìfte fempreper 
quello capo nel fuo primo vigore; e dirò per fine, che la certezza 
dal Sig. Decano immaginata in quefta fua dimoflrazione, è quella 
fletta, che campeggia in tutta la fua Scrittura, confidente nel pro- 
var favole con fallita, e baje. Oppofi ancora al Pincio : Chi [ono 
eglino quefli Carlefi ( Carlefìos ) e chi gli udì giammai rammentare ? Al- 
ia qual dimanda coli' autorità del ìlio Innocenzo da Prato rifponde 
il Sig. Decano pag.ói., che / Carlesj [ono iCarrarefi , t Ver onefi fono 
i Scaligeri^ e e' in legna, che Li Scaligeri erano Signori di Verona . Dun- 
que gli Scaligeri Signori di Verona l'anno 1168 ? Ma Verona in 
tal tempo non fi reggeva ella da sé in guifa di Repubblica , e il 
primo Scaligero, che in Verona fignoreggialTe non fu egli Mattino 
primo l'anno 1262 ? Come mai con tanta ignoranza Ci fcrivono 
libri oggidì, e Ci trovano poi parabolani, chegìi approvano , e com- 
mendano ì Mellonaggini di quefta fatta poflbno bensì condonarli a 
Innocenzo da Prato ; ma non già a chi fcrive in un fecolo sì di 
lumi, e notizie abbondante , quale fi è il prefente . // Vefcovo Al- 
berto (fegue a dire il Sig. Decano) per dij'enderfi contro li attentati de* 
Caflrobarcerjt, chiamò in ajuto li Carrarejl , e li Scaligeri : & alli Car- 
raresi per guadagnargli providamente concejfe nell' anno 1168. Garda in 
feudo. E pure li Carrarefi in quel tempo non erano Principi , ma 
folranto perfone ragguardevoli, e il pi imo di tal famiglia, che fi- 
gnoreggialTe Padova , fu Giacopo il Grande 1' anno 13 18. Molto 
male a J fotti fuoi provveduto avrebbe il noilro Vefcovo , dando Gar- 
da in Feudo a qnc' Padovani . Ma alla pag.6. dì quella flelsa fua 
Scrittura non dice egli il Si^,. Decano, che lo flello anno 1 168. 

// 



ALLE MÈMOAIE DI ROVERETO. Sj 

// Vefcovo Alberto inveflì di Garda il Carle/ario, che fu (oggetto rag- 
guardevole di Verona, il quale colli Carrarefi di Padova niente ha 
che fare? Se non è quello un non fapere ciò, che uno fi dica, e 
ciò, che fi feriva, quale lo farà mai? Segue: Quindi è , che il Fin- 
ciò / è ingannato , quando ha fcritto , averfi dato il Feudo ai Veronefi 
Scaligeri^ mentre alli Carrarefi di Padova , non olii Scalìgeri di Verona 
fu allora nel 1168. concefo il Feudo di Garda . Ma in primo luogo 
non è vero, che il Pincio nomini gli Scaligeri , mentre quantun- 
que quell'Autore non fofle né il Livio , né il Tacito dell' età fu a r 
pur non era sì pecorone, che non fapefle, che gli Scaligeri a quel 
tempo non erano Signori di Verona; ed è la poca cognizione del 
fuo Avvocato, che lo fst parere anche piìv rozzo , ed ignorante di 
quello fi era, e lp cenfura, ove noi merita. Egli dice; UtVeronen- 
fes fibi magis devinciret , Gardam oppidum illis in feudum dedit ; che 
vuol dire al Comune di Verona , non agii Scaligeri * In fecondo 
luogo, chi mai leffe, o fentì, che li Carrarefi di Padova follerò di 
Garda fui Veronefe padroni > Chimere fon quefte , nate prima nel 
cervello d'Innocenzo da Prato, trapiantate in quello di qualche al- 
tro Scrittore dello fteiìb calibro , e crefeiute poi a difmifura nella 
fantafla del Sig. Decano, che vacillando e co' lumi, e colla memo- 
ria, non fi ricorda in una pagina di quello, che nell'altra ha fchic- 
cherato. E pure da quefte me pellegrine notizie, qua fi faidi , ed 
inconcuffi fondamenti fi foffero ,, quefta confeguenza egli deduce 
pag. 62. Ora più non fi ftupifea il Sig. T art arotti , che di quello per li 
Veronefi ragguardevoliffimo fatto non fanno parola gli Storici di Verona , 
perchè non alli Veronefi , ma alli Carlefii , Carrarefi di Padova fu da 
Alberto nell'anno 11 68. conceffo il Feudo di Garda . 

Io Pxan : Io trìumphe * 

Finalmente alla pag.116. della prima Lettera oppofi io af Pincfo, 
non efTer vero, che i Caftelbarchi , dopo la fuppofta uccifione del 
Vefcovo Alberto: Veluti divino iélos fulmine \ ex potenti ffimo principatu 
ad ima prolapfos , concidijfe y e di tal propofizione refi quivi buon con- 
to. Il Sig. Decano per foftenere il fuo Evangelilra Pincio, ricorre 
primo ai Franco, che nulla dice a propofito , poi al Prato ,. che 
copia le parole fleffe del Pincio * Non è egli quello il vero ufo , 
che fi vuol fare dell' arte Critica , e non è queflo un fingojar 
pregio delia città di Trento 1' avere oggidì Scrittori di quefta 
tacca ? 

XXXIIL Dalla difèfa del Pincio palla il Signor Decano ad op- 
pugnar me, per avere fcritto, che L* unica cofa y che con qualche fon- 
damenta affermi il Pincio , fi è , che Alberto fojfe uccifo in Valle Lagari- 

L % na 



S4 APOLOGIA 

ria apmi Roboretum oppidum , di tanto affienandoci la Lapida antica Ro- 
vrclana .Pare ( replica egli pag- 63. ) che accordando]* folamente con 
qualche fondamento , fi pò (fa dubitare ancora dell' intero fondamento : e pure 
dubitare non fi può dell'intero fondamento ; e in prova di ciò, Tempre li- 
mile a fé medefimo, primo apporta effa Lapida, fenza ricordarli d* 
SVerla quattro altre volte riportata, cioè pag. 13. 14. 31. c 77. indila 
comprova con tre altre Lapide Rovretane, una dell'anno 1715. , T 
altre due dell'anno 1735., le quali egli medefimo confetta pag. 65. y 
che verifimilmente derivano\à-à\\2L prima. Aggiunge pag. 64. che la terza 
Lapida Rovretana , Nulla altro dimoflra , che una rilevata Mitra , e 
fotto la Mitra una Croce , e che q&efta Mitra era /colpita in un vec- 
chio ruvido jajfo , che avanzava fuor del muro del Cimitero nel medefimo 
luogo, ove è pofta la preferite] il che chiama Cambiamento improvida- 
mente feguilo nel 1735. Ma molto mal ragguagliato egli fu da chi 
iìmilt panzane gli diede ad intendere. Se ciò fèguì l'anno 1735. , 
troppe fono le penone viventi, che di quello fatto atteflare potreb- 
bero . Ora s' efamini la città tutta , e fé un folo teflimonio non 
fofpetto , e non fantastico può ritrovare a favor fuo il Signor De- 
cano, gli do vinta la cauta . Che qualche ruvido (atto fi fpiccafìe 
quivi una volta dai redo del muro, forfè con uncino, o anello di 
ferro ad ufo del Convento , può effere : ma che ci folle ancora 
fcolpita una Mitra, ella è ficurameme un' immaginazione di qual- 
che melancolico defiderofo del Vescovado, cui perciò doveva pare- 
re di veder dappertutto una Mitra . Quella Mitra , fé fiata ci fof. 
le, dovrei averla veduta anch'io più volte, dovrebbe averla veduta 
Giacopo mio fratello , dovrebbero averla veduta tanti amici miei 
dilettanti delle novhe antiche memorie; ma pure né io, né effifa- 
premmo darne alcun conto. Segue a riprendermi pag. 65. il Signor 
Decano , perchè Non potendofi anche da occhio acutiffimo dalla Jlrada 
abbajlanza difeernere la prima Ifcrizione ( cioè l'antica ) non s ha va- 
luto montare la [cala> col mezzo della quale ogni c^f a minutamente , e 
chiaramente fi rileva; e pure nello fleilo tempo con fella , che L'ha 
rilevata il Signor Fratello Giacopo Tartarotti . Ma fé il Fratello la 
rilevò , ed io poi tal quale l'ha rilevata , la diedi alla luce nelle 
Memorie Antiche pag. 89. , ove e il Signor Decano, e ciafeheduno 
può leggerla , qua! bifogno c'era di montare la fcala? Io non mi 
pregio d'aver villa più acuta di mio Fratello, e perciò mi conten- 
tai della copia da elio Jafciatami . Ma il Signor Decano, che né 
di vivi, né di morti ha paura, anche con quello s'azzuffa . SciiiTe 
il Fratello , ch^ dalla figura de* caratteri dell'Ilcrizione Si raccoglie 
con ficurczza , non e/fere contemporanea al fitto , e perciò di tempo pojle- 
fiore ed incerto. Replica qui il Signor Decano pag. 65. Quella ficu- 
rezza io non l'ho 7 e il Signor Giacopo aderendola , non la prova. Sicché 

ia 



ALLE MEMORIE Di ROVERETO. 8j 
io ho ragione , e diritto di accettarla per contemporanea , o quafi contem- 
poranea\ lenza ricordarci d'aver detto alla pag. 14. di quefta fretta 
ìli a Scrittura: Mi piace la rìflejfione del Giaco pò Tartar&tti , non effere 
quella Ijcrizione contemporanea al fatto , e perciò di tempo poflenore , ed 
incerto. Ora piace, ed ora non piace al Signor Decano la medefi- 
iiia cofa . Qual comento fi \n\ò mai fperare dal Tuo libro Canoni- 
co fopra quella Llegola del Diritto Pontificio: Quod femel placuit , 
ampli us dijplicere non potefi} Qual foddisfazione recar potrebbe l'ave- 
re la buona forte di piacergli , quando il dì/piacergli può edere sì 
poco lontano ? Ma piacciagli egli , o non gli piaccia la rifleffione 
del Fratello, che poco ciò importa, egli doveva badar meglio alle 
parole: Dalla figura de caratteri (t raccoglie con ficurezza . Se della Di- 
plomatica non (bile egli egualmente aH'ofcuro , che della Critica, 
della Loica, celia Storia , della Teologia , e d' ogn' altra miglior 
diTciplina, faprebbe pure, che chi degli antichi caratteri è intefo, 
può talvolta anche con Sicurezza arguire, fé una Lapida fia, o non 
fì a contemporanea ad un fatto. Acciò adunque efea egli una volta 
del pecoreccio, e cedi dì più' andar farneticando fopra quefta La- 
pida: acciò non mi rinfacci, come fa alla pag. 73. , che Finora fi 
ha voluta dijjimulare la più antica Lapida di Rovereto , che finalmente 
fi tocca fiuperficialmente } negligentemente , e tranfi tori amente ; quafichè 
folo alla pag. 123. della prima Lettera ne avelli io fatto cenno, 
quando la diedi interamente tra le Lagarine Num. XVI. , indi 
la citai per tutto il corfo di erla Lettera , cioè alle pagg. 102. 
103. 117. 121. 126. ; e acciò per fine non fi vanti d' averla 
egli Efpofia , & illujlrata fedelmente ? e fincer amente , a [segnandole tut- 
ta la fua luce : quando altro non ha fatto , che ofcurarla con 
incoerenze, e contraddizioni; acciò, dilli , tutti quelli inconve- 
nienti fi sfuggano , daremo qui fotto non folo ritenzione , ma 
il difegno ancora e della pietra , e de' caratteri , dalla figura 
de' quali potrà chi in tali ftudj è verfato arguire, fé il Fratello af- 
ferifea ? e non provi ciò , che afferma , e Ammetta per poco quello , 
^ s fi diramente non [a , come fpaccia il Signor Decano pag. 74.: Se 
eflò Signor Decano abbia Ragione , e diritto di accettarla per contem- 
poranea , quafi contemporanea ai fatto; e fé per fine alle parole del 
fratello: Si raccoglie con ficurezza , non effere contemporanea al fitto , 
e perciò di tempo pojteriore y ed incerto, fi poffa 5 come il noftroefpcr- 
to Antiquario fa pag. 77. apporre quefta giofa : Vale a dire di tem- 
V° affai anteriore, al f ecolo XV. 



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Non fola anteriore di molta al Secolo XV".. non verrà mai da 
chi intende creduta queft* Ifcrizione ; ma quando fi dia un'occhia- 
ta alla pag» 77- delle Memorie Antiche % e fi rifletta alla maniera de' 
caratteri, che correva qui fui principio di quel medefimo Secolo , 
cioè Tanna J427. > della feconda metà del medefimo faràfacilmea- 

tQ 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. £7 
te giudicata, niente per altro implicando , che non fia ancora de 
primi anni del fiuTegucnte. Dalle quali cofe potrà comprendere il 
Signor Decano, perchè fia fìnto detto da me , che non con tutto 
il y'\\\ poffibile fondamento , ma con qualche fondamento folranto il 
Pincio affermi , che Alberto folle uccifo apud Rohoretum oppidum . 
Teftimonio più antico, ch'io fappia non abbiara noi di queftofat- 
to della mentovata Lapida. Non folo contemporanea, o quali non 
è quella ai fatto, ma vi s'allontana per ben tre Secoli , e forfè 
più. Da chi fia Hata innalzata non fi fa, e meno fi (a il fine pre- 
cifo , per cui fu innalzata, che potrebbe edere ben diverfo da quel- 
lo, che fi fupponc . Il Conte Francefco Adamo Brandis doveva fi- 
diramente averla /eduta , e pure nel fuo Trattato della Nobiltà 
Tirolefe Tari. 2. fdg* 182. del Cartello di Lizzana parlando, dice 
che Quivi fu oca/o Adalberto Ve/covo di Trento . Altri pure fc riderò 
diverfamente , e queff è un fi curo contraflegno , che non ebbero 
alcuna fede alla noftra Lapida, benché dal Pincio per altro flui- 
tata. Abbiamo avvertito di fonra , ed è cofa nota agl'intendenti , 
che per comprovar fatti antichi , antichi autori , o monumenti ab- 
bilògnano . Quello monumento non può dirfi antico rifpetto al 
fatto, allontanandovifi da tre Secoli incirca, e gli fcrittori più an- 
cora recenti , non fono tutti tra loro d'accordo . Ecco il motivo 
di quella mia efpreffione con qualche fondamento . Sufficiente reputo 
io quello fondamento : ma non lo reputo già una verità così in- 
concuffa, che il moverli qualche dubbio potefle palla re per un fa- 
crilegio in Moria . Di qui il Signor Decano palla a Radevico , e 
Guntero; ma prima di venire a quelli, bi fogna tornar due pagine 
indietro, per non pali are fotto filenzio un raro infegnamento, che 
in materia di Critica egli dà a me, e a tutti gli fludiofi di quel- 
la. Notai di paffaggio alla pag. 117. della prima Lettera, come a 
quel paflb del Pincio ; apud Rohoretum oppidum, il Volgarizzatore 
aggiunfe di fuo, e intrufe nel tello le feguenti paiole: ove horafià 
il Monafierio de Padri Reformati di 5, Francefco , le quali dalla penna 
del Pincio non potevano ufeire, mentre quelli llampò l'opera lua 
l'anno 1546. , e que'Padri furono colà arnmefìì lolamente un fe- 
colo apprelfc. Replica adunque il Signor Decano/?^. 64. Cheque- 
fio errore non pregiudica alla verità della floria , e che Maggior critica 
meritava per avere chiamato Monafierio il Convento ; mentre Monafierio 
fignifica l'abitazione de Monaci, e Convento quella de Frati. Dalla qua! 
rara, e fublime dottrina moke cofe noi impariamo . La prima è, 
che non pregiudica alla verità della floria il far dire ad un autore 
ciò, che non fegui fé non cent'anni dopo ch'egli IcrifTe. La fe- 
conda è, che Monafierio fjgnlfica l'abitazione de' Monaci, e Conven- 
to quella de 5 Frati. Se cosi è , errò adunque Ebrardo Betunienfe , 
dicendo nel Grxdfmus Cap. iz. 

Èjt 



88 APOLOGIA . ; ■■ 

Efi Monachorum Convenivi* 

Errò Adriano Politi nel Dizionario Tofcano , ove feri ve : Conven* 
to, abitazione di Frati , o di Monache , e Monaci . Errò Fra ncefcQ 
Alunno nelle Ricchezze della lingua Volgare , ove dice : Convento , l* 
abitazione de' Frati , */ Monajìero . Quello, eh' è più, errò il Volgariz- 
zatore delle J 7 »? de" Santi Padri, che pur fa tetto di lingua, dicen- 
do Lib. 1. pag. 68. Fue un frate in un monifìcrio molto nobile , e fan- 
to . E appreflo: I frati lo Jeppellirono vilmente all'ultima part* delmu* 
niflero ; ed erra per fine l' Italia tutta, prendendo per {ìctow.miMo- 
naflero , e Convento, e chiamando Conventi l'abitazioni de 5 Monaci , 
e Monaflerj quelle de' Frati, e credendo con tutta ragione di poter 
ciò fare , mentre allargata la lignificazione della Jvoce Monajìero a 
denotare non tanto l'abitazione d'un folo , cioè d'un folitario , 
come Tuona nell idioma ilio originale, ma ancora quella di molti 
infleme viventi, il quale allargamento non può negarfi feguitofia; 
elk viene appunto ad eflere lo fletto, che Convento. Ma fi conce- 
da pure liberamente ai Signor Decano, che il Volgarizzatore del 
Pincio avelie quivi effettivamente commeffo un grolTo errore di 
lingua. Dunque un baccello da /granar coli' accetta, la traduzione 
di cui non vale una lappola, e gli fpropofni di lingua , che vi s 1 
incontrano, vanno fpeiso del paro col numero de' periodi, merita- 
va da me una critica in materia di lingua? Uffizio della Criticali 
è il difeernere, e feparare, e la feparazione ha luogo , ove misu- 
ra ci fa di cattivo , e di buono ; ma ove tutto , o quali cattivo 
fìa , qual bifogno di feparare, qual necefììtà di Critica? E che co- 
fa avrebbe egli detto il Cardinale Sforza Pallavicino, il quale nel 
Cap. 5. §. 9. del fuo Trattato Dello Stile, e del Dialogo con molto 
accorgimento avvertì, che Gl'infegnatori dell'arti non deono menziona- 
re le imperfezioni fé non et Artefici Jegnalati , come più malagevoli ad 
ejfer conosciute, e più pericolo fé di effer imitate, per l'autorità di quel 
nome , tra la cui luce quelle macchiette ancora , quafì raggi rijplendono ? 
Per quella ragione non mi farei mai fermato a notare i difetti di 
lingua né del Volgarizzatore del Pincio, né d'altri fomiglianti 
fcrittori. Se il Signor Decano la filma imprefa propria per lui, egli 
vi fi eferciti pure a fuo talento, mentre chi fa, che il ho fi ile lin- 
do , e a maraviglia chiaro, non fofse appunto il vero coperchio di 
quella padella . 

XXXIV. Ma già è tempo di fentire Radevico, e Gunthero, il 
primo de'quali, al dire del Signor Decano pag. 66. Ha avuto ango- 
lare concetto del noflro Venerabile Vejcovo Alberto , quem evidenter Divina 
potentia liberavit . Vaglia però il vero nulla a quello palso rifponderò 
io, elsendo una difficoltà da me medefimo già veduta , propolla , e 

rifolta 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 89 
rifolta nella prima Lettera pag. 118.; al quale fcioglimento non aven- 
do che opporre il Signor Decano, al iòlito fuo lo diilìmuia . Nulla 
parimente replicherò al pafcd di Giinthero, giacché egli ftefso mi 
concede c/sere copiato da Radevico. Avvertirò bensì , che allorché 
aggiunge: Gunthero ha parlar to di Alberto vivente ancora , imprigionato 
Roman* oh Sedis honorem, e liberato da Enrico Sajfone ec. ; .moltra d'aver 
poco inteio e l'originale, e la copia, mentre amendue quegli Scrit- 
tori dicono bensì, che Romance ob Sedis honorem , ovvero amorem , Al- 
berto fu liberato , ma non già imprigionato , che farebbe cofa troppo 
piacevole, e itrana. Di qui il Signor Decano paisà a dire di non. 
aver mai avanzato; Che Alberto debba prejumerfi canonizzati, a ncorchè. 
la Bolla della Canonizzazione non s abbia . Pure alla pag* 55. egli aveva 
fcritto: Senza ricorrere alla Eolla di [uà Canonizzazione , fé fmarrita fojfe r 
Santo ce lo ajjicura il fuo Martirio per V Immunità Ecclefiajìica fojlenuto » 
Secondo quella poca intelligenza dell'Italiana favella, che ho io , 
quelle parole non tòlo lignificano,, che Alberto debba prefumerjl cano- 
nizzato , ma che effettivamente lo fia, quantunque non s'abbia la 
Bolla. Quello poi, che denotino fecondo la mente, e lo ftile a ma- 
raviglia chiaro del Signor Decano, chi potrebbe indovinarlo? Co- 
munque fia, foitiene egli pag. 6j., che Alberto mdependente mente dal- 
la Bolla della Canonizzazione, che non fi ave]] e mai avuta ( intendo è 
ancorché non s\ avejfe mai avuta ) fi deve tenere per canonizzato in vi- 
gore del Culto precedente antkhifjmm ,, & immemorabile, a cui Urbano VI IL 
ha efprejj amente dichiarato a non volere , e non avere pregiudicato , e dsrO" 
gaio. Quella è la regola j aria ,. e ficura d'ogni Cattolico, non immaginazio- 
ne di Vifionario , conghie t tur a femplice di buona critica . Mi rallegro col 
Signor Decano , che dopo tante Regole inferme , e (torce , che 
abbiamo fentito da lui, (inaimene fia urtato in una diritta , e fa- 
na . Saprà però egli , anzi lo fa Scuramente, come quella Regola 
fana fuppone , che il Culto anteriore alia Bolla d' Urbano Vili. , 
cui quel Pontefice non volle in conto alcuno pregiudicare, s'in- 
tende anteriore per io meno d'anni cento all'anno 1634. Saprà 
altresì l'altre condizioni neceffarie , e quando non le fapeffe , ef- 
fendofi egli dichiarato alla pag. 12. di voler Oramai lafciarfi guida- 
re dalla feorta ficura del noflro Regnante Sommo Pontefice , quantunque 
non l'abbia poi fatto; non gli farà difearo d'udir appunto la det- 
ta lcorta ficura, che nel Lib. i. Cap. '22. Num. 8. De Canonizatione , 
così (cri ve: Sed ad approbationem cafus excepti ex tempore immemorabili 
non modo necejfe ejì , ut Cultus adhibitus juerit per tempus annorum cen- 
tum mtiam excedens , ut centenarius ifie annorum numerus completus juerit 
ante annum 1654., quo edita ejì Urbana Confiit ut io ; ut qut Cultus idem 
probatus fuerit ex monumentis centum par iter annos prxtergreffis ante Con- 
flit utionem Urbanam fimul cum Tejìibus j'ecundum juris folemnitatem exa- 
minatis , atque adeo deponentibus cum requifitis ad immemorabile ; verum 

M opus 



go APOLOGIA 

opus e/1 etiam y ut hxc alia adjunèla concurrant^ uno de' quali Aggiunti co- 
tti e dai Cap. 17. Num. 7. dello fleiTo Lib. 2. s'impara , fi è , che 
il Culto preteio Immemorabile : Prxfletur dependendo ex Indulti* a 
Sancì a Sede, aut ex fcriptis Patrum^ Virorumque SanBorum . Ora de- 
purando il Culto Immemorabile ad Alberto in quella Diocefi pre- 
flato, dalle cofe o falle, o dubbiofe fin qui addotte, e (Ventate , 
a che fi riduce egli f Si riduce alla Ferrata rofìa , colle cinque 
punte rofTe di ferro, alla Tavoletta del Duomo, che dice S.Adel- 
pretus , ed all' antica Lapida Rovretana , che dice : Locus m&tyrii 
B. Adaìpreti . Mancano però gì' Indulti Pontifici mancano gli ferir- 
ti de' Padri ,. mancano le anellazioni degli Uomini Santi , e non 
folo quelle anellazioni mancano , ma di qualunque autore , che 
ferino abbia cent'anni prima del 1634., e che fisi degno di fede, 
giacché il Pincio non può dirfi tale . Quanto al titolo di Santo t 
ognuno fa di qual pefo fia , per indi arguire Santità , Canonizza- 
zione , o Culto . V aggiunto di Santo ( fcrive il March. Scipione 
MafFei nella Part. 1. Lib. 11. della Verona Illufirata ) fi usò per 
affai tempo come titolo , e così quel di Beato , come fi riconofee in più 
luoghi di S. Gerolamo , e fu [penalmente proprio della dignità Ve/covale 

Agnello chiama indifferentemente Santi tutti i Vefcovi di Ravenna, 

de' quali fcriffe le vite: non bifogna però da tale attributo ne 3 monumenti 
argomentar fempre Canonizzazione , Culto . Prima del Maffei così 
aveva ferino Francesco Maria Fiorentini nelle Note fopra l'Epi- 
ftola attribuita a Cromazio, ed Eliodoro pag. 65. 66. prepofle all' 
antico Martirologio da elfo pubblicato : SanBi Patres frequentijjìme 
SanBitatis titulum , honoris grafia , etiam dubiti fidei Epifcopis tribue- 
bant , quamdiu eorum cauffa defperata non effet . Ita etiam Siculo D. Gre- 
gorii Joannes Jéjunator , qui in pcccatis obiit , SanBa Memori* vocatur . 
SanBum Jujìinianum , ac Theodor am Augujìam , a fanBitate morum re- 
motiffimos , a Patribus VI. Concilii fuiffe vacato s , ex antiquis aliquibus 
Codicibus teflatur Alemannius ad Arcanam Procopli Hiftoriam . Che lo 
fleiTo titolo di Santo , ancorché in monumenti pubblicamente , e 
nelle flelTe Chicle efpolli, e da tempo immemorabile, pur tuttavia 
nulla concluda , fi. è già oflervato al Num. XVI. Ma non perdia- 
mo di villa la Scorta Sicura, che nel Cap. 19. Num. ìo. del cita- 
to Lib. 2., legui andò il Cardinal Cafanata , così a quello piopo- 
fito fcrive: §fy4à attinet ad dtBa SanBorum Patrum , oportet , cos de 
hoc Servo Dei mentionem feci/fe , ut de Viro infignito /pedali nota , Ò* 
gloria Sanciti atis , rej erendo heroicas Servi Dei virtutes , Ò 1 , quod potius 
efi , deceffum in pace , firn in grafia finalis perfeverantiot . Njì in man- 
canza di Padri, molto farebbe , fé tanto porcflimo raccogliere da 
qualunque forta eli Icrictori, purché fodero antichi rifpetto al fat- 
to , e degni di fede : ma non ne abbiamo né pur uno • Quanto 
poi all'antica Lapida Rovretana, quando ben s'intenda il luolin. 

guaggio 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO, gì 

guaggio ( e come abbia a intenderli, abbastanza il è spiegato nel- 
la prima Lettera ) alno non e' infegna ella , fé non che Alberto 
fotte uccifo innocentemente , almeno giuria {' opinione de' fuoi 
Trentini . Or fé la cola è cosi , con qual fronte mai aggiunge il 
Signor Decano; 5? mal non m* appiglio , ho io pure della Santità , e 
del Martirio fuo in difefa della Ecclefiafiica Immunità , non uno , e non 
interrotto autentico te/limonio prodotto? E quali fono egli cotefti teiti- 
monj? Il Pincio? I fuoi copiatori? Il fuo Volgari zzai ore . ? E noni! 
vergogna egli di chiamar teftimonj autentici quelli moderni novellie- 
ri? Se quando egli ftudiò Loica qualche maggior profitto in tal ar- 
te avelie fatto, agevolmente capito avrebbe, che tutta la fua argo- 
mentazione confiite nel fupporre, lenza però mai provarlo, che Al- 
berto abbia il Culto, perchè £u un Santo; indi provare, che fu un 
Santo, perchè ha il Culto; il che dagl'intendenti di quella profef- 
fione fi chiama Circolo, e quefto circolo abbraccia, e itringe tutta 
la tua Scrittura, incominciando dal titolo, e andando lino all'ul- 
tima facciuola del libro. Ho detto, che dalla Tavoletta del Duo- 
mo altro non abbiamo, fé non fé l'inconcludente titolo di Santo • 
So per altro, che la teda d'Alberto vi comparifee adornata della 
corona , o diadema , che iì fuoi porre ai veri Santi . Come però 
quefto Itefìb diadema fi vede fu quella Tavoletta anche intorno al 
capo dell' uccifore, così mi Infingo, che il Sig. Decano nonfidox» 
rà, fé per nulla io l'ho valutato; mentre fé di là vera Santità in 
Alberto arguir voleffimo, converrebbe arguirla altresì nel fuo ucci- 
fore, e conchiudere , che un Santo uccife l'altro» 

XXXV. Circa il filenzio di Bartolommeo da Trento , 'a cui 
torna di nuov© il Sig, Decano, nulla fa di mefìieri aggiunger qui, 
dopo quello, che fé n'è detto di fopra al num. XXVL Piacevoliffi- 
ma riflefiìone nulladimeno ci sfuggì allora del noftro acuto Criti- 
co, cioè, che quello Autore nulla dicendo , forfè anche 'in ajfenza fua, il 
fuo filenzio non pregiudica ; e, le non vado errato, vuol dir egli , che 
Bartolommeo non ifcriffe forfè l'Opera fua in Trento , ma fuori 
della Patria in qualche Convento della Religione; onde non è da 
maravigliarli, fé d'Alberto non fece parola. L'olTetvazione torno 
a dire, è graziofnTima, mentre fuppone , che gli Scrittori Trentini 
di Trento non fi ricordino, fé non quando fcrivono in Trento . 
Ma lafciando limili argomenti, maggior confiderazione merita ciò , 
che avanza il Sig. Decano pag. 6g. cioè, che \\ Cardinal Crifioforo 
Madruzzo ha comandata la celebrazione della Me/fa , e la recitazione dell' 
Officio nella Dio cefi , p affata fin a Noi, ad onore del B. Adelpreto Ve f covo y 
e Martire; il che ripete bensì egli alle pagg. 73. 74. 81. ma non lo 
prova in alcun luogo. Aggiunge, che fé il Calendarium perpetuo du» 
raturum compojio ad ufo della Chiefa di Trento per ordine del Cardinal Cri* 
fioforo Madruzzo > e pubblicato l' anno ijtfo. non fa memoria del B. Adei- 

M z preta 



92. A P O L O G I A 

vreto Ve] covo, e Martire, la fa l'Uffizio, eia Mejja , ordinata dal me- 
àefimo Cardinale Crijìoforo . Dopo Tanno 1560. quello Prelato refTc 
la Chic (a di Trento per lo fpazio di ben quindici anni . Non è 
imponìbile, che in queflo coriò di tempo il Vefcovo Alberto a vefife 
in Trento l'onore dell' Uffizio, e della Merla- Tutto fra nel pro- 
varlo. I Padri Bollandifti non ebbero lume anteriore all' anno 1627. 
cioè il Proprium SanBorum di Trento, in tal anno pubblicato. Me- 
moria più antica non ho iaputo (coprir nò pur io. Se il Sig* De- 
cano l'ha rinvenuta, perchè non la pubblica?' S'egli proverà , che 
il Cardinal Criftoforo Madruzzo fu il primo ad introdurre nella 
Chiefa di Trento l'Uffizio e la MeiTa in onore d'Alberto, prove- 
rà altresì, che cotal culto ebbe origine da. un midoilonaccio, Pro- 
babuiitm rationum ignaru.? , nimis fimplex , nimifque facili'; ad oblata quo- 
que credendo, ; e proverà parimente , che quello Culto fu in Trento pre- 
flato ad un Martire gloriofo ( giuila l'opinion fu a ) dell'Immuni- 
tà Ecckfiaftica, ad un fuo Vefcovo, il più celebre dopo S. Vigi- 
lio, quattrorent'anni incirca dopo la fu a morte; le quali cofe in 
luogo dì comprovare, e ftabilir meglio il fiiofiflema, verranno poi 
ad indebolirlo piuttoflo, e combatterlo. Di qui il Sig. Decano paf- 
fa al P. Schmid, e temendo di non riufeire col prender a difende- 
re quel buon Religiofo circa qualche fandonia da me in elio no- 
tata, rimette ad altri co te fi a imprefa, e fta egli fulficuro, re fi ri n- 
gendoiì a fo (tenere pag.jo, CheAzzone Cafirobarcenfe fa riputato fempre per 
ucci fere del B. Adelpreto Vefcovo, e Martire noflro: altra fandonia dello 
fieiTo Schmid. Qual verità Evangelica fofliene egli quefV unico pun- 
to, e crede di renderlo indubitato Coli 1 autorità detti San/ovino , Fran- 
co , Prato , e diverfi Mff+ e cotta continua tradizione , alla quale li Signo- 
ri di Caflelbarco non hanno contraddetto mai. Come però mercè la bel- 
la feoperta del S^g* Canonico Francefcantonio Alberti , di cui fopra 
fi è favellato, fiamo ora al chiaro, che Tuccilòre del Vefcovo Al- 
berto non fu un Aizzane , ma bensì un Aldrigèettod' ignota famiglia ; 
così potrà quindi feorgere il Sig* Decano, qual fede meritino gli 
autori da elfo addotti , ed approvati, e quanta (lima fi debba fare de* 
tAff. e della continua Tradizione de' (ùoi Trentini, che quali monu- 
menti d 5 eterna verità non cella mai di ripetere,, e decantare* 
XXXVI. Ma ora sì, che 

— - — Incornine mn le dolenti note 
A farrtùfi fentire . 

Parlando io nella prima Lettera de' miracoli dal P. Schimd za 
Alberto attribuiti., dirli pag. 121., che di quelli io non aveva fen- 
tito rornorc alcuno; ma che quando pure ficnri miracoli poteffero 
evidentemente moflrarfi > alla viva icdc del divoto farebbero flati 

da at- 



ALLE MEMORIE DI HOVEUETO, 93 
da attribuire, non all'interccfiìone del luppolo Sauro , e confer- 
mai quello mio detto coli' autorità d'Anaftafio Smalta . Rifponde 
adunque il Sig. Decano, che temeraria , e Jcandalofa è la propofizione 
feguente , f al f amente indorata colle parole fané d' Anafiafio S inaita , indi 
patta ad ofiervare , come Anafiafio parla di miracoli fatti non avanti 
alle reliquie d'Emetici, e d'infedeli: ma di miracoli fatti dalli viventi ere- 
tici , infedeli. Gran diflinzione! Gran dottrina ! Che fià mai di 
quella mia povera proporzione, dal Decano dell' miìgne Cattedrale 
di Trento per temeraria, e Jcandalofa , qualificata? Anafiafio Sinaita 
dice: Sape enim ejus etiam , qm acce di t , fide s e a efi , qiix fignum Jacit : 
non ejus , qui fecit dignità* , Jeu meritum . Parli egli d'Eretici vivi, o 
d'Eretici morti , parla Tempre d'una cofa, che non ha merito predò 
Dio, e infegna, che la noflra fede c'impetra talvolta delle grazie , 
lenza l' intercettlone altrui. Se ii Sig. Decano avette giammai impa- 
rato, che niente importa la diverfìtà d'un cafo, allorché la re folli*- 
zione dì quello dalla fletta dottrina dipende, fi farebbe deliramente 
attenuto da quello infililo * e ridicolo cicaleccio. Ma che? E' egli 
forte il folo Anailafio Sinaita, che tal cofa infègni . ? Giliberto A- 
bate , che fiorì intorno al 1120. nel lib. 1. de Pignoribus SanBorum 
forma la qui fi ione; Utrum Deus fimplihes quojque exaudiat , cum per 
eos invocatur , quos effe San&os non confi at , e rifponde, che ficu t Deum y 
qui enm , de quo eji incertus , expofclt , irritat ; ita eum , fi fideliter San- 
Bum illum crederti , qui non efi Sanctus y exoret , placai . Aggiungendo, 
che quocumque modo animus per fimplicitatem J'uoer firn inUrceffore erra- 
re videatur , quod Jub fpe boni honoratur , numquam a boni remuneratane 
cajfatur . In confeguenza di ciò così il Mabillone nelì' Epifiola de Cul- 
tu SanBorum Ignotorum §. XFIII. Ncque vero fola mir acuta, etiam vera > 
fujficiunt ad probandam alicujus JanBitatem , nifi aliunde fanBitas comper- 
ta fit , aut ex htfigni vitJi integriate , aitt ex certo & approbato marti- 
rio . Fieri enim pojjunt vera miracula ad jalfas reUquias ( ecco i mor- 
ti , creduti Santi ) ob fidem ac vietatem eorum , qui eas veras effe ere- 
dant .... In bis itaque fidelium pietas ac fimplkitas apud Deum fuppkt 
quodammodo JanBitatem eorum , quos SanBos bona fide credunt , & tavo- 
cant. La (letta dottrina abbracciò il ChiarifT. Muratori nelle Anti- 
chità Italiane Tom. 3. pag.^i^. ove de' miracoli di Armanno Pun- 
gitopo grande ipocrita, e folenne Eretico ragionando, ditte: E quan- 
to alle credute miracolo fé guarigioni a lui attribuite , fi può credere , che 
foffero finzioni de' J'uoi Jeguaci , pur fi debbono attribuire alla troppa 
credulità dell' ignorante volgo ; ovvero alla viva Jede in Dio della gente 
pia : giacché non a i Santi, ma a Dio appartiene il far grazie ^ e co fé 
mir acolo fé . Or fé la rifpolla da me data circa i pretefl miracoli d' 
Alberto, è quella fletta , che tanto prima di me diedero uomini 
infigni, e Teologi di primo feggio, perchè mai farà bella, e buo- 
na in loro, in me farà un delitto; e d'onde mai tanto ardire nel 
__ — Sig- 



94 APOLOGIA 

Sig. Decano di qualificarla fenza fcrupolo alcuno per Temeraria , e 
Scandalofa , quando Scandalo/a non può dirfì una proporzione nififpi- 
ritualem proximi ruinam aBive pronto ve ut, ac induca} , e (jiiandoilco- 
ffcitutivo della Temeraria confìfte udl'effere priva d'autorità , o di 
Ragione . ? Altro motivo dì ciò ( e Tel porti egli con pace ) non fa- 
prei affegnar io , fé non che Imperitia audaciam gignit , arrogantefque 
redditi e che, come notò Giulio Clemente Scoti De ppinionibus feti- 
gendis Pof 35. pag gì. In cenjuras procliviores funt minus doBi , ac pru- 
dente! Viri. Cavendum hic ejì ( con molto fenno, e verità aggiunge 
lo ftelTo Scrittore nell'Opufcolo De AuBoribus gemer atim Jeligenàis Pof 
2. pag. gì. ) ne pajfim adhibeatur fides illis , qui has apponerent Notas , 
nam tali Cenfura pojfunt etiam quandoque ipfimet cenferi merito d'igni , 
non vera talium opinionum AuBores . Varium quidem effe poteji de hu- 
jufmodi Notis judicium ; nam fepi/fime hoc nititur quali tati judicantium % 
eircumffantiis temporum , locorum i?Xc. Nullus certe ejì liber y licet catho- 
licam , fanamque doBrinam continens y cui aliqua ex his Notis inuri non 
pojjit a malevolo , & invida. 

XXXVIL Sbrigati così da quefte difficoltà, fé pure tal nome fi 
meritano le cantafavole, che fin qui fiamo andati vagliando , più 
agevole ci farà ii dileguare anche quel poco, che tuttavia rimane* 
Se nella prima Lettera io di (fi, Che la vita y che Alberto menò y ap~ 
pena ba[ia per lafciare [per or. bene della [uà falvezza y non lo dilli fen- 
za fondamento, e più evidentemente i\ è ftabiìito in quella fecon- 
da. Il Sig- Decano pag. 71. dimanda ; Chi lo fa? chi lo dice? La di- 
ce una , che non la fa , e non lo vuole dire , a per biaftmevole efiro di f al- 
fa divozione , a per vana immaginazione d ingannevole erudizione , per 
inutile compiacenza ad una Famiglia illuflre , che nulla perde nel fallo enor* 
me d' Azzonr. Lafciando ad altri lo fcioglirnento dell'indovinello 1 
Lo dice uno r che non lo vuol dire , come cofa alle forze mie fu per 10- 
re, io replicherò, che quanto fu detto, fu evidentemente provato, 
e colla feorta d'i tali prove può fapere ognuno, fé la vita, che Al- 
berto menò, foffe da Santo,, o da peccatore» Se poi la prima let* 
tera* che la. fuppofia fantità,~e il fiippofio Martirio d'un Vefcovo 
combatte, fpiri efira di falfa divozione y o piuttoito la Scrittura op- 
pofla -, che la volgar opinione fenza alcun fondamento {palleggian- 
do, proccura di render perpetua l'antica vana credenza ; lo giudi- 
cherà chi fa difiinguere la Critica dal Fanatifmo. Dimanda anco- 
ra circa lo fletto Alberto il Sig. Decano pag. jz. Qual atta dì fua 
vita ci lafcia alcun rimprovera delti fuoi onefiijfimi , e fantiffimi co/ìu- 
mi? . ... Quale riprendile azione abbiamo diluì mai fentito in tutto iljua 
governo fpirituale y e temporale? Ed io con affai più di ragione diman- 
derò : Qual atto di fu a vita è da Santo , qual azione abbiamo di 
lui in tutto il fuo governo, che non fia o indifferente, a cattivai 
Chiamerero. forfè oneitijfimi y e fantiffimi cojiumim un Vefcovo il por- 
tare 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 9 $ 

tare fpada, e lancia, l'abbandonare il Vicario di Culto per tale 
riconoiciuto da tutto il mondo, il farli partigiano d ! un Imperado- 
re fconuitiicato , l'intervenire, ed aflentire a più Conciliaboli di Sci f- 
matici , il giurare di mantener {'empie vivo lo feifma , il non ri- 
federe nella propria Chiefa , e il non curarli dejle feomuniche giù* 
ftamente, e replicatamente da Roma fulminate? E pure quello è 
quello, che d'Alberto fi fa, fenza poterfi affegnare azione alcuna, 
che fpiri fantità, amor di Dio, ò zelo per la Religione Criftiana . 
Aggiunge il Sig. Decano: Con quanta fuma non farla di lui V Impe- 
radore o nel confermare alla fu a Sede Vefcovile il Contado di Trento , o 
nella concezione nova Feudale di Garda} Senza avvertire, che appunto 
la (lima, che di lui mofìrò Federigo negli accennati Diplomi, in 
luogo di fargli onore, e merito, lo aggrava, e 1* accuf* difaziofo, 
e di parziale d'un empio perfecutore della Santa Sede. Qj-<d altro 
rimprovero ( fegue il Sig. Decano ) fi può fognare , o mendicare in tut- 
ta la fua vita ? Che difendejfe armato le [uè terre ? Ma fé aveva giura- 
r amento di farlo} Se il difenderlo è dover precifo di chi governa ? Bel 
giuramento per verità, fecondo i Canoni, e la DifciplinaEcclefia- 
ftica farebbe quello d'un Vefeovo , che giuralTe d'imbrattarli egli 
fteiTo le mani nel fangue de' nemici del fuo flato/ Dunque fimiii 
giuramenti fanno li Vefcovi di Trento . ? Non lo credo . Giureran- 
no bensì di difendere il patrimonio di S. Vigilio , ma in quella 
guifa, che. ad un Vefeovo non fia difdicevole, e queflo è quello , 
eh' è loro precifo dovere. Di qui palla il Sig. Decano a beccarti il 
cervello per ritrovar differenza tra i molti efempj da me addotti , 
e il cafo dei noftro Velccvo, confettando nello fteiTo tempo pag. 
79. che Savia è la riflejfwne del Ma'oillon, allorché dille, e provò , 
che moris fuit apud prifeos illius avi Chrijìianos , ut quifquis innocens 
quavis ex caxjfa necaretur , is Sanctus , feu Martyr diceretur , cenjeretur~ 
que . Ma a qual fine, e per qual motivo furono egli da me raccol- 
ti i mentovati efempj , fé non appunto per vie meglio comprovare 
quella ftelTa proporzione dei Mabil!on7 Che il cafo del noftro Ve- 
feovo Ila da quelli diverfo, lo vede ognuno: ma a me premeva d 1 
illuftrare con più fatti quel coftune de' fecoli barbari, acciò ognu- 
no vedette altresì, e toccaiTe con mano , che il fuppofto Martirio 
d'Alberto altro appoggio non ha, clic un abufo de' fecoli deli' igno- 
ranza. Poteva adunque rimanerli il Sig. Decano dall' andar inveiti- 
gando divertita tra cafo, e cafo come cofa fuori affatto di propo- 
sto, e moito più dallo feri vere pag. 76. Mi vergogno di feiogliere il mi- 
fer abile paragone , che qui fi ardi f ce di fare tra un mejfo di Landò aldo , di cui 
non fi fa, che Uomo fojfe , proditoriamente trucidato dagli aj] affini , e tra il 
Vefeovo, e Principe ammazzato proditoriamente dal Caflrobarcenfe nemico 
della fua Chiefa in odio della Ecclefiaflica Immunità; mentre di quel mef- 
fo Tappiamo, ch'era famigliare di Londoaido, che fu un Santo, ed 

erafta- 



gó APOLOGIA 

era ftato di quello benefattore, il che, come nella prima lettera fi 
notò, fa nafeere un concetto molto vantaggiofo per lui : quando 
ciò, che d'Alberto fi la, prefunzione oppofta produce . Nientedi- 
meno il Sig. Decano non ha vergogna di paragonarlo con S. Pie- 
tro Martire Domenicano, e con S. TommMo Vefcovo Canruarien- 
fe . O qui sì , che fi può con tutta ragione vergognare di fcioglie- 
re il paragone non folo mijer abile , ma anche indegno, come ingiu- 
riofb all'onore, ed alla gloria di due celebri chiariiTìmi Martiri ? 
da tutta la Cattolica Chiefa per tali meritamente riconolciuti , e 
venerati. Mediolani ( canta ella Chiefa nel Martirologio Romano) 
S. Petri Martyris , ab bareticis oh fiàem catbolkam interempti. E il Bre- 
viario Romano. Tanto fidei ardore incenjus erat , ut prò ea morìem fubi- 
re optar et , eamque a Deo gratiam enixe precaretur . E del noflro Alber- 
to , che cofa con verità portiamo dir noi? Pofiiam dire non ab hx- 
retici* interemtus , ma da Cattolici: non oh fidem Catbolkam > ma per 
difendere lo irato fuo temporale, fecondo il Pincio , e fecondo il 
Sanfovino, che merita maggior fede del Pincio, per voler torre lo 
flato a' fuoi vicini , e pofiiam dire altresì , che non folo non defi* 
derò la propria morte per la fede di Gesù Crifto , ma defiderò , 
anzi proccurò di darla altrui per difefa , o per accreicimento del 
fuo Dominio. Cantuaria in Anglia ( dice lo (ietto Martiro'ogio ) 
natalis Si T'homoz Epifcopi , & Martyris, qui oh defenfionem Jujittia , 
& Ecclefiaflica Immunitatis , impiorum bominum faElione in Bajìlica jua 
gladio percuffus , migravit ad Cbriflum . Aggiunge il Breviario Roma- 
no , che Clerici* Templi aditus precludere conantihus accurrens , oflium 
aperuit , illts ufus verbis ad Juos : Non efi Dei Ecdefia cujìodienda more 
cafirorum .... Deinde fìexis genifoys facrum caput eadem conftantia , qua 
iniqui jjìmi Regis legibus reflit erat , impio ferro pr<tcidendum obtulit . 
Quefto Vefcovo morì volontariamente per difefa dell'Immunità Ec- 
clefiafHca : il noftro sforzatamele pel motivo, eh* è detto. Quello 
Vefcovo morì in Bafilica [uà, e non volle efìer difefo, ma la fece 
fpalancare in faccia al nemico: il noftro all'oppofto, anche fecon- 
do gli autori più a lui favorevoli , muore fui viaggio , mentre h 
ogni sforzo per difendere, e per abbattere con mezzi temporali i 
fuoi avverfarj . Tommafo in tutto il corfo di fua vita fece fronte 
al Re Enrico per difendere i diritti Ecclefiaitici .* il noftro fecondò 
l'Imperator Federigo per impugnarli. Il Cantuarienfe per fine , al 
dire dello ile ilo Breviario Romano, multi s illuflrem mir acuii s Ale- 
xander IIL Ponti/ex retulit in Santi or um numerum: e il noftro al con- 
trario dallo flelTo Pontefice fu replicatamele (comunicato, e mo- 
rì con tali feomuniche full'anima. Dio immoitale! E il Sig. De- 
cano non prova roffore , e confusone nel far fimili paralelli , e 
non ha fcrupolo alcuno di profanare gli atti di due fantiftimi , e 
gloriofuTimi Martiri, uno della fede di Grillo , l'altro dell' Eccle* 
P fialli- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO, cj 

fialìica Immunità, paragonandogli cogli atti del Tuo, eh' è il vero 
rovefeio della medaglia, e che non è Martire fé non dell' ignoran- 
za, e della femplicità de* baili tempii 

XXXVIII. Ma ora sì, che il noftro immortai Critico ha rin- 
tracciata la vera via di foflenere la favolola, e immaginata fantità 
del Tuo Vefcovo Alberto. Egli ricorre pag. 80. all' Onom.itologia Sa- 
credei P. Luigi Novarini , e al Theatrum Vita Humana ài Lorenzo 
Beyerling, ne' quali libri tra Santi , e Beati è collocato . Io non 
parlerò qui del merito di quell'Opere, e dell'ufo della Critica de* 
loro Autori, eifendo coCq agl'intendenti abbailanza note; né farò 
conto 9 che del primo parlando un fuo confratello, 'cioè il P. Fran- 
cefeo Bolvito Teatino, dice, che Scrìpturientis ingenti impetus ferre 
non fufiinebat . Dirò iolo , che né il Novarini , né il Beyerling efa- 
minarono di proprofito la no (Ira qui filone : che quello fecondo al- 
tro non fece, che compendiare il Pincio; e che dallo ite fio , o da 
qualche fuo copiatore parimente derivò il P, Novarìni; onde que- 
lli rivoli non meritano maggior conilderazione della fonte ileita , 
da cui difeendono, e però il Sig- Decano poteva difpenfarfi dalla 
briga di citargli, fé pure non l'avelie egli fatto a fine di regalarci 
la rara notizia, che il Beyerling ne fa menzione all'anno 163 1. quan- 
do morì quattr'anni prima, cioè l'anno 1627. Fu bensì folamente 
l'anno 163 1. flampato in Colonia il fuo Tbeatrum, ma faper do- 
vrebbe anche il Sig. Decano, non eller ncceffario, che viva l'au- 
tore, allorché fi itampano le fue opere. Niente pure replicherò al 
vanto, ch'egli Ci dà d 3 'aver provato continuatamente, che il noftro Mar- 
tire non ha ripugnato a morire, che /' accettazione della fua morte è fiata 
volontaria, non forzata la rajfegnazione ; mentre dopo quello, che di 
fopra detto fé n'è, perduta opera farebbe. Aggiunge egli pag. 81. 
che al confronto de' documenti da elio addotti , e da noi fin qui 
e lami nati, fi pub mettere in un cantone il Calendario MS. enunziato dal 
Sig. T urtar otti , che juppone dal principio del 1300. aver fervito ad ufo 
della Diocefi di Trento, m cui non fi faeejfe menzione di S.Adelpreto Ve- 
fcovo, e Martire: ma egli s'inganna. Quefl' argomento benché ne- 
gativo, unito ad altri pur negativi, quando fi badi alla qualità del- 
la teli, di cui trattiamo, che parimente è negativa, vale lenza com- 
parazione aliai più di tutti li politivi , da elio recati . Non è il Co- 
lo accennato Calendario, che d'Alberto non faccia motto . Egli 
non è nominato in. alcun Martirologio. Non è nominato da Bar- 
tolommeo Trentino nel fuo Leggendario . Lo Statuto di Trento 
non lo confiderò mai per Santo, non avendo preferitto ferie a' 27. 
di Marzo. Le Litanie di quella Chiefa parimente 1' omettono . In 
carta dal 1233. fotto il Velcovo Aidnco , o fia Aldrighetto da 
Campo, predò lo iteffo Sig. Decanop^*. 5. ( fé pur Cede alcuna me- 
rita quello documento, mentre l'anno 1234. come fi vede dall' Hun» 

N dio 



98 APOLOGIA 

dio Metropol. Salisburgenf. pag. 1 63 . era tuttavia Vefco vo di Trento Gerar- 
do Cremonefe, e nel Catalogo del Gentilott preiTo Y Ughelli accre- 
feiuto Tom. 5. col. 605. Aldrighetto fu eletto Vefcovo ài Trento fo- 
Jatnente l'anno 12^5. e fecondo il Pincio Tanno 1236. ) vien no- 
minato, ma fenza titolo di Martire, di Santo, o di Beato . Ninno 
di quelli titoli gli dà né meno il Sanfovino, niuno il Brandis, che 
pure non manca di chiamar Santo Vigilio, vero Santo i e Martire 
di Trento, ninno il Nigrini, che parimente chiama Santo Vigilio, 
e così altri fcfrttori , e monumenti , Or come mai può ftare , che 
Alberto morifle per l'Immunità Ecclefiaftica , folle un Santo in vi- 
ta, e un Martire in morte, anzi, come in alcun luogo fuppone il 
Sig. Decano, vernile canonizzato; e poi da niuno di quelli docu- 
menti per tale fìa riconofeiuto? Se la cofa folTe, com'egli il figu- 
ra, il titolo di Santo, e di Martire da tutti concordemente , fenza 
eccettuar né pur uno, gli verrebbe accordato, Ma il darglielo da 
alcuno, e da alcun altro no, che fegno è egli? E* fegno, che non 
fu un vero, e formai Martire, ma bensì volgarmente , e abuilva- 
mente creduto tale fui fuppofto, che una morte violenta, ed inno- 
cente producete il martirio; ed è fegno altresì , che tal opinione 
non fu animella da tutti, perchè T abufo non era in tutti prevalu- 
to, né in tutti la vera nozione della voce Martire era affatto abo- 
lita. Ma ritornando al Calendario Trentino Mf. preiTo di me , 
potrebbe opporfi, che a' 27. di Marzo ila quivi notata la Refur- 
rezion del Signore, onde non è da maravigliarli, fé Alberto non 
vi comparifee. Ma il rifponde, che quefto Calendario non è fatto 
fui £ufto del Madruzziano, il quale allorché fegua qualche (blenni* 
tà della Chiefa, omette il Santo nello fteffo giorno corrente. Egli 
riferifee e l'uno, e l' altro; così per cagion d'efempio nel primo 
giorno dell'anno nota la Circoncifion del Signore, ma non lafcia 
per quefto li Santi B&fiho Vefcovo, e Marzia Vergine . Agli otto 
di Settembre mette la Natività di noilra Signora, e iniìeme S. A- 
driano Martire. Il primo di Novembre la Fella d'Ognjflanti con 
S. Cefario Martire, e va diicorrendo . Se adunque la Dioceiì di 
Trento nel fecolo XIV. a 5 27. di Marzo avelie generalmente fatta 
commemorazione del noftro Vefcovo, il nome fuo comparirebbe fi- 
curamente in quefto Calendario, ancorché in tal giorno vi fi noti 
RefurreEìio Domini, non eflendo poifibile, cheunCalendario, il qua- 
le infteme colle foJennità più celebri della Chiefa nota moltimmi 
Santi, che in Trento non hanno culto veruno particolare , avelie 
poi ometto un Vefcovo, e Martire con ifpeziale folennità, e vene- 
razione quivi celebrato. Scritti adunque alla pag. 126. della prima 
Lette a, che la più antica memoria di culto pubblico verfo queflo Vefco- 
vo da me fin qui incontrala , è nel Propriam Sanclorxm della Chiefa di 
Trento , pubblicato per ordine del Cardinal Carlo Madruzzo f annoi 6zy. 

ma 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 99 

ma acciò o il Sig. Decano, o alcun altro vago di cinguettare fo- 
pra equivochi, non prenda di qui anfa ài chiamar falfa , & arbi- 
traria, com'egli fa pag. 82. quella mia afTerzione , e non fi creda 
di provar cu coll'autorità del Pincio, dell'antica Lapida BLovre ta- 
na , o altri fimili documenti ; avrà la bontà di legger meglio la ci- 
tata pag. 126., e doffervare, che il Culto Pubblico, di cui quivi 
io parlo, è il generale di tutta la Diocefi , confidente nell'Uffizio, 
e meiTa; il che è tanto chiaro, quanto chiare fono le Tegnenti pa* 
role, che a quel Paragrafo danno incominciamento: Remerebbe ora 
da cercare, quando la Cbiefa di Trento nell'Uffizio, e nella Meffa inco- 
minciajje a venerare come Martire quello fuo Ve/covo , ma ecc. Più an- 
tica memoria dell'anno 1627. dirli io non aver incontrata ; maaggiunfi 
però immediatamente, poterli arguire, Che alquanto prima del detta 
anno 1627. incominciante cotal culto, mentre nel Catalogo di Filippo 
Ferrari, che ufcì l'anno i62f. fi vede Alberto co'titoli di Santo , 
e di Martire, e fi citano in confermazione Tabulas Ecclejìa Triden- 
tina . Il Sig. Decano, che vuole ciò feguiìTe fin fotto il Cardinal 
Criftoforo Madruzzo , accorderà fènza dubbio quefla miaconghiet- 
tura ; ma accordandola, come poi può egli feri vere pag. 83. , che 
il Cardinal Carlo Madruzzo non avrebbe ordinato Un nuovo Culto 
nella fua Diocefi, nell'anno 1627. contro il rigore r ecent ijjimo di Urbano 
VIIL nell'anno iózjJ Come mai fi fuppone qui ordinato nel 1627. 
due anni dopo il Decreto d'Urbano VIIL ciò, che fiamo d'accor- 
do feguiffe alquanto prima? E fé feguì alquanto prima , feguì adun- 
que in quel tempo, in cui in materia di Culto verfo i non cano. 
aizzati , ne beatificati, nafeevano gli abufi, de* quali parla lo fteffo 
Decreto d'Urbano, e che furono cagione dK pubblicarlo : Eorum 
Imagmes in Ecclejtis y aliifque locis publicis cum laureolis , autradiis, feu 
fplendoribus proponuntur , . . . . Ad illorum fepulchra lampades, & alia 
lumina apponmtur : volentes proinde bujufmodi abufihus prò debito officii 
Pafloralis occurrere i$c. Ma il Sig. Decano replica pag.%2., che nel- 
lo Statuto di Trento non fono preferitte ferie né pure per li San- 
ti Re-medio, Claudiano, M^goriano, Simone, Ermagora, e For- 
tunato* che fono pur tutti Santi della no/ira Diocefi , e che nell'anno 
1609. ieguì riforma, e regolamento delle ferie, tra le quali fu ri- 
poso il giorno di S. Remedio, e quello del B. Simone. Vaglia pe- 
rò il vero, s egli al fuo folito di quanto fcriiTe alla pag. 40. già 
non fi folle dimenticato, a tal replica non farebbe ora ricorfo • 
DiiTe egli quivi s e lo dirle -con fondamento, che li Santi della Dio- 
cefi di Trento ( cioè i più intimi, e particolari ) fono, non già gli 
accennati, ma S. Vigilio, S. MafYenza, e li tre Martiri di Val di 
Non. Ora per fervi re all' argomento, vorrebbe pure accrefeere il 
Catalogo anche di quefii , ma indarno. S. Remedio (per tacer o- 
ra molt' altre confidenszioni 3 che fi potrebbero fare) fé vero è*§uan- 

N z to 



ioo APOLOGIA 

to di lui fi narra, non fu di quefle parti, e non può dirfì Santo 
Trentino, fé non per effere morto nel diftretto di Trento. Il P. 
Raderò lo pofe nella Bavaria SanBn^ il che non avrebbe fatto, fc 
per Trentino 1 avelie riconofeiuto , poiché a niun Santo di Tren- 
to diede luogo in quell'Opera. Di Claudiano, e Magoriano nulla 
di certo fi sa, fé non quel poco, ch'abbiamo dagli Atti di S. Vi- 
gilio, e da quefti altro non s'impara, fé non che follerò fratelli 
del Santo Vefcovo, eh' era Romano y che Deo fideliter dejerviebant , 
e che l'accompagnarono in Rendena , ove fu martirizzato. Barto- 
lommeo da Trento, ed altri ferittori recenti gii fanno con tal oc- 
cafione Conièiìori; ma ciò dagli Atti con ficurezza non fi racco- 
glie, ne fino al 1560. la Chiela di Trento commemorazione ne 
fece ridia Meli a , e nelF Uffizio, non vedendofi il nome loro nel 
Calendario Madruzziano. Il B. Simone è un fanciullo trucidato 
dagli Ebrei in odio del nome Crifìiano, e non è formalmente né 
Santo, né Beato, né comparifee nel mentovato Calendario. S.Er- 
magora poi nulla ha che fare con Trento , fé non per avervi gio- 
ita la tradizione poco fondata di quella Chiefa predicato la fede , 
e meno S. Fortunato, fé non per cflerc morto con Ermagora , ma 
in Aquileja, non in Trento » Alberto ali'oppoito ebbe Trento per 
patria civile, e forfè ancora naturale. Fu Vefcovo di quella Chie- 
fa, e la reffe vent'anni; indi morì per difendere il patrimonio del- 
la medefirna. Non fi potrebbe adeguar Santo più proprio ,. e più 
particolare di tal città, anche in confronto dello flefTo S. Vigilio ; 
Non è dunque maraviglia , le in onore degli accennati Santi non 
preferiffe ferie lo Statuto di Trento; ma lo farebbe bensì il non 
averle preferitte in cnoie d'Alberto, quando per vero Santo, eper 
vero Martire Favelle tenuto. Che poi l'anno 1609. fieno fiate ri- 
formate le ferie del Foro Trentino, e che con tal occafione ila 
Irato fenato il giorno di S. Remedio, e quello del B. Simone, è 
cofa , che o non era a me nota, o almeno non ci aveva badato, al- 
lorché ferirli la prima Lettera. Ringrazio per tanto il Sig. Deca- 
no, che m'abbia or fatto rifletterci , mentre quello calo rinforza di 
molto il mio argomento tratto dal fiknzio dello Statuto ^Trenti- 
no. Se quefto Statuto ordinò ferie pel giorno di S. Remedio, che 
non è Santo Trentino, e pel giorno del B. Simone, eh' è bensì 
Trentino, ma non è formalmente né canonizzato, né beatificato > 
perchè mai non le avrebbe 01 dinate per Alberto Vefcovo di Tren- 
to, fé gloriofo Santo, e Martire di quella Chiefa l'avelie creduto? 
Re farebbe da replicare ali' autorità de' Bollahdifti , che, come il 
Sig. Decano fi pregia pag. 83., /iffey^ono^ e conjermano La Santità r 
& il Martirio d' Addpreto Vejcovo nojìro . Ivi a brevemente firifponde, 
che i Bollandifli oltre al riferire ciò, che d' Alberto fi ha dal Pincio^ 
dall' Ughelli, e dal Proprinm SarMorum di Trento, delle quali au- 
torità 



ALLE MEMORIE DI HOVERFTO. 101 

tonta abbaflanza fi è ragionato di (opra ; nulla apportano di nuo- 
vo circa il noftro Vefcovo. Confondono effi bensì gli anni delfuo 
Vescovado, e fenza neceifìtà veruna imbrogliano il Catalogo de' 
Vefcovi Trentini, che in quella parte è beniffnno ordinato ; ma 
quello non è un confermare la Santità, e il Martirio d' Alberto . 
Égli è coflume di que' per altro dotti Religiofi di e/attamente c(- 
porre tutto ciò, che di più decorofo a' Santi, de' quali imprendo- 
no a favellare, qua, e là ritrovano; ma fenza impegnarli d'ordi- 
nario in rigorofi efami. A' 21. di Maggio trovafi ancora ne' Bol- 
landoli Commentarius de S. Conjìantino Magno Imperatore. Io miper- 
fuado, che nientedimeno il Sig. Decano fi difpenferà dal tener per 
Santo quel!' Lnperadore; e fc cosi è, qual ragione avrebbe egli di 
vietare a me il fare lo fleifo circa il fno Vefcovo.-? Fallò è pari- 
mente, che il Pincio affermi, che il Culto de'Trentini verfo Al- 
berto, all'età fna antico [offe , come fcrive il Sig. Decano pag.S^., 
mentre il Pincio altro non dice, fé non Inter Beatos numerata , ac 
colitur . Che poi mio diritto non folle L'invejìigare , fé la Chiefa di 
Trento abbia avuti giufli motivi per ordinare , e comandare il Culto di 
S. Adalpreto ; rifpondo nulla di ciò effere flato inveii igato da ine: 
nulla aver io disputato circa il diritto, ma folamente circa il fat- 
to; cofa lecita a tutti , come fili principio di quefta mia badante- 
mente fi è provato. Meno poi merito l'accula d' aver revocato in 
dubbio il Centenario Culto d'Alberto, mentre febbene coli' autorità 
del Calendario Perpetuo Madruzziano provai, che prima del 1560. 
non ebbe in Trento Uffizio, ne Melfa , pure provai altresì , che 
ne'fecoli rozzi i Vefcovi innocentemente uccifi, venivano comune- 
mente tenuti per Martiri , non già più anni dopo la loro morte , 
ma immediatamente; onde per conseguenza animili , e fuppofi , 
che non folo cent'anni prima della Bolla d'Urbano Vili., ma più 
di dugento , e di trecento Alberto in Trento coerede per Martire, 
e qualche Culto ancora averle a tal opinione conforme, benché po- 
polare , e di pochi, non generale, e folcirne. Replica finalmente 
il S\g: Decano pag. 85. Che fojfe involto Adelpreto nojìro nello feifma 
di Pavia , il Sig. Tart arotti non lo ha provato. Ed io replico aver 
provato dimoflrativamente, che anzi fu uno de' più (ermi , e per- 
tinaci Scarnatici , uno depili appaifionati parziali di Federigo , a 
cui s'attenne e prima, e dopo le feomuniche di IVoroa. Aggiunge 
ancora , che non proverò , Che il Vejcovo vèfliffé uffizio di faldato , 
di Duce militare; e che fia flato uccifo in attuale battaglia; circa, ii 
qual punto troppo faverchia, e increfeevoi cofa farebbe V aggiun- 
ger parola . 

XXXIX. E quelli fono gli argomenti, quelle le ragioni ^ e le 
autorità, colle quali il Sig. Decano fui principio di quella fu a Scrit- 
tura fi millantò a incontrare le mie obbiezioni per romperle neW 

ajfron- 



ìóà APOLOGIA 

affrontarle > ed ora più che mai fi millanta d'aver provata la San- 
tità, e il Martino del Tuo Vefcovo Alberto; quantunque nuli 5 altro 
effettivamente provato abbia, die la felicità di que' popoli, i quali 
non hanno la llampa, efenti per confeguenza dal dover lecere % 
e molto più dal pelo di dover confutare tante inezie, e infuifnà , 
quante fin qui con perdita di qualche tempo per me, e con mol- 
ta noja di V- S. Illuitrifs* fiaino andati feoprendo, e notomizzando. 
Or mentre al fine d'ogni fatica mi lufingava io d' edere giunto, 
eccoti in campo un nuovo difenfore d'Alberto, armato di Volu- 
me ancora maggiore del ha qui fcandagìiato, con quello titolo in 
fronte; Apologia della Santità, e Martirio d' Adelpreto Vefcovo diTren- 
to , fatta, da Fra Francejco Giovanni di Dio Stai del Min. Convent. Teo- 
logo di S. A. FLeverendijjima . Niente più delia prima moftrafi per ve- 
rità concludente queli 1 opera ,, colla quale tanta fomiglianza, e afc 
finità ha ella, che iembra. frutto di conferenze amichevoli uggio- 
liate ai medeiimo delco . Pure un po' meglio ragionata di quella ci 
fi preferita, benché per altro tutto il ragionamento a falfi, e imma- 
ginar] fuppofti appoggiato fia, da' quali poi con cicaleccio più che 
femminile, falfìfììme,e chimeriche confeguenze fi vanno perpetua- 
mente deducendo. Il più mirabile fi è, che con qualche maggior 
civiltà, e gentilezza ella è pur dettata, mefcolando vi fi efpreflioni , 
e lodi fuperiori di molto alla tenuità mia, le quali poi , non so 
con quale coerenza, da ingiurie, e beffe, che pur non credo di 
meritare, vengono temperate^ ma di ciò niuno fi maravigli, men- 
tre, come con tutta verità oftervò un gran Letterato dei noftro 
fecolo , E v venni* in mente a molti /' ufo di Pulcinella , il quale dà li- 
na gran baftonata , poi fa. una, riverenza ;, indi un' altra baronata , e di 
nuovo una riverenza. Che s'ha dunque a fare? Giacché fiamo fui 
perder tempo, e che gittata abbiamo qualche fettimana, gittiama 
ancora qualche giornata , proccurando però „ che non. fia affatto 
perduta e per chi fcrive, e per chi kggQ ancora. RjpaiTerò adun- 
que: tutto il libro; ma brevemente, e lenza fermarmi molto r fé 
Boa ove qualche nuova idea, o bizzarro penfamento del graziofo> 
Autore lo richiederle, rimettendomi nel retto alle cofe dette e nel- 
la prima , e in quella feconda Lettera , ddÌQ quali di tratto in tratto 
andrò indicando i luoghi . V. S. Uluflrifs.. intanto rinnovi V attenzio- 
ne , o per dir meglio la fofferenza , mentre le il polpauo non farà mi- 
gliore del pranzo, farà fé non altro meno amaro, e disguftofo .. 

XL. Anche il nuovo Campione mi dà fubito fui bel principia 
dell' Opera la taccia d' avere feri tra, fé non con Scandalo Univer- 
sale , certo Con ijìupore , e raccapriccio ditutti y che in foflanza viene- 
a importare lo fieno» . Di quello fcandalo y e di qua! genere di 
perfone fi debba intendere , abbaflanza s' è detto al Num. VI. , e 
VII. % pure non polla qui a meno di non recare un intero pana 

del 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. I03 

del più volte citato Muratori nell'Operetta De Navi*, fupplicando 
il P. Teologo a non negarmi la grazia d J afcoltarlo , e afcoltarlo 
con tutta attenzione: Olim quum tot Harefes {dice il Muratori pag. 
157.) bellum conclamaffent adverfus Matrem fuarn Ecclefiam , non fecus 
quam in bello inter Siculi Principe* , omnia fufpitiombus piena erant . 
Quicumque vel levi ter , qua improbanda erant , improbajfet , gravem con- 
tinuo Jubibat invidiar?? , quafi is internum aliquod [over et Harefeos fer- 
tyentum . Nunc etiam 3 fi qui funt Ritus , quo* inordinata Pietatis meri" 
to aliquis infimulet , clamoribus omnia inter dum implentur , nullifque par- 
citur contumeliìs , quafi Cenfor non paucorum corrupiehs adverfetur , fed 
universum Pietatis regnum jufque deque vertere velit . Quod prafertim 
dolendum , propter nimium rigida Cenfura metum eo res adduBa efl ali- 
quot in locis , ut tot [elida doBxque earurn regionum Ingenia arguere 
vel tantillum ea non audeant , qua tamen emendationem pojcere videntur * 
Quem fruBum pariat tantus rigor Ì7 metus , quaris ? Dicam . Omnibus 
ibi tacentibus , nemine monente , nece/fe efl aternum durent , & numquam 
refcindantur , qua contra aut prater reBum Pietajis ordinem exercentur . 
Contra apud Italo 5 mitiora ac falubriora confilia nunc vigent . Ipfius Ro- 
mana Ecclefia prudentia nequaquam impedii , quominus in ejufmodi erro- 
re* , faljafque veierum opinione* & fraudes honefla cenfura feratur . Sacra 
enim Reipublica in primi* intere/! , ne quid Superflitionis in SanBijJìmam 
Reiigionem invehatur , atque ut inveBum tollatur , Alioqui felicia nimium 
forent vitia , quoties nemmi adverfus eaexererevocem licer et . ImoEcclefiam 
revera non amat quicumque ea , qua in ipfius dedecu* vergimi , diffimu lan- 
da cenfet , atque accufanti irafcitur . Io prego iftantemente il P. Teo- 
logo a voler notare le parole: Contra apud Italo * mitiora , ac falubrio- 
ra confilia nunc vigent . Paolo Diacono nel Lab. 3. Cap. 9. De geflis 
Langobardorum eftende i confini dell'Italia fino ad Anagnis , cioè Ca- 
rtel Nan nella Valle eli Non , con che non folo Rovereto , ma 
anche Trento verrebbe ad includervi . Fa egli dunque .conto il P. 
Teologo , che fi amo , o non fiamo in Italia ? Faccia che conto , 
eh' e' vuole , s' io fon fuori d' Italia colla perfora, mi pregio ó) ef- 
fervi colie maffime, e co'principj; e fé permette la Romana Chie- 
fa , anzi applaudifce a chi oneiìa mente ccniura , e feopre i vecchi 
errori , poco a me importa 3 che non io permettano , né vi ap- 
plaudivano i Trentini , Si geli pure il Sangue in Trento al fentir 
combattere le falle opinioni , a me baila , che non fi geli in 
Italia, e fé i Trentini credono debba diìììmiilarfi ciò, che alla no- 
ftra Santa Religione,, ed alla Chiefa fa poco onore , a me bafta , 
che non lo credano gl'Italiani. Di qui paiTa il Padre a farmi un 
piacevo! elogio col donare a me la lode deli 5 erudizione , e dell' 
eloquenza , e ritenere per {t il pefo delle ragioni ; e più piacevole è 
poi i' empiaftro, che fuccefìì va mente ailedifee in cafo, che mai di- 
latando gli fcappaffe la pazienza ; Onde fé tal volta mi fcappaffe la 

pazien- 



104 APOLOGIA 

pazienza , non fé V abbia a male ; poiché S. Girolamo , // cui glórìofo no* 
me egli porta ( bella quella rjtìeiììone! ) in famigliane cafi non là vuo- 
le : In juìpicione harejeos nolo quemquam effe patientem . Da che fi ve- 
de , che il Padre di Dìo crede però di poter talché volta ancora 
darli al Diavolo. Ma perchè di grazia non indicare il luogo, ove* 
S. Girolamo tal cofà afferma ? Egli è nel lib^o Contra Joannem Je- 
Yofolymitanum , e il Santo Dottore parla di S. Epifanio , chi ave- 
va tacciato d' Origenifla eflo Giovanni . li detto adunque ci S. 
Girolamo va intefo di due , o più , che s' acculino d' creila , e la 
ragione , per cui non vuole il Santo fi tolleri , e diffirauli cotale 
ingiuria , fi è : Ne apud eos , qui ignorant innocentiam ejus , dijjìmula- 
1ìq conjcientia judicetur , fi taceat . Ora dove mai , e quando ho io 
tacciato d' eretico Fra Francefco Staidei , che non conofco, e che 
non fò d'aver mai nominato nò in ben , ne in male? Non pollò 
veramente dire , che fimil taccia abbia egli dato a me . Pure fui 
bel principio di quefto fuo fcritto m'accula d'aver pubblicato libri 
con iflupore , e raccapriccio di tutti . Ingiuria atroce , ed abboni -nevole 
pretende pag. 6. abbia io fatta ad Alberto. D'una fal/a immagina- 
zione mi taccia pag. 20. , e delle ragioni da me prodotte , decide 
pag. 86. , che fono più ingegnofamente , che faviamenie ritrovate , ag- 
giungendo p^g-47-5 che la mia cofcienza agramente mi rimorde. Mo- 
rirà ancora pag. 172. di fofpettare , eh' io polla prejumere /averne di 
più del Cardinal Baronio , alla pag. 63. dice , che credo veder tuU 
to , ed alla pag. 120., che riferbo jorfe a me folo V Autorità di dis- 
fare i Santi . Ma quello , che tutte quefte cenlur^ di gran lunga 
avanza , offerva egli pag. 88. , come una mia proporzione Suona 
affai male air orecchie de* Saputi , non che de f empiici , il che , fé vero 
foffe , da fcanualo univerfale non potrebbe andar difgiunto , ed al- 
la pag. 24. dice pure d' altra mia proporzione , che gli è un po' fo- 
fpetta , vale* a dire de harefi . Ora le non è quello un trattarmi da 
Eretico , e però un dare ad intendere, ch'io fpacci dottrine Ican- 
dalofe , male fonanti , e fofpette d' erefia , nelle quali per confe- 
guenza Aliqua ratio , formalitas , aut conjeclura adfit bxrefis non adhuc 
fatis cognita , fed occulta , eflo non omnino latentis . Quello , che S. 
Girolamo dille della taccia d' Eretico , 1' avrebbe flcuramente det- 
to anche di quelle , e fopra tutto di quella di lòfpetto ( o molto, 
o poco ) d' erefia , mentre la ragione : Ne diffimulatio conjcientia ju- 
dicetur , vale e per quella , e per quelle . La fentenza adunque dì 
quel Santo fa ella pel noflro Teologo , o per me ? Non credo , 
che né a lui , né a me fcapperà giammai la pazienza : ma le mai 
per difgrazia la gli montalle , ricorrà pure ad altra autorità , poi- 
ché quella di San Girolamo non è a propofito , né punto lo fa- 
vori Ice . 

XLI. La fua proporzione fi è pag. 7., che // noflro^Vefovo Adei* 

proto 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 105 

preto è Santo , e Martire. Fa tic due parole circa A nome , che ora 
vuole fia veramente Adelpreto , come alla pag. 87. , ora concede „ 
che Adelpreto e Alberto fiano lo (teffo , come qui , e pag. 41. , così 
paffa a dire : Par mi tutta la difficoltà poterfi ridurre a due proporzio- 
ni , che ben provate , decidono la no/Ira caufa . La prima : La Santità 
d' Alberto qualar autenticata fia dal culto immemorabile , non è da met- 
terfi in dubbio , fé prima chiaramente tre punii non fi dimoflrano dall' Ap? 
verfario : che Alberto fia flato involto nello fcifma contro AlejJ andrò III. 
Sommo Pontefice: che fia flato fcifmatico maliziofo : che finalmente fia mor- 
to pertinace nello fcifma . La feconda propofizione fi è quefla : La Santità 
d' Alberto è autenticata dal culto immemar abile , e dall' Avver farla chi a- 
r amente non fi dimoflrano ì tre punti : che fia flato fcifmatico , e fcifma- 
tico di mala fede , e molto meno che fia morto fcifmatico pertinace . D'on* 
de naturalmente ne fegue , non doverfi la di lui Santità recare in dubbio. 
Se tutta la foftanza deila quiflionc in quefto confitte , il F. Teo- 
logo ci ha follevati da ogni briga . Che Alberto fu iìato involto 
nello fcifma contra Aleffandro III. , quando le prove nella prima 
Lettera addotte non bafiaffero, con tanta evidenza fi è dimoflrato 
al Num. IX. e X. di quella feconda , che non è poiTibile fi trovi 
più perfona , la qual polla dubitarne . Ai Num. XXX. con egual 
forza fi è provato , che Alberto fu fcifmatico maliziofo , e che L* 
error fuo non fu error d'Intelletto, ma di Volontà . Quanto all' 
effere morto pertinace nello Scidna. , non era neceffario il provar- 
lo , perchè fi è bensì pretefò , che non viveuVda Santo , e non 
monile da Martire; ma non fi è giammai pretefo , che fia delira- 
mente dannato , anzi fi è conceduto , che paffa effere Calvo ; onde 
!a prova della pertinacia nello fcifma , che lo convincerebbe danna- 
to, troppo goffamente, e a fpropofito viene dai P. Teologo ricer- 
cata . Se tanto fi provaffe , non folo in dubbio potrebbe metterfi la* 
Santità d y Alberto , com' egli afferma , ma dovrebbe ailoiuta mente 
regarfi ; il che però anche per altra via può confeguirfi , giacché 
dal non effere morto pertinace nello fcifma , punto non fegue , 
che moriffe da S^nto . Sì fono adunque provati que' punti , che il 
inerito della quiflione richiedeva , e che anche fecondo lui decidono 
la noflra caufa . La Santità perciò d' Alberto fi può recare in dub 
bio , né il Culto , quantunque immemorabile , è atto a fuffragarla . 
Noi abbiamo dimoflrato da qual forgente derivi qucflo Culto , e 
in che confifleffe ne* tempi andati . Abbiamo altresì dimoitrato , 
che V azioni tutte d' Alberto furono o indifferenti, o cattive . Ec- 
co pertanto decifa la caufa . E qui , lènza più oltre paffare , fi po- 
trebbe a buona ragione far punto . Come però a me preme la pri- 
ma , e principal propofizione del noflro Teologo : Adelpreto è San- 
to , e Martire, tanto più , ch'egli ci afficura, che tutta la fua Dif- 
fertazione fi raggirerà intorno a quefli due punti maficci , così vorrei pur 

O fentir- 



. iòS APOLOGIA 

Mentirne le prove » Chi '1 crederebbe ? Egli fé n e tantalio dimen- 
ticato . Le prove confiflono nel Culto immemorabile , e invetera- 
to , il qual Suppone indubitatamente la faenza , ileonfenfo , ed approvazione del 
Vefcovo Diocesano ; d' onde Apparifce più chiaro della luce del Sole , non 
poterfi porre in dubbio , non che negare la Santità d! Alberto. Povero Pa- 
dre I Egli gitta il ranno, e il fapone . Il provare, che Alberto fu un 
Santo , perchè ha il Culto , nel noflro cafo non ferve . Convien 
prorare, che ha il Culto, perchè fu un Santo. Non flniega, che 
jl Culto inveterato non porga ottima conghiettura , e prefunzione 
fortiffima di Santità, la qual prefunzione (quando maffime fi trat- 
tale d' un Santo de' più rimoti fecoli della Chiefa ) nulla perde , 
quantunque la notizia delle azioni fante foffe fmarrita, quantunque 
s avelie d'azioni opporle. Ma tutto quello fi verifica , allorché ad 
altro motivo la prefunta Santità verifìmilmente attribuir non fi pof- 
fa, che a vero merito del fuppoflo Santo. Che fé cotal Santità da 
opinion di Martirio nata fofTe, e il Martirio non già da vera ca- 
gione, ma da abulo , e femplicità , fecondo ogni apparenza di ra- 
gione fofTe flato prodotto , in tal cafo prefunzione oppofla finita- 
mente inforge. La qual prefunzione poi, quando da conghietture , 
che la llefTa cofa comprovino, fpalleggiata Ila, come farebbe $ età 
del Santo non tanto rimota da noi , la quale per confeguenza de' 
neceflarj lumi non dovrebbe comparirci sfornita , t eflenfìone del 
Culto, che folle affai riflretta, la qualità iflefTa di quello, che ap- 
pena Culto poteffe appellarli, e fopra tutto il generale filenzio de' 
documenti, e autori contemporanei , e vicini , e maffimamente di 
quelli, che neceflariamente dovevano favellarne; quando, dirti , da 
fomiglianti conghietture l'accennata oppofla prefunzione fia corre- 
data, tanta forza, e vigore acquifla, che non più Prefunzione, ma 
Evidenza, diviene, a fronte della quale ammutolifce ogni tradizio- 
ne, perde il pólfo ogni po-ffeffo, e cede ogniconfuetudine, dandofi 
allora luogo all' infegnamento del gran Giufliniano L. Sed lìcet 12. 
£>. de officio Prafidis: Non tam fpeBandum. e/i , quid Roma faflum efl , 
quam quid fieri debent ; giacché, come elegantemente avverti S. Cipria- 
no Epift, 74. Confuetudo fine Ventate veiuflas erroris efl . Ora , che il 
cafo morirò fa appunto in quelli termini , e che fatta* quella prefun- 
zion favorevole , che dal Culto di Alberto poteffe nafeere, da prelun- 
zione contraria refli interamente abbattuta, e ivenrata, anche dalla 
fola prima mia Lettera con tanta chiarezza , ed evidenza apparifce , 
che uomini affennati, e di quelle materie veramente intcfi , s' erano 
figurato di non dover più fentire replica alcuna . Non ha egli letta 
attentamente, e vagliata il noflro Teologo la detta mia prima Lette- 
ra? Ma fé l'ha letta, a che dunque giftare novanta tre pagine d'un 
libro in quarto per convincerci , che Alberto fu un Santo, perchè ha 
ora il Culto di Santo, e ottanta altre per provare , che fu un Mar- 
tire? 



ALLE MEMORIE DI AOYERETO. ìof 
tire. ? Perchè fcrivere pag, 16. , che il Culto, non mai negato da me, 
ma conceduto, ed ammeffo, è il punto pili majjìccio , e rilevante: quan» 
do il punto non folo più maficcio, e rilevante, ma unico, è la Santi- 
tà y fuppofla bensì dagli avverfarj , ma non mai provata , né provabi- 
le? E oW è qui la Regola neceflaria per chi legge, e molto più per 
chi tratta materie controverfe: Quceflionis fenfus , cum difficultatis legtti- 
mo punSìo ante cetera retinendusì Que' Letterati , che non fi luGngavano 
di dover udire altra rifpofta, intendevano da uomo , che abbia difeer- 
nimento, e fenno, e che ami di perfuadere i dotti. Ma none egli 
Maefìro, Teologo, Efaminatore, e non intende egli di fcrivere a 
perfone, che fappiano difeernere i'afin dal rofignolo? Perchè dun- 
que perdere , e far perdere tanto tempo indarno? Perchè introna- 
re l'orecchie de' leggitori con cento autorità male intefe , e peg- 
gio applicate, con mille fatti, e fìorie ftorpiate , e fuor di propo- 
sto, con rirìeifioni infulfe, e vane, in una parola con lunghe {Iuc- 
che rolilfimc dicerie, e fcritte pe' boccali, e che nulla conchiudono? 
E' il vero, che non tutti fon atti a (libito feoprire l'infuiTiftenza , 
e faliltà di molte propofizioni , meno di parecchie bugie , e imper- 
iture con gran franchezza avanzate . Ma quefta dunque era la via 
da mettere in ficuro ia Santità, e il Martirio del Vefcovo Alber- 
to ? Ella è la via da gittar polvere negli occhi degl' ignoranti , da 
confondergli, e far loro anche credere d'aver ragione . Ma a che 
ièrvirebbe mai una così vile, -e vergognofa vittoria ? Non d' altro 
certamente, che di maggior biafimo, e vitupero all' infelice trion- 
fante. Perchè però ciò non fegua, e perchè fiam tenuti e verfo a* 
dotti y e verfo a' non dotti, ci ftudieremo d'andar applicando qualche 
correttivo, che fcrvirpoffa anche a quelli, non già tutte le fallacie, e 
gli errori di quella bizzarra leggenda rilevando , che troppo increfcevole, 
cinutil cofa farebbe, ma quelli foltanto, che piùconfìderabili, e peri- 
colofì ci fembreranno. 

XLII. Sia per primo il raro infegnamento , che il noitro Mae- 
stro, S. Agoitino correggendo, ci dà pag. io., cioè, che In materia 
di Culto ~religfiofo, e (bienne le tradizioni inveterate d y una Chiefa , e la 
voce popolare, Vox popularis , non folo quandoque , come quel Santo 
aveva fcritto, ma fempre fono falutari , e vere. Seguono due ragio- 
ni, una alla ftella pag, io. Perchè Iddio , che regge tutta la Chiefa , del- 
le Chiefe particolari , che la compongono , ne ha parimente cura : V altra 
alla pag, 11. 12. , perchè Mai fi legge ejfere flato a quakheduw levato ti 
Culto pubblico immemorabile da Pontefici y da Vefcovi ; e fegue an- 
cora un'autorità, cioè di S. Àgoftino , che dice : Si quid tota per 
orbem frequentai Ecclefia , quin ita faciendum fit , deputare infoi enti Jfim& 
infame eji . Prerogativa , credo io , di quefto noitro Secolo fi è T 
aver gente, che lènza capacità, e (tudio maggiore pubblichi libri , 
mentre (ebbene la iemente di fomiglianti germogli non mancò giam- 

O 2 mai, 



to$ APOLOGIA 

inai; pure, o perchè il prurito di vedere il proprio nome alle (lam- 
pe non foflc ima volta sì generale, o perchè la carità de Revifori 
verib T autore folle più intenfa, non era sì facile un tempoper fi- 
mi-li parti l'arrivare al torchio. Se la dottrina del n olirò Teologa 
è vera , errarono dunque tutti que' Vefcovi , e Sommi Pontefici , 
che inoltiffime pratiche vietarono , ed abolirono , che molti anti- 
chi , e rancidi errori correderò , che riformarono i Rituali , i Mar- 
ti rologj, i Breviarj . Si trattava di Culto Religiofo , e folenne , e le 
Tradizioni erano inveterate. Quelle fono iempre lalutari, e vere. Dun- 
que fi doveva confervarle. Pofl Tridentinum Concilium (avverte Gio- 
vanni Launoy nella Difiertazìone De Renato Andegavenfi Epifcopo Ob- 
ferv. il.) fublatafunteBreviariis y & Offici is , qua in eaanreQUINGEN- 
TOS plufquam annos irrepferant . Nupera Romani Martyrologji pur gatto 
(fcrive il P. Criitiano Lupo nelle Note /opra il IV. Concilio Romano 
di 3, Leone IX. Pontefice ) plures Donatiflarum , ac aliorum hareticorum 
jalfos Martyres merito expmfit . Queft-' fai fi Martiri non già un me- 
fé, o un anno prima, ma da iecoli per veri Martiri erano flati 
pubblicamente, e folennemente venerati. Fu dunque male il levar- 
gli; e s'inganna quel dominino Teologo , dicendo merito expunfit 
S'inganna ancora il P. Natal AlefTandro , che dice : Multa canuntur 
in privatarum maxime Ecclefiarum Officiis , qua fpongia indigeni. S' in- 
ganna il Muratori, il quale de' Beati, e Santi parlando , che non. 
da Roma con folenne Canonizzazione , ma da pochi Monaci , o 
dal popolo divoto furono podi fogli Altari, dice pure apertamente 
non poterfi pretendere, che ■ fìmil giudizio fia femore ito e f ente da ogni 
errore ; e per fine prima di tutti quelli s'ingannò Melchior Cano y 
che pure anche a fenti mento del noftro Maellro pag. $5. ha pochi 
Teologi fuoi pari ; mentre nel Lib.II. Cap.j.De Locis Theologicis fcrik- 
ie 5 che Divorum gefta , qùèè in Ecclefia legi Jolent y de/pici nullo modo 
cportet: quamquam nonnulla ex his incerta Junt , apocrypha , levia, falfa* 
Che diremo di que* tanti, della falvazione de'quali fi dubita, eche 
non pertanto quali Santi con lungo folenne culto furono in celebri 
Chieie, e talvolta in Roma fteìfa venerati * Quanto d' Àrianifmo 
fofpetro fia Eulebio Vefcovo di Cefarea nella Pale/lina, chiamata 
più volte da S. Girolamo antefìgnmus Arianorvw , lo fanno gl'interi* 
denti della Storia Ecciefiaftica . Non oliarne il molto , che e da 
Cattolici, e da Eterodonti a favor fuo è fiato ferino, prova il lo- 
dato P. Nata! AlefTandro Hiflor. Ecclef. Sac.%. Cao.ultim. Dijfert.ij.y 
che Arii errorem pofl Nicanam etiam Synodum propugnava , e che Sancii- 
tas UH us non fuit ab Ecclefia v'indicata: immo totius Ecclefia judictoproj cri- 
pum fuijfe ut Arianum . Nientedimeno abbiamo dal P. Soìlerionelfuo 
Ufuardq a' 21. di Gimmo, che Id certe extra controverfiam efl , totis 
jeptem & ampli us faculis , fai lem ex quo Uf nardi Martyrologium in Ecclefia 
Occidentali ubique receplum eji , Eufebti ill'ius , cum SanBis reliquis memo- 

riam 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 109 
riam in Sacris Faflis celebrai am , quod probat , c&lefiium honoribus cui- 
tum fitiffe . Prima del Sollerio così di quello fatto aveva icrit- 
to Francesco Maria Fiorentini nelle Note al Tuo Martirologio 
pag. 606. Fateor equidem errorem hunc ( ita libet appellare ) vetuflum 
tjT e 3 & ex o&avo , vel nono faculo defluxijfe . Il nome di quello Ve- 
fcovo era regiftrato anche nel Martirologio ad ufo di Roma , 
e vi durò fino al Baronio, da cui meritamente fu cancellato . E' 
noto altresì, come nei Menologio de' Greci, pubblicato per ordine 
dell' Imperador Bafìlio, tra'nomi degli altri Santi comparifce a'zi. 
di Maggio anche quello di Coilantino Magno Imperatore . Hunc 
Cénftantinum (feri ve il mentovato P. Lupo nel citato luogo ) in fole- 
tnnes Sanclorum Tabulas numquam aàmifit Latina Ecclefia ; e così è , fé 
s'intenda univerialmente . Non può però negarli , che in qualche 
Martirologio anche della Chiefa Occidentale non ila flato intrufo 
nello Hello giorno, nei feguente, ed anche a' 14. di Luglio , come 
può vederli ncll'Ufuardo del P. Sollerio . Da' Bollandoli a' 21. di 
Maggio fi vede pure, come Coilantino ebbe già Chiefe in Inghilter- 
ra, e come qualche culto ha tuttavia nella Sicilia, nella Calabria , 
nella Boemia, e nell'Olanda. Etiam Jufiimanum Augujìum ( fcrive 
nello (leilò luogo il P. Lupo ) de cujus aterna Jalute ob defenfam In- 
e or rupi Unii um hxrefim merito dubitai univerfa Cbriftianitas , DU D U M 
fuijje ab Epòefina, & Confiantinopolitana Ecclefia cultum, & canonizatum 
teflatur Nicephorus Callijìus . Troppo abbonda di limili cali la Sto- 
ria Ecciefiailica per fermati! ora a recitarne altri. Ma egli s 1 alza 
qui il nollro Teologo, e ci avverte, che non di picciolo errore in- 
tende, allorché nega poterfi dare in materia di Culto pubblico in- 
veterato , ma di Errore groffo . Se dunque non dajjì e/empio al Mond9 
( fcrive egli pag. 85. ) che nel Culto pubblico inveterato fia nato grojjb 
errore , come tal fiata fi Ja ejfere nato nel Culto privato , pubblico non 
antico; è in vero indizio affai palpabile, che in quello per 'particolare prov- 
videnza del Cielo non puh nafeere : Quod numquam jaBum eyt , è ajfioma 
legale , argumento e jl fieri non pojje . Veramente gli errori dal P. Lu- 
po, e dal Muratori accennati, non fono certo piccioli errori , nò 
faprei pervadermi, che altro, che graffi anche agli occhi del noftra 
fottìi Teologo potettero comparire. Giacché di parole, e d'equivo- 
chi troppo volentieri egli va a caccia, non bifogna traicurare di trar- 
rli quen'arme di mano. Errore grojjb farà certamente giudicato un 
errore folbnziale; ma perchè termine generale, e vago è pure an- 
che quello ; ci fpiegheremo più chiaramente. Subiìantiamvoco ^quodin 
adfcnpta Tabulis narratione prozeipuum efi , ac velutifundamentum , ver. gr. 
.quod vere ir, qui Tabulis inferii ur , vixerit aliquando . La definizione è 
ài Te orilo Riamando De Martyrio per peftew Pari. 3. Cap.3. §.5., il 
quale agginge: Qua* ( Eccielìafticas TabuUs) fabulofitatis, aiquemen- 
dacii dammare necej'fe ejjet , fi chmxras , atque figmenta prò veris pe/Jonis 

òbtfu- 



310 APOLOGIA 

tbtruderet . Ora mi dica in grazia il noftro Teologo , quel popolo di 
Vergini, detto la Compagnia di S. Orfoia, non orante V UrJulaVin- 
dicata del P. Hermanno Crumbach, fu egli giammai al mondo, o 
fu piuttosto per chi da principio lo immaginò Chimaras , atque fig- 
menta prò veris perfonis obtrudere ? Pure correva una volta comune- 
mente ne' Breviarj , e ne' Martirologj , anche nel Romano prima 
della correzione Gregoriana, e l'origine fua, come fi fa, non è già 
di pochi anni, ma fino dal 1156. , cioè da S. Elifabetta Monaca 
Benedettina . Fu moderata la floria di S. Orfola dal mentovato 
Pontefice, ma fé il Muratori nel Lih.L Cap. 17. De moderatane In- 
geniorum mal non s'appone, qualche abufo dura pur tuttavia in alena 
iuogo , così egli quivi fcrivendo ; SanBam quoque fé minam Veronicam y 
Virginum S. Urfula Sodar um undecim milita , alwfque hujufmodi SanHos 
Ecclefia olim toleravit , & adhuc tolerat , tametfi ari umquam fuerint 3 nunc 
do tuffimi Viri non injuria dubitent * Ma che direbbe egli il noftro Teo- 
logo, fé gli avveniiTe di vedere , e toccar con mano qualche cofa 
di fimile pur tuttavia durante nello fleffo Martirologio Romano ì 
Facciam prova , fé ci riefea di foddisfarlo . Sul bel principio , cioè 
a' 2. di Gennajo vi fi legge: Antiochia paffio B. IJidori Epifcopi , e po- 
co dopo: Ipfo die S. Siridonls Epifcopi. Cosi porta L'edizion prima del 
Martirologio Romano colle Note del Card. Baronia , che ho alle 
manij ed altre ftttteguenti . U ultima di Roma , e la rifiampa di 
Venezia dell'anno 1756. rei tetto hanno Spiridionis in luogo di Si- 
ri doni s , e de'due Indici , che ci fono anneffi , il primo ritiene Si- 
ridionir , e nel fecondo torna di nuovo Spiridionis . Luca Holftcnio 
celebre Letterato nelT Epistola a Francesco Maria Fiorentini , che 
fi legge fui principio del Martirologio antico da quello fecondo pub- 
blicato, così feri ve a quefto propofito: Qui die fecunda J annuari i tam- 
quam- diverfi ponuntur J3- Ifidorus Epijcopus , & paulo pofl S. Siridon Epi- 
feopus , prò uno vero , duo falfi fubflituuntur , vitio ambo creati ex. vera le- 
61'vonis ignorai ione , ut ex vetuflffimis MSS. deprehendi , in quibus Jemel ,. 
Jtmpliciterque legitur . 'Antiochia '. Sy ridoni Epifcopi ejufdem loci . Unde & ve- 
ram UBionem , Ò 1 erroris originem facile perjpcxi . Quis enim non vide t legen- 
dum :. Antiochia Syria y Domni. Epifcopi eìufdem loci ; atque ita vero illius. 
loci, pojfejjhre in integrum reftituto , duo* hypobolimaos expungendos ?■ Lo 
fletto Autore nelle Note Marginali fopra il Martirologio Baronia- 
iìo aggiunge , che nel Martirologio MS. della Regina di Svezia^ 
Ferfpicue fcriptum: Antiochia Syria S. Donni Epifcopi ejufdem loci . Ap- 
prova il Fiorentini nelle Note la conghiettura , e la lezione dell 1 
Holflenio , ed è ben facile, che da qualunque Letterato venga ap- 
provata . Or di qui arguisca un poco il noflro Teologo fé fia ve- 
ro , Che nel culto pubblico inveterato non pub najeere greffo errore , e che; 
Non dafft efempio al mondo >-, che fi a nato, com'egli francamente infe- 
£na, fabbricando pastocchie- di ino capo, "atte bensì a far ridere gli 

uomi- 



ALLE MEMORIE DI ROFEkETO. Ut 

uomini dotti, ma nello fletto tempo ancora ad abbarbagliare quei 
branco di fraticelli, che dalla fua voce, e da fuoi infegnamen ti di- 
pende , e quel eh' è peggio affai, ad efporre alle beffe, e rifare de- 
gl'Increduli, e degli Eretici la noftra Santa Religione, mentre , 
come gmdiziofifiimameme avvertì il mentovato Cano nel Lib. 5. 
cap.J. della citata Opera, Qui Summi Pontificii omne de re quacum- 
que ) i-idic ium temere , ac fine deleBu dejendunt , hi Sedis Apofl oliere au&o- 
ritatem labefaBant , non fovent : evertunt , non firmant . 

XLIII. Alla pag. 16., figurando il noftro Teologo a chi legge , 
che non d'un fatto Ci tratti, qual è la Santità d' Alberto, mad'ura 
diritto, cioè dei Culto: fognando egli altresì , che punto àilicato 
abbia io nella prima Lettera chiamato queito Culto , quando così 
chiamai Te fa mina re I fatti di quel Ve/covo , e [opra tutto la qualità 
della fua morte ; e per fine dando ad imendere , che fui punto del 
Culto confidente nell'Uffizio, e Meda, altro non rifpondà io, fc 
non che Non avendo alle mani le Carte , e i Documenti , non fo darne cer- 
ta contezza, quando con Documenti editi , e inediti feci vedere , 
che incominciò tra il 1560., e il 1625., né di più hanno faputo 
motivare gli fletti Trentini; dopo, diifi , tutte quefìe menzogne , 
efee egli piacevolmente in quefta bravata: Bella cofa per verità feri- 
*usre, impugnare , definire un punto veramente delicato , come confejfa pag. 101. 
contro la comune credenza , fenza carte e documenti alla mano di quella Chis- 
fa , che lo venera ; indi fi inette a citar la facra Bibbia, mi rinfaccia 
l'efempio del Santo Giobbe , e s' affatica in provare , che fi può 
dar Culto Pubblico fenza Uffizio , e Metta , per chiarirmi della 
qual cofa mi manda a Riva, e a Udine. Alla pag. 25. poi ingal- 
luzzato ancora più il P. di Dio, s'alza il cappuccio, e con fopra- 
ciglio pedantefeo, Se avefle {ò.\cq") Sig. T art ar otti fritto da Angiolo , 
pure dovevate comunicare le vojlre difficoltà al voflro Vefcovo , e quelli le 
dovea far diligentemente ponderare da Teologi , ed altri uomini pii , e dotti : 
pofcia umiliarle al giudizio della S. Congregazione , e con pazienza affettar- 
ne l' Oracolo . Onde nel modo per lo meno avete tutto il torto ; a? quali in- 
giuri , ed inetti rimproveri, che fempre fuppongono impugnato da 
ine il diritto, quando impugnai il folo fatto , nulla rifponderò io 
qui, effendo già flato bafiantemente rifpofto al Num. IV. e V. Un 
momento piiutofto fermiamoci fopra l'eccezione, eh' e' dà pag. 18. 
al Calendario Trentino del 1300., in cui a' 29. dì Maggio compa- 
rirono bensì i tre Martiri Anaunienfi , ma di mano pofleriore y 
e che moflra d" ejfere del Secolo XV. , da che pare potta inferi rfi , che 
fé. queir, o Calendario orni fé la memoria di que' Martiri , che pure 
fon Santi particolari delia Chiefa di Trento , non dee recar mara- 
viglia, che anche Alberto vi fia flato ometto. Vaglia però il vero, 
l'eccezione avrebbe il fuo pefo , allorché non fi poteile inoltrare , 
che anche in altri antichi Calendarj della fretta Chiefa i Martin 

Anau* 



112 APOLOGIA 

Anaunienil furono omeflì. Pure tanto appunto appar'ice da un Ca- 
lendario MS. alla teda del Meliate Udaincauo, fcritto intorno all' 
anno 1022., che fi conferva nella L'Invi:;, dei Cartello di Tren- 
to, e in cui ( come mi vien fuppoilo ) compariscono bensì S. Vi- 
gilio, e S. Matfenza, ma non i Martiri Anauoienfi. Lo fteffo di- 
cali d'altro Calendario flampato in Torino l'anno 1527. avanti al 
Manuale [ecundum ritum S. R.om. Eedefix , che molto per a ! tro col no- 
flro del 1300. s'uniforma . Quelli Martiri non furono Vefcovi di 
Trento, né Trentini di nazione, ma Greci, accolti da S. Vigilio, 
e fpediti nella Valle di Non per quivi ftabiiire la religione di Cri- 
fio, ove poi furono da' Pagani martirizzati. Sia egli quello il mo- 
tivo, per cui Smuì tanto intimi della Chiefa Trentina non fieno fi a- 
ti conflderati da doverli riporre il nome loro ne' Calendarj di quella, 
o qualunque altra fiata ne fia la cagione; certacofaè, che nell' accen- 
nato Calendario non fé ne vede memoria . Qaal maraviglia adun- 
que, che non fi vegga né pure nei mio, tanto più , che vi fi vede fé 
non altro di mano po/kriore , e che mofìra d 1 e/fere del Secolo XV. ? Un Calen- 
dario , che non omette S. Vigilio, e S. Maffenza^, e che almeno di 
mano posteriore fegna anche i Martiri Anaunienfi, non avrebbe mai 
trascurato interamente Alberto, perchè Vefcovo di Trento, e perchè, 
giuda T ipoteft degli avverfarj , niente inferiore a S. Vigilio , lume 
principale di quella Chiefa, anzi , attefa la qualità de' tempi , e hi ra- 
rità del Martirio, in certo modo maggiore. Concedo adunque al no- 
flro buon Teologo, che il mio Calendario non Zìa un Codice Vatica- 
no , Colbertino , Vindobonenfe ; rna la ragione , che di ciò addii- 
ce , poiché lo ritrovo affai diffettofo , non è vera , e quello , eh 5 è peg- 
gio, ci appalefa ancora, fuppor egli , che i Codici MSS. fieno difet- 
tuofi , o non difettuofi a mifura della celebrità delia Libreria , in 
cui fi trovano; il che per moflrare quanto fenfo di Critica , e idea di 
lettere egli abbia, non potrebbe eflere più acconcio . Aggiunge , che 
nel mio Calendario non comparirono i Santi Claudiano , e Magoriano , 
Fratelli del noflro S. Vigilio , ne S. Romedio ; ma quell' obbiezione 
propofla ancora dal Sig. Canonico Pilati, fi è già (ventata di fòpra al 
Num. XXXVI IL II noflro Padre (dando ad intendere pag. 159., di' io 
fupponga l'oppoflo, e chiamando ciò un mio falfo principio) non può 
faziarfi di provare , che fi può dar Culto Pubblico lenza Uffizio , e 
Mefla. Ma a che mai tant' affanno, e chi mai negò, o mife in dubbio 
flmile proporzione ? Opportunamente fi è detto qui fopra al citato 
Num. XXXVIII. , che per chiuder la bocca a chi di cinguettar /opra 
equivochi foflfe vago, convien ofTervare, come // Culto Pubblico , dicjù 
alla pag. ilo. della prima Lettera io parlo , è il generale di tutta la Dio- 
cefi , confi/lente nell'Uffizio^ e Mejfa . Di qui vede ognuno, che quan- 
do non pubblico , ma privato io chiamai il Culto , che Alberto go- 
deva al tempo dd Pincio, in cui non aveva né Ufficio, ne Meda, 

preù 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 123 

preti il termine di privato , non in quanto s'oppone alla pubblicità 
del luogo, ma in quanto s'oppone alia generalità di quello, e per 
privato inteii particolare della loia Chieià di Trento , non univer- 
sale di tutta la Dicceli 3 il qual Culto per altra ragione ancora può 
chiamarli privato, cioè perchè non con autorità pubblica , ma priva- 
ta probabilmente incominciato . La cofa è tanto chiara , quanto 
chiare fono le parole, che alla citata pag. 126. illeggono: Reflereb* 
he ora da cercare , quando la Chiefa di Trento nelF Uffizio , e nella Me/fa 
incominci affé a venerare come Martire quefto [ho Vefcovo , Nientedime- 
no il noftro Maeflro vuol pure infegnarci , che fi dà Culto Pubblico 
fenza Uffizio, e Me ila ; e quali che l'avermi mandato a Riva , e 
a Udine per ciò imparare, folle poco, autorità, e ragioni infilza, 
indi aggiunge: Al pia dunque conchiudefi , che S. Adelpreio non aveva 
Uffizio, ne Meffa, ma non fi conchiude , che non fojje in que tempi in pubbli* 
ca Venerazione', per provar la qual venerazione, torna di nuovo da 
capo, mette in ifeena il Cardinal Madruzzo , il Pincio , i Padri 
del Sacro Concilio, i quali naturalmente nell'ore disoccupate lo avran- 
no letto, e per timore, che il Pincio non (la benintefo, ancorché 
e in Latino, e in Italiano il trovi , lo fpiega parola per parola . 
Simili libri iìampanil oggidì , e trovanti ancora Approvatori , che 
di raziocinio non meno erudito, che convincente , di argomenti , e prove 
veridiche, di difeorfo fly 'ingente , e di ragioni fempre [ode gli commen- 
dano . 

XLIV. Di qui il P. Teologo con grande apparato di cofe fo- 
verchie , e fuor di propofito, lì fa a provare il Culto Immemora- 
bile de' Trentini vedo Alberto, anche prima della Bolla di Urba- 
no Vili, dell'anno 1625. , cofa da alcuno non negata, né merla 
in dubbio, quando per quello Culto Immemorabile s intenda un'opi- 
nion volgare , che folle Martire , perchè uccifo proditoriamente , 
s'intenda una Ferrata rolla fopra la tomba , da cui non faprei , 
che cofa potefTe con fondamento inferirli, s'intenda una Tavolet- 
ta pubblicamente efpolla nei Duomo fopra la ItelTa tomba colle 
parole S*. Adelpretus , dalle quali, come al Num. XVI. e XXXIV. è 
detto, né Canonizzazione, ne Santità, nèfolenne Culto può rac 
coglierli, e s'intenda per fine unTfcrizione mila pubblica via, che 
dice Locus Martyrii B. Adalpreti , da cui ancora meno fi conchiude. 
Dato adunque paifaggio a tutta quella inutile fllallrocca , in cui i 
Cardinali Madruzzi , i Padri del Concilio, e tutte l'altre nenie 
già dileguate , tornano in campo con grolla giunta di nuove ; of- 
ferveremo folamente , che gran cafo fa il P. Teologo pag. 27. 
della Relazione ad Limina di Giufeppe Vittorio Alberti Vefcovo 
di Trento , in cui il noftro Alberto fi dice uccifo , dum Ecclefia 
Libertatem propugnat : quando menzogna del Volgarizzatore del Pin- 
cio è quella^ Coperta da noi, e'eonfutata al Num. XV., la quale 

P per 



124 APOLOGIA 

per pattare per la bocca, o per la penna di chicche Ch a , non acqui- 
fera mai maggior credito dei fonte , da cui deriva. Offenderemo 
altresì, come pag. 28. fi vuole , che Filippo Ferrari nel filo Cata- 
logni generali! SanBorum , qui in Martyrologio Romano non funt , regi- 
fh-a(Tf Alberto co 1 titoli di Santo r e di Martire per Non comparire 
trajgrejfore manijefio de' Decreti d'Urbano Vili. , cui dedicò l'Opera: quan- 
do ì\ primo di quefti Decreti non fu pubblicato avanti a' 30. d' 
Ottobre dell'anno 1625. , e in tal anno l'Opera del Ferrari non 
folo era già comporta, ma anche ftampata; onde da fimil Decre- 
to non poteva l'Autore fcrivendo ricevere impulfo veruno, perchè 
non ancora emanato . Oflerveremo pure, che alla pag. 31. il P. 
Teologo ci afficura, come i Padri del Concilio di Trento nel gior- 
no feflivo del Vefcovo Alberto, infieme cogli altri Trentini Devo- 
tamente lo veneravano , e particularmenU allorché pajfavano avanti la fa- 
era Urna per decidere i dogmi di fede , e di difciplina-, qua fiche prefente 
folle egli per accertarci di così minute particolarità . Alberto non 
aveva allora in Trento né Uffizio, né Meffa, non era commemo- 
rato ne' Lezionarj, Calendarj, e Litanie, non aveva Chiefa , non 
Altare, e né meno ferie nello Statuto. In che dunque confìfleva 
quella gran Feda, per figurarli, che i Padri del Concilio lì por- 
tallero in truppa a venerarlo? Confifteva nella Ferrata rolla, e 
nella Tavoletta , forfè da niuno di eflì avvertita , non che eiàmi- 
nata . E pure fu quella immaginazione fabbrica il P. Teologo pag. 
30. un' Approvazione Virtuale dì tutto il Sacro Concilio a favore del 
luo Santo, Dico , che l'approvazione d'un Concilio generale , qualunque 
ellafijìa^ oefprejfa^ virtuale , dia un graviffimo pejo . E quelle fono 
Je prove veridiche , quelle le ragioni fempre f ode y e il raziocinio convin- 
cente del noilro Teologo. Profeguiamo, che la fletta cofa fi compro- 
verà con troppi efempj . Niun vefligio di Santità avendo io nelle 
azioni d'Alberto dalla prima all'ultima fa pino coli' efame (coprire , 
ma o indifferenza, o reità in tutte: ed all'oppoflo una volgar prati- 
ca di quell'età avendo offerva^), in cui pafTavano per Martiri colo- 
ro, che innocentemente venivano uccifi; fcriflì alla pag. 120. della 
prima Lettera, che il Culto de' Trentini vedo il medefimo dalla 
detta volgar pratica potevafi , piuttofio dovevajt riconojeere 7 e lo provai 
con tutte quelle ragioni, e cojighietture, che in detta Lettera eleg- 
gono . Ebbi dunque a sbigottire , allorché leggendo V Opera del no- 
li ro Maeflro di S. Teologia , ed Ejaminatore Sinodale , mi toccò fentire 
pag. 24., che quella mia proporzione gli è un pò fofpctta, cioè de 
harefi , poiché come tale avrebbe ancora dovuto contenere Aliquam 
rationem , aut conjeBuram h&refis occulta , e fio non omnino latenti s . Ma 
ripigliai pofeia fpiriro, e lo ripiglio pur tuttavia, leggendo qui alla 
pag. 32. Pojìo anche ti Culto' del no/ir Santo a certa volgar pratica , fteco- 
me voi dite pag. no- de' baffi, tempi 'doverfi attribuire ; colle quali parole 

il 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. ji$ 
il formidabil Cenfore , depofto ad un tratto il fopracciglio pedante- 
{'co, e tutto di benignità veftitofì, mi concede cortefemente ciò , 
che prima con sì abbominevole taccia avea proferitto. Ben è vera 
che fempre fimile a fé medefimo, e né ciò* che egli a né ciò, che 
io feriva intendendo, afe parole.' A certa voi gay pratica de' Saffi tem- 
pi dover/i attribuire , quella gioia aggiunge: Cioè non effere contempora- 
neo, ma pofieriore più di tre j ecoli al Martirio : quando i baffi tempi, de* 
quali quivi favellati, fono i tempi appunto d'Alberto , né per baffi 
tempi di cotal pratica produttori, altri che una perfona fenza let- 
tere intender potrebbe il fine del fecoló XV., o il principio del 
ih (Tegnente. 

XLV. Ma il P. Teologo, affaccendato in dimoftrare il Culto in- 
veterato, e contemporaneo d'Alberto, fegue felicemente il corfo del- 
le fue prove, e ricorre pag. 38. alla Chiefètta d'Arco, qux ohm Ec~ 
clefia B. Adelpreti vocabatur , ed a cui Odolrico d'Arco in Teflamento 
del l'anno 12 io. Pro remedio anim& fu#, fuorumque antecefforum cent uni 
Soldos Veronenfes reliquit . Di quefta Chiefètta baftantemente fi è fa- 
vellato ai Narri. XXVII. , ove fi fono addotti i motivi, per li quali è 
da credere, che non ad Alberto Vefcovo di Trento, ma piuttofto a 
S. Adalberto Vefcovo, e Martire di Praga folle dedicata . Poniamo 
ora per modo di difputa, che veramente in onore del noftro Vefco- 
vo foffe eretta. Meriterebbe in tal cafo ofservazione il cambiamento 
del titolo, ch'ebbe a patire , fenza vederli in altra gii i fa rifarcito 
Alberto dell'onore, che con tal cambiamento gli farebbe flato tol- 
to. Abbiam detto più d'una volta, e provato, che nel noftro cafo 
dal Culto permanente ad Alberto la Santità di lui non può inferirli . 
Piacevol cofa farebbe volerla ora inferire dal Culto abolita. Quefta 
Culto dovrebbe farci ragionevolmente fofpettare di tutto l'oppofto* 
Perchè mai levare il Culto ad un Santo recente , e domeftico > 
per donarlo ad una Santa antica , e foreftiera , qual è S. Cateri- 
na? Che qualche antico Santo abbia dovuto cedere il pofto ad al- 
cun altro venuto fu di frefeo, il quale colla memoria recente del- 
le fue gloriofe azioni più vivamente abbia eccitata la divozion de* 
fedeli a non farà difficile il trovarne efempio: ma che un Santo re- 
cente, e domeftico abbia dovuto dar luogo ad un antico, e fore- 
stiero, chi Tintele giammai : La Cattedrale di Trento anticamen- 
te era dedicata, a' Ss. Gervafìo , e Protafio . Si cambiò titolo, e 
meritamente fu dedicata a S. Vigilio , come quelli , che col pro- 
prio fapgue cotanta aveva illu (Irata quella Sede. In Arco s'avreb- 
be operato tutto 1* oppofto . S' avrebbe cacciata il Martire della 
propria Diocefi, e fé n'avrebbe ibftituito uno d'Egitto, che nulla 
con Trento ha che fare . La cofa non avrebbe forfè efcmoio , né 
fenza urgente motivo potrebbe capirli una limile ftravaganza . Sap- 
rebbe egli per avventura flato ài ciò cagione il dubbio, che iipri- 

P z ma 



126 APOLOGIA 

ino titolo improvi da mente, e fenza fondamento foffe (lato poftà , 
e che con tutto il legato pio di queir OdoJrico , pur meritale d* 
eflere levato? Quello legato mi fa fovvenire d'un altro fatto l'an- 
no 1394- da Giovanni Mombafon alia Chiefa , m cui era venera- 
to quel Carlo de Blois Duca di Bretagna , di cui fi parlò nella 
prima Lettera pag. 124. , e che a viva forza fi voleva Martire . 
Quefto Giovanni ordinò una peregrinazione cum oblatione m'ms ce- 
rei ; dal qual fatto Andrea du Chefne nella Storia della Cafa di 
Caftil!oa pretefe dedurre , che Carlo folle veramente canonizzato ; 
ma il regnante Sommo Pontefice nel Lib. 2. Cap. 8. Num. 4. De 
Canoni zat ione così a quello propofito foggiunge : Nemo tamen eji y 
qui hujufce fondamenti imbecillitatem non videat , deficiente potijjimum 
Canonizationis Diplomate, nec non obi inente recenjtto ipfo Brevi Urbani V. ; 
da che fi vede, che non fempre i legati pii indicano merito, San- 
tità, o Canonizzazione del defunto, in onore di cui vengono- in- 
fìttimi , ma talvolta ancora non denotano , che femplicità , e buo- 
na fede del Teftatore. Ho detto, che per modo di difputa in ono- 
re del noftro Vefcovo, non del Pragenfe voleva io fupporre eret- 
ta la Chiefetta d'Arco, e non già, perchè delia prima mia opi- 
nione pentito io mi fia, mentre anzi qualche documento mi è (la- 
to opportunamente fomminiftrato , che a maraviglia la conferma . 
Da Carta originale efiftente nel Pubblico Archivio di Riva, con 
molta gentilezza per mezzo dell'erudito Signor Ab. Simone Zuc- 
chelli comunicatami , apparifee, come l'anno 1224. a' 12. di Di- 
cembre Ranaldo Arciprete di Riva Nomine locationis in perpetuumin- 
vejìivit Zoanajlum Converfum S* Adelpreti de Arcu , accipientem prò fé , 
& vice fuarum JGrorum Converfarum fupraferipti Ofpitalis S. Adelpreti y 
Ò 4 vice ipjìus Ofpitalis , de una pecia terra arativa &c. Abbiam vedu- 
to, come fin dall'anno 1210. quella Chiefa era in e ile re . Di qui 
veggiamo, che unito alia Chiela era uno Spedale, che aveva ren- 
d'te , con gente al fuo fervigio . Tutto quefto indica certamente 
un' origine più antica di quella del noftro Vefcovo Alberto , che 
folamente trenta tre anni prima era flato uccifo . Se dall'antiche 
Carte non foftìmo abbandonati , e del tempo di cHo Alberto , e 
molto prima noi troveremmo menzione di quello Spedale , e del- 
la Chiefa, che forfè un fecolo avanti erano in efiere. Nel 1210. 
Alberto non folo Tempio non aveva in Trento , ma né Altare , 
né commemorazione nell'Uffizio, e nella Meffa . Si giaceva in ter- 
ra in un cantone del Duomo, con una Tabella fopra la tomba , 
fé pur c'era né men tanto. Finche Culto maggiore, e più folcir- 
ne verfo di lui non fi inoltri nella fu a propria Cattedrale , non 
mai fi renderà verifnnile, che in Arco avelie un Tempio; e que- 
lla fola riflcffione baderebbe a dimoflrare , come tal Tempio ad 
altri ficuramente dovette eflere dedicato.. 

XLVL 



ALLE MEMORIE ÈÌ ROVERETO. 127 
XLVI. Dalla Chiefa d'Arco parta il P. Teologo pag. 39. Alla?;- 
ixhiffìmo Breviario del nofiro Vefcovo Vanga , il quale del noftro S. Mar- 
tire ne fa menzione efprejja. Anche quella putida fallirà, che dal Si- 
gnor Canonico Pilati ha il noftro Teologo copiata, sì validamen- 
te è fiata {coperta , e confutata al Num. XXVII. , che non fa di 
meflieri aggiunge r parola . Breviario chiama qui egli, ed an»che al- 
trove quello documento: ma nell'Errata corregge Calendario . Non 
è ne l'uno, né l'altro, ma bensì un Lezionario, con in fine l'In- 
dice , o Regiftro delle Lezioni . Che cjuefl' Indice non fia un Ca- 
lendario , lo vedrebbe Pantoffo , ch'aveva gli occhi di panno: pure 
il non trovarfi in Marzo notati più di nove giorni , e undici in 
Aprile, dovea fé non altro feiviv ài lume al noftro Maeftro. Egli 
non è troppo felice nell'ufo de' Calendari*. Abbiam veduto qui fo- 
pra non fuftìftere l'eccezione, che dà al Madruzziano . Alla/wg.18. 
aveva fcritto, che quefto fu ftampato l'anno 1560., ma alla pag. 3 4. 
dice, che fu dieci anni prima. Alla pag. J13. poi ci afficura, che 
Tutti i noftri Calendar] nuovi , e vecchi qualificano Alberto per Marti- 
re ; e pure niftuno de' vecchi gli dà tal titolo, né meno il Ma- 
druzziano, e folamente nel Vroprium SanBorum dell'anno J627. fi 
vede a comparire. Di grazia ponga egli da uà canto i Calendarj, 
o fé pur vuole adoprargli , gli adoperi per vedere in qual mefe 
fia meglio piantar carote. M'era quafì dimenticato la formidabil 
ragione, per cui dee crederli, che il mentovato Lezionario inondi 
S. Adalberto vero Martire di Praga, di cui effettivamente fa men- 
zione, ma del noftro vada intefo . Ella è, che Altro è Adalberto , 
altro Adelpreto , ficcomeè molto differente S. Vigilio di Trento , e San 
Virgilio di Salisburgo . Veramente quel Lezionario non dice Adelpre- 
tus , ma Adelpt'us , cioè Adelpertus . Pollo però, che dicelTe Adelpre- 
tus , alla pag. 7. e 41. concede il noftro Teologo , che Adelpreto , 
e Alberto fono lo fteiTo . Con Alberto fono pure Jo fi e fio , o alme- 
no per lo fteflb fi fanno dagli fcrittori valere, AJelperto , o Adel- 
berta , come fi vede dall'Ughelli , che dd noftro Vefcovo dice : 
~S. Adelpertus, qui & Albertus nominatur\ fi vede dal Cronico Clau- 
flro-Neoburgenfe , che ora Adelbertus , ora Albertus chiama lo flef- 
fo Arcivefcovo di Salisburgo , ; e fi vede da mille alai documenti, 
eh' è foverchiò recare • Se' tentò AAelpreto adunque , che Adalberto 
fono lo fteftb con Alberto- y per neceffaria confegutnza fono lo ftef- 
fo tra loro. Veggafi il ciurto Nu;n. XXVII. Alla menzogna del Le- 
zionario del V vanga il P. Teologo pag. ^o. ne accoppia un' altra 
del Merlale antichi ili mo , che in Trento nel Caftello conferva fi , 
nel Calendario del quale, a fuo dire , trovati Un nuovo Documento 
per m&fttyrè I antichità del. Culto , che gode- il noftro Santo. Spiega egli 
alia -pag. 8j. 114. 117. 'e 153. quefto documento, e ■ contiire ia 
una memoria ? che niente col Calendario ha che fare , la qual di- 
ce: 



1 2$ ^APOLOGIA 

ce; Fafiorem juguìàvit ovis: res mira per orbeml Obit ut Alberti Epij co- 
fi • Ma qual legno mai di Culto o antico , o moderno in quelle 
parole? Elle indicano anzi tutto i'oppoito, mentre ci rapprefenta- 
no Alberto fenza 'alcun titolo di Martire , di Santo , o di Beato * 
Torno a dire, i Galendarj non Tono ftudio pel noftro Teologo . 
Ma ora con ijìudiofo pajfo , e con umil ojfequio fi fa egli alia volta 
della Sacra Urna , per quivi farci oiTervare la Ferrata rolla , e la 
Tavoletta del Duomo . Dice egli pag. 41. , che quella Tavoletta 
rapprefenta il Santo Pallore A cavallo inerme, in vefte fi può dir ta- 
lare ( alla pag. 114. la chiama talare aflolutamente , vede veramen- 
te propria per chi viaggia) a tefla nuda y e colle mani giunte al Cielo* 
E pure il Signor Canonico Pilati alia pag. 22* ci aveva afìleurati, 
che tiene la finijìra mano alzata al Cielo , non arnendue. A chi cre- 
deremo? Per verità /a rozzezza del difegno non lafcia difeernere 
fé non fé appunto la fini/Ira alzata al cielo . Egli è faciie fupplir 
colla fantafia all'altra mano, e immaginarla!! alzata anche quel- 
la, e colia fini lira congiunta; ma fi ha poi l'aggravio di doverli 
in tal cafo figurare un Angelo, che foflenti la briglia * Uno non 
coda più dell'altro» Faccia pure il Padre ciò, che gli piace , eh* 
io per me non m'opporrò giammai» Se la fola finiitra è alzata ai 
cielo, farà un atto d'ammirazione, che fa il Vefcovo nel vederi! 
improvvifamente aiTalire • Se fono alzate arnendue , farà un atto 
da Cri filano. , fentendofi mortalmente colpito .. Ne un atto , né V 
altro lo fa ne Santo, né Martire , né di Santità, o Martirio ci 
dà alcun contrafegno. Della figura de' caratteri di efla. Tavoletta 
li è parlato al Num. XXII. Indarno s'affatica il P* Teologo in far- 
la molto antica; mentre per quanto antica eliafia, nulla canchiu- 
de a fuo favore « Dice , ch'h de' tempi vicini alla morte del San- 
to, Siccome acutamente il celeberrimo P. Zaccaria ojferva in una fu a lette" 
ra-y fcritta al P. Girolamo Filati; il qual P» Zaccaria la chiama an- 
cora Documento import antifjimo .. Gli concedo tutto; ma gii tprno a; 
dire, che nulla conchìude, poiché non dice, che S. Adelpretus ; e 
da fimil titolo, benché pubblicamente, e nella fleiTaChiefa efpofto* 
-Sion fi può arguire né Canonizzazione, né Santità , anzi né meno 
pubblico, e foienne Culto .. Vegganfi i. Numm..XFL. r e XXXIK Per 
altro ho piacere, che menzione abbia egli qui fatta del P.Zaccaria 
Gefuita, mentre il nome di quei lo ri n nomato Soggetto mi {veglia ora 
la memoria d J altra lettera del medefimo, fcritta non già al P. Pila- 
li > o ad altro fuo confratello, ma ad un fuo amico, in data di Mo- 
dena 25. Maggio 1755. .San poche le parole a noflro proposto, ma 
fono pefanti , onde anche il P. Teologo le fentirà volentieri. I tre 
libri ( dice- egli ) ufi ti a favore di S. Adalpreto , fon pieni di gran ciar- 
le , Ma l' ufanza.è oggi giorno di far Tomi. li jaito è , che potrebbonjì ri- 
durre a pochi/fimi fogli ; e la caufa par e ami migliore innanzi di veder le di- 

fé fé, 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 929 

fife- Anche quefto è un Documento import antijfim > Lo umica il P. 
Teologo al ilio y indi canti Ja vittoria , che ne ha tutta la ra- 



gione 



XLV1I. Dalle prove del pubblico Culto paffa egli pag. 42. a in- 
dagare chi f tigli altari abbia collocato Alberto, fé dal Papa, dal Ino 
Metropolitano, dal Vefcovo tal onore abbia avuto . FifTa adunque 
per primo principio , che Aleffandro III. nell'anno jj8i. rijerbb alla 
Sede Appoflolka la cognizione de Santi. Alberto era morto quattro an- 
ni prima. Conchiude adunque : Se non toflo dopo la glorioja morte fu 
con jo! enne C'aito onorato, verifimifmente i' onore de Santi dal Papa ricevet- 
te ; (e poi jubitttmente , ebbelo dal [no Metropolitano AqmUjeJi , dal Ve- 
fccvo . Ritocca quefto punto alla pag. no. , e in ipotefi , che Dal 
Papa il ncjlro Santo air onore degli altari non fi a flato innalzato ; ma 
dal Vefcovo j aggiunge non poterfi negare Che quefta recente Decre- 
tale ( di Aleffandro III. ) gran lume non abbia dato a Salomone no- 
flro Vejcovo per dare giuridicamente il culto a S. Alberto fuo immedia- 
to Antece/fore , ed effervi Fondamento grave di dire , che la Cbieja di 
Trento dalla Decretai d' Aleffandro III. , e Canonizzazwn recentifftma di 
5. Tommafo Cantuarienfe norma prefo abbia ; dalle quali ricerche ve- 
de ognuno, che il noftro Teologo, prima d'aver provata la Cano- 
nizzazione, o almeno Beatificazione d' Alberto , fi fa a ricercare 
chi gliela abbia conferita, il che è quanto cercare la cagione d'un 
effetto , che non fi fa , fé (la , o non fia ; ricerca peraltro corri-f- 
pondente affatto a tutto il refto dell'Opera, che non è fé non un 
volo ftravolto di fantafìa, da immaginazioni, e chimere unicamen- 
te foftemuto. Primieramente non è vero , che la Decretale Audi- 
vimus 1. extra de Reltq. & ven. SanBor. fi riferi fca all' anno ii£i. 
riferendoti all'anno 1170., ovvero fecondo altri 11 74. In fecondo 
luogo quefta Decretale ordina : Ne liceat aliquem prò SanEìo abfque 
anfloritate Romana Ecclefia cenerari, e privativamente, come tutti gli 
autori accordano , a Homa cotal facoltà riferva . Se Salomone adun- 
que , e la Chiefa di Trento da tal Decretale ricevettero lume per 
dare giuridicamente il culto a S. Alberto, non da elfi, come il Padre 
ridicolmente fuppone, ma da Roma, e dsi Aleffandro III. dovette 
averlo , cioè da quel Papa , che lo aveva replicatameli te feomuni- 
cato , e che ben fapeva , come con tali Cenfure full' anima era 
morto . Ma qui Tondeggiante , e confufo Apologifta fi rivolgerà 
all'altra ipotefi, e dirà, frapponiamo adunque , che da Aleffandro 
fletto folle Alberto canonizzato . La cofa è poffibile ; che male ci 
è, fé Udiamo per vera? Niun male al certo per chi di cofa veruna 
idea giuita non ha , e lecito crede allo Storico ciò , che non lo 
iarebbe né meno al Poeta , cioè il Poffibile non Verifimiie . E da 
Aleffandro III., e da chi più gli piace, fi finga pure il P. Teolo- 
go beatificato , o anche canonizzato il fuo Vefcovo , che ciò nul- 
la 



ijo A P O L ó 1 A 

la importa. Sappia Colo, che i fatti non fi provano colia fantafia , 
e che per far pattare per verità Je lue immaginazioni ben altro ci 
vuole. Se Alberto fu da AlelTandro III. canonizzato, e dov' è poi 
la Bolla della Canonizzazione? E'ella perduta? Gran difgrazia per 
mia fé farebbe cotefta, mentre il Fontanini , che le fapeva ritro- 
vare, è morto. Ma pure fe la Bolla è perduta, non fi farebbero 
già perdute le confeguenze di quella . Alberto avrebbe avuto , fe 
non Chiefa , almeno Altare in Trento : avrebbe avuto Uffizio, e 
MeiTa : non farebbe giacciuto Sri terra in un cantone del Duomo 
fino a'noftri dì, ma farebbe flato elevato; e tanti altri onori con- 
seguito avrebbe , che da chi è folennemente canonizzato fono infe- 
parabili. E pure altro onore non può provarti, che quello d'una 
miferabjl Tabella di rame fopra la tomba , che nulla conclude . 
Di qui può il Padre avvederfi, che la Fantalla è potenza ben più 
facile da contentare dell'Intelletto . Che Alberto da AlelTandro 
III. repiicatamente fòlle fcomunicato, l'abbiam provato dimoflrati- 
vamente. Provi egli con altrettanta evidenza , che fu ancora ca- 
nonizzato, e la quiftione farà finita. Btn è vero, che finché altro 
Culto non dimoftri , che quello , che dalla mentovata Tabella fi 
deduce, e finche più antico dell'anno 1560. non provi l'Uffizio y 
e la McfTa in onore dei medefimo, come non lo proverà giammai ; in 
luogo di farlo prefumere canonizzato, o beatificato, lo farà fempre 
preiùmere un Santo creduto tale , perchè creduto Martire, e creduto 
Martire, perchè uccifo innocentemente; e còsi in vece di patrocinare 
Ja fua caufa, la combatterà colla prova fletta del Culto , creduta 
da lui il fuo v maggiore foftegno. Perchè poi né egli , né altri ab- 
bia a maravigliare, che ad un Martire putativo, e dalla mera igno- 
ranza, e fempMicità di que'tempi creato , una Tabella folle appefa 
nel Duomo fletto di Trento, fenta ciò, che in Città ben più di 
Trento cofpicua, avvenne a Tommafo Conte di Lancaftria , prefo 
in guerra, e decollato l'anno 1322. Dal popolo di Londra fu egli 
torto per tal cagione qual Martire adorato, talché Eduardo II. Re d" 
Inghilterra dovette avvertire il Vefcovo Stefano , ut , juxta canoni- 
ca* fanófiones , cohibeat populum fatue accedentem ad quamdam T ab ulani 
in Ecclefia S. Pauli Londmi exìftentem , effigiem Thoma quondam Ccv::- 
tis Lancaftria exhibentem , quam abfque auBoritate Ecclefia Romana , 
tamquam rem fanti 'ific at am , colunt & adorante ajferentes , ibi fieri mi- 
racela in opprobrium totius Ecclefia. Tanto s'impara da Tommafo 
Rymer Archiv. Anglic. Tom. 3. pag.10^. Può ette re , che in quel- 
lo flelìo torno di tempo fotte innalzata anche la noftra Tavoletra ; 
ma non ci fu già nò allora , né dappoi alcun Eduardo , che all' 
abufo fi opponette . Rjmafe ella adunque pacificamente fopra la 
tomba di Alberto, e vi rimafe tanto, che il linguaggio ilio , con 
quello d'alcun altro foinigliamc monumento , non fu molto ben 

capito; 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 131 

capito; onde pofeia fu agevole pattare più oltre , ed arrivare all' 
Uffizio, e alla Meda, giacché, come offervò il regnante Sommo 
Pontefice De canonizatione lib. 1. cap. 10. $.8. non folo dopo Aleffan- 
dro III. ma anche dopo Innocenzo III. Pontefice, fa&a fuit autho- 
ritate Ordinaria ab Epifcopis conce ffio Officii & Mijfie in honorem e or um ^ 
quibus in fua Dicectfi indulgebant Beatificai ioni s bonores ; ne quella fa- 
coltà fu affatto , e generalmente levata, fé non per Eullam Urbani 
Vili, editam anno 1634. come quivi fi legge, nel qual tempo il no- 
flro Alberto godeva già cotal onore; in che egli è flato ben più 
fortunato di Benedetto V. Pontefice, una memoria del quale con 
titolo. di Martire, quantunque tale non ila, elìde bensì tuttora nel- 
la Cattedrale d' Afcoli nel Piceno, ma fenza Uffizio . De quo ta- 
tnen(dicc il Papebrochio in FropyUo Maii Dijjert.34. §.8.) nullum ibi 
Officium fit . 

XLVIII. Dal grave pefo di provare il P.Teologo, figurandofi d'a- 
ver già abbaftanza fupplito , gentilmente fi afTolve , e però palla 
pag. 43. a quello di rijpondere alle mie ragioni. Molte pagine (pen- 
de egli in dare ad intendere, che Alberto non intervenne al Con- 
ciliabolo di Pavia, e non l'approvò, donde poi inferi ice pag. 48. 
che l'attacco di lui colflmperadore non -vi fu , certamente non fu 
tanto 7 quanto T amplifica T Avverjar io ; Sin zi pag. 159. fi millanta d'aver 
moflrato, effere chimerico il grand! attacco del noftro Santo con Federigo, 
ed alla pag. 45. gloriofamente trionfa: Allora si trionfo del mio Av- 
verfario . Quanti arzigogoli, e girandole ipenda egli in quello fuo 
infelice affluito non è da dimandare; e agcvol cola farebbe lo feo- 
prìre tutti i fuoi paralogismi , fé troppo tediofo , e infieme inutile 
non folle per riufeire . Dirò folo , che fé l' intervento perfonale , e 
l'affenfo del noflroJ^efcovo al Conciliabolo di Pavia, come pur V 
attacco fuo verfo Federigo, non follerò Ilari baflantemente nella 
prima -Lettera provati, come per altro lo furono , con tanta evi- 
denza tutto ciò in quella feconda è flato dimodrato, che anche il 
noftro Teologo dovrà arrenderli , e confeffare vani cfsere tutti i 
fuoi sforzi per moflrare il contrario. Ben mi duole, che. Tufato 
fuo flile feguitando, infieme colie fallacie non redi di fpargere qual- 
che bugia, com'è il dire pag. 47. , che fecondo me Alberto non è 
né Santo, né f alvo . Riflettendo io, che le azioni d'Alberto , delle 
quali abbiam lume, fono tutte o indifferenti , o cattive : che per 
compiacere un Monarca ingiurio, e irreligiofo, abbandonò il Vi- 
cario di Criflo: che poco. fi curò della refidenza nella fua Chiefa: 
che per lo leazio di tanti anni ville in uno feifma de' piuiuttuofi, 
cht s'abbia avuto la Chiefa, e che per fine morì replicatamente 
f comunicato ; feri ili alla pag. 121. della prima lettera, che la vita, 
ctt egli menò-) appena bafia per la f lare fperar bene della fua falvezza . 
Non negai però afeoluumente oucfh falvezza, anzi nella iiefca/wg.. 



iji A P O L O G ì A 

ni. ferini a chiare note, che può ancora ejfere falvo . Nientedime- 
no il noftro ingenuo Teologo dà ad intendere , eli 5 io non lo vo- 
glio falvo, e perchè una menzogna chiama l'altra, aggiunge tofto, 
che di ciò mi moftro dappoi pentito, e che la cofeienza agramen- 
te mi rimorde. Perdoniamogli nientedimeno ogni cola , mentre lo 
fpafso, che tofto egli ci apparecchia coli' efame dell'attacco di Al- 
berto verfo Federigo, merita anche di vantaggio. Seriamente fcri- 
ve egli pag.48. che fé fuvi /' attacco , era nelle cofe ragionevoli, edone- 
fle . Prova poi, che non ci fu, perchè in due non fo quali amba- 
feiate non egli , mai altri furono da Federigo fpediti , quafichè uni- 
co miniftro di quel Principe egli fotte; e perchè non intervenne al 
Conciliabolo Erbipolefe ragunato da Federigo per far riconofeere Pafchalt 
III. Antipapa fucceduto a Vittor IV» Antipapa ; il che non flnifce di 
ripetere, lo fteftò leggendoli alia pag. 52. 61. 78. e forfè altrove , 
anzi alla pag. 78,. aggiunge: Quanto pia vo fpecolando fopra { cotal 
attenza ) tanto maggiormente feorgo ejfere un mero fogno il gran attacco 
del noflro Santo con Federigo. Suppone egli pag. 52. con più altri , che 
il Conciliabolo d'Erbipoli feguitte l'anno 1166. ma la fuppofìzione 
è falfa, mentre, come provò il Pagi in Alettandro III. $. 56. fe- 
guì un anno prima. Sensa tanto fpeculare adunque, la cofa è fpe- 
dita, e la rifpofta è facile. Non intervenne Alberto l'anno 1165. 
«1 Conciliabolo Erbipolefe, perchè come con documenti irrefraga- 
bili al num. X. fi è provato, nello {tettò anno era in Fano Vica- 
cario Imperiate. Per gran Santo, eh' è fotte, non godeva già egU 
la prerogativa cV ettere nello (letto tempo in due diverfi luoghi ; e 
di qui dee il Padre Speculatore defumere l' attenza ma al Conci- 
liabolo Erbipolefe, non da poca parzialità, e divozione verfo l'Ini- 
peradore , Ma feguitiamo a vedere chi fogni circa quetto attacco . 
Dimanda egli pag. 51, chi ditte ail'Ughelli, che quell'Alberto Ve- 
feovo, il quale l'anno 1164. efercitò in Fano l'Uffìzio di Vicario 
Imperiale, fotte il noftro di' Trento. L'Ughelli prontamente rifpon- 
de Tom. V. col. 597. che glielo ditte la fòferizion del Diploma . Hune 
tundem Albert um Tridentinum Epifcopum fnibfcriptumreperio cuidam privile- 

fio Firman* Ecclejìa conce jfO) adjeBo titulo Imperiali* Vicariatali* 1 16^ 
Jientedimeno il noftro Teologo intrepidamente conchiude: E' adun- 
que un mero arbitrio dell' Ughclli , che il noflro Santo fqffe Vicario Impe- 
riale , e la ragione fi è, perchè non eravi un fol Vefcovo al Mondo 
con queflo nome , e perchè /'/ nome d* Alberto a quella (lagione era quafi 
sì comune come oggidì il nome di Girolamo, Per comprovare i meriti 
d'Alberto verfo Federigo, e la buona grazia, che di quel Monar- 
ca godeva, adduftì già nella prima Lettera il Diploma della dona- 
zione di Garda, in cui PImperadare atufta , che Pro fidelitate , & 
honore Imperli perfonam laboribus attrivit , & fubflantiam rerum funr um 
expenfijy Ì7 fumptjbus confumjìt ; ricordando pure Preclara, & magni- 
fica 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 133 

fica fervida 1 qu^ frequentar nobis exhibmt . il Padre, dotto nella Di- 
plomatica, come in tutte l'altre profeflìoni /replica pur feriamente, 
che qiieiV eipredìoni pollone prender fi , come uri tifata forinola di Can~ 
cclUria, indi aggiunge, che anche per tali non prendendoli, il do- 
no di Garda era una cofa da nulla. Gran dono m vero, e reale mu- 
nificenza <£ un Cajìellucciol E pure queito Cartellacelo ha potuto dare 
il nome a tutto il Lago, che prima fi chiamava Benaco. Il Oli- 
verio It al'u antiqua lib.i. cap. 15. §.9. atte ita , che antiquitatem hxic 
loco adferunt antiquarum infcriptionum monumenta , qua hek eruta; e il 
Muratori nelle Antichità Italiane Diifert. 21. pag. 273.* dice , .che pp* 
re, che godejfe negli antichi fecali il decoro d'un particolar. Contado...* In 
uno flrumento da me rapportato nel cap. XIV. Garda è dijìinta col nome 
di Città, ed ogni Città avea il fuo Conte, e Contado: ma il Oliverio, 
e il Muratori feri ve vano per la verità, e co* fondamenti alia ma- 
no, non a cafo, e per impegno. Città chiamò Garda fin fui prin- 
cipio dei fecolo X. Berengario I. R.e d'Italia, come apparisce da un 
Diploma dell'anno 904. predò il Sig. Giambaftita Biancolini Noti- 
zie Storiche delle Chìefe di Verona lib. ^.pag.611. il quale ivi , e nel 
lib. 3. pag. 191. della fteffa Opera oiferva , come Garda ebbe una 
v<^lra Territorio f eparato da quello ài Verona : che in ejfa unGovernator 
rifedea con titolo di Conte nella guifa delle altre Città : che fu luogo illu- 
fire ; e che fu sì flimata dag! Imper adori , che per loro flejfi la fecero un 
tempo cujìodire . La terza rifporta però del noftro Teologo è ancora 
più lepida delle due antecedenti . La politica di fiato ( dice egli pag. 
52. ) vuole , che il Prencipe ponghi mente al fuo intereffe ; onde veggi amo, 
che un Prencipe , quando gli torna conto , gratifica un altro Prencipe , da 
cui forfè più ingiurie , che favori avrà ricevuto. Dappoiché Federigo itef- 
fo ci ailìcura , e apertamente fi dichiara , che Alberto perfonam la- 
bori bus attrivit: che fubjlantiam rerum fu arum confumfit ; e che pre- 
clara Éf magnifica fervitia frequenter exhibuit, non è ella veramente a 
tempo, e giudiziofa cotelta rifieffione? E pure quefte fono le ra- 
gioni, onde il fortunato Campione trionfa del fuo voluto Avver- 
fario, e moftra , che l'attacco di Alberto eon Federigo, non è che 
un iògno, ed una chimera. Le ragioni però non fono peranche fi- 
nite. Il B. Hartmanno Vefcovo di Breifanone, ancorché accarez- 
zato, e ftimato da Federigo, pure non riconobbe mai l'Antipapa , 
Perchè ( dimanda egli pag. 54. ) non poteva fare lo jiejfo anche il nojìro 
Santo? Eberhardo di Salisburgo, fopraffatto dal male fui cammino, 
non potè arrivare a Pavia, e non intervenne al Conciliabolo. An- 
che il noftro Alberto ( feri ve il Padre pag. 57. ) potea ejfere indìjpofto , 
come S. Eberardo Aravefcovo di Salisburgo ► Segue ; Poteva anche fingere 
qualche incommodo, come finfe Davidde avanti il Re Achis . Ni uno però 
fi maravigli di quefto modo d'argomentare, mentre il Padre one~ 
ftiflimo aggiunge tolto: Tutte cofe poffibìli . E noi diremo ; Tutte 

Q^ 2. vere 



134 APOLOGIÀ 

vere chimere , e fogni , contrarj al fatto , dirnofìrato con do- 
cumenti , e autorità, che non hanno replica. Finalmente compara 
egli il nofìro Alberto col detto Hartmanno, che vaie a dire, uno 
Scifmatico ofìinato, efcomunicato, con un Sant'uomo, che per non 
imbrattare nello fìeffo fcifma , non ebbe riguardo a porli in rifchiò 
di perdere la grazia dell' Imperadore , e di fperimentare la tirannide, 
e violenza di lui. Poco prima però lo aveva paragonato con S. Giam- 
batifta, e perchè quefìo non dovea parergli abbaitanza , acciò nulla 
mancafTe, lo paragona dappoi con dillo medefimo, cita U Scrittu- 
ra, il Dottor Serafico , il P. Platina, e che lo io? Tutte quefre/w- 
ve veridiche, e ragioni fempre fode y colle quali pag. 58. il conchiude , 
che Alberto non fecondò Federico, fono accompagnate dalle (olite fai- 
ifità , che d'appoggio affai acconcio lor fervono. Alla pag.^j. fcrive 
il nofìro Teologo, che Alberto l'anno 1158. campò la vita per 
miracolo: ma quefta è una menzogna fpacciata, e convinta già nel- 
la prima Lettera pag. 118. né il miracolo in altro confiftette , che 
fieli' autorità, e nella forza di Enrico Duca di Baviera, e di Saf- 
fonia , il quale trafse il Vefcovo d'impaccio, e mife a dovere gli 
aggreflbrj . Alla pag. 56. parimente fcrive, che Alberto ebbe in 
Trento Uffizio, e mefsa per opera del Cardinal Carlo Madruzzo, in 
tempo di rigori in materia di Culto , e per confeguenza con tutto il 
fondamento: ma la cofa è appunto tutto all'oppofto. Quando pre- 
cifamente, e da chi avefse Alberto cotal onore, non è flato peran- 
che dichiarato. L'aveva egli ficuramente l'anno J627. come fi ve- 
de dai Proprium SanBorum , da efso Carlo pubblicato; ma quindi non 
apparifee, che quello fofse il primo anno, che lo godeva. Due anni 
prima Filippo Ferrari nel Catalogus generali s SanB or um ^ qui in Marty* 
rologio Romano non funt , aveva dato ad Alberto i titoli di Santo , e 
di Martire , e per conferma aveva citato Tabulai Ecclejìx Tridentina . 
Quefto ftefso Autore fino dall'anno 1613. altra Opera fopra i Santi 
aveva data fuori con titolo di Catalogus SanBorum Italia, e. in quefta 
pure comparifee Alberto cogli ftelTi titoli, ex monumentis Eccleft&Tri- 
dentina , è* ex Pinciolik 2. Hifi* Trident. Da quelle citazioni a buona 
ragione fi raccoglie, che alcuni anni prima del 1625. Alberto ebbe 
in Trento Uffizio, e Mefsa, All'oppofto i rigori d'Urbano Vili, non 
incominciarono prima del finire dello fìefso anno 1^25. in cui a' 30. 
d' Ottobre fu pubblicato il primo Decreto fopra tal materia. Non 
in' tempo di rigori adunque, ma in tempo d' abufi, e di riìafsatezza 
ebbe l'Uffizio, e la Mefsa il nofìro Alberto, cioè di quelli abu- 
11 , e di quella riiafsatezza, che poi a^ rigori diedero giufìo mo- 
tivo . 

XLIX. Ma il P. Teologo muta feena, e per giufìificare in qual- 
che modo il fuo Santo, pafsa a fare il panegirico di Federigo. Di- 
ce adunque pag, 58., ch'Egli era un Prentipe magnanimo, d'elevato in- 
gegno > 



ALLE MEMORIE DI P.OVERETO: ' 135 
pfpno j e dr molte belle virtù fregiato , che avrebbono potuto innalzarlo 
aì fommo della gloria , fé i cattivi Miniflri , e fé la Corte di Roma 
nelle lettere aflenuta fi foffe da certe efprejjìoni , e dure forinole , che in^ 
vece di ammollirlo , ferviron folo a vie pia inafprirlo . Dell' abbonii- 
ncvoie, e lungo feifma adunque, ch'avvenne dappoi, non già la 
paffione , la prepotenza, e la tirannide dì queir irreligiofo, e vio- 
lento Monarca , come tutti gli Storici Cattolici atteflano ; masi be- 
ne il poco prudente contegno di Roma fu gran parte la vera cagio- 
ne, e s'egli vi s'impegnò, furono i motivi politici , che ve lo fece- 
ro impegnare, come fi legge alla pag. 60. Segue il panegirico coli? 
autorità del P. Mufanzio, che dice: Egregia Jane animi indole Impe- 
rator . Non più di grazia, che non abbiamo bifogno né del P. Mu- 
fanzio, né del P. Staideiio per fapere chi fofse Federigo Barbarof- 
fa. L'aver egli per puro impegno, e capriccio fufeitato , e pertina- 
cemente foftenutd nella Chiefa di Dio per io fpazio di diciafettee 
più anni uno Seifma de' £iù nefandi , e lagrimevoli , baila bene 
per conofeere di qual indole e* foffe. Che molti atti di Religione 
efercitalTe in fua vita, non fi niega; ma quefto prova, eh' era Gri- 
gliano alaaeno apparentemente, non però in foftanza . Quelli fono 
equivochi, ma la vita, ch'egli menò, è manifefta, e chiana . Non 
fi niega altresì a Federigo la lode d'uomo valorofo , accorto , ài 
grand' animo, e che fapea fare da Principe tanto in guerra , che 
in pace; ma quefte fon doti, che fi trovano anche ne' Gentili , e 
»egl' Idolatri . Equidem ( fcrive il Muratori nella Prefazione a Ot- 
tone Frifingenfe Rer. Italie. Tom. 6. pag. 631. ) reclius eorum ju~ 
dicium puto , qui hunc Principem , Ò* magnis virtutibus abundajfe , fimuU 
<que magnis vitiis arbitrantur ; cioè vrrtù da Principe, e vizj da Cri- 
ftiano. Abbiamo da CJgone Grozio nell'Appendice de Antichrijìo , 
che jam ohm inimici F rider ici Barbar off <z Imperatori* famam fparferant 
libri talis ( de tribus Impoftoribus ) quafi jujfu illius fcripti . Io non 
fono già qui per fòftenere , che Federigo foffe veramente incentore 
d'un libro, che forfè non c'è, e non ci fu mai, e mi foferivo di 
buon grado al parere dello (teffo Grozio: Sed ab eo tempore nemo efl 
qui viderit ; quare fabulam effe arbitror. Dico bensì, che il folo effe- 
re (iato creduto capace di promovere il più empio, e fcellerato li- 
bro , che mai cadeffe in mente umana , fa poco onore a quel Mo- 
narca , mentre conceduto, che foffe una calunnia de' fuoi nemici , 
non mai però quefti farebbero ricorfl ad un'invenzione , che non 
foffe Hata almeno verifimile ; e tanto batta per chiarirli del con- 
cetto, ch'ebbe Federigo in materia di Religione. Conchiufa appe- 
na in Venezia con tanta folennità , e giubbilo* univerfàie la pace con 
Aleffandro III. che ièce egli ? Nulla jur amenti babita ratione ( fono 
parole del Baronio ad ann. 11 77. num. 89. ) divinis, & humanis le- 
gibus violatis } fimulac efl ingreffus /Emiliani , colle&is militibus , ftatim 

Berti- 



4$6 APOLOGIA^ 

Bertinorum cafirum munitìjfimum e fi aggrejfus: quod oppiditm muliipiìzi 
jure ad Ecclefiam pertinebat , coque potitus efl ; onde fogglungc, e cre- 
do con tutta ragione, lo fteffo Autore, che Licei, aliqu andò vifus fit 
bonum [equi: no a amore virtù tir , Deique refpeèlw, Jed fui ipfius gratta , 
quod Jtbi prodejje putaret , illud effecit . Quanto a Radevico, lodi an- 
cora maggiori di quelle, che accenna qui il P. Teologo, fi poflono 
leggere nel Lib. 2. cap. 76, ma due rifledìoni circa queft'.Autore è 
neceifario di fare. La prima è, ch'egli prefe a fcrivere i fatti di 
Federigo in continuazione di Ottone Frifingenfe per comando dei- 
Io fteflo Federigo, come dall'Epìlogo dell'Opera apparifee . La fe- 
conda è, ch'egli non arrivò colla fua Storia feiión fino all'anno 
1160. cioè al principio dello feifma, né profeguì più oltre. Di qui 
veggiamo, che Radevico , o non aveva motivo di dipignerci con 
neri colori quei Monarca ,. perchè non ancora arrivato a quel col- 
mo di perverrà, a cui arrivò dappoi: o fe lo aveva, non gli fa- 
rebbe itato permeffo di liberamente favellare. Da che anche può 
arguìrfi il motivo, per cui più oltre non profeguì il lavoro, effen- 
do affai probabile, che non potendo celebrare il fuo Eroe, perchè 
fempre più nell'iniquo impegno dello feifma s'ingolfava, eleggeffe 
anzi di tacere, che o tradire la verità con adulare un empio dato 
in reprobo fenfo, o incorrere l'indignazione, e la difgrazia di quel- 
lo . Di qui il P. Teologo paffa all'errar d'intelletto del fuo Santo, 
e conceduto per modo di difputa , che in Pavia deiTe il voto a fa- 
vore dell'Antipapa, Perchè ( aggiunge pag. 62. ) ragionevolmente dal-, 
la colpa non potrò fcufrlo con dire y che- fu un fallo femplice d'intelletto , 
e non di volontà, cagionato dall'ambiguità, ed ofeurità del fatto ? alla 
qua! dimanda nulla rifponderò io, rimettendomi al molto, che fu 
tal proposto fi è detto al num. XXX. ove potrà vedere, fé in cofa 
di fatto erraffe Alberto, come fcrive anche alla pag. 159. o l'crrot 
tuo da altri motivi nafcefse. Bensì non dee ometterfi una nuova 
oiservazione , che a queflo proposto fa qui il Padre pag. 68. SeS. 
Eberardo Arcivefcovo di Salisburgo ( dice egli ) in andando a Pavia , 
dal male non fojje fiato cofiretto a ritornacene indietro , faviamente tf 
Baronio all'anno 1160. n.z$> conghiettura , che ancor egli nel Concilio fa- 
rebbe andato dietro al torrente ; non già per mancanza di petto a refifiere 
l Federigo , che quefio ben lo mofira ; dunque per mancanza di lumi ne- 
teffarj per ifeoprire la verità da tante calunnie ingombrata . Se vero fof- 
fe, che il Baronio tal conghiettura avanzata avefse, rifponderei cor* 
pace del padre degli Annali Ecclefi aitici, afsai male efsere appog- 
giata. Eberhardo dall' Imperatore era flato con, molta premura in- 
vitato a Pavia. Non erano mancati de' Vcfcovi, ch'avevano proe- 
miato di tirarlo nell'errore, e non cefsavano d'eiortarlo ad adc- 
i ire a Federigo . Nientedimeno non folo non fecondò egli le pre- 
mure di co£tora x ma in lettera al Vcfco-vo di Gurck , che abbia,- 



ALLE MEMO AIE Dì kOTEP.FTO. 137 
nio nel Tengnagel , ed anche nel P. Hanfiz Germania Sacra Tom. 
z. pag.ijS. non ebbe riguardo di così esprimerli: Praterìa multi E- 
pifcopi Longobardi* , ^T Tufcia nolani recidere OElavianum , videlicet Pa~ 
pienjts, Veronenfis, Paditanus , Senenfis^ & alii, qui timent Deum : UH 
vero qui timent , uhi non efl timor , recipiunt Oftavianum potius timore , 
quam amore . Di qui veggiamo , che quello Santo Prelato troppo 
chiara idea aveva del Conciliabolo di Pavia , e de' Vcfcovi , che lo 
componevano, onde non può mai crederli, che fé anche interve- 
nuto ci foise, farebbe andato dietro al torrente , per quanto grandi fof- 
fero le finzioni, e le trame, che a fine di ofcurare la verità, ven- 
nero colà ordite. Due anni apprefso fi portò finalmente in Italia, 
ma in Cremona non volle né vedere nò udire Ottaviano co* fuoi 
partigiani , e in Milano alla prefenza dell' Imperadore fi dichiarò 
apertamente a favore di AlefTandro, anzi meditando Federigo un 
nuovo Conciliabolo, era in forfè d'intervenirvi, fé non altro Ut ef- 
fety qui in eeterorum defertione Dei caujfam tueretur . Lo fteffo , fenza 
dubbio, avrebbe fatto anche in Pavia, fé andato ci folle. Tanto , 
dilli, rifponderei al Baronio, fé tanto avelie conghietturato. Il fat- 
to però fi è, che né pure una parola fece egli di ciò, dicendo fol- 
tanto di Eberhardo: Sicque Deus dileftum fuum fidelem miniftrum , 
nolens fchifmaticorum inquinari fordibus, ne ad Concili ab olum illud Sata- 
nt fé con/èrre /, percujfit infirmitate , qua reflitit^ atque refiliit . Il buon 
Padre Teologo fi è figurato, che l'efTer pollo nella tentazione , e 
il cedere alla tentazione, fia lo (ietto. In qualunque guifa però in- 
tevpetri egli la caduta di Eberhardo , noi non polliamo movergli 
lite , mentre un prodotto della fiia immaginazione edendo quella 
caduta, non una conghiettura del Baronio, egli ha diritto di fpor- 
la, e imerpetrarla , come più gli piace. Non lafcierò ancora d'av- 
vertire, che il noftro valorofo Loico, appoggiato pur fempre alfo- 
fifmo dell' affettata ignoranza del Elenco, che fi fpande per tutta la 
ina Scrittura; difputa contra di me, come fé akra colpa in Alber- 
to non riconofceiTi , che il voto dato al Conciliabolo Pavefe , e 
come fé moftrata l'ignoranza d'intelletto in tal Conciliabolo, folle 
moftrata afTolutamente anche nel refto. Veramente per unVefcovo 
non femplice, e non ignorante, e celle mire, e maneggi di Cefa- 
re infoi matiflìmo, quale necellariamente doveva efTere il noftro , 
come fuo Vicario Imperiale in Italia, non è poMìbile prefùmereer- 
ror d'intelletto né pure nel Conciliabolo di Pavia , come dal cita>- 
to num. XXX. balta n temente apparifee. Nientedimeno polio per mo- 
do di difputa, che la brevità del tempo, che durò, e le molte fal- 
lita, e cabale , che vi furono rapprefentate, non gli permetteffero 
di veder allora troppo ben chiaro, il fommo della colpa d'Alberto 
non confifte precifamente neir incominciamenro dello feifma , qual 
era il Conciliabolo di Pavia , ma nella perfeveranza , e fermezza in 

quel- 



138 APOLOGIA 

quello. Confitte neil'aver aderito all'Antipapa anche dopo le ico- 
muniche replicate di Roma. Confitte nell'effer intervenuto ad un 
fecondo Conciliabolo per conferma del primo , in tempo , che più 
Vefcovi s'andavano ritirando, perchè conofcevano l'ingiuftizia, e 
gì' inganni di Federigo; in tempo, ch'aveva davanti agli occhi V 
efempio de' due fanti Prelati Eberhardo di Salisburgo; e Hartman* 
no di BrefTanone; in una parola , in tempo, in cui Recognofcente 
foto mundo ipfum Pontificem Chrifìi Vicarium , à> B. Petti Catholicum 
fuccejforem , folus F rider icus Imperai or cum fuis complicibus in enoris fui 
pertinacia , & obflinantia remanfit , come alla pag. 108. della prima 
Lettera fi è oflervato . Dopo il Conciliabolo dì Pavia dell'anno 
1160. e quello di Lodi dell'anno 1161. ad amendue i quali fu pre- 
fente Alberto, e confermò l'Antipapa Vittore, lo abbiamo in Fa- 
no Vicario Imperiale Tanno J164. In quello fteftb anno morì etto 
Vittore, e totto in Lucca da' Vefcovi Scjfmatici fu eletto il fecon- 
do Antipapa , cioè Pafcale III. all'elezione del quale non è da du- 
bitare , che il noflro Alberto non intervenire, o almeno non def- 
fe il fio voto, mentre l'anno appretto l'abbiamo tuttavia in Fano 
pur Vicario Imperiale, e l'anno 1167. poi io veggiarno da Fede-^ 
rigo beneficato coll'infeudazione di Garda, in cui fi rammemora 
Sinceritatem fidei , quam SEMPER Imperio fervavit . Ma quejlo ( re- 
plica il Padre pag. 70. ) non ha che fare colla caufa dello feifma , cti è 
caufa del Sacerdozio , non dell'Imperio,, indi con erudita lepidezza a 
me rivolto, foggiunge; Se poi voi volete pajfar più oltre , e quinci in* 
ferire V attacco air empietà di Federigo , tnoflrate ben d'aver letto , e ri- 
letto il Muratori Della forza della Fantafia ; quafichè coi leggere , e 
rileggere quella dottiifima Operetta , più delia Fantafia , che dell" 
intelletto s'impari a far ufo; quando per far argine appunto a quel- 
la pericolofa potenza fu ferina . Ho letto con piacere, è veri-Aimo* 
e credo ancora con frutto il Muratori Della forza della Fantafia » 
Lo legga anche il ^noflro piacevol Maettro ,, che ne ha gran bifo- 
gno , e particolarmente nati il eap. 18. che ha per titolo: Della ne* 
cejjìtà di ben regolare , e correggere la no/ira Fantafia ,. e degli ajuti , chi 
a ciò può. preilare la Filofofia Razionale ; della qual Filofofia. , come 
pochi ttimo ad ogni pagina del fuo libro melica fgji averli acquatta- 
to , così fa di mettieri, che meglio fi provvegga. Abbiam veduto , 
che Federigo voleva parere impegnato nello feifrna per motivi po- 
litici , e per ragione di Stato- : propter memoratas Imperli neccjfitates 
obedierunt . Se Alberto adunque in queflo affare abbandonato l'avef- 
fe , l'avrebbe abbandonalo in una delle maggiori urgenze dell'Im- 
perio , come voleva darli ad intendere, e per confeguenza non a- 
vrebbe già confe.rv.ao l'onorifico polio di Vicario Imperiale d' Ita- 
lia , non avrebbe confeguito Feudi, e molto meno farebbe flato o- 
inorato del titolo, di SEMPRE fedele all' Imperh 7 ma piut tofto avreb* 

be cor- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 139 

bz corfo rifchio di perdere e la Chi e fa , e il Principato , carne av- 
venne ad Ottone. E pure in quel mede fimo tempo allo feifma guer- 
ra aveva intimata il Tuo (tetto Metropolitano , cioè Vedali ico IL 
Patriarca d'Aquileja, a Peregrino (ucceduto , il quale , come con 
buoni documenti provò il P. Bernardo Maria de Rubeis Monument. 
Ecclef. Aquile jenf. cap.61. §.7. Ottaviano , feu Vittori IV. Antipapa non 
adhfftt primo indepta fedis Aquilejenfis tempore ( cioè Tanno jiói. ) 
Neque poftmodum trattus i/le fuit in partes Guidoni* Cremenfis , feu Va- 
fchalis II L , qui anno 1 164. poft obitum Ottavi ani in Pfeudopontificem 
eletta s eft . Dal qual fatto vie più ancora apparifee la pertinacia del 
noftro Alberto, l'attacco ilio con Federigo, la Tua non curanza né 
di Roma, né d'Aquileja, e come ignoranza di fatti non può qui 
aver luogo, ma bensì orinazione, ed impegno ; e in quefto ap- 
punto confitte il fuo maggior delitto , non già precifamente nel 
puro attenfo ai Conciliabolo di Pavia predato. Seguono alcune im- 
portanti erudizioni del P. Teologo da non trafeurarfi così per po- 
co. Una di quettc fi è pag. 6$. che- il microfeopio fia finimento 
aftronomico: In quelle parole majufcole con qual mai microfeopio , al* 
tro flr omento Aftronomico , ci vedete il noftro S- Alberto ? e le parole 
majufcole fono: Ottaviano , ac F rider ici Imperai oris , EORUMQUE 
COMPLICUM , nelle quali il microfeopio del P. Staidel non trova 
Alberto. Più notabile è la (coperta, da etto fatta alla fletta pag. 
61. intorno alla Chiefa di Milano- Sanno tutti gli (ludiofi della 
Storia, e della Difciplina Ecclefiaftica , che ne' tempi a S. Am- 
brogio anteriori, altre Metropoli non fi contavano in Italia , che 
Roma. Sanno altresì, che il titolo di Arcivefcovo importava allora 
più che Metropolitano , come apparifee dalla Novell, ai. di Giusti- 
niano, che del Vefcovo della Pannonia dice: Non folum Metropoli- 
tanus , fed etiam Archiepifcopus fiat . Ciò non ottante il nottro incom- 
parabile Autore ha faputo ritrovare un Arcivefcovo dì Milano avan- 
ti a S. Ambrogio , cioè S. Dionigio, che, fecondo il linguaggio 
d^ allora , viene a dir Patriarca , e che per confeguenza più Metro- 
poli, doveva avere fotto il fuo comando Pellegrina è pure Tei udi- 
zione, che ci fomminiitra la pag. 64. cioè, che Federigo fino all' 
anno 1160. fu un Angiolo in carne: quando nella vita d' Alett>ndro 
III. pubblicata dal Muratori nel Tom. 3. Rer. Italie, la quale , co- 
me nella Prefazione il chiariiTìmo Editore otterva , A co#vis , aut 
faltem vicini s Script or ibus Ut eri s commendata fuit , abbiamo, che ipfitts 
natura in malum ab adolefcentia fu a prona frit y & femper in id ipfum 
fore proclivior creditur . Notabii erudizione fi è parimente , che i Ca- 
porioni di Federigo nel Conciliabolo ài Pavia non fojfero Tedefcbi , ma 
Romani, come fi legge alla pag* 65. quando in Rade vi co Lib. 2. cap. 
70. abbiamo intera V Epijìola Pr^fidentium Concilio colle foferizioni 
de' niedefimi, e tra quette comparirono bensì Tedefchi in quanti- 
li ti 



i^ó A P L O G T A 

tà , Francefi , Lombardi , e d' altre Città d* Italia ; ma di Roma 
uè pur uno . Godibile è altresì ii leggere pag. 66. , che S. Pafcafio 
con buona fede aderì fempre al partito dell' Antipapa Lorenzo; e poi ieii- 
tire , non già affai diicofto, ma (blamente cinque pagine apprettò, 
che lo ftetto Pafcafio Prima di render V anima al Creatore , fi pentì 
d' aver aderito al partito di Lorenzo . Il più belio però fi è , che 
di quefta feconda propofizione fa autore anche me , e dice , che 
col Baronio così faviamente conghietturo . Due conghietture propofe il 
Baronio fu quefto fatto nelle Note fopra it Martirologio Romano 
a' 31. di Maggio , cioè , che Pafcafio o perfifteffe bensì nello feif- 
ma ufque ad diem fui exitus , ma poi finalmente in quel!' ultimo dì 
lo abbjuratte : ovvero moriffe durante lo feifma , e prima della de- 
cifione Sinodale a favore di Simmaco, Una terza conghiettura par- 
ve al nofìro Teologo pag. gì. di rawifare nel Baronio, cioè, che 
T errore di Pafcafio foffe materiale ; ma qui per verità il fuo mi- 
crofeopio lo ha ingannato , mentre non folo tal conghiettura non 
propofe il Baronio in quelle Note, ma anzi, come apprettò vedre- 
mo, la difapprovò apertamente . Come la feconda delle due con- 
ghietture Byroniane faceva per me , mentre d' Alberto , che morì 
dopo le feomuniche di Roma , e dopoché tutto il mondo ricono- 
fceva per legittimo Pontefice Alettandro III., non fi può dire ciò, 
che di Pafcafio conghietturo il Baronio ; così recai tutto V intero 
pattò di quello , aggiungendo però: Quanto a Pafcafio Diacono , più 
co fé potrebbero dirfi , ma io mi contenterò di addur qui le parole del Car- 
dinal Baronio ecc. il qual modo di favellare abbattanza dimoflra , 
che non volendo io per allora entrare nella quittione di Pafcafio, 
ed ali 5 intento mio fufficiente ettendo la feconda conghiettura dei 
Baronio , quella mi contentava di riferire . Ora fé il P. Efamina- 
tore vago per avventura fotte di fapere anche il mio vero fenti- 
mento , gli rifponderei , che non folo non approvo la prima con- 
ghiettura del Baronio, anche nella prima lettera non approvata; ma 
nonfaprei approvare ne pur la feconda, a cui per altroallora m'appigliai . 
E quanto alla prima , ancorché quefta dallo Spondano , da Mel- 
chior Corneo nell'Operetta intitolata; Miracula Ecclefix Cattolica de- 
fenfa , contra Jo. Conradum Danhawerum , e forfè da altri abbraccia- 
ta , la non può in alcun modo futfìfterc . S. Gregorio Dialogor. 
Lib. 4. Cap. 40. 41. non giuftifica Pafcafio né per via d'abbjura, nò 
per via di pentimento , ma a motivo delie opere di pietà , che in 
vita aveva efercitatc , e perchè Non maltt'ut , f ed ignoranti* errore pec- 

csverat nec effe culpam credidit , & iccirco hanc fietibu.r non extinxit . 

Si può parlare più chiaro per indicare , che Pafcafio in vita non 
fi ravvide? Di uno, che flette bensì oitinato nello feifma fino al- 
la morte, ma poi prima di fpirare fi pentì, e lo abbjurò , che mo- 
do di dire farebbe mai cotefto : In fux fcntéhtia ufque ad diem futi 

exitus 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 141 
txitus perflitit , né aggiungere altro ì Egli farebbe un indicare il 
anale, e tacere il bene , eh' è quanto dire , burlare chi legge. Ben 
tutto ciò dovette comprendere la mente perfpicace del dottiilìrno re- 
gnante Sommo Pontefice, quindi alla feconda conghiettura del Ba- 
ronio inclinando , così ferme nel Lib. 3. Cap. 20. §. 7. De Canoni- 
zatior.e : Cum S. Gregorius referat , Pafchafium in fua fententia ujque ad 
diem fui exitus per flit ijji , credendum efl eum vertente adbue de eie filone Sym- 
machi controversa , ex ha: vita migrale . Vaglia però il vero , anche 
quella conghiettura del Baronio è foggetta a graviftìme difficoltà , 
né fenza far violenza al tetto di S. Gregorio può in conto alcuno 
cfTere ammetta . Che mai ài grazia fignificano le parole : Quem 
Efpifcoporiim judicio pmfle Jìbi Ecclejìa refutavit? Non alludono egli al 
Concilio dell'anno 503. detto Palmare , di cento e quindici Vefco- 
vi comporto , i quali tutti deciiero la caufa a favore di Simmaco ? 
Che vuol dir egli omnium unanimitate fuperatusì Non s intende, al- 
lorché tutti erano d' accordo , che Simmaco foiTe il vero e legit- 
timo Pontefice ? Pafcafio dopo tutte quefte cofe , in [uà [ent enti et 
perflitit Laurentium amando , atque preferendo ; il che denota la fiu 
pertinacia neli'antepor fempre i' Antipapa al vero Pontefice, anche 
dopo la decifion della lite , e la pace univerfal della Chiefa . Lo 
fletto provai] dai riflettere , che coftui vicn dagli Eruditi a buona 
ragione creduto quel Pafcafio Diacono , a cui Eugippio Prete in- 
dirizzò la Vita di S. Severino da fé compolla . Di tal opinione 
fono il Mireo , il Labbe , il Cave , il Fabricio , anzi i Bollandi- 
fti , e lo ftefTo Baronio negli Annali ad ann. 496. §. 50. Ora Eu- 
gippio , per quanto apparifee dal Prologo pubblicato dal Canifio , 
compofe tal Vita biennio pofl Confulatum Importuni , che vai a dire i* 
.anno 511., giacché Importuno fu Confole l'anno 509. Se il Pa- 
fcafio Diacono adunque , a cui la indirizzò , anche per confenti- 
mento dello fleUo Baronio , è quel Pafcafio Diacono, di cui par- 
liamo, viveva egli per confeguenza anche dopo il Concilio Palma- 
re , celebrato Y anno 503. Due altri fcioglimenti della difficoltà fi 
porrebbero proporre . L' uno e dell' Ab. Tritemio De Script or. Ec- 
clef. Num. 194. , cioè che Pafcafio aderiUe bensì a Lorenzo , ma 
fenza fepararfi dall'unità • In hac fententia , licer cum pace 3 perfevera- 
<uit ufque ad mortem . Ma fé ciò s'accorda coìYillum amando dì S. Gre~ 
gorio, non s' accorda poi col preferendo , che moftra oftinazione nei 
voler pure , che Lorenzo fofìe il vero Pontefice , e nel ricufa- 
re ( almeno fegretamente , e neir animo fuo ) di predar ubbidien- 
za a Simmaco. L'altro feiogiimento è quello, che legittimamente 
fi raccoglie «dallo ìteffo S. Gregorio, ed a cui s'appigliò il P. Cri- 
iliano Lupo nelle Note [opra il IV. Concilio Romano di S. Leone IX. 
Operum Tom. 4. pag. zój. il Mireo neh' AuBarium %. 121. pag. 24. 
ed altri , cioè, che Pafcafio aderì a Lorenzo con buona fede , non 

IL z mali' 



14Ì APOLOGIA 

malitU , [ed ignoranti* errore, e però la Tua colpa non era tale, chq 
nel Purgatorio non potette lavarfi . Ma quefta rifpofta non patifee 
minori di Scolta, delle già addotte . Come mai fuppor ignoranza in 
uno , eh 5 era preferite a* fatti : in un uomo dotti ilimo , e che per 
teflimonio dello fletto S. Gregorio aveva fcritto libri reBiffimi \ & 
lucidimi de Spiriti* Sancìo , maftime dopo ettere (tato omnium unani- 
mitate [uperatus , eh' è quanto dire, dopo 1' eitinzione delio lei fina? 
Quindi il Baronio ( e in ciò a mio credere con tutta ragione) Per- 
aBa , dice , Synodo illa, Palmari ditta, qua totins Catholicx Ecclefix cai- 
culo adjudicata eji caufa Symmacho , nulla certe eum ( Pafchafium ) excu- 
fare potuiffet facJi , vel juris ignorantia , quin anima ejtis fupplicium 
Jubjiffet cetemum . Ma fé la cofa è cosi, come poi falveremo la San- 
tità di Pafcafio , autenticata per attendato di S. Gregorio dalla li- 
berazione d* un ottetto col tocco della Tua tonicella ? Circa quella 
dimanda più ri rie d'ioni poflono fard . Quanta e quale fia la cre- 
denza , che per conto di fatti predo i più avveduti fi fono acqui- 
flata i Dialoghi di S. Gregorio magno, è notiìlimo agl'intenden- 
ti . Non già fcrittori Eterodoffi , che non farebbe maraviglia , ma 
Cattolici de' più dotti, e accreditati confettarono il difetto di queir 
Opera in quella parte , e tra co (toro quelli appunto , che dal no- 
itro Maeftro è giudicato Teologo , che ha pochi pari , mentre nei 
Lib. il. Cap. 6. De Locis Theologicis , ditte di S. Gregorio , che 
In Di al agi s quidam miracula fcribit , vulgo jaBata & eredita , qa<* hit- 
jus prxfertim jxculi Arifiarchi , incerta effe cenfèbunt ; intorno alla qual 
cenfura veggafi ilCap.z. della Prefazione dei P.Giacinto Serry ali* 
Opere di Melchior Cano . La mira del Santo in quel fuo libro 
non fu già la Storia , ma la Morale ; onde ficcome documenti 
inorali fi traggono anche dagli apologi, e dalle parabole, così alF 
irruzione unicamente badando , t\oa iftimò nccettario un rigorofo 
efame de* fatti . Ne' tempi al Santo" poileriori quello princìpio fu 
eflefo ancora più avanti , e fu convertito in un aperto abufo , 
mentre fi (timo lecito , anzi lodevole fìngere fludiatamen-te avve- 
nimenti , e miracoli ftranittìmi, e incredibili, purché a buon fine, 
e per motivo di Religione* Quanto al noflro punto, merita otter- 
vazione , che S. Gregorio non parla d'i cofa veduta , ma udita , e 
udita non già dalla perfona i fletta , a cui feguì , cioè dal Vefcovo 
Germano , ma da altri , e in età affai giovanile . Cum adhuc effem 
juvenculus , atque ih laico habitu con/iitutus , narrari a ma]oribus , atque 
jcicnlibus audivi . Ora poflìam noi aiVicurarci , che in queir età fof- 
ie egli atto a diflmguerc , fé que' majores , atque feientes , fottero ve- 
ramente di quelli, che non credono le maraviglie, fe'non con fon- 
damento , e meritano tutta la iede ? E fé di tanto non fiam f»cu- 
ri , qual credenza meriterà la hippofta apparizione ì In ns , $#<* ad 
ter-itm lejlarum ventate™ fpetfant ( feri ve il Baronio ad ann: 604» 

Num* 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 143 
Num. 6. ) quatti frequente/ accidat falli etiam prude ntifjimos , non in an- 
tiqui! tant ammodo , feà & in iis , qua dicuntur in eodem loco , quo ipfi 
flint , & quo vivant tempore , cum ajas doceat , pluribus demonftrare fu* 
pervacaneam ejfe puiamus . Se tanto avviene a* prudenti (lìmi , e intor- 
no a cole , eh' hanno itigli occhi , che mai avverrà a* giovanetti , 
circa fatti dall' età loro remoti ' Di qui veggiamo , che i\ fatto del- 
la liberazione di Pafcalìo dal Purgatorio per l'orazioni del Vefco- 
vo Germano , non è de' più certi , e inconcuffi . Meno fonda to 
ancora reputo io queir altro della liberazion dell' odelTo , Notili , 
che fi fuppone avvenuto vivente tuttavia Simmaco , cioè a dire iti 
tempo , che la memoria dello feifma era frefehiffima, e che l'izza 
ne' parziali di Lorenzo doveva pur durare. Ora è noto agli ftudio- 
fi della Storia Ecclefiafiica , come in fintili incontri la parte foc- 
combènte per foÌì.entar(I o a diritto , o a rovefeio , alle finzioni , 
e agli artifìzj fuol ricorrere. Di Guibcrto Antipapa al tempo dì Gre- 
gorio VII. abbiamo da Dodechino nel Supplemento a Mariano Sco- 
to ai ann. 1099. , e da VVilleimo Bibliotecario prello il Baronio, 
e fi e Quidam de fautoribus ejus rumor e m fparferunt in populum y ad fé- 
piilcrum ejus fé vidijfe divina micuijfe luminaria . Qaapropter Pafchalis IL 
Pontije:: , zelo Dei inflammatus , juffit ut ejfoderetar , Ò° in Tiberim 
projiceretur . Qaod & facJum ejl . Con più efempj e antichi , e mo- 
derni potrebbe comprovarli lo (lelTo , ma noi ci ferviremo d' un 
altro (olo , anche perchè alla quiftion principale , eh' abbiamo per 
mano j non poco influifee . L' Antipapa Vittore , morì , com' è 
detto , in Lucca V anno 1164. oilinato, e impenitente, e per con- 
feguenza dannato . Pure fé ftiamo alla teftimonianza di Acerbo 
Morena , dopo morte faceva miracoli . Pro ejus fanffis rneritis ( ieri- 
ve egli nella Storia di Lodi Rerum Italkar . Tom, 6. pag. 11 25. ) 
dìcitur Deum multa miracola ibi jecijfe . Qual maraviglia farebbe mai, 
che da altra fimil forgente folle fcaturito anche il miracolo di Pa- 
fcalìo , quantunque morto nel fuo errore** Ora ilabilite così quelle 
cofe , vede ognuno , che la Santità di Pafcafio a gagliardiiTime Op- 
posizioni è foggetta . Collo feiima macchiò egli indubitatamente 
tutto il redo di fua vita , né da quella macchia poiiìam purgarlo 
noi , fe„ non col fingere , che la mifericordia di Dio , prima di 
fpirar 1* anima tanto 1' iiluminaiTe , e Y adìilefTe , eh/ eccitato un 
vivo interno pentimento della fua colpa , quello noi , anche fenza 
folenne ritrattazion dell' errore , in cui per tanti anni era viffuto^ 
lo riconciliarle con Dio ; col qual empiaftro non veggo io , come 
qualunque anche più perverfo , e oilinato feifmatico non poteffe 
agevolmente ri por fi nel Kegno de' Beati. Di fatto Y antichità tut- 
ta non riconobbe Pafcafio per Santo , e quantunque S. Gregorio , 
riguardo all'altre operazioni lue , lo chiamarle v:ir$ Sanffitatis Vìr } 
pure non fu inferito in alcun antico Martirologio , Giovanni Mo- 
lano 



144 APOLOGIA 

lano Jo inferi in quello d' Ufuardo , e di là pafsò nel Romano : 
ma come mai un fogge tto sì ragguardevole , viiTuto , e morto in 
una Roma ,. e celebrato da un S. Gregorio Magno in libro,, eh* è 
fempre ito per le mani di tutti , e che fi trova tradotto fino in 
Greco , folamente V anno 1568. da un privato Teologo di Lova- 
sio doveva ricevere 1' onore di far pompa nel Martirologio ? QuenV 
è un fegno cvidentiffimo, che fu bensì forfè fperato bene delia fua 
falvezza ; ma non fu già creduto degno di comparire in quel fo- 
lenne libro Eccleflattico , in cui evidente ,, e cofpicua Santità, non 
ofeura , e ordinaria dee fare comparia . Lafciate adunque al Baro- 
nio amen-due le fue conghietture, allorché il noftro Teologo dice,, 
che Pafcajìo è morto Santo ,. e che altro divario non fa egli ritro- 
vare tra. quello Santo , e il fuo, fé non che quello non fu Vefcovo 
di Trento , ni di Premanone ; risponderemo, che la prima propofizìo- 
13 e è dubbio.fi , la feconda poi è patentemente falfa , mentre di 
Pafcafìo, dallo feifma in fuori , abbiamo da S. Gregorio,, che fu 
mira. Sanfiitatis Tir: dove all' oppoflo del nofìro , anche dallo feif- 
ma prefeidendo ^ non abbiamo azioni fuorché o indifferenti , o cat- 
tive .. Mi Infingo ,. che il P. Teologo mi permetterà quella fecon- 
da rifpofla , avvegnaché dalla prima aliai differente-,, sì perchè fi- 
no, nella, prima. Lettera. m'efpreiH ? che intorno al latto di Pafca- 
fìo più coje potrebbero d'ìrfi ",, e sì ancora , perchè di Melchior Cano 
e (Tendo- egli fludiofo , e parziale avrà deliramente letto nel Lib. 5, 
€ap. 5. De Locis Theologicis , che alia efl illa, cum veritas ipfa 'lima- 
tur r in difputatione fubttlitas : alia cum obi ter , & in tranfcurju advul- 
garem quandam opinationem accomodai ur oratio . Quanto poi al Marti- 
rologio Romano , dall' autorità del quale ci fiamo circa quello 
punto difeoftati ,, farò qui mia la .protetta del P. Daniel Papebro- 
chio nel Commentario previo alla Vita di S. Elifabetta Monaca 
Benedettina , fumi Tom, 3. $. 5., AmpleEììmur Sedis Apoftolica judi- 
cium de Romano Martirologio , fidelihus proposto , ; tamquam' per Viros 
er udito s ad ' fidem hiftorice-, qua rerum gefiarum v perfonarum , locorum , 
temporum- varie tate- continentur- , correBum , & multis locis auBum , Jl- 
cut prafàtur Gregorius XII L Quoadufqut \ tamen fingula fuerint 'ad \ fundum- 
(Jrcut conamur facere ) examinata , merito cenfuit Francijcus Maria Flo- 
rentinius in J uà ad VetuftiJJìmum Occidentali* Eccfcfa Martyrologium Pr*- 
faiione , [uperjuturum ' Jemper ', quod ' corrigatur . Sed' hoc non ejl paucorum 
annorum , quibus Gregoriana: CorreBio, curata, fuit , fortajfis nec faculv. 
uni us -, alteriufve. 

L.. Ma già è tempo* di paffare alla, foferizione degli Scifmatici di; 
Pavia „ che dal P. Teologo coir autorità del: Prepofìto di Berchiol- 
feaden., come pur fece il Sig. Canonico Filati ,, fi\ vuole pag.. 67- 
fetta con condizione , e riferva . Anche di quella 1 fuppofta , ea 1 imma- 
ginata riferita, b a (lev oline me. fi è detto al Num. XXX., ove tutte te; 

memo- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 345 

menzogne prima dal Sig. Decano , poi dal noftro Teologo intrepi- 
damente- avanzate , fono dilciolte , e fmentite in guifa, che fareb- 
be un faftidio il farfì a confutarle di nuovo + Piacevole piuttoflo 
riufcirà V offervare , quante patenti , e ridicole falfità dalla for.ge.n- 
te della finta Tifcrva fcaturir faccia il nofìro fecondi iìlmo carotajo. 
Egli ne deduce , che iW il Patriarca Aquilèjefe , né i Juoi aderenti pof 
fono in conto alcuno ejjere riputati veri Scifmatici: che la Lettera Sino- 
dale h furr etizia ^ ed orr 'etizia , quando da L\adevico, ch'era prefen- 
te , fu inferita come legittima nella fua Storia , e quando di tal 
inganno , fé pur vero foiTe , parte n' avrebbe anche il fuo Santo , 
come membro del Conciliabolo : che Alberto fu fempre internamente 
attaccato, ed unito al Capo della Chiefa ; e finalmente, che l'anno 11 6_J- 
Depofe fegret amente il fuo errore nel Concìlio di Tours , e palesemente nell* 
Ajfemblea di VVirzhurgb , quando non intervenne né all'uno, né air 
altra : non a quello , perchè fu un Concilio tenuto da Aleflan- 
dro IIL, di cui era oftinato avvedano: non a quella, perchè nell* 
anno 1165. , in cui fu convocata , era in Fano Vicario Imperiale ; 
da che nuovo argomento dell' attacco di Alberto con Federigo po- 
trà ricavare il P. Teologo , mentre fc da Ugone di Poitiers , co- 
me offervò il Pagi in Aleitandro III. §. 38., e com'egli {teiTo ac- 
cenna pag. 78. abbiamo , che nel Concilio di Tours Germani quo- 
que plures occulte obedientiam Alexandro Papa per litteràs exlnbuerunt : 
Italia vero non minimam partem , partim /cripto , partim fua prof enti* 
affuffi) e nientedimeno Alberto itene fempre forte coli' Imperado- 
re , quefi? è una prova irrefragabile della fua pertinacia nel perfe- 
guitare il Vicarib di -Cri fio , e nello fpalìeggtare V iniqua caufa di 
Federigo. Dalla ftefla falfa ipotefi delia finta riferva raccoglie il no- 
ilro Teologo pag. 76. la ragione , per cui ne il Patriarca d' Aqui- 
leja , né alcuno de' fuoi Suffraganei comparve al Conciliabolo d' 
Erbipoli . In Pavia ( die' egli ) fendo/i fottofcrhti : Salva in poflerum 
Cattolica Ecc/efije Cenfura tutti di conferva fi afiennero et intervenire aW 
Adunanza di Wirtzburgb ; e per produrre quefta rara conghiettura , 
ci accerta d 5 effer ricorfo alla fpecol azione . Ho fpeculato un poco il 

perchè ecc Quanto più vo fpecolanào fopra ecc. Ma qual uopo mal 

di fpecolare , allorché fi tratti di cofe di fatto , che nella fìioria 
debbono rintracciarli , e da quella con tutta facilità poiìbno aver- 
fi . ? Il Patriarca d 5 Aquileja , che in Pavia 1' anno 11 60. lì foferif- 
fe al Conciliabolo , fu Peregino , è quelli morì 1' anno appretto , 
Gli fuccedette Vodalrico II. , il quale non fi framifehiò punto nel- 
la feifma , anzi fece ogni sforzo per purgare da quello la fua Chie- 
fa. Ecco la ragione, per cui egli Tanno 1165. non intervenne al 
Conciliabolo d' Erbipoli , come pure, perchè tra gli Scifmatici , 
che in Venezia 1' anno 1177. furono aftolti , non è nominato, d' 
afloluzione dalle feomuniche non avendo punto bifogno chi non era 

mai 



\^6 APOLOGIA 

mai flato (comunicato . La Storia della Chiefa d' Aqtiileja del P. Ber- 
nardo Maria de Rubeis fu (ìampata folamente quattordici anni faj 
e non è cofa rara, né rari fono gli Anecdoti del P. Bernardo Pez , 
da cui il De Rubeis traile il fondamento di quefto fatto. Ha egli 
lette il noft.ro P. Speculatore queft' Opere ? Se le ha lette , tutto 
ciò dovrebbe aver oiTervato, e il fuo travedere farebbe un traveder 
volontario, per ingannare chi le^gc . Se poi non le ha lette, e più 
acconcio , e ficuro ha (limato il ricorrere in fomiglianti cafi alla 
fpecolazione, egli ci fa coli'efempio fuo vedere , che anche fenza 
alcun lume di lettura, e di Critica fi pofTono far libri. Ma che di- 
remo del folito corteggio di fallita , da cui non fi trova giammai 
abbandonato? Poche ne noterò io da qui innanzi, poiché di troppe 
egli abbonda. Alla pag. 70. coraggiofamenteferive, ch'io Non voglia 
Santo Alberto principalmente, perchè lo voglio Scifmatico ; e pure non può 
non aver letto alla /><*?• 103. della, prima mia Lettera quefte preci- 
fé parole: Per accertar/?, che Alberto non fu né Santo, ne Martire , ha- 
Sia dare nrì occhiata agli Atti della [uà Vita , cioè a quello , che /paga- 
mente abbiamo di lui negli Scrittori, e ni 'un azione Jì troverà , da cui San- 
tità, o Martirio pojfa. arguirfi . Segue la enumerazione di quefte azio- 
ni , in cui dell'eiTere flato feifmatico non fi fa né pur motto, indi 
così: ®u al fondamento adunque, né pur apparente, di chiamarlo Santo , 
e Martire? Si tocca appretto lo feifma , e s' aggiugne: Se noi abbiamo 
delle prove per dimojìrare , che Alberto non morì Jcifmatico , e quali poi 
fon quelle, che cel dimoflrano Santo , o Martire ? Si cercano immedia- 
te quelle prove ne'MSS. > e per fine fi conchiude pag. in. Né pur 
coir ajuto de' MSS. adunque fi può provare , che il noflro Ve/covo vivsjfe da 
Santo , e mori jf e da Martire , e tutto il compleffo della Lettera ad altro 
non mira, che a provare, come l'azioni d' Alberto furono tutte o 
indifferenti, o cattive. Per quefto adunque principalmente non Io vo- 
glio io Santo, e non perchè (offe Scifmatico^ Patente menzogna è 
pure quella, che fi legge pag.yì., ripetuta pag. 83- 84. 87. , cioè , 
che Tutti gli Autori editi , inediti , concordemente chiamano Santo , 
Beato il noflro Vefcovo : quando niuno di quefti titoli , come al 
Num. XXXVIII. fi è avvertito , gli dà il Brandi , niuno il Ni- 
giini , niuno il Sanfovino , niuno Aldrighetto da Campo vici- 
no a que'tempi , e Vefcovo di Trento, intereflato per confeguenza 
nella lode, e niuno per (ine il documento dell' antichiffimo Mejfah 
MS. di Caflello, rammemorato dal noflro fletto Teologo/^. 40. 85. 
U4. , e 153., in cui fi legge: Qbitus Alberti Epifcopi , fenza alcun 
titolo. Più turpe, e più vergognofa, benché ad altri comune, èia 
falfità, e l'impoflura, che fi legge pag. 79. , ripetuta pag. 1 12. , cioè, 
che Alberto folle uccifo in odio dell' Immunità Ecclejìaftica , decorno 
quella, che da un falfifkatare della Storia del Pincio, per tale da- 
£Ìi fleffi Trentini conofeiuto, e dichiarato deriva ; intorno al qual 

punto 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 147 

punto veggafi il Num.XV. Ne iègue immediatamente . un 5 altra, ac- 
crefciuta alla pag. 104. , cioè, che Alberto, allorché fu ticciio , Da 
nemici capitali , c^ 4^ok^ p^r/^ del fino Prencipato aveangliufurpata , *r<i 
fieramente travagliato , e che /* trattava di Vii l agi , di Terre , e// C#- 
jfc///, e forfè della Religione, Dal Pincio , che pure fc riffe per lilciar 
la coda alia Corte di Trento, nulla abbiamo di certo . Dice ibi- 
tanto : Sufficit) efi ex bis , qua pojìea fecuta funt , Dominos a Ca/ìrobar- 
co eo tempore Tridentinos armis infefiajfe . Il Padre non ha capito le 
parole, che immediatamente feguono: Namque omnem Lagarinam Val- 
lem , & qu# funt Oppida y atque arca in utraque fluminis parte , & ali A 
infuper loca dominatum temere, juribus tamen Ecclejt$ Tridentina fubje- 
fi:i\ colle quali non intefe già lo Storico, che ingiullamente quelli 
luoghi s'avellerò ufurpato; ma che gli avevano in Feudo dalla Ghie- 
fa di Trento -Dal Sanfovino poi abbiamo tutto 1' oppoilo , alficu- 
randoci quell'Autore, che allorché Alberto fu amfruzzaj:o , veniva 
con molta gente per torre lo flato a Caflelbarchi . Né dall'uno, né dall' 
altro adunque di quelli due Storici 11 raccoglie, che i nemici d'Al- 
berto buona parte del fuo Principato gli avellerò ulurpata , e molto me- 
no , che fi trattaffe della Religione ; onde mere immaginazioni , e 
bugie poffono dirli anche quelle , finché con ulteriori autorità , e 
documenti non venga provato il contrario. OlTervifi di paffaggio , 
che dopo le parole del Pincio : Juribus tamen Ecclejìx, Tridentina fuh- 
jeòla , il Volgarizzatore aggiunge di fuo ; ancorché fodero fondatori ; 
ma perché colai giunta non doveva piacere a Trento , folto pena 
di fcomunica ipfo faclo incurrenda (benché per altro coli' autorità d' 
altri Storici poteffe confermarli ) fu ordinato di cancellarla : all' 
oppofto l'altra giunta ben più putida, e favolofa : refe /' anima a Dio 
per difendere la libertà Ecclefiaflica , perché grata, e favorevole , pa fsò 
fenza cenfura . M'era quali dimenticato una recondita , e non più 
intela dottrina , quantunque fuori della materia , eli abbiamo per 
mano , cioè , che uno de' principj di Cartello folle il dubitare di 
tutto . La fa veramente ( dice il nollro Teologo di me parlando 
pag.óg.) da Cartefiano: Dubitazdum de omnibus. Che grand' omaccio- 
ne ( avranno flcuramente detto a quello palio gli Studenti del Con- 
vento di S. Francefeo di Trento ) ch'è il noilro Maelrro, e quan- 
te cofe, ch'egli (al E pure di Capere aliai più faggio migliore avreb- 
be dato, 5' avelie taciuto . $e non dirò le lei Meditazioni Metafifi- 
che di Cartefio, ma il folo titolo della prima fi foffeegli fatto mo- 
ilrare, avrebbe veduto, chVdiee: De n s , quae in dubium revocar i pò f- 
funt . L'innocente Padre ha creduto, che incominciar l'ordine del 
flloiofare dalla dubitazione, o fìa loipenfion del giudizio , e dubi- 
tare di tutto, lìa lo ftelfo: ma di foverchio va errato, altro ellen- 
do dutrure per ifeoprire ciò,, ch'è Vero, ciò, ch'è Fallo, e ciòj 
ch'è Dubbiolò, come infegnò Cartefio: altro dubitare per mettere 

S in 



14S APOLOGIA 

in dubbio ogni cofa , e per annientare la fletta fcienza , comefem* 
bra facettero gli Acataletrici , il capo de' quali , cioè Arcefila , al 
dire di Cicerone Aùddem. Qutfì. Lib.i. §. 12. Negabat effequidquam , 
quod fciri poffet , ne illud quidem ipj'um , quod Socrate* fihi reliquiffet . Sic 
omnia latere cenfebat in occulto , ncque effe quidquam , quod cerni , aut in- 
telligi po/Jìt: quibus de cauffìs nihil oportere neque profiteri , ncque affer- 
mare quemquam , neque affertione approbare . Vano, fieri le, e delia Ve- 
rità diflruttivo Dubbio era coteilo: ma quello di Cartefio è Dub- 
bio giudiziofo, e fecondo, anzi al difcoprimento della Verità , ed 
all' acqui ito della Scienza necettario, mentre finche quefta dall' Opi- 
nione non venga feparata, e finché il Vero, il Fallò , e il Dub- 
biofo fieno tra loro confufi , e rnifli, quale fperanza di Verità , qua- 
le di Scienza a noi rimane? Quindi è, che di quello modo di fi- 
lofofare dagli fletti fuoi avverfarj fu commendato Cartello, tra'qua- 
li Pietro Gatterido nelle obbjezioni fopra la mentovata prima Me- 
ditazion Metafifica ebbe a dire ; Comprobo injiitutum , quo mentem 
tuam exuere omni pr<ejudicio voluifli ; e tanto è lontano, che per Aca- 
talettico, o anche femplice Scettico pafTaffe Cartefio, che anzi Pie- 
tro Daniel Huezio nel Cap. 1. V 14. delia Cenfura Philofophi* Carte- 
fi ance di (Te di lui : In eo errare incipit , quo incipit di] crepare a Scepti- 
cis . Hi enim , & Me viderunt effe dubitandum ; at dubitare ille tum de- 
fiit, cum erat maxime dubitandum , in hoc vi 'delice t principio (cogito er- 
go fum) quod non minus inceri um efl , ac reliqua omnia , quéus addu- 
étus erat ad dubitandum : hi dubitare pergunt in eodem ilio principio , de 
quo vel maxime dubitandum effe vident . Da tutte le quali cok a buo* 
na ragion fi deduce , che fé da oggi innanzi il noflro Teologo , 
polli dall' un de* lati i fiflemi degli altri Filofofi, unicamente s' at- 
terrà allibri Reportatorum Parifienfium, e alle Quteftionej Quodlibetales , 
e a quelle dedicherà tutte le lue fpecolazioni , fé non moflrerà mag- 
gior fapere, meglio almeno coprirà la fua poca' cognizione . 

LI. Di qui paffa egli a feiogliere le mie obbjezioni, che chiama 
pag.79. molto deboli , e la prima di quelle fi è il filenzio di Barto- 
lommeo da Trento. L* invincibil Campione mi porta ora la guer- 
ra in cafa , e mi combatte colle proprie mie armi . Ottervò egli , 
che il regnante Sommo Pontefice nel Lib>"$. cap. 10. S. 1. De Canonizatione , 
di quelli autori parlando, che contra la forza dell'Argomento Ne- 
gativo difputarono , dopo aver nominato Giambatilla Th'iers , il 
P. Onorato da S. Maria, il P. Theofilo Rainaudo, e il P. Francc- 
feo Bonas Spei , aggiunge così : Et pofl primam -hnjus Operis editio- 
nem , Hieronymus Tartarottus in Epiflola de Arte Critica a Num. 32. 
ufque ad finem , Tom. XXL inter Opufcula collctta a P.Calogierà . Tan- 
to al noflro eccellente Critico è b flato per cantare la vittoria. Che 
mi va qui dunque ( feri ve egli con vi io burbero pag. 80. ) il Sig. Gì- 
rolamo T art arotti obiettando tfna e due fiate ilfilenzio del Domenicano , 

s'egli 



ALLE ME MOKI E DI KOVEKETÒ. 149 

/'egli medejimo lo giudica di neffun pefo ? Ecco rovefciata a terra coli? 
fue proprie armi la gran machina. Il Jtlenzio del noflro Domenicano (ag- 
giunge pag. 158. ) farebbe nel vero un futterfugio affai mefchino per tut- 
ti , ma fpezialmente per lui , che non fa un conto immaginabile né dell* 
argomento negativo , né dell'Autor, che tace. Veggiamo di grazia, fola 
cofa fìa così. Rattamente il regnante Sommo Pontefice citò queir 
Operetta infienie coli' altre, che l'argomento negativo impugnano » 
Altro è però il far vedere, che non Tempre è di gran pefo queuV 
Argomento; altro il pretendere, che non lo fiagUmmai. Se il no- 
flro Teologo fi folte prefa la Irriga- di leggere non i foli Paragrafi 
da fua Santità citati, ma anche il §. 19. della fteffa Differtazione , 
quefte preci fc parole avrebbe ritrovato: La verità è, che unjimil mo- 
do d 'argomentare ora fìringe MOLTO, ora poco, ora nulla. Ecco ritor- 
nata in piedi colle mie proprie armi , o per dir meglio colle mie 
proprie parole la gran macchina , ed ecco dimostrato , che le pro- 
porzioni : Lo giudica di niun pefo .... Non fa un conto immagina* 
bile ne dell' argomento negativo, riè dell" Autor , che tace , fono pure , e 
prette menzogne. E tanto baderebbe per guadare tutta Ja vittoria 
del noflro gioriofo Trionfatore . Perchè però debole , e meramente, 
Negativo chiama egli l'argomento da me prefo dal filenzio di Bar- 
tolommeo, e non mancheranno perfone, anche di quelle, che pad 
fano per dotte , e che fi figurano di fentir molto addentro nelle 
lettere , le quali gli crederanno ; convien fermarli alquanto iopra 
quello punto. Dirli già nei citato luogo delia mentovata Operetta» 
che il dar le regole, e fiffare i termini circa la forza dell'Argomento 
Negativo , è una cofa malagevolijfima . Lo fteffo dirà ognuno , che 
ouefta materia intenda, anzi Giovanni Launoy nelTEpiitola prepo- 
sta alla Differtazione, che fopra tal Argomento compofe , diede il 
cafo ancora per più difpcrato. Kegula nulla ( dice egli ) poteft certa 
conflitui ; fed quidquid efì , totum viri fapientis , & (equanimi judicio re- 
Unquitur , ex quo reófe & appojtte ratiocinandi leges qucelibet manarunt . 
Vaglia però il vero, e' non fi vuol perderli interamente d'animo . 
Più qualità fono fiate da molti valent* uomini notate > che a tal 
Argomento danno vigore, e qualcheduna fé ne potrebbe aggiunge- 
re* Raccoglieremo adunque quelle qualità , faremo prova, fé il da 
me addotto le abbia , e quella prova potrà poi fervire di regola, e 
di criterio per pefar la forza anche d' altri in altri cali. 

LII. Che a doluta meri te parlando V Argomento Negativo nulla 
provi ( fé fé ne tragga Natal Aleffandro , il quale troppo general- 
mente per verità quell'Argomento alcuna volta fcreditò, quantun- 
que poi in pratica grandiflìmo ufo ne faceffe } non fo, che da al- 
cun autore di credito fia fiato detto. Lo fteffo Thiers, che contro 
al Launoy la forza impugnò dell' Argomento- Negativo , confeffa 
anch' egli nel Cap.z< obferv.n. della ìuaDjflertazionej, Kejiciendasnort 

S z e£e 



150 APOLOGIA 

effe qualisbet argtimentationes negativas , neque temere , curri aliqua opponi* 

tur , exclamandum : ex nega t ivi s nihil concludi g)« / nullum abnutivi 

generis argumentum recipiunt , profeto non advertunt illud Ò* facris auBo- 
ribu! « & optimi* Ecclefuz traBatoribu! , <& /à&o/# magi/ìris v alidum [emper 
vifwn effe , cum eas prajertim res agitant , qua in fatto , u[u , & tradii io- 
ne confiflunt . Corre bensì un'affioma, che A negantibus mìni colligitur • 
ma chi con queiV arme Intrigato fi fia d' interamente abbattere l* 
Argomento Negativo , acciò il P. Teologo non s' alteri contra ài 
me, e non (ì lafci per avventura fcappar la pazienza , lo fpiegherò 
colle parole del citato Launoy nella mentovata Epiftola : Utverum 
jatear , ifiud fine ullo difcrimine vel deleBu qui reijciunt , eos effe in Dia- 
lettica mediocri ter inflitutos quotiate experimur . Ncque enim Canonemillum y 
quo ex negativi! nihil concludi flatuitur , quo intelligendu! modo fit , ufpiam 
at tender unt . Conferma lo fletto , e più chiaro fi fpiega il Muratori 
negli Anecdoti Tom. 2. pag. 347. Sed jam quo[dam mihi reponente s audire 
videor^ hanc argumentandi rat ione m enervai am plumbeamque effe , quippt 
argumento , ut Logici appellant , negativo nil potefi probari* Ita fortaffe re- 
fpondeant , qui Ecclefiafiicam eruditionem neque a limine [alutar unt , totumque 
cerebrum trkis Scholafticis devovere . Egli è ben vero però , che non 
lutti gli antichi Loici ebbero sì vile concetto dell' Argomento Ne- 
gativo. Notandum ( feri ve Enrico Glareano nelle Note (opra la Dia- 
lettica di Giovanni Cefario TraB. 9. ) magnam effe- contentionem dehoc 
loco apud erudito!, num negative valeat . . . Apud doBos frequens fermo efi , 
Plinius non meminit , Arinotele! nihil dìcit , obticet Dionyfiu! , cum alia ta- 
rnen diligenter deferipferint, argumento ber eie [unt , non effe vera , qtue Hit 
(rmi[erint . Talia [ane argumenta virtute Loci a Minore ad Maju! , [atis 
probabiliter prozedunt ; ma per verità il Glareano non può dir fi di 
coloro, che totum cerebrum- triàs Scholaflicis devovere. La prima qua- 
lità da' Critici ricercata, acciò l'Argomento Negativo (la concluden* 
te, fi è, ch'egli non fa puro Negativo, ma- fra mirto con qualche 
cofa di Pofitivo. La Regola è del P. Mabiìlon DeStudm Monaftms 
Tom. 2. Cap>. 13 . Animadvertendum- efì ( dice egli ) duplex argumcnti ne- 
gativi genus poffe difìingui ; quidam enim [unt pure negativa , alia vero po- 
fitivum quid mixtum habeniia. La dottrina ha bifognod' illurtrazione , 
ma per non traferi vere le cofe altrui , la illuitreremo con efempj 
da altri, ch'io fappia, non prodotti. Giufep f ->e Ebreo mlLib. 2. cond- 
irà Apionem , provar volendo l' amichila delle Leggi Molaiche , e 
come gli Ebrei ebbero leggi prima de' Greci , fi ferve del file tizio- 
d'Omero , e dice : Qmnes ■ , qui apud Grcecos mirabiles [unt , novelli atque 
recente! , quantum ad illuni ( Moyfen ) compiati , effe no[cuntur ; quando 
ncc ip[nm nomen Legis fuiffe olim apud Greco! apnofeitur . Teftis- Home- 
rus efì , qui nufquam in opere [no hoc uf'us efì nomine. L-' argomento e 
puramente Negativo , fenza nulla di Pofitivo , clic lo rinforzi , e 
fero di niun vigore . E quante altre cofe mai non nominò Orne- 
rò , 



ALLE MEMORIE DI ROVERÉTO. 151 

ro, che pure non dovevano eiTere ignote all'età fua ? Anche tra le 
vivande, ch'egli mette in tavola a'fuoi Eroi, non comparifce mai 
iiè leffo, né pefce, né condimenti. Diremo per quello, chea quella 
ilagione non follerò tifati da Greci ì Platone nel terzo della Repub- 
blica dice^ che ciò kce^ perchè a chi attende alla guerra è più age- 
vole valerli del femplke fuoco nel cucinare , che recar feco quan- 
tità di pentole, e perchè limili delicatezze a' lbldati non fi conven- 
gono ' Plinio alToppofto con molto maggior ingegno fi fervi dello 
fletto fiienzio d'Omero per provare, che al tempo della guerra Tro- 
iana non erano per anche in ufo le anella . Nec Ili ari s temporibus 
(dice egli Lib, 33. cap. I« ) ullos juijje anulo s video : nufipLim certe Ho- 
merus dicit j cum & codicillos miffitatos epiflolarum gratia indicet , •& con- 
ditas arcis vefies , ac vafa aurea argenteaque , &* ea colligata nodi , non anu* 
li nvta . Sor tiri quoque con tra provocationem Ducei non anuli s tradit • Fa- 
bricam etiam Deum fibula r , & alia muliebri s cultus , Jicut inaures , in pri- 
mordio faSlit afte ^ fine mentione anulorum . Tante occafioni , nelle quali 
Omero doveva far menzion delle aneila , fé fiate ci fodero , dan- 
no gran fofpetto d'invenzion pofleriore . L'argomento , non v' ha 
dubbio , è Negativo , ma è folleggiato da un buon Pofitivo , che 
molto lo avvalora, e rinforza. Quello di Giufeppe all'oppofto n'è 
interamente fpogWato, e per dargli qualche vigore , converrebbe , 
ch'egli avelie fatto vedere, come Omero in quello, o quel luogo 
de'fuoi Poemi aveva tutta l'opportunità d' tifare la voce Lex , ed 
era in certo modo neceflltato di farlo, come delle anella gi'udizio- 
famente fece Plinio. Del filenzio di Teofraflo altresì ben fi ferve 
quello Srittore nel Lib.ig.cap.z. provar volendo , che lo fparto di 
Scagna non era noto in Grecia a 5 tempi del Eie Antigono . Neque 
omnino Theophraftus ullam mentionem h.tbet [parti , cunEìa cura magna pro- 
fecutus'j quo apparet , pofl id tempori s Jpatium in ufum venifje fpartum . 
Qualche volta il Pofitivo è ancora più ftringente , e dà al Nega- 
tivo forza quali di dimoflrazione . Si difputerà per cagion d' efem- 
pio, le il tale fia da computarli, o no, in una famiglia, di cui fi 
ha l'albero genealogico ilefo con diligenza, e da fcrittore antico : 
ovvero.il tale fia flato Lettor Pubblico d'unTTniverfità , che con- 
ferva i fuoi Regifìri Originali, attentamente lavorati. Non compa- 
rendo in qucfti documenti il nome controverfo, poco fervi rebbe 1* 
affermazione di qualche fcrittpre moderno per foflenerlo . L' argo- 
mento fopra quella fondato ancorché Pofitivo, ceder dovrebbe a! 
Negativo fondato fopra il filenzio di quelli, mentre, come ben no- 
tò il mentovato Muratori nei citato luogo ; Quo paHo amabo tot 
commenta , fabuLvque explodi , atque exfibilari po/fent , qae inpofleriorum tem- 
porum H^iorias irrepjere , nifi aniiquiorum filentìum pluris , quam imperita 
audaxque recentiorum loquaritas , penderetur ? Affirmant hi ad arbìtrìum 
JHum 5 gefiaqùé a temporibus fuis rcmotijfima fomniant *, itti vero ne voiam 

quidem 



ly* APOLOGIA 

quidem vefligiumque earum rerum reliquere , relifluri fané , fi illarum noti* 
tiam babuiffent: & nos affirmantium potius imperitia , quam tacentium do- 
ttrina, duci finem usi Ora quefto appunto è il cafo noflro . Il Pincio 
icrittor moderno afferma ad arbitrium fuum , che Alberto fu un San- 
to e in vita, e in morte. Di quetta Santità nec vola, nec vefiigium 
non folo preflb gli altri compilatori di Vite di Santi , ma pretto 
Bartolommeo da Trento, che nel fuo Leggendario non fi dimen- 
ticò d'alcun vero Santo di quella Città , anzi di molti fece men- 
zione, che meno affai del noftro Alberto a Trento appartengono. 
Qual maggior forza di quefta potrebbe defiderarfi ? Qual maggior 
Politi vo , che quefto Negativo argomento rinforzi , e foitenga ? 
Nella fteffa guifa moltiffime favole da moderni autori fpacciate , 
molti finti Papi, molti immaginati Vefcovi fono fi felicemente da* 
buoni Critici feopertì , e fmentiti . Veggafi il Mabillon nel citato 
luogo, e Palignefii Monita Genealogica, Monit.^i. ValidirTìmo è altre- 
sì l'Argomento Negativo, allorché non s'afferma una cofa, ma fi 
niega. Per chi pretende vero un fatto , non balìa provare , nulla 
effervi in contrario negli Scrittori, ma conviene con politivi argo- 
menti ne comprovi la verità. La fola poffibilità bafta ad alcuni per 
render credibile qualunque avvenimento , ma quefti delia natura 
della Storia poco fi moftrano intefi; e meritamente vien derifo il 
Platina , perchè dando il dio pafìaporto alla favola della PapefTa 
Giovanna, dille: Erremus etiam nos hac in re cum vulgo: quamquam 
sppareat ea, qu<* disi, ex bis effe, qua fieri poffs creduntur .. All' oppo- 
ito chi negami fatto, non può della propofizion fu a render ragio- 
ne ,, fé non col filenzio degli autori , mentre gli autori fcrivono 
bensì ciò, che fu,- ma ciò,che non fu, nenpoffono fé non tacerlo .Canonem 
bunc (Negativa Argunienta nullius ponderis. effe) ubi depofitivis faBis 
evincendis agi tur , verijjìmum Jane concedimus . At manifefie falfum effe 
tontenàimus y fi ad evertendas uliorum affertiones , five ad negativam Tbe- 
firn comprobandam referatur . Validijjìma enim , ac precipui roboris tunc 
effe Negativa Argumenta , nemo- nifi piane flupens, aut in Hifloriis pere- 
grmus.y ignorai. Qnamobr.em a preclari s Hijioricis pajjim ufurpari folent 
ad figmenta qualibet explodenda . La giudiziofa offer/azione e del 
P.. Don Guido Grandi nelle Di ffer razioni Camaldolefi Differì. 3.. 
eap.S. num.$. y e la ragione è manifefta , mentre ciò , che fu , è 
qualche cofa, e come tale, può anche produr qualche effetto, qual 
farebbe quello d'effer narrato.* ma ciò,, che non fu, non è fé non 
negazione di cofa, o fla un nulla, e dal' nulla non può prctenderfi 
io ftefib , giacché Non entium nulla funt figna ,. nulli efftBus . Ora noi. 
fiamo nel cafo.. La mia proporzione , Che Alberto non viffe da San- 
to-, e non morì da Martire , è Negativa, e per confeguenza non può, 
provarli fé non coL filenzio di coloro, che della fuppoita Santi u» . 
e Martirio avrebbero, dato, conto , fé veri follerò flati . Bartolo-u- 
rne Q 



ALLE MEMORIE T) I ROVERETO. 153 
meo da Trento è fenza dubbio uno di quelli , tfìendo antico , e 
quafi coetaneo, ed ayendo fcritto un Leggendario de'Santi , in cui 
tanti comparifeono, che con Trento nulla hanno che fare, e pure 
d'Alberto non fa cenno. Segno evidente, prova lumi nofiffi-ma , che 
il fuo Martirio è una femplicità nata dall'ignoranza di que' tempi , 
e la Santità ara è un'immaginazione de' moderni., nata dalla falfa 
ipotefi del Martirio. A (fai Aimo prova ancora V Argomento Nega- 
tivo; quando fi tratta d'un fatto infìgne, che non folo ove fegui, 
ma anche altrove doveva faperfi, e celebrai fi. Tanto autem fit cer~ 
tior , i3> evidentior ex Argomento Negativo demonflratio (feri ve il P. Da- 
niel Papebrochio in PropyUo Maji DiJfert.S. §.9. ) guanto notitia fa- 
tti , de cujus credibili tate controvertitur , ad plures per tinger e , & a più- 
ribus J cripto confignan debmjfet , propter infignem fui claritatem . Prima di 
lui anche il Launoy nelf Appendice alla citata Diflertaz'ione Ani- 
mad» 6. così aveva Icritto : Infigne faBum , & quod memoria dìgnum fuif- 
{e ponitur , fi tam generali obruitur filentio , caujfam nullam habet , qua 
fiat credibile. Quella ritìeiììone non può edere più accomodata al no- 
ilro propofito . Il Martirio d'Alberto farebbe feguito in un tempo, 
in cui l'Idolatria era affatto eflinta, e per confeguenza farebbe Ira- 
to come un bel fiore fuor di flagione. Quai romore però e in Ita- 
lia, e a R.oma , e per tutto il mondo Criftiano ? Tanto appunta 
per la fteffa ragione feguì de'noftri tre Martiri Anaunienfì, i qua r 
li perciò veggi am celebrati da molti fanti Padri , da altri antichi 
icrittori anche forestieri , talché pare abbiano fatto a gara i prin- 
cipali autori di Martirologj per fregiarfi del nome loro . All' op- 
pongo il noilro Veicovo Alberto, non comparifee in alcuno di que- 
lli facri Cataloghi; non è celebrato, anzi né pur nominato da ve- 
rmi antico fcrittore; e ne tace per fino uno viciniiTimo di tempo., 
e che celebrò tutti i Sa»ri della Chiefa Trentina. Gran forza ha pa- 
rimente l; Argomento. Negativo , allorché vien tratto dagli fcrittori 
patrj. Ognuno fa quanto ingegnofo fia 1' amor ddla Patria per far 
comparir belle agli occhi degli Storici je cofe proprie, e per indurgii 
ad ingrandirle. Se fono di poco decoro, può eflere , che le tacciano, 
inganno prodotto dallo ileiTo amore: ma fé fono favorevoli, ed ono- 
rifiche , non fi tema punto. Piuttosto potrebbero temerli millanterie, 
e tantafere che altro fondamento non avellerò , fuorché la fola fan- 
tafia di chi le fcriffe . Ora chi per onorare la Patria fuol accogliere 
anche le favole, diremo , che quella volta abbia taciuta la verità ? 
Bartolommeo , eh' era Trentino , e che in grazia di. Trento feri (Te più 
cofe incerte , ed anche favolofe , non dovrà poi fcriverne una vera , 
veriifima? §juis credati dirò qui col Muratori nel citato Tom. 2. degli 
Anecdoti pag.^^S.)-hofce Aiittores fplendons' fui <erte fludiofiffimos , di- 
ligentcrque fingularia decora defcribent.es , tam fui y tam Patria oblitos , ut 
prxclarijfimum inter omnia ornamentum pyxtermitterent ?' Habemus bit ' , 

ut 



1J4 APOLOGIÀ 

ut cum doclijjimo viro Melchior e Cano loquamur , Scriptores antiquo* , 
ejujdem Oppiai , qui tantum decus tacuerunt , non.omìjfuri y fi fcivijfent , 
jcituri autem , fi fuiffet . Bartolommeo non diede vite ài&dfc di San- 
ti, ma riftretti, e gì' intitolò ( almeno fecondo '1 Codice Barberino) 
Epilogi in gefta San&orum . Nientedimeno facendoli egli a feri vere la 
Vita di S. Vigilio Vefcovo di Trento, ingrazia della Patria h^ col- 
tro al fuofolito, come un Prolago, in cui parla delia Città di Tren- 
to, del fuo fito, nome, e prerogative, come pur di quelle del Prin- 
cipe. K il vero, che S. Vigilio è il maggiore, e primo luminare 
della Chiefa di Trento. Pure Alberto, fé fofse vifsuto da Santo, e 
morto da Martire gloriofo dell' Ecc le fi attica Immunità, e Chiefe a- 
vefsc avuto in fuo onore fubito dopo la morte, come fi ftudiano di 
dare ad intendere i fuoi Apologeti, fé non farebbe il primo lumi- 
nare .di quella Sede, farebbe certamente il fecondo , che sì chia- 
ra, e rifplendente l'avrebbe refa ne' tempi di mezzo, quanto Vigi- 
lio la refe ne' primi . Ma come poi Bartolommeo da Trento dell' 
antico lume tante parole , e del recente né pure un cenno? Da 
pieciol tocco, che intorno a S. Mafsenza madre di S. Vigilio vedefl 
negli Atti di quefto, s'ingegnò egli di compilare al meglio la vita 
di quella Santa Donna , la quale in altri tempi recitava!! pubblica- 
mente nella Chiefa di Trento , ma poi con ragione fu fopprefsa ; 
e noi crederemo, che nulla fi curafse d'un gran Santo, d'un gran 
Martire, d'un gran Vefcovo della fua Patria . ? Chi mai al facon- 
do filenzio dì queft' Autore zelantiifimo della gloria di Trento , a- 
vrebbe coraggio d'opporre il muto favellare d' uno Scrittor recente , 
chimerico, che parla fenza autorità, e di cui tante fono ie menzo- 
gne, che d'Alberto afserifee, quanti fi può dire fono i periodi, che 
a lui deflinò nella fua (toria? Simili fandonie potranno bensì imboc- 
carli a coloro, che della prima mia Lettera fi fcandalezzarono , ma 
non già a perfone avvedute, e che abbiano fiore di fenno. Aisaif- 
iìmo per fine dee valere il filenzio d'un Autore , allorché funi-, 
dente diligenza moftra nelle cofe antiche, e che non potevano cfser- 
gli molto ovvie, e tace poi cofe, che non doveva ignorare , come 
«feguite al tempo fuo, o de' fuoi genitori. Anche quefto afiìoma dà 
fommo vigore al mio Argomento. Bartolommeo per efsere (lato de' 
primi, che unì infieme vite di Santi in un fecolo sì disadatto per la- 
vorare un intero Leggendario, può in qualche guifa meritare gene- 
ralmente lode di diligenza; ma per conto de' Santi Trentini , gli 
Atti de* quali, come remotiffimi dal tempo fuo, non farebbe gran 
maraviglia, che non avefse avuti alla mano, fu fenza dubbio di- 
ligentilfimo, mentre non ne lafciònè pur uno*. Perchè dunque avre- 
be lafciato Alberto, nulla men celebre , anzi (fé fé ne tragga Vigilio, 
e i tre Martiri ' Anaunicnfi ) più celebre degli altri, eisendo ilato 
Martire deirEcclefi attica Immunità? Dunque chi gli Atti rimoti , 

e neU' 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO, 155 

e nell'obblivione fepolti de' Santi Trentini con tutta diligenza rac- 
coliè, trafcurerà poi interamente gli Atti di uno , che confeguì la 
corona del Martirio, fé non lugli occhi Tuoi proprj , certo ali età 
di Tuo padre, e della vita del quale tanti teftimonj contemporanei 
aver poteva, quanti erano i Trentini più vecchi , co' quali conver- 
fava? Gran femplicità, gran cecità, e gran fanatismo ci vuole per 
inghiottire fomiglianti pailocchie, e più poi per lufingard di tro- 
var gente si credula, che vi pretti £cd^ . Dal fin qui detto agevol- 
mente potrà il noflro Teologo , e chiunque non ama d' ingannar 
sé, e gli altri, raccogliere, fé l'Argomento Negativo da meufato, 
fia debole , e meramente Negativo ; fé Dal filenzio a un tal Autore nulla 
fi pojfa inferire ; e fé // filenzio , fé fa per me , prova : Je no , non pro- 
va , com'egli con poca confiderazione fi è lafciato fcappar dallapen- 
na. Per poco fenfo di Critica, ch'egli abbia, non dovrebbe riufeir^ 
gli difficile il comprendere, come afTaiflìmo proverebbe cotal Argo- 
mento da sé folo; ma unito poi con tanti altri, una fpezie di di- 
mondazione viene a formare, per non fentir la forza della quale , 
non folo deli' artificiale, e della naturai Loica , ma dell'ufo ileflo 
della ragione convìen ellere affatto privo . Conchiuierò per tanto 
quella parte, facendo mie le parole del mentovato Palignefìo Mor 
nit. 30. §. 30. 31. Profiteor^ me argomenti , quod ab autori tate nega- 
tive ducitur , amore numquam fuijfe captum . Scio quantum noceat ple- 
rumque Ver itati filentium . Meliora enim , &■ veriora f#?iuf t acent ur , & 
oblivioni damnantur : bine campus mendaci is ì fabulifque unlique late expfr- 
tiandi, ac regnandi . Sed hac vice iniiciis viHus luculenti/fimis , fateri co- 
gor , filentium de rebus , à'monumentis ADEO NECESSARIA ME- 
MO RABILIBUSQUE , in argumentum evadere , qx)i re&e potejì affir- 
mantis argumenti vicibus defungi . Hoc nifi concejferis , turmamque grega- 
norum , hoc ejì Scriptorum r : ecent iorum , ei opponere perrexeris , fenejiram 
a;-'eries in hoc genere àijputationum per verfi film is erroribus . Nulla fomnia 
traditionum in non veris habere licebit . Supererit regula, aut facultas eas 
explodeadi nulla . 

LUI. Potrebbe opporu* al penultimo ArTioma da noi riabilito , 
non effere certo, che Barrolommeo fotte Trentino di Patria • ma 
lafciando ftare , che poito che la cofa foiTe cosi , fé l'argomento 
tratto dai fuo filenzio non farebbe forte per quello capo, Io fareb- 
be per tutti gli altri teflè accennati ; egli non fi ha poi furrlcien- 
te motivo di togliere a'Trentini quello Scrittore. Il più 'antico au- 
tore a me noto, che di lui faccia menzione , è Giovanni Diaco- 
no Veronefe nelle fue Hifiorm Imperiales MSS. preffo il Signor 
March. Scipione Maffei . Lo cita più volte , ina per verità dice 
Tempre: Frater Bartholomaut in Compilatane fua , fenza mai efprime^ 
re la patria. Pietro Calo Domenicano contemporan o di Giovan- 
ni Diacono, fui fine della Vita d' Ingenuino Vefcovo di Sabiona, 

T ch£, 



j$6 APOLOGIA 

che fi trova nelle (uè Legenda pur MSS. pretto i Padri Domenica- 
ni di Venezia a' Ss. Giovanni , e Paolo Cod. 642. fot. 36. , dice 
anch'egli: Hec Frater Bartbolomeus , e della ftefla formala fi fervi 
Pier de' Natali nella Vita dello iteiTo Ingenuino . Il Natali nomi- 
na Bartolommeo anche nel Prologo del fuo Catalogus SanBorum , 
ove indica i fonti , da' quali tratte , e fecondo l'edizione corretta 
dal P. Alberto Cartellano, e ftampata in Venezia per Niccolò di 
Francfort 1516. in 4., dice: Nec non Frater Bartbolomeus de Triden- 
to , Ordinis Predicatorum in Cbr onici s fuis . Avvertati però, che l'edi- 
zione di Vicenza del 1493. in fol. , eh' è la prima , come pure V 
eaizion di Lione del 1542. apud JEgidium , & Jacobum Huguetan , 
dicono folamente : Nec non Frater Bartbolomeus in Cbronicis Juis ; da 
che ii vede , che le parole : de Tridento , Ordinis Predicatorum , non 
fono di Pier de'Natali , ma del Gabellano, che nel correggere 1' 
Opera fi prefe la libertà d'interpolarla, aggiungendo dì fuo al te- 
ito dell'Autore. A quell'edizione dovettero bere il Simlero nella 
lua Bibliotbeca , il Ciacconio pur nella Bibliotbeca, il Barpnio nelle 
Note fopra il Martirologio Romano a'5. di Febbrajp, il Papebro- 
chio nel Comentario Previo agli Atti di S. Vigilio a' 26. di Giu- 
gno, Guglielmo Cupero nel Cementano Previo alla Vita di S.Do- 
menico §. 7. a' 4. d' Agorto, e l'Echardo nel Tom. 1. Bibliotb. Pre- 
dicai, pag. uo. , che parimente fanno Trentino Bartolommeo . 
AU'opporto il Fabricio nella Bibliotbeca Latina medie , <& infime et a- 
tis dice delio fi e Ho : Videndum , fit ne exjculptus ex Bartbolomeo Vicen- 
tino, de quo infra; cioè da Bartolommeo de Bragantiis Domenica- 
no, poi Vefcovo di Vicenza, tra l'Opere del quale, mentovate da 
Giacopo Quetif, e dallo (ledo Fabricio, fi trovano SanóìorumVite 
in Epitome redatte . ÌJ Opera del noitro Bartolommeo , come s'è 
detto , è intitolata : Epilogi in gefla Sanclorum , il che riicontra col 
titolo di quella di Bartolommeo Vicentino; onde il dubbio del Fa- 
bricio non è certamente fuori di propoilto. Potrebbe aggiungerti , 
che il nortro nella Vita di S. Matienza , parlandodi Altemanno Ve- 
fcovo di Trento, dice: ujque ad tempora Venerabili s Altimanni ejufdem 
Civitatis Tridentine Epifcopi . Gosì nella Vita di S. Vigilio: Civitas , 

que Tridentum dici tur in prediBam civitatem pervenite ibìque cives 

effe Hi ..... unus in fu a Dicecefi B. Vigilio reftabat locus &c. , fenza mai 
dar un minimo cenno, che tal città forte fua Patria. Rifpondo pe- 
rò, che quantunque le parole de Tridento , Ordinis Predicatorum non 
vengano da Pier de'Natali, ma da Alberto Cartellano, debbono tut- 
tavia crederti vere, e fondate. Il Cartellano, che fiorì fui principio 
del 1500- era Domenicano, e al dire delSanfovjnonella Veneziap, 590. 
Scrifle una Cronica dell'ordine dei Predicatori , ed Un Catalogo degli Uomini 
Illuflri del fuo Ordine . Se quell'Autore era si ben informato delle 
cofe della fua Religione, convien credere, che Èpeflc diiìinguere Y 

Ope- 



ALLE MEMORIE DI ROVERFTO. 157 

Opere, e gli Scrittori di quella, e con tutto il fondamento faccfse 
quella giunta al Natali , la qual poi fu da tutti comunemente ab 
bracciata. Dalla maniera più diffulà, con cui il noflro Bartolom- 
meo fcrive le Vite di S. Mafsenza, e di S. Vigilio, e dalle diflinte 
particolarità circa Trento, che in quelle ci prelenta, fi vede chiaro, 
da altri, che da un Cittadino non poter efse derivai e. Perlo contra- 
rio de'Ss. Felice, e Fortunato favellando, va riflrettiffimo, ed ag- 
giunge foloiul fine: Supervenerunt igitur Vicentini , <&* Sanala Cor por a 
ad j 11 arri civitatem de/erre volebant ; [ed Aquilegienfes reflit erunt , Tandem 
metuentes ne Pagani litem eorum perfentirent , unum fibi retinentes alter um 
miferunt . Come sì abbondante nelle cofe di Trento, e si fcarfo in 
quelle di Vicenza un Vicentino/ S'aggiunga, che non dà la Vita di 
S. Leonzio Vefcovo di Vicenza, cola incredibile per un Vicentino, 
e Vefcovo di quella città. Quanto all'efpreflioni indifferenti , che 
neile dette Vite di S. Vigilio, e di S. Mafsenza fi trovano , non è 
da farne alcun caio, eiTendo coftumc degli fcrittori di que' tempi 
di parlar della loro Patria indifferentemente , e quali follerò foie- 
il ieri . Il mentovato Giovanni Diacono era certamente Veronelè , 
e pure, come notai alla pag. i^g. delle Memorie Antiche , parla di 
Verona, quali foife perfona d'altra città, e vi accoppia talvolta la 
giunta di Civita} Itali*, quafichè non foffe né pure Italiano , Ma 
che diremo delle Vitae Sanclorum in Epìtome* redaói* , attribuire a 
Bartolommeo Vicentino? Senza avere il MS. alla mano, e lenza 
confrontarlo con quello del noflro Bartolommeo, nulla fi può fon- 
datamente rifpondere . Se la dettatura de 5 MSS. è divtrfa, convien 
dire, che quelli due fcrittori, benché contemporanei , e Domeni- 
cani , pure s'occupaflfero intorno allo fletto argomento; di che non 
farebbe punto da maravigliarli , giacché come ofTervò Giovanni 
Bollando nel §. 4. della Prejazion Generale alla fua grand' Opera .* 
Hxc F amili a prx reliquia ad SanBorum illuflrandum honorem )am olim 
peculiariter incubuiffe videtur; e giacché nel fecoio futteguente Pietro 
Calo, e Bernardo Guidone erano parimente contemporanei , e Do- 
menicani, e pure amendue a fcriver Tomi di Vite di Santi s ac- 
cinfèro. Se poi e l'uno, e l'altro MS. è lo fletto, direi in tal ca- 
io, che l'Opera del Trentino malamente fotte fiata al Vicentino 
attribuita, al quale abbaglio l'identità del nome d' amendue, deli" 
Ordine, e dell'età averle dato motivo. Anche per conto adunque 
della Patria l'argomento prefo dal fìlenzio del noflro Bartolom- 
meo ha tutta ia fua pottanza. 

LIV. Con tutto quello però il P. Teologo non fa acchetarfi . 
Se tace il Frate ( dice egli pag, 80. ) parla affai chiaro il Vefcovo , che 
nel trecento cambio il titolo alla Chiefa anticamente chiamata del B. AdeU 
vreto : parla nel duecento il Vanga nòfìrb Vefcovo , che nel fuo Breviario V 
cnora col titolo di Santo Alar tire. M.i più di tutti la Tavoletta avve- 

' T 2 già- 



158 APOLOGIA 

gnacbè muta, alza a mio giudizio la fu a voce: S. ADELPRETUS . Va- 
glia però il vero , fi è già provato ai Num. XXVII. e XLV. , co- 
me ]a Chieficciuola d'Arco non al noftro Alberto, ma a S. Adal- 
berto Vefcovo, e Martire di Praga fu probabilmente eretta: fi è di- 
moflrato altresì al Num. XXVII. , enere una inacciaia impoilura r 
che il Lezionario ( non Breviario ) del Vvanga parli del nolho Al- 
berto, quando parla del mentovato Vefcovo Pragenfe ; e fi è per fi- 
ne dimoftrato al Num. XVI., e XXXIV, , che dalla Tavoletta del 
Duomo né Santità , né Martirio , anzi né pur foienne Culto può 
inferirli; onde alzi ella pure la voce quanto fa , che non introne- 
rà .mai fé non l'orecchie degl'ignoranti, né alcun contrapporlo 
giammai farà al filenzio di Bartolommeo, o alcuna orni filone ar- 
guirà in lui: ma piuttoflo (quando, fin d'allora fi lupponga innal- 
zata ) dovrà reputarli per un indizio dell' abufo corrente di creder 
Santo chi fu innocentemente uccifo , al quale abufo Bartolommeo 
non Ci fi a arrenduto , ma lludiatamente evitato Jo abbia . Aggiun- 
ge il P. Teologo , che forfè quello Domenicano non £ece cenno 
d'Alberto, Perchè il culto era recente, e perchè In quel torno di tem- 
po gli mancava forfè ti carattere d' immemorabile : ma a quefV inezia , 
confutata già al Num. XXVI. , nulla fa d'uopo replicare. Piacevo- 
le è bensì' quel forfè , con cui fi fuppone y che al tempo di Barto- 
lommeo il Culto d'Alberto poteffe eiTere Immemorabile , cioè , co- 
me fpiega Urbano Vili, nella Bolla Cxleftis Hierufalem , eentum anna- 
rum metam excedens ; il che è quanto fupporre, che Alberto poteiTc 
aver avuto Culto anche in vita, mentre polio che 1' avelie l'anno 
ileilo delia morte, ieguita l'anno 1177. , da quell'anno fino al 
32400, eh' è il tempo incirca , in cui Bartolommeo feri ve va y non 
corrono più di anni feflanta tre , onde per arrivare , anzi paflare 
li cento, convien prenderne quaranta incirca della vita d'Alberto. 
Piacevole è altresì il fé n tire pag. 81., che Alberta tre fecoli dopa 
la fua morte, cioè a dire intorno al 1477. godeva Di tutta la no- 
(ira vafta Diocefi ti Culto folenne, cioè con Mejfa, ed Uffizio, come ft 
fpiega alla pag. 83.: quando dal Calendario Perpetuo Madruzziano 
apparifee , che tal Culto non godeva nò meno l'anno 1560. y né 
antichità maggiore è giammai fiata per gli avverfarj provata ; e 
piacevolilfimo è poi l'udire, chtQ fé di quello Culto non fodero a 
noi noti i fondamenti , Non pertanto di ejfì ywn Jarebbe da, dubitare ; 
ma deplorare la voracità del tempo, e dire, che le memorie antiche 1 fona 
perdute , almeno fepolte ne' polverofi Archivj . Per fine il P. Teologo 
dice d'aver avuto l'Indice delle Vite di Bartolommeo, in cui man- 
cano infiniti Santi : ma qual" prò mai per lui ? Crede egli forfè , 
che Bartolommeo voleffe , o poteffe prelevarci un'Opera qua! fi è 
quella de' Padri Bollandilli ? Ùkc pag. 82. , the mancano 5. Ata- 
jaafio 1 e S. Ambrogio; ma quelli due Santi 3 avvegnaché celebri , 

e ri- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 159 

C rinomati, non furono però Martin dell'Eccleflaftica Immunità , 
non furono Vefcovi di Trento , e quello , che più importa , non 
furono contemporanei, o qua fi allo Storico , come lo fu Alberto, 
coficchè pronte alia mano aver potelTe le loro memorie. Il libro } 
che pare dovette effergli più noto , è quello di S. Girolamo De 
Scriptoribus Ecclefiajìkis , dal Tuo proprio Autore nel Cap. 12. Cata- 
logni SanSiorum appellato. Ma S. Girolamo in tal libro di S. Am- 
brofio appunto dice pochiffime , e poco favorevoli parole . Nulla 
poi né di queito, né di S. Atanafio dice Gennadio, millalfidoro, 
nulla Ildenfonfo Toletano , nulla Sigeberto Gemblacenfe , nulla 
Enrico Gandavenfe nell'Opere, che compofero De Scriptoribus Ec* 
clefiajiicis . Aggiunge il P. Teologo , che Bartolommeo non kce 
né pur menzione de'noftri due Santi Claudiano^ e Magoriano : ma qui 
il fuo Indice lo ha burlato. Un'intera Vita di que'due Santi non 
<iiw'de già Bartolommeo, né poteva darla, perchè altro di loro non 
fapeva , fé non quel tanto , che ne fappiamo ancor noi , cioè il 
poco, pochiffimo, che dagli Atti di S. Vigilio fé ne raccoglie ; e 
quello puntualmente lo riferì, anzi più forfè dille di quello , che 
doveva, mentre dà loro il titolo di Confeffori , il che non fo , fé 
da'detti Atti con ficurezza fi raccolga , Ma e che cofa rifpondere- 
mo noi alle parole, che fi leggono pag. ni., Fa tanto romore pel 
foto Jìlenzio di Bartolommeo Domenicano , per altro da lui a vile tenuto y 
colle quali, fé mal non m'appongo , s'allude alle pag. 9. io. 49. 
della Didertazione De Epifcopatu Sabionenfi S. Cafjiam Martyris , & 
5. Inventimi AcJis, ove gli errori , le femplicità , e le mancanze di , 
Bartolommeo da Trento furono per me di moilrate - ? RJfpondere- 
mo, di compamone , non di rifpoita eflere degne fomiglianti op- 
pofìzioni . Se il P. Teologo fapefie , che altri fono i pregi eOen- 
ziali degli Storici, qual è Ja dottrina, il difeernimento , l'ordine, 
lo flilc , e cofe limili : altri fono gli accidentali , qua! è l'eilerc 
nato prefente , o contemporaneo a' fatti , il che ci rende preziofx 
tanti documenti de' balli tempi,, e de' quali per altro non fi fareb- 
be alcun conto; faprebbe altresì, che fi può rifiutare uno Storico 
per un capo , ed apprezzarlo per l'altro. Rifiutai nelf accennato 
luogo l'autorità di Bartolommeo, perchè fi trattava di fatti de' pri- 
mi fecali della. Chiefa , per provar i quali, attefi l'età, e le quali- 
tà eiTenziali di lui, a nulla poteva fervire. Qui per l'oppoilogran- 
dilfimo conto fo io dei fuo filenzio , perchè autore quali contem- 
poraneo , e che per tanti altri riguardi non doveva tacere • Non 
pretendo già per quello, che dotta, erudita , ed elegante iloria di 
Alberto egli avelie dovuto lafciarci , che foma per le fu e fpalle 
non farebbe fiata cotefra : ma pretendo , che doveiTe fcrivere in 
•quella guifa, in cui ferine di S. Vigilio, o anche degli altri San- 
ti da effo regiftrati; e la pretenlion mia niente s'oppone alle co» 

fé 



ìóo APOLOGIA 

fé nella mentovata Diffcrtazione fcritte . Non diftingue il noflrò 
Dottor fottiie quefti punti , avvegnaché facilitlìmi a diftinguerfi : 
ma come mai pretendere, che de' principi dell'arte Idonea, e del- 
la Critica fi mofiri intefo, quando di quelli di tante altre profef- 
fioni , che in maggior debito è di fapere , ci compariice sfornito? 

LV* Dal filenzio di Bartolornmeo palla il P. Teologo pag. 83. 
agli efempj, da me addotti in prova, che a 1 tempi del noftro Al- 
berto gli ucciiì innocentemente pannavano per Martiri. Gli chiama 
gentilmente efempìaccì mal applicati , e replica pag. 84., che fi fa in- 
giuria Al nojlro- Santo Martire- col porre in confronto il [ho Culto si 
qualificato col Culto popolare , e breve , e di pochi, predato ad un falda- 
to morto in battaglia ; ad un Eremitano colpito da un fulmine ; e ad un 
tbbro uccifo. Vaglia però il vero non quefti tre foli efempj addutìi 
io, ma quello ancora di Benedetta V. Pontefice, il quale, benché 
onore di Martire non confeguifle giammai nella fua propria Chie- 
fa di Roma , pure per tale fu tenuto non folo in quella d' Ham- 
burgo , ove morì % ma anche in Italia , cioè nella Cattedrale di 
Afcoli nel Piceno , ove al dire del Papebrochio in Propyhzo Mail 
Dijfert. 34. §. 8. (otto la (tatua di lui queiV Ifcrizione tuttora fi 
legge •: Caput S. Benedirti Martyris , & PP. Aggiunti ancora V elenv 
pio di. Corrado, o Conone, il quale altro merito non aveva, che 
cTefsere flato contra l'autorità de' Canoni intrufo nella Sede di 
Treviri , e perciò dal Maggiordomo di quella Chiefa fatto precipi- 
tare da una montagna ; e pure da Hermanno Contratto vien det- 
to Dea dignus Martyr , e l'Annaliila Safsone, SigebertoGemblacen- 
ie , e Lamberto Scafnaburgenfe atteftano, che Ufque in pntfens tem- 
pus. magnis , ut fertur , miraculis divinitus figpe illuflratur . Aggiunfi 
per fine l'efempio di Bercario Abbate Dervenfe , uccifo mentre 
dormiva , per aver con troppo calore riprefo della fua mala vita 
un Monaco fcoflumato, e quindi tenuto per Martire non folo dal 
mentovato Sigeberto Gemblacenfe, da Vincenzo Belvacenfe , e da 
qualche Martirologio , ma come tale venerato perfino nel Romano 
a'i.6.. d'Ottobre: quantunque (labile, e ferma conclufione fi a , Eos 
qu; dormiente! occiduntur prò Chrijlo, non effe proprie Martyres , nifi ma- 
tenaliter ; homo quippe dormiens non efi proprie voluntarius , come ar- 
teflano gli Auditori di Rota nella Relazione della Caufa del B. 
Giofafat Pollocenfe, prefao il regnante Sommo Pontefice De Cano- 
nizatione Lib.. Jv Cap.. i<5. §.. 5., il quale tal dottrina approvando , 
aggiunge, che mentre foileneva la carica di Promotor delia Fede, 
i Poftulatori nella Caufa di Giovanni Giovenale Ancina avendo 
{limato, che agir fi potefse De Dei Servo non tantum uti Conjejfore y 
jed potius uti Martyre, cum occubuerit ex veneno Jthi propinato a Sacer- 
dote , quem propter fandalofam cum nonnuliu Monialibus conver fattone»; je- 
XWt redargu.erat , replicò cfso Promotore , che pollo il fatto , pure 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. i6i 
Deficiebat prosit io acceptionis Ma/tyriij quippe quia Dei Servii* occióue- 
rat ignorans Jtbi -venenum fuijfe pr opinai um ; e Y oppoilzione ebbe ef- 
fetto , mentre fu decifo , che fi dovefse agire Non ufi Martyris , 
fed uti Conjejforis . Tutti quefii efempj , dilli, addii Hi io nella pri- 
ma Lettera pag. in. <? i 24. , i quali pure dal P. Teologo (òno ora 
difliihulati , e taciuti . E perchè mai .<? Perchè accennandogli , egli 
non avrebbe poi potuto ricorrere alla replica, a cui ricorre, cioè, 
che il Culto da me indicato , fu popolare, e breve , e di pochi : ma 
troppo grossolana per verità è cotal malizia , efsendo flampata ef- 
fa m : a Lettera, e da tutti potendoli leggere. Ma qui il Padre più 
che mai sfavilla di zelo, e divampa. Viva Dio ( dice egli ) qui ap- 
parito forte argomento per abbattervi io prendo ; e l'argomento il è, che 
non efsendo in tanti anni irato da Roma abolito il Culto di Al- 
berto, Adunque ne viene , cb 'egli ne Jla ben meritevole , aggiungendo , che 
I nojìri Cardinali Clefìo , e tre Madruzzì , per tacere d' altri efimii noftrt 
Vefcovi , lo avrebbono fofpefo , ed abrogato] la qual nenia di tratto in 
tratto per rutto il corfo del libro viene da capo ripetuta. Ma io con 
poche parole replicherò una volta per fempre, che il Gleilo , e Cri- 
ftoforo Madruzzo non poterono fofpendere , ed abrogare quel Culto, 
che Alberto non aveva, giacché a quel tempo, come più volte fi è 
avvertito, in altro non confldeva che in una Tavoletta (opra la tom- 
ba colf Iscrizione: S. Aielpretus , da cui pubblico foienne Culto non 
può inferirli. Quanto poi a' Vefcovi fuccefsori , ed agli Udii Romani 
Pontefici, replico, anzi replica per me il Muratori, recato già di 
fopra al Num. II L Quii autem jure exigere pojjìt , ut Romanus Ponti/ex 
iis obfiftat , coque emendanda fumai , qua in Jlngulis Dicscefibus , in tot re- 
motis locis , contro germanas pietatis regala* , Jìve in cultu Sancfjorum > 
ufum f aerar um Imagiiium, Reliquiarum <Ljc. inve&a fuerunt , quorum nuU 
lus accufator ejì , & ne ipfl quìdem Epifcopi vitiofa plerumque reputant 7 
Episcopi quandoque ( aggiunge iì P. Criftiano Lupo nelle Note fopra il 
iV. Concilio Romano di S. Leone IX.) exceffere modum , atque errarunt\ e 
lo conferma con moki eiempj. In quelle noilre parti è ceiebre il no- 
me di S. Felice Veicovo , e Martire, che qual Taumaturgo a' 14. d' 
Agofto è venerato nella Chiefa Parrocchiale di Valle inGardumo , 
Giuridizione de' Signori Conti di Caftelbarco. Santo più ignoto, ed 
ofeuro di quello non s'udì giammai. Chi fia egli, in qual tempo 
vivefse, di qual Ch/efa foise Vefcovo , quando, come, e da chi ve- 
nifse martirizzato, non fifa per modo alcuno, Atti né antichi, né 
moderni non trovandoli, che cel dinotino. Ben fi fa, che in un 
canto del finiflro fianco di elsa Chiefa flava già un' arca di pietra 
confitta nel bafso del muro, con qualche rozzo eiterno ornamento 
pur di pietre, e con queftTfcrizione: M. Crijlofol di Gobi, & Fran- 
ce/co Girar del , Maferi an fatto far quefla fabrieba odi 7. Dxb. 1587. 
Che in tal tempo la Dioceil di Trento non fi perfuadefse d'aver un 

Mar- 



lói APOLOGIA 

Martire \ù quell'arca, fembra raccoglierà* dalla fabbrica flefsà, che 
non era un Altare, come Io divenne dappòi, e dal filenziq di Filip^ 
pò Ferrari De' Tuoi Cataloghi dé^Santi; Solamente 16. anni appieiso 
ftampò quehV Autore il Catalogus San&orum Itali*) nel quai u trova- 
no anche i Santi Trentini, fenza eccettuare Alberto; anzi na quelli 
fi vede Agnello Vefcovo di Trento del Secolo VI., involto nello fcif- 
ma d' Aquiieja, e non mai dalla Cincia di Trento per Santo ricono- 
iciuto . Chi ci diede un iciimatico per un Santo, non ci avrebbe tol- 
to un Santo vero, le notizia ne aveffe avuta, e a^uta certamente V 
avrebbe, fé fWa allora ci fofse. Mi vien Hip porto che lungo il mu- 
ro, lotto cui rtava racchiufa l'arca, fofse già una (tatua di legno rap- 
prefentante un Vefcovo , che forfè nel rinnovar V Aitar maggiore 
in quel canto era fiata ripofta, mentre anche nella prefente pala di 
efso Altare, in mezzo a due Santi, che nonio, fé rapprefentino Fe- 
lice , e Fortunato, fi vede la figura d'un Vefcovo, che vien creduto 
S. Barnaba; forfè perchè nello ite ilo giorno di quelli dal Martiro- 
logio Romano celebrato. Cumunque fia di ciò, certa cola è, che 
l'anno 1710. coli' cccafione d'una Vifita Epifcopale gran romore 
s'alzò del ritrovamento d'un Corpo Santo nella Chieia di Valle. 
Notò il Papebrochlo in PropyUo Maii Dijfert. 35. §. 5, come anti- 
camente Eijcopis v'ifitantibus fubordinatas filn Ecclefias , vel SynoRos Pro* 
vinciales celebrarti ibus , decreta , aut etiam per afta fuerunt plures S anelo- 
rum Corporum elevationes , depofitionefjue fùb Altari , e che Sape in de* 
moliendìs , reflaurandijque Altaribus ifìiujmodi aEìio inventa eji lapidi , plum- 
bei , vel pergameno injculpta infcriptave . Nella noftra urna però non 
folo alcuna di quefle memorie non fu trovata, ma né dentro , nò 
fuoii Ifcrizione veruna, che denotaffe il nome proprio del Marti- 
re, né alcun altro di que'contraffegni , che fono , o vengono cre- 
duti indizj di martirio , come dire la Corona , la Palma , il mo- 
nogramma *35< , l'ampolletta di fangue , e cofe fimili. Altro non 

vi fi trovò, che un intero fcheletro affai ben confervato. In quello 
cafo è trita la regola Jafciataci da S. Gregorio Magno ad Aqgufii- 
num Lib. 1 1 . Epilì. 64. Mibi vide tur , quia fi Corpus , q uod a populo cu - 
Jujdam Mariyris effe credi tur , nullis illic miraculis corufeat . & neque ali- 
qui de antiquionbus exiflunt , qui fé a parcntibus paffioris cjus ordinem au- 
diiffe jatentur\ locus , in quo prcefatum Corpus jacet , modis omnibus objlrua- 
tur , nec permittatur populus certum deferere , & inceri um venerati . Ogni 
qu 'al volta fi tratta { aggiunge il Muratori nelle Antichità Italiane Dij- 
fert. 58. pap. 27S. ) di produrre dei Santi nuovi, e di nome ignoto odub- 
biofo , e di efporli alla Venerazione del Popolo , certamente Infogno v ha di- 
f everità, e di guardarfi dalle fuggeflwni denojlri affetti, 1 quali tutto quel 
che amano , defidcrano , facilmente ancora lo credono vero e buono . Se 
con più rigore fi foffe proceduto ur.a volta , e je molti non fi f off ero al 

lOH- 



ALLE MEMORIE DI' ROVERETO. io? 
lontanati dalle Leggi faviament e formate dall' Ecclefiajiica Difciplina\ non 
avremmo ora tante Reliquie, né tanti Corpi di .un foto Santo, che Jì tro- 
vano ne' Sacrar j di tante Provincie Cattoliche. Prima del Muratori co- 
sì a qnefto propofito aveva fcritto il Mabillon nel!' Epifì. de Quitti 
SanElorum Ignotorum §. 1 6. Inceri um ejì plerique an Sancii , an Martyrhs fue- 
rint . Deinde nihH non dico certi , fednihilomnino defilisi ne quidem incerti , 
iradidit majorum memoria . H<xc ubi animadvert crini Sanfiijjìmì Ecclefia 
Pr&fules , eos ejufmodi SanBis publicum illum cult um facile concejfuros nonputo, 
Illud eo majori religione obfe.v.mdum , quod S. Martino Unge potior erat 
retincn li fàlfi Martyris cultus ratio ( allude al latto, da noi riferito 
al num. Ili, ) propterea quod Altare ibi a fuperioribus Epifcópis confi- 
tutum habebatur : quale nihil de Sancìis illis incognitis habemus , Et ta- 
mcn id SanBijJìmi Prafulis fcrupulum non- tollit aut r elevai , maxime 
quod nihil certi confi ans fibi majorum memoria de pfeudomartyre UH tra- 
didiffet . H&c cautela fi erga Sanflos illos incognitos adhibebitur , non tam 
facile in publicum fìdelium cultum deinceps exponendi crunt . Si ergo (Te- 
glie lo (tetto Autore §. 21. ) dubium fit eorum martyrium , vel incer- 
ta fanéfitafj non colendi fmt\ fed ad fummum honeflo b abendi loco ; immo 
eorum corpora e loculis non eruenda , Si quid certum de eorum vel fanBi- 
tate , vel martyrio habeatur , venerandi quidem , non prof ufo , & itn mo- 
dico ilio cultu^ fed moderato , prout Summus Pontifex jìatuerit , Nien- 
tedimeno nel no Aro cafo fu giudicato opportuno erigere quivi un 
Altare, finché in altro più nobile, e decorofo , che fi meditava d' 
innalzare, l'ignoto Martire fotte trasferito, come di fatto avvenne 
l'anno 1719. in cui con molto difpendio di qne 5 poveri terrazzani 
la nuova magnifica Cappella fu terminata . Sparfia intanto dapper- 
tutto la voce del novello acquiilo, non può fpiegarfi quanto gran- 
de fotte il concorfo di tutta la Diocefi , e de' luoghi circonvicini 
ancora. Si fecero girare fcartabelli a (lampa coir Immagine in ra- 
me del Santo, e coll'Ifcrizione : S. Felix Epifcopus , & MartyrThau- 
maturgus , in Ecclefia Archipresbyterali , & Parochiali Vallenfi Gardumi in 
Tyroli . Miracoli s'udivano fen za fi ne , m a ttl m e d' o de rìì fel i ce m e n t e 
liberati, e di bambini morti, che credendofl riviveié (1 battezza- 
vano. Dì là ad alquanti anni comparve la vita del Martire tra le 
vite de' Santi Tiroied del P. Giacopo Schmid, e perfino i forma- 
tori de' Lunarj, per applaudere al pottlbile a tanta celebrità , cac* 
ciarono a' 14. d'Agofto il vero Santo, che vi flava notato, e vi 
intrufero in vece S. Felice Vefcovo , e così di prefenteflampa in Tren- 
to lo Stampator Epifcopale . Quello, eh' è più maravigiiofo , full a 
fede del P. Schmid fu pure alloggiato da' PP. Bollandifti nei Tom, 
3. d'Agofto. E' uno flupore il fentire quante cofe dal vero lontane 
colla (corta di quel loro Confratello francamente avanzino que' per- 
altro dotti Religioni. Etfi jam ( così incominciano etti ) ab immemo- 
riali tempore gloriofiffimus hic Sanctus Epifcopus , & Martyr Felix cultum 

V habue- 



164 APOLOGIA 

habuerit infignem in Ecclefia Archipresbyterali , de quo nomen fortitaefl ; vs- 
rum noflris precipue temporibus &c. Non è in primo luogo vero, chela 
Chiefa di S. Felice di Valle fia mai fiata dedicata ad alcun S. Fe- 
lice Vefcovo, e Martire; ma bensì a' Santi Felice, e Fortunato 
Martiri notiifimi, e .dall' univerfal Chiefa per tali celebrati . Così 
lutti i documenti antichi, e moderni. In che poi confida l'infigne 
immemorabil Culto qui da' Bollandi mentovato, chi faprebbe dirlo, 
quando prima del 1710. né Chiefa ebbe, né Aitare, nècommemo. 
razione nell'Uffizio, e nella Meda . ? Aggiungono elfi , o vogliam 
dire ii buon P. Schmid per mezzo di loro: Ubi locorum Epifcopum ege* 
rit Sanctus , difficile erit divinajfe , ob SanBorum multitudinem , qui Cpmili 
nomine variis in Italia Ecclepis prafuerunt . Certiora dici poterunt de per- 
fecutionis tempore , qua probabilius decima fuit , quam crudelis fanguifuga 
Diocletianus cantra Chrijìianos movit anno CCCII. Se così è , non fuflì- 
ite, che troppi fodero in Italia i Vefcovi dello itefso .nome , e che 
perciò non pofsa indovinarti di qual Chiefa fofse ilnoitro. La per- 
fccuzionc di Diocleziano incominciò a' 3. di Febbrajo dell' anno 303. 
(non 302.) e durò (ino a' 13. di Giugno dell'anno 313. In tal 
periodo di tempo altro Felice Vefcovo da Diocleziano martirizza- 
to non trovo io in Italia, fuorché S. Felice Vefcovo , e Martire di 
Spello nell'Umbria, antico Vefcovado ora fpento; ma quefti in Spel- 
lo fu martirizzato, non in Gardumo, rion fu fofFocato nella calce, 
ma porto fulla graticola , poi decollato^nè in Gardumo ripofa il fuo 
Corpo, ma vicino a Spoleti nella Chiefa de' PP. Agoitiniani al mede- 
lìmo dedicata, e a' 18. di Maggio corre la fua fetta, non a' 14. d' 
Agoito, come può vederi! neli' Ughelli Tom.X. col. 115. e negli ltef- 
fi Bollandifti a' 18. di Maggio. Segue a dire il P.Schmid 5. Feli- 
cem martyrio coronatum fuijje eodem tempore , quo S. Caffianus Brixinenfis 
in Tyroli prius , dein Imolanus in Italia Epifcopus prò Cbrifìo Janguinem fu- 
dit ; quafichè noto fofie il tempo precifo , in cui S. Galliano fu mar- 
tirizzato, che pur non (ì fa, anzi gli ite (fi Bollandifti a' 13. d' Ago- 
fio nel Comentario Previo agli Atti di quel Santo §. 4. num. 32. par- 
lando dell'opinione, che fotto Diocleziano ciò avvenire, confeifano 
ingenuamente: Quod Jìcut inficiar i non debemus ; ita non pojfumus con fir- 
mare . Aggiunge immediatamente il P. Schmid: Etfi ferius iionmbily 
tum nempe^ cum perjecutio Utius fé fé extendijfet ; con che moftra di 
fupporre , che la peifecuzione di Diocleziano anche in Italia lunga- 
mente infierilTe: quando, come notò il Ruinart nella Prefazion Ge- 
nerale in Acla Martyrum §. 3. num. 54. Hxc perfecutio foto decennio , 
paucis fortaffe intervallis exceptis , in Oriente efferbuit . At omnes pene re- 
gione s Occidente , cum hanc tyrannidem biennio fuijfent experta, po/ì Imperi; 
diviftonem anno 305. fuBam ^ pacem confecutx junt . Peggio di tutto fi è 
quanto fegue : Agii.ir autem dies feflus S. F elici s in tota illa Gardumcnfi 
vicmia XIV. Augufit^ celebraturqu; cum Ottava. Non ha di prefente , e 

non 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 165 
non ebbe -mai cotal culto quello S. Felice né nella Parrocchia di 
Valle, né in alcuna delle Chiefe filiali; ma lo hanno bensì li men- 
tovati Felice, e Fortunato Martin, che, com'è detto, fono i Santi 
titolari della Chiefa , la fella de' quali in quello giorno fi celebra ,, 
perchè nel giorno degli li. di Giugno, in cui nel Martirologio Ro- 
mano è folennizzata, corre quivi quella della Confacrazione della Chie- 
fa. Ben è vero, che a' 14. d'Agofto in luogo di cantar la Meffaair 
Aitar maggiore, fi canta in Gardumo all'Altare nova me ine eretto 
all'incognito S. Felice, donde facil cola è, che il popolo fi perfuada, 
che ad elfo Santo fia tal culto indirizzato t ma però la commemora- 
zione e nella MerTa, e nell'Uffizio fi fa degli accennati due Martiri, 
non d'alcun S. Felice Vefcovo. Per altro quantunque Felice, e For- 
tunato nel Martirologio Romano comparivano agli 11. di Giugno, 
in altri Martirologi però appunto a' 14. d'Agofio fono celebrati , co- 
me nell'antichiffimo attribuito a S.Girolamo, in quello della Regi- 
na di Svezia, in quello di Notkero, e in molti altri , che poiTono 
vederfi nelle Note di Monf. Giorgi fopra Adone» il quale aggiunge : 
Itaque varili diebus ob aliquam eorum translationem , aut peculiarem cele 
britatem in Martyrologiis hi Martyres coluntur. À* 14. d'Agoflo celebra 
pure la loro fefìa la Chiefa di Vicenza, ed offerirò il Fiorentini nelle 
Note al detto antico Martirologio, che fecondo un antichifììmo Bre- 
viario, dal Barbarani nella Storia di quella Chiefa accennato , que- 
fto è appunto il giorno della loro morte. Anche il Codice del Ca- 
pitolo di Cividal del Friuli, che contiene gU Atti de* medefimi , 
così portafili fine, come dall'accennato Giorgi fu avvertito: Marty* 
rizati [unt autem Sancii Dei Felix , & Fortunati** Martyres fio die no- 
nodecimo Kal. Septembrist da che impariamo, che qualunque culto o 
prima, o dopo il 1710. dalla Chiefa di Valle a' 14. d'Agofto pra- 
ticato, non a S. Felice Vefcovo, ma a' due noti Martiri fuoi ti- 
tolari fu pur fempre diretto. Parlano i PP. 'Boi land ifti alla Tras- 
lazione del Corpo del Santo, e qui pure (caricano pannocchie in ab- 
bondanza. AiTicurano effi in primo luogo, che Illiur cineres , $X of- 
fa jam per centenos aliquot annos in pradicìa Ecclefia parocbiali quiefeebant : 
ma non lo provano, né faprei, come potelTe provarli. Aggiungono 
appreflb, che Ipfe Reverendijfimus , & Celfiffìmus S. R. I. Princeps , & 
Epifcopus Tridentini** anno 7710. [e fé Gardumum contulit , tam ma- 
gnwn ibidem SanElum deveneraturus : ed io vengo da perfone del luo- 
go afficurato, come Monf. Vefcovo Spaur , che pa flava i lèttanta , 
in quella vifita non fall fino alla Chiefa difafirofa di Valle, ma fi 
fermò a Mori , e mandò coiafsù altri della fua comitiva . Per fine 
ci accertano i PP. Bollandiili, che i miracoli in gran numero a 
quello Santo attribuiti, omnia Ecclefajìica autloritate rit e esaminata y 
prohataque funt ; della qual afferzione qua! giudizio debba formarli 9 
fi vede fubito dal primo > e più ftrepitofo di quelli miracoli , il 

Y 2. epal 



\66 AVOLO G I A 

qual è Prafentaneam pr&primis opem fenthmt mcefii parentes , dum demor- 
tuas in ventre matrum proles ad Divi aram deportant , datoque vitcejtgno 
Baptifmatis lavacro abluuntur . Quello intolierabil abufa, il qual altro 
non era , che una profanazione del Sacramento del Battefimo , fu 
per verità alquanti anni appiedo per tutta la Diocefi meritamente 
proibito. Anche prima peiò, come ofiervò il Mabillon nel§. 18. del- 
l' Epiflola De Cultu SanBorum Ignotorum , Adprxcavendos hujufmodi ab- 
ujuf , tales baptifmos jam pridem interdlxit Ecdefia ; e lo prova colle 
Coftitiuioni Sinodali di Guidone Veicovo Lingonenfe fino dall'an- 
no 1479. Io fo benifììmo , che la vaila, e utii Opera de 5 PP. Bol- 
landoli non è una critica degli Atti de* Santi, ma gli Atti ftefìì . 
Egli non può però negarfi, che molto più utile diverrebbe, fé da 
meno indulgenza, e da maggior critica fofie talvolta accompagna- 
ta. Ne fecoli dell' ignoranza ( fciive il Muratori nelle Antichità Italiane 
Differì. ■ 58. pag. 279. ) troppo jacile era il fabbricar di capriccio Vite di 
Santi Martiri, chiamate pojcia Legende, quando mancavano i veri Atti del 
loro Martirio , immaginando avventure , tormenti , miracoli , e ragiona- 
menti , come pareva , che più potejje convenire alla lor pietà ed Uffizio » 
Sapevano, che merci tali avrebbero facile fpaccio , perchè mancavano le dot- 
te e critiche perfine, che avejjero potato /coprire l'impofìura . E quanto 
più mirabili erano gli avvenimenti , tanto più avidamente erano accolti , e 
con buon cuore creduti. Di legende tali abbonda l infigne Opera de gli Atti 
de* Santi , incominciata e continuata da i dottijfimi PP. della Compagnia di 
Gesù d y Anverfa , i quali nondimeno per quanto po/fono, e con lodevole zelo y 
vanno feparando i veri dai jalfi, e i certi dai dubbiofi . E^ da defidera- 
re, che le forze pareggino la buona volontà, e fopra tutto , che un 
fò più cauti, e riguardati Ci dimoilrino nell' adottare le relazioni, 
che di lontano loro vengono trafmefle, anche da' lor proprj Con- 
fratelli , mentre febben quelli vedono l'abito , che veiiiva Bollan- 
do, e il Papebrochio, non tutti però fono Bollandi , oPapebrochL 
Ma. ritornando a S. Felice , e di ehi dunque dovrem noi credere * 
che fieno le tanto decantate Reliquie?' A' Santi Felice , e Fortu- 
nato ciTeirlo, come fi è detto, la Chiefa di Valle dedicata , po- 
trebbe fofpetrarfi , che qualche particella del Corpo di S. Felice Mar- 
tire folle fiata da quella ne* tempi andati ottenuta : ma a quella 
conghietrura s'oppone il fatto , mentre dalla viva voce di chi fecc- 
ia Traslazione vengo alficurato., come nella noflra urna fi conte- 
neva un intero fchu-letro coperto d' ermifino rofiò; e l'urna flelTa,, 
che pur conservali dietro l'Aitare, ben lo dimoflra, eflendo un re- 
cipiente capace d un intero corpo umano di non grande ilatura > 
Lo flciTo confermano gii accennati Bollandifìi aderendo, come Se- 
quentia [aera inventa fwrt lip/ana . Primo integrum Jacrum caput , una cum 
■dentibus omnibus , tì utraque mandibula , quarti, non Jlne magna admira- 
tione 3 obfervarunt adftantes pene vifdnli adirne carne, & cute obduEìam z 

pr& 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 167 

praierea bracbia , pedes , l? cribra: coflce^ omniaque reliqua , qua integr urft 
corpus. conftìtumt , offa , excepla cruris alteriti* particela . Meritano o ner- 
vazione le parole: Utraque mandibula pene vifibdi adhuc carne , Ò* cute 
obduila, mentre mafcelle camole di Martiri de' primi (ecoli della 
Chiefa , quale il noftro fi lappone , non fi troveranno sì agevol- 
mente. Quello fatto ci fa penfare a tempi molto più a noi vicini, 
per non dire poco lontani. Si ha da Giovanni Brompton ad ann, 
1198. che le Monache Godefhomenfi in Inghilterra, e il popolac- 
cio veneravano qtial Santa, Rofimonda concubina dei Re Arrigo 
II. , perchè grandemente arricchito aveva quel loro monaflero , e 
per modo la fupedhzione era invaila , che Ugone Vefcovo dì Lin- 
colne dovette venire alla rifoluzicne di far dfotterrare il cadave- 
re , e gittarlo di Chiefa. Potrebb'egli mai darfi , che qualche anti- 
co Signore della Giuridizione di Gardumo per fomiglianti motivi 
prelfo quella rozza gente in fimil credito folle falito ? Sarebb'egli 
gran maraviglia, che un fepolcro didimo, e non folito vederli in 
piccioli villaggi, avelie bensì prima eccitato i contadini a fuffragar 
l'anima del defunto colle orazioni, ma poi pallata la cofa in di- 
menticanza , e vedendoli fopra il depofito una {tatua rapprefentan- 
te un Santo Vefcovo, lo ftelTo defunto folle ftato dal rozzo popo- 
lo per un intercefsore confiderato? Io non darò per vero quello 
fatto. Dico bensì, che dal vero non è molto lontano-. S'aggiun- 
ge, che per creder Corpo d'un Martire anteriore a' tempi di S. 
Vigilio quello, di cui parliamo, oltre alle cole dette, oda ancora 
la maniera del martirio, che fu al dire de' Bollandifti Cum in ma- 
gnam fero ben? , in qua , fuperinjuja aqua , calx ad e coment um faciendum 
paratur , injeclus , combiflufque ejfet . D'un cadevere cotto nella viva 
calce, come mai sì ben confervate le ofsa dopo tanti fecoli , quan- 
do difficilmente fi può capire, come potefsero efserlo fubito dopo 
il fatto? In quefta ilefsa gtiifa morirono que' trecento Martiri , 
che poi per tal motivo C e non perchè il luogo così fi chiamafse, 
come malamente ninnò il Cangio ) Muffa candida furono appellati * 
Prudenzio così ne favella : 

Fama re feri foveam campi in medio patere jujfam , 
Calce vapor if era fummos prope mafgines refertam . 
Sax a reco Eia vomunt ignem , niveujque pulvis ardet , 

Urere taci a potens 

Projtluere alacres curfu rapido firn ut trecenti* 
Gurgite pulvereo merfos liquor tridui voravit* ' 

Il Martirologio Romano a' 24. 4* Ago (lo così fpiega quel liquor ari- 
dus voravit : Et inter vapores e aids in pulverem redaéfi funt , Ecco ciò, 
ch^ rimane, e può rimanere de; Corpi nella calcina abbruciati. Se 

tanto 



'\ . 
168 APOLOGIA 

tanto feguì anche del noftro, le fue offa adunque fi farebbero ben 
tofto sfarinate, e ite in polvere, né altro che poca parte di quefta 
farebbe a noi pervenuta . Ma qual prova più evidente di martirio 
( ci verrà forfè qui replicato ) pofliam noi defiderare del drappo 
rollo, di cui erano coperte le trafportate reliquie? Non è egli que- 
fto un bel contraffegno, che tali offa d'altri non debbono creder- 
fi, che d'un Santo Martire? Cosi in fatti la difcorreva quel buon 
Religiofo, che fece la Traslazione; ma così non la difcorrono già 
quelli, che delle Antichità Criftiane fono inteii . Primieramente 
vorrebbe metterfi in chiaro, fé il drappo fi trovò nell'urna al tem- 
po dell'Invenzione del Corpo, cioè l'anno 17 io. , ovvero, corn è 
molto probabile , vi fu acconciato in tal anno per riverenza del 
fuppoito Martire. Polio però, che al bel principio foffe quel Cor- 
po fiato coperto d'un drappo rollo, egli denoterebbe bensì diftin- 
zione della perfona fepolta,, ma non già fantità, e martirio. Fuco- 
fiume dell'antica Chiefa di feppellire 1 Vefcovi cogli abiti loro Sa- 
cerdotali,, ma quefti candidi,, non rolli; e di qui è , che S. Gio. 
Grifoftomo fentendofl vicino a morte , al dire di Palladio nella 
vita, Kit ce fu et digna CANDIDA veflimenta qucefivit ; exutufque priori- 
bus , e a. fibi induri ,. omnibus ufque ad calceamenta mutati* .. Anche San 
Vigilio, come dal cap..i.num..$. degli Atti fi vede, invai fé i Cor- 
pi de' tre Martiri Anaunienfl, non però in drappi, o panni roffì, ma 
bensì in Sinodibus mundis y che: vai a dire in drappi bianchi di lino. 
T>i quefti drappi, o lenzuola, che vogliami dire,, il modello de' qua- 
li viene dalla fepoltura fteffa di Crifto, fono pieni gli Atti de' ve- 
ri Martiri. Se tale adunque foffe flato anche il noftro , in fomi- 
glianti iintei farebbe ftaio involto, e non fenza le Vefcovili divi- 
fé . Veggafl fopra quello quinto- la Roma: Sotterranea di Antonio Bo- 
fio UL i.xap. 19., ove di drappi, o panni roffì nella fepoltura de' 
Martiri non veggo farli menzione alcuna, ma bensì di findoni bian- 
che.. All' oppo ilo iL Corpo di S. Remigio Vefcovo di Reims , che 
non fu Martire, per quanta abbiamo da Hincmaro nella vita, In- 
t.egrum inventum eft, Ò" brand&o rubro- involutum . D' un panno roffo, 
di cui fta coperta l'arca di S. Pietro Orfeolo, parimente non Mar- 
tire, parla il P. Guido Grandi in una lettera a Monf. Giulio Fon- 
tanini , la qual fi legge nella vita di quefto pag. 160. Di qui veg- 
giamo, che fnnili drappi poffono bensì denotare la qualità, della 
yerfona , ma non già della morte, e che il noftro tanto è lonta- 
no, che- di martirio, e di dignità Vefcovile ci rechi indizio , che 
anzi ci fa credere tutto il contrario. Ma a qual fine, dirà taluno^ 
quefta lunga fpoflzione ? A fine, che il P. Teologo ceffi pur una 
volta d. 'efaggerare lo Sfregio intollerabile , che fi' fa alla no/ira Cbicfa . 
governata- da tanti de gntjjimi P afrori, il Capitolo per- nobiltà, dottrina, r 
probità* ragguay devoti/fimo ,. il foggiorn<\ ben lungo d' un rinomatiffimo Con-~ 

ritta x 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. \6$ 

tifai con a * tre hiette dicerie, che non finifce mai di replicare , e 
fi perfuada finalmente, che fé dopo tutte quelle prerogative , nella 
chiara luce del noftro fecolo sì facilmente s'ergono Altari in que- 
fte parti a Santi da niuno conofeiuti , e s'efpongono alla pubblica 
venerazione Reliquie non approvate , non dee recar maraviglia , 
che in tempi meno illuminati Uffizio, e MefTa confeguifTe Alber- 
to . Egli ebbe probabilmente cotal onore dai Cardinal Carlo Ma- 
d ruzzo- , che rettamente, fenza dubbio, fi farà creduto d'aver ope- 
rato, e così credendo, come mai anche dopo il Decreto d' Urbano 
Vili, dell'anno 1625-. doveva egli abolire ciò, che per opera fu* 
era (lato introdotto? Replica il P. Teologo pag. 170. noneiTerP^- 
to credibile , che i Vefcovi fenza i dovuti fondamenti per tanto tempo ab- 
biano permejfo il Culto , mentre il rigor de* Sacri Canoni in cotali coft 
fmpre fu fommo ; ma s'inganna. Grande fu fenza dubbio in quello 
ratto il rigore de' Canoni; ma il prurito d'aver de' Santi in quan- 
tità , e d'averne fempre di nuovi, fu ancora più grande . .Noftm 
tempore quibufdam in locis ( fcrive 11 Mabillon nella Pmf in fiec. V x 
§. 6. num.95. ) honorantur prò Martyribus , aut Sanófis nonnulli , quo- 
rum vita psnitus ignoratur , nec ab Ecclefia univerja auBoritatem eorum 
cultus accepit \ Reca quenV infigne Scrittore il p affo di S. Gregorio 
hi ugno ad Augufiinum , tette da noi addotto , indi foggiunge : liti- 
n.xm lane religione m , Ò" prudentiam Epìfcopi in fuis Parocbiis femper oh* 
Jervaflent . Quindi tante cauzioni, e provvedimenti de' Sommi Pon- 
tefici , anche dopoché Aleffandro III. alla Santa Sede rifervò la co- 
gnizione di fìmiii caufe. Fu chi fcriiTe, Urbanum FUI. fcandalis qui- 
bufdam permotum fui] fé , qu£ f deculi fuperioris ini t io contigerunt , ad pro- 
mulgala generalia Decreta del Cultu erga Dei fervo $ , neque beatificato s , 
neque canonizatos : ma s'oppone a quel!' afterzione il regnante Sommo 
Pontefice nel lib. 2. Cap. 11. %i. De tanonizatione , e così fcrive: Sed 
ex iis , qua funt a nobìs fuperius relata , Satis confiat -, rei hujus initium 
a tempore Clementis Vili, effe repetendum , progrejfum a tempore Paulì 
V. In quello periodo di tempo ebbe probabilmente incominciamen- 
to l'Uffizio, e Meda in onore d'Alberto, cioè in tempo d'abufi , 
non di rigori, né tal Culto fu da' Vefcovi fuccefsori vietato , e 
mefso in quiftione , perchè giudo dovettero crederlo, come appun- 
to giudo lo crede il P. Teologo ; nel qual cafo il far forza fopra 
Roma, e i Sommi Pontefici, che non lo hanno abolito , altronon 
è, che far vedere di poco intendere in quella materia. 

LVI. Alle prove veridiche^ e ragioni fempre /ode , che fin qui ab- 
biamo fentite, un'altra ancor più loda, e veridica ne aggiunge il 
P. Teologo pag. 87. cioè // Dittico della no/ira Cattedrale in un bef- 
fale in Pergamena fritto fotto il nofiro Udalrico IL dell! anno ioli, che 
poi venne continuato con differente mano fin a Gerardo; nel qual Ditti- 
co Alberto gode il titolo di Vir Beatus. Moltiffime fono le paro- 
le , 



170 A P t G I A 

le, che intorno a queftti fuppofìo Dittico fpende il noftro Teolo- 
go, e le le parole facettero farina, non ci farebbe il più ricco mu- 
gnajo di lui. Egli infegna pag. 87. e lo ripete pag. 171., cheSendo 
i [acri Dittici i più pregevoli monumenti delle Chieje , chi a quegli con 
co tal titolo ne veniva ajeritto^ già gode 'a , veniva a godere il pubblico 
legittimo culto delle medefime . Infegna altresì pag. 161. per comodo de* 
men intendenti , che Per così fatta guifa ( cioè dal Sacro Mimjìro ad al- 
ta voce nella Mejfa ) nel Dittico la nofira Chiefa nominava il B. Adel- 
preto con S. Vigilio; da che pag.iji. deduce una prov a certijjìma dell' 
ammenda di quello. Per verità effendofi il buon Religiofo efprelTa 
di fcrivere per comodo de men intendenti , che fono facili da conten- 
tare, fi potrebbe dar patteggio ad ogni cola. Come però fi tratta 
di monumento inedito, intorno a cui anche i più intendenti non 
pofìono aver lume, e per confeguenza potrebbero agevolmente ri- 
maner infinocchiati , così non farà male dirne due parole . Il do- 
cumento, che per Dittico è fpacciato, trovati nella Libreria del Ca- 
rtello di Trento alla tetta d'un Métta le Mf. in pergamena, fono Udal- 
rico II. intorno all'anno 1022., ed altro non è, che un Catalogo 
di tutti i Vefcovi , anche feifmatici, fino al detto Udalrico , conti- 
nuato poi da fette, e forfè più differenti mani pofleriori fino a Ge- 
rardo Cremonefe , che fiorì due fecoìi appretto. Incomincia da Gio- 
vino, e tra quello, e S. Vigilio interpone ledici Vefcovi, facendo 
Vigilio fuccelTore immediato di Afterio, quando il fa, che iucce- 
dette ad Abbondanzio, e conila dagli Atti, che fu il terzo Vesco- 
vo di Trento, non il decimo ottavo . Aggiunge ancora un breve 
elogio agli antecettòri di S. Vigilio, aHiltigario, e per fine a Udal- 
rico II. de' quali due ultimi alcune notizie iftoriche accenna, e lo 
fletto ufo confermarono i continuatori con Altemanno , appellato 
quivi henignijJìmHs Epifcopus , col nollro Alberto, detto Vir Beatus , 
e con Federigo V vanga , chiamato * pi 'iffimus Epijcopus . Da tutto ciò 
vede fubito ognuno, che quello Catalogo ( almeno come fta ferir- 
to in quel Mettale ) non foio non è un Dittico, ma non viene né 
meno da' facri Dittici. Non è Dittico, perchè qxiefti i puri nomi 
de' Vefcovi contenevano, fenza alcun elogio né lungo, nò breve: 
e non viene da' facri Dittici , poiché fé da quelli venittc , primo 
non vi comparirebbe Agnello, che fu feifmatico, poi tra il primo 
Vefcovo di Trento, e Si Vigilio, non frapporrebbe fedici Vefcovi , 
che non furono mai al mondo, o fé ci furono, vittero molto dap- 
poi , nò a Vigilio darebbe per antecettbre immediato Aftcrio , quan- 
do è certo, che fu Abbondanzio; il che tutto nella DilTertazions 
De Origine Ecclefia Tridentina più dirTufamente è flato provato. Ma 
fi conceda per modo di difputa al P. Teologo, che quello Catalo- 
go venga da' facri Dittici, almeno fino ad Udalrico II. come pro- 
verà poi egli, che dagli fletti venga anche la menzione del nollro 

Al ber- 



ALLE MEMORIE- DI ROVERETO. ìji 

Alberto, quando nel tempo, in cui mori, l'ufo de' facri Dittici era 
già celiato? Ma via, ufiamogli maggior liberalità. Se gli conceda 
di vantaggio, che quantunque l'ufo de', facri Dittici, dopo la me- 
tà del fecolo XII. ibife generalmente celiato, pure in Trento f] 
confervafle , e come poi proverà egli , che non fòio il nome AdeU 
pyctus , ma anche l'elogio Tir Beatus viene da' Dittici, quando tali 
Dittici meri, e (empiici -nomi contenevano , e none!ogj. ? Al fecon- 
do Memento della Meda adopra vanii , e ad altro non fervi vano , 
che per fare un'ordinata commemorazione di que' Vefcovi , Quinos. 
precejferunt cum figno fidei, & dormimi in fomno pacis , a' quali im- 
ploravano da Dio Locum refrigerila lucis , & pacis. Una preghiera era 
dunque cote-ila, che non g\k pe' Martiri, per li quali non mai pre- 
gò , né mai pregherà la Chiefa, ma pe' Vefcovi trapaliate facevatì, 
della faiute eterna de' quali buona fperanza s avelie, e però tutti 
?i erano nominati, a riferva di coloro, che in erefie , fcifmi , o 
altri enormi delitti fodero morti, i nomi de/ quali, o non (1 fer- 
vevano ne' facri Dittici , o fcritti cancellavano* . Ora flando la cola 
così, chi mai potrà tenere le rifa, udendo il nuovo Maeitro in Di- 
vinità, che prende per Culto il fuffragio , che fuppone elogj ne 4 
Dittici, e che vuole, che Alberto ad alta voce nella Mejfa vernile 
nominato infieme con S. Vigilio vero Martire della Chiefa di Tren- 
to , e nello fìeilo tempo con Agnello vero feifmatico delia medefi- 
ma? Notum ejì ( dice S. Agoflino De fanBa Vtrginitate cap. 45. ) 
quo loco Mariyres , & qu9 defunti^ S antimoni ale s ( Io flelìo dica fi de' 
Vefcovi ) ad Altaris Sacramenta recitentur . Quelli Eo loco recitantur 
ad Altare Dei ( come aggiunge lo fleffo ferm. 159. de verb. Apofl. ) 
uhi non prò ipfis oratur ; prò ceteris auiem commemoratis defunèlis oratw. 
Injuria efl enim prò Martyre orare , cujus nos debemus orationibus com- 
mendare: quelli fi recitavano al Memento de' Morti nell'Orazione , 
detta nel Sacramentario Gregoriano fuper Dipiycha; onde Fulcuino 
De geflis Abbatum Lobienfium cap. 7. Inter Mijfarum jollemniain e a [pe- 
dali commemorai ione defunti or um , qua fuper Diptycha dici tur , &*; in 
confecratione Dominici Corporis follemniter agitur , quotidie in aurem Pref- 
byteri, recitante filenter Subdiacono , OMNIUM ipfius Sedis nomina Ccripto 
viritim recitantur Epifcoporum . In ea EccUfla jumus ( fegue S. Ago- 
fimo lib. \. Collat. Carth. cap. 230. ) in qua Cacilianus Epifcopatum 
gejfit , & diem obìit . Ejus nomen ad Altare recitarmi 5 , ejus memoria 
communicamus , tanquam memoria fratris , non tanquam patris , aut 
matti* ; da' quali ptfffi dì S. Agostino rettamente inferi fee il P. Cri- 
ftianp Lupo nella Dijfert. de Quinta Synodo Generali cap. S.ingannar- 
fi coloro, i quali (limarono, Infcripfwem iftam fuiffe antiquam Ca- 
non -zationif , ac Beaiificationis formam ( allude, fé non vado errato 
al Ca/dinal Bona - Rer. Liturgie. Li .1. Cap. 12, §. 1. e ad alcun altro > 
■omnemque ita infcrìptum Epifcopum , dum ad Altare r ecitar etur fuiffe ' 

X fide- * 



Vft APOLOGIA 

fidelibus cultum , ec invocatum . Da' medefimi paffi dì S. Ago (li no co- 
sì pure il Muratori nel Trattato De Paratifo cap. io. pag. $7. Proin- 
de in facris vel ab ipfa primitiva Ecclefia commemorano fieri confuevit 
tam Martyrum , quam caterorum juflorum , [ed piane diverfo intuita . 
Euchariflica, gratulatoria , Utitix tantum tejìis erat commemorata Mar- 
tyrum , non vero Propitiatoria , ut eis parceret Deus . Reliquorum autem 
fidelium memoria Propitiatoria erat, ut fidelium in terra viventium ora- 
tionibus illorum animai in altera vita juvarentur , qui adbuc mifericordia 
Dei indigerent . S. Cirillo Gerofolimitano Catechef. 5. maggior lume 
ancora ci porge. Poflquam confeSìum eft ( dice egli ) illud spirituale 
Sacrificium , ipjum offerimus , ut meminerimus etiam ipforum , qui ante 
nos obdormierunt . Primum Patriarcbarum , Prophetarum , Apojlolorum , 
Martyrum, ut Deus or a tionibus illorum, & depreeationibus fufcipiat pre- 
ce s noflras . Deinde prò defunBis Patribus , & Epifcopis . Deinde prò om- 
nibus oramus , qui inter nos vita funcli , maximum credentes effe ani • 
marum juvamen , prò quibus off er tur precatio Sancii illius , & tremendi 
Sacrifica. Il mentovato P. Lupo, approvato in ciò da Monf Giu- 
féppe Simonie Alìeman nell'Opera intitolata: Kalendaria EccleficeU- 
niverfìe Tom.j.part. 1. cap. 7. pag. 87. inferifee da quello palio di 
S. Cirillo, che quanto a 5 Vefcovi, Illos neque invocabat Ecclefia, nc- 
que prò illis deprecabatur : quando appunto 1' oppofto pure dovette in- 
ferirli. Comunque però fia di ciò, egli è certo, che il nome de\ 
Vefcovi non era efprellb a motivo di Culto, né per implorare l'a- 
juto loro, per conofeere la qual cofa , baila riflettere, che rinomi- 
navano tutti, e tutti non potevano etter Santi. Il motivo, per cui 
tal recita fi faceva, con verità, e brevità viene fpiegato dal Mar- 
ch. Scipione Maffei nella Pa*t. 1. lib.%. pag. 208. della Verona Illu- 
fìrata. Per far memoria ogni Cbiefa ( dice egli ) de* fuoi P afiori , e pre- 
gar per effi , e in fegno di comunione, e di mantener V ifieff a Fede , fiferi- 
vevano i nomi de preceduti Vefcovi, e nel canone della Meffa fi recita- 
vano: onde pollo, che fullo fpirare del fecolo XII. Tufo de' Ditti- 
ci continuale in Trento, e il nome d' Alberto folle in quelli in- 
ferito, egli fi proverebbe bensì per tal via, che non morì Eretico, 
o Scifmatico, ma non già, che morì Martire , o Santo. Tutteque- 
tte cofe fervir potranno di qualche lume al nottro incomparabil 
Teologo per fargli comprendere , che ben poco comodo anche a' 
meno intendenti ha egli apprettato colla fua dottrina . Se poi fervif. 
fero ancora per fargli conofeere, ch'egli ha voluto fcrivere de' fa- 
cri Dittici, lenza fapere ne ciò, che lì fodero, nò a che fervide- 
ro, nò quanto dura itero ; quello cfler potrebbe di molto giovamen- 
to per lui , mentre perfuadendofi della poca fua cognizione, fi ri- 
marrebbe forfè in avvenire dal trattar materie, che non fono per 
la fua penna; laddove furponcndofi in iflato d'iltruire altrui, per- 
fifterà tempre nella medefima cecità, e feguiterà pur tuttavia a lai fi 

buila- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 173 

burlare . Ma ritornando al Vir Beatus dei Catalogo Udalriciano , 
noi veggiamo elogio di perfona ignota eiTer cotefto , fatto ad Al- 
berto filila fuppofizione, che folle un Martire; dal qua! elogio tan- 
to è lontano, che pubblico legittimo Culto verfo il medefimo, ugua- 
glianza con S. Vigilio, e tutte l'altre glorie dal Padre efagerate , 
raccoglier fi portano, che anzi nulla fi deduce, e meno ancora di 
quello fi deduca dalla Tavoletta del Duomo, e dall' antica Ifcrizion 
Rovretana , mentre {ebbene ne pur da quefte pubblico legìttimo Culto 
inferir fi può, pure fono fé non altro pubblicamente efpofte : lad- 
dove l'accennata memoria non è che cofa particolare , e privata . 
Che poi Alberto, ancorché viiTuto nello feifma, e morto prima d' 
edere dalle feomuniche affolto, pure con tali titoli veniUe da talu- 
no onorato; niuno dee maravigliarci, sì perchè la maniera della 
fifa morte, che Martirio credeafi , importa anche di più , e sì an- 
cora, perchè fenza quefto, noi abbiamo dal P. Bernardo Maria de 
Rubeis Monument. Ecclef. Aquilejenf. cap. 62. §. 1. , che di Peregrino 
Patriarca d' Aquileja, il quale non fu uccifo violentemente, e mo- 
rì poco dopo il Conciliabolo di Pavia, e l'indegno acquilo di Bel- 
luno ; pure in un Necrologio Aquilejenfe così fta fcritto: 

Hic Patriarcba prius c-xlum petiit Pelegrinus . 

LVII. Prima di terminare il punto della Santità d' Alberto, il 
V.Efaminator Sinodale fi mette in ifcranna, e colle mani in fianco 
mi chiama a render conto d'una propofizione, che a fio divepa^. 88. 
Suona affai male all'orecchie defaputi, non che de ' f empiici , e quella è, 
Che la viva jede ottien da Dio miracoli anche avanti alle reliquie d? Ere- 
tici ^ e d'Infedeli. Per Temeraria , e Scandalofa qualificò già il modefto 
Sig. Decano quella fentenza, e s'egli è vero, che fia Affai male fo- 
nante all'orecchie de faputi , non che de 1 {empiici , come il noftro Efami- 
natore ci affittirà , poco miglior accoglienza per verità ella fi può 
promettere. Gran difgrazia di quefta povera propofizione l'efterpaf- 
fata per la mia penna! Pafsò prima per quella del Mabiilone , e 
del Muratori, ed a ninno, ch'io fappia, fembrò Male fonante: ora 
folamenre ha incominciato ad eiTerlo\ ed io folo ho la colpa di 
quefta abbominevol Cenfura , ancorché altro non abbia fatto io t 
che copiarla da que'due gran Letterati. Non è qui luogo di repli- 
care le cofe circa la medefiisa -dette ai Num. XXXVI. Aggiungerò 
foltanto, che oltre agli Autori quiv: accennati , la credo dottrina 
d' Aleffandi-o IIL Sommo Pontefice , e delle Decretali di Grego- 
rio IX. , così ieggendofi nel Cap. Mdivimus I. -extra de Reliq. & 
Veri. Sancì. Audivimus , quod quidam inter vos diabolica frauda decepti , 
hominem quemàam m potai ''tone , & ebrietateoccifum , quafi Santlum, mo- 
re infidelium verter antur \ cum mx prò talibus in ebrietatibus peremtis 7 

X % Mcek- 



J74 A F O L G ì A 

Ecclefia permittat orare . Dicit enim Apoflolus : Ebriofi regmtrn Dei non 
poflidebunt . lllum ergo non profumati* de cetero colere ; cum etìamfi per 
eum miracela fierent , non liceret vobis ipfum prò SanSìo abfque auSlorp- 
tate Romana Ecclefia veneravi, Noti ufi le parole: etìamfi per eum mi- 
r acuì a' fierent . Parla il Pontefice di pedona morta, la quale non per- 
tanto fuppone potette operare miracoli. Per conseguenza non adii- 
luftrare, ma piuttofto a confondere la dottrina di lui fervono eli 
efempj daglTnterpetri addotti, d'infedeli, e di fritti attutiti da Dio 
ad operare miracoli, come pur l'avvertire, che Nliraculorum virtus 
numeratur inter grattai gratis datas , qua non fupponmt in operante ne- 
cejfario grafia?» fanHificantem . Poco a propoli to fi è per verità una 
tal dottrina, né punto ferve alFi-potcu d' Aleffandro; la quale non 
di pcrfone viventi, ma di Reliquie favella. Mèglio forfè s'illulìre- 
rebbe colla quiftione , dall' Abbate Guiberto già propofta : Utrum 
Deus fimplices qttofque exaudiat , cum per eos invocai ur , qitos ejje SanSìos 
non conflat , e colia rifpofta affermativa del medefimo , perchè Quo- 
cumque modo animus per Jemplicitatem fuper fuo Intercejfore errare videa- 
tur , quod fub Jpe boni honoratur , numquam a boni remuneratione cajjatur • 
So, che per Miracula pretende qualche autore debba in quei tetto 
Canonico intenderà* cofe maravigliofe dal Demonio operate, e^ fo ^ 
che di tal lignificazione non mancano efempj: ma Co altresì ., che 
quando un termine nella fua propria , e naturai lignificazione può* 
lenza incomodo prenderli, a lignificazione Jicenziofa, e sforzata non 
fi vuol ricorrere. Quando adunque il P. Teologo afferma, che Ana- 
ftafio Sinaita , da me citato pag. 121. della prima Lettera, Neppur 
per ombra de reliquie -<T Eretici , d' Infedeli favella , dice il vero, né io 
di reliquie ho mai pretefo favelli: ma non è già vero, che da quel 
tetto In conto veruno la mia confeguenza non ne fegu-a , poiché il tetto & 
Anaftafio dice: Sape enim ejus etiam, qui accedit , fides eaefì, quafignum 
facit : non ejus, qui fecit, dignitas, jeu meritum ; con chec' infegna quel 
Teologo, che la grazia è talvolta premio della £cdc deli 3 invocan- 
te, non del merito deli' invocato ? e fé così è , ficcarne fede può 
averli tanto in un fnppofto Santo vivente , che jn un morto , co- 
sì , fecondo Anaftafio, anche avanti a reliquie fnppofte , come d* 
Eretici, d'Infedeli, e ùmili 9 fi potton-o ottener grazie da Dio, me- 
diante una viva (tàe. Replica il lìadre pag. 90. ? che SedaDioottcn- 
gonfi miracoli davanti le reliquie d Infedeli con viva fede da qualcheduno in~ 
vocatiy di neceffita ne fegue , che Iddio in cotal guija verrebbe ad autorizzare 
il culto , fuper fiziofo 1 che ad un donato dell' inferno prejìafi : ma di fover- 
chio egli s'inganna. Allora terrebbe cotal confeguenza, quando $* 
invocaflé un Infedele conefeiuto per tale: ma 1' ipotefi di Giliber- 
to, d'Aleffandro IIL, de! Mabillone , del Muratori , e la mia, è 
d'un Infedele, d'un Eretico, o d'altro , che non ha merito , m? 
per errore , e per ignoranza è creduto .Santo ; nel qual cafo il cul- 
to 



ALLE MEMORIE DI ROVEP^ETQ. 175 

to è bensì fuperftiziofo in sé, ma- non è già tale ricetto all' invo- 
cante, che opera con pietà j e retta intenzione ; onde Iddio noti 
autorizza allora il culto fuperfiiziofa , ma premia la divozione , e la 
fede dei Criftiano. Fieri vojfunt ( non poffo a meno dì non repli- 
care le parole dei Mabillone) vera mir acuta ad f alfa s reliquia* , oh fi- 
dem ac pietatem eorum , qui eas veras effe credimi . In bis Fidehum pietas , 
ac fimplicttas apud Deum f ippici quodammodo fanófitatem eorurn , quos 
Santfos bona fide credunt , & invocant . E perchè il Mabillone non 
parla di reliquie d'Eretici, o d'Infedeli, ma di Santi incerti , ed 
ignoti, chi un autore dettderatte, che di quelle preciiamente favel- 
li , vegga il Muratori nel palio al detto Num. XXXVI. già recato . 
Poco fapere però, unito a molta faccenteria moftra il noftro Teo- 
logo, allorché s'avanza a dire, che la mia proporzione , la qual 
non è fé non quella fletta del Mabillone , e del Muratori , inav- 
vedutamente di penna muftì, ed allorché aggiunfe, che Falfa medefi- 
inamente è queir altra propofizione , che i Miracoli non fono certa prova 
di Santità: quando è prefa ad verhitm dallo fletto Mabillone , che 
dice: Neque vero fola mir acuta etiam vera , fufficiunt ad probandam alìcu- 
juf fanefitatem , nifi aliunde fanBitas comperta fit aut ex infigni vita 
integritate , aut ex certo & approdato martyrio , Non fi pretende , che 
il P. Teologo , occupato nel rivolgere le Quxfliones Quodlibetales , 
abbia gran pratica, e molto meno gran lettura di buoni Lori; ma 
come gli accennati patti del Mabillone fi trovano neli' Epiftola De 
Cultu SanSiorum Ignotorum , che folto nome d'Eufebio Romano ufcì 
in Parigi due volte, indi fu riflampata in Trento l'anno 1724. da 
Giambatifta Paroni; così pare, almeno quenV edizione non dovette 
ettergli affatto ignota • Comunque fi a , inavveduto non fu il mio 
fcrivere, quando fu appoggiato alla dottrina di due uomini di sì 
gran nome, e di si gran inerito, quali fono il Mabillone, e il Mu- 
ratori, e quando 11 trova uniforme agl'infegnamenti d'altri più an- 
tichi infigni feri! tori. Compatiranno forfè i più dotti 1* ignoranza 
dei nott.ro Ma ed ro ; ma non fo già io , fé fapranno compatire i 
giudizio/i, edifereti la prefunzione, con cui sfornito delle necettarie 
cognizioni, e fenza autori là veruna, non ha rottore d'alzar tribu- 
nale, ed avanzarli a qualificar le proporzioni , che non intende . 
E' vero, che la detta ignoranza è per me uno feudo attittimo a di- 
fendermi pretto gl'intendenti: ma vero e altresì, che gl'intendenti 
fon pochi, che anche gli lcioli hanno i loro ammiratori , e parti- 
giani, e che aimen pretto quelli la pubblica taccia di (rampar pro- 
pensioni attai Male fonanti , e per conftguenza Scandalofe, può deni- 
grarmi non poco.. Non è già nuovo quefto difordine , e della foia 
nofìra età. Quam multi Scriptores ( diceva un fecolo fa Giulio Cle- 
mente Scoti De opinionibus feligendis Pofi 15. pag.91.) fé in a&u exercita 
indicarti nefcire 1 quid hu)ufmod't Cenfum fignificent ! Alhs .autem , paté/ vere 

Sfh 



ìjó APOLOGIA 

Sapientibus > eas protulijfe ad illufìrem aliorum famam obfcurand.im , ad 
proprias utilitates , ad aliorum ajfent ationem \ ma nuovo potrebbe bensì 
parere, che l'altra giudi (lima querela di quefto Scrittore né meno 
oggidì venga gran, fatto efaudita . Non pojfum ego ( fegue a dire nel 
citato luogo lo Scoti) etiam non vehementer miravi , qiìod noflris tempo- 
ribus impunita fint injuria y contumelia, detrazione s , quibus afperfi viden- 
tur , immo referti funt quandoque plurium libri contra aliorum opiniones , ac 
fenfus , qui funt indigni piane talibus Cenjuris : nec Scriptores ipfi nitro re- 
traElent plura y qua aliorum fama, & honori vehementer officiunt ; vel fai- 
tem hi non cogantur ab eorum Moderator ibus retr affare t'Ha. , qua certe gra- 
v-i or a funt f cripto , ac libris , adeoque aterni tati y ac univerfa horninum com- 
munitati commendata , quam fi voce y & coram paucis , ac veluti in tronfia 
tu convicium in eos jaceretur . Veramente fino dall' anno 1697. Inno- 
cenzo XL Sommo Pontefice aveva con efpreffo Decreto comanda- 
to DoBoribus , jeu Scholaflicis y aut aliis quibufeumque , ut tam in libris 
imprimendis , ac manuferiptis , quam in thefibus, aepradicationibus , caveant' 
ab omni CENSURA , ET NOTA , nec non a quibufeumque conviciis contra 
eas propofi itone s , qua adhuc inter Catholicos controvertuntur , donec a San- 
Ba Sede recogmta fint , & fuper eis judicium proferatur, il qual la vip. prov- 
vedimento fii poi dal regnante fapientiiììmo Pontefice rinnovato 
con Bolla pubblicata a'2^. di Luglio del 1753. , in cui inculca V 
oflervanza dell' antecedente ,. ed aggiunge : -Cohibeatur itaque ea Scri- 
pt or um licentia, qui aliorum opiniones non modo ìmprobant y [ed illiberali ter 
etiam NOTANT , atquè traducunt . Non feratur omnino , privatas fenten- 
tias y veluti certa ac definita Ecclèfia Dogmata a quopiam in libris ob- 
trudt y oppofitas vero ERR0R1S infimulari . Tutte quelle cofe , dilli r 
principalmente Doàloribus , feu Scholaflicis fono fl^te ingiunte, ed or- 
dinate da 5 Sommi Pontefici: ma ìi noflro P. di Dio , che , come 
abbiamo veduto y e meglio appretto fi vedrà , gode altre rarifume 
prerogative, godrà forfè ancora il privilegio d' efenzione da quelli 
doveri , e però 11 {limerà, affatto lecito colla nota di Falfe , Male- 
fonanti y e Sofpette d % erefi a tacciare in libri flampati proporzioni ve- 
re r fané, e cattoliche y lacerando in cotal modo la fama, e il no- 
me di perfone onefle, che a proprio, e altrui benefizio travaglia- 
no, e dalle quali non è mai flato offefo, anzi che ne pure lo o> 
Hofcono . Ma ritornando in via, non è punto alle cofe dette con- 
trario S. Bonaventura, dai P.. Teologo con gran pompa allegato,, 
allorché nel Serm. 9. -dell' Opufcolo, intitolato Luminaria Ecclèfia dif- 
fc : Numquam auditum efl , quod hareticus ante-, vel pofi mortem fecerit 
mtracula. Non faprà egli forfè, che a giudizio dell'Ondino nel Co- 
mentario De Scriptor. Ecclefi. Tom-^*- pag* 395. non è del. luo Sera- 
fico Dottore queir Operetta', anzi Amarifi.car.t, ET vilificant D.Bona- 
ventaram, qui taìia ei Opu/cula indifereti adferibunt •• Per verità l' argo- 
mento^ di qiieno Critico 3> che unicamente fulJa barbarie, e fu Ila dì- 



ALLE MEMORIE DI HOVERFTÒ. 177 
verfità dello ftile è fondato, non è forfè fufficiente per togliere ai 
Santo queir Opera, anche da qualche antico per fua riconofciuta , 
tanto più, che non ebbe dall'Autore l'ultima mano, e fu in parte 
impattata da'fuoi uditori, che la copiarono , mentre leggeva dalla 
cattedra. Sia però di chiunque fi vuole, il tetto, dal nofìro Teo- 
logo bello y e lampante appellato, parla de' miracoli degli Eretici , co- 
me Eretici, e per confermazione dell' erefia : non de'miracoli degli 
Eretici creduti Santi, e nafeenti non per l'interceffione di quelli, 
ma per la viva fede dell'invocante; onde non è punto a proposi- 
to, e nulla fa al noiiro cafo. Ma e che cofa rifpondererno noi all' 
Indice delle Lettere di S. Tommafo Cantuarienfe , fatto da Cri ftiano Lu- 
po , e dal P, Teologo citato pag. 92., il qua! Indice alla lettera M, 
dice : Miracela pofl mortem , junt certa figna SanEìitatis ì Non fia chi 
fi maravigli del nuovo fonte dal noitro Filofofo feoperto per con- 
validare le tei!, cioè gl'Indici de' libri , mentre in quella parte il 
portentofo ingegno di lui è ito ancora più avanti. Chi ha lettola 
fua Ars Magica adferta , m' affienirà, che pag. 40. , difpetto mo/lran- 
do di chi per negarla aveva recato in prova i libri De Canonizatio- 
ne del regnante Sommo Pontefice, con pretendere, che d'operazio- 
ni magiche ne' tempi alla Redenzion pofteriori non fi faccia in quel- 
li parola, lafciata egli ogn' altra pofitiva prova da parte , ferra la 
bocca a'fuoi voluti avverfarj con dire, che alia tefta del Tom. 4. 
cap. 1. di e(Ta Opera , nel rame , per fregio , e a capriccio dello 
Stampatore ivi pofto, fi vede Simon Mago, che piomba all' orazio- 
ne di S. Pietro ; dal quai rame 1' acuto Dialettico dice intenderli 
fubito, Qua opinione de Magia fapientijjim 14 s Pontifex Jit imbutus , quan- 
tunque né di Simone, né di Magia pur un cenno fi faccia, in quei 
luogo. Alla pag. io. della ftefla Ars Magica ad/erta, in proposto di 
non fo quai fatto di Giuliano Apoftata, citaG Eufebio Cefarienfe; 
quando il fatto feguì più anni dopo la morte d' Eufebio . Ma ri- 
fpondendo all'addotta formidabile autorità, dico, che così appunto 
porta il citato Indice, ma leggendo poi la pag. 368. 2. quivi indi- 
cata, fi raccoglie parlarfi de'miracoli di S. Tommafo Cantuarien- 
fe, vero Martire deli'Ecclefiaftica Immunità , il quale , come ivi 
ila lcritto: Honorem Cbrifjki falvum [ore femper expreffit . Non de' foli 
miracoli adunque intende queir Indice , ma de' miracoli accompa- 
gnati dalle virtù, e dalle azioni eroiche del Candidato , il che è 
fuori della noftra quiflione, mentre de' foli miracoli , dalle azioni 
fante feompagnati , intefi io, e così parimente intefe ilMabillone • 
In^ quello cafo i miracoli non fanno certa prova, di Santità ; e per- 
chè il Padre non fi raccapricci, e non perda forfè la pazienza ali' 
udire di nuovo cotale propofizione , o per dir meglio , perchè di- 
ftingua una volta il ragionare dal cinguettare, farà grazia d' udire 
Gregorio IX. nella Bolla della Canonizzazione di Sant'Antonio da 

Pa- 



17» APOLOGIA 

Padova, dalle parole del quale imparerà egli, che la proporzione 9 
cui con molta arditezza falla appellò, non è né mia, né iti Ma&il-. 
Ione, ma bensì di queir insigne Pontefice. Ad hoc (dice quella lìd- 
ia) ut SanBus habeatur apud hormnes in Ecclefia militante , duo funt ne- 
cejfaria , virtus morum , & veritas fignorum , merita videlmt , fà mira- 
cula , ut hac ty illa fibi invicem conteftentur : cum nec menta fine mira- 
culis , nec miracula fine meritis piene fufficiant ad perbibendam inter borni- 
nei teflimonium fanBitatis . Adduce, ed approva quella medesima dot- 
trina il regnante Sommo Pontefice nel Lib. 3. De Canonizatione cap.qz. 
num. 11., e nel Lib, 4. Part. 1. cap.<j. num. 4. & 6. , anzi nel Cap.y. 
num. 18. dello fletto Lib. 4. Part. 1. dice a chiare note: Numquain 
àìximus , ex yZ?//> miraculis pofl obitum patratis , SanBitatem inferri ; 
fed buie proba tioni tantum locum \ejfe poffe , poflquam fuerunt difeuflk vir- 
tutes , è' approbat* in gradu beroico . Di qui palla il noftro Teologo 
a toccar la quiflione , fé effetti vamente Alberto abbia operato veri 
miracoli; ma coraggio non avendo di provarne pur uno, fi sbriga 
tofto dall' impaccio con dire pag. 92., Che cofa troppo intralciata egli 
farebbe. E pure alla pag. 15. ci aveva afficurati d'aver egli ftefib fen~ 
abilmente fperimentate le grazie di lui. Veniamo adeffo (dice egli) a 
provare la feconda propofizione , e fpero mercè r ajuto del Santo , che in ve- 
rità fenfibilmente provo, di riufiire con pari felicità. Qual miracolo più 
bello, e più luminofo di quello? Io mi rallegro col P. di Dio, eh* 
egli fìa finalmente arrivato a poter con ficurezza diflinguere i na- 
turali movimenti dell'animo dalla foprannatural afiiflenza del fuppo- 
ilo Tuo Santo, materia a mio credere ancora più intralciata de' mi- 
racoli di quello, mentre, come fcrive Giovanni Gerfone nell'Ope- 
retta De Probazione Spirituum , Non facile eft difeernere fenfum a confen- 
fu , Quanto plus babet difficultatis probatio , dum viddicet injìinBus unus , 
vel infpiratio vebemens tangit mentem , fi fit a Deo , vel ab Angelo bona , 
vel mahy vel a proprio fpiritu bum ano . Me ne rallegro, dilli x poiché 
quello importerebbe, ch'egli o per una fpezial grazia d'i Dio, o per 
acquiflo da fé colla fperienza, e collo fludio fatto, godeffe il dono 
da S. Paolo, e da' Teologi chiamato Difcretio Spirituum. Come pe- 
rò quefto dono al dire del Cardinal Bona nel Cap. 4. §. 1. del Trat- 
tato fopra tal materia ferino , Vix paucis cmcejfum e/i , quibus Deus ubt- 
riorem Spiritus fui gratiam conferre dignatus efi , cosi me ne rallegre- 
rei ancora più, quando d& tutt'altri, che da luì fleffo, queflo fuo 
raro pregio aveffi fèntito predicare. Ben mi duole in favor fuo, che 
il prrtefo fenfibile fperimentato ajuto in altro non confida , che nel!' 
•ver provatoci Culto di Alberto, quando non il Culto, ma la San- 
tità di lui fu meda in dubbio : nel non aver ritolta pur una delle 
difficoltà da me fatte, ncll'aVer addotti molti palli, o fenza propofi- 
to, o lenza intendergli .* in dicerie lunghe fopra equivochi puerili ; 
in dottrine infuffiflenti , o mal applicate : in efempj oppofii al no- 

ilio; 






ALLE MEMORIE DI ROVERE Tu. 179 

ftro : neir avanzar conghietrure chimeriche in un luogo, indi nell'' 
altro, quali fbffero dimoftrazioni , certe, e ferme confegnenze dedur- 
ne ; in una parola nell 3 aver perduto il tempo in un ammalio di ba- 
je, che nulla concludono. Mi duole, dilli, che in quefte cofe , non 
in altro confida il fenfibiU ajuto del fuo Santo, mentre dalla quali- 
tà delle grazie ottenute ben può ciafcheduno del merito, e delle pre- 
rogative dell' Intercettore formar giudizio. 

LVilI. E quefte iono le prove veridiche , e le ragioni [empre [ode , 
onde il noftro Teologo fi figura d'aver metta al coperto la Santità 
del fuo Vefcovo. Palla adunque al fecondo punto', cioè al Martirio, 
e ci promette fubito pag. 94., che feguiterà il j olito [140 metodo , e che 
perciò ri[ulterà ti Martirio del noflro S. Alberto , some rifatto la [uà San- 
t'ita ; nel che a dsr vero, fé V\ S. liluiirimma avrà la Co fterenza di 
leggere fino al fine quefta mia, ella vedrà, che l'ingenuo Padre at- 
tiene puntualmente la parola. Seguitiamo pertanto rincominciata 
carriera. Martyrium (dice il regnante Sommo Pontefice De Canoni- 
ZAtione Lib. 3. Cap. 13. Num. 2.) efi voluntaria mortis perpeffto , fi ve to- 
Urantia propter fidem Cbrifli , vel alium virtutis aBum in Deum relatum . 
La cagione adunque, o fia il motivo del Martirio vuole in primo 
luogo confi Jerarfl, indi le circoftanze . Quanto al primo, infegna S. 
Tommafo in 4. fent. Difl. 40. QjAxfl. 5. ad Non. , che C auffa [ufficiens 
al Martyrium nom folum efi confejfio Fidei, [edquzcumque alia virtus non 
politica, [ed infuja , qua fine m habeat Cbriflum ; ed agg-unge 2. 2. Qu&fl. 
124. Art. 1 ). Non aliquis dici tur Martyr ex te/limonio cujuslibet veritatis , 
[ed SOLUM ex te/limonio veritatis Divina. Quindi fegue il citato fa* 
pi enti ili mo Scrittore Cap. ig. Num. 1. Tum dicimus , Fidem credendo - 
rum , vel agendorum effe UNICAM cauffam Martyr ti .... Itemque ad 
Martyrium non [ufficere fi quis monatur prò aliqua re , licet vera , [edfi- 
bi per lumen naturale propofita . Quefta cagione, o motivo, può con- 
fiderai non folo rifpetto al Martire, ma ancora rifpetto al Perfe- 
cutore , e in amendue vuol efTere il medefimo. Cauffa requifita ex 
parte Tyranni ( dice lo firiìb Autore Cap. 13. Num. 2. ) & apta ad 
Martyrium , debet effe odium in Fidem , vel in opus bonurn , prò ut a Fi- 
de Cbrifli prajcriptum . lì Cardinal Capizucco Controv.zj. de Martyrio 
$. \6. lo chiara Opus, quod ex propria ratione relationem habet ad [idem , 
e il Gobat Theol. Exptr imeni al. Traci. 2. Ca[ 18. Secì. j. Num. 602. 
Opus bonum alnjuo tandem modo ad Fidem propagandam , tuendam , illu- 
fìrandamve tendenr . Quanto alle circoilanze al Martirio neeettarie , la 
principale fi è, che lia volontario, non forzato. Acceptatioetiam mor- 
tis requiritur in Martyrio , & voluntaria ejujdem tolerantia , quia cumfit 
aBus virtutis, debet effe omnino voluntarius , ut inquit D. Thomas, Ò 1 
Pbilo[opborum efi inconcuffum nxioma; alioquin mors posna dicere tur, non 
Martynum. Cosi gli Auditori di* Rota nella Part. 2. della delazione 
della caufa del B.GiofarTat Pollocenfe , predo lo fletto Sommo Pori- 

Y tefi- 



i8o A r L O G I A 

tcficc Cap.ló. Num.j. Qui però convien avvertire, che per volonta- 
rio non s'intende già l'accomodarli al cafo per quel poco di fpazio, 
che palla tra la ferita , e la morte . Quefto volontario facilmente 
può ritrovarfi in tutti, o almeno in^gran parte di coloro, che muo- 
iono in guerra contro gl'Infedeli, o gli Eretici, e pure niuno di 
etti viene dalla Chiefa confiderato per Martire, ancorché la guerra 
folle a motivo di Religione. La ragione fi è, perchè effettivamen- 
te Non voluntate , fed neceffitate moriuntur , quod vires non babeant 5 qui- 
bus boftibus obfifiant , come oiTerva il mentovato Pontefice Lib.%. Cap. 
jB. Nk&. 4. Per volontario adunque s'intende una fpontaneadelibe- 
razion di morire, antecedente a qualunque avvenimento; coficchè il 
Martire non già per impotenza di refiftere al Perfecutore , ma per 
pura elezione, e fenza repugnanza vada alla morte. Il fondamento 
di quefta dottrina è appoggiato all'efempio di Crifto, vero modello 
di tutti i Martiri. Cum pateretur (dice S. Pietro I. 2. 23.) noncom- 
minabatur: tradebat autem judicanti fé injufle . E a Pietro, che per di- 
fenderlo, aveva tratta fuori la fciabla , ditte Joan. XVI1L 11. Mitte 
gladium tuum in vaginam . Podi così quelli principj, che non pofib- 
110 efTer metti in dubbio, diamo ora un'occhiata al motivo, ed al- 
le circoftanze della morte d'Alberto. Scrive il Pincio, che i Caflel- 
barelli facevano guerra a' Trentini, e che Alberto per difenderà" , 
aveva fatto lega con molti Signori della Marca Trwigiana, indi ag- 
giunge immediatamente: Quibus apparebat , Adelpretum paratum ejfeju- 
ra Civitatis , & public am liberi atem magno animo de fender e , injuriafque ab 
Epifcopatu viriliter propulfare . Chi avelie ragione, non è a noi no- 
to; e fé foffe vero, che Alberto veniva con molta gente per torre lo 
Stato a' Caitelbarchi , come il Sanfovino attefta , non farebbe sì fa- 
cile il giuftificare la fua imprefa . Comunque fia di. ciò, una co fa è 
certa, e gli fcrittori tutti raccordano, che la diflenfione era per lo 
Stato, e per punti di Giurifdizione. Il formai oggetto adunque dell' 
azione d'Alberto erano i beni temporali, o in quanto difenfibili , o 
in quanto accrefcibili; e l'armi erano l'unico mezzo, onde fperava 
conieguire l'intento. Lo (ietto Pincio così ci deferive la difpofizio- 
ne dell'animo di lui: Adelpretus injurUs lacejfitus , generojìjfìmos fibicLu 
forum virorum fpiriius imitando/ propojuit , Ù aut labanti Patria opem 
fare , aut cum Ècclejia fua viriliter cadere. Voleva vincere coli' armi , 
cioè opprimere l'avverfario, ed ucciderlo, ed era di tanto coraggio, 
che per con legni r quello fine non badava a mettere a repentaglio 
la propria vita, viriliter cadere. Che fecero adunque i nemici?' Cum 
vidiffent compi ures ( fegue lo fletto Pincio) Principi? Tridentini e auffa in 
fc armatosi graviur indignati , Epifcopo infidi as jlruunt , e l'uccidono. I 
beni temporali adunque furono T unico/e vero motivo della morte 
d'Alberto, tanto dalla parte dcli'Uccifo, quanto da quella dell' Uc- 
ciforc. La difefa di ciucili ben-, anche gitffta, e dovuta, non è già 

Tir- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 181 

Virtus non politica , [ed in/afa , non è Virtus Divina , e per lumen natu- 
rale non proposta \ ma è un'azione preferitta dalla Legge Naturale, e 
Civile, la quale può bensì edere lodevole, e buona, quando debi- 
tamente, e guittamente efercitata venga; ma non può già effere quei 
b?ne , che ex propria ratione relationem habeat ad Fidem , e che ad Fi- 
dem propagandam , tuendam , illaftrandamve tendat . Non può adunque 
apportare vero Martirio, e per confeguenza il fuppofto Martirio del 
noftro Vefcovo è privo del requifito principale, che è la Cagione, 
e ciò tanto per riguardo all' Uccifo, che per riguardo all'Uccifore, 
mentre niun faftidio agli avverfarj d'Alberto dava la Fede, o altra 
virtù dalla Fede preferitta; ma bensì, eh' egli tentaffe d* uftirparfi 
Quello, che non era Tuo, fecondo il Sanfovino, o che per propria 
difefa armaiTe contra di loro, fecondo il Pincio , ipotefi amendue, 
che colla Fede nulla hanno che fare. Privo è altresì il fuppo ito Mar- 
tirio dei requifito di Volontario, mentre l' antecedere intenzion fua 
non era già di facrificarfi qua! manfueto agnellino ali'ingiuiìe bra- 
me del Perfecutore; ma bensì di vincere il fuo avverfario, e d'op- 
primerlo; né con verità 11 può dire di lui, non comminabatur . Spi- 
rava anzi terrore, e vendetta, e in luogo del mitte gladium tuumin 
vaginam y fupplicava piuttoito , che fi sbracciaiTero i fuoi collegati, 
ed impugnaflero la fpada a fua difefa. La disgrazia portò, che tut- 
ti i fuoi maneggi , tutti i fuoi sforzi , le aderenze , e le leghe , da 
lui a tal fine fatte, caddero a vuoto, e fu affalito, ed ucciib ove, 
e quando meno fi penfava. Egli è qui faoile l'immaginarli, che ri- 
cevuta la mortai ferita, e dovendo morire, fi raffegnaffe a Dio, 
perdonando di vero cuore al nemico, pen tendali de' fuoi trafeorfi , 
e raccomandando l'anima fua ai Signore. Buon per lui, fé così fa- 
rà ita la faccenda. Tutto quefto però può benfervir a provare, che 
morilTe da Criftiano, non da disperato, e che può ancora effer fal- 
vo; ma non può già farlo diventare un verov Martire, mentre il 
morire in cotal guifa , non è un dare volontariamente la vita, come 
al vero Martire Ci richiede. E' un darla, allorché non fi può più ri- 
tenerla, è un fare di necefTità virtù, in una parola, è un morire 
per forza. Né fervirebbe già il replicare col Pincio, che Alberto Pro 
Patria y prò Religione, prò Deo gloriojìjjime occubuit. Dappoiché queiV 
Autore fufrìciente lume ci ha recato per difeernere > e con giudo 
criterio ftabilire qual folle la vera qualità della morte à' Alberto , 
a nulla giova rettoricamente, e con arbitraria interpretazione darle 
quel miglior colore, ed afpetto, che fia poiTibile , (Jn panegirico è 
cotefto, ed un abito affai più largo, e sfarzofo di quello , che al 
corpo, da lui mede limo rapprefentato, fi polla accomodare: ma le 
parole fon parole, e le cole fon cofe, né da alcuna confeguenza può 
mai trarfi più di quello, che le fue premette contengano. Che Al- 
berto morule prò Patria, è evidente. Ma che ha egli a far qui quel 

Y % prò*- 



l8l APOLOGIA 

prò Religione , e prò Deoì Tratta vafi forfè di qualche puntoci Dog- 
ma , o di Difciplina? Sì trattava di mio, e di tuo, cioè di beni 
temporali, e quello era l'unico, e vero oggetto dell' i'mprefa . Di più 
fini, non v'ha dubbio , è capace queft' azione: ma queftì fono occul- 
ti, e impenetrabili agli uomini, né ad altri noti, fuorché a Dio fo- 
lo ; donde per conieguenza niuna conghiettura può trarli ne a favo- 
re, né contra il creduto Martirio. Non è imponibile, che alcuno di 
quelli, che per veri Martiri fono dall' Univerfal Chiefa riconofeiu- 
ti, li a ito al Martirio per vana gloria di dover efTere dopo morte 
venerato fagli Altari. Coitili in tal cafo farebbe bensì Martire pref- 
fo la Chieia, che non può penetrare il cuore degli uomini, ma non 
lo farebbe già predo Dio, che lo penetra. La Chiefa però retto, 
e finto fuppone il fine delle azioni, allorché fanto trova l'oggetto 
di quelle , e fante le circostanze , né fenza evidenti prove abbando- 
nerebbe mai, come ragion vuole, cotale fuppofizione . Se dunque T 
oggetto dell'ultima azione d'Alberto atto folle a produrre vero Mar- 
tirio, e fé dei requifito di Volontario non folle fppgliato, fé gli fa- 
rebbe un regalo del fine. Ma e la Cagione, ed una delle principa- 
li Circoilanze al vero Martirio necelTarie mancando , a che ferve 
mai immaginari! un fine fantiifimo, che non può per noi efler pro- 
vato, e che provandoli, nulla conchiuderebbe, quando il reflo an- 
cora ad evidenza non fi prò vaiTe? ASIms accsptandi Martyrii (dice Teo- 
filo Ramando De Martyrio per peflem Part.z. Cap.%. §.-7. ) adeofubli- 
mis efl y .& communem virtutem fuperans , ut non Jit dub'wm , quin pleri- 
que Cattolici a tam caro mercanda (eterna fallite procul abfmt . linde nifi 
pofitive conftet acceptationem formalem Martyrii alienando pnecefìffe , nec 
§Jfe a&u contrario revocatati , non efl cenfenda inter-venijfe . Se generale 
è quefia luppofizione, molto più avrà luogo, ove li tratti d'un uo- 
mo politico, che per accrefeere lo Stato, fenza riguardo alla necef- 
faria refidenza nella fua Chiefa , fenza badare ali' efempio de' fanti 
uomini, anzi dei luo fieflo Metropolitano, e fenza alcun rifpetto 
verfo la Santa Sede, aderì Tempre ad un Imperadcre feomunicato y 
e viffe egli flefìb, finché campò, colie feomuniche full' anima . À 
queflo carattere molto meglio al certo corrifponderebbe il credere , 
che il fine dell' imprefa à* Alberto fiato folle, pruttofto la brama di 
vivere con più agio, e fplendore. Noi però, per modo di difputa r 
figuriamoci, che con tal azione agli fi fofie prendo di dover diven- 
tare un Martire. In tal cafo il tee farebbe fiato ottimo, mail mez- 
zo, ch'avrebbe fcelto, non farebbe fiato valevole perconfeguirlo, e 
in conieguenza Martire pur tuttavia non farebbe. S'impara di\\Can. 
60. del Concilio Eliberitano, che Si qms Idola fregerit , & ibidem fue- 
rit ccciJhs , (pAatenus in Evangelico fcripturn non efl , ns^ue invenitur ab 
Apofloli.f unquam fa£lnm, placidi in numentm eam non recipi Martyrum. 
Aggiunge la ragione il regnante Sommo Pontefice De Canomzatwm 

Llb. 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 183 
Lib.3. Cap. 17. Num. 15., perchè Si Fìdeles occidantur ab Infidelibus , 
dum torttm Arai , i$ Idola dejìruunt > non effe mortem aàfcribendam odio 
in Fidern^ [ed rerum fuarum dejenjloni . Quefia ragione quanto è mai 
più concludente nel cafo noftro? Non fi trattava già d'infranger Ido- 
li , ma o d'occupare lo Stato dell' (Jccifore , fecondo il Sanfovino , 
o di difendere il proprio, fecondo il Pincio . E nell'uno, e nell'al- 
tro cafo è chiara la rerum propriarum dejenjìo . Abbiamo da Socrate 
nel Lib. 7. Cap. 13. <? 14. della Storia Ecclefiaftica , come vertendo 
in Alexandria diftenfioni, e diiTapori tra Cirillo Vefcovo, e il Pre- 
fetto Orette per punti di giurifdizione , e perchè meritamente erano 
fiati da quello* cacciati di Città gli Ebrei fcóìzioù , e che ftrage di 
Crifiiani avevano fatta; molti zelanti Monachi della Nitria , non 
potendoli tenere , fi portarono in Città , e pubblrcamente ingiuria- 
rono elio Prefetto, chiamandolo Immolatorem > t Paganum . Cercò 
egli di giufiificarfi; ma un Monaco per nome Ammonio più rifen- 
tito degli altri, gli rifpofe con una fallata, e gli ruppe il capo. Il 
popolo allora meflo a romore , prefe coftui, e lo condurle ad Ore- 
ile, e Ore (le , che fofpettava d'infidie per parte di Cirillo , Tormen- 
tis hominem fubjiciens , eo ufque exeruciavit , quoad vitam ei adimeret . 
Fece le fue parti predo l'Imperadore Cirillo, Quinetiam Martyrem il- 
lum ( Ammonium ) vocari juffit , magnitudwein animi illius multi*; lati- 
dibus in Ecclefia profecutus , qui prò pie tate certamen fubiiffet . Di fatto 
l'oggetto dell'azione d'Ammonio, ch'era la difefa d'un Sauro Ve- 
fcovo rettamente operante, non poteva effer migliore, e ottimo pu- 
re convien prefumere il fine di lui. Nulladimeno notifi ciò, che im- 
mediatamente foggiunge lo Storico: Sed qui modefliores erant ex ipfis 
€tiam Chriflianis , hoc Cyrilli jìudium erga Ammonium non probarunt . Com- 
peri um enim habebant , hunc temer itatis fu* foenas dediffe , non autem tor- 
mentis immortmm effe , dum Chrifìurn negare compelleretur . Quamobrem 
& Cyrillus ipje hujus rei memoriam paullatim fileniio obli ter avit . Cri fila- 
no Lupo, fopra quello fatto riflettendo nelle Note al IT. Concilio Ro- 
mano di S. Leone 1X\ , così Ieri ve: Ncque enim prò Chriflo Domino , [ed 
prò temporali Alexandrinx Ecclefix principatu fuerat mota fedi t io , & jee- 
de' pugnatum . L'applicazione di quefia dottrina al nofiro cafo ialta 
negli occhi da fé, fenza che punto io mi vi adoperi. 

LIX. Ora ftabilite così quelle cofe, è faciiifiìmo lo fventare tut- 
te le repliche del P. Teologo, e comprenderò inficine, fé nelle ra- 
gioni della prima mia Lettera, o piuttofio in quefia flia Apologia , 
pia apparenta , che fofianza fi trovi. Egli argomenta in quefia guifa 
pag. 05. Se il nojlro B. Alberto inerme, fuori di battaglia fu uccifo , per- 
chè d'i fendeva- i diritti della jua Chieja , giù fi '■ amente appellajì Martire. In 
cotal modo, e per tal cagione fu uccifo. Dunque giufiarnente ap- 
pellai! Martire. Chiara, e certa chiama il valorofo Dialettico la pri- 
ma di quelle proporzioni ; ma per verità ella è appunto ofeura, e 

fai- 



184 APOLOGIA 

falfa. E' ofcura, perchè per diritti della fu a Chiefa potrebbe anche in- 
tenderli da taluno l'Immunità Ecclefiaflica , o qualche punto di Di- 
fciplina, e pure fi dee intendere il Ducato, e le Giurifdizioni dall' 
fmperador Corrado, e da altri al Vefcovado di Trento donate . Con 
maggior proprietà diffe il Pincio jura Civitatis y e public am libertatem : 
ma il noilro ingenuo Teologo, per occultare, e confondere a chi 
legge il vero motivo, per cui Alberto fu uccifo, e per confeguenza 
la cagione del fuppofto Martirio, iìudiatamente fi è valuto di que* 
sennini Equivochi. E' poi anche falfa la detta propofìzione , poiché 
non è vero, che Martire gì ufi amente s'appelli chi vien uccifo per di- 
fefa de' beni temporali del fuo Vefcovado, quantunque inerme, e 
fuori di battaglia: facendo di mefìierr,. che venga uccifo, o per la 
Fede* o per altra virtù dalla Fede preferitta, non politica, e non 
Bota col lume naturale, ma rivelata^; quale non è, e non farà mai 
la difda de beni temporali. Ci accerta poi il Padre di voler veni- 
re Senza alcun indugio alle prove della prima proporzione : ma per veri- 
tà palla in vece a falfificar la mente del Mabillone, e del regnan- 
te Sommo Pontefice, intorno a Martiri putativi de' fecoli barbari. 
Parlando il primo di Carlo IV.. Re di Francia, che da Ugone Fia- 
viniacenfe fi vuol Santo, perchè uccifo ingiuftamente, ferine negli 
Annali: Pro more feilieet illorum temporum , quibus, qui innocenter cede- 
bantur , Martyres , & S an fi i vulgo amlìebant . Nientedimeno intrepida- 
mente afferma il P. Teologo pag. 98., che quefV Autore Nemmeno 
con una- parolina condannò, diede biajlmo- alla di fciplina di que y tempi \ e 
pollo in dimenticanza Taccennato palio degli Annali, lo prova pago. 
97. con altro palio dello fleUo Mabillone in altra Opera, ove fon 
riferite le parole di Ugone Fla v in i'a cenfe : Sanctus reffe \ potefi vocari ,-, 
indi aggiunge: Si noti il RECTE dì Ugone graviffimo Scrittore . Trat- 
tandoli: però dì rilevare la mente non già- d' Ugone, che fecondò T 
abufo dell'età ma, ma del Mabillone, vede ognuno , che quel pro- 
more illorum- temporum r , e quel vulgo audiebant voltati- notarli,, e non 
il reBe di Ugone , del fentimento di cui non jfi fa cafo.^ Altri paf- 
fi parimente dello fìeilo Mabillone do ve an fi ofìervare, ne' quali più' 
chiaro s'efprime, e tra quelli quello della Praf. in S'acuì. V. Ord..S, 
Benedigli §. 6..\Num.g6. ,, ove facendo in parte fu e le parole di VVil- 
lelmo Malmesburicnfe,. così feri ve.- Merito explofum^ efi ab Ecclejta O- 
rientali Nicephori Pkocx decretum y quo fancierat, ut milites , qui in bello* 
occuhuiffent , eodem honore afficerentur ac Martyres . Sic quofdam irruenii- 
l>us latrunculis aefos , m Martyres credula confecravit antiqui/ as ; cuju r rei 
multa exempla fuppetunt. Il dire , che volgarmente erano chiamati Mar- 
tiri , giurìa il co fiume di que' tempi, e che come tali gli consacrava. 
fa credula antichità , e il comparar cotal ufo con ciò, che merito ex- 
plofum efi] è egli altro, che dire , ch'effettivamente non erano tali ,. 
ina per l? abufo d' allora x tali erano reputati •' Lo nello- Mabillone 

.tue 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 185 

nepji Annali, di certi Vcfcovi parlando, che nei IX. Secolo furono 
da' Normanni uccifi, attefìa, che Omnes ut Mariyres k'ahìti\ quod in 
pr&lio contro, Pagano s prò fai 'u te Patri* mito , òccubuiffent . Si fa queft' 
obbjezione il regnante Sommo Pontefice nel Zj/>. 3. Cap. 18. §. 7. £V 
Canonizatione , ficcome quella, che pareva opporli a! neceflario requi- 
sito di Volontario nella morte del Martire, indi fi rimette alla rif- 
pofta , che in fimili cafi dà Teofilo Ramando De Martyrio per pc- 
(lem Part. 2. Cap. 5. Num. 4., il quale così fcrive: Ajo tamen , mar- 
tyrium Chrifiianum eam mali repenfionem excludere , & idcirco non placet 
quod S. Antoninus Cruce fignatos , qui in bellum facrum dederunt nomina 9 
acceduntque adverfus fóftes pugnaturi , fi in hujufmodi expeditionibus morian- 
tur , annumerai Mxrtyribm . Aggiunge ancora il regnante Pontefice , 
che Hjc , atque alia hujufmodi , commode expl icari poffunt de Martyrio 
triìnus proprie fitmto . . ♦ . De Martyrio fimilitudinario , e per fine con- 
chiude: Quibus omnibus prevalere nec potejl , nec debet faHum a Mabiljo- 
mo relation % & fupra expofìtum 3 quod originem habuit vel a pio quodam 
fidelium affeclu erga defun&ns, vel a tacita connivenza Epifcoporum . Di 
quefto medeiimo abufo parlando Crilliano Lupo nella Storia del IV. 
Concilio Romano di S. Leone IX. Pontefice , ebbe a dire; Omnem enim 
inique occifum fimplex plebs olim putabat Mar ty rem . Quello, che il Ma- 
bilione chiamò coflume del volgo , e della credula antichità, il regnan- 
te Sommo Pontefice pio affetto de* fedeli verfo i defunti , e connivenza , 
e il P. Lupo opinione della femplicc plebe; io l'ho chiamato abufo, 
e femplicità di que' tempi, e ferirli nella prima Lettera pag. 125* 
Che ne' fecoli barbari , ne' quali per la flravaganza de" tempi , e de coftu- 
mi , la ftejfa Di/ciplina Eeclcfiafiica molte piaghe ebbe' a fojferire , le coro- 
ne del martirio non coflavano più il jangue volontariamente fparfo per la 
fede di Gesù Crijìo. Le parole fono diverfe , ma ii fentimento in fo- 
itanza è lo ffelTo . Nientedimeno il noftro Avverfario vi trova una 
grande diverfità . Dice, che il Papa rifp onde da par fuo, e che Guai, 
che nemmeno con una parolina condannaffe , deffe biafimo alla difciplina di 
que tempi. Ma io all' incontro merito procedo, perchè abufo, ali^ 
antica Difciplina contrario, chiamai quella pratica. Se però ufo voi 
gare della credula antichità, e della femplice plebe era quello, na- 
feente da pio affetto, e fé fu abolito dappoi, né fi tollererebbe oggi- 
dì; era dunque un abufo all'antica Difciplina contrario, e da igno- 
ranza prodotto . Che poi queft* abufo non debba acremente ripren- 
dere , non è forfè fuor di ragione, giacché era comune. Merita 
compatimento: ma quefto non fa, che non folle abufo 3 oche debba 
Jodarfi , né proceiTo merito io , che non V ho mai condanna- 
to , né biafimato , ma folamente deferitto , e col fuo vero no- 
me appellato . Da tutto ciò pertanto inferifea pure a fuo fen- 
no il P. Teologo , che Alberto farà fé non altro Martire meri 
propriamente prefo , fimilitudinario , apparente 3 o , come feri- 

ve 



- i8<5 APOLOGIA 

ve alla pag. ioo. titolare , che ciò nulla monta . Égli , che 
in qualche luogo la la da Dottore utriujque , dovrebbe pur fa pere , 
che fimile non ejì idem, e che altro è apparenza , altro ioltanza ; 
ma fé tanto per avventura e' non fa, non dovrebbe per lo meno 
ignorare, che Parere, e non effere , è come filare , enontejfere. Se quali 
che fimiiitudine, e apparenza, almeno lontana, tra' Martiri puta- 
tivi de' (ecoii barbari, e i veri della primitiva Chiefa non ci folle, 
né pur quelli né men dal volgo farebbero (tati tenuti per tali. Sedi 
tale fimilitudine, e apparenza s'appaga l'innocente Apologifta, noi 
iìamo d'accordo, e poteva ben rifparmiare tante inutili parole. Io 
fo beniffimo , e lo fapeva anche quando ferirli la prima Lettera , che 
il palcolo più faporito di certi cerve-Ili oziofi, e di fcolaftiche chi- 
mere palciuti, fono i giuochi di parole, gli equivochi, eie qui ft io- 
ni di nome, e fapeva altresì, che ficcome idea chiara^ e dipinta non 
hanno cotìoro di cofa veruna, così le loro fallacie, e vaneggiamen- 
ti ad altro non tendono , che ad ofcurarla anche agli altri . Per que- 
fio adunque nella proporzione di ella prima Lettera non diffi gik> 
che Alberto non fotte Santo , nò Martire aflblutamente; ma diffi , 
che tale non era egli, Quando per Santo s'intenda perfona canonizzata , 
o almeno delia cui jantità / abbiano autentici tefiimonj , e fondamenti : e 
quando per Martire /intenda perfona, che per la fede di Criflo , o altra 
virtìi dalla jede preferii ta, abbia volontariamente sborfato il f angue . Se 
a quefte fole parole badato avelie ( e doveva pur badarci ) il P. Teo- 
logo , egli arebbe, torno a dire, fatto maggior conto di tanto tem* 
pò, e di tanta carta inutilmente gittati. Avvertiremo ancora, che 
il Martirio improprio, e fimilitudinario , del quale favella il regnan- 
te Sommo Pontefice, s'intende di pedone morte in guerra , non 
folamente giurìa, ma a motivo di Religione, nel qua! Martirio , 
fé manca il requifito della morte volontaria, v'ha però quello del- 
la Cagione producente vero Martirio; e quindi è, che l'apparenza , 
e la fimilitudine può in tal caio aver luogo. Nel noftro però e V 
uno, e l'altro requifito manca, e non folo la guerra non era a mo- 
tivo di Religione, ma non fappiamo ne pure , fé dal canto d'Alber- 
to fofTe giuita , mentre la fra fé del Sanfovino: Veniva con molta gente 
per torre lo Stato a' Callelbaichi, non gli è troppo favorevole , e 
pure potrebbe eisere più vera di quella del Pincio . Ora fentiamo 
a tal proposto il regnante Sommo Pontefice nel citato luogo; Hu- 
jhs autem jententix fundamentum , dice egli, in hoc confi[ìit , quod, pojf* 
to bello Inter Fideles , & Infideles cauffa Religionis , non autem ex aliquQ 
fine politico ( in qua bypotbefi unufjuijqu? idmittit, Fideles in eowmen* 
tes Martyres non effe ) pojìtoque, agi de[bii, qui pugnant , fé defendendo , 
ÌX ne hoftes Fidem corrumpant : cafus non defuit a vera Martyrii ratio- 
rie , cum mors infligatur ex odio adverjus Fidem Catbolicam , & mo- 
rientes prò Fide Ca/bo/ica mortem fubeant . Che s'inferifee da ciò ? 

S'in- 



ALLE MEMORIE DI AOVÈKETQ. 1S7 

S'inferifce, che là morte del noftro Vefcovo , ii aliale norf contra 
Infedeli, né a motivo di Religione era in guerra, ma per puro fine 
politico, e per difendere, ovvero accrefeere lo flato; né pure, im- 
propriamente , e per una cotal fimilitudine può a buona 'ragione 
appellarli Martirio. Ma pure ( replica il Padre pag. 106. ) fi ha da 
Giovanni Saresberienfe nell'i!/*//?. 150. che Qidcumque prò juftitia pa- 
fittiti Martyr eji , idejì teflis juftiltil after t or cauftx Cbrifti. Ecco un al- 
tro giuoco di parole fulla voce Juftitia . Potrei rispondere, che pri- 
ma di valerli di quello pa(To , converrebbe non già graziofamente ? 
e fenza prove afferire, ma evidentemente dimoftrare, che la caufa 
d'Alberto fu giuda. Ciò però per modo di diiputa conceduto , fi 
ìifponde, che il Saresberienfe prende ii termine di Juftitia in generale 
per Religione, e Disciplina EcclefiaAica , o vogliam dire, diCriflia- 
na , e Teologica Giuftizia , non di Giuftizia Civile, e Filofoficafa- 
veila, come dalla fletta fua Lettera chiaramente apparifee , in cui 
dice: Quofdam Epijcoporum ìufìitia Dei , & vobis f aver e non dubito , e 
da cui fi vede, che del tollerar venazioni per la Sede Apofloìica 
trattavafi, e di quel Martirio, di cui capace non è Nifi qui vult pati 
prò Fide , & operibus Fidei; il che quando dalla detta Lettera non 
appariile, batterebbe riflettere, che a S. Tommafo Cantuarienfe fa 
fcritta, e della controversa appunto vi fi ragiona , per cui (offerì 
la morte, vale a dire Ob dejenfionem Juftitia , & Ecclefiafticx Immuni* 
tutisy come canta la Chiefa nel Martirologio Romano. Ma troppo 
va a fangue del P.Teologo quel termine Juftitia, per dimenticartene 
sì tolto. Egli lo ripete alle pag. 132. 143. 157. 164. 168. ed alla 
pag. 144. aggiunge pure: Vero dunque Martire giù ftamente vien repu- 
tato chi muore per amor della Giuftizia. Onde S. Girolamo in commentan- 
do il pafto di S. Matteo al cap. 5. Beati qui perfecutionem patiuntur prò- 
pter Jujìitiam , ebbe a d'ire : Confiderà quod ottava beatitudo Martyr io 
terminetur . S'affanna indarno l' Apologifta , e difficilmente gli riu- 
icirà d'intorbidare il fentimento di quel gran Dottore a chi dell' 
Opere di lui abbia qualche contezza. Sanguis eftufus ( feri ve lo ft el- 
fo Santo nel Commentario fopra Y Epift. ad Philem. cap. 1. v. 1. ) h 
TANTUM Martyrem faci?, qui prò Cbrifti nomine fundi tur . E tanto ba- 
lta per capire di qua! Giuftizia nell'altro patto e' favelli. Anche 1* 
Aftefano, dal P. Teologo citato pag. 157. baflan temente dichiara 
la fua tentenna: Hoc eft veruni precipue , quando juftitia pertmet ad Ec- 
clefiam-, illuftrandola coli' efempio di S. Tommafo Cantuarienfe. Ma 
qui il buon Padre fa come una ritirata, e il riftringe a pretende- 
re, che ftante anche il folo titolo di Martire ad Alberto conferito, 
Certa , ed indubitata almen farebbe la fua Santità . E come lo prova 
églW prova col Pagi Seniore, il quale ad ann. 861. dille: Mos 

horum temporum obtmebat , ut qufijuis cruenta morte vitam finir et , Mar- 
r,r appellar et ur, fi alias moribus . V vita integer fxiftet , cujus rei compita- 

Z ra 



l88 A f L O Cr 1 A 

ra cxempla habemus . Io però rifpondo, che la reflrizione fi alias ma- 
ribus , & vita integer fiiijfe •/ , fi verifica bensì in molti cafi 3 ma non in 
tutti, e in quella guifa vuol intenderti i\ Pagi, altrimenti farebbe 
oppofio agli altri fcrittori, che dello flcffo abufo favellano, e che 
tal reflrizione non riconoscono, come il Mabillone, il Bollando , 
e Crifliano Lupo, da me allegati. Sarebbe altresì oppoflo al fatto 
ideilo, mentre dando fu foli efempj da me addotti, fé Santità di 
vita può provarti in Benedetto V. Pontefice, nel Re Canuto , e 
forfè in alcun altro, e quale mai fi proverebbe in Conone , intru- 
fo nella Chicfa di Treviri, in Carlo de Blois Duca di Bretagna , 
in Tommafo Conte di Lancaflria, in Fra Francefchino , e meno 
poi nelf ubbriaco, di cui parla AleiTandro III. nella Decretale Au- 
divimus? E pure tutti coltoro, perchè uccifi innocentemente , paf- 
faronoper Martiri. Quanto a Carlo du Freme in conformità del Pa- 
gi dal P. Teologo allegato, nulla rifponderò qui, efscndofi giàrifpo- 
ilo al num. XV. Nulla parimente replicherò alla taccia, chepag.gg. 
egli dà a quella mia proporzione. Che ne fecoli barbari al grado di Mar- 
tire jalivafij ancorché di Martirio ne pur l' ombra appari fse , cioè, ch'ella 
fia [alfa, giufìa Benedetto XIV.; mentre Benedetto XIV, parla de'mor- 
ti in guerra in ter Fideles , & Infideles e auffa Religioni* : ed io parlo del- 
l' abufo generalmente, in quanto s' eflende fino a que'cafi, ne' qua- 
li effettivamente né pur V ombra di Martirio appari/ce, come dagli ac- 
cennati efempj raccogliefi . Nulla per fine replicherò alla taccia di 
non aver almeno eccettuato il Martirologio del Ferrari , allorché fcrif- 
fì nella prima Lettera, che il noflro Alberto Né dal Romano , ne da 
altri Martirologj è punto riconofeiuto ; poiché il Ferrari è un Catalogo 
di Santi, che non fono appunto nel Martirologio, ne con altro fon- 
damento in quel fiio Catalogo inferì Alberto, che ex Tabulis EccleRa 
Tridentina, onde autorità, e pregio non ha di quelle maggiore. 

LX. Palleremo adunque agli efempj, co' quali T/ipoiogifta pag. 
102. & feqq. vorrebbe pur dare affetto di Martirio alla morte delfuo 
Vefcovo. Il primo è quello di S- Engelberto Vefcovo di Colonia, il 
fecondo è di S. Alberto Vefcovo di Liegi , il terzo di S. Projetto 
Vefcovo d'Arvernia, e il quarto, cui non finifee mai di replicare , 
del B. Bertrando Patriarca d' Aquijeja . Ora al primo con poche pa- 
role rifpondendo, dico, chela Chicfa tutta nel Martirologio Ro- 
mano a' 7. di Novembre canta di 111; : £>/ prò dejer.fione Ecdefiajlic* 
Zibettati*? & Romance Ecclefia obedientia martyrium jubirenondubitavit . 
Provi egli lo fletto del noflro Vefcovo, ed avrà un buon appoggio 
della firn caufa . Quanto al fecondo, fatto uccidere non da Enrico 
V. come fcrive il Padre, ma da Enrico VI. Imperadore, parimente 
rifpondo, che nello flefTo Martirologio a' 21. dello flefTo mefe fi 
legge di lui; Qui prò tuenda Ecclefiaftica Libertate necatusefl. Si tratta- 
va di difendere Ja legittima fua elezione al Vefcovado di I iegi , 

dall' 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 189 
dall' Imperadorc contra V Ecclefiaftica Libertà combattuta. Niente- 
dimeno il noftro bravo Teologo trova pag. 103. motivo più rilevante 
di Martirio nel noftro Alberto, che in quello di Liegi. Circa San 
Projetto rifpondo , che il nome fuo vedefi pure nel Martirologio 
Romano a' ±j. di Gennajo . Adone, non lo qualificò per Martire, 
dicendo (blamente: Natalis S. Prosjecli Arverncnfis Epifcopi . Ufuardo , 
che prefe da Adone, dice.* Civitate Arvernis , S. Procjeéfi Epijcopi, & 
Amarini , viri Dei , qui paj]i funt a proceribus prue/atte Urbis, colliquai 
efprerlìone non è ben chiaro, fé Martirio, o femplice morte indi- 
car voglia. S. Pudenziana , o Potenziana, come altri la chiamano, 
morì in pace, e non fu Martire, e pure per atteftato di Luca Hol- 
ftenio nelle Note Marginali fopra il Martirologio Baroniano , nel 
Martirologio della Regina di Svezia è fcritto di lei : Pajfio S. Poten- 
zian£ Virginis . Lo fteiTo dee dirli del Martirologio Romano, chela 
frafe d' Ufuardo ha adottata , onde non può con ficurezza aderirli 
( come per altro fa il noftro Teologo pag. 104. ) che lo qualifichi 
per Martire. Per tale bensì lo qualificar Indice di eflo Martirologio; 
ma anche in altri cafi è quell'Indice affai più liberale del tefto. Del- 
le due vite di lui fcritte da Autori coetanei, che ne' Bollandifti ab- 
biamo, la feconda tace interamente il motivo della fua morte, e 
dalla prima non apparifee con evidenza. Pare folle uccifo in vendet- 
ta della morte, a cui Childerico Re aveva condannato Etorre di 
Marfiglia, il quale prefTo la Corte aveva accufato Projetto: QhoA 
pradia prxdifìx femina Claudi* jìbi vendicar et .... qua prafatus HeHorre* 
quirebat\ ma il Vefcovo moftrò: qualiter hxc perpetuo jure Ecclejta pof 
fiderete e fu fentenziato a fuo favore. La morte però di Projettonon 
feguì fubito dopo vinta la lite, ritorno al fuo Vescovado facendo , co- 
me falfamente fcrive il noftro Teologo; ma forfè più meli appref 
io^ come fi vede dai eap. 3. di amendue l'accennate vite, e maflì- 
me dalla feconda, la qual dice^ che in quel fra tempo Sanfii(ciok 
Projetto, ed Amarino, che gli fi era accompagnato ) dum in manda- 
tis Domini pariter aliquantulum tempori* converfarentur , contra eos bofiis 
antiqua* &c ; il che rende più che mai oicura la vera , e precifa 
cagione della fua morte. Non mancano peraltro autori , che lo con- 
federano per Martire, anzi dille il Baronio negli Annali ad ann. 
670. num. 3. Sufficìens quidem ad Martyrium exifiimata efl e auffa , cum 
oh defenfionem fua EccleJU id Jìt paffus \ ni a altro è il dire fufficiens exi- 
{rimata ejt: altro dire fu ffìciens efl. Comunque fia di ciò, egli è certo, 
che da amendue le dette vite apparifee, com'egli dall'infanzia fino 
al punto della morte, operò fempre da gran Santo. Nonfolodopo 
quella, ma anche in vita fu da Dio graziato dei clono di copiofi 
miracoli, e in qualche Martirologio fu detto di lui, che Mcrepro- 
phetico eleBus fmt ab utero. Tanto baita perdimoftrare, che l' efem- 

Z 2 pio 



>po APOLOGIA 
pio di quello Vefcovo nulla con quello del noilro ha che fare 
Quanto al B. Bertrando ridondo , che dagli Atti della Tua vita 
preflb i Bollandifti , a' 6. di Giugno apparifce veramente, com* 
egli fu un fant'uomo, e di moltilfime Criftiane virtù fornito. Se 
vero fofle altresì ciò, che fcrivono l'Ughelli' nell'ita//'^ SacraTom. 
5. col.gg. e Andrea Sauflay nel Supplemento al Martirologio Gallica- 
no , cioè, che prò dejenfione Ecclefiaftic* Libertatis gladiis impwrum fuit 
trucidatus , e fé fu^ìlteUe, che avvifato, allorché fu uccifo , dell' im- 
bolata da' nemici orditagli, Ille rubilo timidior inde faB l us , fponte fua 
Je facrificium obtulit prò Ecclefia [uà , in hxc verba prorumpens . Cupio im- 
molari prò Ecclejta Dei , come fuona un documento dell'Archivio di 
Udine predo gli ft.effi Bolla ndi (ti; i principali requifiti avrebbe an- 
cora per efiere un Martire. Vero è bensì, che per quanto da que- 
llo fteflb documento, e dalia vita, da lui rnedeiìmo, e dal fuoCap- 
pe'.lano ferina, fi raccoglie, fu uomo guerriero > e per altro non fu 
uccifo, che per contefe civili co' Conti di Gorizia. Da Guglielmo 
Cortufio contemporaneo nella Storia De Novitatibus Padux, & Lom- 
bardi* Lib.io. cap. 3. fi ha ancora , che mentre morì, ci fu zuffa , 
e fatto d'armi. Dominus vero Patriarcha cquitavit Sacilum , iturus £/- 
unum cum ducentis galeatis . Contra eum pugnaverunt ejus rebelles cum 
gentibus de Goritia , <& debellatus fuit Dominus Patriarcha. Nelle vite 
parimente de' Patriarchi d'Aquileja, pubblicate primo dal Murato- 
ri Rer. Italie. Tom. 16. pag. 81. indi dal P.Bernardo Mana de Ru- 
beis nell'Appendice^ Monumenta Ecclefi* Aquilejenf pag. 13. fi legge : 
Et ibi aggrejffi fuerunt praàìfium Dommum P atriarcham , & comitivam 
fuam , & violenter bellaverunt : <£? in ipfo bello mortuus fuit di&us Domi- 
nus Patriarcha. Atteiìa veramente il fuo Cappellano , o piuttofto 
panegirica, che in cafo di guerra, imitava Moisè, e che Nudis geni- 
bus , in terramque deflexis , nudato capite , manibus ad cslum levatis , ora- 
tionibus injtflebat continuisi donec ad eum finis belli pervenire t optatus : ma 
lafciando ftare, che mal il direbbe in, ipfo bello mortuus ^ chi fu ucci- 
fo non nell' efèrcito , ma mentre per l'efercito orava ; il Prelato fte£ 
fo fchiettamente, e fenza adubzione fcrive di fé medefimo : Pro- 
cejfimus contra hojles „ Et primo ivimus Cormonum , ubi Jìetimuf decer® 
dico us ; & ibi dato damno , quod dori potuit , caftra noflra in Vigilia Nati- 
vitatis Domini duximus Goritiam Ab inde in die S. Joannis Evangeli- 
fi* recedentes , dato guaflo , pervenimus Belgradum , & ibi fietimus , te- 
ner, tes Belgradum , & Latifannam obfejfa, ufque in crafiinum Epiphania ..., 
Domum Francifci de Villalta obfedimus , & final iter fé noftravoluntaii jub- 
tnififj e va difeorrendo, dalle quali fincereefpreifioni ben puòarguir- 
fì, fé quello Patriarca aveflfe molto ben radicati nella mente que' 
Canoni, i quali ordinano: Ne Prelati cujujcumque d'igni tatis , a ut fia- 
tai f*dìtionibus } praliis , fpoliis , rapinis , incendiis y & aliis fevis faBis y 

f< 



ALLE MEMORIE Di ROVERETO. ip'i 

fé aliquatenu.r immifcere prafurnant : r.ec bellicis aBibus fé implicent , vel 
mvolvant. Quelli adunque, o altri che fofsero i motivi, il fattoè> 
che come da' detti Bollandoti s'impara, la Canonizzazione di lui 
fu più volte tentata, ma altro per fine da Clemente Vili, l'anno 
1599. non ottenne Franceico Barbaro Patriarca d' Aquileja , fé non 
fé l'approvazione del Culto immemorabile, che nella Chiefa d'Udi- 
ne godeva , confidente nelTOitenfione delle Reliquie, e Procellìo- 
ne il giorno della folennità, con quello di più, che le Melse fo- 
Jite celebrarli prò Defunti is ^ fi celebrassero in vece prò grattar um a- 
Bione , e tutto quello non già a riguardo della morte di lui, né del 
Martirio , di cui non fi fa motto , ma sì bene , perchè Sanità 
conver fattone , virtutum Chrifltanarum gloria , $X Jumma Ecclefiaftici gu- 
bermi laude fior uerat . Il paragone adunque di quefto Patriarca col 
no Uro Vefcovo è veramente come quello del campanile del Duo- 
mo colia fèttimana Santa ; ma pure pollo che giultiftìmo fofse , e' 
non fi proverebbe perciò a favore d'Alberto le non quel tanto , 
che conceduto gli abbiamo. Confefsa il P. Teologo pag. 107. che 
Bertrando Fu dai Conti di Gorizia con guerre ingiufliffime travagliato 
fino che ebbe a lafciar%ù-miferamente U vita. Che il motivo e di quel- 
le , e {ingoiarmene dell'ultima non fofse fé non civile, e politico, 
apparifee da tutti i documenti contemporanei . In quella i potei! , 
come ci afficura il regnante Sommo Pontefice nei palso teitò ac- 
cennato , Unufquifque admittit , fideles in eo bello morientes , . Marty- 
res non effe . Dunque Bertrando non può per tal cagione efser Mar- 
tire, e per confeguenza, fé Alberto non è più Martire di lui, non 
già vero Martire, come il nollro Maeltro fenza autorità definifee, 
ma Martire putativo, e titolare vuole appellarli. 

LX1. Dagli efempj palla il P. Teologo alle autorità, e qua fiche 
il Pincio dal Sig. Decano prima, pofeia da lui non folfe flato ba- 
(lantemente chioiato , fi fa a fnocciolarlo da capo. Allecofe, cir- 
ca quello Scrittore dette al Num. XVIII. e LVIII. , farebbe un fa- 
stidio 'l'aggiunger parola. Lo volga egli, e lo rivolga , lo mediti, 
e lo contempli a fuo fenno, altro mai non ifeoprirà , che un Au- 
tore perple&b, che in nube favella, da cui altro motivo della mor- 
te d' Alberto non può dirittamente raccogliere* fuorché politico , e 
civile, tanto per parte deli" Uccifo , quanto per parte dell' Uccilore , 
e in confeguenza incapace di produrre vero Martirio. I veri Mar- 
tiri della Legione Tebea , come abbiamo da S. Eucherio Vefcovo 
di Lione, dicevano : Tenemus ecce arma , & non refijlimus , quia mori , 
quam uccidere , fati ut medumus , tì innocente s inferire , quam noxii vivere 
przo-tamus . Ali oppoito il nottro Vefcovo, anche fecondo il predi- 
le* ro Pincio: Generofijjìmos fiht clarorum virorum fpiritus imitandos prò- 
pojuit, (j ani l 'avanti Patria opemferre^ aut CAm Ecclefia fua virili ter ca- 
dere . Quelli volevano piu| tolto mori , quam occidere : ma il noftro 

vole- 



J02 APOLOGIA 

voleva piuttoflo eccèdere , quam mori y benché inafpettatamente acca- 
dere il contrario* La difpotìzione dell'anima f uà era appunto quel- 
la, dì cui parla Teofìlo Rainaudo De Martyrio per pefiem Part* 2> 
cap. 5. § **, cioè: Mortem ,fi pofet , peremtis auBoribus ulcifceretur > 
tantumque inultus caditi quia jacultas deeft . Or fé così è, e fé "li uc- 
ci fori non da odio verfo la Fede r o da altro motivo di Religio- 
ne, ma da mero impulfo politico furono moflì % come gli autori 
tutti concordemente atteftano ; la morte del noflro Alberto , ri- 
fletto al Martirio , maggior privilegio non gode alcerto di quella 
di coloro, che mila via dagli affatimi vengono improvifamente afc 
faliti , ed uccifi, de "qua li fcrive Vvillelmo Malmesburienfe De Ponti/. 
Anglor. Lib.z. cap~<$., che In Mar tir e s credula confecravit antiqui tas , co» 
me appunto anche del noflro è avvenuto. Non può faziarfl il Pa- 
dre d'intonare quelle parole del Pincior Nufquam traditum efi de ul« 
lo belli apparai u . Sì leggono alle pag. 105. no. 117. 121. 123. 145. , 
e forfè altrove, anzi alia pag. 16^ fcrive egli : 77 qual pajfa cotanta 
importante, non fa il perchè , dal Sig. Tartaro iti fi diffimuli ; menzogna 
vergognofa , che dalla pag. 103.. della prima mia Lettera reità ba- 
ila n temente fmentita, leggendoti quivi.- Il Pineta dice non trovarfi ,, 
che fatta d armi feguiffe . A qua! fine mai avrei dovuto diuamular io 
cotal paflò} Rovefcia egli forfè la mia opinione ? Il dire Nufquam 
traditum eftj m tempo che né delle Storie di Trento,, né della Vi- 
ta d' Alberto abbiamo fcrittore alcuno,, né contemporaneo > né vici- 
no , non è un provare, che la cofa non fofTe . Ma s' egli è vero ,. 
che Alberto fu irccifo a tradimento mila via y e qua! apparato d* 
armi afpettiam noi nel luogo precifo dtlL'ucciiìone ? Quefto però T 
che fu un puro caio? non efclude Fefereito in poca difranza, non 
efclude l'animo di menar le mani, e imbrattarle nel fangue de* ne- 
mici ,. e eia per fentimento dello ftefifa Pincio ,. il quale afficuran- 
doci , che Alberto voleva a vincere , o morire per la Patria , Aut 
labanti Patri* opem ferre y aut cum Ecclefia firn viriliter cadere , ci affi- 
cura ancora, che voleva perfonalraente combattere, mentrechi ma#- 
da le milizie in campagna,, e intanto fi ritira a far orazioni, può> 
ben reflar vinto, ma non uccifo. Qui" però; F erudito- P. Teologo 
per foftegno del fua Pincio r e per argomentar con tra dì me ad 
hominem -, mi ; oppone pag, 104., eh' io iiìeilo do a qitenV Autore Lv 
precedenza fapra tutti gli nofiri Scrittori r indi aggiunge pag. 109. Egli- 
(iejfo giudicollo più- diligente degli altri;, donde or nafee cotefla mutazione^ 
fé non da qualche fua prevenzione ? e tutto- ciò prova egli con quelle 
mie parole De origine Ecclefìx Tridentina pag. 2. Satis diligens> prò em 
4 tate Scriptor , ft cum iis prxjertim conjeratur, qui id munus per ea tem- 
pora fujceper e . Bravo veramente, valorofo,, e ■ tèmpre fonile a sé Mei- 
io fi mofr'ra il noftro Teologo. E* veriifimo, clic così fendi io nel 
citata luogo: ma immediatamente- > e fenza parola frappone , ag- 



gtus*« 



ALLE MEMORIE DJ ROVERETO. 193 

giunfi ancora: At fi illius opera ad Hijìorue regni a s exigantur , agre 
admodum Hiftoriographi nomen ac famam tusri pojfit . Indulget enìm fa* 
piffime ingenio fuo . Non raro etiam hallucinaìus e/i , ac piaculum duxit % 
fi quicquam popularium opinionum ab fé pratermijfum fuijfet . Praterea 
fatta , qua ad tandem , & commendai ionem eorum , ad quos pert'mebant , 
parum conducere viderentur , fileni io pmteriit , ignarus jcilicet , primam effe 
Hijìorite legem, ne quid faifi dicere audeat : de inde , ne quid veri non au- 
deat . Levinfì dal Salmo XIII. 1. Je parole: Dixit infipiens in corde 
fuo, e fi rechino (blamente Faltre: Non efì Deus, e potrafii poi ac- 
cufar d'ateifmo anche il regio Profeta,* ma quefla regola di rile- 
var la mente degli fcrittori collo fpezzarne i fenfi , e fmozzicarne 
le fentenze, dal noilro Maeflro converrà nella Loica, e nella Cri- 
tica venga inferita, mentre finora non vi fi è trovato che l'oppo- 
fto. Più graziofa è la riflefìione , che fegue pag. 106., e che il Pa- 
dre chiama dì gran pefo . Sappiamo (dice egli) il Pincio aver fritte 
fitto gli aufpicj de Cardinali Clefio , e Madruzzo in tempo del Concilio ; 
indubitatamente i Caftelbarchi di f angue cotanto illuflre erano congiunti , 9 
attinenti co* due fuddetti Cardinali ., almeno con qualche altro Prelato del 
Concilio: e ninno difjft ,0 di cotefìi rifentijfi , Dunque convien dire, che la 
cofa e nella Jofianza , e nelle circofianze al loro decoro sì pregiudicezwli non 
pur fojje vera e certa, ma pubblica. La pelante rirleffione vien ripetuta 
alle pagg. 111. 164., e forfè altrove. Io non dirò qui, come il Car- 
dinal Bernardo Clefio, che col favore di Ferdinando I. Imperado- 
re i Quattro Vicariati confeguito aveva, indi il Cardinal Crillofo- 
ro Madruzzo, che de'medefimi Gio: Gaudenzo fuo Padre invertì, 
non già a difendere, e fpalleggiare la famiglia di Caftelbarco , ma 
ad opprimerla, ed abolirla erano piuttoflo impegnati, come di fat- 
to non mancarono di fare, talché del podeflb di quelli più d' un 
fecolo rimafe priva. Non dirò parimente, che i Prelati del Conci- 
lio di Trento non per opporli alle baje del Pincio, e rifentirfene , 
ma per difeutere i punti di Dogma , e di Difcipiina della no (ira 
fanta Religione s'erano colà convocati . Dirò folo , che i Caftel- 
barchi s'oppofero, e contraddiifero al Pincio col mezzo delSanfo- 
vino , il quale dal Vicario di Federigo da Caftelòarco Barone di 
Crefta , come dal Franco s'impara, ebbe i lumi ; onde poi (crìfte 
nella fua Origine delle Famiglie illustri d } Italia pag*. 65. Azzo figliuolo d' 
Aldrighetto , ti quale ujeendo di Rovere con la lancia in refla , contra il Ve- 
feovo di Trento , che veniva con molta gente per fargli lo Stato , ! ammaz- 
zò , confermando la Signoria a juoi difendenti . Replica il Padre pag no. 
140. 145. , che ai Pincio Non accade contraporre le cantafavole del Snnfo- 
vino zeppo di falfità: eh' è Scrittore Fallate, che bevve a fonte torbidi ed 
infetti dell' infame im^ojhy Ciccar elio: che ver gognofam ente fcrive , come 
Alberto veniva a torre lo Stato altrui ; e per fine , che quefìa E' una 
folenmjjima impoflura d'un folo, cb' e il S anf ovino ^ cotanto fallace per giu- 
dizio 



T94 APOLOGIA 

dizio eziandio di chi rnoflra crederla .... perciò fede non fi può dare al- 
le parole del San/ovino ; mentre fecondo le leggi un teflìmonìo fola non 
merita nome di tejlimonio ; maffimam nte fé sì fatto teflimonio né ha co* 
fuoi occhi veduto ^ ne colle j ne orecchie udito il fatto dagli a fi ariti ; in con- 
fermazione della qual dottrina cita la Glofa, 1' Abbate , e che fo 
io. Il Sanfovino, è veriffimo, non fu dì quelli Scrittori , a' quali 
più premette il far buoni libri, che il farne molti . Egli non efa- 
minò d'ordinario con giudo criterio le cole, che foiife, cioccan- 
te malìime X Origine delle Famiglie illufori d' Italia , non avrebbe né 
pure potuto farlo, mentre al tempo (no mancavano in gran parte 
i fondamenti neceffarj. S'attenne dunque alle relazioni altrui , e 
diede al pubblico quel tanto, che dalle Famiglie ftei?e gli veniva 
fomm ini (Irato. E' perciò fcarfo di documenti , allegria origini fa- 
volofe , non prova ciò, che afferma, e quello, eh' è peggio, adot- 
ta le menzogne degl'impoftori, come alla pag. \6. delie Memorie an- 
tiche fu offervato. Quindi è, che di graffi abbagli viene con ragio- 
ne da' Critici acculato ; come da Giuieppe Scaligero nella Confuta- 
tio Fabula Burdonum , dal Naudè nella Bibliographia Politica , dall' 
Allacci nelle Ojferv azioni fopra le Antichità Etrufche , dallo Struvio 
cella Bibliotheca Hiflorica accrefeiuta dal Eudero Tom. i. pag. 1368, , 
e da altri. Queir.' è il giudizio, che a un di predo può dell' O/era 
del Sanfovino con fondamento formarli, fenza dimenticarli però , 
che con tutti i fuoi difetti , per chi ha dfeerni mento , e de' libri 
anche dozzinali buon ufo fa fare , non poco utile può riufeire , 
maflìme avendo tratto più notizie da autori , che ora indarno for- 
fè fi cercherebbero, come Fanufio Campano, Eleuterio Mirabello, 
ed altri. Il Sanfovino adunque di per se prefo, è fenza dubbio au- 
tor fallace, dì poca fede , e di poco credito ; ma prefo in compa- 
razione del Pincio, fcrittore delio lteffo calibro , e forfè peggiore, 
può reggerfi molto bene, e far téfta. Egli non è contemporaneo , 
né vicino alla morte d'Alberto: ma la fleffa eccezione patifee tin- 
che il Pincio. Bifogna dunque vifitare i fonti, a' quali ricorfero . 
Il Pincio dice: Id tantum invoiimus memoria breviter commendatum , 
fenza efprimere né da chi , né dove , né quando, onde il fonte 
non può effere più torbido, ed ofeuro. Del Sanfovino abbiamodal 
Franco, che riceveva, le notizie dal Vicario del Barone di Creda, 
e di quefto Cavaliere cosi fegue a dire lo ileffo Franco circa i fat- 
ti d'Alberto: H#c fapira a F rider ico illufori a C aforo Barco Barone , 
viro animi magnitudine , fummaque humanitate confpicuo , hac de re me- 
cum fermonem infoituent? excepi ; quorum tamen nonnuili apud Pincium , 

Sanfovinum , <cT in dome folcii monumenti s legi Affirmabat porro non 

modo a major ibus hujufmodi rem pojler itali per 

fed etiam dum ejfet adolefcenx commentar lolum M 5 : 

vel furreptum d aliquo z ve! incendio pcrif \bxtut , ^aflrì 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. i$f 
Crift<e latus abbine annos quinquaginta confi agrafìe* . Io non entro già 
per quello mallevadore di tutte le cofe dal Sanfovino dette intor- 
no ad Alberto, alcune delle quali fono rnanifeftamente faife, e da 
me fteiTo confutate . Non mi determino né pure a dare tutta la cre- 
denza alle parole : Veniva con molta gente per torgli lo Stato . Dico 
folo , che fatte le dovute rifiefìioni fopra amendue quelli Scrittori , 
confiderata l'indole del noftro Vefcovo , e dato un'occhiata alla 
Storia di que' tempi , l'accennate parole del Sanfovino fono più ve- 
rifimili di quelle del Pincio , intorno a che veggzG ancora il Num. XXL 
Allorché dunque aiterato il P. Teologo per aver io chiamato fal- 
lace il Sanfovino, e nulladimeno averlo citato a mio favore , mi 
dimanda pag. 145. Dov'è qui il voflro fenno , il voflro valore , la voflra 
critica ; gli rifpondo , che non ho mai fatto alcun conto del San- 
fovino fé non in comparazione del Pincio, e che non intendendoli 
per qual cagione quello a quefro debba cedere, ho creduto lecito in 
buona Critica render colpo per colpo, ed opporre agli avverfarjun 
Autore, che fé non fupera il tanto da loro decantato Evangelica, 
per ogni conto lo pareggia. Che poi il Sanfovino non fia teftimo- 
nio né di villa, né d'udito, egli è una difficoltà , eh* egualmente 
può farfi anche al Pincio, né monta , che il Pincio ne abbia più 
altri uniformi, mentre o fono più deboli di lui, o altro non fece- 
ro, che copiare da lui, onde di cola di fatto trattandoli, più non 
vagliono uniti di quello, che varrebbe egli ioio ; lo che il nofìro 
Teologo ritroverà negli fieffi Satrapi delle Leggi , che cita , o in 
altri fomiglianti, e vi troverà altresì, che Mos ifle numerandi potius 
Ah fior es , quam fententias ip[as ponderando , fiepe decipit ignorantes : ma 
in materia illorica, quale fi è cotefta , agli atTiomi degli eccellenti 
Storici, anziché a quelli de'Legifti, non ria fé non meglio, eh' e' 
badi, ed afcolti tra gli altri il Cardinal Baronio , il quale ad ann. 
Il 77. Num. 2. così (cri ve; Le fi 'or , in delecJu teflium conjlitue in qua- 
cumque difputatione viBoriam non in numero , eo quod errantium infini- 
tus fit numerus : fed vera fapientium , Jìcut vere fapientùm , admodurn 
paucuf. Oppofi già al Pincio nella prima Lettera, Che tr aitando fi dt 
un Vefcovo fiorito quafi quattro Secoli prima di lui y e del detto fuo ntun 
tefiimonio recando , non merita fede veruna . Rifponde ora il P. Teo- 
logo pag. 1 09. Ma che uopo mai travi di provare quello ì Egli fcrive , che 
Adelpreto era noverato fra Beati , e fi venerava nella noflra Chiefa con cul- 
to folenne , ch'era coja certijjìma ; dal che naturalmente ne feguiva , che 
jojfe vijfuto e morto fant amente . La confeguenza è veramente falfa ; 
ma il peggio fi e, che non é vero nemmeno 1' antecedente. Il Pin- 
cio dice bensì intcr Beatos numeratur , ac colitur ; ma non dice gik 
con culto folenne ; né avrebbe potuto con verità dirlo, mentre al tem- 
po ino il Culto verfo Alberto non confifteva che nella Tavoletta 
del Duomo, da cui folenne Culto non può inferirfi. Ma da quando 

A a in 



i$6 APOLOGIA 

in qua ( replica il Padre pag.uo.) ad uno Storico tocca il provar le 
cofe , che conta , fé da ninno fon dìfdette , o contr over/e ? Ha ragione . 
Lo Storico è obbligato di dire la verità, non di provarla. Ciò pe- 
rò corre, allorché narri cofe o notorie, o ai tempo fuo accadute: 
non già allorché ofeuri , e antichi fatti ci prefenta . Non èrnia que- 
rta dottrina, ma d'uomini dotti, e in tali materie confumati, de- 
grinfegnamenti de' quali poco lume moftrando il P, Efaminatore , 
non ifdegnerà forfè afcoltargli , edapprofittarfene. Equidem folius feri- 
bentis auBoritas (dice Pietro Georgifch nella Prefazione al Regefla 
Cronologico- Diplomatica ) ad fidem faciendam jufficere uteumque potefl in 
iis , qui de rebus fuorum temporum commentantur , prafertim fi Aufior 
in rerum lucem verfatus feire pojfit , quee pofleris tradat . Aliter tamen 
res fé fé habet in antiquioribus , & ab nofira memoria remotis ; È* vix dici 
potefl , quam into/erandos errores nimia fiducia , ex ingenio magis , aut 
prxjudicio , quam rerum habitu , fenbentium pepererit , qui fubinde propa- 
gati non potuerunt non ipjum tandem hifloriarum corpus inficere . Noti le 
parole; Ex ingenio magis , aut pr$judicio , quam rerum habitu fcriben- 
tium , eh 1 è il precifo carattere del Pincio. Anche Guglielmo Bier- 
lingio nel Cap. 2. §. 6. De Pyrrhonifmo Hifìorico conchiude , che Ut 
nominent Hiftorici monumenta , & tejìes fuos , five manuferipta adhuc la* 
teant , five in publicam prodierint lucem , omnino officii eorum effe exifli- 
ffto , fi opmionem ingenuitatis apud Leèlgres fibi conciliare cupiunt ; e tal re» 
gola più che mai dee aver luogo, allorché fi tratti di cofe non pri» 
ma da alcuno pubblicate, com'era la nofira , Se il Pincio però in 
luogo di dire : Id tantum invenimus memoria brevi ter commendaPum , 
Epifcopum ab uno ex Caflrobarcis hafla transfixum , avelie ancora aggiun- 
to dove, quando, e da chi tali cofe furono fcritte , egli ci avreb- 
be fomrniniflrato il modo da potere del detto fuo formar giudizio , 
al quale per tal difetto non fappiamo qual fede predare. Egoomnes 
hifloriarum fcriptores (diceva Marco Velfero Rerum Auguflanarum Lib.8, 
pag.iyó.) e così dire, e far debbono tutti coloro, che amano dad- 
dovero la verità ) qui res Jua memoria multis temporum fpatiis anterio- 
res fine vade , fine tefte proferunt , foleo expendere t Ut enim ipfis fides conflit e- 
rit , fieri f or t affé potefl'. ut ipfi nobis conflare faciant , neutiquam potefl . Ma 
qui s'oppone il Padre, e fenza tante confìderazioni , con un colpo 
veramente da Maeftro, così definifee : Il Pincio fcrijfe il vero , perchè 
eost appunto, e non altrimente egli trovò fritto, Si ha da Melchior Ca» 
no d'un Prete Spagnuolo, il quale non fapeva periuaderfi , che co- 
fa ftarnpata por erte e (Ter falla. A quello Prete Spagnuolo da oggi 
innanzi potrà tener buona compagnia il noftro Frate Trentino, con 
quefto di più, che non folo le cofe ftampate, ma anche le marni» 
fcritte non portano ertere le non vere. Per corona di tutto Tinge- 
gnofo Teologo fìnge un cafo , vi applica una rifpefta la più {ciocca , 
e ridicola del mondo, indi ne fa un regalo a me , dicendo , che 

così 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 197 
così appunto io rifponderei , \>o(cì% conchiude: Se coteflo fi a un fare 
da Critico , Ipercritica , ne fia pur Giudice chi che fia, ilqual mojìridi aver 
fenno. Ed io conchiuderò .* Se cote ilo non fia un attribuire altrui 
la propria ignoranza, e, come d'altra Opera del nollro Autore fu 
fcritto, un tttrpijjìme blaterare , lo giudichi pure anche chi non di- 
fcerne i bufoli dall'oche. Dd Pincio palla il P. Teologo al Fer- 
rari, al Beyerling, a' Bollandifti , ed a Giù teppe Vittorio Alberto 
Vefcovo di Trento : ma come tutti coftoro pofiono confiderarfi per 
copiatori del Pincio , come di fatto lo fono, e niuna copia merita 
maggior fede del fuo originale; quindi {aggiunge pag. 11 3. Anno egli- 
no veduto folamente il Pincio? Ed io replico, che taluno di loro mo- 
ftra di non aver veduto né men tanto, mentre l'Alberti non par- 
lò, ch'io fappia, di quelto fatto, fé non nella Relazione ad Limi- 
na , e in quella dice: Dum Ecclefice Libertatem propugnat , lance a iraje- 
Bus, eh' è un'impoftura del Volgarizzatore, o piuttofto falfificatore 
del Pincio, della quale il buon Vefcovo agevolmente accorto fi fa- 
rebbe, fé all'originai Latino avelie fatto ricorfo. 

LXIL Ma iafeiamo finalmente quell'invalide, e inconcludenti 
autorità, e badiamo al P. Teologo, che nuovo documento produ- 
ce pag. qz. e 112. per comprovare il Martirio del fuo Vefcovo , 
cioè un Ifcrizione fotto Un Rame rapprefentante US. Martire , la qual 
già da So. e più anni nel Palazzo di Nogareto confervafi, e che dice : Ho- 
dìe multis inclarejcens miraculis , qui injuriu lacejfitus , jurium fux Eccle- 
fia , & Religionis Cattolica acerrimus extitit defenfor , infidiis autem ah 
Ecclefia fux Feudatario Azone ex Regio Bobemorum fanguine Domino de 
Cafiro barco Ariana harefi infeEìo petitus , in Valle Lagarina apud Robore- 
tum hafla peEìore transfixus gloriofijfime occubuit. A quefV Infcrizione , 
avvegnaché di tanto al Pincio posteriore , pure con poco fonda- 
mento fi darebbe la taccia d' efsere da quello unicamente copiata, 
poiché tre, o quattro favole di più ci rapprefenta . Nientedimeno 
cariffimo è flato a me coteflo lume, e finceramente mi profelsote-* 
nute all'accurato Padre, che lo ha pubblicato, mentre non poco è 
quello, che indi s'impara. Primieramente noi veggiamo la fonte, 
onde il P. Schmid derivò, che Alberto al prefente rifplende con mira- 
coli , feorgendofi tratto dalle parole; Hq die multis inclarefcens miraci* - 
Us . Veggiamo altresì , che dalla (teda forgente egli traile , che V uc- 
cifore d'Alberto era infetto dell' 'empia erefia dì Ario , vale a dire da un* 
Ifcrizione privata, di cui non fi fa l'autore, e che cinquecent' an- 
ni dopo la morte d'Alberto fu ftefa. Qui però non iftà il meglio. 
Si vede in oltre la felicità nel nafeere delle favole , nel crefeerc 
e nel perpetuarli, e come qualunque infulfità, e fandonia , purché 
metafifica, o fifica impollìbilità non contenga, ha tempre numero- 
fo feguito di parabolani armati a fua di fé (a , i quali a viva forza 
vogliono, che fi creda, psiche è fiata ferma, e creduta. In gene- 

A a : % -se 



198 A P O L O G I A 

re d'Ifcrizioni, ed altri fomìglianti monumenti , meritamente vien 
commendato l'infegnamento di Antonio Pagi ad ann.ozó. %.6.Epi- 
\aphia , qua non conflat pofita haud multo pojì mortem eorum , in quorum 
memoriam condita, fidem non faciunt .La vanità di far comparire anti- 
chiiTima qualche famiglia, il prurito di denigrarne alcun* altra, la 
premura di confeivare certi diritti , efenzioni , e prerogative, in una 
parola l'interefTe, la malignità, e la vanagloria degli uomini , gli 
ha fpeflb portati a fingere non folo Ifcrizioni , ma Diplomi, e in- 
teri libri ancora. Colla denfa caligine, di cui ferripre è coperta la 
più remota antichità, celanfi agevolmente fomìglianti impollure de' 
moderni, che nell'ofcuro, e nella difrìcoirà di poter edere fmentiti 
fi confidano , il qua! vantaggio non godono già i contemporanei , 
dalla chiara luce dell'età loro perfeguitati, e convinti . A tutto que- 
llo s'aggiunge la mancanza de' fondamenti originali , in cui fpeflfo 
fi trovano i moderni , in deficienza de' quali facilmente vengono 
foftituite tradizioni popolari , che prefo piede , e ricevuto corpo , 
anche lenza malizia, tradifeono poi la verità. Ecco la ragione , fu 
cui la gìudiziofa Regola del Pagi è fondata; e fé a tal ragione il buon 
F- Schmid tanto o quanto averte badato, un po' più ritenuto fiato fa- 
rehbe nel predar fede all'Ifcrizione di Nogareto . Lafciando (tare i 
miracoli , che ad Alberto egli attribuire, l'elogio, che gli fa di He- 
iigionis Catbolìcce acerrimus defensor , e il nome dell' uccifore , che chia- 
ma Azione, quando fu Aldrighetto ; giova fermarli alquanto fopra \& 
parole Ariana harejp mfeElo . Sanno tutti gii fiudioii della Storia Eccle- 
fiaitica , come l'erefia Ariana , la quale col regno de' Longobardi , e 
prima ancora relìò eflinta, non folo nei XII. Secolo, ma per tutti e 
tre gfi antecedenti non s'udì punto né in Oriente, nò in Occidente T 
e follmente dopo il principio dei Secolo XVI., cioè in tempo, in cui 
i moderni Eretici quafi tutte l'antiche afeiutte cloache rammorbidiro- 
no, fi fece alquanto fentire. Or qual inezia maggiore, e più alla ve- 
rità della Storia contraria dell' immaginarfi; che l'uceifore d' un Ve* 
covo morto Tanno 1177. dell' erefia. Ariana foiTe macchiato? IlJblo 
riferire fomiglianti baggiane, non è egli un pienamente confutarle ? 
E pure il noftro valorofo Apologifta ne prende la difefa . // P. Scfr- 
mia (dice egli pag. 139. ) checché ne dica il Sig. Tari arotti , verifimilmentè- 
<olfe nel fegno fenvendo , l ucci f or e di S.Alberto fojfe infetto dell'empia ercjìadl 
Ario. E' godibile la tefi , ma più godibilancora fono le prove di quella - 
Con ciò volendo accennare , chejoffe Arnaldi fia ; poiché Arnaldo avendo adottate 
varie erefie degli antichi Ere parchi , adottò, anche quella dell' empier Arie . Ar- 
naldo adottò l'erefia d'Ario : dunque Ariano, e Arnaldifta fono lo 
fìeflò . Inoltre Romeno Storico di vaglia ragionando dell 1 erefiariforta inTo- 
lofa, ebbe a chiamarla Ariana, alla qual efprej/ione il Baroni»: qu$ dicen- 
da erat potius Manichea. Per firn il modo appunto lo Semidio, e quello au- 
'tore x da cui ver 'umilmente cotal notizia trajjì > in chiamando il micidiaW 

infetto 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 199 

infetto dell' erefia d Ario , dir vollero d'Arnaldo. In luogo d'erefia Ma- 
nichea, fu da uno Storico per errore detto Ariana: dunque anche in 
altri per erefia d'Ario fi dee intendere d'Arnaldo. Un pazzo, che 
infrante le catene, (campato folle dallo fpedale , nel maggior bol- 
lore della frenefia potrebbe egli penfar cofe più ridicole, e filane? 
Pure noi le veggiamo ftampate, e flampate iti libri approvati da 
gran Maeilri , ed esaminatori; ne di ciò forfè conviene dolérfigran 
fatto, poiché fé diritto fi guardi, elle ci porgono motivo d'impa- 
rare non poco. E che cola ? Quello , che tellè io diceva , cioè , 
che per grandi, e sbardellati , che fieno i fogni, e i vaqeggiamen- 
ti de' cervelli leggieri, urtano fempre in altri della mede (ima pa- 
tta, che gli prendono a proteggere, e follevare. La favola proba- 
bilmente nata in Nogareto , crebbe appre(To di molto in grembo 
al P. Schmid, che la pubblicò nel fuo libro, ed ecco, che ora un 
valorofo Campione ha incontrato, il quale non ha avuto vergogna 
di (ottenerla, e difenderla colla lancia in refla . All'Udizione di 
Nogareto altro nuovo documento unifee il P. Teologo, cioè l'an- 
tico Calendario, di cui cenno s'è fatto al num.XLVL Per le varie 
notizie dì morti, delle quali da più mani , e in diverfì tempi fu 
quello Calendario confufamente accrefeiuto , Necrologio potrebbe 
ancora in certo modo appellarti, tra le quali in Settembre fi leg- 
ge anche quella, Dio fa quando, e da chi fcritta : 

, Pafiorem jugulavit ovis . Res mira per orbem ! 
Obitus Alberti Epifcopi . 

Non può fpiegarfi quante, e quali rarità ritrovi il noflro Comenra- 
tore in quello verfo. Da elio, com' ognun vede, noi non imparia- 
mo, fé non che Alberto fu nccifo da un fuo Diocefano; il che qua! 
cofa inlolita, e (Irana , era maravigliofo al mondo. Che poi il Vef- 
covo uccifo , armato folle, o dilarmato, averte intimata guerra, o 
concimila la pace, non dice il verfo, e meno ancora dice, che fi fo(Te , 
o non fi (offe difpolìo a ricevere il Martirio, e dopo morte avene, o 
non avefle Culto di forta alcuna. Nientedimeno alla pag. 114. il P. 
Teologo ne raccoglie , che Alberto, allorché fu uccifo, era difar- 
mato. Alla (Iella pagina, ed alla pag. 117. inferifee, che non vi era 
né pure apparecchio di guerra, mentre Suppofta la guerra, non reca 
veruno fin por 'e , che ti Principe rejìi fui campo . Quando l'autore del ver- 
fo , non nella morte del Principe fui campo, ma nella morte del Ve* 
feovo, data eia un fuo proprio diocefano, fa confiftere lo (lupore, 
cioè per l'infolito eccello, che anche in cafo di guerra, pure farebbe 
flato grandinano, e pochi efempj avrebbe al mondo avuti, mentre , 
come notò Ugone Grozio De Jure Belli, & Paris Lib. 2. cap. 1. §.9.. 

iU 



200 APOLOGIA 

in qualfi voglia cafo la pcrfona del Principe occiài fine peccato nequit ; 
e fé ciò è vero di qualunque Principe, quanto più lo farà d' un Prin- 
cipe Ecclefiaftico, malfime fupponendo, ch'aveffe ragione, e prodi- 
toriamente folle uccifo? Alla pag. 153. nededuce altresì la difpofizio- 
ne d'Alberto al Martirio, anzi aggiunge: Il Poeta sì aperto e chiare 
pomi davanti agli occhi V invitta rajfegnazione del buon Pallore , morto per 
le fne pecorelle , che convien ejjere cieco per non vederla, e confejfarla. Per 
fine alla pag. 40. i 5 Aflronomico Microfcopift* vede nello llefso verfò 
Un nuovo Documento per moflrare l antichità del Culto , che gode il no/ira 
Santo: quando altro non comparendovi, che Obitus Alberti Epifcopi , 
lenza titolo di Martire, Santo, o Beato, piuttosto il contrario a buo- 
na ragione fé ne deduce. E* un peccato , che in mano ài quella 
Soggetto non capiti maggior numero di limili documenti. Tante er 
tali maraviglie, da altri non avvertite, ci farebbe egli con iflupore; 
©ffervare , che lènza dubbio la Lanterna Magica ne morrebbe di fa- 
me . Gentilmente poi, e più affai, ch'io non merito, micfaltailP^ 
Teologo alia pag. 116* con quelle parole.' Sappiamo benijjimo ejjere voi 
un infigne Poeta , ma qui non v'è luogo a favoleggiare. Nonfolo infigne 
Poeta, ma né meno Poeta non fo io d'effere flato giammai . So 
bene, che in gioventù qualche regola apprefì di queir Arte , e mi 
ricorda d'aver letto nella Poetica d? Ariflottle f. 6g. giuria la di vilìoner 
di Pier Vettori , quefte ptecife parole: Non ea, qu& f affa funi , dice* 
ve , hoc Poeta opus eft , [ed qualia utique fieri debu-erunt , & ea , qua ef- 
fici poffunt , fecmdum verifimile , vel neceffarium . Hiftoricus enim , & 
Poeta non eo , quod aut metris adhibitis , aut fine metris dicant , dijferunt: 
licer et enim Herodoti [cripta in metra ponere , & nihilominus utique òi/loria> 
quidam ejfet , fi cum metro ejfet , quam fine metris. Ver um hoc difcrepant T 
quia hic dicit ea ,. qu^e faBa funt : bic autem qualia fieri debuerunt . No re 
è affatto fuori del propofita noltro quello pafFo, mentre non fola 
del Poeta, ma dello Storico ancora ci dà grulla idea , affegnandol& 
differenza effenziale d' amendtie, che da chi in tali profeffioni defi- 
dcra efercitarfi, molto merita d'efìere notata. Quanta a me, noi* 
folo nella Lettera {òpra il Vefcovo Alberto, ma in qualunque al- 
tra colà mia, che a genere illorico s'appartenga , ebbi fempre la* 
mira a quello Ariftotelico infegnamento, e mi fludiai di porre in 
chiaro non già ciò, ch'avrebbe potuto effere, o farebbe finto me- 
glio y che folfe; ma ciò, ch'effettivamente fu, quella effondo il ve- 
ro uffizio dello Storico. Ha egli fatto altrettanto il noftro P. Teo- 
logo ? Molti bizzarri germogli dell'alterata fua fantafia abbiamo al* 
Raggiato finora: ma troppo abbondante farebbe cotal raccolto per 
chi volontà, e tempo aveffe di andargli {pigolando tutti. Alla/u^- 
121. egli figura, che Alberto andalTe Coli' armata per rintuzzarci' or- 
goglio de' Nemici : che Qjiefii veggendofi inferiori ajfai di forze , finalmente 

fect- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 201 

fecero la pace ; e che In tornando pofcia il Santo a e afa di ; J ( armato , a 
tradimento fu morto , e dice, che il fraude interceptus delPincio, o il 
proditus dell' Ughelli vuol dir tutto quefto. Aggiunge, che Seguita- 
va rifarai* , ma non armata mano , mentre gli acciaehi , edetàfua(dec 
aver veduta la fede del Tuo battemmo ) non permei tev angli di fiare a 
cavallo ., ve flit quafi da capo a pie di ferro , fecondo il coflume di que' 
tempii e colla lancia in refla. Altrove, come vedemmo, egli imma- 
gina, che quel Cartel ba reo, da cui Alberto fu uccifo, folte infetto 
degli errori d'Arnaldo, autor principale dell' eretta de' Politici ; 
colla qual occafione non picciola digreiTione fa egli fopra Arnaldo , 
e la fu a erefia, aggiungendo pag.i^g^ che Molto più far affi dilatata 
r infezione , allorché nel condurfi in Germania , pel Trentino verifimilmen- 
te pajjando , avrà dif seminato i fuoi perniciofi errori , ed alcuni Nobili pre- 
potenti avranno guflata avidamente quefla faporita bevanda al loro pala» 
to affai conveniente; e cosi infetti e guafli da' perverfi dogmi d 1 'Arnaldo , 
cogli loro oflili attentati^ e falfa credenza provocato avranno il zelo del 
5. Pajlore a recingere la forza colla forza , e difendere affieme colla Re- 
ligione lo flato della fua Chie fa ; da tutte le quali cofe non già per 
conghiettura , ma affertivamente ftabilifce appretto, cht Alberto fu 
vero Martire di Gesù Criflo, mentre versò il fangue Per la Reli- 
gione , non tanto colle parole , quanto co' fatti fieramente da Arnaldifli 
combattuta. Ora per fare la dovuta giuftizia ali' ingegnofo Padre , 
tutte quefte cofe avrebbero veramente potuto eflere, maqueflonon 
è un farla da Storico, narrando le cofe, che furono, e come fu- 
rono, E un farla da Poeta, inventando, e fingendo a capriccio , 
non folo contra il vero, ma anche contra il verifimile. Quel Tu- 
regum , o Turregum^ ove fi ricoverò Arnaldo, allorché fuggi d'Ita- 
lia, non è altro, che Zurigo, mentre come atteftail CluverioGer- 
man. Uh. 2. cap. 4. Inferiori* peculi auBoribus Turigum adpellatur . Ab- 
biamo' poi da Gunthero, che da Brefcia prefe le molte , quando fi 
portò a Zurigo; 

Fugit ab urbe fua , Tranfalpinifque receptus , 
Qua Jlbi vicinas Alemania Sufficit alpes , 
Nobile Turregum , Docloris nomine fai/o , 
Infintiti 

Ora ognuno fa, che da Brefcia s'andava, e fi va tuttavia a ZmSgo, 
fenza punto toccar Trento, o il Trentino. Non è dunque verifi- 
mile, che allorché Arnaldo andò in Germania, pel Trentino paf- 
fafle, come il noftro Storico, sì d'antica , che di moderna Geo- 
grafia mal provveduto, favoleggia. Sappia egli però per fuaconfo- 
lazione , che quefti non fono errori, che diftruggano l'efllnza del 
Poeta. I Maeilri della Poetica gli chiamano errori fuori dall'arte. 

An- 



202 A P L G I A 

Anche Virgilio moftrò di non intendere troppo Stori a N* turale, al- 
lorché nell'Eneidi cantò; 



Tres litote cervos 



Profpicit errantes, 

mentre in quella parte dell'Africa, ove approdò Enea, non fi tro- 
vano cervi: ma per quello non fu egli Poetai Lo fu , e lo iarà 
Tempre. Rechiamo un altro tetto d' Ariftotìle ; Prxterea vel eftinhis 
peccatum, qua fecundvtm artem funt, vel qvtae fecundum aliquod accidens . 
L-evius enim fuerit , fi cervam cornua non habereignor aver it Poeta , quam 
fi non bona imitatione defcripferit . Per quello capo adunque l' Opera del 
noftro Teologo non cederà mai d' efler poema • Potrebbe opporfi , 
che i poemi fono in verfi , e quefta è in profa : ma né pur ciò 
pregiudica punto. Si crede volgarmente, che poema Ila tutto ciò, 
eh' è in verlo, e non lo fia ciò, ch y è in profa; ma non è così . 
E' veramente il verfo l'ordinario iftrumeiito, onde il Poeta imita; 
ma non è però sì effenziale, che la forma della Poefia anchefen- 
za verfo non pofsa fuflìftere. Abbiamo fentito da Ariftotile , che 
Liceret Herodoti /cripta in metra ponere , if? nihilominus utique hifloria 
quidam ejfet , cioè perchè non imiterebbe fingendo, ma narrerebbe 
fempiicemente le cofe , come furono. Per la ftefsa ragione chi re- 
casse in profa l'Iliade d'Omero, priverebbe bensì quel poema dell' 
iftrumento fuo proprio; ma non gli torrebbe già la foftanza di Poe- 
ila , né remerebbe perciò d'efser poema . Non lo reitera adunque 
anche la Scrittura del noftro Teologo, quantunque in profa . men- 
tre in genere d'immaginazioni, e fantafie non cede in qualche fua 
parte a qualunque più leggiadro, e favolofo poema. Me ne ralle- 
gro pertanto con efso lui, e provo fommo piacere , che il titolo 
d' infigne Poeta , ch'egli a me dà per quattro poveri verfi , morto me- 
glio fi convenga a lui per cotefta fua profa. Mail P. Teologo fegue 
a motteggiare, e della morte d'Alberto, che vero Martirio Gippo- 
ne, favellando feri ve pag. mg. Voi con ragion non volete, che lavo/Ira 
Patria di quefta gloria ne refli priva . Se il fuppotto fuo è giudo, none 
fuor di tempo il motteggiai ma fé per avventura altro fondamen- 
to non avefse, che la femplicità de' Trentini antichi, e l'impegno 
de' moderni, come di fatto non fembra avere, non già Rovereto, 
ma Trento folo ne avrebbe tutta la gloria. 

LXIII, Dagli fcherzi pafsa il P. Teologo /ug. no. a dir da ve- 
ro, e finalmente un ambre ci feopre , che per tutti i verfi gli dà 
vinta la caufa. Quefti è l'Ughelli, il quale Non ravvila nel noftro 
Beato lo trafeorfo abominevole dello feifma, ma una vita e morte j an- 
ta; mentre afferma, che piamente e fant amente per lo jpazio di vent' an- 
ta governò la Chic] a, ed accrebbe il numero de' Beat;, Perchè il Sig.Tar- 

tarofr 



ALLE MEMORIE DJ ROVERETO. 203 

taf otti àvidamente fi piglia il primo , che andajje coir armata , e refiuta 
H fecóndo, che fia vijfuto , e morto Santo? -Quanto allo fcifma d' Al- 
berto, rifpondo, con tanta evidenza, e con argomenti pofitivi e(- 
ferc flato quefto per noi provato, che il negativo tratto dall' Ughel- 
li, copiatore del Pincio, che. pur di fcifma non fa parola , non me- 
rita ne meno coniìderàzione. Alle parole dello ite^so llghelli : Ec- 
clefiam per vignài annoi pie , fanti eque adminiflravit , ipjeque numerum 
Beatorum auxit , r il pondo , che fono tratte da quefìe del Pìrici© : 
Ob res pie , ac jortiter prò Religione geflas , e-~da queft' altre dello ft&ft 
io: Inter Beato* numeratur ac colitur ; onde la copia non dee valti- 
tarfi più dell'originale, e ciò per confenfimento dello ftefso Ughel- 
li , il quale fili fine dell'ottavo Tomo della Tua Italia Sacra a nor- 
ma de 5 Decreti di Urbano Vili, così fi 'protetta : LéBor advertz in 
elogili Vir or um III ullrium , quos hoc libro amplexui fum , nonnulla me obiter 

attingere , qujefanciitatem ipfis vide ani ur adferibere nonnullii fanti imoni<e> 

vel niartyrii videor appellationem tribuere . Veruni hcec omnia ita meli Le- 
Bonbui propono tanqua.n qua a fola fuorum AuBorum fide pondus obtineant.... 
Nec velie cultum , au\ venerationei aliquas per has meas narrationes ulli arro - 
gare , vel famam , vel opinionem fanélitatii , aut martyrii mducere , fen 
argueH .... Sed omnia in eo (latti a me rslinqui , quem feclufa hac 
mea lucubratìone ohtinerent . Di qui potrà il Padre imparare , fé per 
riferbare a me folo ? autorità di disfare i Santi, ovvero con air.ro in- 
tendimento, nella prima x Lettera io diceffi, che queflo Scrittore di 
fantificare autorità non aveva , e fé con ragionenon feci alcun conto di 
quel fuo pie, fanóieque adminifravit . Segue il P. Teologo tìpag. 121. 
a difotterrar nuovi documenti , cioè un Catalogo di Vefcovì di 
Trento, ed una Cronachetta , da cui s'impara, come allorché Al- 
berto fu uccifo, aveva conchiufa la pace co' fuoi nemici; ondefem- 
bra doverfi dire, che non armato, e con animo di combattere , 
ma piuttotto in vqììq talare, e fumeggiando venifse alla volta di 
Rovereto . Cumque haberet confoederatos Cararios Paduce , ÌJ Scaligero! 
Ver once contra Cajirobarcoi , fati a dein pace , proficiens Roboretum non 
procul ab eo Oppido fuit bajìa tramfixui ab Azone de\Cafzrobarco . Rifpon- 
do, che quefta graziofa Cronachetta, da autore anonimo forfè jer- 
laltro ferina, tre madornali fvarioni in un fol periodo contenen- 
do, cioè i Carrarefi, gli Scaligeri, e Azzone uccifòre, non meri- 
ta fede veruna. Maggior numero di fpjopoiiti probabilmente com- 
parirebbe, fé l'accorto Padre quel folo pezzo non avefse recato , 
che più favorevole gli è partito. Quanto al Catalogo ( di cui per 
gentilezza del P. Lettore Girolamo Zambaldi , erudito coltivatore 
delle noftre antichità, una copia ho alle mani ) rifpondo, che non 
folo fpaccia le tteffe menzogne, ma ne aggiunge ancora di nuove, 
cual è il dire, che quel Federigo, ed Enrico, i quali l'anno 115S. 
Svaligiarono xViberto, ed i nunzj dei Papa, fodero Conti d'Arco: 

B b che. 



204 APOLOGIA 

che l'ala del Duomo di Trento, da Guglielmo di Caftelbarco per 
impulfo di pietà fabbricata, folte in pena dell' ucciderne d'Alberto; 
con molte altre immaginazioni , e chimere, che fi leggono ancora 
nel Franco. Afferma il noftro Padre,, cheMonf. Giovanni Benedetto 
Gentilott ufo fece di quello Catalogo nelle fue giunte ali' Ughelli ,, 
nelle quali tutto ciò, che ad illuftrare la ferie de' Vefcovi di Tren- 
to gli venne fatto d'oflervare, donò al pubblico. Così è appunto: 
ma dond' è poi , che da quel Catalogo nulla traffe il Gentilott cir- 
ca i fatti d'Alberta.*' Egli fu. fenza dubbio, perchè non era d' av- 
vita, che ogni cofa fcritta Ila vera, e perchè troppo bene faperdo- 
veva, che il ricorrere a flmili fonti in luogo d' illuftrare, confon- 
de piuttofto, ed ofeura la Storia. E pure: il P.. Teologo da queftl 
ed -altri famigliami documenti conchiude, e dà per certo pag. 123.^ 
che Alberto, è vero Martire, di Cri/io.. Come poi di dottrina abbon- 
da affai, ancorché di" feienza fcarfèggi, cosi paffa ad in fé gnar ci , che 
porto, e non conceduta, che Alberto ito fojfe per combattere , pur 
tuttavia farebbe Martire di fecondo rango, e lo prova coli 5 efempio de' 
Vefcovi della. Saffonia da' Normanni uccifl nel Seco! IX.., la fan- 
ti tà de" quali C aggiunge pag.. 129; ) Da ninno richiamafi in dubbio, » 
fé gli contralta il titolo di Martire : Parla di quelli Vefcori il Mabil- 
Ione negli Annali Benedittini Tom.. 3. Lib. 38. Num.qp., e no» 
dice già, che Martiri follerò, ma dice foltanto , emnes ut Martyres 
habiti. Ne parla altresì il regnante Sommo Pontefice De Canoniza- 
tione Lib^., Cap. 18. Num.j. y e fi rimette in ciò a Teofilo R.a in an- 
dò, che. dice: Ap> tamen ;-, martyrium Cbrifiianum eam malìrepenjìonem 
excludere, indi conchiude , che FaBum a. Mobiliamo relatum originem 
habuit vel a pio quodam fidelium affeBu, vel a tacita conniventia, Epi* 
feoporum ; il che è quanto dire , che que' Vefcovi non erano effet- 
tivamente Martiri, ma o per femplicità. del volgo, o per dabbenag- 
gine de.' Prelati , in un feeolo ignorantiffimo , per Martiri furono^ 
tenuti.. Or al noftro dabben Teologo ri fpondendo, dico, che fé Al- 
berto non è più Martire di quello lo furono i Vefcovi uccifi da' 
Normanni , egli non è Martire né di primo, né di fecondo, nòdi 
terzo rango .. Rjfpondo in fecondo luogo , che nei fatto di que' Ve- 
fcovi fi trattava di guerra giufta , e. contrai Pagano s, nella quale fé: 
mancava il requifìto della morte volontaria, al Martirio peraltro 
neceffario, forfè non doveva: mancare quello della Cagione, produ- 
cente vero Martirio, qua! è il motivo della Religione: dove al no- 
stro Alberto, che o combatreffe, o non, combatteffe, voleva però* 
o vincere,, o morire, non folo il primo requifìto mancò, ma ììcu- 
ramente anche il fecondo, mentre, che la guerra dal canto fuo fol- 
le giuda, viene bensì fnppofto, ma non provato dagli avverfarj ; 
ed all' oppofio attendano concordemente gli Icrittori tutti, dai Pkfe 
era incaminciaJido 3 che. il aiotivo,, per cut morì, fu puramente po- 
li r. ; .- 



Jt%%B MEMORIE DI ROVERETO. 205 

litico , e hi tal cafo Unufquìfque admittit (come al Num. LIX. coir 
autorità del regnante Sommo Pontefice fi è notato ) Fideles in e» 
bello mor lente s Martyres non effe. Da che ne fegue, che non iblo^- 
ro Martire di Crifto non può Alberto appellarli , ma né meno im- 
propriamente 5 e per fimilitudine, come ai detto Num. LIX. fi è pu- 
re avvertito. M'era quafi dimenticato delle folite paltinache , che 
per impoilurare chi legge, alle ragioni femore [ode va intrecciandoli 
veritiero Teologo,. Una delle molte fi è in quelle parole pag. jig. , 
ripetuta pag. 145. Aggiunge il Franco, che nel calore della battaglia, in 
cui però non dice, che il Santo combattere , Ju uccifo . Il Franco dice: 
Fridericus una cum Episcopo ( Alberto) per Laderanum delap/us ., cum 
Cajìrobarcenfibus nonnullis levioribus prxliis commijfis , fummum tandem 
certamen inivit , ftrenueque dìmicavit , atque de ìyoftibus. viBoriam , et fi 
funeftijftmam , reportavit .. Azo enim Prxfulem equo in cum citato in pia- 
mtie ad primum lapidem infra Volanum pagum hafia transfodit . Corri* 
mittert nonnulla leviora pralia è una frale, che non ha bi fogno di 
commentario: ma a quel che fi vede, nel Dizionario del P, Stai- 
dei lignifica, paternoftrare colle mani giunte. Se così però fu , e 
le non era perforialmeme nella mifchia, ma claufo oflio orabat Fa- 
frem in abfcondito, come poi refìò uccifo da Azzone equo in eum ci- 
tato? Altra paftinaca, e ben maggiore 11 è, che le Reliquie d'Alber* 
to dalla noftra ben nafta Dwcefi già per cinque fecoli Venerazione riceve- 
rono , come 11 legge pag. 124.; quando, fé s'intende di Venerazion 
popolare, quella può bensì in Trento da più fecoli provarli, ma 
non già per tinta la vafia Diocefi-, fé poi s' intende di Venerazione 
Solenne, o yogliam dire di Culto Pubblico, e generale; colf au- 
torità irrefragabile , e che non ha replica , del Calendario Perpe- 
tuo Madruzziano fi è già di inoiirato, che prima del J560. non 
ebbe incominciamento . 

LXIV. Finalmente il P. Teologo ci dà buona fperanza di voler 
parlare a feiogìiere le difficoltà da me fatte, e che da altri far fi 
pojfono: ma per verità pafTa in vece a vie più caricare la fua Apo- 
logia di tutte quelle debolezze, fallacie, e bambocccrie, che fin qui 
con molta noja, e faftidio fiamo andati vagliando; per la qual co- 
fa tortamente, e con poche parole ci sbrigheremo. Egli lappone 
in primo luogo, fenza mai averlo provato , che la guerra dal can- 
to del Vefcovo folte più che giuda, anzi folle per zelo della Religio- 
ne. Suppone in fecondo luogo, che ci folle una fommaneceffita, che 
jopraftaffe lagrimevol eccidio alla Patria , e alla Chiefa , e che. */ Princi- 
pato minaccia/fé rovina. Per terzo iiippone neceffaria la perfona Itef- 
fa del Vefcovo nell'efercito . Suppone in quarto luogo, ch'egii fof- 
fe bensì prefente alla battaglia, ma non con animo guerriero, anzi 
inerme , fenza refiftenza, colle mani giunte incontrarle la morte. Non 
ferve, che il Franco dica, che perfonalmente combatteva, né che 

Bb 2 lo 



206 A P O t7 Ò G. ì A 

lo {ledo Pincio attedi, che voleva o vincere, ò morire coli' armi, 
il che di perfona , che effettivamente non combina, non può ve- 
rjficavfi. Egli non aveva animo guerriera, era inerme, e fenzz refiften- 
za, perchè la Tavoletta del Duomo, che lo lappreienta nell'atto, 
in cui fu uccito, lo figura con una mano alzata al ciclo. Tutti 
quefli chimerici, e ideali fuppolli pianta egli per ferma ba fé del fu o 
difeorfo , e quaficchè ciò folle poco, un quinto fuppofìo aggiunge 
pag. 130. più immaginario, e falfo di tutti, cioè, ch'io pretenda : 
Che mai in neffun conto un Ve j covo pojjì adoperare la forza per fiaccare 

r orgoglio de' nemici della Chie/a , e Prencipato e quantunque V 

inimico a ferro , ed a /angue lo Stato mette/fé , non debba penjar giamai 
d'armare per dijeja del Principato, e di chiamare Campioni in ajuto . Con 
quello beli' appa-recchio di finzioni , e fogni porlbno ben mancare , 
come ognun vede, le ciarle alla materia, ma la materia alle ciar- 
le non mancherà giammai. Entra adunque nel pecoreccio V ipote- 
tico Teologo, mette a foqquadro Moralifli, Gmonifti, Giurici , 
facra Bibbia, ed ogni genere di fcrittori , e per fine non neriefee, 
finché di calvinifmo non m'abbia refo fofpetto. Altrimenti ( feri ve 
egli pag. 129.) verrebbe/i a /palleggiare i' errore di Calvino, il quale die/ - 
fi a crederi , che il Vescovado /offe incompatibile col Prencipato. Po/lo que- 
llo C ripete pag. 137.) Calvino avrebbe tutta la ragione del mondo a dire , 
che il Vescovado non può flare col Prmcipato . Legge fi nella ileffa .pagina : 
Ho da Jentirs da un uomo - si Jcienziato , perdonatemi , fé vel dico' , cotali 
freddure? Ma non più di grazia, che il buon Padre, rapito a volo 
dalla fila fantafia, non contra me, ma centra fé fteffo vigorofa- 
meate combatte. Badiamo piuttofìo ad un nuovo precetto per li 
Vefcovi , che fono Principi. Drttn Prelato, che jìa -anche Prencipe (feti- 
ve egli pag. 1-28.) non è fot 'amente debito ver/ar il /angue pel bene /pirit na- 
ie delle fue pecorelle : ma eziandio pel bene temporale della Patria , e Chi?- 
fa ) che governa , fé da nemici zifcn meffa in eflrema rovina . ... La ne- 
ceffiià t al or /Iringe il Prencipe Ecclefiajlico a porre la vita ver jalvare il 
caro grege . Quella neceilìtà che flringeva una volta i Principi Ec- 
definitici a verfar il fangue pel bene temporale de' loro fudditi, 
gli ftringerà fenza dubbio anche al preiente . Ma dond'è poi, che 
oggidì non fé rie vede pur uno alla teda dell' eferciro , non che ad 
azzufFarfi col nemico < Mancano forfè tutti in fimili incontri al lor 
debito? E' regola ferma de Giureconfulti : Nullam interpretationemle- 
gis ambigua meliorem ejfe , quam eam , qua ex facto polle a /uh/ cento de fi- 
rmi ur . È fé così è, convien/pur dire, che il nottro Maeftro non 
folo fatti, ma anche diritti 'crei di rio capo. Dove s'abbia egli que- 
ilo fuo Epiicopal Precetto rinvenuto, chi faprebbe indicarlo ? San 
Paolo certamente nell'Epiftola a Tito, in cui i doveri del Sacer- 
dote, e del Vefcovo epilogò, ih n'è dimenticato. Più ancora le ne 
dimenticarono i Padii del fecondo 5 e terzo iècolo della Chieia , 

mcn* 



ALLE MEMORIE DI ROVERET 0. 207 
mentre ne' Canoni detti Apoftoi tei Can. 83. indi : lì ntainente è ieri ir- 
to : Epifcopus , vel Presbyter , vel Diaconus exercitui vacans dipoaatur . E 
le ne dimenticò per fine Origene, il quale ntìVHomil, 6. in Levit. 
fcriffe : Si quis vult Ponti/ex non tam vocabolo effe , quarti merito, imite* 
tur Moyfen , imitetur Aaron . Quid enim àìcitur de lis ? Quod non d.fcedunt- 
de tabernacolo Domini . Efl &. alma opus , quod facit Moyjes . Ad bella non 
vadit , non pugna t contra inimicos . Sed quid facit? Orati & donec ille 
orat) v'incit populus ejus . Replicherà forie il Padre ; che quelle au- 
torità vanno intefe del puro Vefcovo , non del Vefcovo infieme , e 
Principe, ma replicherebbe indarno. Gregorio IX., eh 5 era Vefco- 
vo infieme, e Principe, così parla nell' Epiftola 'ad Germanum Pà- 
triarcham CP. Utrumque gladium ad Romanum Pontificem pertinere , ex 
Evangelica le&ione tenemus . Si materiale??! gladium pertinere concedis ad. 
potentiam temporalem , attende quod in Matthxi Evangelio Dominus dicat 
Petra : Converte gladium tuum in locum fuum . De fpiritali vero nemo ve- 
nti in dubiurn . Uterque igitur gladi us Ecclefia tr adi tur ; fed ab Ecclefia exer- 
cenàus efl unus , ali us prò Ecclefia manu SAECULARIS PRINCIPIS exi- 
rmndus : unus a Sacerdote , alius ad nutum Sacerdoti! adminiftrandus A 
MILITE, Bonifacio VITI, , che pur era Vefcovo, e Principe, nel- 
V Extrav. de Majorit. & Obed. ci. la iteflfa cofa infegna : Uterque già* 
dius ergo e/i in poteflate Ecclejta , fpiritalis feilieet gladius , & materialis . 
Sed is quidem prò Ecclefia , ille vero ab Ecclefia exercendus . Ille Sacerdo- 
tis , ts manu REGUM, ET MILITUM, fed ad nutum, & patientiam 
Sacerdotis. L'erTcr di Principe dona fenza dubbio al Vefcovo lo ftef- 
fo diritto di guerra, che godono i Principi fecoiari ; ma nell'ufo, 
ed efercizio di quello non è già perciò difpeniato dalla Disciplina 
Ecclefiaftica , a cui la dignità di lui principale, cioè quella di Vef- 
covo, è foggetta. Collante, e perpetua dottrina della Ghie fa eden- 
do adunque , che il Vefcovo, come Vefcovo non tratti armi , e 
come Principe le faccia trattare da' Soldati ; non potrà per confe- 
guenza , ancorché Principe, comparir egli (teffo in viva guerra a 
clifefa de' beni temporali de' fuoi fuddiri-, o della, fu a Chicfa-j ma 
dovrà ricorrere al me/.zo altrui, troppo d\{dlcQvo\e eiTendo al fato 
carattere l'imbrattar le mani nel (angue de' nemici. Il P. Teologo 
fi figura nel cafo noftro una guerra non folamente giuda , ma in 
cui dell'ultima defolazione delia Patria il trattafTe, e aflbluta ne- 
ceilita ci folle della perfona ilcffa d' Alberto, e cita il Grozio, che 
dice: In omnibus iis , qua humani fmt inflittiti , excepta videi ur necefjitas 
fumma , q## rem reducit ad merum jus natura. Meglio però per mio 
avvilo apporto fi farebbe, provando in vece , e non già graziofa- 
mente fupponendo e la giuftizia, e ia fomma neceffità nel fatto d' 
Alberto. Dall' aver il Pincio, non fo dove, ritrovato, che da uno 
di Caìlelbarco fu uccifo, conghietturò , che tra' Calte Ibarchi , e i 
Trentini guerra ci foffe, S ufficio efl ex bis , qua poflea feruta funi , 

Do- 



2o8 A' F O L O l A 

Domino s a Caflrobarco eo tempore Tridentino* armis infeflaffe ', donde pò-* 
{eia rettoricamente, o piuttoilo ridicolmente un total eccidio del 
Principato ebbe ad immaginare, li Sanfovino all'opporlo, non già 
per conghiettura, e dubitando, ma accerratamente fcrive, che Al- 
berto veniva con molta gente per torre lo flato a' Caftelbarchi, e quin- 
ci Azzone /' ammazzò , confervando la Signoria a fuoi discendenti. Po- 
ili due Scrittori, d'eguale autorità , uno de' quali dubbiofamente , 
l'altro afTeverantemente favelli, a quale Ci dovrà credere ? A quello 
fenza dubbio, non a quello. Or Te così è, e fé al Sanfovino ci at- 
teniamo, non al Pincio, come poi fi proverà la giuftizia della cau- 
fa d'Alberto? Come fi proverà, che fi trattarle della defolazione 
della Patria, e meno poi , che neccUaria folle la perfona ileifa del 
Vefcovo nell'efercito ,*il che né pure col Pincio provar fi potreb- 
be? Ma concedali liberalmente al P. Teologo, che giuftirTima fof- 
fe la guerra, e fi trattaile ancora delia cadente Patria. E dove tro- 
va egli né pure in quella ipotefi debito precifo del Vefcovo di com- 
parire in viva guerra, e combatterei Senta di grazia il Can 7. dei 
Concilio Budenfe, accennato al Num.XXlIL, e imparerà quale in 
tal cafo fia il vero debito del Prelato: Perpetuo prohibemus ediclo , 
ne Praia ti, & alti Clerici cujufcumque fint ordinis, dignitatis , aut fla- 
tus, feditionibus , praliis , fpoliis , rapinis , incendiis , ifX aliis fevis faBis 
[e aliquatenus immifeere prafumant : nec bellicis affibus [e implicent , vel 
tnvolvant ; nifi forte prò Ecclejiarum fuarum , Ò 1 Patria deferitone , non 
ad impugnandum vel propuljandum , fed ad defenfionem tantum , fi necejfi- 
'tas eos compellat , ET TUNC IN PROPRIIS PERSONIS NON PU- 
GNENT . Giacché poi vago fi morirà il noftro Teologo di {India- 
re Ugone Grozio, dia ancora un'occhiata a' fuoi Comentatori , e 
tra quelli a Gafparo Zieglero, nelle Note del quale fopra il Lib. 
I. Cap.i. §. io. De jure Belli, ij Pacis pag.ioj. ritroverà: Sed jam 
diu efl , cum id (ne quis Epifcopus militiae vacet) indefuetudinem abiit 
contra Ecclefìa primitiva inflituta, Ò 1 tracciare arma cosperunt Epifcopi , 
notati proinde Baronio Cardinali fub ann. 888. Num. 2. Ritroverà al- 
tresì pag. 1S5. fopra il Lib. 1. Cap.j. §.4. Longe diverfam Clerici meunt 
hodie vita rationem, cum videas pajjim Epifcopos contra inflitut a , & Ca~ 
nones veterum , bella movere , cade , & flammis vicinorum repjones inje- 
flare , pradas agere , & militum perfonas flrenue fuflinere . L'intero pal- 
io del Baronio, da quell'Autore accennato, è il tegnente : Quodau- 
tem deterius vidcri potuti, & piane monflruojum , illud fuit , quodtam 
Epifcopi, quam Abbates armati ad bella procederent , in hofles irruerent , 
caderent ipfos , <&* caderentur ab ipfis , execrandum piane din ifliufmodi fa- 
cinus inolevit in G aliti s , cujus merito accidijfe putamus , ut externi s , at- 
que civilibus bellis eadem provincia ajfliBa/cntur ; Jcd co deterius, quod 
lidem etiam ab ejus temporis fcriptoribus (ed anche da alcuno de' lio- 
fili per fomma ignoranza della Disciplina Ecclefìailicn) laudati re- 

pe- 



ALLE MEMÒRIE VI ROVERETO. iq$ 
periuntur nomine bellica fortitudini! : cum tamquam facrorum Canonum 
violatores , & muneris pafloralis , & nominis defertores , deteflandi fuiffent . 
I>ifficilmente il P. Teologò proverà motivi più giufti di perfonal- 
mente guerreggiare nel Tuo Vefcovo di quelli s* avellerò parecchi di 
que' Vefcovi delle Gallie, qui dal Baronio accennati* Quale adun- 
que fi è il giudizio di quel grand' uomo circa quelli, tal farebbe fla- 
to dei Tuo, (e favellato ne avelie ► Or fi figuri egli, che la fua^f- 
pologia andafte fotto l' occhio di qualche EterodolTo , alia comunLori 
noftra inclinante y e la leggere* Combinando quelli la dottrina di 
Jui con quella del Proteftante Zleglero, ed enervando, che il Pro- 
iettante, a più dotti, e fani fcrittorì uniformandoli y per V antica 
Dilcipiina della Chiefa > e per li facri Canoni tutta la venerazione 
dimollra, abborrendo, e deteflando i trafgrefTori di quella : dove 
all'oppoilo il Maeflra Cattolico, il Teologo di S. A. Reverendi/finta, e 
Y Efaminatore Sinodale non folò non gli detefta > ma in cafo di liti- 
gi anche puramente civili, e per difefa de' beni temporali delle Chie- 
fé (come coll'efempio del B. Bertrando chiaramente fi fpiega alle 
pagg.izj. iój. ió8.) gli difende, e delle moflruofità , che tanto de- 
formarono i fecoli barbari , forma un precetto d' offervanza per li 
Vefcovi Principi; che cofa direbbe? Senza dubbio (fé fi poco av- 
veduto e* folle, che dalie fcempiaggini de' privati fchiccheratori del 
fentimento univerfal della Chiefa giudicale) la buona inclinazion 
fua verfo di noi fi cangerebbe in orrore, ed abborri mento, e trop- 
po crederebbe egli di perdere la propria fetta abbandonando. 

LXV* Per altra via tenta ora il P. Teologo non folo di giufti- 
ficare il fiio Vefcovo, ma di farlo ancora un vero Martire . Lo com- 
para con S* Leone IX. Sommo Pontefice, che andò alla teftadel- 
l'efercito contra i Normanni, e pure è un Santo. Or chi farà ( fcri- 
ve egli pag. 135.) che ardifca riprendere la condotta del noflro Santo re- 
golata appuntino con quella del Santo Pontefice Leone? Aggiunge pag. 136* 
Poniamo il cafo , che ancor egli (Leone) da un Normanno f off e flato in- 
Jidiof amente trucidata, farebbe egli vero Martire ? perchè no ? Rifrigge gli 
efempj, a favore d'Alberto già addotti, indi conchiude; Vero dun- 
que Martire della Chiefa fenza dubbio farebbe flato S, Leone; e non farà poi 
vero Martire di Gesù Criflo il noflro Santo? Vaglia però il vero i Nor- 
manni, per teftimonio delio flefTo S. Leone ne ir Epifl. 7. airimpe- 
rador Coflantino Monomaco, Crudeli , & inaudita rabie , & plufquam 
Pagana impietate adverfus Ecclefiam infurgebant , pajfim Chriflianos truci- 
dabant , & nonnullos novis terribile ufque tormentis , ufque ad defeBionem 
anim# affligebant ; nec infanti , aut feni , feu foeminex fragilitati aliquo hu- 
manitatis refpetfu parcebant ) nec interfanBum y & prafanum aliquam ài- 
flantiam habebanty SmBorum Bafilicas fpoliabant , incende b ant , ÌX ad ' fa- 
lum ufque dir uebant\ Con tutto quello però il Santo Pontefice mof- 
ié l'efercito contra coftoro 3 Non ut cujufjuam Normannorum ( come 

fé- 



2io APOLOGIA 

Teglie a dire nella citata Lettera) Jeu aliquorum hominumhteritPtm op- 
tar em , aut mortcm traBarem ; feci ut faltem humano terrore refipifcerent 
qui divina judicia minime formidant . Nientedimeno queflafua fpedizio- 
ne militare non fu punto approvata da uomini non meno pi i , che 
dotti, l'autorità de' cju.-ili vede ognuno quanto in materia Morale, 
e di Difciplina Ecclehaiti ca debba valere. S. Pier Damiano, dira- 
mato da Aleflandro II. Pontefice Apoftolica Sedis immobile firmamen- 
tum , così ne parla nel Lib. 4. Epifl. 9. ad Epifcopum Firmanum: Ad 
b&c fi quis objicìat , bellxis ufibus Leonem fé frequenter implicuiffe Pontifì- 
■eem, verunt.vmen SanBum effe . Dico cquod fentio , quoniam nec Petrus oh 
hoc Apcflolicum obtinet principatum , quia negavit: nec David iccirco prò- 
phetix meretur oraculum , quia torum alieni viri invafit ; cum mala , ' vel 
bona non prò meriti* cenfiderentur habentium , Jed ex propriis debeant quali- 
iatibus judicari . Numquid hoc legitur , vel egiffe , vel litteris docuiffe Gre- 
gor'rus , qui tot rapinas , ac violcntias a Langobardorum eft ferii ate perpej- 
fus ? Num Ambrofius bellum Arianis fé , Juamque Ecclefiam crudeliter infe- 
fìaniibus ini idi t ? Numquid in arma SanBorum quifpiam tradì tur ivfurrexif- 
fe Pontificum? Hermanno Contratto uno de' più dotti Monaci dell' 
età fua, e contemporaneo anch'egli di Leone, così parimente del- 
lo fieiìb fatto favella nel Cronico ad ann,jo^. Dominus Papa contrai 
Normanno s exercitum movit .... Sicquel valida pugna conftigentes , oc- 
culto Dei judicia , five\, quia tantum Sacerdotem fpiritalis potius , quam prò 
caducis rebus , e ama li s pugna decebat .... Jìve Divina J ufi iti a , alias , quas 
ipfa novit , ob cauffas noflros pleBenle ; quamvis nimis cruentam , hofles 
adepti funt viBoriam. RJferifce con approvazione Y Ab. Coftantina 
Gaetani nelle Note fopra S. Pier Damiano quefìo paiTo di Her- 
manno Contratto, anzi fé ne vale in confermazione del fentimen- 
to di efìo Damiano. S. Brunone Vefcovo di Segna nella Vita di 
Leone IX. Rer. Italie, Tom. 3. Pari. 2. pag. 346. cosi pure s'efpri- 
me : ColleBo igitur modico quidem , fed fortium militum fux genti s ex?r~ 
ci tu 'j fupev Normanno s pneliaturus vadit* zelum quidem Dei habens y fed 
non fori affé f denti am . Utinam non ipfe per fé illue iviffet, fed folum mo- 
do illue exercitum prò juflitia dejendenda mi/i/fetl da' quali parli ben ìft 
vede con quanta verità, e fenno feri velie il Muratori negli Annali 
all' anno 3053. Non fu lodata da è zelanti Cattolici d' allora quefìa im pre- 
fa di Papa Leone , ed anzi fìt creduto ••, che Dio per mett effe ciò per infegna- 
re a i Capi della Chicfa , e a gli altri facri Minifirr di non intervenire a i 
fanguinofi fpettacoli della guerra . Or all' argomento del P. Teologo- 
rivolgendomi , dico in primo luogo , che I' efempiò di Leone IX. , 
creduto da lui sì vicino a quello del noftro Alberto, o fi Illa ai 
Sanfovino, o fi flia al Pincio, vi è più lontano, che il Gennajo 
dalle more. E come mai ne' Cailelbarchi , o in chiunque feffe V 
nccifore ti' Alberto, fognar fi potrebbero gli ecceììi , e l'enormità 
più che Pagane de 1 Normanni? Come potrern dire d'Alberto Non 



ALLE MEMORIE D I ROVERET . 211 

ut cujufquam hominum ìnteritum optarem, autmortem tra&arem , fé an- 
che fecondo l'Evangelio dei Pmcio voleva, o vincere coli'armi , o 
morire? RJfpondo in fecondo luogo, che porto che la condotta del 
noflro Santo foffe regolata appuntino con quella del Santo Pontefice Leone , 
come l'Apologifta pretende, da' veri Santi, e veri dotti d'allora 
non fu quefta iodata : dunque non dee lodarli ne men quella . Qui 
però s'alza il Teologo, e colia folita intrepidezza, da poca cogni- 
zione nafeente, s'avanza a dire, che la fpedizione militare di Leo- 
ne Ben lungi dall' of curare la di lui fublime jantità , fu commendata da tut- 
ti , fé fi eccettui S. Pier Damiano. La più grolla di tutte le carote , 
ch'egli fin qui ci ha piantate, può veramente dirfi cotefta . L' ab- 
biamo tette veduto: ma (1 vede anche meglio , efaminando gli au» 
tori, che in prova del detto fuo egli medefimo arreca, cioè il Ba- 
ronio, il Bellarmino, il Pagi, e il regnante Sommo Pontefice. L' 
Epiftola, in cui S. Pier Damiano deli' imprefa di Leone IX. par- 
lò, non verfa gik tutta fopra quel foio accidente . Verfa fopra le 
avverfità, e le difeordie dei fuo fecolo, e tra gii altri difordini de- 
plora la indecenza, che le perfone Ecclefiaftiche fi frammifehiafle- 
ro in cofe di guerra, nel che fare egli difputa in modo, che pare 
nieghi a* Sommi Pontefici, ed agli altri Principi Eccle fiafti ci ii di- 
ritto di guerreggiare, quantunque col mezzo de' foldati efercitato. 
Se tale in fatti folle la mente del Santo, non entrerò già io a dif- 
putare, potendoli fopra quello punto vedere le Note dei mentova- 
to Gaetani alia citata Epiftola. Certa cofa è, che tale la fuppofe 
il Baronio, e centra quelV ipotefi meritamente fé la prende egli od 
dnn> 1053, Num.14., e ^ a confuta alla lunga. Sul particolare poi di 
Leone, e non per lodarlo, ma per ifcufarlo, quelle fole poche pa- 
role impiega Num. 15. SedLeo ipfe , licet fit comitatus exercitum ì feor- 
fum tamen , exitum expeftans certaminis , in loco munito , in quo pofiea ob- 
fejfuf efimanfif, aggiungendo nello ftefTo luogo: Ad propulfandos ab 
Italia Longobardos , vel Saracenos , frequentibus legatiombus Romani Pon- 
ìifices , iidemque fanBifftmi fludio propenfijfimo apud Cbriflianos Principes in- 
flitere , alienaque manu pugnantes , atque vincentes , erexere de barbarie vi- 
Bis fsepe triumphos , numquam vero reperti , qui armati in ade dimica- 
rint . Unus Joannes XIL adolefcens , Sedis invafor , e/i repertus , qui ar- 
mai us aliquando equitajfe, delatus in Synodum juit: quodhabitumpro mon- 
firo . Se quello fia un commendare te fpedizione militare di Leone 
IX., ed un egregiamente confutare i come il Padre afferma, la (èn- 
tenza dd Damiano quanto al fatto particolare di quel Pontefice : 
o piuttofto un ibfcriveriì ai fentimento comune, che il trattar ar- 
mi non il conviene alla perfona del Vefcovo, io vede ognuno. Son 
certo (aggiunge il citato Muratori) che ne pur lo fleffo Baronio feppe 
approvare V andata in perfona di queflo buon Pontefice alla guerra, majft- 
mamente contra di gente Cri/liana. Ma il Muratori fcriveva da fchiet- 

C e to, 



212 APOLOGIA 

to, e (incero Storico, e per mettere nel dio profpetto la verità! 
non da appaflionato Apologifla per ofcurarla . Quanto al Pagi , e 
al Bellarmino, rimettendoli elTi al Baronio, nella guifa, che quel- 
lo va intefo, anche quefti vogliono eflfere interpretati, e d'uomini 
tali avrei rofìbre non dico a fcriverc , ma folo a penfare diverfa- 
mente . Trovafi di 'Giovanni Vili. Sommo Pontefice , eh' efonaffe 
i Vefcovi della Francia ad accorrere in perfona per difefa del Pa- 
trimonio di S. Pietro. Ecco il fentimento del dottilTnno Tomàffi- 
ni Veteris , Ò* Nova Ecckfia Difciplina Part. 3. Lab. t. Cap. 40. $. 13. 
fopra quefto fatto: Urgebat quidem Joannes VI IL Eftfi. 114. 125.144. 
Epìfcopos Gallicano* , ipfimet ut militum copìas deducerent ad Ecclejìa Ro- 
mana defenfionem ; fpemque ojìendehat pieni ffima Indulgenti? iis , qui defen- 
fionem Ecclefia fanguine fuo confignarent . Sed quod ad prafentiam attinet 
Epifcoporum , zeli fui afiu abripiebatur forfan Joannes , <& bona e'us ve- 
nia fas erit nobis adharere potius Leoni III, , <fcX Nicolao L , qui diverfam 
rationem fitpra confettavi vifi funt ; cioè di mandar ajuti all'amate, 
ma non intervenire in perfona . Se tanto diffe quello dott'ffimo 
Scrittore d'un Papa, che {limolava i Vefcovi a voler farei condot- 
tieri d' efercito, che cofa avrebbe mai detto d'un' altro, che in per- 
fona ciò avelie efeguito. ? Così penfa chi della dignità Pontificia ha 
giufta idea, e nella Difciplina della Chiefa è verfato . Quanto al 
regnante Sommo Pontefice, fé vero è, che Auttorummens exploran- 
da e locis illis , in quibus de induflria de re aliqua agunt, illamque defi- 
niunt\ non e locis in quibus pr -ater eunte s , vel dubitante! loquuntur , fen- 
■za profitto viene allegato , mentre dicendo .egli : Cenfuit Damiani , 
licet fortajfe minus rette , Leonem beli andò pece affé , parla dubitativamen- 
te , e per confeguenza non può dirfi né che Iodi , nò che biafimi 
Leone. Ma all' infelici (Timo paralello del noflro Teologo ritornan- 
do , rifpondo in terzo luogo, che polio pure, che la condotta d' 
Alberto foffe regolata a puntino con quella del Santo Pontefice Leone , 
non ne feguirebbe già, com'egli dolcemente fi figura, che Alberto 
in perfona non combatteffe, ma bensì tutto l'oppofto. Non fi p enfi 
il Signor T art arotti (feri ve egli pag. 134.) che il Santo Pontefice com- 
batteffe per quefìo else conduffe i r efercito , poiché in ciò andrebbe errato , ef- 
fendochè il Baronio avvertì : Leo ipfe licet fit comitatus exercitmn , feor- 
fum tamen exitum expettans certammis, in loco munito, in quo obfeffus 
efi , manfit . S'io non temerTi d'entrare predo di lui più che mai 
in fofpetto di prefumere dì faperne più del Cardinal Baronio, mi 
prenderei la libertà d'avvertirlo, che fé fi parli del luogo, in cui 
Leone per falvezza fi ritirò dopo la rotta del fuo efercito, cioè 
Civitella, può in qualche modo fulTiftcre ii detto del Baronio : ma 
non può già provarti" con ciò, che prima di elTa rotta il Potiteli, 
ce non combattere . S. Bainone, come abbiam lentito, dice chi a 
ramente: Super Normannos praliaturus vadit. L'Anonimo Barcnfe di-" 

ce- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 21? 

ce : Et vemt ipfe Leo Papa cum Alamanni, & fecit pralium cum Nor- 
manni in Civitate, 1$ cecidit. L' Anonimo Zvvetlenfe, pubblicato dal 
P. Bernardo Pez Thefaur. Anecdotor. Totn.T.Part.3* pag.383. dice : 
Rubertum Gifcardum coercere volens r commino pv 'alio , cafis mult'u r, fu- 
gare Bencventum compellitur ; e per fine Gaufredo Maiaterra contem- 
poraneo attefta , che Apoflolicus fuga vita afylum expetens , intra ur~ 
lem Provincia Capitinata^ qua Cimi tana dici tur, fé fé profugus recepit . 
Qnem hoftes infequentes armato milite obfident fàc\\ tutte maniere di di- 
re, che non un Vefcovo ritirato a far orazione,, ma un Capitano 
sbracciato, che nella mifchia travaglia, ci rapprefentano. Per quarv 
io finalmente rifpondo, che dagli fcrittori tutti delia Vita di Leo- 
ne IX., e da altri documenti chiaramente appari fce,. come quello 
Pontefice fu uomo di fublime fantità dotato, mediante la quale il 
nome fuo fu inferito nel Martirologio Romano a' 19. d' Aprile . 
Ora allorché nelle azioni de' gran Santi qualcheduna fé ne incon- 
tra , che alle leggi, ed alla ragione fembra a noi repugnante, non 
è già lodevole il correr fubito a condannarla, poiché in anime con 
Dio sì ftrettamante unite, particolare ifpirazione dello Spirito San- 
to è lecito talvolta prefumere . Di certe Vergini, che per non per- 
dere la pudicizia, fi diedero da loro ftefle la morte annegandoli y 
e pure quali Sante fono dalla Chiefa venerate, dice tra. l'altre co- 
fe S. Agofiino nei Lib.j. Cap.26. De Civitate Dei: Quid fi enim hoc 
fece flint non humanitus decepta , fed divinitus juffa : nec errantes , fed obe- 
dientes ; ficut de Samfone aliud nobis fas non efi credere? Cum autem Deus 
jubet , feque jubere fine ullis ambagibus intimai , quis obedientiam in cri- 
men vocet? Quis objequium' piettttis accufet} Che di quella ragione mof* 
tri non ejfere pienamente perfuafo S. Agollino , Icrive per verità il nos- 
tro Teologo alla pag. 11. ma quanto poco la mente di quel Santo- 
Padre abbia egli comprefa , le citate parole abbaftanza il dimoflra- 
no . Provi pure, che il fuo Alberto vide da Santo, come fi prova 
di S. Leone IX. : provi nel cafo fuo fa echeggi , e demolizioni di 
Chrefe,. Crilliani tormentati a morte, ed empietà più che pagani- 
che y come li prova nel cafo di S. Leone; e provi per fine, eh' 
era ito più per atterrire colla maellà, e dignità della perlona il ne- 
mico, che per venire al fangue; che poi anche all' ifpirazione del- 
lo Spirito Santo fé gli permetterà di ricorrere : quando però 1' eli- 
to infeliciifimo dell' imprefa , e a quello di S. Leone oppoilo , trop- 
po a ciò non fembralTe contrario. Ma e che cofa ridonderemo noi 
alla definizione inappellabile, che Leone , poftoche'da un Normanno' 
fofle Ita co in quella battàglia uccifo , jenza . dubbio sfarebbe flato vero 1 
Martire della Chiefa? Si potrebbe rifpondere , che ammerTacotal dot- 
trina, non correndo il pa ralello ,-. non può ella al calo noitro ap- 
plicarli: ma meglio fi rifonde con dire y eh' ella è falla , e che il 
valente Apologeta > il quale fin qui della ma cognizione nella Sto- 

Ce %■ su 



214 APOLOGIA 

ria Ecclefiaftica , Civile, e Letteraria, nell'arte Idonea, Critica, e 
Diplomatica, nella Loica , nella Geografia, nella Difciplina della 
Chiefa, e nella fletta Teologia tanti be' faggi ci ha dati; ora ce 
ne porge uno del fuo profondo fapere in materia di Canonizzazio- 
ne, all'argomento, cui a trattare fi è accinto, cotanto peraltro ne- 
eettario. Fodero pur grandi, quanto fi vuole, gli eccelli de' Nor- 
manni, e fi fludiatte pure il Santo Pontefice di vincere il nemico 
coli* atterrirlo; l'oggetto dell' imprefa era la recuperazione de' beni 
temporali, e l'animo Tuo non era già di volontariamente morire , 
ma bensì di dar al nemico la morte, quando il terrore non fotte 
flato mezzo (ufficiente per ottenere l'intento. E della Cagione adun* 
que al Martirio neceflaria era priva cotale azione, tanto per par- 
te del Pontefice, che per parte degli avverfarj, e del requifito dì 
Volontaria, indifpcnfabile anch'etto ai Martirio. Se un 1 imprefa fi- 
mile, che pur era contra gente Crifliana, atta fotte a prodtir vero 
Martirio, più atta fenza dubbio farebbe fiata quella de' foldati mon- 
ti contra i nemici della Fede, e che Foca voleva Martiri; ma pu- 
re, perchè non fu efaudito? Facili ffima è larifpofla ( ri fpon de bizzar- 
ramente il P. Teologo pag. 124.) Quanti ne padiglioni avranno avuta 
le concubine l quanti faranno flati colpevoli di furti , di rapine , di beftem- 
mie * quanti mezzo , affatto ubbriackil E' non intende, torno a di- 
re, la materia, che tratta, ed ha gran bifogno dì ttudiarla . Senta 
per ora Teofiio Rainaudo De Martyrw per pe[ìemPart.2.Cap. ^.l.^j 
benché in parte recato ai Num. LIX.., da cui imparerà la vera ca- 
gione per cui in fimili incontri non può arrivarli al Martirio. No- 
li m deroga tum honori eorum ac meriti s , qui m pugna contra Videi hofìes 
occumbunt , fòmortem noflrorum r ac ejfuftonem Qhrifliani fanguinis ', <r*- 
to vendunt hoflibus Fidei. Horum ego decora prorfus non minuta volo . 
Ajo tamen y Martyrium Chriflianum EAM MALI JLEPENSIONEM 
(cioè quel cercar d'uccidere Tavverfario ) excludere . Et iccirco no* 
placet quod S* Antoninus Crucefignatos (quetti probabilmente non avran- 
no avvito ne' padiglioni le concubine r non faranno flati ladri, né 
befremmiatori ) qui in bellum facrum dedermt nomina ^ acceduntque adi- 
verfus bofles pugnaturi , fi in bujufmodi expedt tionibus moriantur , annw- 
merat Martyrihus . Segue felicemente a vender lumache per ottriefoc 
il ?► Teologa, e fcrive pag. 143., eh' io accenno So/amente una ca- 
gione del vero Martirio- , eh' è morire per la Fedt: quando alla pag* 
105. della prima Lettera leggonfi quelle precife parole: E % vero , 
che per cjfer Martire , non fa Jempre di meflieri morire per d'ifefa de y mi~ 
flerj della Fede , baflando che fia per qualunque altra virtù , anche prati- 
ca. Falfo è parimente ciò, che fi legge pag. 144., cioè, che Dalls 
Chiefa giudicafi cagion baflevol al Martirio il morire per li beni terrs 
porali delle Chiefe , quando almeno il P. Teologo non io provi con 
altra, autorità 3 che con quella del Ba renio , il quale di S. Proiet- 



ALLE MEMORIE Di ROVERETO. 215 

io parlando di (Te: Sufficiens ad Martyrium extflimata eflcaujfa. Il Ba- 
ronio parla da Storico, che narra, non da Dogmatico, che infe- 
gni , onde dicendo exifiimata e/i, lènza aggiunger parola, che il giu- 
dizio Tuo (opra fimi! fatto efprima, non folo alla Chiefa tutta non 
può tal fentimento attribuirli ,. ma né pure allo (ledo Barónio. An- 
che Francefco Pagi in Leone IX. $.45., di que'foldafi parlando, che 
nell'imprefa contra i Normanni reitarono morti fui campo, dice' 
C&fi a Normanni! Martyres funt tediti, e pure né tali fono elfi , né 
per tali fi può affermare, che dal Pagi fteflb follerò tenuti. Ma 
che diremo della piacevol conghiettura , che T uccifore d' Alberto 
fotte un eretico Arnaldifta, il quale coli' occasione , che Arnaldo 
pafsò d'i qui per andarfene in Germania, fentiffe le fu e lezioni, e 
ne nicchiane il veleno? S'è già ofTervato di fopra uno de' più gu- 
itofi epifodj di quefto bizzarro poema effe re cote fto; ma pure, quan- 
do al P. Teologo dia l'animo di provare, che Alberto non veni- 
va già per torre lo Stato altrui , come afferma il Sanfovino , ma 
bensì per difefa del proprio, come fcrive il Pincio , fé gli promet- 
te di dar qualche pelo a quefta fua conghiettura . Intanto permet- 
terà egli a me di produrne un* altra circa Alberto, che non farà 
già fé non femplice conghiettura, ma però affai più naturale, e ve- 
rifimile della fua. Noi abbiamo veduto, come il noftro Veicovo 
non folo nel Conciliabolo di Pavia, ma per tutto il corfo del fuo 
Vefcovado flette fempre fermo con Federigo, e lenza badar punto 
all'efempio de' Vefcovi d'Italia, ed anche della Germania, che lo 
andavano abbandonando, fenza far conto de* due fanti uomini Ebe- 
rhardo, e Hartmanno, che al mal configliato Imperadore fempre 
s'oppofero, fenza afeoitare il fuo proprio Metropolitano, che con- 
tra Io fteffo alzò valorofamente la fronte , e per fine fenza punto 
curarfi de' fulmini di Roma; pertinaciftìmo nel fuo propofito, vif- 
fe nello Seifma, e lo fomentò, ftudiandofi di far entrare nella gra- 
zia dell'empio Monarca coloro, che al Vicario di Crifto voltava- 
no le fpaUe. Un' orinazione sì dura della ragionevol fofpetto d'ani- 
mo da qualche finiftra opinione depravato. E quale muti potrebbe ef- 
fer quefta .^ Si ha dalla Storia Ecclefiaftica , che nell' XI. e XII. Se- 
colo inforfe, e ferpeggiò l' erena Enriciana, così detta da Enrico IV". , 
ed Enrico V. Imperatori , da' quali aveva avuto V origine , e che fu 
poi condannata nel Concilio diQiiedlimburg l'anno 1085. In che con- 
finava ella? Henriciani (fcrive Natal AleiTandro Hiflor. Ecclef. S#c. XI. 
& XI L Cap. 1. Art. 11. §.25.) fammaw auEioritatem Imperatori in eie- 
Bionibns Epi[cQporum , fc> ìpfius Romani Ponti/ìris, vindicabant , &[f<m- 
tificem negabant ejje legttimum , quem Imperator , feu Rex Germani* non 
nomina]]} t y aclatg in Regem e xeomm un'io at ioni s nxllam habendam effe ratio - 
nem contendebant qusd m)e$a ejjet . La /pertinacia del noftro Alberto po- 
trebbe ella per avventura da inclinazione a quefto falfo dogma edere 

deri- 



2f<5 APOLOGIA 

derivata? Di Federigo fcrivc Arnolfo Vefcovo di Lifieux neirEpt- 
ilola ad Epifoopos Galli* predo il Baronio adami. x\6o. Num. 54. , eh? 
Ille gloria fax, & non Dei , jedulus amulator , defiderii compiendo, quodde 
proavorum exemplo conceperat, occafionem latabundus accepit. Noflis enim 
pradecejjores ejus ad Jubjugandam ditioni fu* Komanam Ecclefiam a longis 
retro temporibus afpirajfe , ipjofque adverfus eam femper vel fufcitajfe , vel 
fovffi fchifmaticos , quo magis jure ejus , cui ipfi miniflerium debent , affé- 
éfatum poffent imperium exercere , eamque ad fuam converfo ordine non dif 
ponere , fed evertere voluntatem . Giovanni Saresberienfe in un'Epifto- 
la ad Oxonienfem Epifcopum predo Io ftefìb Baronio ad ann.. 1167. Num. 
33. chiama hzvefim la pretefa di Federigo.': Ex quo Laronam venit , ut 
Regem Fr ancor um , & Gallicanam Ecclefiam [eparar et a Fide , & in fuam 
bxrefim perverteret y ut adoraret idolum fuum . Merita ancora ofTervazio- 
ne , che f Antipapa Vittore, non femplice Scifmatico, ma Eretico, 
ed Erefiarca viene dal detto Saresberienfe , da Niccolò d' Aragona, 
e da altri appellato, fenza dubbio, perchè d' Enricianifmo fofpetto . 
Attefla pure il mentovato Niccolò, come gli Scifmatici, che in Ve- 
nezia l'anno 1177-, dopo refìinzion dello Scifma, furono affolti , 
Ahjurarunt fchifma , hzrefim , & faófionem Offaviani , & Guidonis Cre- 
mznfis , <& Joannis de Struma. Or fé tali erano i capi della fazione , 
qua! difficoltà , che il noflro Alberto , uno de' più oflinati feguaci 
di quella, dallo {ledo male, folle attaccato.^ Non è vietato il dubitar- 
ne, maflime fapendoii, che a que' due trifli , e della Santa; S^de ne- 
miciiTimt Imperadori, Enrico IV. io dico , ed Enrico V. , pur non' 
mancarono de J Vefcovi dal loro partito, e tra quelli Enrico!. , Vef- 
covo appunto di Trento, che ad Enrico IV. Imperadore , da cui eb* 
be in dono la Signoria di Cafleliaro, aderì, anche dopo le feomu- 
niche di Gregorio VIL, fenza né pur curarli di rifpondere al San- 
to Pontefice, che con tanta carità lo aveva ammonito . DiGebhar- 
do , pur Vefcovo di Trento, e che i Trentini ricufa vano- di riceve- 
re per loro Principe, fappiamo parimente, come fu Cancelliere del- 
T'Imperador Enrico V. e feguitava I21 fua Corte. Secondo ogn s ap- 
parenza di ragione, amendue quefli Vefcovi Trentini altro non furo- 
no , che "partitami di due Imperadori (cifmatici , e feomunicati; e pu- 
re non- mancano fcrittori, che colla feorta del Pincio, tengono Ge- 
khardo per Santo, anzi il P. Giacopo Schmid nelle Vite de' Santi 
Tirolefi gli dà liberalmente il. titolo di Confejfore . Se Gebhardo ,. 
che non fu uccifo violentemente, pur fenza merito falì al grado di 
Confeffore , qual maraviglia ,., che i quello di Martire fali(Te Alber- 
to? Ma di grazia non- avvaloriamo più quella corrghiettura , perchè' 
il. P. Teologo potrebbe- forfè- lafciarfi jeappar la pazienza, e in tal- 
caio la ci pallerebbe troppo male . 

LXVI. Finalmente egli palla a dar l'ultimo affatto. alla mia Let- 
tera.. Ci fa però, con rai& dottrina fapcrc pag. 156. J57. e 147. , che; 

jft 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 217 
jj atto dal fine , e non dall' occafion la [uà fpezie prende : che // fine .adun- 
que , non l'occafione, preteflo è da attender/i: che Allora il fine d' una 
guerra è fine meramente polìtico , quando il Prencipe altro non rij'guarda , che 
V interejfe temporale ; ma fé mira a difendere U gloria di Dio , i beni 
della Chiefa , allora il fine non è politico, ma fovranalurale ; e per fi- 
ne, che il morivo d'armare di Alberto Unanimemente da' Scrittori accen» 
nafi) che fojfe quello di difendere i diritti della jua Chiefa ; onde conchiude 
pag. 163., che Martire di folo titolo , e largamente non pub appellar- 
fi , avendo egli tutti i r equi/iti d' un vero Martire ; quindi trafportato 
da* eccedo di giubilo, e per tenerezza lacrimando, in queiia efcla- 
mazione prorompe: O fanto dunque , e falutare penfero , che da sì ec- 
cello Eroe per ben della Patria , della Chiefa , e per gloria di Dio otte- 
nefli la privazione volontaria della fua vita , quanto appo il Signore la 
fua morte rendi gloriofa , la quale Veluti fui miniferii offìcium accepit l 
A tutte le quali cofe brevemente rifpondo, che qualunque fi a ita- 
lo il fine d'Alberto in quella fua imprefa, il che è a noi ignoto, 
e a Dio folo palefe, l'oggetto formale della medefima , come ai 
Num.LVIIL fi è detto, furono i beni temporali della fua Chiefa, 
o in quanto difenfibili, o in quanto accrefcibiii , e ciò fecondo rut- 
ti gli autori; Dico in fecondo luogo, che la morte fua non fu vo- 
lontaria, ma forzata, perchè fu colto aifimprovvifo, mentre era in 
armi contra i fuoi nimici , e cercava fconfiggerli , come pur tutti 
atteftano, e il dare in fimil guifa la vita , non è un darla volon- 
tariamente, ma è un darla, allorché non fi può più ritenere; on- 
de ella morte è priva in primo luogo del requiiìto principale al 
Martirio, cioè della Cagione, e ciò tanto per riguardo ali' Uccifo, 
quanto per riguardo air Ucci (ore : indi è priva ancora del requisito 
di Volontaria, al Martirio parimente indifpenfabile , e però tanto 
è lontano, che Alberto tutti i requifiti abbia d' un vero Martire , che 
anzi tutti gli mancano, e Martire non è né di titolo , né di io- 
flanza; il che tutto Jo fatto Apologifta agevolmente avrebbe po- 
tuto capire, fé o fenza avere fhidiata , o lenza avere intefa la ma- 
teria a fcrivere non fi fofTe porlo. Quanto al profluvio intermina- 
bile di frottole, che feguono appredo, ove le cofe dette, e ridette 
più volte, rifriggonfi da capo con lunga ferie di nuove, nulla ri- 
{ponderò io, e nulla parimente dirò dell' aderirli pag. 147. e 163., 
che la Chiefa di Trento Subitamente abbia con folenne rito ricono fiuto 
per Santo, e Martire Alberto, e che pel ben lungo fpazio di jei quafi 
fecoli così fatto culto continuò, quando ciò non legni, fé non dopoT 
anno 1560.; nulla dei leggerli pag. +50. , che ninno dica , che Alber- 
to combattede, quando il Franco io fcrive a chiare note, nulla dell' 
adermare pag. 151., e 152., che fojfe fenz animo di combattere , e che 
il trovade in guerra fenz animo di quer reggia? \e , quando lo ftedo Pin- 

del 



ai8 A P t 6 ó 1 A 

ciò ci afìlcura, che voleva o vincere, o morire coir armi : nulla 
del dare ad intendere pag. 155., che circa, la noflra quiftione nella 
prima mia Lettera io non abbia toccata la difficoltà , che Affinchè 
alcuno fia Martire , è d* uopo , che in odio della Fede , altra cofa a quefla 
attinente fi muoja , quando fui bel principio della mcdefima , anzi 
la ftefla proporzioni mia principale li è , che Alberto non è Mar- 
tire, allorché Per Martire s' intenda per 'fona , che per la Fede di Criflo , 
altra virtù dalla Fede prescritta , abbia volontariamente sb or fato il f angue: 
nulla dell'avanzare pag.ijj. qual cofa certa, che Alberto s'oppofe 
Per difendere la fua Chiefa , da nemici della religion poco nulla curan- 
ti, fieramente combattuta , e preffochè oppreffa , quando non fi fa per- 
anche chi fodero, e fé elfi a lui, o egli a 'oro tentafle ufurpare lo 
Stato: nulla per fine del pretendere pag.ijS.e 159. contraddizione 
in me per avere nella prima Lettera dal uienzio di Bartolommeo 
da Trento arguito pag. 106. , e 120., che Alberto non è un Santo , 
ed aver poi nella medefima fcritto pag. 125., che V abufo àel medio 
evo ci ha prodotto un Santo, che ne dal Romano, ne da altri Martiro- 
logj è punto riconofciuto , quando ne' primi due luoghi , come ognun 
vede, di Santità vera io parlo, e nel terzo della Santità da' Tren- 
tini immaginata, e fuppofta . Nulla , dilli , a tutte quefte cofe re- 
plicherò io, badando dire, che fono menzogne, e infoltita , o gìk 
fmentite di fopra, o che da sé, fenz' altra replica, fi fmentifcono. 
In una cofa fola non può negargli!! la dovuta lode, ed è, che im- 
pegnandoli egli pag- 150. a foilenere che Alberto paffusefl, aggiun- 
ge immediatamente: Vedi fopra Num.45., il qual Numero nella fe- 
conda parte della fua Apologia non il trova, e nella prima fi tro- 
va , ma non fa a propolito . Non s 5 arredi poi il Leggitore alle 
pagg. 161. e 162., e non vada feco fletto ruminando di quali docu- 
menti abbiano a intenderli le parole: Ma viva Dio, il ravvedimen- 
to del mftro Sante dall' oppoflo errore non farebbe dubbiofo , ma certo ; non 
ofeuro , ma chiaro ; non da mere conghiettùre dedotto , ma co Documenti 
evidenti comprovato ; mentre Documenti evidenti chiama il noflioinfi- 
gne Iftorico , e Critico quella fua immaginazione già fventata di 
fopra, che Alberto l'anno 1 165. deponefle il foo errore palefementenelV 
•Affemblea di Vvirzburg: quando in tal anno non in Germania , ma in 
Italia fi ritrovava, cioè a Fano Vicario Imperiale, e anzi che ba- 
dare a depor Tenore, badava piuttofto a farfi nuovi meriti pref- 
fo Federigo, come appunto T infeudazione di Garda, feguita due an- 
ni appretto, ma nifefìa mente il dimoftra. Ma che diremo del para- 
gone tra l'errore di S. Cipriano, e quello del nofiro Alberto lun- 
gamente fpofto alla pag. 150. & feqq. con pretenfione . che Y errore 
del noftro Ra più feuf abile dell'errore di quello? Diremo, che il P. 
Teologo 

Te- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 219 

Tenendo al fine il fuo ufato coftume , 

ed ogni cofa, che per la penna Tua fa pattare , miferamente flor- 
piando, e travolgendo, mena per lo nafo chi legge, fenza prefitte* 
del Tuo fuppofto Martire, e con manifefto faggio , o di malizia , o 
d'ignoranza. Primieramente dà egli ad intendere, che non di colli 
di diritto, come nel cafo di S. Cipriano, ma di cofa di fatto fi tr at- 
taiTe nel nottro: quando fi trattava, fé l'elezione d' Alefifandro III. 
io «Te legittima, o no; e fé lecito foffe a Federigo il farli giudice 
di quella . Suppone in fecondo luogo , che S. Cipriano fofle Capo 
itila fazion errante contra il ferimento $ innumer abili Chic [e : quando aK 
tro non fece, che difendere, e foftenere la pratica, che nella prò- 
pria Chiefa di Cartagine aveva ritrovata, la quale allora maggior 
feguito àncora godeva di quella di Roma, mentre l'Affrica tutta , 
e la maggior parte dell'Oriente, e dell'Ada era con lui, ilchepoi 
troppo difficile. gli rendeva da credere, che la confuetudine di Roma 
dagli Apoitoli derivaffe. Per terzo afferma, che l'errore , cui Ci- 
priano contra il Decreto di Stefano Papa foftenne , fu errore di Fé- 
de: quando e Cipriano, e Stefano, e gli altri Padri , e i Concilj 
d'allora, ed anche, dappoi, non lo considerarono, che come punto 
di mera Difciplina , il quale al tempo di S. Cipiano non era (ta- 
to peranche dalla Chiefa dichiarato , donde poi nafceva, eh' egli fé n- 
za colpa, e fenza pregiudizio dell'Unirà, fi credeva lecito confer- 
vare l'antico fuo ufo, anche contra i Decreti di Roma. Qual pa- 
ragone pertanto tra il Vefcovo Cartaginefe, e il Trentino, il qua- 
le ancorché fapeffe molto bene, che Federigo col pretefto di to- 
gliere lo Scifma , e per mezzo di Prelati da quello forzati , non 
aveva autorità -d'annullare la legittima elezione d' AleiTandro III. 
( il che altro in foftanza non era , che una palliata erefia Enricia- 
na ) pure per rifpetti umani lo favoriva, e lo corteggiava 5 anche 
dopo le feomuniche replicate di Roma, anche dopoché Federigo 
quafi da tutti , e principalmente dal fuo proprio Metropolitano era 
itato meritamente abbandonato. 

LXVII. Ed ecco finalmente, che roneftiflimo Teologo in van- 
no non s'impegnò, allorché fui principio della feconda parte di 
quefta fua Apologia ci promife di voler tali prove addurre , chzChia- 
rumente rifitltato farebbe il Martirio del no/ìro S. Alberto , come rifultò 
la [uà Santità. Egli ha attenuto la parola , e sì compiutamente F 
ha attenuta, che o dalla Santità d'Alberto s' inferifca il Martirio, 
o dal Martirio la Santità, torna fempre lo ìrcffo. conto, e s'inferii 
fcc maifempre un fogno da una chimera ; da che ben veggiamo , 
come non poco accorgimento moftrò chi dille: La caufa et Alberto 
pareami migliore innanzi di veder le difefe . Io non pertanto molto deb- 

D d bo 



zio APOLOGIA 

bo al noftro Teologo, e grand' obbligo mi corre di rendergli quel- 
le grazie, che per me fi poffon maggiori, mentre in luogo di pro- 
vare la propofizion Tua : Adelpreto è Santo , e Martire , con molta fa- 
tica, e lenza avvederfene, ha provata la mia: Alberto non è né San- 
to, né Martire. Nientedimeno lufingaft egli pag. 158. Aver compiuta- 
mente fatte le fue parti sì nelle prove del primo punto rifguardante la San- 
tità d' Adelpreto , che nelle prove del fecondo concernente il fuo Martirio . 
Applaude da sé medefimo a jquefta immaginata Tua vittoria: fi rac- 
comanda caldamente al pojfente patrocinio del Santo Martire , cui dice 
fapere (fé per rivelazione, o per nuovo fenfibil ajuto dal Santo invia- 
togli , non efprime) cU è in cielo levato a alto grado , anzi gli giova 
fperare > che con cele/Hai luce rifcbiarerà la mente anche a me ( non 
avrei in grado, che la rifchiaraffe nel modo, che la ha rifchiarata 
a lui ) e mi farà ben conofcere l'errore, in cui fono involto ; onde po- 
fcia non avrò difficoltà veruna di ritrattarlo. Indile feriamente fo- 
pra quefta ritrattazione, e o fia per recarci un nuovo faggio dei fa- 
per fuo nella floria Ecclefiaftica , o perchè effettivamente tale fpe- 
ranza gli folle entrata in cuore, e fé ne lu finga (Te , m'invita adif- 
dirmi coli'efempio del gran Baronio , il quale nell'Appendice al 
Tom. X. degli Annali ritrattò quanto nel Tom. VI. ad ann. 490. 
§.42. contra la fantità di Faufto Vefcovo di RJezavevafcritto; ma 
per verità fi lufinga indarno. Immagina egli, e cerca di far crede- 
re, che la caufa d'Alberto fia eguale , anzi migliore di quella di 
Faufto, ma non va in ciò meno errato di quello, che fia in tut- 
ro il refto del libro. Lafciando da parte i molti Martirologj , che 
pollono vederfi prefTo Bollando a' 16. dì Gennajo , ne' quali tutti 
Faufto è riconofciuto per Santo, dell' effettiva fantità , ed aufterità 
della fua vita noi abbiamo tetrimonj contemporanei 5 cioèSidonio 
Appollinare nell'Eucariftico , e nelle fue Epiftole;.i quali teftimo- 
nj non folo ci mancano d'Alberto, ma ae abbiamo invecedicon- 
trarj; e tanto bafta per difccrncre la deformità del paraggio . Egli 
è vero, che i libri di Faufto fpirano Semipelagianifmo , onde da 
S. Fulgenzio, da S. Celano, e da altri furono confutati, anzi fino 
dall'anno 494., o piuttofto 496., come prova il Pagi, PapaGela- 
fio tra gli apocrifi gli- aveva ripofti; ma non è già vero ciò , che 
con molta ignoranza , e contra la verità del fatto fcrive il P. Teolo- 
go pag. 169. , cioè , che V Erefia de Semipelagiani dalla Cbiefa già a tem- 
po di Faufto era fiata condannata. Conftat autem ( dice Auberto Mireo 
nelle Note fopra Gennadio de Viris Illufìribus CapM^.)Faujlu^ifuijfe 
Semipelagianum : fedvixh , ac obìit ante C (medium IL Arauficanum , anno 
529. babitum , in quo primum fententia Semipelagianorum futi damnata . 
Colitur porro ut Sanclus in fua Rejenfi Ecclefa . Dello ' (tetto fentimen- 
to è il P. Natal Aleffandro Hiftor. Ecclcf Sjc.j. Cap.3. Art.y. $.5. 
Suis tamen non obftaniibus crroribus , qui eo vivente damnati non junt , 

0Ì 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 221 
*b Ecclejta aras , & facros honores in Rejenjt Ecclejta po/i mortem conjecutus 
ejì , ejujque nomen Jacris Gallicana Ecclejta Fafìis ed adfcriptum. Qual ma- 
raviglia ? La condizione di Faufto (anche pollo, che lacenfuradé* 
fuoi libri venga da Gelafio, non da Ormifda, e vivo fbiTe , allorché 
Gelafio gli confutò, cioè Tanno 496.) non è peggiore di quella d'un 
fant'uomo, che oggidì fcnza malizia, e credendo d'aver raggiunta la 
verità, feri velie un libro, che poi da Roma a motivo di dottrina 
non fana , veniffe meritamente proibito. Qual difficoltà, che coitili 
polla vivere, e morire ancora da Santo, quando le azioni , eia per- 
le veranza finale corrifpondano? Ma qual comparazione inileme di que- 
llo col cafo d'Alberto, che fapendo beniflimo d' errare , per rifpetti 
umani , non ammendo il fallo , né pure dopo le fcomuniche replicate 
di Roma? L'Apologifta pareggia due itorie diametralmente tra Loro op- 
porre . Oilervò il Baronio, come fino all' exk fua Fauflum continuit inter 
Sanftos Martyrologium G alile anum : e noi abbia m oflervato, come Al- 
berto non ha fin qui trovato ricetto in alcun Martirologio. Repli- 
ca il P. Teologo pag. 170.5 che // nome del nojìro. Santo Martire è nel 
Martirologio del Ferrari in tempo di rigori pubblicato : ma s inganna . 
I rigori d'Urbano Vili, non incominciarono prima de' 30. d' Ot- 
tobre dell'anno 1625., in cui ufei il primo Decreto di quel Pon- 
tefice fopra quefta materia, e in tal anno, come al Num.XLIV. ù 
è avvertito, il Catalogo de' Santi , qui in Martyrologio Romano non 
funt di Filippo Ferrari, era già ftampato, non checompofto; onde 
non in tempo di rigori , ma piuttofto in tempo delle rilaffatezze, che 
a' rigori diedero giuito motivo, fu pubblicato. Qual fuiTragio poi re- 
car polla alla caufa d 1 Alberto T efìerc fiato da privato Scrittore in- 
ierito in un caos indigeno di nomi, fenza alcun criterio infilzati, 
quale fi è il mentovato Catalogo, in cui per conto del noiiro Ve- 
scovo altro non fi cita, che il Pincio, e i Regiftri della Gliela di 
Trento , tra' Santi della quale viene ancora dal Ferrari collocato 
Agnello feifmatico, e non mai per Santo da ella riconofeiuto ; lo 
vede un cieco. Ma ritornando al Baronio, oiTervò egli infecondo 
luogo, come la Chiefa di Riez ( non già a 17, di Gennajo , come 
Ài noiiro Teologo, feguitando Terrore già dal Bollando corretto , 
afferma ) ma bensì a* 16. di detto mefe , SEMPER Fauflum , ut 
Sanfìum coluit : e noi abbiamo oflervato , come nella Diocefi di 
Trento pubblico, e folenne Culto non ebbe Alberto fé non dopo 
il 1560. (Mervò per fine il Baronio, che a Riez In Faujìi memo- 
ri am antiquitus eretta B afille a èjtts nomini s titulo in/ignita ^ hacitnus ejns 
cultu a fiMibus frequentatur : e noi abbiamo oflervato, come Alber- 
to anticamente né in Trento, né altrove Chiefa ebbe , o Altare ; 
ma fi giacque in terragni altro ebbe, che una Tavoletta fopra la 
tomba, colle parole S.Adelpretus , dalle quali popolar opinione di San- 
tità bensì, ma non già Santità vera, né folenne Culto può argo- 

Dd z men- 



222 APOLOGIA 

rnentarfi. Di qui fi vede, che fé il Baronie rettimi aFauftoT ono- 
re di Santo, che prima gli meva. levato, ebbe fondamento di far- 
lo: ma ben fi vede altresì , che troppa innocenza inoltra il doice 
P. di Dio, iufingandofì , che coll'efempio di quel grand' Uomo an- 
ch' io fia per ritrattare ciò, che d'Alberto già fcriilì . So benitfì- 
ino, che, come avvertì Seneca De Beneficiis Lìk^. 1. 38. Non efi le- 
vitai , a cognito & damnato errore difeedere ; Ò* ingenue fatendum e/i : 
Ali ad pittavi; deceptus Jum . H*c vero fuperb* fluititi* perfeverantiaefl? 
Quod femel ditti, qualecumque efì , fixum ratumque fit . So ancora , efc 
fere meglio impar, che fallare, quando ma fiume il fallo poflfa fer- 
vir d'inciampo altrui, verfifimo effendo il detto di S. AgoltinonelF 
EpijLj. ad Marcellinum : Nimii peruerfe fé ipfum amai , qui{7 alioivult 
errare, uterrorfuui lateat ; e h per fine, che i ioli ingegni leggeri, 
e di poco fondo abbonir poffono le ritrattazioni , mentre quefh, co- 
me ben notò Cornelio Cello Lib. S. cap. 4. Quia nihil habent , nibil 
Jibi detrahunt : magno ingenio y multaque nihilominki babitu.ro y convenir 
etiam fimplex. veri errorii eonfejfio . So, di Mi, tutte quelle cofe, e flia 
pur certo il P. Teologo, che fé col libro fuo m" avelie ajutato a 
di finga n n ann i , non farei tardo a fargli vedere co J fatti, chefoama- 
re la verità , anche più di me flcffo . Il fatto fi è che quanto più 
e alle cofe da lui fcritte, e alla vita d'Alberto vado riflettendo , 
tanto maggiormente mi perfuado, che da tue t* altre , che- da vera 
Santità, e vero Martirio il Culto dì quefto aveflfe origine . Egliref- 
fè la Chiefa di Trento per lo fpazio d'anni venti , e fi compren- 
de, che fu uomo coraggiofo r e di gran petto^ AccrefceiTe egli co) 
patrimonio altrui il patrimonio di S* Virgilio,, o anche fòltanto va- 
lidamente lo difendette , farà tempre pafTato prelTo i fuoi per un 
gran protettore, e benefattore della fua Chiefa. Non modo Frideri- 
cui ( fono parole dell' Ughelii ) eidem confirmavìt quidquid aìiquando» 
Honrradus Imperator Tridenti??* Ecclefi* indulfiffet , fed efiam Gard* ca- 
fiellum adjecit . Jura fu* Ecclefi* acerrime defendi t . Quefìi meriti ag- 
giunti al cafo della morte, poterono di molto agevolargli la Mra-da 
al Culto popolare, in quella guHa, che in Inghilterra predo le Mo- 
nache Godeshomenfì lo agevolarono a Rofimonda concubina del 
Re Arrigo II. i benefizj conferiti a ^nel mona fiero. Nel' rimanen- 
te nuovo faggio di gran finezza in Cronologia ci porge alla fletta 
pag. 170. il P. Teologo^ dicendo.- Giudicherei tanta pofieriore il Gallio 
cono Martirologio alla morte di S. Fauflo fegmta verfo il fine del V. Se- 
colo y quanto e poflertor il Martirologio del Ferrari alla morte del ?wflr& 
Santo Martire accaduta nel Secolo XII. Pel Martirologio Gallicano , 
il quale al dire del Baronio y Ufijue ad h*c tempora nofira Fait'lum 
eontinuit inter Sanfloj f, altro Martirologio non può intenderà* , chz 
quello d'Ufuardo,, il quale prima del Romano, da Gregorio XIIL 
pubblicato | era comune nelle Ch'efe d' Occidente . Uiliardo però 

ni mi» 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 223 
niuna menzione fece di Faufto; e il primo, che in quel Martiro- 
logio lo inferi, fu, fé non vado errato , Hermano Greven , che 
pubblicò le Tue edizioni del Martirologio Ufuardiano negli anni 
15 15. e 1521. Veggafi però, come un Martirologio ilampato nel 
fecolo XVT. , polla dirfi poderiore alla morte di Faulto legni- 
ta nel fecolo V. in quella guifa, che il Catalogo del Ferrari ulci- 
to nel fecolo XVII., è poderiore -alla morte d'Alberto feguita 
nel XII. 

LXVIIL Ma finalmente ritornando in via, e le molte parolefi- 
nora fpefe , in poche recando, dico , che gì' Illudri Apologifti 
Trentini più Tomi hanno fpefo per provar ciò, che né dame, nò 
da altri fu mai negato, cioè l'antico privato, e popolar Culto ver- 
fo Alberto, refb indi pubblico, e folenne dopo Tanno 1560. Come 
però non è il Culto, che faccia Santo, ma le azioni dà Santo e 
in vita, e in morte, e quede azioni nel noftro Alberto fono tutte 
o indifferenti, o cattive, come fino dalla prima Lettera fu alla lun- 
ga dimodrato ; così da tal Culto opinione di Santità può bensì a 
buona ragione inferirli, ma non già fantita effettiva, e vera. Non 
negai già io in ella prima Lettera cotal opinione: negai la Santi- 
tà. Quindi è, che poco addentro modra d edere inqueda quidio- 
ne penetrato il P. Teologo, allorché fcrìve pag. 150. All' impupato- 
re appartien provare ad evidenza ~o con ragioni conv lucenti ffìm e ; con Do> 
cumenti apertijjimi : a me difenditore bajla anche mediocremente feiorre /' op- 
pofle difficoltà* Se della fantità d'Alberto avedìmo prove alla mano, 
non farebbe irragionevole la pretefa: ma non avendole fé non del 
Culto, e prova di Santità non facendo il Culto, ma bensì d'opinione, la 
qual opinione non fu mai negata da me, e la Santità fola fu ne- 
gata; tutto il pefo di provare Ila a carico degli avverfarj, ficcomfi 
quelli, che affermano la Santità, non di me, che la nego ; onde 
non avendo quelli provato fé non l'opinione da me conceduta , e 
non la Santità negata; non hanno provato nulla. All' oppofto non. 
mi fono già io dimenticato fino dalla prima Lettera di provare d* 
qual forgente potrebbe edere derivato il Culto d'Alberto, quantun- 
que non villino da fanto, ne morto da Martire. Hoprovato altre- 
sì, che la qualità deffa del Culto, da' Trentini predatogli, in luo- 
go di fpalleggiare la fu a caufa, piuttofto la tracolla; non potendoli 
capire, come un perfonaggio per dignità, e per maneggi pubblici sì 
didinto, morto in Italia, e lugli occhi di Roma in (ecoli Criftia- 
ni , ito volontariamente alia morte per l'Immunità Ecciefiaftica , e 
e per confeguenza vero Martire di Grido , niun pubblico folenne 
Culto anticamente avelie nella propria fifa Chieia di Trento, e fo- 
Jamcnte dopo il 1560» incominciato abbia ad aver Uffizio, e Mel- 
fi de Communi; quando in quel fecolo non fi dormiva nel rilevare 
iì merito de' veri Santi, e die' veri Martiri , che venivano folen- 

nemen- 



2^4 APOLOGIA 

nemente canonizzati, come di S. Pietro Martire, dì S. Tommafo 
Cantuarienfe, e di tant' altri apparifce . Che diremo dell' obblivio- 
ne, e dimenticanza, in cui fta fepolto un avvenimento sì celebre, 
e rinomato, non fapendo gli flefìi Trentini, le non per via di fo- 
fpetti, e conghictture , per qual cagione foiTe uccifo: quando fatti 
firmili a gara fi pubblicavano dagli fcrittori in que' tempi , e per 
tutto il mondo Criftiano, non che a R.oma fé ne udiva lo fcop- 
pio? Se fi eccettuino i due Cataloga SanBorum del Ferrari, che nul- 
la provano, come fondati fui Pincio^ e fulle memorie recenti della 
Chiefa di Trento, egli non comparifce in alcun Martirologio , non in 
alcun Calendario, anche ad ufo della ìlefTa Chiefa di Trento , e né 
meno nel Perpetuo pubblicato dal Cardinal Criftoforo Madruzzo» 
Non fi celebra parimente il nome fuo nelle Litanie di quella Chie- 
h , ne punto fi folennizza nello fiatino, e tutto l'antico Culto, dal- 
la mede fi ma pubblicamente predatogli, fi riduce alla Tavoletta del 
Duomo, Dio fa da chi, e quando pofia . Che diremo del filenzio 
di Bartolommeo Trentino, quafi contemporaneo, in un Leggenda- 
rio ài Santi, in cui niun vero Santo di quella città fuomeiTo? Se 
iì'è detto abbaftanza, e forfè troppo di fb pra , e fi è fatto vedere 
altresì, che quefi? argomento folo, prefo da fé , e fenza il' rinforzo 
di tanti altri , atto farebbe a far dubitare della creduta fantirà , e 
Martirio del nofiro Alberto. DeLI'ufo fblo della mente, e delfen- 
fo comune fa di mestieri per comprendere quella verità; e la com- 
prenderanno forfè glifteffi A pologifìi Trentini , quando temperato^ 
alquanto il bollore, e gli fpiriti facciano ( fé pur lo faranno giam- 
mai ) che l'impegno dia luogo alla ragione, e la Fantafia ceda il : 
comando all'intelletto.- Intanto fé mai il P. Teologo, o alcun altro 
;>ppa-f!ìonat© per l'onore d r Alberto , vago fofTe di provarti di nuovo 
colla penna a favore di lui, per non divagare fenza propofito, e far 
groffi Tomi, -che poi nulla concludano, come finora fatto fi è; mi 
permetterà egli, che due foli prine.ipj io ftabilifca, come perbafedi 
tutto il lavoro, intorno a cui dovrà occuparli, i quali principi, ac- 
ciò obbiettato non mi venga che fieno invenzioni mie per fervire 
all'argomento, gli prenderò da* autori nell'arte Monca, e Critica 
accreditati, ma che nello fleffo tempo- della nofira qui fi Forre non 
ebbero lume, né contezza veruna. Il primo fra:. Cum nuilns omnino- 
Script or ' (zqudis y vel fuppar alieni [a fio ', quod' memoria ' dìgnum vfiàt , pr#~ 
fìat teftimonium r , tunc ex eo filentio , quod ducentorum plus minus an:\orum 
<efìim ari potè ft, efficax depromitur argi*mentum. La regola è di Giovan- 
ni Launay fui fine della DifTertazrone De avtHoritate Neganti* Argo- 
menti , ed è delle meno flrette, rigorofè, che in propofitodella con- 
temporaneità degli Autori fieno fiate fin qui propoli e . E* ancora 
affifiira da neceffaria ragione; poiché fé in deficienza di teflimonjr 
noa folo contemporanei,, ma anche vicini > adottar vogliamo i Ionr- 



ALLE MEMÒRIE, DI ROVERETO. 215 
tani, i moderni, i modernismi, con quale immaginabii fuffidio cù- 
fcernere , e fcartar potremo tante favole , che la Storia sì Ecclefia- 
ftica, che Profana miferamcnte deturpano, giacché non ve n'ha al- 
cuna, che qualche teftimonio, anzi più teftimonj non vanti a fuo 
favore? Segue l'altro Canone dello ftelTo Autore nel citato luogo: 
Cum nullum prorfus Tradii ionis monimenium /equale , vel Ceppar , alieni 
faBo , quod memoria àignum fuit , prxjìat teflimonium , tmc ex eo filentio y 
quod ducentorum plus minus annorum <eflimari poteji , efficax depromitur ar- 
gomenta m , Anche quefta feconda Regola da evidente ragione è av- 
valorata , mentre fé qualunque Tradizione , benché volgare , benché 
da autentici teftimonj non confermata, valutar voleffimo , qual ri- 
dicola popolar baja non potrebbe difenderfi , e foftenerfì ì In tal 
cafo Fahulator aliquis ( come offerva il medefìmoLaunoy nella ftef- 
fa Diflertazione ) De Cyriaco Papa> qui Pontianum inter & Anterum 
federiti dejoannn Molière , qu<* inter Leonem IV» & BenediBum IIL 
Rom* federit , animofe pronuntiaret : Traditio ejì , ne qnaras amplius . 
Sic Traditionis nomen , quod & fanBum , èX augujìum ejl , ad tuendas 
fabulas detorqueretur ^ & probrofo fermone d'imam are t ur . Ben però fcrif- 
fé il March. Scipione Maffei nella Lettera a Monf Barbarigo Ve- 
feovo di Brefcia; Ridicolo è £ abufo , che fa il popolo del bel vocabolo 
ài Tradizione ; perchè neW Ijìoria antica altra Tradizione non fi ammet- 
te che fcritta^ e fritta in tempo antico . Or vegnendo al proposto no- 
tilo, il più antico autore, che d'Aìberto favelli, quando ancora fi. 
voglia ammettere là perduta Cronaca di Gio. da Parma , che fcrif- 
lé intorno al J477. per tre interi fecoli fi difeofta da Alberto. Gli 
altri tutti ( per tacer ora altre eccezioni , che infufficienti gli ren- 
dono ) vi sì allontanano ancora di più- Fede adunque non pollo- 
nò farci né della Santità, né del Martirio dì quello. Quanto alla 
Tradizione della Chiefa di Trento, convien diftinguere. Se parlia- 
mo della Santità, niun monumento abbiamo, che d'alcuna azion 
fanta d'Alberto precifa teftimonianza ci renda, giacché i Diplomi 
non altro, che azioni indifferenti, o peggio", che indifferenti ci pre- 
fentano, e tutti gli altri documenti, che al medefimo con Scurez- 
za appartengono , fi riducono al Catalogo Udairiciano, chelochia- 
ma Vir Beatus , e alla Tavoletta del Duomo, che dice S. Adalpre- 
tus. Se poi parliamo del Martirio, più fcarfe ancora, e deboli fo- 
no le prove, mentre la più antica teftimonianza di quello èia vec- 
chia Lapida Roveretana , che dice: Locus martyrii B. Adelpreti , e 
quefta ai più non forpaffando l'età di Giovanni da Parma, per la 
ftefla ragione non è a far prova badante. Ma poniam pure per mo- 
do di difputa, che quello documento del Martirio non fia meno an- 
tico di quelli della Santità, e poniamo ancora, che tutti fieno con- 
temporanei al fatto ; niuno certamente pretender potrà, che poffa- 

no 



tió APOLOGIA 

no farfi dire di più di quello, che dicono , ina bensì, che retta- 
mente debbano interpretarli . Rettamente adunque interpetrando la 
voce Martyrium , e giutta l'ufo di quel tempo (ponendola ; altro 
nelle circoflanze, in cui fiamo, non viene a fignificare , che mor- 
te violenta, ed opinion popolare di Martirio , né altro che tefti- 
monianza di quehY opinione ci vengono a rendete i titoli dì Beato y 
e di Santo, i quali, come alla lunga fi è provato, quando altro non 
s'abbia , di vera Santità non fono indizio. Ho detto nelle circe- 
danze, in cui fiamo, vale a dire di un caio, incui torchiando col- 
lo sforzo maggiore gli Scritti tutti sì flampati , che manulcritti , 
non fi fpremono fé non azioni o indifferenti, o cattive: in cui del 
fuppofto Maitirio non fanno parola coloro, che per ogni rifpetto 
dovevano parlare, e Aando a quelli, che ne parlano, non fi trova 
né la cagione, né altri requisiti al Martirio necefiarj: e in cui per 
fine non folo Canonizzazione, o Beatificazione di Roma , ma né 
pure di Trento fi può provare, almeno fino al Cardinal Criflofo- 
ro Madruzzo . Non di Roma, perchè fé Alberto fotte flato da Rp- 
ma (biennemente canonizzato, il nome fuo fi vedrebbe nel Marti- 
rologio Romano, e s'avrebbe la Bolla della Canonizzazione, o Bea- 
tificazione , e pollo che quefte perdute sì foiTero, farebbero fé non 
altro durate le confeguenze loro nella ma Chiefa- Non di Trento, 
primieramente; perchè ciò flato farebbe contra i Decreti di Alci- 
iandro III. che a fé aveva lifervata la cognizione di Cimili caufe . 
In fecondo luogo, perchè fé i fuccelTori d'Alberto, non oflante i 
Decreti di Roma, fi foiTero prefa la libertà di beatificare con Cul- 
to adequato ( come tal fiata accadeva ) quello loro anteceiTore , il 
Corpo di lui non farebbe giaciuto in un cantone del Duomo fino 
a' dì rioflri : feguita ne farebbe l'Elevazione: avrebbe avuto Uffi- 
zio', e Meda poco dopo la morte, con altre folennità folit-e prati- 
carfi in fomiglianti occafioni, che pur non fegirrono. Da tintele 
quali cofe s'arguifee ancora, che la. Chiefetta d'Arco o a tutt* al- 
tri , che al noftro Alberto dovette effere deflinata: o fé in ono- 
re di lui fu giammai eretta , il cambiamento del titolo a capriccio 
non dee crederi! feguito; ma bensì da' Superiori ordinato, per non 
contravvenire a' Decreti di Roma. Qufcfti a un di preffo fono i fon- 
damenti , co' quali e nella pi ima Lettera, e in quella feconda ho 
creduto di poter a buona ragione negare la Santità, e Martirio del 
Vefcovo Alberto. Se poi l'Uffizio e la Meda de Communi , nella 
Chiefa di Trento introdotti fui principio del paflato fccolo , o fili- 
lo fpirare dell'antecedente, cioè in tempo d' abufi iiuolerabili, e che 
obbligarono Urbano Vili, a formar nuovi Decreti fu tal materia: 
fé la Cappelletta da perfona femplice , e plebea in onore di lui 39. 
anni fa per divozione qui in Rovereto erctt3; è fé Ja Traslazione 

nei 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. %ij 

nel nuovo Altare del Duomo pochiffìmi anni fono in Trento fé- 
guita j colè fieno, che nonostante tutte l'accennate prove, pure ve* 
tq Santo, e vero Martire ccl portano rendere; ne lafcerò ad altri 
il giudizio. Ci affi air a. il P. Teologo alla pag.ij. come Nella Re- 
laziene ad Limine di Gùffipj*: Vittorio Alberti Ve/covo e Prencipe d' im- 
mortai memoria , e delle co/e della Patria peritiffimo , leggefi in propo» 
{ito delia morte di Albero: Dum Ecclefia Libertatem , & jura pro- 
pugnai, lancea trajetfus , ctiè quanto dire, per difefà deirEcdefiafti- 
ca Immunità; ed aggiunge pag.nz. , che quel Prelato così e/pone il 
fatto alla Sacra •Congregazione . E pure di quella tradizione, cornea! 
rinm. XV. fi è offervato , teltimonio più antico , e fedele non abbia- 
mo iccperto fin qui del fai Meato re dei Pincio, che nel tradurlo , 
a viva forza, e centra la verità del tefto Latino , tanto appunto 
fece dire a quello Scrittore. Se un Vefcovo di Trento però peri- 
ti/fimo delle cofe della Patria, pur non ebbe difficoltà di così raopre- 
fentare il fatto alla Sacra Congregazione di Roma, qua! maraviglia, 
che un altro, forfè non tanto delle cofe della Patria perito, fallo 
ileffo fondamento Uffizio, e Mefla ad Alberto proccurafìe? E fé la 
cofa foffe così, come per verità probabili [lìmo è, che lo fia , ben 
vede ognuno a quanto debole, e infelice foffegno la maggior glofct 
ria del fuppofto Santo farebbe appoggiata. Io lo per altro, che pub- 
bliche rimoflranzc in onore d'Alberto fon tutte le accennate, e che 
privata perfbna fono io. So che, come notò il Muratori De Mo- 
derai. Ingenior. Lib. 2. cap. 2. Paflorum proprium e/I mnnus abufus in 
weneratione Sanctorum avertere tum prxdicatione , tum [cripti s , ab[jue 
decretis : ma fò altresì, che Ipfis nibil prcficientibus , glorio/ um [emper 
fuerit , Deoque gratiffimum , fi noflras jungamttscopias , fique PRIVATO- 
RUM etìam telis huju[modi monflra confici antur . Quod fi eo ufaue malum 
creverit , ut diutius remedia differre periculo[um fit , neque Ecclefià Pra- 
fules gli[centi malo , quod eorum munus pofiit , occurrant ; [rujlra auda- 
cia accu[abitur PRIVATI hominis confilium, qui in ho [ce abu[us exerat 
vocem , & calamum : Dummodo veram i/le doBrinam afferai , publico[que 
errores , & crimina non [omnUta exagitet ( quod accuratiffime prius curan- 
dum ) nibil in Caritatem peccabit , immo [ecundum ip[am [aciet . Giuda 
queffe leggi, e in quefte medefime circostanze mi lufingo io d'aver 
operato. Porto ertere, ben lo confeffo, in errore: ma la decifione 
s'afpetta agl'intendenti, fopra tutto a Roma, ed alla Santa Sede, 
a cui perciò, sì queffo, che ognaltro mio fcritto, e fenti mento col- 
la dovuta (lima, e fommhTione fottppongo, e raffegno. 

LXIX. Ma io pur troppo ora m' avveggio , che in luogo di fcri- 
vere a V. S. Illuftriffìma una lettera, ho fcritto un libro, e quel- 
lo, ch'è peggio per confutarne due, che punto noi meritavano. Si 
meraviglierà, fenza dubbio, più d'uno, come con tanta fcarfezza di 

E e tutte 



123 d P O LOGIA 

tutte le cognizioni a quella materia necefTarie , gli Avvocati del 
Vefcovo Alberto abbiano avuto coraggio di dar di piglio alla pen- 
na. Stupirà altri in vergendogli all'ofcuro dello flato (leflo xiella 
quiltione, etfendofi fatti a provare il Culto di lui, quando la San- 
tità, e il Martirio voleanfi provare , e ciò non per via del Culto, 
ma per via della vita da Santo, e della morte da Martire . Faran- 
no alcuni le maraviglie, oflfervando, com'efli s'arrogano l'autorità 
di qualificare ingiuflamente , e contra i Decreti Pontifìcj le propo- 
rzioni altrui, benché vere, e fané. E ci faranno di quelli ancora, 
che non potranno abbaflanza ammirare, come chi mofira di non 
aver peranche apprefa la lingua, in cui feri ve, né dalla balia , né 
dalla gramatica , pur nella luce di quello fecolo s'accinga a far li- 
bri, e non abbia poi rollbre di pubblicargli colle (lampe* Tali co- 
fe, dilli, ed altre famigliami, faranno fpezie a più d'uno . A me 
però niuna fa fpezie maggiore del prodigiofo numero d'impoflure, 
e menzogne, che per opprimere il vero entro le loro fcritture fo- 
no andati fpargendo, alcune delle quali non farà forfè difficile feu- 
fare col preteflo dell'ignoranza; ma ho ben della pena a credere, 
che tutte per tal via poffano falvarfi , e difenderfi . Qiial giudizio 
mai formeranno i favj d'una caufa , che fenza felva sì folta di fal- 
fità non può eiTere follenuta? Non defiderat finceritasChrifliana patro- 
cinium falfitatis , diceva con molto fenno Lorenzo Valla nella 
Diflertazione De ementita Conftantìm Donatione , e molto prima di 
lui ci avvertì S. Agoflino nel libro De vera Religione cap. 55. Non 
fit nobis Religio in phant a fmatibus no/ìris . Meliti s efi enim qualecumque 
verum , qua m omne quidquid prò arbitrio fingi potefl . Melior e/i vera Sii- 
pula , quam lux inani cogitatione prò fufpicantis voluntate formata . Gra- 
vitfìma pertanto, e veriifjma è fempre a me partita quella fenten- 
za , che La vera Lode non può venire [e non dalla verità, e che niuna glo- 
ria vien mai dal falfo . Giudo, e giudiziofo altresì ritrovo io i' av- 
vertimento del March. Scipione Maffei nella poco fa mentovata 
Lettera, cioè, Che non fi vuol credere di far onore alla fua Patria con 
predicar cofe infujfijìenti , con fecondare i racconti di moderni Scrittori , 
poiché all' incontro fé le fa torto grandi] fimo , ejfendoche con ciò fi leva il cre- 
dito anche alle cofe vere; e di maggior ponderazione ancora degna 
mi fembra la bella oiTervazione del P. Un. Guido Grandi nelle 
DiiTertazioni Camaldolefi Dijfert. ^.cap.S.^. 7. ove fcrive : edifica- 
tioni effe feio apud Heterodoxos , quod Catholici feveritatis amatores fince- 
ros ubique probent , eoque facilius inconcujfa effe , qu& ampleBimur , ca- 
tholka dogmata fibi perfuafum habere pojjunt , quod videant , r,os vanis 
ejufmodi technis non pafci\ fed nutantia quoque Hifloriarum capita, licet 
in fpeciem nobis faventia , virili animo repudiare , atque fol'ida tantum fé- 
Bari : quos autem vident coacervandij , amplexandifque quotlibet popuLri* 

bus 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. ii0 

has traditionibus y etiam ridiculis , ac j ab ulofis intento s , hos ne fuis quidem y 
vel cum veras tradltiones proferunt ,. dignantur afpeéfibus , curri & in bis 
ah hovum TraElatorum levitate fibi cavendum effe fuf piceni ur . Bel te f li- 
monio, e ottima conferma di tutto quefìo può edere eia, che il 
legge nella Vita del Propoflo Lodovico Ani. Muratori , novellamente 
ufeita alla luce» Fece poi tal imprejfìone ( leggefi quivi cap.13.} ne ^ 
animo d' alcuni dotti Protefianti d Augufta i ' Opujcolo de N$vis , da lui 
compofto , per avere in ejfo con quella libertà , e franchezza , che conviene ad 
un onejìo Scrittore Cattolico > [coperti , e riprovati certi, abufi ', e corruttele -, 
che fono nella Chiefa y ma nò della Chiefa in materia di Divozione ; che' 
in vece di prenderne motivo" di calunniarla , come hanno creduto certi Cri- 
tici troppo pieni di pregiudizi gli fu fritto fatto il dì- 27- $ Aprile del 
1749. dall' Ab: Giambatrfìa Baffi Canonico di quella Cattedrale y e Confi- 
gliere di quei Principe Vefcovo y avergli e ffi francamente detto y che fé aveffe- 
ro con fimili f oggetti a trattare , come il dottiffimo y e fpregiudicato Sig, 
Ab. Muratori, il \P. Amori , e\altri qui in Germania a noi cogniti ; a qualun- 
que 9ra fi efibir ebbero di trattare il gran negozio della Riunione . Ecco gli ef- 
fetti della fana libertà, che ha per fine il vero onore, e decoro 
della nodra Religione. Con quede maffime mi fono regolato io fi r\ 
qui, e mi regolerò pur fempre, poiché le giudico fané , e incon- 
eude. Mi conciteranno, fenza dubbio, citile oppofizioni , e degli 
avverfarj non pochi; ma faranno pur tutti della tempra di quelli , 
che finora abbiamo veduto comparire. Grandi faranno le fmaniedi 
codoro, fervidi i rifentimenti, e forfè ancora pericolofe le procel- 
le, che mi fufeiteranno contra. Io però mi rido tranquillamente di 
tutti quedi bizzarri sforzi della padione; e quando ancora da' loro 
fuperiori cofìrettt non venifsero a ritrattare l'indegne Cenfure con- 
tra me fcagliate, feguiterò tuttavia a non curarmene punto , e fa- 
rò mio il fentimento di S. Gregorio Magno lib.S.EpiJì.^o.Meus ho- 
nar ejì y honor univerfalis Ecclefix . Meno dorrebbe a me , allorché il 
tempo della verità feopritore, lumi tali ci fomminidrade , che fi- 
talmente dell' opinione alla mia oppofta, ci con v incederò, ben fa- 
pendo , che almeno i più adennati , e dotti il retto fine, e la fa- 
na intenzion mia commendando, direbbero in tal cafo col mentova- 
to A godi no De Mendacio lib. T.cap, 1. Numquam erravi tutius exi/timo? 
quam cum in amore nimio veritatM , & rejecJionenimia falfitatis erratur * 
Tutto quefto mi giudificherà altresì, fpero io, dalla colpa dell'ore 
fin qui perdute, e fatte perdere anche a V. S. Illudrifìima nello 
fventare tante bazzecole , che non potendo reggere, e foftenerfi, 
anche fenza l'opera mia,, da ior medefime fi farebbero ben tofto 
dileguate. E quando pure tutto ciò non baftade , fupplìrà bene , e 
fupplir^à abbondevoimente la gentilezza di lei , la quale con tanta 
feontà, e fo&renza è folita leggere tutte le cofe mie . Di fomma 

E e z coìì- 



ìjb APOLOGIA 

conioiazione pertanto farà a me, allorché {emiro, che anche que- 
lla DilTcìtazione abbia incontrato il Tuo compat'imento . Intanto 
regnandole la mia fin cera ferviti! , con piena ftima, ed offequio 
auratamente mi profeflo. 



Di V. S. Muftriffima 



Umilifs. Dev. Obblig. Servitore. 
Girolamo Tartarotti Serbati 



LffT- 



LETTERA 

In risposta a q.u a n t o e' stato scritto 

NELL'APPENDICE ALL'ARTE MAGICA ANNICHILATA 

DEL MARCH. SCIPIONE MAFFEI, 

CONTRA LE MEMORIE ANTICHE 

DI ROVERETO. 

Airilluflriffimo Signor Carlo Buffa , Barone di Monte Giglio, e 

Caftell'Alto, Conigliere del Confeflo nelle cauie del Principe, 

e della Rapprefentazìone , e Camera Aulica 

dell' Auftria Superiore. 



*33 




ILLr SIG, SIG* E PAD? COL 



mo 




A tutta la ragione V. S. IlluftrifTima in dicendo ^ che 
lunga rifpofta avendo fatta io a due libri , i quali 
ni un a forfè ne meritavano, ed un Apologia delle Me- 
morie Antiche di pubblicare divifando , farei torto air 
Appendice ai? Arte Magica annichilata del celebre Mar- 
ch. Scipione Maffei, -pattandola affitto fotto filenzio, quando tanti 
punti delle dette Memorie vengono in quella richiamati ad efame .- 
Lo ftefTo conto feci pur io: ma come d'azzuffarmi colf ombre nort 
fono mai flato v&ffi 9 ed .amo di difputare contra chi può dire la 
fua ragione, così penava molto a risolvermi , né a dar di piglio 
alla penna mi farei forfè determinato giammai , fé l'autorità di 
V.S. Illuftriffima non mi avelie finalmente affretto a porre dall'uà 
de' lati .qualunque riguardo. Rifletto ancora, che fé l'infigne Scrit- 
tore è morto, non fono già morti tanti fuor amici, e parziali , i 
quali per l'amore verfo di lui non faranno , occorrendo , lenti a 
prendere le fue difefe, e per la dottrina, e fapere , di cui vanno 
forniti, ben potranno riandare ciò, che per me fia fcritto , ^.^gli 
abbagli miei perfettamente correggere . Mi raffegno pertanto al co- 
mando di V.. S. IlluflriOìma, e la nbbidifco immediatamente, non 
tutta la mentovata Appendice prendendo per mano, che il così fare 
troppo lungi dall'argomento delle Memorie Antiche ci porterebbe : 
ma a quella fola parte rifpondendo, che contra le medefìme fu dall' 
Autore diretta- 
li. La prima offervazione del Morfei è fopra 3' Indice del Libro, 
in cui alla lettera M fi legge: Maffei ( March. Scipione ) notato . 
Venti quattro ha egli contato effeie ie volte , che il Maffei vien 

mta- - 



2.J4 ' APOLOGIA 

notato. Veramente quell'Indice prima di notato > dice lodato; ma per- 
chè i numeri dei lodato tono {blamente quattro, e quelli del notato 
venti quattro, quella {proporzione ha moflb un poco la bi!eaifcn- 
{ìtivo Cerifere , e perciò foggiunfè pag. 301., che in occafon diri- 
ftampa io potrò fìnceramentc aggiungere a torto jempre . Se afomi- 
gliante correzione porta giammai efler foggetro quell'Indice, lo ve- 
dremo fra poco. OfTerverò per ora, che tra' molti punti da me 
nell'Opere dell' Avveifario notati, uno fi è l'aver egli ferino nella 
Verena Illuftrata , che il Palatium dell'Itinerario ila S. Margherita 
piccola Villa predo Ala , e che Rimane il nome di Palazzo ancora ad 
alcwie reliquk d! antichi mirri preffo S. Margherita , come pure, che .Le 
tarte del Magini mettono quivi Manifon^ i\ qual nome moftrerebbe effer- 
ati fiata Manjtone ; quando nulla di ciò fi verifica, e quando il Ma- 
gini mette bensì Mamfon nella Carta generale del Dominio Vene- 
to , ma in quella del Veronese mette Maatafon , e in quella del 
Trentino, che doveva efiere attefa , Matufò*. Un altro punto fi ò 
l'aver egli detto nelle Offervazioni Letterarie , che il Panvinio due 
volte citò il Mf. di Giovanni Diacono: quando non io citò meno 
di cinque volte. Un altro nelle iteiTe Offervazioni-, che Pier de'Na- 
tali chiamò eiso Giovanni Joanrtem P/esbyterum Manjknariwm ; quan- 
do non dice, che Joannes Veronen/is. Un altro punto è pure l'aver 
preteio nella Verona Illuftrata di fcolpare S. Girolamo per aver nel 
Cronico confufi infieme i due Plinj, con dire, che le parole : pe- 
rii* durn invifit Vefuvium , fono una chiofa marginale paffata nel te/io : 
quando pollo, che ciò fofse vero non fervirebbe punto ad efimere 
da quell'abbaglio il Santo Dottore . Un altro punto è V avere fcrit- 
to neii'Opufcolo De Joannis Veronenfis Hifioria, che il palio del Pan- 
vinio da Giovanni Diacono prefo; Tbeodoricus pracepit altare S.Ste- 
phani ad Ponticulos in fuburbio Veronenfi jubverti ; nella {lori a di fre- 
feo trovata non fi legge; quando a chiarilTime note vi fi legge alla 
pag. 134, col. 4. E per fine un altro punto è l'avere fcritto nell' 
accennato Opufcolo , che l'Autore di detta Storia Probi quoque Im- 
peratoris Vitam compofuiffe inuit ; quando nulla di ciò vi fi trova . 
Tutti quelli punti furono nelle Memorie Antiche notati , come può 
vederfi alle pagg. 34. 35. 158. 161. irvf 173. 174. 178. A niuno 
fli quelli rifponde ora il Maffei nella fua Appendice, iì qual pure s 
era prefifso di voler rifpondere in modo, che circa lutti i punti da 
me cenfurati io dovetti difdumi; onde almeno circa quelli lei , che 
col fuo filenzio egli ftefso conferma a ragione efsere flati notati , 
l'Indice potrà ftar faldo. Vacilla però fui bel principio, e prima d' 
incominciare la difputa quell' aflbluto , e decifivó a furto Jempre : che 
farà mai lui finire? 

III. Parlando il Maffei nella Verona Illuftrata del caftelloda Pao- 
lo Diacono chiamato Anagnis, conghietturò, che pofsa efsere Eg*4% 

Fu 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 23$ 
Fu detto nelle Memorie Antiche, che indubitatamente s'inganna: ma 
quella Temenza dovette parergli troppo fulminante. Come ( replica 
qui egli pag. 301. ) s'inganna indubitatamente , fé nulla afferma- e jol ài* 
ceppare indicar quello? S'egli però alla detenzione, che di Anagnis fa 
S. Vigilio, da lui mcdefimo citato, avefse pofto mente , la quale 
ad Egna non può in verun modo competere, ma bensì alla Valle 
di Non; e fé badato altresì avefse, che fé Anagnis forte Egna , ne 
feguirebbe, che i Santi Sifinnio, Martirio , e Alefsandro , che in 
Anagnis, o Anagnia furono martirizzati, farebbero flati martirizzati 
in Egna contra la Tradizione, gli Atti, i Martirologi, e tutti gli 
altri documenti antichi , e moderni della Chiefa di Trento ; dell' 
abbaglio fuo fi farebbe agevolmente avveduto , né avrebbe avuto a 
maravigliarli del s'inganna indubitatamente , non pftanteil/wr, men- 
tre la conghiettura fua di verità non ha alcuna apparenza . Pq/itus 
namque ( feri ve S. Vigilio nell' Epifl.ad Joannem Confiantinopolitanum} 
cui inquilinum efl Anagnia vocabulum , locus vigintiquinque fladiis ( leggi 
rnillibus ) a civitate divifus , tam perfidia , quam natura angufiis faucibus 
interclufus , uno posne aditu relaxatus ? qui refupinus molli dorfo , vallo ex 
omni latere defidente , caflellis undique pofitis in coronam , vicinis fibi perfi- 
dia confpirantibus , fpeB acuii genus exhibet [cena natane. Quefto è un vi- 
vo e naturai ritratto della Valle di Non, non accomodabile né ad 
Egna, né a verun altro luogo del Trentino. Veggafi la deferizio- 
ne, che ne fa il Pincio fui principio del Lib, 6., e col rifeontro Ct 
feorgerà il vero. Nel cuore di quefta Valle detta ora di Non , fta 
un cartello chiamato Nan , e lo fteflb a un di prefso era anche 
anticamente, perchè Anaunia, o Anagnia chiamava!! la Valle tutta , 
e Anagnes , o Anagnis, e forfè Anaunium una terra della medefima . 
S. Vigilio dopo le teftè accennate parole, aggiunge: Cum adhuc ejjef 
in fupradi&a regione nomen Domini per egrinum , da che fi vede che Ana- 
gnia chiama tutta la Valle. Sul fine poi dell' Epiftola , ove dice; 
ut Alexandria putaretur Anagnia, pare piuttofto della terra, che della 
Valle vada intefo. Gli Atti di S. Vigilio, che a ragione il Pape- 
brochio giudicò Si non primigenia , tamen primigeniis proxima , dicono 
ingrejfus civitatem Anagnen f e poco dopo cives Anagnenfes , con che 
Anagnia chi amorfi una volta la Vai di Non, e Anagnes, una terra 
delia medefima. Di qui apparifee, perchè nelle Memorie Antiche fia 
flato detto, che Anagnia è la Val di Non, e nientedimeno Y Ana- 
gnis di Paolo Diacono dee prenderfi per un cartello; di che 1' Av- 
verfario fa le maraviglie, Aggiunge lo ftefso, ch'io cito certi At- 
ti, dove fi ha ingreffus Civitatem Anagnen , è voglio parimente s'in- 
intenda la Val di Non; il che è falfo, in confermazione , che 1* 
Anagnis di Paolo Diacono fia un cartello avendo io tal pafso re- 
cato, e non ad altro fine. In prova che \* Anagnis di Paolo non 
fia Egna fu per me ofservato, come nel Lib. 3. cap. 30. diqueir Au- 

F f torc, 



l$6 APOLOGIA 

tore, ove le dampe portano Volenes , Ennemafe , un buon codice MS* , 
che fi conferva nel Gattello di Trento, pofliliato da Giovanni Hai- 
derbachio dotto Vefcovo di quella Città, legge Votene s , Enne , M^rc- 
/è»i, il cjual Enwe dall' Hinderbachio veniva interpretato Hennum , 
cioè Z^rco in Val di Non; ma Volfango Lazio nella Chorographia 
Aulivi* Lib. 8. pag. 57. 58. lo prefe appunto per Enn, cioè ££«*. 
L' Avverfario fi sbriga da tutte quede cofe condire, eh' è mera imma- 
ginazione. Egna però, anche fecondo lui , dall'Anonimo Ravennate, che 
fiorì poco dopo Paolo Diacono, non fu detta Anagnis , ma Ima . Il 
Cluverio non inverifimilmente la dimò 1' Endid* dell' Itinerario . 
Niuno^, ch'io fappia ha creduto giammai, che poda ellere 1' Ana- 
gnis di Paolo Diacono; onde chi s'avanzane a dire, che il titolo 
di mera immaginazione quadri affai meglio ai penfamento dell' Av- 
verfario, forfè da tutti non farebbe difapprovato . Ma pure Anagnis 
idee edere Egna, mentre // dirfi da Paolo Diacono , che quel Cafiello 
era [òpra Trento , e nel confin dell' Italia , fi adatta molto più ad E- 
gna , eh' è veramente al confin del Tirolo , che alla Val di Non , qual 
piega ver/o il Brefciano . Ma e chi è egli, che ad Egna abbia mai af- 
fati i confini del Tirolo? Ottone Fri fingenfe nel Lib. 2. Cap.zj. De 
gejìis Friderici L Imperatoris , di Bolgiano parlando, H*c villa , di- 
ce, in termino Italia , Bajoari*que pofita . Gio: Diacono Veronefe nel- 
le iue Hi fiori* Imperiale s MS S. pag. 160. col.^., le quali di pi e fé n- 
te fi confervano nella Libreria Capitolare di Verona, pare gli eden- 
da anche più in fu, dicendo, che Bredanone Efi civitas ultra fines 
Itali* j ver f us Aquilonem , in principio Atamani* ; nam pò fi 'Triden- 
tum , & Bolzanum , h*c prima civitas reperì tur , Itali* quafi contigua t . 
Trento, e Bolgiano, fecondo quedo Scrittore, fono città Italiane, 
Bredanone è la prima Città Tedefca; onde a fuo dire il confin 
dell'Italia non è" tra Trento, e Bolgiano, ma traJBolgiano, e Bref- 
fanone. Qual maraviglia però , che fé altri fifsò il confin dell'Ita- 
lia in Bolgiano, altri più in fu di Bolgiano , Paolo Diacono lo 
fidade alquanto più in giù, cioè a Caftel Nan nella Valle di Non ? 
Ma la Valle di Non, replica qui il Maffei, piega verfo il Brefcia- 
no, e non è fulla via comune, come Egna ; onde a queda non a 
quella meglio s'adatta il titolo dì confine. Rifpondo, che fé que- 
da ragione dee valere , vale più per me , che per lui , mentre quan- 
tunque fia vero ; che Egna prefentemente , e da qualche fecolo in 
qua, è fulla via comune, e la Val di Non viene ad edere fuor di 
mano; pure non era così negli antichi tempi, poiché andando da 
Trento a Bredanone, in luogo di camminare a delira, come fila 
oggidì, fi piegava a finidra, e lafciata Egna , e Bolzano da par- 
te, per la Val Venoda fi andava a Marano, e da Marano per via 
alpedre, e difeofecfa a Bredanone. Aggiunge 1' Avverfario per fem- 
ore più allontanar V Anagnis di Paolo dalla Val di Non, e verifi- 

rir. 



car- 






ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 237 

cario di Egn&-\ che quella in Latino fi trova detta Nonia, e che po- 
tè forfè venir dalla gente Nonia , che ci avejfe tenute: ma anche quefto 
ilio detto abbifogna di efame . Plinio nel trofeo deli' Alpi eretto ad 
Augufto, non nomina, già la Valle di Non, ma colla voce Naunes 
pare nominale i fuoi popoli. Ben è vero, che THarduinocoli'au- 
torità de' MSS. corregge Genaunes , e così pure prima di lui aveva 
corretto in Plinio il Oliverio nel Cap. 3. della Vindelicia , e del 
Norico . De' Genauni fa menzione anche Orazio nel Lib*^* Od.j^., 
onde quelli popoli non hanno forfè che fare con quelli della Val 
di Non, e però non conviene e (Ter troppo facile nell' approvare la 
conghiettura dell'accennato Harduino, e d'altri predo lui, cioè, 
che Forte Val Anagnia, inter lacum Comenfem, Athefimque {lumen , prò-- 
pe Tridentum . Se poi alla noftra Valle di Non s afpettafTe la ta- 
bella di bronzo dell'anno 312. contenente l'elezione in Patrono dr 
M. Salvio Valerio, la qual il trova nei Tom. 7. della Raccolta Ca> 
lager ana , eruditamente illuftrata dall' Ab. Pietro Pollidori ; quefta 
Valle in tal tempo farebbe fiata da' Romani chiamata Nanna , e Nau- 
nitanus il fuo popolo, S. Vigilio, com'è detto, la chiamò Anagnia. 
Gli altri autori pero contemporanei di S. Vigilio, come Paolino Dia- 
cono nella Vita di S. Ambrogio, e S. Ma (limo Vefcovo di Torino 
preflb il Muratori Anecdot. Tom. 4. pag. 74., la chiamano Anaunia. 
Anaunienfes Clerico! appellò i Santi Sifinnio, Martirio, edAlefifandro 
anche S. Agodino nell 5 Epìfl. 158. ad Marcellinum Comitem. S. Gau- 
denzo giufta i MSS. ofTervati dal dotto fuo Editore il Canonico Pao- 
lo Gagliardi, dille, in Anania. Anaunia portano gli Atti anonimi de' 
detti Santi pubblicati dal Mombrizio, dai Surio, e ultimamente da* 
Boliandifti a' 29. di Maggio, e io fleiTo fi legge ne' Martirologj di 
Adone, di Ufuardo, di Notkero, di Rabano , nel Geronimiano 
pubblicato dal Fiorentini, nel Romano, e in molti altri . Bai to- 
lommeo da Trento nella Vita di S. Vigilio dice Anagnia, in quel- 
la di S. Remedio Anania , e in quella de' detti tre Martiri Anania y 
eo forte quod fatis ibi abundet annona . Quindi Pier de' Natali , che 
preie da quefV Autore, anch' egli nella Vita di e Mi Martiri conferi- 
vo il termine di Anoma. In più documenti del Secolo XV. il tro^ 
va Anania: ma il Pincio, che gran purità di lingua Latina affet- 
tava, e che era d'opinione, che 1 Anaunium di Tolomeo Ltb. 3* 
Cap. 1. altro non folle, che Cartel Nan, il quale a tutta la Valle 
aveffe dato il nome; la appellò Anaunium, e Vallis Anaunia, Nau- 
nes chiamando i fuoi popoli, poiché così, e non Genaunes aveva let- 
to in Plinio. Lo ileffo nome ritennero dappoi il Baronio ad anni 
40©. Num. 4. Filippo Ferrari nel Catalogus SanBorum Italia, ed al- 
tri. L' Ughelli incollante nei Tom. 4. col 523. la chiama Anamia 9 
e nel Tom. 5. col 638. Nauna. Da tutte le quali co-fé noi veggia- 
ino, come l'antico nome Latino delia Valle di Non non fu già 

Ff j No* 



238 APOLOGIA 

Nonia, ma bensì Anaunia, ovvero Anagaia. Ove Noma fi trovi det- 
ta , non è a me noto , e non vorrei negare , che qualche moder- 
no, attenendoli al volgare Non, Nonia la avelie in Latino chiama- 
ta , come Nonia la chiamò in Volgare il Mariani; ma veggafi di 
grazia, fé quella rta la vera llrada per fondatamente conghietmra- 
re, che tal nome Tote forfè venir dalia gente Nonia , che ci ave fé te- 
nute . 

IV. Fu detto nelle Memorie Antiche non efTer molto probabile , 
che quella incurfìone di Franchi, che occupò il Cartello da Paolo 
Diacono chiamato Anagnis , venifTe dalla Germania, come per altro 
il Maffei aveva pretelo, e fu provato efTer più verifimile, che pe- 
netrata negli Svizzeri, per la Val Tellina, e Val Camonica s'inol- 
traile nella Val di Non , indi verfo Trento , poiché i medefimi 
Franchi in altra irruzione fatta pur fui Trentino pochi anni appref 
fo, tennero la medeflma via; il che coir autorità di Paolo Diaco- 
no LiL$. Gap. 30., e di Gregorio di Tours Lib: io. C?/>. 3. fu com- 
provato . RJfponde ora ì' Avverfario, Che coloro prefero nel venire un 
Camello , eh' era fopra Trento , e nel confin dell' Italia ; dunque vennero dal- 
la parte del Tirolo , e non del Brefciano : ed io replico, che prefero 
bensì un Gattello fopra Trento, e nel confin dell'Italia, ma che 
quello cartello era nella Val di Non ; la quale anche fecondo lui 
piega verfo il Brefciano: dunque vennero da quella parte. RJfponde 
ancora , Che il lor Duce dopo aver faccheggiato Trento , fu fconfitto a 
S àtomo , parimente fopra Trento , e nella via d' Egna , e del Tirolo : ed 
io replico, che ciò fu nel ritrocedere, non nei calar mi Trentino, 
dal qual accidente non può prenderli mi fura della via tenuta nell 1 
invaiione, poiché fuggendo avrà battuta quella ilrada, che poteva, 
e che gli era più opportuna. RJfponde per fine, che le citazioni da 
me addotte, fono affatto fuori del cafo: Ed io replico, che finche ra- 
gione di ciò non venga alfegnata , lecito farà a me il dire , che 
non polfono elfere più a propolìto . Vegganfì Je Memorie Antiche pag* 
$. e 45., e il Oliverio Itali* Antiqua Lib. 1. Cap. 14. Anche del ca- 
flello, in cui Catulo nella guerra contra i Cimbri fi fece forte, che 
il MafFei credette poter eflere verfo la fommità del monte Pafiello in 
Valpulicella , fu detto edere più verifimilc , che fia la Verruca, cioè 
Dofirento , e ne fu refa buona ragione, perchè alla fommità del mon- 
te Paftello in Valpulicella „ Poco r almeno non così propriamente , 
„ come a quello di Dofirento fembrano convenire l' efprejfioni ad Humeri 
„ Athelìm, e fauces aipium obfederat, " e perchè „ Raccoglie^ da 
„ Frontino nel Lib. 4. Cap. 1. degli Stratagemini, che la ritirata di 
v §1. Catulo feguì in faltu Tridentino, il che pure mal s'accorda colla. 
,, Val Pulicella » " L' Avverfario nientedimeno non vuol abbandona- 
re quella fu a conghiettura, e però rifponde pag. 303., che Neil' angu- 
[lo dirupo di Dofirento non poteva alloggiar Catulo con la fua armata * 

E' ve- ] 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 239 

E 1 veriffiroo, che Dollrento di tanta gente non farebbe flato capa- 
ce: ma quando l'Epitome Liviana dice di Catulo, che Fauces al- 
pium obfedewt , & ad flumen Athefim cajlellum editum infederai , 7 -elique 
ratque , non intende già, che il Proconfole con tutta la Tua gente 
alloggiafTe in quel Tito. Intende, che l'occupò, e vi fi refe forre , 
d\ ftribuendo parte delle milizie in altri fimili podi , e ritirandoli 
col forte dell'armata in Italia. Tanto apparifee da Plutarco, che 
dopo aver deferitta la ritirata di Catulo, aggiunge immediatamen- 
te: Barbari aufem prcefidium' trans Athefim adori i , coeperunt , militejque 7 
qui impofiti fuerant , cum geffijfent fé fortijfime , atque ex dignitate patri* 
decertajfent ÒV. Era la guarnigione di quella fortezza , che fu prefa 
da' Cimbri, non l'intero efercito , eh era calato in Italia. Aggiun- 
ge 1' Avversario coll'autorità di Plutarco, che il Cartello era di là 
dall'Adige, e che / Cimbri erano allora falla deflra del fiume , che di 
là era allora la fìrada : fé per occuparlo ^affarono , non era adunque Do- 
flrento , eh" è full a deflra anch' effo. Concedo, che di là folle allora la 
itrada ordinaria de' viandanti; ma le incurlloni militari non tem- 
pre tengono, o tener polTono la via più comune, e battuta, men- 
tre ora per neceffità, ora a bello Audio, e per iflratagemma cer- 
cano flrade indirette; onde per quella ragione non abbandoner i 
giammai Ja te/limonianza chiara di Frontino, alla quale per altro 
l' Avverfario nulla oppone. Nulla parimente rifpondc circa I' avere 
fcritto nella Verona IUuftràta Pari. 1. Lib.ó. col. 114., cheBreunipar 
fi chiamajfero da Tolomeo (i Breoni di Venanzio Fortunato ) benché ora 
fi legga Becuni : quando Tolomeo, come gli fu fatto ollervare nelle 
Memorie Antiche pag. 14. nomina didimamente i Becuni , da' Breu- 
ni, cioè quelli nel ~ Lib. 3. Cap.j., e quelli nel Lib.i. Cap.iT,. Rif- 
ponde bensì circa l'aver detto nella Ricerca Iflorica dell'antica condi- 
zion di Verona , che Dentro il tener noflro comhciajfero i Breoni , Breu- 
ni , e poi nella Verona Jllujìrata avere fcritto: // lor primo luogo ci par 
quafi certo fojfe quello , che in oggi fi chiama Brè , ed è fu /' Olio, nell' 
alto della Val Camonica . RjTponde, dilli, piacevolmente, che per pri- 
mo in tefe primario , principale, al che niente ripugna, che arriv afferò fi- 
no a quella parte del Veronefe , dov'è Brentino , e Brentonico. Sia la co- 
fa così. Dunque era quafi certo appo il nollro Autore, che la ca- 
pitale de' Breuni, anche fecondo lui detti Breoni da Venanzio Fortu- 
nato, folte nella Val Camonica. Ma come poi Venanzio Fortuna- 
to nel luogo da lui medefimo citato, e nel Proemio ad Gregorium 
Turonenfem , ci alficura , che la fede de' Breoni, tra vicino alla Ba- 
viera, e intorno all'Eno, che bagna, e divide Infpruck^ Dunque 
i Breoni, o Breuni s a estendevano dalla Val Pulicella fino ad Infpruck? 
Qual cola più ridicola di quella ? Con tanta evidenza , e con auto- 
rità fi chiare, e precife fu nelle Memorie Antiche pag. 13. 14. indi- 
cato il paefe de' Breoni 3 che pare anche V Avverfario ne rimanelTe 

fod- 



240 APOLOGIA 

foddisfatto. Nientedimeno non vuol abbandonare le vecchie fue con- 
ghietture, e per corroborarle ricorre ad un cmpiaftro, che del ma- 
le è affai peggiore. Chi può afficurare (dice egli) che i Breuni fojfero 
l'ifieffo co' Breoni , ch'erano di là dal Tirolo , e projjìmi alla Baviera ? 
E pure nella Ricerca I/lorica pag. 42. aveva detto i Breoni , Breu- 
ni, e nella Verona Illujìrata Part. 1. Lib. 6. col. 114. aveva attlcura- 
10 , che i Breuni fono detti Breoni da Venanzio Fortunato . Finché que- 
lli Breoni godevano pacificamente la Val Pulicella, eia Val Canio- 
nica, erano lo fletto co* Breuni: ma dappoiché fono flati cacciati 
più in fu, incominciano a diventare una cofadiverfa. Dirle l'Avver- 
fario in qualche fuo libro, Niun altra cofa riufcirgli al mondo sì ca- 
ra , quanto che con venire ammaejlrato , e corretto, alcuna notizia acqui- 
(lare di più: ma fé daddovero ciò detto avelie, ad altra rifpofla fi 
farebbe qui ficuramente appigliato. Mi fgrida ancora, perchè ditti, 
che fembrava non molto felicemente avelie fidata la flanza de' Breo- 
ni. Ma chi ha prete/o (replica egli) di fijfarla? chi ha parlato de' lor 
confini? Il dire ove quell' antica nazione ineominciatte , e più poi qua! 
fotte la loro capitale, fembrerà certamente a più d' uno lo fletto , 
che fijj are la loro jìanz.ì, e parlare de lor confini. Pur fé la cofa non 
folle così, mi rimetto ad ogni mediocre intendente della lingua 
Italiana. 

V. Altra contradizione fi /fecola ( fegue egli a dire) per efferfi detto 
in un luogo , che il Volenes di Paolo farà Volano , e in altro che tra al- 
cuni nomi di villaggi addotti dal Diacono , fecondo un codice Ambrosiano e' 
era anche Volar gne. Ma chi dice fecondo un codice nulla afferma . Alla 
pag, 20. delle Memorie Antiche fi toccò quello punto, né affoluta 
contraddizione s'arguì nell' Avverfario, eifendofi foltanto detto, che 
fembrava invaghirli della rigettata opinione. Comunque fia di ciò, che 
poco monta, badili all' iniégnamento critico, che Chi dice jec ondo un 
codice nulla afferma, poiché verrà tempo di farne buon ufo. Più im- 
portante fi è l'accula,, che mi viendata d' averriconofeiuta , e con- 
fettata come ficura , e certa un'emendazione del tetto di Paolo Dia- 
cono, dall' Avverfario propofta , indi aver detto, che la riceverò y 
fe fi mojlrerà un qualche codice. Grafiterà caftroneria farebbe co tetta T 
evidente ettendo, che le lezioni ficure e certe non hanno bifogno di 
MSS. Se le cofe però co' loro veri, e proprj termini debbono ap- 
pellarfi, fallita patente fi è quella, che mi viene imputata, quelle 
ettendo le mie parole alla pag. 45. delle Memorie Antiche . Conchiu- 
do , che fé un foto codice mi fi potejfe mojlrare, che conjervaffe la lezione 
propofla dal Sig. Maffei , per certa e ficurijfima io non avrei difficoltà di 
tenerla. Ecco, fé codici io ricercattl per le lezioni ficure, e certe z 
o piuttotto ficura e certa mi dichiarattl di voler tenere la trovata 
dall' Avverfario, quando almeno da un folo codice fotte fiata au- 
tenticata. La predica pertanto, che fegue a favore dell' emendazic- 

m 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 241 

ni ex ingenio , di cui forfè tornerà diicoifo, non è contra di me , 
ma contra chi per lezioni certe e Jicure autorità di codici ricerca . 
Si avvertì alla pag. 20. delle Memorie Antiche , come Paolo Diaco- 
no nel luogo controverfo distingue chiaramente i cartelli del Tren- 
tino da' Franchi in queir incuriione rovinati, da quelli della Val 
Sugana , e del Veronefe , mentre nomina i primi uno per uno , e 
degli altri, fenza precif amente nominarne alcuno, dice {blamente : 
Et duo in Alfuca, & unum in Verona; onde non refta più luogo a 
girandolare per donarne molti al Veronele, e per andare cercando 
iu quel territorio quelli, che lo Storico precifamente aflegna al Tren- 
tino. Si notò altresì, come cotal precisone circa Trento viene dal- 
l' ufo, che il Diacono fece d'autore contemporaneo, e Trentino di 
patria, cioè dell'Abate Secondo, che fuccinta mente aveva ferine le 
cofe de' Longobardi del tempo fuo. Quello Scrittore, che parlava 
d' avvenimento ftrepitofo feguito a' fuoi giorni , e nel fuo proprio 
paefe, e che doveva aver conofeiute molte delle perfone prefential 
fatto; non poteva non averne che idea chiara , e memoria preci fa , 
e colla icona di lui potè fcrivere il Diacono : Nomina autem cafiro- 
rum , qua diruerunt in territorio Tridentino , ifta funt : Tefana , Male- 
tum , Semiana , Appianum , Fagitana , Cimbra , Vitianum , Brentonicum , 
Volenes , Ennemafe, & duo in Alfuca , & unum in Verona .-Tutte que- 
lle cofe, dilli, aveva già intefe il Maffei. Pure, chi '1 crederebbe? 
egli feguita a ftillariì il cervello per ritrovar fui Verone/e più cartel- 
la tra le precifamente nominate dal Diacono, e va combinando, 
O piuttofto {travolgendo le varianti lezioni; quando in qualunque 
modo nominafTe lo Storico quelle fortezze, elle fon pur tutte del 
Trentino, niuna del Veronele. Dice lo Storico : in territorio Tri- 
dentino Brentonicum: e il Maffei feri ve qui pag. 304. Brentonico fra i 
nominati era certamente del Veronefe , come ancora è della Diocefi . Dice 
lo Storico: in territorio Tridentino Enne m afe : e il Mafie i feri ve: Che 
del Veronefe non fojfe Ennemafe , chi può ajferire ? buoni MSS. hanno Mah 
nefene , e però il Cluverio , e il P. Beretti con molta probabilità per Mal- 
iefine r hanno tntefo , cti è del Veronefe ancora. Non è già vero, che al- 
cun MS. finora indicato, abbia Malnefene, né vero è, che il P. Be- 
retti, o il Cluverio tal lezione in alcun codice ri trova iter o , ferven- 
do il primo alti Mafe, e il fecondo: Pro ifiis vocibus Volenes , Enne- 
mafe , alta exemplaria babent : Balnefene , £r Ma fé . Ego fere conjecerim 
fcriptum fuiffe , Volenes, à 1 Malfefenes . Pollo però, che noti la con- 
ghiettura del Cluverio, ma uno o più codici portaffero veramente 
Malnefene, non per querto fui Veronefe dovrebbe cercarti firmi ca- 
rtello: ma fui Trentino, effendo tra quelli, che lo Storico chiara- 
mente al Trentino affegna . Sembra imponìbile , come un uo- 
mo , cui niun altra cofa riufeiva sì cara , quanto col venir 
corretto , alcuna notizia acquiftare di più ; in pratica poi sì 

per- 



242 APOLOGIA 

pertinace fi dimoflraffe, e per difendere uno fpropofìto , ne diceffe 
quattro. 

VI. Per fofìegno d'altra Tua conghiettura fi sbraccia egli pag. 305. 
e vuo4e , che il campus Sardis , qui fupra Veronam efl , di Paolo Dia- 
cono, in cui Autóri Re de' Longobardi celebrò le nozze colla Spo- 
la Teodelinda, Ha il diftretto di Garda , e però fenz' altro fia nome 
corrotto , e vada letto in campo Garda. Gli fi è fatto oflervare , che 
la Tavola Teodofiana, o Peutingeriana , come viene appellata , 24. 
miglia lontano da Trento verfo Verona, mette Sarnis , e che in te- 
ftamento dell'anno 928. infieme con Lizzana , e Marco , è nomi- 
nato Sarnes, onde probabilmente il campus Sardis di Paolo altro non 
è, che la prateria della Chizzola, vicina al villaggio detto ox&Sor- 
ne y (otto Marco, full' altra riva dell'Adige. Tutto quefto però a nul- 
la ha fervito. Sardis dee eiTere Garda, e la lezione di Paolo , an- 
corché tutti i codici vadano in ciò d'accordo, dee eiTere corrotta. 
Ma perchè mai tanta forza al tetto di quello Scrittore ? Perchè il 
Re, che voleva celebrar con pompa le nozze, In vece del primofia- 
no deliziofo , che in tal cammino trvvavajt, non farebbe andato a quel vii- 
faggio fra i monti) e l' Adige , e perchè Tal luogo non fi farebbe detto 
campo , cioè pianura f opra Verona . Se la prateria della Chizzola fia 
fopra Verona anche meglio del diftretto di Garda , lo può fapere 
ognuno, che fìa pratico del luogo, o abbia dato un'occhiata alle 
Carte. Che poi non polla dirli pianura, e piano deliziofo, ancor- 
ché tra i monti, e l'Adige, potrebbe condonarti ad uno, che per- 
iemalmente non ci folle flato giammai , e che non fappia quanto 
gira all'intorno. Di qui pafla il Maffei a fcagionarfi della poca giu- 
itizia j chte per verità usò al celebre Muratori . Rettamente fpiegò 
quelli nel fuo Thefaurus veterum Infcriptionum Tom. I. pag. 193» la 
prima Ifcrizione Lagarina. In altro luogo della fletta Opera diver- 
iamente fi vede interpretata, e male; il che però condonar voleafì 
ad un Autore, che non già poche dozzine d'Ifcrizioni , maun'im- 
menfa farragine imprefe a raccogliere, ed illurlrare , mentre igno- 
ranza non potendoli arguire in lui , giacché fi vede , che diritta- 
mente l'aveva intefa, e fpiegata, tutto l'abbaglio conflfteva nell'ef- 
fcrfi dimenticato di cancellare l'interpretazione cattiva , difetto, che 
forfè da chi aflìflette alla {lampa feguita lontano da lui , più che 
da lui ebbe origine. Tutto quello nientedimeno non fu baflevole 
a falvarlo da'fulmini del Maffei, poiché alla pag. 114. del Mufeum 
Veronenfe non mancò di fvelare fimil diffetto; e quindi è, chcnelle 
Memorie Antiche fu poi olTervato, come Poca giuflizia fembra farfi al 
Muratori , mettendo in vijìa Jolamente la falfa interpretazione , e tacendo 
la vera^ tanto più che la vera dallo flejfo Muratori poteva il Letterato 
Vcronefe averla imparata. Si difende qui adunque p^g-S°5- da quella 
imputazione il Maffei, e la difefa confitte in quelle parole „ Erj 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 243 
„ fiata promejja al Mufeo Mafie i rifrazione d' Aufilleno Afe ani : fu yue- 
„ fi a fperanza fu pò fi a nella fiampa con f altre del Mufeo ■'# Vi fi noto 
3) (dieci anni dopo il Muratori ) che Seviri Claudiali ci furono , come 
,, ci furono anche i Flaviali. Col lume di quefla fi notò a quella di Ve* 
„ ronio Carpo , cìS era meglio di leggere quivi ancora Sevir Claudia! i$ 
„ major , dove fi era prima letto Collegii major . E perchè tal figla 
.„ non fi era più veduta, fi mofiro come in ogni Collegio e era un primo y 
„ e che non felicemente ( dal Muratori ) nel Nuovo Teforo fi era fpiega- 
„ to Majalem; e in altro luogo Sev ir CJarennse , & Auguflas Vinde- 
„ licorum fecundum. Tanto bafia per annullare le oppofizioni fatte nella 
-5, pag.ój.y, Io però replico, che non foio tanto non bada per an- 
nullare l'accennata oppoilzione, ina non baila né meno per dimo- 
strare d'averla pur un poco toccata, 

VII. Ma palliamo a cofa di maggiore importanza , cioè alla qui- 
ftione , fé Giovanni Diacono nominato dal Panvinio, fi a lo fleiTo 
con Giovanni Manfionario nominato dal Paflrengo , ed amenduc 
poi fieno lo flefTo col Giovanni autore dell' Hifioria Imperiali s nov a- 
mente feoperta . Una DiiTertazione aveva io feruta fopra tal argo- 
mento, che fu inferita nel Tom. XVIII. della Raccolta Calogerana , 
Di là a cinque anni nel Tom. XXVIII. della medefima Raccolta ne 
ufcì un'altra. Quel buon vecchio di Apoftolo Zeno , che amava 
hensì gli amici, ma non i loro difetti, alla comparfa di quella fe- 
conda DiiTertazione ebbe a maravigliarli meco , come tante parole 
mi folle convenuto di fpendere fopra una cofa , che a un di pref- 
fo tanto chiara fembrava a lui , quanto , che due , e due fanno 
quattro. Gli rifpofi, che non m'increfeeva punto cotal fatica, pur- 
ché fofTe ballata . Ed ecco , che pur troppo fui allora indovino , 
mentre non folo la detta DifTertazione non badò , ma non è ba- 
llata una terza nelle Memorie Antiche ultimamente flampata . L'Av- 
verfario torna qui di nuovo in campo, né vuole per modo alcuno 
patire , che il Giovanni Panviniano fia lo fleiTo con quello del 
Pailrengo; e quello, eh' è più, ailegna pag.%06. per ragione di non 
aver rifpaftò a' miei primi argomenti il non efTergli paruto oppor- 
tuno Di moltiplicar per così chiara controversa in dijpute , e in alienazio- 
ni. E pure quello è queir Avvedano , a cui Ni un altra cofa riufeiva 
si cara , quanto che con venire ammaeflrato , e corretto , alcuna notizia acqui- 
fiare di più . Che mai farebbe, fé con un caparbio, più delle proprie 
fantafie, che della verità amante aveiTimo a fare? Per ragione di 
non avermi prima rifpofto afiegna ancora la poca importanza della 
controverfia ; il che pure non è vero, poiché febbene della fucceffione 
alla Monarchia di Spagna , o del Regno delle due Sicilie non fi 
tratta qui, pure nella materia, di cui fi tratta, eh' è di Storia Let- 
teraria, la controversa ha il fuo merito, molto importando il -di~ 
ftinguere l'Opere, e gli Autori di quelle , giacché per tal difetto 

G g erro- 



244 APOLOGIA 

errori, pregiudizi, ed opinioni ftorte fon nate lenza fine , come agli 
ftudioiì della Storia , e della Critica abbailanza è noto . Porremo 
adunque ancora per quella volta, che farà la quarta, il punto alF efa- 
ine , e farà iìcuramente l'ultima per qualunque cofa veni (Te da chic- 
chera replicata. 

Vili. De' cinque paffi, ne'quali il Panvinio cita il fuo Giovanni, da 
me nelle Memorie antiche pag. 158. 159. notati per provare l'identità tra 
quello Giovanni, e quello del Paftrengo, il Maffei non ne tocca che 
due, fegno evidente, che a'tre rimanenti non aveva che replicare. 
5) La Storia citata dal Panvinio (dice egli pag.308. ) dicea cosi : Mu- 
„ ros Urbis Verona, qui modo flint , conllruxit Theodoricus Go- 
„ thorum Rex: le quali parole nell' Ifloria noflra non fono , e ci fono in ve- 
„ ce quefi altre: Sunt autem muri, quos fecit Rex Theodoricus , qui- 
,, bus nunc Veronenfìs urbs cingitur „. Tutto ciò none altro (fe- 
gno a chiamar le cofe co'loro proprj vocaboli ) che una mera im- 
poftura, confidente nel troncar i palli, e nel dar le parole , che 
favorifeono , lafciando quelle , che pregiudicano . E' vero , che la 
Storia citata dal Panvinio diceva: Muros urbis Verona, qui modo font, 
conjìruxit Theodoricus Gothorum Rex , e vero è altresì, che nella Storia 
noflra fi legge; Sunt autem muri , quos fecit Rex Theodoricus , quibus 
nunc Veronenfis urbs cingitur : ma non è già vero , che queiV ultime pa- 
role ci fieno in vece delle prime, e le prime non ci fieno , poiché ci 
fono e le une, e le altre , benché ftudiatamenre dall' A vverfario tron- 
cate. Ecco l'intero palio della nuova Storia; Item muris novis cir- 
cuivit Theodoricus civitatem , <ÈF eam ampliavit , muris vetuflis in civita- 
te conclufis . Sunt autem muri , quos fecit Rex Theodoricus , quibus rame Ve* 
vonenfis urbs cingitur . Aggiunge il Maffei: „ Il Panvinio di Teodorico : 
„ Forum, 6c Bafilicas muìtas, ut Joannes Diaconus fradit, refìituit: 
„ di che non fi ha nel MS. noftro riè le parole, ne il fenfo : come è dunque in 
„ tutto e per tutto il dettato ifiejfo ? „ Falfo tutto , e trasformato . 
L* intero palio del Panvinio è quello : Muros urbis Verona vetufia- 
te nimia collabentes , rejìituit ( Theodoricus ) Thermas novas fecit , 
Aquadu&us in loco , qui dkehatur Cafiellus , idefl juxta Theatrum , & 
Ecclefiam S. Silveflri ( dee dir S. Syri ) reparavit , maximum Pala- 
tium de novo a fondamenti s condidit , ingenti Porticu circumdatum , Fo- 
rum , ÌX Bajtlicas multas , ut Joannes Diaconus tradit , rejìituit . No- 
tili , che in quello luogo il Panvinio non prende dal fno Gio- 
vanni le precife parole, ma folo il fentimento , come fi vede dal 
non efTcre in corfi'vo . Or fc vogliamo, che il tradit ù riferifcaallc 
parole immediatamente antecedenti Forum & Bafilicas multas rejìituit , 
è vero che nel noftro MS. non fi trovano. Niente però ci obbliga 
di così credere, e il Panvinio può beniMimo averlo riferito all'al- 
tre cofe quivi accennate, e in quella guifa intendendo, falfo è, che 
nel noftro MS. non v'abbia ne le parole , ne ti fenfo , poiché v' ha 

e l'uno, 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 245 
e l'uno, e l'altro. Ecco il MS. Verona fecit Thermas (Theodoncus) 

Item ingens Palatium y & a porta ufque ad Palai mmexceljam porticumfecit . 
Hujus Palatii adbuc apparent veftigia . Juxta Ecclefiam S. Syri in loco y 
qui dici tur Caflellus y Aquxdutlum , qui dejìrutfus fuerat y reparavit . Io 
non niego, che più proprio flato non foffc il dire ut Joannes Dia- 
conus iradit Cubito dopo le parole ingenti Portici circurndatum : ma fé 
il Panvinio avelie data l'ultima mano a quella fua Opera, e da lui 
mede (imo foffe ftata pubblicata, forfè quelli nei non vrcomparireb* 
bero . Ci avvifa lo ltelTo Maffei nelle OjJWvazioni Letterarie Tom. VI. 
pag.igg.^ e nella Verona Illuflrata Pari. 2. col. 186. eh' ella ulci in 
Padova Tanno 1660. (ha voluto dire 1648. ) Ma con tanti errori , 
non mai al Panvinio caduti in mente , e con tanta confusone y che ben n* 

appare il mifero deflino dell opere poftume V editore di queir Opera 

con le [ne interpolazioni , e con la fua confusone più contradizioni ^ ed erro- 
ri v intrufe. In edizione così maltrattata farebbe irragione vole il ma- 
ravigliare di qualche piccolo slogamento . Diffi ancora pag. 172. 
delle Memorie Antiche , del primo di querti due paifi favellando : Non 
jarà fpezie la picchia variazione di parole a chi rifletterà al genio del [ecolo y 
in cui Jcriveva il Panvinio y il qual era di latinizzar ogni co] a , perfino i co- 
gnomi y e nomi propri * * tutto ripulire a norma della miglior latinità , an- 
che le precife parole degli autori , che citavano , quando lor non parevano ba- 
[tant emente Latine ; ed aggi un fi pag. 173. // Panvinio non pojjedet te il Co- 
dice da se citato . Era in Parma prejfo Girolamo Vagli aferro , e di là prefe 
i pajfi y che nelle fue Antichità Veronefi comparirono ; onde non farebbe gran 
maraviglia , che in fretta copiando , e Jorfe ancora della fua valla memoria 
fidandoli y qualche termine fcambiajfe ; al qual fecondo argomento nulla 
replica qui il Maffei. Replica bensì al primo, e lo chiama un mi- 
fero rifugio . Provai quello mifero rifugio coli' efempro di qualche 
fcrittore del Panvinio contemporaneo ; ma ora mi piace di provar- 
lo con quello del Panvinio medefimo nelle fìefle Antichità Veronefi. 
Scrive Paolo Diacono nel Lib.^.Cap. 26. De ge/ìis Langobardorum : 
Ravennam cum mjuria duxit , cum aliis tribus ex Hiflria Epifcopis ; id e/i 

Joanne P ] areni 'ino , Ò 1 Severo, atque Vindemio Exemto vero anno & V. 

Così l'edizioni tutte, e i MSS. ancora * Al Panvinio dovette pa- 
rer barbaro qucìì'id e/ìj e poco latino queir exemto anno. Citando 
adunque cotai paflo adverlmm y t in carattere corfìvo pag. 130. A. 
lafciò T id efl , e in luogo di exemto anno , fece exaclo anno . Lo 
ileffo Paolo Diacono Lib. 3. Cap.z^ così feri ve : Eo tempore fui t 
aqu<e diluvium in finihus Venetiarum y & Liguria , feu ceteris regionibus 
It aliti , quale pojì Noè tempus credit ur non fuijfe . Facile funt lavina pof- 
feffionum y feu villarum , hominumque pariter Ò* animantium magnus 
mteritus. Dejlr uffa funt itinera , diffidata funt vi<z, tantumque Athefis flu- 
vius tunc exerevit , ut circa Bafilicam S. Zenùnis Martiris , qu# extra Ve- 
rtmenfis urbis murosfita ejì , ufque ad fuperiorcs feneflras aqu* per tingerei , 

G g % licet> 



246 APOLOGIA 

licei iJkmt B. Gregorius , pofl Papa y fcripfit , *« eandem Bafilicam aqua mi- 
nime intrci rit.% Urbis quoque ejufdem Veronenfis muri ex parte aliqua eadem 
flint inundatione Jubruti . Reca tutto quello fquarcio i4 Panvinio pag. 
ij. B. , ma in più guife lo racconcia. In luogo di Venetiarum , di- 
ce Venetorum . Seti in buon Latino non è particella copulativa, ma 
difgiuntiva. In vece di feu ceteris y dice dunque ceterifque , e così in 
luogo di pofl Noè tempus , pofl Noè tempora , e pecudum in vece di *»;- 
mantium « li /wz/- dopo dijfipata , e il ///«e dopo fluvius , fono fover- 
chj . Gli lafciò il Panvinio , e in luogo di fuperiores ftneflras , gli 
parve meglio dire fupernas . Non gli piacque né pure Sicut B. Gre- 
gorius , pofl Papa , fcripfit , e però fece j£otf B. Papa Gregorius ^fcripfit . 
L ' ejuflem dopo w£*x quoque , è foverchio. Lo cancellò, e in luogo di 
ex parte ,aliqua ì fece ex parte alia. Ecco quanti arbitrj, benché inno- 
centi , fi prefe il Panvinio in un folo palio . Se tanto fi Mimò le- 
cito in Opera flampata, e celebre, qua! difficoltà, eh 5 a veffe altera- 
te due parole in un MS. feonofeiuto affatto y e barbaro ? Veggafl 
però,, fé fìa vero , che al tempo del Panvinio correva il gufto di 
Ripulire a norma della miglior latinità anche le parole precife degli autori , 
che citavano , e fé queflo fìa un affai mifero rifugio . Queir ultima efa- 
tezza , e puntualità nel recare i paffi degli fcrittori, che ora comu- 
nemente fi pratica, al tempo del Panvinio era un coflume anzi mo- 
derno che no, mentre, come offervò Giovanni Clerico nell* Arte 
Critica Part.%. Seti. I. Cap.ij» num. 37. Sdepe Veteres ex memoria loca 
vecitant ; quo fit ut fynonyma fynonymis facile jubflituant , & in ordine ver» 
horum nonnihil mutent . Deinde fgpe fenfum y potius quam verba ipfa profe- 
runt. Chi qualche vefligio di queuV antico ufo e nel Panvinio , e 
negli fcrittori al Panvinio contemporanei incontrale , non avrebbe 
gran ragione di maravigliartene. De' cinque pafìlpertanto, cheque- 
ilo Scrittore prende dal fuo Giovanni > non, ne manca pur uno nel- 
la noflra Storia . Ella è dunque tutto una cofa col detto Giovan- 
ni. No, dice il Marfei ► Pofta ancora l'identità de' cinquepaifr, pur 
Non fé ne dedurrebbe r che V Ifloria non poteffe ejfere fiata da uno compo- 
j&tf, e da un altro ampliata , fupplita ; colie quali parole fcambi a im- 
provvifamente lo flato della quiftione , poiché dove nelle OJferva- 
zioni Letterarie Tom.VL pag* zoo* aveva dubitato: Se il Giovanni no- 
minato dal Paflrengo Jia il medefimo , che dal Panvinio fu letto , e qui 
pag. 307. diffe efiere la quiftione, Se Giovanni Diacono Jia il medefi- 
mo di Giovanni Prete Manfionario , e fé V ' Ifloria ora ritrovata fìa in tut» 
lo ( nella foflanza ) la medeftma y che lasiftduta a Juo tempo in Par- 
ma dal Panvinio: ora fa come una ritirata r e col fulfidio di quei 
mifleriofo in tutto fi riftringe a diiputare ,, fé da alcuno poffa elle- 
re fiata ampliata, o fupplita; di che non fi difputò mai , e quan- 
do di piccioia giunta s intendeffe non farebbe né meno da disputa- 
re * ben fapendofi , che le Cronache tutte, ma fingolarmente le ine- 
dite. 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 247 

dite, e rozze de' tempi baffi, a giunte, addende , e fuppllmenti fu- 
rono mai Tempre foggette . Per verità non è quella la prima vol- 
ta, che il nottro Avverfario non potendo (ottenere le fue tefi in 
quel rigore, che da prima furono per fui proporle , con lottile in- 
gegnofa dellrezza ha faputo mutar le vele fecondo i venti , reftrin- 
gendofi dentro termini più difenfibili. Noi però per non avvolpac- 
chiarfi dietro a lui, e per menargli buono qualunque fuofchermo, 
e futterfugio, ridondiamo, che la Storia del Giovanni Panviniano 
potrebbe lenza dubbio da un altro Giovanni ettere fiata ampliata , 
o fupplita ; ma per aderir quello , non balla la mera pottìbilità , 
dovendo con prove evidenti dimottrarfi . Ma e dove fon poi egli 
codette prove? Ecco appunto la prima pag. 309. Che quefi' Ifioria fia 
fiata da qualcuno accrefeiuta, può r accoglier^ ancora più volte dalfuocon- 
tejìo , perchè fi torna alle volte a narrare in un capo ciò , che fi era già 
detto con qualche varietà in un altro , e s* incomincia in modo , che non ben 
connette con ciò , che precede . „ Ha la [ciocca favola di Giovanna PapeJJa 
„ (fegue a dire pag. 320.) e nelle cofe Ver -onefi ancora popolari Semplicità 
„ frammifehia , ma all'incontro ragiona molto bene alle volte , e anche bar- 
„ lumi di buona critica ci trapelano : il che finifee di far conofeere , che lo 
„ fcritto non è d un folo . Pia pezzi ci fono ancora , che in tal Ifioria non fi 
j> afpetterebbsro . In Diocleziano a cagion d' efempio : in hac perlecutione 
„ multa millia martyrum occifa liint, ex quibus aliquosenuntiabo : 
„ e qui per quindici colonne del libro in foglio fi regiflrano Martiri cf ogni 
,, paefe, e non i nomi fot 'amente , ma co' tormenti lor dati . „ Rjfpondo , 
che le Hiflorix Imperiales del nottro Giovanni non fono quelle di Ti- 
to Livio, o dì Cornelio Tacito. Sono di fcrittore barbaro, privo 
di ordine , di arte , e di fcelta , il qual forfè più per efercizio , e 
privata iftruzione, che a fine di pubblicarle le ttefe . E chi fa egli, 
s'avellerò da lui l'ultima mano? Chi fa, come lì trovalTe Y origi- 
nale , e quanto Ila ttato guallo , e confufo dagli amanuenfi ? Qua! 
maraviglia però, che ogni cofa non leghi perfettamente, che tutto 
non fia proporzionato , e varietà , confusone , e incoerenza vi s' 
incontri talvolta ? Chi di ciò un eiempio illuttre defìderatte , dia 
una feorfa alle Vite de Dogi di Venezia di Mariti Sanuto, pubblicate 
dal Muratori nei Tom. XXII. Rer. Italie. Quello Soggetto a detta 
di Filippo di Bergamo contemporaneo, In dkendi f acuì 'tate , atque in 
quocumque genere dottrinar um clarus habetur , cum fit acri ingenio vir , 
ac fingulari dottrina infignitus . Pure chi la detta Opera fi farà a leg- 
gere , non folo ilile incoito, e pedellre vi troverà , ma un tefìfuto 
a mufaico , slogato, e indigetto, fenza ordine, fenza efame, econ 
dell'incoerenza circa gli fletti fatti, qual farebbe a cagion d' efem- 
pio l'accennare lòtto l'anno 1439. la morte del Conte Paris di Lo- 
drone, poi all'anno 1442. parlarne , come fé fotte tuttavia vivo . 
Il Sanuto non fi era prefitto di tefiere un perfetto filo di Storia, 

ma 



24S APOLOGIA 

ma piuttofto di fomminiftrare i materiali, e unir le notizie per chi 
avefle avuto talento di lavorarla . Ecco la ragione , per cui quehV 
Opera non conifponde agli Elogj, che all'Autore vengono fatti. 
Una cofa alquanto fimile pare accadere al noftro Veronefe , che 
un ammaflb di cofc difparate, e mai connette ci lafciò, non un li- 
mato lavoro; onde per quello capo non fi ha motivo d' immagi- 
narli, che altri vi avelie mano* 

IX. Molto meno lo fpoglieremo dì fimil fatica a cagione , che , 
come TAvverfario fegue a dire pag. 310. „ qualche paragrafo (liquefi 
„ Ifioria pare ancora , che da Verontje non venga , come dove ha: Fiore- 
„ bat etiam apud Veronam civitatem Italia? &c. „ Dalle Memorie 
Antiche pag. 149. 150. è fiata copiata querV oflervazione ; ma fenza 
far cenno della lunga rifpofta, che quivi fi legge, e che non fa di 
meftieri replicare. Dirò bensì, che fé tal opposizione avene forza, 
ella abbatterebbe tanto la mia ipotefì, quanto quella dell' Avverfa- 
rio, poiché il Giovanni Mansionario, cui dal Panviniano egli cre- 
de diverfo, e a cui la Storia ,.. della qua! trattiamo , attribuifee , 

Joannes Presbyter major is Veronenfis Ecclejt& Manfionarius dal Pa Arengo* 
è appellato* 

X. Il terzo argomento del Ma fife i fi è , „ Che in queft Opera Gio- 
„ vanni Diacono vien citato pag. 132. ut fcribit Joannes Diaconus in 
„ Eccle fi attica Hiftoria. Come fi vuole adunque , che Giovanni Diacono 
„ ne Jta il foto autore? „ A tal obbjezione abbondantemente fu già 
rifpoflo nelle Memorie- Antiche pag. 175.:: ma F Avversario difficile da 
contentare, non s'appaga, e la rifrigge .. Egli non vuole , che il 
Giovanni Diacono nell 3 accennato luogo nominato , polla efTere 
Giovanni Diacono Romano , di cui febbene corpo di Storia Ec- 
eleflaftica non ci è rimano, lappiamo però,, ch'aveva in animo di 
lavorarla, e che a tal fine più materiali da Anauafio Biblioteca- 
rio gli erano nati fomminiflrati . Vuole adunque , che per la Hi- 
fioria Ecclejtafliea quivi citata, s intenda le Vita Pontificum Romano- 
rum ?, che il Giovanni Panviniano aveva compone, e vuole, che il 
Manfionario fia quelli ,. che parla, e che le cita . Fu già oflerva- 
*o-, come tali Vite nella noflra Storia fono più tolte allegate, ma 
iempre F/Ar, ovvero Gefia Komanorum Pontificum fi chiamano ; on- 
de converrebbe aflegnar la ragione , perdio quella fola volta fia lo- 
ro flato cambiato titolo, la qua! pure T Avverfarionon affegna . Fu: 
anche oilervato, come non folo alla citata pag. 13 2., ma anche al- 
la pag. 201. col 3. della noftra- Storia quel Joannes Diaconus in Ec+ 
tlefiaflica Hiftoria vien citato in compagnia d' autori , che non Vite 
di Papi, ma Storie Ecclefiafliche fcriflero, quali fono Teodoro Let- 
tore, e Coftantino Diacono' .. Anche quella dunque doveva effe re- 
nna Storia Ecclefiattica, non Vite di Papi . Niente replica a que- 
lle ragjoni J Avvedano; ina folo fta forte in volere, che il Gio- 
vanni 



ALLE MEMORIE Dì RÒTÉAETO. 249 
vanni Panviniano non ila quelli, che parla qui, ma bensì il Mans- 
ionario, che lo cita» Più per modo di difputa , che per bifogno , 
veggiamo ciò, che da tale tpotefi ne fegua . Se il Manfionario è 
quelli , che parla qui , parlerà anche negli altri luoghi , e farà 1' Au- 
tor principale della Storia , prefa bensì dall' altro Giovanni , ma pe- 
rò divenuta un corpo diverfo da quella . Ma fé così è , come poi 
quello Manfionario, allorché negli altri luoghi cita le Vite de' Pa- 
pi , dice In Geftis Pontificum Komanorum fatis fcripfi apertiti s fcri- 

pfi .« proni pomi manifefiavi ? Aveva dunque anche coftui fcritte 

Vite di Papi? In tutti quelli luoghi fi vede, che il Giovanni Pan- 
viniano è quelli che parla. Dunque lo farà anche nel luogo con- 
troverfo , e quefto Giovanni farà i? autor principale della Storia , 
non il Manfionario. Se così è però, e fé il Manfionario aggiunto 
(blamente aveiTe qualche palio, o ritoccato , come mai nel nomi- 
nare l'autor primario non avrebbe detto Joannes Diaconus bujus Hi- 
floria au fiorì Come fi farebbe contentato di dire foltanto : ut feri- 
bit Joannes Diaconia , quando qucfto nome farebbe flato fui fronti- 
fpizio del libro? Di qui veggiamo , che V Avverfario a qualunque 
partito fi gitti, non folo non può provare, che il fuo Manfiona- 
rio fia autore , almeno uno degli autori della noflra Storia , come 
per altro fi lufinga alla pag.^oj. , ma né meno, che un folo pe- 
riodo fia da quello in ella derivato. Di fatto oiTervo, che con tut- 
te le difficoltà, da lui replicatamente mode fopra quello punto, e 
con tutte le fliracchiature da lui trovate per far largo a'fuoiinfuf- 
fiftenti dubbj; egli non ha avuto alcun feguito , e quelli , che di 
Giovanni Diacono Veronefc hanno dappoi favellato, non allafua, 
ma bensì alla mia opinione fi fono apertamente foferitti , come ap- 
parile dalle Giunte del P. Gio: Domenico Manfi alla Bibliotbeca 
Latina media , & infima atatis del Fabricio Tom. 4. pag. 70. 

XI. Prima di paffare ad altro, non bifogna lafciar d' offervare f 
che il Maffei di difenfore aggrelTor di venuto, m'accufa alìapag. 307. 
di non aver intefo, che cofa lignifichi Manfionario , e dice, che V 
Ufizio di Manfionarius è tuff altro da quello di Cu/lode {labile della Chie- 
Ja, che fi è immaginato dal Sig. Tartarotii. Delle molte lignificazio- 
ni, che nel linguaggio de'badì tempi ha la voce Manfionarius , e 
che dal Cangio vengono regiftrate, trattandoli d'un Prete, più ve- 
rifimile a me parve quella di Cuflos, & confervator adis [aera . . „ 
Erant autem ii in Cleri ordine . . . Scambertus Presbyter Monacbus y Ò 4 
Manfionarius . . . Manfionarii appellati , quod manfionem feu adem Ec- 
clefia adjunfiam haberent . Come troppo varj furono gli antichi ufi 
delle Chiefe, e le voci barbare a troppi equivochi fono foggette , 
così pollo eflermi, noi niego, ingannato. Ma perchè poi così avaro 
di erudizione il noftro Avverfario, che mi vede in errore, e non rn 
illumina, nò infegna a tutti, quale di quella vocefiala vera nozione? 

Non 



250 APOLOGIA 

Non mi è mai rìufcito difcarol' imparare da chiccheflìa : molto me- 
no mi farebbe ciò flato da uno de' primi lumi del noflro fecolo , 
qual fu Scipione Maffei. Quella buona difpofizione fé non altro , 
d'ammaeflramento dovevarendermi non immeritevole. Immeritevo- 
le bensì pare averli io dovuto efTere della taccia d'immaginare , men- 
tre chi fcrive coli' appoggio di quelli autori, che nella materia, di 
cui fi tratta, hanno fopra tutti gli altri il vanto, qual è il Cangio 
circa la fpofizione delle voci barbare, il Dizionario di cui dallo flef- 
fo Avverfario nt\Y Ifloria Diplomatica pag. 75. è chiamato ammirabil 
Gloffario ; può bensì tuttaviafallare, ma nò mai al rimprovero d' aver 
immaginato efTere guidamente foggetto. Molto tempo dopo aver pub- 
blicate le Memorie Antiche , mi venne fatto di leggere nel Lib.^.pag. 
85. della Storia di Verona di Lodovico Mofcardo, che i Canonici di 
quella Cattedrale Avevano una Prebenda Canonicale , la quale effendo va- 
cante ^ determinarono dividerla in quattro Manfionarie , che dovejfero fempre 
dal Capitolo effer ajfegnate a quattro Sacerdoti , detti Manfionarj , obbligati 
aver la foprantelUgenza , ed affi/ìere agli uffizj del Coro , ed altre funzioni 
della Cattedrale , non e/fendo filiti li Canonici per inveterato coftume falmeg- 
giare . Ufano anco li Manfionarj la Z,anfarda , però diverfa da quella de' 
Canonici^ fino amovibili, e [oggetti al Capitolo: il che fi legge confermato 
da Onorio III. Pontefice. Uno di quefli Manfionarj farà probabilmen- 
te flato il noflro Giovanni: ma troppo tardo mi fono io abbattu- 
to a queflo palio per giuftificare il primo abbaglio, fé così vuole 
appellarli. Segue un'altra accufa alia fletta pag. 307. cioè , che 1' 
opinione circa l'identità del Giovanni Panviniano col Giovanni 
Manfionario , e coli 5 Autore della Storia nuovamente feoperta , fia 
da me tenuta in modo, Che m offendo s'altri filamente fofpetta diver- 
famente , Eccole parole, che a queflo ingiufliffimo rimbrotto han- 
no dato motivo. Veggafì fé 1' Avverfario a buona ragione s'appon- 
ga: Non faprei riprendere V illujlr e Autore ( leggefì alla pag. 171. delle 
Memorie Anticbe ) che niun cenno , come fé non mai fijfero fiate al mon- 
do , fi fia compiaciuto fare di quelle mie povere fatiche ( almeno della prima, 
che ficur amente fu veduta, e letta da lui avanti , che arrivajfe al torchio ) 
poiché febbene a vantaggio v della jua Patria da me impiegate , pure per av- 
ventura noi meritavano . Ma , eh' egli feguiti a confondere , ed ofeurare quel- 
lo , che da me fu già diflinto , ed illuflrato : che muova dubbj infuffifìenti : 
che faccia rifirgere opinioni falfe, e nella detta mia Relazione già baflante- 
mente confutate , e tutto ciò fenza rifpondere ne pure ad uno degli argo- 
menti da me addo/ ti ; queflo per vero dire mi fembra (Ir ano , ed alle re- 
gole della buona Critica , e di chi della verità va in traccia , ben poco 
conforme . 

XII. Ma ufeiamo di quefli taccoli infruttuofi , e parliamo , s'è 
poffibile , a qualche capo meno Aerile , e nojofo. Accujafi ( fcrive il 
Maffei pag. 311. 3 j 2. ) l'aver detto nel Trattato degli Anfiteatri , che cer- 
te 



ivo- 
ien- 

, di 

lglO 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. '251 

te parole citate come dell' Itinerario di Ciriaco Anconitano , non fono altra-' 
mente in ejjo . Ognun crederebbe , che in e/Jb le facejfe vedere: ma* quell'epa 
flola di Ciriaco , cui fi dà nome di Itinerario , fi ha ora pubblicata per opera, 
del Cbiarijjimo Sig; Mebus , e può vedere ogrì uno , che non ci Jono , e non 
sé nimte di fo migrante . Senza veruna necerTità, per non direfenzave- 
run proposto fa qui T Avvedano quelle prove . Non già per acculare, 
ma puramente per riferire il fallimento di lui, ferirti io nelle Me- 
morie Antiche pag. 132. Di qui ( dal Mi', delle Storie Imperiali ) è trat- 
ta quella deferizione dell' Arena , che dal Saraina nel libro dell' Antichità , ed 
ampiezza di Verona, e dal Panvimo nel lib. 3. cap. 3. delle Antichità Vero- 
nefi, come di Ciriaco Anconitano nel juo Itinerario' è citata; benché n&n ritro- 
varfi neir Opera di quello Scrittore^ flampata , ne manuferitta attejìi il Sig. 
March. Scipione Maffei nella Part.^. lib. 1. cap. 15. della J uà Verona Illu- 
strata. Non aveva io alle mani l'Itinerario, o fia Epiftola di Ciria- 
co , che allorché cosi ferirli, cioè l'anno 1737. ( non 1752. come 
per errore fla nella (lampa ) non era per anche pubblicata; e per- 
ciò non poteva cogli occhi proprj accertarmi , fé con ragione , o 
fertza il Maffei ciò afferiiTc. li concetto però, eh' io aveva di lui, non 
mi lafciava dubitarne; onde l'autorità fua fu per me addotta più 
per render cauto il Leggitore della poca £cdc , che in ciò meritavano 
il Saraina, e il Panvinio, che peraltro. Se di riprovare il detto fuo 
mi forti intefo, fonte diverfo da Ciriaco non avrei indicato, da cui 
la detta Deferizione io credeva derivata; da che veggiamo, che per 
accufa prende egli un' onorata menzione da me diluì fatta. Diffi -, 
che Tanno 1737. l'Itinerario di Ciriaco non era per anche alla lu- 
ce, giacché l'edizione dallo fteffo Avvertano citata, eh' è la prima, 
non comparve le non l'anno 1742.; onde piacevol cofa farebbe il 
fentire da lui di quale edizione intendere egli, allorché nel citato 
luogo della Verona Illustrata , la quale fino dall'anno 1731. era com- 
parfa alla luce , ebbe a dire , che il pafTo di Ciriaco dal Sarai- 
na addotto , Non fi trovava nell' Opera fua ne flampata , né manu- 
feritta. 

XIII. A propofito del Saraina ( fegue il MafFei pag. 312. ) dice , che 
non fa ravvifare la diverfità notata nelle citazioni , al che risponderà 
chi l'intenda; quaftchè un enigma folle , o un indovinello ciò , che 
per me fu fermo. Diffe il Maffei nella Verona : Il Saraina citò un 
pajfo dell' Itinerario di Ciriaco Anconitano , in cui fi dà all' Arena nome di 
Laherinto , t dicefi, che per di dentro è cinta di cubali, è d' antri ; fi trova 
anche fritto cubatis . Ma quello fu un autore del decimoquinto fecola 3 e 
tal pajfo benché prefo , e addotto anche da Lipfio , e dal Bulengero , né fi 
trova nel? Opera fua flampata , né nella manuferitta* Ben però parte di 
quelle parole citò il Panvinio, come di incerta Cronica e non di Ciriaco . 
Qui vede ognuno, che l'Autore difapprova la citazione del Sarai-' 
na 3 e all'o^pofto approva quella del Panvinio. Scriflì adunque nel- 

H h te 



25 * APOLOGIA 

le Memorie Antiche, che Certa divcrfìta tra le citazioni del Saraina , e 
del Panvinio è notata da lui , che per verità io non ho faputo ravvi/are . 
Fin qui non v'ha, fé non erro, enigma veruno. Andiamo avanti . 
Egli è vero, che il Panvinio Antiquit. Veronenf. Lib. 3. cap. 2. citò 
parte di quelle parole ( nella foflanza però , non ad verbi*™ ) co- 
me d'incerta Cronaca: ma è altresì vero, che nel Capitolo , che 
viene appreiTo, citò tutto l'intero paflfo dal Saraina addotto , e lo 
citò in quella guifa: Hujus amphitheatri meminit Cyriacus Anconitanus 
vetuflus fcriptor in libro fuo , cut titulus efi Itinerarium , bis verbis &c. 
e fegue ad verbum il palio medefimo del Saraina portato ♦ Quel 
granchio adunque, che dal Saraina fu prefo , fu prefo ancora dal 
Panvinio, il quale per quello capo merita la fteffa difapprovazione, 
tanto più, che il palio da quello fecondo come d'incerta Cronica ad* 
dotto , non è già ad verbum quello itefTb, che adduce come di Ci- 
riaco, mentre l'incerta Cronica diceva; Labyrinthus, qui modo Arena 
dicitur, adificatus fuit tempore Offaviani Imperatoris , cujhs anno 42, 
Dominus nojler Jejus Chrifius natus eft ; e a Ciriaco, come pur fece il 
Saraina, la dire: Labyrinthus , quod ( rnonumentum ) Arena nunc di- 
cìtur , & habetur quo! conftruòlum fuerit anno Imperli Oclaviani Augu- 
ri XXXIX. ante natalem Chrifli diem tertio . S'uniforma adunque per- 
fettamente ai Saraina il Panvinio fu quello punto; onde fé fcrifìì , 
ch'io non fapeva ravvifare la divertita, che tra le citazioni di que* 
due fcrittori aveva notata il Malfei, non ifcriiTi certamente uri enig- 
ma, o fé pur per mia difgrazia fu tale, eccolo ora per chi ha vo- 
glia d'intendere pienamente difciolto. 

XIV. Ma l'Avverfario pena molto a Ilare fui le difefe. Egli tor- 
na di nuovo ad alfalirmi , e dice.* ,, Traduce nel titolo di quell'autore 
,, ( del Saraina ) de amplitudine per ampiezza, quando Jìgnific a fplen- 
„ dorè, e dignità , non parlando dell'ampiezza il Saraina. ct Grande eru- 
dizione, che fi è cote (la . Non aveva io alle mani il tetto Latino 
del libro De Origine y & amplitudine civitatis Verona del Saraina , al- 
lorché così ferirli : aveva però il volgarizzamento, che ne fece , e 
flampò in Verona Orlando Pefcetti . Io fapeva , come quello Pe- 
iretti, benché Tofcano di nazione, fu Maeftro pubblico in Vero- 
aia. Sapeva , come da Valerio Palermo Veronefe Profeflore d'uma- 
ne lettere, fu detto Vir doBus , & ingenio pntftans ; e fapeva per fi- 
ne , come fu Accademico delia Crufca, e compoie più libri in ma- 
teria di lingua Tofcana . Non poteva pertanto nafeermi ragionevol 
folletto, che del libro, cui a tradurre li era accinto, non avelie 
intefo né purè il titolo. Ora così lo traduce .• Dell* origine . ed ampiez- 
za della citta di Verona, e così appunto anch'io lo citai. Ecco però, 
c\\l ove l'Avverfario ha creduto dt cenfurar me, fenz* accorgerne 
ha cenfurato un dotto , ed eccellente Maeitro condotto dal Pubbli- 
co della fua Patria. Il peggio fi è, che dubito, che la cenfura non 

ludi- 



ALLE MEMORIE Di ROVERETO. 253 

fuffifta punto. Ampio , come infegna la Crufca, non lignifica tem- 
pre eflenfione, ma anche grandiosità, e magnificenza . Ampia eredi- 
tà, ampie promejfi dille il Boccaccio; e lo flciTo vuol intendere del- 
le voci grande, e grandezza, le quali li prendono ancora per digni- 
tà, e potenza; onde il Boterò , che Delle caufe della grandezza delle 
Città tre libri fenile, notò fui bel principio , che Grandezza di Cit- 
tà fi chiama non lo fpazio del fito , il giro delle mura , ma la moltitu- 
dine degli abitanti , e la pojfanza loro . 

XV. Segue la cenfura Maffejana: nel Mf.fi hanno in carta, ch'era 
rima] a vuota , alcune ridicole parole d! altra mano , come Jpeffò s'incontra 
ne' codici .... Di quefle /ertamente parla il Sig. Tartarotti , e dice , da 
tal giunta ejjer tratts quella de/crizione dell' Arena , ctì è citata dal Sarai- 
na , e dal Panvinio ; dopo Je quali parole, in quella enfatica efclama- 
zione immediatamente prorompe: mifero Panvinio, mifero Saraina \ 
Traditi cioè da me, avendogli fatti approvatori à' alcune ridicole paro* 
le. La quiftione è di fatto, al fatto però tocca il deciderla. Dare- 
mo qui dunque non già il titoio di tal Definizione, veramente ri- 
dicolo, e che nulla con quella ha che fare; ma la Definizione me- 
defìma, ponendovi dirimpetto quella, che dal Saraina, e dal Pan- 
vinio come cola di Ciriaco è citata; dal qual confronto ballante- 
mente apparirà, fé a buona ragione io feri ve ili, che quella da quella 
fu tratta . 



Saraina De origine , & amplitu- 
dine civitat. Veron. lib.z. pag.j^.A. 
e Panvinio Antiquit. Veronenj. Uh. 

3- ca P- 3- 

Nane confpicitur locusrotundus Arena 

per totum magnis Jaxis wulique con- 
flruBus , & , ut ita dicam , perfila- 
tus , quum intus cubalis , & antris 
multi} or mi ter redimi t us fit . In hu- 
jH.s autem rotunditate extant Scala 
magnis lapidibus appofita , qua quan- 
to magis in amplitudmem protendun- 
tur , tanto magis in rotunditatem v'h 
debantur ampliar i, & ficuti nonnulli 
referunt , quinquaginta cubitis in al- 
titudinem extenditur . In cujus jum- 
mitate quidam locusmagnus, igno- 
bili! multiformis , elaboratus mar- 
moreo lapide circumcirca redimitus 
erat . 



Manufcritto delle Storie Impe- 
riali di Giovanni Diacono Vero- 
nefe, ora efiftente nella Libreria 
Capitolare di Verona. 
Erat enim locus ifie rotundus per to- 
tum , magnis Jaxis undique profila- 
tus , cum cubalis multis intus mul- 
tis formìs redimitus . In qua rotun- 
ditate jcala magnis faxis erant ap- 
po/ita ; & fecundum quod tn altitu- 
dine veniebant , tanto plus in rotun- 
ditnte videntur ampliare, nam fia- 
la i/ìa funt infinita , & fecundum 
diBum prò major i parte , plufjuam 
quinquaginta cubitur erant in altitu- 
dine . Erant enim in circuitu a la- 
tere rotunditatis Atrii hu)us multa 
loca nobiltà , in cujus fummitate 
quidam locus magnus , & nobilis , 
multis formis laboratus alabaflro 
lapide circumquaque redimitus erat , 
H h z Se- 



254 APOLOGIA 

Seguono nei Mf. alcune altre parole, che nel Sarà ina', e nel Pa ri- 
vallo non compari icono. Or tanto è vero , che la descrizione da 
quelli Autori portata con quella delMl. delie Storie Imperiali s'uni- 
forma , che da quello impariamo cum intus cubétti , e non quum do- 
verli leggere in quelli . Dilli , che di qui la Deicriz-ione del Saraina, 
e del Panvinio era tratta, in quanto che da Ciriaco, come il Maf- 
fei. aveva oiTervato, non poteva dirfi derivata, né altra forgentedi 
quella era a me nota . Per altro non vorrei negare , che amendue da 
qualche terzo fonte procede fiero , il che ben volentieri ad altri la- 
ici e remo indagare . 

XVI. Un nuovo abbaglio feopre in me il Maffei , ed è l'aver 
applaudito a Giovanni Diacono, Perchè anch' egli affegna I edificazion 
dell' Anfiteatro a tempi d' Augnilo , dopo le quali parole, quella pateti- 
ca interrogazione fegue immediatamente: E in quefta luce di lettere 
a cotali oppofizioni doveva rifpondere , chi un pieno Trattato degli Anfitea- 
tri ha compofio? Qiiafichè quello fólTe il motivo, per cui ebbi a do- 
lermi , che alle mie ragioni non venifte rifpoilo , e non il feguita- 
re A confondere , ed o [curare quello , che da me fu già dipinto , ed illuflrato : 
il muover dubbj infujjijlenti : il jar riforgere opinioni falfe , e nella detti 
mia Relazione già baftantement e confutate. Prima però di gmilificarmi 
circa l'applaufo fatto a Giovanni Diacono per aver aiTegnata l'ori- 
gine dell'Arena a' tempi d'Auguro, giova avvertire, come nonfc- 
lo il Saraina, e il Panvinio, ma ancora Tinfigne P. Mabillonenel- 
V Iter Italicum pag. 25. fu di quello ileìTo fentimento. Il MarTei rne- 
defimo nella Verona Illuflrata Part.^.lib. 1. cap. 13. adduce i fonda- 
menti più plaufibili di tal opinione, e feufa gli autori, che la ad- 
dogarono, fupprimendo però con poca ingenuità il nome del Pan- 
vinio, perchè contrario alla fua. Pollo adunque, ch'io avefiì vera- 
mente applaudito a Giovanni Diacono per aver allegata l'edifica- 
zion dell'Anfiteatro Veronefe a* tempi cl'Auguflo, io avrei fegui- 
tata un'opinione, che prima di me da un Panvinio, e da un Ma- 
bilione fu abbracciata, anzi dallo llelTo MarTei per veri fini ile vien 
riconofeiuta ; onde anche in auefìa luce di lettere di rifpofìa non mi fa- 
rei refo affatto indegno. La verità però li è, che rutili applaulo fe- 
ci io al nollro Giovanni per quello capo, né a favore di tal opi- 
nione mi dichiarai punto, quelle fole poche parole avendo io m 
tal propofito fatte: Anche egli affegna l'edificazione dell' Anfiteatro di Ve- 
na , che chiama Laberinto , a tempi d' Augufio , la qual opinione fu poi di- 
jefa dal Saraina nel libro dell' antichità ed ampiezza di Verona , e dal Pan- 
vinio nel lib. 3. cap. z.eT,. delle Antichità Vcronefi , citando amendue in con- 
fermazione antichijjime Cronache. L'Avverfario troppo facilmente fi di- 
mentica del titolo di quel mio Opufcolo , ch'è Relazione d' un Mf. Non 
tempre approva chi narra, ne iempre entra mallevadore per le altrui 
Opinioni chi le altrui opinioni riferite» 

1 XVII: 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO . 25J 

XVU. Per iòftegno del fuo dubbio intorno all'autore della no lira 
Storia, recò il Maftèi Pier de' Natali, che nel citarla , elide fola- 
inente Joannes Veronenfs. Dà quefta afeiutta citazione del Natali ve- 
de ognuno, che anzi a favore d'un folo Giovanni , che della me* 
icolanza di due s'argomenta, poiché Te non un folo Giovanni Ve- 
ronefe, e fcrittore di Storie folle fiorito nel fecolo XIV". , ina due , 
un autore dello fleiTo iecolo , qual fu il Natali, male avrebbe citato, 
dicendo ioiamente Joannes Veronenfis, fenza individuare di quale dì 
que' due Giovanni intendere. Nientedimeno l'acuto Avvedano vi 
ha trovato del buono per lui, e però loda il Natali di prudenza per 
e (Ter fi così contenuto. Gli fu rifpofto, che quello era un fupporre 
fenza fondamento, che i dubbj proprj , e nel proprio cervello unica- 
mente nati, andaflero per la mente anche di Pier de' Natali. Re- 
plica dunque ora piacevolmente pag. 313., eli' io non dico donde tal 
notizia abbia tratta : quando con molto maggior ragione potrei ri- 
cercar io, donde traefie egli la fna . Che f afeiutta citazione di Pier 
de' Natali non da alcun dubbio, che circa il noftro Giovanni Ve- 
ronefe avelie, ma dall'ufo fuo , e d'altri di quel fecolo di citargli 
autori fia nata, fu per me provato coli' efempio d'altra citazione 
del medefimo Natali, il quale l'autorità adducendodi Bartolommeo 
da Trento Domenicano , dice {blamente Fr. Bartholomxus . A quefiV 
efempio nulla rifponde TAvverfario: folo aggiunge, che Succintezza 
jirana farebbe fiata il trai afe iar l 3 individuante de i nomi . Ma fia ella 
itrana quanto mai fi vuole cotti fuccintezza, il fatto fia, ch'era 
pur tale, e l'addotto efempio ad evidenza lo dimoflra . Dirò an- 
cora, che flrana non può parere, fc non a chi poca pratica abbia 
degli Storici del fecolo XIV. t poca rifleffione abbia fatta fopra i' 
indole di quello. Non era allora si {terminato, come oggidì , il nu- 
mero degli autori, e quelli ancora, che fcrivevano nonerano sì no- 
ti a tutti per mezzo delia ftampa , e della Storia Letteraria , che 
poco allora veniva coltivata. Andavano adunque fuccimi nel citare, 
poiché il pericolo di equivocare, e confondere per quel tempo non 
era molto grande; onde non folo la proiezione , o la dignità non 
eiprimevano, come pur fece il Natali, ma talvolta tacevano anco- 
ra il nome fìeifo della patria . Andrea Dandolo nel fuo Cronico, 
pubblicato dal Muratori Rer. Italie. Tom. XII. , nel citar Vincenzo 
Belvacenfe Domenicano non dice più di Vincent iu s , e talvolta nel 
citar Paolo Diacono dice folo Pauìlus . Cita ancora nella ftefla gui- 
fa ini Ponzio , che per tal cagione ci è ignoto. Lo {lefib ( per ta- 
cere di tant' altri di quel fecolo ) fece il nofiro Giovanni Diacono 
nelle fue Storie Imperiali , nelle quali fi trova più volte Bar 'tholom&us 
in Compilatane , Martinus in Chronica , Magtfler Guillelmus , Vincent ius , 
c fimili, fenza altro aggiunto; onde fé Jirana appellar vogliamo fi- 
mi! 



256 APOLOGIA 

mil maniera di citare gli autori, io non m' appongo , purché Ci con- 
ceda infieme, ch'era comune. 

XVIII. Ma ceco, che di bel nuovo ufeito è di mente al noflro 
A.vverfario il titolo della mia DiiTertazione . Scrive egli pag. 3 13. che 
a canto la Bafilica di S. Zenone fece già olTervare un avanzo na- 
feofto della Chiefa antichififima , e di tempo barbaro, che e' era pri- 
ma. Si duole perciò, ch'io ripugno: mi rinfaccia, che „ Senz altra 
„ ragione s'impugna il teflimonio degli occhi , e quello di tanti Mff, con- 
„ tenenti quella Vita del Santo, in cui fi ha, che fecero la nuova, ut Ec- 
„ clefice angufliam dilatarent tc ; e per fine conchiude. Se per im- 
pugnare bafta contradire , farà meftier facile. Ma e perchè mai tanto 
ili a ma zzo?* Perchè io fcriflì: Niun cenno dà Giovanni Diacono di cre- 
dere, che nel fito dell'antica angufla , e per ampliar la medefim a , fojf e in- 
nalzata la nuova Chiefa , come fa T Anonimo autore della Vita di S. Ze- 
none , pubblicata dal Sig. March. Scipione Majfei a pie della fua Storia Di- 
plomatica : ma moftra piuttoflo di fupporre , che in altro affai diverfo fojfe 
fabbricata. Io concedo aU'Avverfario, che queh? opinione di Giovan- 
ni Diacono, benché comune ad altri fcrittori Veronefi , non fix 
vera, e la Tua fia il quinto Evangelio. Non per queflo farà un fa- 
crilegio il riferirla, potendofi fé non altro raccogliere quanto iìa 
antica, e per tal mezzo feoprire ancora la forgente dell'errore , 
che pure fon tutti punti d'erudizione. E quello adunque è un im- 
pugnare , un ripugnare, un contraddire? In prova, che tale fia il fen- 
timento di Giovanni Diacono, qual fu da merapprefentato, adduf- 
fi io quelle fue parole : Ponti/ex , & Rex colla tionem fermonis inter fé 
fecerunt , quod tanti Patris Corpus in tam parva Ecclefia non honore con* 
gruo colebatur , unde placuit eis , ut in pulchriori Ecclefia , <£? magis celebri 
Corpus fariBiffimum trans forre t ur . Rex ergo Pipinus Epifcopo fecit extrui 
extra muros Verona Templum mirabile, quod adhuc cernitur . Se queuV 
Autore folle flato d'opinione, che la gran Bafilica non folle fab- 
brica nuova, ma puro ingrandimento dell'antica, avrebbe egli det- 
to: Unde placuit , ut in pulchriori Ecclefia transforre tur , o piuttofto , ut 
parva illa Ecclefia ampliar et uri Avrebbe detto fecit extrui Templum , 
ovvero dilatavit Templum ? Quelli modi di dire parvero a me ba- 
llanti per provare, che il noilro Giovanni niun cenno fece di fup- 
porre dilatazione di Chiefa antica, ma ben^piuttoflo innalzamento 
di nuova; onde tralafciai d'addurre un altro paffo del mcdefimo 
Autore, addotto poi dagli Editori Veronefi dell'Opere di S. Zeno- 
ne ne* Prolegomeni pag. 127. il qu.il dice: Cujur corpus primo in mona- 
fieno apud civitatem Veronam fepultum fuit , deinde tempore Pipini Regis 
Italia; filii Caroli Magni Imperatoris ad Ecclefiam S. Zenonis majoris cut?? 
gloria efì ree ondi tum . Nientedimeno il Mefiti francamente definifee , 
the Giovanni Diacono parola non ha, che fi opponga alla fua opinio- 
ne. 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO, 257 
ne. Noi lo lafcieremo godere di quello immaginario trionfo, e no- 
teremo {blamente, che degli addotti patti del noftro Giovanni mol- 
to migliore, e più fano ufo fecero i mentovati Editori , cosi nel 
citato luogo feri vendo. H<ec opinio ( della nuova fabbrica ) Jeu pò- 
tius bic error ineunte XIV. Siculo ohtinwjje videtur , curri Jo arine s Vero- 
nenfis in Imperiali Hi fior la Mf. lib. 1. Jcribat &c. 

XIX. Di qui paffa il Maffei alia quiflione circa il luogo, in cut 
feguì il famofo abboccamento di S. Leone Papa con Attila* Con- 
tra la comune pensò egli, che quello (otte Peichiera , e ciò per due 
motivi. Il primo fi è, perchè Giornande lo pone in Arovenco , ove 
Arilico ftiraa egli doverfi leggere, nome del Borgo, ch'era in quel 
luogo anticamente, come da più lapide quivi trovate dice e (Ter fi ri- 
levato. Il fecondo è, perchè chi fcriffe, che forte, ove il Mincio 
sbocca nel Po, cioè a Governolo, non ebbe fondamento di Scrit- 
tore antico. Alla prima di quelle due ragioni fu rifpoflo , che hi 
lezione vulgata di Giornande Cap. 42. porta bensì in Acroventu M am- 
bulerò , ma che quella è una miserabile feorrezione del codice , da 
cui fu tratta, dovendoli leggere in agr$ Venetum Ambulejo, oAmbu^ 
leto , come con buoni MSS. hanno fatto vedere Bonaventura VuU 
canio 7 il P. Giovanni Garezio, e ultimamente Giufeppe Antonio 
Sarti; onde dall'antico Aulico non ferve trai* conghiettura per fida- 
re il fito a Pefchiera * All'altro argomento poi fu rifpoflo, che la 
volgar tradizione non è priva d' antichi autori , poiché ha Paolo 
Diacono, e Landolfo Sagace, o chiunque è 1' autore della M/fcel- 
la, che la fpalleggiano, e fu -aggiunto, che Governolo è luogo di 
parteggio anche al giorno d'oggi, il che appunto ottimamente cor- 
rifponde alla fignificazione delia voce Ambulejuj> che da ambulo {ùm- 
bra, derivata, e alle parole di Giornande , che dice: Ubi Mincius 
Amnis commeantium frequentatane tranfìtur . Tanto fi crederebbe avef- 
fe dovuto badare per foftegno della comune opinione, e tanto for- 
fè baftò a chi del vero va in traccia : ma come i' Avverfario trop- 
po della Patria, e più poi de' luoi ritrovamenti era innamorato , 
così non è mai fiato poffibile rimoverlo dalla prima opinione. In 
un Opufcolo annelfo alla ma Storia Teologica, lènza punto alle ra- 
gioni mie badare, iegiùtò a dire, che l'incontro feguì in Arilico , 
cioè a Pefchiera , mentre Giornande dice : Ubi Mincius amnis com* 
meantium frequentatane tmnfitar, e Arilico era appunto via militare , 
e pubblica; il che tutto fi ftimò di confermare anche coli'autorità 
del noftro Giovanni Diacono. Fu replicato, che Giovanni Diaco- 
no altro non fa, che copiar Giornande, e fecondo Giornande il 
luogo dell'abboccamento non fi chiamò né Arilicus r, né Ariolicus , 
ma Ambulejus ; onde non a Pefchiera, che vicus Ariiicm appelloffi, 
ma altrove dee cercarli. Quanto alla via pubblica , e militare fa pu- 
re replicato coll'autorità dei Ciuverio, che Duo pracipui fuere Min* 

di 



«8 APOLOGIA 

cii tranìttus : alter a Verona ad Brixiam verjus , & Mediolanam , per 
Pefcbieram : alter ab eaàem Verona ad Qremonam , (£?' Placentiam per 
Manta ant) cioè a Governoio; e però il nome Ambuleju;, e l'efpref- 
ilone di GiornanJe tanto può quadrare a Pefchiera, quanto a Go- 
vernoio, anzi Ambalejus al folo Governoio, giacché Tappiamo, che 
Pefchiera di ver fa mente appellofìi . Fu finalmente per compimento 
aggiunto, che allorché S. Leone fi preferirò ad Attila, quelli per 
tefttmonianza di Paolo Diacono, e dell' autore della MifcelU era 
fumante del fangue delle città dell'Emilia, vale a dire del Piacen- 
tino, Parmigiano, e Modonefe, e però aveva rivolta la faccia a 
Roma; onde fé noi da Governoio lo ritiriamo indietro fino a Pef- 
chiera, converrà altresì dire, che non a portata di Roma , ma piut- 
tosto verfo i monti fotte ritroceduto Attila, quando ciò avvenne ; 
il che è oppofto all'autorità de' due mentovati Storici , e contra 
tutto il complettb di quella fpedizione * Tutto però indarno, tutto 
lènza profitto. L'Avverfario decreta qui di nuovo pag. 3 14. , che V 
incontro feguì a Pefchiera, perchè Giornande dice in Arovenco Mam- 
holejoy che è Arilico , e Arilico è Pefchiera, ove era la via frequen- 
tata, contentandoti di replicare quanto a Governoio, che io m'in- 
ganno. Alle altre ragioni mie, e fopra tutto all'autorità chiara, e 
deciflva di Paolo Diacono, nulla rifponde , rimettendoli alla ma 
Bibliotheca Veronenfis manuferipta, non per anche pubblicata, di cui 
ne reca uno fquarcio, che gli fa ben poco onore. Dopo le dotte 
ottervazioni dall' infìgne Muratori fatte fopra la Storia detta Mifcel- 
la , io avrei creduto, che l'Avvcrfario favelle , come alcuni dique' 
libri, che la compongono, e che vengono d& Paolo Diacono, fi 
trovano anche fèparatamente , quali da elio Paolo furono dapprima 
dettati, ed al Breviario di Eutropio aggiunti. Il Muratori ne cita 
un'edizione di Amsterdam dell'anno 1625. fatta da Elia Vineto , 
ma io ne ho fui tavolino due, una di Aldo dell'anno 1521. infie- 
me con Svetonio, ed altri autori; l'altra di Amfterdam dell'anno 
1630. L'Autore della MifcelU fece fuo il detto Breviario colla giun- 
ta di Paolo Diacono r ma ritoccò ogni cofa, e conduffe la fua Sto- 
ria più avanti; onde il Muratori nella Prefazione a quetta Rer. Ita- 
lie. Tom. 1. così ebbe a- dire: Maxima diverfitai, quee inter Appendici^ 
Paulina editionem a Vineto procuratami & MifcelU libro s ab Eruditi 5 
fatilo Diacono infcriptos ,, intercediti jam tamdem evìnciti ne ulUm qui- 
dem MifcelU ejufdem portionem uni Paulo Diacono pojj'e tribui . Quelle 
cofe mi è parato neceffario di dover avvertire in quello luogo, poi- 
ché con mio grande flupqre trovo, che 1' Avvedano ne era all'of- 
curo. Paolo adunque nel Lib.15. pag. $$6. della mentovata Appen- 
dice cosi favella: Deinde JEmilUcivitatibus Jìmiliter expoliatis (Hunni) 
noviffime eo loco , quo Mincius ftuvius in Padam conflitti , cajhametati 
flint. Ubi Attila confi/lem Cerat) dum , utram adiret Romani, an dejì- 

fieni - 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 259 
fleret , animo jìuBuaret .... Ì5um ergo has animo tempejlates r evolve- 
rete repente illi legatio placidifjima a Roma advenit , nam per [e vir fan- 
Bijfimus Leo Papa ad eum accejfit &c. Lo ItelTo ripete l&MiJcd la nel 
£/'/>. 14. Rer. Italie. Tomi. pag. 9$. col. 1. A. B. Or che cola a que» 
fle autorità fa opporre il Maffei in quelia fila Biblicthecaì Ecco ap- 
punto : Adverfarius ut Script or es veteres in fuam caufam advocet , ad 
HiflorU MifcelU librum XV. confagli ( fallo ; all' Appendice di Paolo 
Diacono) in quo cateroquin nulla reperi tur illius colloquii mentio ( fal- 
fi filmo, come fi è veduto ) (ed P^erum Italicarum Tomo primo unius 
codicis frufium additur ( ma però prefo da un codice preziofo deli' 
Àmbrofiana di fette, e ferie ottocento anni, filmato da' Socj Pa^ 
latini il migliore di tutti per dar la Mi/ce/la lincerà, e qua! venne 
dal fuo autore) quod variai prorjus , & a vulgata hifloria recedit (an- 
zi nella vulgata non fi trova) nec de illius auBore jatis confiat ( né 
meno dell' intera Mi/cella fi fa 1' autore) Landulphus item Sagax ve- 
luti teflìs alter adducitur (falfo: cidi Landolfo Sagace, chiunque è l* 
autore della Mi/cella) in cujus addi t amento nullum hac de re ver bum e fi : 
falfi filmo, come dal luogo teflè accennato può ognuno cogli occhi 
proprj accertarli. Qui pesò avvertali, che l'Avverfano per delude- 
re chi legge, e far credere d'aver ragione, finge, ch'io abbia ci- 
tata quella Giunta alla Mifcella , che nel Codice Ambrofiano porta 
il nome di Landolfo Sagace, e che dal Muratori fu data fcparata- 
mente a pie di efTa Mifcella pag. 179.: quando citai la Mf cella ftef* 
fa nel Lib. 14. pag. 98., ove le parole di Paolo Diacono ripete, e 
fa fue, né per altro motivo nel citarla dilli: Landolfo Sagace , chiun- 
que è l'autore della Mifcella, fé non perchè ( come nelfa citata Pre- 
fazione avvertì il Muratori) l'intera Mifcella viene da più autori a 
Landolfo Sagace attribuita. Ecco quante confu/Ioni , e fìravolgi- 
inènti, per non dir finzioni, e fallirà ha faputo inventar 1' Avver- 
fario, niente per altro, che per foflenereo a diritto, o a rovefeio 
una incautamente avanzata propofizione, che Chi fcriffe , /*/ luogo [di 
così mirabil fatto effere flato ove sbocca il Mincio nel Po , d autore an- 
tico non ebbe appoggio. Se di quefl'o palio camminane per avventura 
tutta la Bibliotheca Veronenfis manufenpta, il che però non voglio io 
credere, meriterebbe aicerto dì ffcar manufentta per fempre . 

XX. Egli però non ha ancora finito, anzi retta l'argomento fuo 
principale, e definitivo a favore dì Pefchiera , cioè l'autorità del 
nolfro Giovanni, che dice: In campo Veronenfis urbis , qui i une Ambo - 
lejus vocahatur, unde Mincius fluvius , qui de lacu Benaco egreditur, pr<e- 
terfimi . Chi a quejV autorità non ')i arrende (aggiunge egli immediata- 
tamente) a qual.fi arrenderà mai} Quello formidabile Achille fu da me 
prima propollo, e ìnfiórne abbattuto nelle Memorie Antiche pag. 147., 
ove fu avvertito, Che fino cola (a Guveriiolo) s eflendeva una volta il 
tenere de' Veronefi, i quali a Mezzogiorno avevano per confine il Po , e vi- 

l i co 



lóo APOLOGIA 

co de Veronefi chiamò Ofiiglia fin Tacito. L' Avverfario replica ora , 
che // Verone/e arrivava fino ad Ofiiglia , ma non pajfava più in fu , né 
tanto fi avvicinava a Mantova, avendo anche queir illufire Città il territo- 
rio fuo . Se quando però così fende, in memoria avede avuto ciò , 
che nella Verona Illuflrata Part. i. Lib.6. col. t$6. più anni prima era 
per lui (lato detto, a fimil replica non farebbe indubitatamente ri- 
corfo. Confine de' Verone fi a Mezzogiorno (fcriiìe quivi allora) fu il Po , 
trenta moderne miglia dalla Città; il che fi dimoftra per Tacito , che chi a- 

ina Ofiiglia Vico de' Veronefi Continuò quella terra ad ejfer di nofira 

ragione quafi fino al 1400. , e continua ad eterne tuttora neW Ecclefiafiicu . 
Dall' ejfer comprefo nella Diocefi nofira infieme con più altri luoghi del Man- 
tovano anche Beljorte , fia V uno de' due Cafielli , che porta V armi Scali- 
gere ancora , fette miglia da Mantova , fi rileva fin dove arrivajfe già il te- 
r>?r nofiro da quella parte. Se il tenere de' Verone!! s' eftendeva una 
volta da Oftiglia fino a Bellone, ed aveva per termine il Po, Go- 
vernolo, o vogliam dire il fito, ove Goverholo li trova, eh' è di 
qua dal Po, ed è appunto tra Oftiglia, e Bel fòrte, necelTari a men- 
te nel Veronefe veniva ad edere comprefo. L'Autore nella fu a Ve- 
rona Illu/ìrata dava ampliando le cefe favorevoli; ma fé avede po- 
tuto prevedere, che fimil ampliazione doveva una volta pregiudica- 
re alle fue idee, farebbe ito più parco, e quantunque l'illunre Cit- 
tà di Mantova avede anch' eda il territorio fuo , pur non avrebbe for- 
fè tagliato sì largo. La cofa era fatta, non e' era più rimedio: ben- 
sì conveniva ricordarfene almeno, per non modrar di regolare per- 
fino i territorj delle città a mifura del proprio capriccio, ora dila- 
tandogli, ora redringendogli , come più torna a conto. Segue un* 
altra odervazione, ed è, Con qual Gramatica fi farebbe egli detto : unde 
Mincius praterfluit ? e pelò ubi \ non unde pretende fi debba leggere 
nel tefto di Giovanni Diacono , e intendere , Che parlarono infieme 
in quel tratto del Veronefe , dove pajfa il Mincio, ch'ivi efee dal lago . Rif- 
pondo primieramente, che con queda arbitraria alterazione del te- 
ito non fi provvede al bifogno, mentre in tal cafo non ubi Mincius 
prceterfluit', ma ubi Mincius egreditur , avrebbe dovuto dirli , Rifpondo 
in fecondo luogo, non edere certamente buona Gramatica unde pr#- 
terfluit , per dire per quem campum ; ma non farebbe però migliore 
ubi prxterfluit , poiché degli avverbj locali ne ì'unde, nò l'ubi fervo- 
no al moto per locum , ma bensì il qua, come infegnano i maeitri 
di tal arte. Per fine rifpondo, anzi un itanialifmo edere fon za dub- 
bio, che un latinifmo il dire unde Mmcius prxterfluit : ma qual Gra- 
matica , e qual latinità mai dee attenderti da un Manfionario del 
1300. , che fcrive come a Dio piace, e non ha un per/odo, che fa 
Latine? Aggiunge l' Avverfario, che Senza propofito , fé il luogo foffe 
flato tanto lontano dal lago , fi farebbe qui ricordato , che quel fiume efee da 
tjfo. Ma non ha avvertito, che troppo vaghi di fomiglianti poetiche 

eru- 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. xói 

audizioni erano gli fcrittori di que 5 tempi . Bartolommco da Tren- 
to nella Vita di S. Vigilio, dopo aver nominato Rendenti villaggio", 
ove il Santo fu martirizzato, aggiunge. 4 Per quem locum definii jìuvius 
Sarca , a quo Benacus lacus Italia , de quo jìuvius Mmcius precedit . A 
qual propofito quefta notizia? Ma poniamo per modo di difputa, che 
Giovanni Diacono chiaramente e lenza alcuna ofeutità di parole 
avelie ferino, cha V abboccamento feguì a Pefchiera ; e qual pefo 
avrebbe e^ii la teftimonianza d'uno icrittor Cimile in confronto di 
quella di Paolo Diacono, e deli* Autore della Mi/cella , che chia- 
ri [firn irniente dicono, eo loco , quo Mincius in Padum confluiti Dove 
fi parli di fatti delle prime età ( mi fervo degl' infegnamenti dallo ilef- 
io Avverfario altrove dati) benché peraltro fi narr afferò cofe ficure , e 
note , non fono da citar mai gli Storici moderni delle Città ; perchè le ci- 
tazioni fi adducono per autorità , e quefti non fanno autorità , che per le 
cofe de tempi loro , o projfimi a loro . V Ijìoria dunque de' tempi antichi 
vuol fempre effere appoggiata a Scrittore o contemporaneo , o vicino ., ov- 
vero a monumento antico di qualche forte . Sembra imponibile, che chi 
così fcrive , e infegna , non folo poi citi uno Storico moderno in 
conferma di cofe del Secolo quinto, ma prerenda ancora, che pre- 
valer debba all'autorità di quelli dell'ottavo, e del nono, e ch& 
della contefa ci dia ultima definizione. Chi diiTe l'abboccamento ef- 
fere feguito, ove il Mincio mette nei Po, £f autore antico non ebbe 
appoggio , benché avelie Paolo Diacono, e V Autore della Mifcella. 
AH'oppoito, chi crede che feguille a Pefchiera, per aver uno Scrit- 
tore del Secolo XIV., che pur noi dice, ha tutto 1' appoggio. Se 
di flmil Critica il foìle altri contra il noftro Letterato fervito, a 
quali beffe non il farebbe mai egli efpodo ? Serva anche qnefto per 
un nuovo faggio della docilità di lui , e della brama ardente, eh* 
aveva d' efler ammaefirato , e corretto , e in cotal guifa alcuna notizia 
di più acqui fi are . 

XXI. Biafimò Raterio nel libro De contempi u Canonum Tufo trop- 
po frequente pigmentorum Verter em nutrientium ; il che dai Mafie i fu 
prefo per pitture lafcive . Coli' occafione d'un palio del noitro Gio- 
vanni, che di Lucio Vero parlando, dice: Quadam die vino y & pig- 
menti! nimium repletus , pofì triduum expiravit , enervai nelle Memo* 
rie antiche pag. 148. , che la Voce PIGMENTI) r M ne J ecoli baffi fu pre- 
fa per una compoftzione di fpezie , e dì ar 'ornati , che infondevano nel vino , 
indi foggiunil: Io però dubito affai > non di pitture parli quivi Raterio , 
ma deW accennata aromatica confezione. Dirli dubito in cofa per altro 
evidente per ufar modeftia, parlando d'un granchio sì sbardellato , 
prefò da un uomo qual fu il Maffei. Pure quello docili ifimo uomo 
non s'arrefe per quefto, né fi placò giammai, perfiftendo pur in 
volere, che pigmentum in Raterio lignifichi pitture lafcive, e per pro- 
var ciò, dimanda pag. 316". Chi ha rivelato a me, che Raterio mn V 

I i % uso 



zól APOLOGIA 

usò per pitture lafcive? Veramente oltre al tenore del tefto, che let- 
to Ilio fonte , chiaramente dimoilra, come di c.ofe da guflare, 
r.on la guardare paria l'Autore, urta ragione, che non ha replica 
ni, io rivelò, cioè, che di cola affblutamente cattiva, quali fono 
le pitture Jaicive, Ratério non fi farebbe riftretto a condannare Co- 
mente il iVQyfQiSrequentior. ttfus , quando anche il poco farebbe 
flato degli- di biaiìmo; il che non fi verifica degli aromati , che 
digli (ìeffi Claustrali erano praticati. Fu accennata quella ragione, 
ma in vano. L'Avvertano nulla risponde ; folo (la per le pituite 
laici ve, e però fegue: Non era tal' ufo da condannare? e non era peg- 
giore dell' aromatica confezione? Non è tal cofa da ridere , e non è 
peggiore del fallo il perfiftere offinataméntje nel fallo ? Piacevole 
ancora è F insilamento, che appretto mi dà, cioè, che Nonne' 'baf- 
fi jecoli folament e PIGMENTUM fi uso per confezioni, perchè in quejlo 
fenfo fi ha PIGMEN'TAPJI ne Digefli : quando dalle Memorie Anti- 
che pag. 148. Un. 25. è prelb quello pailo de' Digefr.i , e quando del- 
la voce pigmmtHm^ non della voce Pigmentari} parlai io , allorché 
didì, che fu preia per una compolìzione à' aromati ne baffi Jecoli. 
XXiL Dalla voce diatrico , che appo i Verone/i correva una vol- 
ta per diabolico y quando non è che il Tedefco Dietrich, ciokTeodo- 
rico ; e dalla voce Berti, che nella fletta lingua vuol dir Verona, e 
che cangiata poi in Bren pare abbia dato motivo alia favola , che 
Brennona fi chiamane una volta quella città; ci lafciammo per gran 
di/grazia ufeir della penna nelle Memorie Antiche pag. 15 z. quefee pa- 
role; Da quefti veftigj di lingua Tedefca , che in Verona et è par ut di 
ravvifare , femara non ejfere affatto- fuor di ragione il cercar qualche vol- 
ta anche nella Gotica , e nella Longobarda lingua V origine d! alcuna voce 
pròpria del Dialetto Veronefe . Gran delitto fu quello per me , poiché 
i .Avverfarìò'i che aveva fatto vedere, Come il dialetto Veronefe vien 
dal Latino non meno degli altri Italici, fi reputa qui affrontato, qua- 
lche ih un dialetto, che follanzialmente yien dal Latino , veftigio 
alcuno di lingua Tedefca rimanere non poflfa. E pure Verona fu 
ftdc d'un Re Goto, cioè di Teodorico, e di due Re Longobar- 
di, cioè Alboino, e Autari, la lingua natia de 5 quali era Tedefca. 
Qua! forza abbia il linguaggio delle Corti per radicarci nelle città, 
in cui alcuna volta dimorarono, è noto agii oflervatori di tali co- 
le, e fé al corpo tutto della lingua Italiana pel canale de' Goti, e 
de' Longobardi tante voci fono derivate, che tuttavia fi conferva- 
no, qua! maraviglia mai, che alcuna anche peculiare de* Veronefi 
in Verona rimanefle? Sa quelli fondamenti mi prefì ancora la li- 
bertà non già di atteverantemente affermare , ma di fofpettar tala- 
rmente , che la voce Veronefe progno , cioè torrente y _ cui 1' Avverfario 
ditte aver per ccrtiffimo, che derivi dal Latino* pronus , potette forfè 
venire dal Tedefco prun y cioè fontana 3 alteratane un poco la figni- 

fica- 



ALLE MEMORIE ÙI ROVERETO. 263 

flcazione, e formatone ri io iti Latino baffo prumum, polcia pro- 
fano in Volgare, come à& [omnium Li è fatto /Ò£?20. Tal etimologia 
fu da me a quelTa del Mafie 1 preferita anche per la ragione , cheli 
trasporto d' un nome Jìgnincante accidente , che a infinite co/e è comune , 
come la voce PRONi/S , ad una Jojianza particolare , che, ver altro nel 
maggior grado non lo partecipa , qual è quella 3 citf colla voce PROGNO 
fignificano i Veronefi, non mi jembra del tutto verifimile . Nientedimeno 
un nuovo delitto è flato coteilo. L' Avverano fé ne richiama /ug. 
317. al tribunale d'ogni ragionevol perfona , b<n ricino di riportarne 
la vittoria, lo però non rìcufo punto coretto tribunale, ne mi fgo- 
mento dal comparirvi davanti, e trattare ancora la cauia . La ra- 
gione principale, per cui il MafFei aveva per certiffimo , che la Tua 
voce tutta propria de' Verone!! derivaiTe dai Latino pronus , ri è , 
perchè Catullo quattro volte (ha voluto dir lètte) uj'a queflo nome , e 
due di quefle appunto nel fignificato comfpondente al volgar nofiro , cioè 
per cofa che va precipito] f amente all' 'in giù , il che non mi ricorda avere ne- 
gli altri antichi Scrittori ojfervato ; fui qual fondamento piacevolmen- 
te poi in feri ice egli : Quindi un cenno d* antica lingua Veronefe ci par 
di riconofeere in Catullo. Per dar qualche colore a quello bizzarro 
penfamento, converrebbe aver fatto vedere in Catullo la voce pro- 
nus unita a rivus , o amnis , e che tal aggiunto non fi trovarle poi 
in altri fcrittori Latini non Veroneri: ma la cofa è appunto rutto 
àll'oppofìo, mentre in cotal guifa non fi trova inai in Ga tulio, il 
quale nel primo dVjÀue citati luoghi parla d'un uomo, nel fecon- 
do d'un pomo, nel terzo ora aggiunto, di una valle; e ri trova 
all'incontro in altri antichi Poeti, onde giuda le conghietture del 
nofiro Interpetre Catulliano , quelli , benché d' altra patria , pur 
avrebbero parlato Veronefe più ancora di Catullo flefìo . Ma ven- 
ghiamo al Tribunale. Il Chiarifs. Sìg. Gio: Antonio Volpi nel Co- 
ncento fopra Catullo Carm, 61 > pag. %gg così feri ve : Hanc vocem 
( pregno ) Scipio Majjejus , vir Cekherrimus Ver. Illufl. Volum. 2. Lib. 
I. ubi de Catullo, exiflimat a voce Latina pronus, tamquam ab origine , 
detortam effe : affertque ad id fuadendum Catulli duo loca &c. Horatius 
tamen, quamquam Venufinus , Ode 29. Lib. 1. 

—— Quis neget arduis 
Pronos relabi pojje rivos 
Montihus ? — — 

A quefVefernpio aggiungali quello di Silio nel Lib. 7., che nori 
fu Veronefe, ma d'Italica, o Ila Corfinio ne' Peiigni; 
— — proni decurrere monte parabant . 
Si potrebbe altresì aggiutagere^quehV altro di Virgilio Mantovano 
Georg, lib. 1. 

Àtqtie 



\ < 



264 APOLOGIA 

Atque illum in prxceps prono rapii alveus arane : 

ma perchè l'Avverfario replicherebbe forfè, che Virgilio farà ito 
qualche volta ^ Verona , o da vicini Veronefi ciò avrà imparato 
ci contenteremo degli altri due. Ed ecco a terra il principal fon- 
damento, che progno venga da proms , perchè Catullo Veronefe ufa 
pronus in fignificato particolare, come appunto progno i Veronefi 
Air incontro la ragione per me addotta a favore del Tedefco prun , 
fumile nel fuo vigore. Dallo fleffo tribunale, o da quello di qua- 
lunque altra ragionevsl perfona attenderemo la fentenza definitiva, e 
intanto palleremo ad altro. 

XXIII. ScrifTe il Maffei nelle OJfervazioni Letterarie, che F Ope- 
ra di Giovanni Diacono è fenza titolo , e fenza nome dì autore: quan- 
do molto prima aveva io nella Relazione avvertito, che // titolo del- 
l' Opera in due luoghi fi legge , nel principio del Lik 4. , e nel principio del 
fefio . Nientedimeno non vuole aver fallato né pure in quello, per- 
chè il titolo nel MS. imperfetti (Timo non comparifee fulla prima pa- 
gina , e perchè anch'egli altrove ha detto : Chefihapoi nel corpo Hiftoria- 
rum Imperi alium appellaùo , cioè un'anno, e forfè due dopo ellere fla- 
to quei fuo abbaglio da me notato; quafìchè con ifpirito profetico io 
avelli dovuto prevedere anche ciò, che in apprefTo farebbe (lato per 
dire. Ma lafciamogliela vinta, che poco importa. Più importa il 
fapere, fé 1' Opufcolo intitolato Brevis Annotatio de duobus PliniisVe- 
ronenfibus , fia opera dei noft.ro Giovanni, ovvero d'altro Giovanni 
Veronefe, detto Manfionario , diflinto e dal Giovanni Panviniano \ 
e dal Giovanni nominato dal Paflrengo. Di quella feconda opinio- 
ne s'era dichiarato il Maffei nella Verona Illuflrata: ma nelle Me- 
morie Antiche, ove per la prima volta fu pubblicato i' intero Opuf- 
colo, fi morirò ancora, com'egli s'era ingannato. Non s'arrende 
già egli per queflo, ma pretende qui di nuovo pag. 317-) che tal 
Operetta ila d'un terzo Giovanni Veronefe Manfionario. E come 
lo moftra. ? Lo moflra col cambiare in prove le obbjezioni da me 
preventivamente fatte, e ri folte, fenza punto replicare, anzi né pu- 
re accennare le ragioni in contrario addotte. Bel fègreto a dir vero 
per impugnargli avverfarj eolle proprie armi, e vincere fenza fati- 
ca . Viltà , e malizia fìmile, propria folamente degl'ingegni ' inferio- 
ri,, e leggeri, non fembra punto verifìmile in un uomo , qual fu il 
Maflei ; pure diali un'occhiata alle pagg* 163. 164. e 16S. delle Me- 
morie Antiche, e vederaflì s'io dico il vero. L'unica cola , che fu tal 
propofito aggiunga egli di fuo, fi è , che il nofìra Giovanni favia- 
mente rifenfce , come il giovane Plinio ferule a Trajano in favor de' 
Criflìani cum provinoam Syriam regeret : ma pure della Birinia era 
Proconfole Plinio ^ allorché fcrifle quella lettera a Trajano , non* 
-della Siria. 

XXI V. 



ALLE MEMORIE DI ROVER ET 0., ^ 
XXIV. Non contento l'Avverfario dì di fender fi da quelle oppo- 
sizioni, che nei la Relazione del MS. di Giovanni Diacono fi> leggono, 
prende ancora a difenderli da quelle, che vi fono fiate cancellate, 
che vuol dire a combattere contra chi ha pofie giù V armi , e vo- 
lontariamente Ci è arrefo. Riferendo Giovanni Diacono pag. 136. 
col. 2. la favola del popolo Veronefe, che il Re Teodorico, men- 
tre fi flava lavando in un bagno , avelTe nuova , che il Demonio 
gli aveva fpedito cavallo, e cani per gire a caccia; dice, che fi 
tratte del bagno folus involutus l inteam ine , da tanta allegrezza fu fo- 
praffatto. Da che fembra raccoglier/? (foggiunfi io nella Relazione) che 
non con clamide , ma piuttoflo in camicia , rapprefenti "Teodorico quel mar- 
mo ifloriato , che nella parte inferiore della facciata della Chiefa di S. Ze- 
none di Verona ancora fi vede. Di là a qualche tempo , trovandomi 
in Verona, mi venne voglia di portarmi fui luogo, per accertar- 
mi ocularmente dei fafto , ed avendo trovato , che veramente una 
clamide, come il Maftci aveva fcritto non una camicia rapprefen- 
ta rozzamente quel marmo, cancellai fubito le foprariferite parole, 
e quindi è, che nella nuova edizione, che nelle Memorie Antiche fu 
fatta, non comparirono * I falli conofeiuti, ed emendati gli per- 
dona anche l'Ente Sommo: ma il Marfei non vuol perdonargli . 
Chiama dunque a Sindacato queir efpreflione da me medefimo ri- 
fiutata , e per far nafeere il ridicolo , tace il folum involutus Un- 
t e amine , e foggi unge della camicia: Strano abbigliamento per chi va 
a cavallo , e per un Re , che va a caccia ; quafichè la clamide foiTe il 
vero, e proprio abbigliamento de' cacciatori. 

XXV. O ce afone fi ebbe (feri ve il M^ffei pag. 31S.) più d' una volta 
d' accennare , come V Opera pò fuma del P.invinio /'opra le Antichità Vero- 
ne/?, da chi la diede fuori , fu in più luoghi corrotta , e guafla . Gli fu 
per fino fatto approvare nel primo libro la Naumachia immaginata mo- 
dernamente fra due ponti , e dire , che V Adige riceve in fé prxfertim Sar- 
cam . V avver far io fembra non confentire a tal corruzione , nominando pag, 
129. le giunte, che da certuno fi fofpetta ejferfi fatte agli ultimi libri . 
Queflo palio non alla pag. 129., ma alla pag: 149. delle Memorie 
Antiche ù trova, e dice così: Le ggefi ancora nel Lib. 6. delle Antichità 
Veronefi , che Canonico fi) ffe (Giovanni Diacono) ma letterata per fona 
m\avverti già , e/fere opinione e/' alcuni , che quel titolo fia forfè una di quel- 
le giunte, che da non fo chi agli ultimi libri della Storia Panviniana fi fof- 
petta peno fiate fatte . Da queflo parlare, come ognun vede , anzi ap- 
provazione della fuppofla corruzione e guafiamento del Panvinio , 
che difapprovazion fi raccoglie, poiché il da non fo chi, non al fi 
fofpetta, ma al fatto va riferito. Toccafi di nuovo queflo punto nel- 
le Memorie Antiche pag. 161. 162., e quivi altresì ali' ipotefi Maffc- 
jana il fiiO pefo vien dato . Pure poniamo, ch'io non foiiì flato sì 
pronto ad approvare la tanto decantata interpolazione. Neli'avvifo 

a' Leg- 



266 APOLOGIA 

a' Leggitori, che fra avanti all'Opera Panviniana , fi fa fa pere , 
come l'Autore Opus confeat , licei perficere , ac per polire , exìremamque 
'mcnum tmponere pr operante fato vetitus fìt , e come il MS da itam- 
parfi ex autographo Panvmii defcriptus fuit. ConiefTail veramente, che 
iy quod Panvimus perficere non potuit , ET quod autographum conjulere non 
liciti t multa menda i-rrevjerunt cum inHifloria ipja > tum in temporum ra« 
tione : ma s'aggiunge ancora : Mendas quuiem ipfas import umor es , fa- 
cile viri doclijfimi Jujlulere , quos juper editione corfului : ceterum reliqua 
graviora non aufì funt attingere , atque hanc Apeli is Helenam perficere , Da 
tutto qucflo ben fi raccoglie, che l'Opera dee aver non pochi di- 
fetti, ma dall'Autor ideilo provenienti. Il Maffei vuole, che ne 
abbia ancora per colpa di chi promofie 1' edizione, e fece fare la 
copia per la {lampa: ma per convincere, converrebbe aver l'origi- 
nale alla mano. Egli nella ftampa trova errori, che in mente del 
Panvinio crede impedibile poteffero cadere, e que (V argo mento ha, 
non può negarfi , molta forza. Convien però avvertire, che anche 
il Panvinio, quantunque uomo grande, e di cui fu icritto, che /<?- 
lum quod feire noluit ignoravit , pure non rettoricamente parlando, ma 
fecondo la verità, da molti, e grandi errori non fuefente. InOnu- 
phrio Panvinio (avvifa Giorgio Grevio nella Prefazione al Tom. i. 
Tbejaur. Roman. Antiquit.) fuerunt multa Ut ter a , multa indufiria ; fed 
tanta ingenii vis non erat, quanta in Mann t io > & Sigonio , quorum fcript a 
Unge funt limatiora. I foli abbagli (per tacer d'altri moltilììmi ) che 
nel citato luogo feoprì in lui il mentovato Grevio , inoltrano ab- 
baflanza quali granchi folle capace di prendere , mafTime in Ope- 
ra , a cui non diede V ultima mano. Dall'altro canto , quanto fa- 
cile, e pretto folle il noiìro Avverfario a voler apocrifo, e/da al- 
tri intrufo negli autori ciò, che non faceva per lui, è cofa noriiiì- 
ma, e con molti efempi potrebbe comprovare . Confiderai pertan- 
to fpalfionatamente la cola , "fé fofpeito, non ferma alìerzione , fu per 
ine appellato il fuppofto circa le interpolazioni dei Panvinio, fu un 
termine moderato, che mi parve di dover tifare in accennando una 
pretela, che a un bifogno non fo, come potrebbe fo /"tener fi . Pure 
quefìo termine materia d'accula, e vero delitto è in me divenuto; 
da che vegliamo quanto pronta, e cieca ubbidienza da tutti, e per 
tutto efigéffe queflo imperiofo Letterato. 

XXVI. D' altra difubbid lenza vengo immediatamente tacciato . 
Egli projejja (leggeil alla pdg.%18.) di venerare l'autorità del Murato- 
ri , e di riportarci fempre a MSS. : foche dunque fcrive fewpre CASSIO- 
DOR.O, benché CASSIODORJO faccia il Muratori, e così snjegni tre vqU 
t? il MS. pili antico, e majujcolo, e qualcU altro ancorai C.iJìodoriondV 
Opere del Muratori ho memoria ferma d' avello trovato : ma fo 
altresì d'avervi letto Vajfiodoro . Quello , che meglio può decidere 
della volontà di quel cciebratiiTìmo Scrittore, fono V ultime fiic Ope- 
re, 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. 267 

re, e ne' tre l'orni delie Antichità Italiane , che appunto è V ultima, 
forfè quaranta volte è fcritto Cajjìodoro^ e CaJJiodorio , fé non m'in- 
ganno, {blamente una, cioè nei Tom.i. pag.6%* Un. 13., il che può 
crederti errore di ftarnpa. Che più? Nel Tom. 2. pag. ^6. delle det- 
te Antichità non i feri ve egli cosi il Muratori ? „ AW Jeguente Secolo 
»ci fi presentano Magnus Aurelius Caiììodorus , pure Cailìodorius , 
„ come pretende il Chiari jjìmo March. Majfei . ,, Non è dunque vero 
generalmente parlando , che il Muratori fcrivelTe Caffwdorio . Egli 
fcriveva, come Tempre fu fcritto, non difapprovando nello fteffo tem- 
po chi diverfaroente feri vede . Ma il Maffei troppo bene fapeva , 
eh 5 io non fono capace di facrificarmi all'autorità né elei Muratori, 
né d'altri. Scherza adunque in quello luogo , e vtioldire^ che dap- 
poiché egli fece la bella (coperta dell'antico codice Veronefe delle 
Complexiones di Caiììodoro, che T anno 1721. pubblicò in Firenze, 
nella Prefazione delle quali pag. 45. notò , come finalmente s era 
per mezzo fuo icoperto il vero nome gentilizio di quell' Autore; io 
non mi fono fatto fcrupolo di feguitare l'ufo antico, e nonhoto^ 
ilo abballato il capo alla nuova dottrina. Le ragioni, per cui egli 
credette, che Caffiodorius , non Caffìodorus dovette (cri veri! , fono due, 
cioè, perchè così porta il mentovato codice Veronefe (quel qualch 1 
altro era aggiunto, ma lènza dire, ove s'appiatti, non merita con- 
fi de razione ) Cum pojì artem iypographicam inventam numquam , quod 
feiamus , tanta vetujiatis Caffio dori arni s codex emerferit; e perchè Genti- 
litia nomina apud Romanos ut plurimum in ius definere pervulgatum ejì , 
A quelle ragioni non tutti s' acchetarono , anzi ci fu chi aperta- 
mente s'oppofe. Se con buon fondamento, o no , non voglio efa- 
niinar io per ora; dirò bensì, che le certo folle, che Caffìodorus fu 
nome gentilizio , come il Maffei fuppone , e non proprio delia fa-, 
miglia, egli per avventura non fi fai ebbe sì male appoflo. Qui pe- 
rò per non equivocare, mi varrò delia fpiegazione , che di quelli 
termini diede il celebre Sigonio nel trattato De nominibus Romano- 
rum . Inter gentem (dice egli Cap< 4. ) & familiam illud interejl , quod 
gens ad nomen , fumilia ad cognomen refertur . Itaque ili a tanquam totum 
continere videtur ; bac quodammodo partem , exempli grafia : Valerli om- 
nes uniut effe gentis dicuntur , quia uno nomine continentur omnes ; avve- 
ro par te s gentis hujus funt plures , qua ex cognominum varietale dijimBa 
funt , eaque f amili & nominantur : ut in gente Valeria Maxim 7 , Mejfalla^ 
F lacci , Lavini , Faltones : in Cornelia Scipiones , Lenirli , Dolabella , Sul- 
la , Cima : in Aemilia Mamercini , Lepidi , Panili , Scauri , Bar buia , item- 
que in ceteris ; at vero Valerli omnes umus Junt gentis , itemque Ccrnelii , 
atqve Aemilii . Itaque reBe Fefius gentem definii eam , qua ex multis fami- 
Ihs conficeretur . E nel Cap. 5. Qui cognominum terminai ione s (cognomi 
chiama il Sigonio tutti quelli, che non fono prenomi , o nomi gen- 
tili^]) perfeqmti funt , ii frufira labor*ffe mihi videntur ; cum omnes termi* 

K k natio* 



268 APOLOGIA 

nationes Cognominibus, fi ita tertrpìte , Ò" eventus tulerit 3 convenire pnjjint , 
pr&ter eam , qua gentem notet . Itaque curri apud Livium nomina gentilicia 
multa prò cognominibus mendoje legerentur , e a ad Juam mtegritatem ex an- 
tiquorum monumenti s a me paulo ante redatta junt , ut Fabius Licinus , 
Marcus Kutilus , QuinBius Flammus , Furius Pacilus , è* alia ejujmodi : 
non Licinius , Rutilius , Flammius , Pacilius, ut vulgo legebatur . Di qui 
veggiamo, che i nomi, che finivano in ius , fono i gentilizj , non 
quelli delle famiglie , che in tutt' altra desinenza appunto , che 
in ius terminavano. Ora fentiamo Caflìodoro ftefTa VarìarumLib. i. 
Epifl.q., che della fua così favella : Verum bxc in ilio ( Caffiodoro ) 
jure mtrentur , qui patris, atque avi morcs nobili jjìmos ne feierunt . Caffi': do- 
ros fiquidem precedente s fama concelebrat . Quod vocahulum etfi per altos 
( per altri Soggetti così pcrfonalmente nominati ) vicseatur currere , 
proprium tamen ejus confìat effe f amili* . Se il vocabolo Caffiodorus in 
qualità di nome proprio ( come pare debba qui intendere ) era 
flato connine ad altre perfone , ma poi era divenuto proprio della 
fua famiglia, era dunque un nome peculiare di quella, non un no- 
me gentilizio comune ad altre, e per confèguenza in#/, non in /w 
doveva terminare . Il MarTei per eludere la forza di quefto parlo , 
col folito fuo ripiego , fenza autorità di MSS. vuole , che alias , 
non' ali »s fi debba leggere, e il lenfo Ila, che febbenc il nome di 
Caffiodoro ad altre famiglie era comune , pure foffe proprio della 
fila . Perchè poi pochi avrebbero capito , come proprio della fua 
famiglia potelTe chiamar Ca Inodoro un nome, che a più altre era 
comune, con nuovo ripiego egli aggiunge: Ex Aurelia gente Caffi** 
drorum familia primo fluxit: qua deinde in varias Jìirpes iter um diftr affa y 
Caffiodorius gentilità nominis rationem obtinuit , in plures Familias dìffu- 
fi , etiamfi %&r $%<ì%Uè ab illa prxjerretur , qua AuBorem nofirum edi- 
derat . Rifpondo però, che fenza ricorrere a querV ofeuro, e mille- 
nolo viluppo , e fenza abbandonare la lezion vulgata di Caftiodo- 
ro, comodamente può intender/], che l'Autore parli dì nome pro- 
prio, e perfonaJe, divenuto poi cognome della fua famiglia inquan- 
to che il padre di lui , e forfè i' avo così fi faranno nomati . In 
quell'opinione vie più mi confermo riflettendo , che fé Caffiodorus 
nel noftro Autore non è il nome peculiare della fua famklia, ma 
il nome gentilizio, de'quattro nomi , eh' e' porta, cioè Magnus , 
ovvero Marcus, Aurtlius , Caffiodorus , Senator , ninno farà il nome 
peculiare della famiglia, mentre Magnus , o Marcus è il prenome , 
Aureliur è il nome gentilizio, e Senator, come fi fa, è il nome pro- 
prio e perfonale. Mi conferma altresì nella fìeffa opinione l'eiem- 
pio di Boezio contemporaneo di Caflìodoro, il quale oltre al no- 
me proprio e individuale di Boethtus, e il gentilizio, che fu Anicini, 
e M.mlius, ebbe ancora quello di Severinus , che doveva edere il no- 
me della fua famiglia. Ho detto, che Boetbius era il nome proprio 

c in- 



ALLE MEMO AIE DI ROVERETO. log 
e individuale di quello Soggetto, giacché, come oflervò il Mura- 
tori nelle Antichità Italiane Tom. 2. Diflert. + x. pag. ^6., e primadi 
lui aveva oflervato Giacopo Sirmondo nella Di (Ter t. preporta ali* 
Epiftole di Sidonio, Pofl everfam Rempublicam Romanam , contracon- 
fuetudinem vetujiiorem , multis fere nominibus tunc ufi [unt Romani No ■ 
biliores , [ohm tamen uhtimum j'emper prò proprio habuerunt ; cetera vero 
nomina antecedenti* , ut plurimum a patribus , avis , proavis , pattuii , 
aliis cognati s fpetfatioribus mutuati [unt . Peraltro non mi è ignoto , 
che il Maffei nel Tom. 1. pag. 324. delle Offervazioni Letterarie cosi 
ieri ve: A Cajfiodoro igitur Gajfwdorii , ut a Eoe t ho derivati [unt Boe- 
thii , $¥9 gentiiitio nomine Manhm Severinus ujus efi . E pure egli me- 
defimo nella (iella Diflertazione aveva infegnato , che Cognomen y 
quod propri uni cujufque nomen erat , & perfonam ab aliis difeernebat , uni- 
cum folebst effe: propterea in Fajìis unice ut plurimum adhibebatur . Bor- 
tbms appunto, e non altro comparifee più volte ne' Farti Con foia- 
ri . Quello adunque era nomen proprium , che perfonam ab aliis difeer- 
nebat ; e fé era tale , non era dunque gentilizio, o della famiglia. 
Anche il nofVo Autore pertanto conferma coli 5 efem pi o fuo quell'al- 
tro fuo detto nella mentovata DiiTertazione : Prope jatale dixerim , 
ut cum de Ho minibus fermo di, Eruditi quoque e jecutin alienando vide an- 
tur , atque omnia contundere , & commifcere . Ho detto ancora , che 
non male forfè fi farebbe apporto il Maffei, allorché provafTe, che 
Q affio dor us fu nome gentilizio. Convien però aggiungere, chelarego- 
la, che i nomi gentilizj preflo i Romani termi» afferò in ius , none 
così ferma, che molte eccezioni non patifea. Come querto puntoè 
flato trattato dall'erudito Sig. Conte Gio: Rancefco Bagnolo nel 
Ragionamento della gente Curzia Pari. 2. pag. 197. , cosi in luogo delle 
mie, le parole di lui mi piace di qui riportare. „ V univerfal ufo 
„ Romano dà terminare i nomi Gentilizj in ius , così bene fi trova offerva- 
5 , to j che il Panvinio penso doverfi credere . che tutti que' nomi , che non han- 
„ no tal definenza , fieno corrotti , e non fino Gentilizj . // che pero affolu- 
„ t amente non è vero ; trovandofi in rea-'tà fopra antichi marmi , e medaglie , 
3 , dove non ha luogo il fof petto di correzione , nomi , che non pojfono ejjere , 
3, fuorché Gentilizj; eppure non fini f cono colla f olita terminazione àkius, co- 
3, me per efempio quefti di Tettiemis , Mominus , Urvinus 5 Tranquil- 
„ lus, che fono nelle no/Ire lapide Torinefi; e que fi' altri di Poppaeus, Vel- 
3, leus, Peduceus, che rapporta Pietro Servio nel Gap. 6. della fua Mifcel- 
3, lanea' 7 e quello anche d; Alicnus, che ojfervò Giuflo Lipfio in un antica 
„ medaglia ; e che fi legge parimente nel 1. delle IJìor. di Tacito Gap. 52. 
3, Legati Legionum Aliemis Cascina, & Fabius Valens. „ Veggafi 
ancora lo Spanhemio, e Monf. Filippo del Torre MomumenUVct. 
Ant. Part. 1. Cap* 1. pag. 6. Tanto fia detto circa il primo argomen- 
to Maffejano fondato arila ragione. Vengo ora al fecondo fondato 
full' autorità , e nfpondo 5 che porto che niun codice vi avelie da pa- 

K k 2 rago- 



270 AFOLOGIA 

ragonarfi in antichità co! Veronefe ( ii che forfè da tutti non fa- 
rà conceduto, fegnatamente dal P. Abate Trombelli nell'Arte dico- 
™fo ' Vetfr de Codt$ì Cip. XI. pag.ói. ) pure Caiiiodoro è nominato da 
H>. -vmaro, da Giovanni Sarefterienfe , da Sigeberto Gemblacenfe , 
da Onorio Augufloduncnfe , e da altri antichi autori , che codici 
rifpetto : noi fttK&hfcfiìixisi dovevano neceffariamente aver avuto fot- 
to agli archi; e gare neile edizioni, ch'abbiamo di quelli icritto- 
ri ^ajfiodorm è ro , qvunturrque Cajjìodorius ridicolmente ila 

loro (tato Ea t \ >t : re nelfedizion Venera dell' anno 1729. di tutte 
l' Opere del Senatore . Ca/Jiadvrus parimente lo chiamano Beda , e 
Paoio Diaumo fcrittori dell' Vili Secolo, e Cajfiodorus fcriveGipr- 
nande , che hot; nd Secolo iteffo di Caiiiodoro . Quale antichità 
farà mai ftattf quella de 5 codici da quelli fcrittori maneggiati * Si 
potrebbe ancora rifponde'-e , che come ii noftro fteffo Avverfario 
e 5 inferno pag.104. Chi dice : SECONDO UN CODICE , nulla afferma . 
il codice Verunele è un folo, e non è certo tanto antico, quanto 
doveano e(fer quelli, che da Beda, da Paolo Diacono, e daGior- 
nande furono adoperati. Come adunque ta\ua forza può avere , che 
al confenk) di .tutti gii altri debba eiìere preferito ì Aggiungali , 
che ii codice Veroncie non dal folo Maffei fu veduto, ma datan- 
ti altri Letterati Verone lì, anche hHidiofi dell'antichità, e tra que- 
fti probabilmente dal Panvinio, che ferirle precifamente De antiqui* 
Romanorum Hominibus : e pure non per quello Ca/fiodoriusCcriCCe mai, 
q iniegnò, che icriyer fi dovette queli' Autore . O alla ragione adun- 
que fi. guardi, o il givardi ai i 5 autorità, 1' opinione del' Maffei fon- 
damenti tali, e così inconciulì non gode, che lenza repliche fegui- 
ro univerfale poifa pretendere. Ecco i motivi , che non mi permi- 
sero d'abbracciala, e per li quali Cajjìodoro ho fempre ieri tto , e fem- 
pre fcriverò in avvenire, lafciando nel tempo ftelTo la libertà acia- 
fcheduno di fcrivere, come più gii piace. 

XXVIL Non è però in quefto luogo folo, ove il Maflei di trop- 
pa divozione verfo i MSS, mi dia la taccia . Anche alia pag. 304. 
ii legge ; Anche le emendazioni eviderji non hanno da valere , Je non in 
virtù di qualche codice? qual principio di Critica è queftoì infiniti ridevo- 
li errori, de' quali i MSS. fon pieni , ri converrà dunque approvare, e ri- 
cevere , rinegando la ragione, e /' ifior/a, per non perdere a MSS. il ri* 
/petto 7 Replicata imputazione, ed accula fi è cotefta , onde non fi 
può difpenfarft dal fermarvi fi fepra un momento . Da giovanetto 
mi venne alle mani Y Ars Crìtica di Giovanni Clerico , che con mol- 
ta avidità fu da me letta, e riletta. Tra l'altre cofe mi reitò im- 
preco, e con caratteri indelebili feoipito reftaf dovrebbe nella men- 
te d'ogni Critico quei.!' imporraiitilìimo avvilo , che fi legge nella 
Part. %. Scfl. 1. Cap. 14. num.z. Critici mmus in co tantum ejl fiìum , 
turare ut emendate Uganlur qi-ue Veterts jcrtpjcrunt, qualiacumquefint , ea^ 

Offe 



AL'LE MEMORIE DI ROVERETO. 271 

qus ,fi tiavideaVur , caligare: non, ut utilia tantum ( aggmngafi elegan- 
ti*, dotta, vera) dixijfe videantur , ?^zà?r<? . AMfcr £«/«? e/2 Scripto/ (ag- 
giunge lo fteflb Autore C*/>. 17. mm\i%.) qiii non fiepe potuerti aptius 
loqui, quam laquntHS ejl y feti incuria ita mentem exprejferit , feti animo Ubo- 
rantt commodior alia loquaìiò non occorrerti . Gli Antichi fallavano, co- 
me falliamo ancora noi, e per la medefima ragione , cioè perchè 
erano uomini , e perchè ad altri uomini dovevano arrìdavi! nelle 
produzioni del loro ingegno: ma da'loro ftcrfi errori noi poniamo 
imparar molto, e fono talvolta punti di fquifita erudizione . Se il 
Critico s'aiiatica per togliere queiti errori , o per occultargli , egli 
non corregge il libro, corregge l'Autore di quello, e ci priva ior- 
iè del più notabile e più importante di tutta l'Opera . Le colè d' 
ordinario fono oggidì quali furono in pattato , e folamente hanno 
perduto il nome, acquietandone un altro. Molte volte però i nomi 
fono rknafti, e le cole fi fono perdute, o almeno non fono a noi 
note; e molte altre volte ancora fon perite, e le cofe , e i nomi 
inheme. Di qui fi vede quanta confusone, ed ofeurità debba necef- 
fariamente incontrare negli fcritti degli Antichi, e quanto accorgi- 
mento fi ricchiegga nel Critico, che non voglia equivocare , e in 
luogo delle idee, e nozioni di quelli , non ami di prefentarci le 
fue, e quelle dei fuo tempo . Per # non urtare in quello pericolofo 
icoglio, chiara cofa è, che l'allargar la briglia all'ingegno, l'arbi- 
trare, e il giuocar di tetta non ùrk il mezzo più opportuno ; ma 
bensì l' attener/! a'MSS. , quando ma (lime godano quelli il vantag- 
gio dell'antichità. Melchior Cui laudi no prò pugna tor acerrimo dei 
correggere ex ingenio , non refta però nella Dedicatoria del fuoGo- 
mentario intitolato Papyrur di così avvertire chi legge: FateoKqui» 
dem eam effe optimam , & t ut ijfimam libro s emenàanài rationem , qu£ per 
manti f cripta , atque ea antiqmffima exemplatia infttimtHr , quando baberi pò f- 
funt : jed illis deficientibus , nitrii in hoc conatti cum laude pr^ìari , conila n~ 
ter eo inficias . Si fallerà, non v'ha dubbio, anche co' MSS. , ma in 
tal cafo l'errore non farà noflro , e il male farà minore , effendo 
ben peggio edere autore d' un tallo, che mero feguace . Chiarini - 
3110 nella Repubblica Letteraria* è peraltro il nome di Giufeppe Sca- 
ligero , e non poco altresì reputati furono Sigifmondo Gelenio , 
Davide Pareo, il mentovato Guiiandino, e Tanaqinllo Fabro . Pu- 
re e quefti , e molt' altri Critici in più alto credito farebbero (ali- 
ti , e maggior lode di giudizio Ci farebbero acquiftata , fé nel ma- 
neggiare gli fcritti degli Antichi meno ai proprio ingegno , edalle 
conghietture avellerò donato. Lo fletto può dirfi del celebre Daniel 
Papebrochio, troppo facile talvolta a volar per aria, ed a pròpor lezio- 
ni capricciofe , e infuffiftenti , per ifmentir le quali non fernpre gran 
la pere , ed erudizione abbifogna, come co' foli palli per noi io varj 
noilri Opufcoli notati , può comprovare . Quindi non fi faprebbe 

abba- 



272 APOLOGIA 

abbaflanza commendare la Tana ma (Ti ma di Elia Vineto, che nella 
Prefazione allo Scoiiafle antico di Perfìo così ebbe a dichiararti : 
Nihil in defcribendo mutavi , nihil detraxi , quod aliquando fam expertus , 
quam periculofumfit , eaflatim contro, ve tuffi codici s fidem auBoritatemque 
delere , aut mutare , qua in alienis [cripti s non probes . Se qua non probes , 
molto più qua non intelligas . Per poca attenzione a quella regola non 
fòlo i moderni Critici, ma gli antichi ancora fecero fpeflo ben po- 
co onore alla loro arte; onde è nota la rifpofla, che ad Arato , 
il qual desiderava un efemplar fìcuro dell'Opere di Omero, diede 
Timone, cioè: Si in antiqua exemplaria incideret , non vero in jam corre- 
ità . VolefTe pure Iddio, che ad Omero folo folle toccata quella di- 
sgrazia* Ella è toccata a tutti, più o meno, gli antichi autori , e 
gli ilefìi Teltl Civili , che pur per regola delie umane azioni fu- 
rono fcritti , non ne fono andati efenti. Son note le querimonie di 
molti dotti Giuriconfulti , i quali fi lagnano, che in luogo dell'an- 
tica Giurifprudenza , ci vengano talvolta prefentate leconghietture , 
<o piuttoflo immaginazioni di quello , e quello fcrittore» Di A e cur- 
ilo notò Antonio Agoilino Emend. & Opm. Lib. i. Cap. 3. , e Lib.q* 
Cap. 17. che Qua non probat , negatione addita, aut ablata emendat , e che 
Noflrarum opinionum amor has tantas dijcordias , & varietates creavit ; cum 
ea, qua no $j uteri pudet ignorare, mendofa effe exjjlimamus . Da quelle giu- 
ilo querele, e dalla fperienza flèiìa ammaeftrato io, proiettai fem- 
pre, lo confetto, venerazione alle antiche Carte, né di tal conte- 
gno mi pentirò giammai, men pericolofo avendo trovato il troppo 
amore de'MSS., che quello del proprio ingegno .. Non è già. per 
quello, che anche le emendazioni evidenti io pretenda non abbiano a 
valere, fé non in virtù -di qualche Codice, come 1' Avversario in- 
s'iuftamente mi rimprovera. Il punto ila , che la pretefa evidenza 
ila tale in se, e non tale la faccia a noi parere la premura di fer- 
vire al noft.ro argomento, come fperTiffimo accade. 

XXVIII. Ma torniamo in via, e veggiamo, fcT Avverfario , che 
a torto fempre pretende ettere flato notato, almeno una volta giudi- 
fichi la fu a proporzione. Il Panvinio, che aveva avuto la forte di 
leggere il fine della Storia di Giovanni Diacono , attefla chiara- 
mente due volte, ch'ella arrivava fina all'anno 13 io-. Sulla fede di 
quello teftimomio di villa lo fletto ferini anch' io nella Relazione . 
Il Mafie i all'oppoflo, avendo nel MS. pag. 37.. col. 1. quelle parole 
offe r vate : Ab unno Domini 280. , quo mortui junt Tacitus , & Floria- 

nus ufque ad prafentem annum Domini 13 13. , quo tempore Dominus 

nofìer Henricus VI. Imperator Komanum guberaat Imperium , fluxerunt 
anni io 18.: e quell'altre pag. 218. col. 2. Ab ipfo Othone , qui coepit an- 
no Domini 962., ufque in annum Domini prafentem 1320.; non ebbe 
difficoltà d'aderire, che la noflra Storia pattava oltre all' anno 13 io» 
Fu rifpoflo, *he da quelli due palli , i quali altro non indicano , 

che 



ALLE MEMORIE DI ROVERETO. iy$ 

che gli anni dell'Era Volgare, a'quali Y Autore fcrivendo era ar- 
rivato, non polliamo già inferire, che fino all'anno 1313» , ovve- 
ro 1320. conducete la Tua Cronaca , ma bensì , che da quando 
feri (Te il primo paffo, finche fende il fecondo, fette interi anni era- 
no paffati . La cofa è tanto facile , e chiara , che la vede un cie- 
co. Pure l'Avyerfarip ornatamente (orienta pag.^ig» il ilio primo 
abbaglio, e dice parere Non improbabile, che fino a quel tempo condu- 
cete l' Ifloria jua , fenza però provarlo con alcuna ragione. Fu detto 
per pietà, che quefto fuo abbaglio Tiuttoflo ad inavvertenza , che a ma- 
lizi-: voleva attnbuirfi: ma la pertinacia nel difenderlo obbliga ora per 
verità a credere piuttofio il contrario. 

XXIX. Anche al giudizio del Muratori s'oppone egli circa la 
pubblicazione di quella Mf. Storia , quantunque peraltro anch' egli 
confetti, che Manca della parte più defider 'abile , cioè de' [ecoli all' Autor 
più vicini, e per confeguenza non contenga, che quella parte , la 
quale nel dar fuori limili Opere fuol relcinderfi dagli editori , per 
non moltiplicar libri fenza neceiTità , e far gittare il danaro a'com- 
pratori, giacché, come con tutta verità offervò l'accennato Murato- 
ri , ottimo giudice di fomiglianti cofe: Gli Storici noflri vivuti nel Se- 
colo XIV. nulla fogliano recar di nuovo in parlando de* Secoli Langobardi, 
e Carolini , perchè non ebbero ordinariamente , fé non quelli Storici prece- 
denti , che abbiamo noi. Pure il Marlei , anche così imperfetta, come 
fi trova, vuole, che meriti la luce, e dice, che il Muratori parlò 
fenza averla veduta, e filila mia relazione, quafichè quella non fof- 
fe un riflretto di quella , che poi ufcì a ,flampa , nella quale cofa 
offervabile, e che l'Autor favorifea, non fu omelìa . Dice ancora 
a favor della llampa, che iiamo in un fecolo , in cui non fi cerca 
che di {lampare , e in cui tanti eoa inutili, e qualche volta ridicoli anec- 
doti fono /iati ben ricevuti; onde la Storia di Giovanni Diacono , che 
non è tale, e che ha lumi*, e palli notabili , non dovrebbe edere mal 
ricevuta. Ma s'accinga pure per tal motivo all' imp re fa chi n' ha ta- 
lento , che da me certamente non farà mai invidiato. Notai , che 
utile (lata farebbe per chi una nuova edizione del Paftrengo De 0« 
nginibus rerum avefie intraprefo, poiché da più indizj m'era accor- 
to , Uno àe maggiori fonti e/fere queflo , da cui queir Autore ha derivato , e 
che *>er confeguenza non tanto ad emendare la {lampa feorrettiffima , quan- 
to ancora ad illu/ìrare lo Jiejfo teflo affaijfimo potrebbe contribuire . Qui 
però 1' Avverfario per fempre , e a tutto contraddire , o perchè for- 
fè goderle la privativa circa \\ difeernere il meglio de' MIT., fi op- 
pone, e decide francamente/^^ 20. che Ter verità ciò fi non verifica^ 
e nulla di qua fi trarrebbe per emendarlo. Non è più in Rovereto , e 
non è in mia mano, come lo fu lungamente il Mf. di Giovanni 
Diacono, onde il colpo gli farebbe facilmente riufeito, fé per buo- 
na forte la gentilezza dell'eruditismo Sig. March. Gio: Giacomo 

Dio- 



254 APOLOGIA 

Dionifi Canonico Bibliotecario, che da capo a piedi lo hadiligen- 
tiflhn aniente fquadernato, anzi ne ha fatro un funto , non avelie 
provveduto ai bifogno . Con concie Tua lettera così: egli mecos'ef- 
prime: Per emendarlo non poco a dir vero di qui fi trarrebbe ; molto pe- 
rò per accrefcerlo , ed illuflrarlo . Ma che ci fi voglia dare ad intendere , 
che il noflro Diacono non fi a uno de maggiori fonti , onde ha derivatoti Pa- 
jìrengo , anzi che non fia , direi quafi 5 lo fcopo maggiore dell Opera [uà , 
ijuefìo è poi ciò , che paffar non dee altrimenti , effendomi io pia volte da 
molti rijcontri accertato di tanto . La benignità del Sig. Canonico- fi e 
ancora eflefa a fomminiflrarmi di quello fuo detto non poche pro- 
ve; ma per non allungare di foverchio ii difcorfo , mi contenterò 
per ora di una : o due , che varranno per cento . Di Apollonio 
così il Diacono pag. 13. col. 3. Apollonius urbis Roman* Senat or , impe- 
rante Commodo a fervo prodi tus , quod effet Chrifiianus &c. Dello fletto 
Apollonio così il Paftrengo pag. io. B. Apollonius Roman* urbis Sena- 
ter , Commodo Imperatore a fervo proditus , quod Chrifiianus effet &c. 
Ognuno vede, che il fonte di quefla notizia è S. Girolamo DeVi- 
ris Illujlribus cap. 42, S. Girolamo però in luogo di imperante Com ■ 
modo , dice Commodo Principe,, e in luogo di a fervo proditus, dice a 
fervo Severo proditus . Se il Paflrengo adunque non dal Diacono , 
ma dall'originale avelie prefo , Commodo Principe avrebbe detto , 
non Commodo Imperatore, e così il nome del fervo avrebbe aggiun- 
to, che pur non efpreffe. Lo dello Diacono pag. 49. Florebant fub 
eo ( Conila mi no ) illuflres viri .... Api acius quoque Cyrillus , qui Gr teca 
in Latinum vertit fermonem. Anche il Paflrengo : Aptacius Cyrillus 
Gr&ca .in Latinum vertit fermonem . L' originale è Capitolino ne' due 
Maffimini cap. t. ma fé il Paflrengo da Capitolino, non dal Dia- 
cono avelie prefo, non già Aptacius ma Tatius , o Statius avrebbe 
detto, che così fcrifle Capitolino. Non fol amente il Paflrengo ( fegue 
il Sig. Canonico nella lettera ) a certi luoghi prefe ad unguem dal Dia- 
cono per formare il fuo Uhro , fino col ricopiare gli flejfi fenfi , e le flejfe 
parole di pianta ; ma dico anzi , che dove non volle prendere dal detto Dia- 
cono , molti errori vi mifchia, e vi intrude, da' quali il Diacono total- 
mente va efente . Anche di tutto queflo non mancherebbe la prova, ma 
per brevità palleremo ad altro. 

XXX. „ Non fi verifica parimente punto ( fegue 1' Avverfario ) che 
y , il noflro Storico, menzion facendo di Coronato, quale la vita fcriffe diS, 
v Zenone , lo creda viffuto a tempo dell' iflefjò Zenone . Ove di lui parla , 
„ finifee così: Coronatus vir Chriflianillimus Veronce claiuit , oc vi- 
„ tam B. Zenonìs mediocri flylo compofuit, a A quel, eh' io veg- 
gio , il Mf. di Giovanni Diacono non ha mai avuto la forte d'el- 
fere ben intefo, fé non dopo l'acquifto fattone dal Maffei . Gran 
difgrazia farebbe (lata quella di quello Codice l'eliere pi ima capi- 
tato in altre mani, che nelle fue. Vegliamo però, le la cola fia 

vera- 



ALLE MEMORIE D I JIOVER ET 0-, 275 

veramente così, II tede mentovato gentiiifnrao Sig. Canonico an- 
che circa queffco punto così in altra fua mi feri ve : Che poi non fi 
verifichi , anzi con tutta certezza , che non abbia creduto il nojìro Giovan- 
ili, che Coronato vrveffe al tempo di S. Zenone , dico, che hifognerebhe in 
tal cafo negar piattono là luce del Sole nel più chiaro meriggio . Per com- 
prendere quella verità, convien avvertire, che Giovanni Diacono 
nella fua voluminofa Stona regiftra tra l'altre cole anche gii Uo-, 
mini liitulri in lettere fecondo il tempo , in cui fiorirono . Parla 
adunane pag. 31. col. 4. anche di S. Zenone: Florùerunt inEcclefiaiU 
lufires Dolores, Inter quos B. Zeno Epifcopus Veronenfis , Dottor -egr egius 
&c. Segue la narrativa delie azioni di quello Santo , indi immedia- 
tamente così • Coronatus vir Chrifiiamffimus Verona claruit, qui Vitam 
£'. Zenoms mediocri flilo compiuti . Diomfius Alexandrinus Epifcopus tui\c 
alar air, qui, ut dicit Hieronymus in libro lllufirium Virorum , dum ad~ 
huc effet Presbyter , Alexandrinam Scholam fub Heracla rexit . Mie plures 
Epijìolas edìdit &c. Novatianus etiam h&'felicus fcripfit de Pafcha , de Sab- 
hatho , de Circumafione &c. Eodem tempore ^ imperante adhuc Gallieno , 
Felix Papa , qui Dionyfio Martyri fuccejferat , martyrio coronatur &c. Ec- 
co fé fi verifichi, o no, che il noftro Giovanni Diacono per er- 
rore credeva, che Coronato- folle viffuto a tempo di S. Zenone. 

XXXI. E <]uefte fono' le ragioni , quelle le prove, in virtù deU 
le quali pretende il Màffei , che riltampandofì le Memorie antiche 
di Rovereto , ove l'Indice dice Maffei notato , s'abbia ad aggiungere 
a torto fempre* Conchiude per tanto coll'aOìcurarci „ Che da -molti 
3 , errori non fi crede e/ente, e che gode d* effere avvertito, e corretto : ma 
5 , fi urta alle volte in vitiligatores , quos Cato eleganter ex vitiis & 
3, iitigatoribus compofuit, quid enim fili aliud quam ìitigiUit , aut 
,, litem quaeruntf* u Col qual epilogo a dire candidamente il vero, 
fé foifi flato nel cafo fuo, avrei avuto timore , non forfè mi ve- 
rnile applicato l'elogio, che al Sodino fece il Cujaccio : Falfo ad- 
modum , & mani fé ft a mendacia fcriòenr , propria fibi convkia per per am m 
omnes effundit . Aggiunge per compimento pag.321. Non fi ajpettafie, 
che in contracambio -a cercar da riprendere nelli Jcntti dell' oppofitore fi rivol- 
ga chi s' è difejo , perchè queflo troppo contrario farebbe al fuo genio , i trop- 
po dal fuo coflume lontano , Quante volte chi Se difefo , porte dalì'un 
de' lati le parti di dlfenfore, fi fia rivolto a cercar da riprendere, e 
da accufare nella mia Relazione , lo abbism veduto di fopra . Non ha 
ometto perfino fievolezze gramaticali , e non ha perdonato ne meno 
a qualche errore da me medefimo conofeiuro, e corretto ; donde è , 
che non faprei qual fede dure a .quella fua dichiarazione . Sia però 
comunque h voglia, che maliffimo ha fatto egli, non riprendendo 
negli ferirti miei ciò, che di flprenfione gli pareva degno, mentre 
fé di tanto m'aveiTe graziato, e fé colf ammaestrarmi , e corregger- 
mi, alcuna notizia di più m'averle fatto acquetare; ficuraraente gli 

L 1 avrei 



ijó APOLOGIA 

avrei fatto vedere, che circa tali cofe io fodimofirare co' fatti ciò } 
ch'egli va predicando a parole. Maffei notato dice l'Indice, con 24. 
numeri appretto : ma dice ancora Maffei lodato , ancorché i numeri non 
fieno tanti . La critica verfa quafi Tempre fopra la Verona, Illxfirata, e 
quella alla pag. 7. delle Memorie Antiche è detta ; Opera di maggior 
erudizione , e dottrina ripiena , che il titolo non dimojira . Di qui fi vede , 
che non odio, invidia, o altro baffo, e vile affetto ci mode in ifcri- 
ràaflb la penna; ma bensì la premura di far ofservare qualche piccio- 
lo neo in cosi gran corpo, acciocché la bellezza di quello non faceile 
prendere per grazie e pregj anche le fleffe imperfezioni, come ne 5 la- 
vori degli uomini eccellenti fuole non di rado avvenire . Io auguro 
ben di cuore all'Autore, che alla Veronn Illufuata^ o per dir meglio 
all'illuftre nome di lui danno maggiore non rechino quelle fue difefe 
di quello, che le oppofizioni mie gli abbiano recato; di che peraltro 
molto, e poi molto fi può dubitare. A fuo dire pag. 306. egli Ha 
fempre sfuggito al poffibile /' andar rifpondendo alle critiche , e fenza dieviar- 
fi dal piacere delle jus applicazioni , ha la/ciato , che ognuno creda , e par- 
li ^ come gli piace ; e fé così è, non tutti forfè fapran.no capire, co- 
me occaiìon opportuna gli fia fèmbrata coteita per rompere final- 
mente con tra fuo ufo il fìlenzio, ed alle critiche minutamente rifpon- 
dere . Se quello foffe veramente il luogo proprio, e l'incontro più 
favorevole per lui, Io giudichi chiccheilia , e fopra tutti V. S. Illu- 
ilniììma, la fofferenza di cui sì incautamente ho cimentata con que- 
sto lungo, e tediofo cicaleccio. Negli fcritti folamente di certi ozioil 
baccalari, che non già per infegnare, ma unicamente per effere Au- 
tori, fchiccherano tutto dì libri, e condannano poi le {lampe a pub- 
blicargli; vorrei, che fi trovaffero quelle compaiììonevoli debolez- 
ze, che nell'Appendice di quello grand' uomo fiamo andati (copren- 
do, acciò l'offervare, che non per quello fi refla d'entrar nel nu- 
mero degli Scrittori, non defle loro maggior coraggio di vie peg- 
gio fiancare i torchi. La vera confeguenza però, che da quello efèm- 
pio vuol trarli, fi è, che quando il troppo amore delle cole pro- 
prie , la prefunzione di non aver mai fallato, e il prurito di con- 
traddire, e non cedere giammai anche a chi ne fa meno di noi , 
arrivano ad occupar la mente de maggiori Letterati , a tutte le mi- 
ferie, e deformità de' più deboli, rozzi, e rintuzzati ingegni fi veg- 
gono anch'effi foggetti. Raffegno a V. S. IlluilriiTima tutta la mia 
fervitù, e con piena dima, ed offequio di votamentc mi confermo* 

DiV. S. IlIuilriiTima . 

Rovereto 15. Maggio 1756. 

Umilifs. Dev. Ohblig. Servitore. 
Girolamo Tartarotti Serbati, 

A P- 



APPENDICE 

In cui fi contengano alcuni documenti inediti y fparfamente* 
accennati nell'Apologia, 

C N ANNOTAZT O N I 

D E L V A 'U T O R E; 



LI t 



«79 

AVVISO- 



I. TL primo documento è un Catalogo de' Vefcavi di Trento , 
che Mf. conferva!! nella Libreria dei Gattello di quella cit- 
tà in un Mettale membranaceo , fcritCo intorno all'anno 
1022. fotto il Vefcovo Udalrico IL Ne ebbi già copia, benché non 
intera, dal Canonico Pantaleonc Borzi: ma ora per gentilezza del 
Sig* Canonico Fiancefcantonio Alberti, mi è i infetto di tmferiver- 
lo perfettamente, e quale fi trova nell'originale. Quefto Catalogo 
è dipoi ftato da differenti mani continuato fino a Gerardo Cremo- 
neie, eletto Vefcovo di Trento l'anno 1224. Dalie parole, che pre- 
cedono il Catalogo, cioè: Memento etiam Domine & ' eorumnominum , 
qui nos pr&cejjerunt curri figno fidei^ & dormìunt in fomno pacis , par- 
rebbe un Dittico, limile a quello del Sacramentario Arelatefe , 
pubblicato prima dal Mabillon Veter. Analeclor. pag, 220. poi dalSig. 
Sebaftiano Donati nel Lib. 2. e. 14. de* Dittici degli Antichi profani, e 
[acri: ma a ciò odano più difficoltà a mio aedv-x inoperabili . La 
prima fi è, che nel noftro un elogio frapponfi agli antecedo ri di 
S. Vigilio, il quale fi legge dopo Aftero, ed un altro ad Udalri- 
co II, fui fine, come pure il vederfi fparfo d'altre memorie fiori- 
che intorno allo fletto Udalrico, e ad Hiltigario, che dopo Hilti- 
gario fi leggono, cofe tutte, le quali ad un vero Dittico non pof- 
fono per modo alcuno convenire. Merita ancora rifleffione, che in 
un vero Dittico della Chi e fa di Trento non fi farebbe Vigilio fue- 
ceffor immediato d' Aftero, mentre fi fa con fi carezza , che fncce- 
dette ad Abbondanzio, e tra il primo Vefcovo, e S. Vigilio non 
fi frapporrebbero ledici Vefcovi, coftando dagli Atti di quefto, che 
fu il terzo Vefcovo di quella Chiefa, nonildiciottefimo . S'aggiun- 
ga , che nel noftro Catalogo non manca Agnello , che fu feifrna- 
tico, il qual però mancherebbe in un vero Dittico, ove gli lei {ma- 
lici non fi notavano, o notati cancri- vanfi . Per quelle ragioni in- 
clino a credere , che quantunque rJTa reità d'un MefTaie fi trovi 
quefto Catalogo, e vi precedano l'accennate parole, pure altro non 
ila, che un regiftro ad ufo iftorico, tratto in parte da' facri Dit- 
tici, e in parte impattato a genio dei kcolo , e dell'autore, in tem- 
po , in cui Tufo de Dittici nella Chiefa di Trento doveva efrere 
celiato; il che ancora pare fi confermi dalle parole, che immedia- 
tamente precedono il Catalogo, cioè: Or do Epifcoporttm Sancii Tri- 
dentina Ecckjtse. Di forni gli a nti Cataloghi unì e (empio abbiamo nei* 
la Cattedrale dì Novara > che uno ne conferva; copiato- dal Ditti- 
co 



2 So A P P E N D I C E„ 

co originale- della Collegiata di S. Gaudenzo di effa città da certa 
Airaldo Sottolcvita, e pubblicato dalloftcffo Sig. Donati nel lik zttp., 
fcf. àcìl^L mentovata Opera. Certacofaè, che intorno alia ferie de' no- 
tiri Vefcovf monumento più antico , e , quanto agli ultimi , dirò ancora 
più pregevole noi non abbiamo di quello. Oltre a molti altri lumi, 
che fé ne traggono, fventanfl più Vefcovi davarj autori con poco, o 
niun fondamento alla Chiefa di Trento attribuiti, come un Lucano,, 
un Vigilio IL Secondo Abbate, Volderico, o fiaOvaldarico, Arimon- 
do , Otelrico , o fia Vvoldarico , Teudaldo, e Hartvvieo . Circa il mede- 
fimo. Catalogo, così trovo Scritto nell'Operetta De PrivilegHs , & £- 
xemptione Capii uli' Cathédralis Veronenjls pag.. 73.. Nota 9. Huic quidem 
Cataloga Hieronymus Tartarsttus. in Dijfert. de origine Ecclefi* Tridentina 
pag. 8. fidem detrabit , cum fine ulto 'andamento , utputat , poflerius com- 
paBum^ ex diptycis non- prodeat . At pratermijfis quatuor prioribus [acu- 
ii s , certe Catalogus tam' multa r & pura Epifcoporum nomina pmferens , 
oc fcriptus ineunte Siculo XI. precipue quo ad feriem y Ò" nomina Epifco* 
porum , qui duohu % pracedentibus fieculis eam Sedem- tenuerunt , maxime 
auBoritatis- eff. Quanto al non venire interamente da' Sacri Dittici 
«•ledo. Catalogo, fé- cosi credetti nel citato- luogo, così' credo tuttavia 
per le ragioni e là, e qui accennate, in vigor delle quali non lo ili- 
mai degno* di fede circa i primi Vefcovi, e i primi fecoli della Cinc- 
ia di' Trento . Quanto poi all' autorità del medeirmo intorno a' Vefco- 
vi poflericrF, de' cpali nella citata DilTertazione De origine Ecclefiae 
Tridentina- nulla ferirli io, accordo , che fin molta , ove fi tratti de* 
Vefcovi più allo ferir tore vicini, cioè all'anno 1022.: ma non ac- 
cordo già r che. fra. tale circa l Vefcovi , troppo da. quello di- 
lla n ti - 

K. Il fecondò documento è un Diploma dell 5 anno 1198. , coni 
tenente l'In velli tura di caflel Barco-, e d'una cafa ai cartello della 
Predaglia, che nomine reBi Feudi fa Conrado I. Vefcovo di Trento 
a Briano quondam Aldrighetto da Cafìelbarco<. Una copia autenti- 
ca di quello Diploma li conferva nell'Archivio Capitolare di Tren- 
to -, ed' anche in quello di cafa- Callelbarco a Milano^ nel. volume 
ietto il Libro Rojjo , ed è la più antica Carta, che intorno» a quella 
nobil famiglia, io abbia fin £!2J feoperta. Nel darla io feguirò per lo 
più la copia venuta- da MiKfocf^fmie più intiera ■„ e credo ancora. 
più fedele- di quella, che da Trento fi è avuta .. 

III. Segue un altro Linimento dell'anno 1224.,. fpettante ali* 
Chiefa., e Spedale- di S; Adelpreto , P o piuttofló Adalberto di Ar- 
so , 1' originai del quale nel pubblico- Archivio di Riva fi confer- 
ma , e da quello è flato da me fedelmente copiato . Piacevole im- 
jragi nazione Ci è quella di alcuni moderni Scrittori Trentini, che 
ejncila Chiefa , la quale ora ha cambiato titolo , fotte già dedicata 
ké Alberto Vcfcoxo di Trento , quando ncL 1224. quel fuppofto 

Mar- 



APPENDICE. 281 

Martire nella lisa propria fede di Trento non folo non aveva Chic- 
la, Altare, o commemorazione nell'Uffizio , e nella Meda ; ma 
con era pure flato elevato da terra il Corpo , e li giaceva in un 
cantone del Duomo , ov' era flato feppellito . Veggafi fu tal pro- 
poli t-o il Num. XXVII. , e XLV.. della feconda Lettera fopra il Ve- 
scovo Alberto . Si è detto più volte e nella detta feconda. Lette- 
ra , e nella prima, che Culto pubblico, e fclenne verfo quello Ve- 
fcovo non può provarci prima dell'anno 1560. , poiché nel Calen- 
dario Perpetuo ad ufo della Chiefa di Trento in tal anno iifcito , 
non è nominato: ma bel documento mi è venuto alle mani , eoa 
cui non fòlo al 1560., ma al 1593. pofteriore fi prova cotal Cul- 
to, cioè le Coflituzioni Sinodali del Cardinal Lodovico Madruz- 
zo Vefcovo, e Prìncipe di Trento, in detto anno 1593. emanate, 
nel cap. 23. delle quali, eh' è De Feflis , cosi ila fcritto : Pmter fe- 
lla , q*£ ex prete epto Ecclefijz celebranda funi , in Epifeopatu noflro Tri- 
denti folemniter ab omnibus .celebrando m efl fefium D. Viglili Epifeopi , 
if? Martori s gloriofi^ Patrona ipfius Civitatis , ac totius Dio? cefi s . . . , 
Fefta autem Santforum Sifinnii , Martyrii , ÈF Alexandre Martyrum : 
item S. Maxentia matris S. Vigilii , S. Komedii Confefforis , & S. Si- 
monis Innocenti^ Mariyris , ejvfdem Tridentina Civitatis , & Dicccefif 
Advocatorum , in Ecchfiarum de die at ionio us , Ì2> juxta piam cuUifqve loci 
confuetudinem , objer Vanda funt ; quemadmodum fefia S. Martini , Ca- 
iharincR, Ant onii , Maria Magdalen* , Rochi y Agnetis , Gregorii , & fimi- 
Ha. Se Alberto pubblico, e folenne Culto avelfe avuto in Trento, 
jl nome fuo non farebbe flato in quello luogo taciuto. Vegga fi da 
ciò qual conto d&e far fi delle aÒerziorìi de' mentovati fcrittórà 
Trentini intorno all'origine, e antichità del Unito di quello loro 
Vefcovo, e tra quelli dd Decano Leopoldo Filati , che alia pag. 
81. della Differtazione fopra la Santità, e Martirio del medefimo 
così francamente feri ve: Non occorre, che il Sig. T art arotti cerchi al- 
tro , quando la Chiefa di Trento nell' Uffizio , e nella Meffa incominciaffe 
a venerare come Martire quefto fuo T ' Fu /otto il Card. Cristofo- 

ro Madruzzo , che ha governata la JuaXhufa dal 1539. fin al 1 575- 

IV. Vengono appretto due Vire, una di S. Vigilio Vefcovo dì 
Trento, l'altra di S. Remedio, fcrirte intorno alla metà del feco- 
lo XIII. da Bartolommeo da Trento Domenicano nel fuo Leggen- 
dario de 1 Santi, un Mf. del quale coMervail a Roma nella Libre- 
ria Barberini Cod* 2061. in quarto, ed Utì altro nei Monaftero di 
S. Giorgio della Valle dell'Eno. La vita di S. Remedio viene da 
quefio Codice di S. Giorgio, con ogni diligenza fatta colà traferi* 
vere , e a me gentilmente inviata dal Sig. Configliere Cario Ba- 
rone de Buffa: ma quella di S. Vigilio fu da me tratta in Roma 
dal Codice Barberino. Dopo gli Atti di S. Vigilio pubblicati con No- 
te dal Papebrochio nel Tom. V. di Giugno, parrebbe foverchio ii 

dare - 



iftfc A e P E N D I CE. 

dare quefta Vita, chz ài quelli è come un co>n pendio. 'Pure qual- 
che lume fomminiitrandoci intorno alie cole di Trento , maiiime 
nell'introduzione, che vi fa l'Autore, ho {limato utile il pubbli- 
carla, tanto più, che coll'ajuto de) Codice Sangiorgiano qualche 
pafio del Barberino mi è avvenuto di migliorare. Più di gran lun- 
ga confìderabile fi è la Vita di S. Remedio, il più antico monu- 
mento eflendo, che circa i fatti di quel celebre Santo Tiroide fia 
a me riufeito ài rinvenire . Paria Bartolommeo di quefto San- 
to anche nella Vita di S. Vigilio, e dice, ut in ejus gejìis Ugaur , 
con che pare accenni Atti più antichi, e diverti da quelli > che ab- 
biamo da lui . Quelli *4tti però, per quanto ho potuto fin qui in- 
dagare , non fono pervenuti infino a noi . D'Atti antichi di S. 
Remedio, elidenti nel rvlonafkro Summontoriano , o Ila di Ho- 
henvvart Diocefi d'Augufta, fa menzione Andrea Brunnero Anna- 
lium Bokorum Part. i. Lib. 4. pag. 458. Il P, Raderò nella Bava- 
ria SanHa voi. 3. pag. 22. ha dato quelli Atti, e per verità nella lo» 
ilanza , e orditura delle cofe tanto di i paro camminano col no- 
flro Bartolommeo, che di là potrebbe parere tratta la fuaVita. Va- 
riano però in qualche punto effe nzi ale, come appreffo vedremo. La 
mentovata digrefftone intorno a S. Remedio, che nella Vita di S- 
Vigilio, da Bartolommeo fcritta , fi legge > è fiata poi pofterior- 
mente impallata in qualche efemplare degli Atti (leifi di effo Vigi- 
lio; ma noi dal confronto impariamo , che tutto quei frammento- 
fon parole preci fé di Bartolommeo, pnefe dalia Vita, che ài S.Vi- 
gilio fcriiTe , e trafportate o da lui Hello, o da altri agli Atti ano- 
nimi ài elfo Santo. Avvifa il Papebrochio, che nel Mi", più autenti- 
co di S. Maffimino tal giunta non comparifee , e fi leggeva in vece 
in altro poco lincerò de' Cartufiani di Colonia; onde meritamente 
la efclufe dal teilo degli Atti, che aiede a' 26. diGiugno. In con- 
fermazione di ciò vengo dall'erudito, e tnfieme gemi h ili <r,o Signor 
Canonico Giangiacomo Dìonill avvertito, come in un Mf. degli At- 
ti di S- Vigilio del fecolo XVI. elidente nella Libreria Capitolare di 
Verona////. R. num-zi^. yedefi parimente tra' due fogni delia paren- 
tefi la mentovata giunta: ma non fi vede già in altro preziofo Codi- 
ce degli (le (Ti Atti, fermo fullo fpirarc del IX. fecolo, che nella itef- 
fa Libreria litt. g>. num.90. cenfervafj, e di cui con iomma cortefia 
itti ha fatto aver copia. Da efemplare fimile al Cartufiano , oai mo- 
derno Veronefe derivano gli Atti ài S. Vigilio, pubblicati da lionato 
Fez io appiè del Calendario Perpetuo di Trento, mentre in quelli pu- 
re la giunta di Bartolommeo vedefì intrufa. Dallo llcffo Bartolom- 
meo non quello folo pezzo, ma altro ancora è ftarop refò ad verhu»?, 
ed agli Atti di S. Vigilio unito, cioè le parole: Dttm autem S. Vigi- 
lini bis, & aliis tJ7Ìmculis dartfcsret &c. lino al fine. Anche quello 
taccone manca nel Mf. di S. Maflìmino, come il Papcbrochk) atte- 

ila, 



APPENDICE, 283 

fta, e manca nel Veronese antico. All' oppofto fi trova neiMf.dar- 
tufiano, nel Veronefe moderno, e negli Atti pubblicati dal Fezio . 
Lafciando ftare alcune favole, che contiene, le quali allo Scritto- 
re degli Atti più (inceri non fi potrebbero attribuire, come la do- 
nazione di Teodofio Imperadore alla Chiefa di Trento , quella di 
Carlo Magno, ed altro; vi è nominato l'Imperador Conrado IL, 
il che batta per convincere, che non fono parole originali degli At- 
ti di S.Vigilio, relitti tanti anni prima, che Conrado IL nafeette . 
Di qui appariice, che Atti, o memorie antiche di S. Remedfo noti 
ci fono rimafte, e che, com'io diceva, il più antico monumento d' 
autor conofeiuto è quello , che ora per la prima volta comparifee 
alla luce. 

V. L'ultimo documento è un Calendario Mf. unito ad un Mettale 
in pergamena pretto di me. Che quefto Calendario fervitte già ad 
ufo di qualche Chiefa delia Diocefl di Trento, fi rende fnani retto 
dall' olTervare , come a' 16. di Giugno vi comparifee il nome di S. 
Vigilio Vefcovo, e Martire di Trento in carattere rotto , che de- 
nota giorno fettivo, e che fuori di tal Diocefi non fi farebbe tifa- 
to. A' 30. d' Aprile vi fi vede pure S. Mattenza madredel detto San- 
to , e a' 29. di Maggio, ma di mano pofteriore, i Martiri di Val 
di Non Siflnnio, Martirio, ed Aleffandro, con una memoria del- 
lo (\cffo carattere intorno al B. Simone da Trento a' 25. di Mar- 
zo. Più folennità particolari della Chiefa di Verona vi fi ottervano 
qua, e là pofteriormente notate, da che pur fi rscco^liQ , che ad 
ufo di qualche Chiefa di quella città, o dei diftretto una volta fer- 
viiTe. Egli non porta nota veruna dell'anno, in cui hi ìcritto, ma 
dalla forma de' caratteri può giudicarli del fccolo Xlll. o dei princi- 
pio del fufleguente . I Santi più recenti da me ottervativi , fono S. 
Pietro e S. Chiara Vergine, il primo de' quali fa canonizzato V 
anno 1253. l'altra l'anno 1255. da che fi feorge , come prima di tal 
anno non fu comporto. Non vi fi veggono poi né S. Tommafo d' 
Aquino canonizzato l'anno 1323. né S.Pietro Confettbre, cioè Ce- 
lerino V.Pontefice, aferitto al numero ne' Santi l'anno 1313., i 
quali per ettere di nazione Italiani, verifìrnilmente vi comparirebbe- 
ro , fé dopo il detto anno 13 13. fotte flato fcritro ; onde fembra 
poterfl a buona ragione inferire, che in uno degli anni, che cor- 
rono, tra il 1255. e il 1313. fotte lavorato. Confermai! tutto ciò 
da una miniatura, che vi fi vede, rapprefentante un Crocifitto co' 
piedi l'uno fopra l'altro, forati da un folo chiodo, il qual coftume 
di dipignere il Salvatore in Croce , a detta del Senatore Buonarroti nel- 
le Ojjervazioni fopra il Dittico di Rambona , viene da' tempi dì Cima-, 
bue, ri/foratore della pittura, il qua] fiori verfo Ja fine del fecolo XIII. 
onde febbene non può arguirfi, che i Crocifitti con quattro chiodi di- 
pinti, fieno Tèmpre a Cimabue anteriori, poiché Ciraabue non vietò 

M m ad 



484 APPENDICE. 

ad alcuno il conferire Tufo antico; pure fuiTiiYendororTervazione 
del Buonarrofi, con buon fondamento s' inferifce , che i dipinti con 
tre, a quel celebre Pittore fieno poiìeriori . All' originai primo del 
Calendario alcuni Santi, e qualche altra notizia è fiata aggiunta da 
più mani pofteriori , che fembrano del fecolo XV. Si darà efatta- 
mente ogni cofa , ma per diftinguere, tre diverfe forte di caratteri 
fi uferanno. Col tondo fi rapprefenterà il carattere primo r e origi- 
nale, col corfivo tutto ciò, che vi fta fcritto a lettere roffe , e coi 
tondo più picciolo le giunte pofteriori. Quel di più, chefopraque- 
flo, e (opra gli altri documenti qui riportati potrebbe oiTervarfi , 
fi efporrà nelle Note. Aggiungerò folo per comodo di chi amari- 
volgere gli antichi Calendarj MlT. la fpiegazione d'alcune figle , che 
in quelli talvolta s'incontrano, l'ultima delle quali unita a nomi 
d'uomini, e di donne, compari (ce fpelTo ne 5 Calendarj Necrologi- 
ci, ed anche in Ifcrizioni , e Cronache. 

Deg. ovvero D eg. Dies JEgyptiaca. 

ry£ Duplex j 



^ovvero ^g 



Semidttpkx 



N. L. Novem Le FI ione s . 

0. ovvero g, Etagi mortuus . 



C A 



i8 5 
I. 

CATALOGO 

DeVcfcovi di Trento , fcritto intorno alt anno ioal* 

Memento etiam Domine > & eorum nomfnum , qui nos 
praeceiTerunt cum Tigno fidei , & dormiunt iti fomno 
pacis. Ordo Epifcoporuni S. Tridentina EcckCix. 



00 



TOVINI. 


I. 


ABUNDANTIh 


II. 


CLAUDI ANI. 


III. 


MAGORII. 


IV. 


ASPIDI . 


V. 


SAMBATII. 


VI. 


VALENTIN!. 


VII. 


GENIALIS . 


Vili. 


FIDELIS . 


Villi. 


VALERII. 


X. 


QUARTI . 


XI. 


MAGURIANI. 


XII. 


ADEODATI . 


XIII. 


PROBI . 


xml. 


MONTANI. 


XV. 


CYRIACI . 


XVI. 


ASTERI. 


XVII. 



Hi decem & feptem in mentis B. Vigiiium prsecedentes in 
in eadem Ecclefia Sacerdotes , oc Epifcopi extitemnt. 

S. VIGILII. XVIIL (2.) 



VIGILII. 


XVIII. 


EUGIPPYI. 


XVIIII. 


QUARTINI. 


XX. 


PEREGRINI. 


XXI. 


GRATISMI. 


XXII. 


ADEODATI. 


XXIII. 


AGNELLI . 


XXIIII. 


VERECUNDI. 


XXV. 


MANASSES. 


XXVI. 


VITALIS . 


XXVTI. 


STABLISIANI. 


XXVIII. 



00 
(4) 



M m z DO- 



286 C 

DOMINICI. 

RUSTICI. 

ROMANI. 

VITALIS. 

CORENTIANI. 

SISEDITII. 

JOHANNIS. 

MAXIMINI . 

MAMMONIS. 

MARIANI. 



A 



T A T 
XXVIIII. 
XXX. 
XXXI. 
XXXII. 
XXXIII. 
XXXIIH. 
XXXV. 
XXXVI. 
XXXVII. 



A ' L G O 



XXXVIII. 
DOMINATORE . XXX Villi. 
URSI. XL. 

CLEMENTI ANI. XLI. 
AMATORIS. XLII. 

H7LTIGARII. XLIII. (j.) 

fili! US 

lite eli a principio XLIII. a B. aiitem Vigilio viccfimus- 
fextus, qui Altare Ecclefiae praefati Martyris renovarit, 
asdificavit , reliquiafq; San&Qrum precioiìlììmas inibì 
condidit. 0dalricum autem Secundum, qui «une eft, 
quiq; criptam fundavit, Alrarè vero revelavit, totam- 
q; Ecclefiam in melius mutat; tantis fucceflbribus an- 
teceda, quanti ante B. Vigilium extiterunt, id eftde- 
cem & feptem 



DAN1HELIS. 


XLIIII. 




HEIMPERTI. 


XLV. 


(<*.) 


(ferDILCSCALCHI 


. XLVI. 


(7-) 


ADELGISI. 


XLVII. 




FRIDEBERTI. 


XLVIII. 




GISULFI. 


XLVIIII. 


i 


EERTALDI. 


L. 




JACOBI. 


LI. 




CHUNRADI. 


LII. 




TOHANNIS. 


LUI. 




BERNARDI. 


LIIII. 




MANASSES. 


LV. 


(8.) 


LANTRAMNI. 


LVI. 




ARNALDI. 


LVII. 


(*•) 


RAINOARDI. 


LVIII. 


(io) 


&DALRICI 


LIX. 


00 



Item (ÈJDARIGI Secundi benigniffimi Epifcopi , qui fìa- 
tum Eccleflx B. Vigilii ferenifììma p.ictate difponit in 
prsefentiarum ab anno Incarnationis Domini noftrijefu 
Chrifti MXXII.Patris &dalricimiferere B.Vigili . (12.) 

Stette di mano vofteriore . 
6 r HA* 



DE* VE $ C OV t D 1 TRENTO. 287 



HATTONIS.- 


LXI. 


HEINRJCI. 


LXII. 


PERVVARDI. 


LXIII. 


ADELPERONIS . 


LXI1II. 


GEBAHARDI. 


LXV. 


ADELPRETI. 


LXVI. 



(13.) Caratteri dìverfo * 
(14.) Carattere diverfo . Segue di ma* 
no pofìeriore . 
ALTEMANI Benignitìimi Epifcopi (15.) Irte a B. Vigilio in 

mus 

Ordine Epifcoporum L. afcribitur , a principio autem 
LXVII. , qui Ècclefiam B. Vigilii noviter renova vit , 
confecravit , reliquiafq; San&orum Martyrum Vigilii , 
Sifinnii , Martyrii , & Alexandre , & aliorum San&orum 
fiimma cum reverentia honorifice inibicollocavit, & Prx 
bendam Confratrum duabus Parochiis ditavit, & multa 
alia iifdem fratribus contulit beneficia . PoftniodumaSe- 
pulcro Domini rediens , casleftem Jerufalern viferc cu- 
piens, deporta omni terrena inhabitatione, ipfo dieRe- 
furrecfcionis Domini, hoc eli VI. Kal. Aprii. cum Crin- 
ito verum Pafcha celebraturus, e mando ad Domimi m 
migravit . Segue di mano pofieriore . 

ÀRNOLDI. LXVIII. 

EBRARDL LXVIM. (16.) 

ADELPRETTI. Viri Beati. LXX. (17.) 

SALOMONIS. LXXI. (18.) 

ALBERTI. LXXIL (19,) 

CONRADI. LXXIII. (20.) 

FRIDERICI piiillmi Epifcopi LXXIIII. (21.) Segue di mano pofieriore , 
Ifte a S. Vigilio in ordine Epifcoporum LVII. afcribi- 
tur, a principio autem LXXIIII. , qui fuo tempore Epi- 
fcopatum Tridentinorum pacifice gubernavit, & muitis 
asdifìciis decoravit, & Palatium cum Capelk nimia ve- 
tuftate, & incendio confumtum eminentiori muro reas- 
dificavit, & Ecclefiam S. Martyris Vigilii muro firmif- 
fimo conitruere defideravit; (ed Chrifto fervire cupiens, 
cum Vicedomino fuo Adelpreto (22.) qui ipfi fucceffor 
cxtitit, maretransfretavit,ibiqueincivitate , quas dicitur 
Acon (23.) Diem claufit extremum Vili. Id. Novembr. 
Anno Domini MCCXVIII. Indi&ìone VI. (24.) Sepul- 
tus ed autem in Ecclefia S. Maria? Virginis Hofpitalis 
Alemanorum juxta Altare. S. Vigili, ora prò anima ejus 
amen . Segue di in ano pofieriore . 

ADELP^ETI de Ravenftein Epiicopi Tridentini. LXXV. (25.) 

GERHARDI Gremonenfis. LXXVL (ifr) ' 

A N- 



288 



ANNOTAZIONI 



(i) Un Abbondanzio Vefcovo di Tren- 
to trovali ferino l'anno 381. al Concilio 
Aquilejefe centra Palladio , e Secondiano . 
Quelli fu iìcur'amente afitecétfore imme- 
diata di S. Vigilio, che fiorì poco dopo, 
ed a cui è diretta V E pi fi. 19. di S. Am- 
brogio. Gli Atti più /inceri di elfo S.Vi- 
gilio , pubblicati da' Bollandifti , ci af- 
iicurano , che Ordinatus fuit ditta civitatis 
E pif copiti a primo tertius , e lo ite fio nella 
foftanza lì legge nell' amico MS. Vero- 
ne fé, che dice : Ut dignus tn pr cedici a ur- 
be Pcntificatus tertio loco fufeiperet digni- 
tà; em ; da tutte ie quali cofe rifulta, che 
v'. Vigilio non fa già ii diciottefìmo Ve- 
fcovo di Trento, come il noftro Catalogo 
ci figura \ ma bensì il terzo , né oltre a 
Giovino , ed Abbondanzio , alcun altro 
prima di lui relTe quella Ghie fa . Il pru- 
rito di farla aliai antica , e la premura 
di non élfere flati degli ultimi ad abbrac- 
ciare la verità -del Vangelo, ha fuggerito 
a&ii Scrittori Trentini più ripieghi per fot- 
1 tarli dalla forza di quella prova . Tengo 
copia d' altro Catalogo MS. de' Vefcovi 
dì Trento , che termina colla morte del 
Card. Bernardo Clelio , feguita i' anno 
1539., ma che nientedimeno lì pale fa per 
lavoro affai poiteriore -, mentre ( almeno 
giufta 1' efemplare , che confervo ) non 
lolo vi è citato il Pincio , ma il Pigna , 
e il Mariani , e in altro luogo fa men- 
zione del Vefcovo Spanr , e delL* anno 
i-oov Ora T Autore di quello Catalogo 
s'ingegna rimovere ogni difficoltà con di- 
re ,"che tutti i primi Vekcvi di Trento 
lino a Montalo , anziché Vefcovi , erano 
^introito Curati animarum , fsvs Pafìores , 
& folum pajiorale gsrebant , fine mitra r 
aut infida ; aggiungendo apprello , che 
Montanui fuit primus Epifcopus infulatus . 
Sicché da Montano a Vigilio non con- 
fandoli più di due Vefcovi , cioè Ciriaco, 
ed Allevo , Vigilio verrebbe ad eflere il 
terzo Vefcovo infularo dopo Montano . 
Di quella infulfa , e ridicola diflinztone , 
di cui fa cenno anche il Pincio , io non 
fard qui parola , bafìanteniente eifendo 
itatà confutata nella Diliei tazione De «ri- 
line Ecclefia Tridenti» «e , &r primis: ejus 
E pif copti . Aggiungo lolo, che fé gli an- 
teceflori tutti di Vigilio , a riferva di 
Montano , Ciriaco , e A itero , furono 
l'empirci Curati di anime, non Vefcovi, 
Curaro ancora fare! be Itaro A hi oudauzio , 
che pure quftl Vefcovo abbia. no con' acu- 
tezza, fole ritto al Concilio ti i Aquikja . 
Vide forfè quella oppofizÌQOC chi il citato 



Catalogo (le fé , onde per ifcanfarla , ad 
Afiero ( fuppofto falfamente immediato 
ameceiiore di S. \ igilio ) attribuì tutto 
ciò , che ad Abbondanzio andava attri- 
buito , e 'dirle , che Tempore S. vAmbrofit 
Epifcopt Medtolanenfis futi in Concilio ol- 
quilej* contro. Macedomanos anno Domi- 
ni 381. Ecco ove porta la voglia di abo- 
lire le Tradizioni antiche per mettere in 
trono le moderne. Si fa forza, fenza ver- 
gogna, a' documenti migliori , fi fpaccia- 
no intrepidamente favole , e per arrogarti 
un pregio immaginato,, lì abbandona ii 
vero pregio, che nafee dalla verità - Don- 
de probabilmente vengano li quindici Ve» 
feovi , che dopo Giovino, ed Abbondan- 
zio, fanno comparfa anche nel noftro an- 
tico^ Catalogo , e come vi fieno (tati in- 
trulì, veggafi nella mentovata Disertazio- 
ne De origine Ecclefì* Tridentina §. z$. 
fag, 6j. 

C*) Tutti i monumenti antichi, e mo- 
derni atreftano ti che S^ Vigilio fu marti- 
rizzato Silicone Confule . Negli anni <foa. T 
e 405. cadono i due Confolati di Silico- 
ne •■, ma quanto a quello pinto mi piace 
il Sentimento del P. Daniel Papebrochio 
nel 0„ 2. del Commentario Previo agli At- 
ti del Santo , che pubblicò nel Tomo V, 
di Giugno.- Cum non legatur Sttltcone 77., 
nulla e fi e auffa , cur e a mors ad annum 
405. differatur . Tutti gli Atti parimente 
e antichi , e moderni accertano , che S- 
V igilio , quando fu fatto Vefcovo , era 
circtter annorum vigimi , anzi quelli', che 
pubblicò Donato Fezio , dicono aflbluta- 
mente cum ejj'et annorum vigtnti , e vicefi- 
mo <etatis fu* anno >, dice pure Bartolommeo 
da Trento nella Vita . II Mabillone poi 
nella Pr*f. in S*c. V. Ord. S. Benedici 'i 
y. 91- fa menzione d' un antico MS. de* 
medelimi Atti , fui fine de' quali lì leg- 
geva : PaJJus e fi autem S. Vtgilius Epi/ 'co- 
pus IV. Kal. Jultas , qui egit Epifcopatum 
in urbe Tridentina KIT. annos , Stilicone 
Confule . Quelle medeiime parole li trova- 
no ancora nel MS. Veronefe del IX. Se- 
colo , di cui neli' xAvviJo lì è fatto cen- 
no ; da che veggiamo non fuflì fiere ciò r 
chenrgli Atti di S. Vigilio pubblicati dal 
Fezio, e in altri moderni autori fi legge, 
cioè , che Rextt Epifcopatum tnTridenttna 
avitate anms XX. Pollo pertanto , che S. 
Vigilio monile 1' anno 400. . che in età 
di anni venti folfe eletto Vefcovo, e che 
non più di anni dodi;i di Velcova'lo con- 
tale ; egli verrebbe ad e (I>re nato V an- 
lU ;6K- , ed allumo alla Cattedra di Tren- 
to V 



ANNOTA 
to V anno 3S8. -Alle conghieiture del P. 
Nourry , abbracciate ancora dal P. De 
Ku b e i s Monumenta Ecclef. oì quilejenf. Cap. 
9. col. 87. per provare , che ciò feguifie 
V anno 385. , è già flato rifpofto nella 
Differì. De origine Eccle/ì* Indentine $> 
44. pag. %i. Il Pincio nel Lib. 1. pag. i\ 
B. aflìcura , che Vigilio fu eletto Vefco- 
vo tAd trecentefimum efìuagefìtnum tertium 
annum a Natali Cbrijìiano : ma queft' epo- 
ca arbitraria , e capricciofa , quali in gran 
parte fono le cofe di quello Scrittore , 
non s'accorda con alcuna delle mentova- 
te ipoteli . Nel rimanente , oltre ad un 
Vigilio II. Confeifore , immaginato da 
Giorgio Cardofo , e meritamente fcartato 
dal Papebrochio nel citato Commentario 
Previo Num. 9. , un Lucano intorno a 
quefti flerTi tempi trovo attribuito alla 
Chiefa di Trento dal P. Carlo Meichel- 
beck Hiftorite F ri finge* fi s Tonfi. 1. Part. 1. 
pag. 8. , ove dopo aver parlato di S. Vi- 
gilio , e della Tua morte fofferta per la 
predicazione del Vangelo , così Toggiun- 
ge : Simillirna de S. Lucano Tridentino E- 
pifiopo Scriptores tradunt . Ita a merìdie 
quoque Bajoaria nojìra jplendonlus Sanclo- 
rum illujìrari ccepii . So , che un Lucano , 
venerato nella Chiefa Cattedrale di Bel- 
luno qual Santo, viene dd più autori con 
poco fondamento, e fopra Atti non au- 
lenti, i , creduto Vefcovo di BreiTanone , 
o iìa di Sabiona , di che nella Difteria - 
zione Epiftolare De Epifcopatu Sabionenft 
S. Caffi ani , £9" 5". Ingenuini oìBii fi è par- 
lato : ma non fo , che quefio Lucano ila 
da alcuno con fide-rato , come VeCcovo di 
Trento . Se di queito fteflb abbia intefo 
il Meichelbeck , ed abbia confufo Sabio- 
na con Trento , non faprei dire . Certa 
cofa è , che non folo nel noftro Catalo- 
go , ma in niun altro documento a me 
noto , ne Vigilio li. , né Lucano alcuno 
apparilce tra' Vefcovi di Trento , con che 
refta parimente fmentito ciò , che fcrive 
Giovanni Aventino oìnnal. Bojor. £*£.$., 
cioè , che L anno 520. un S. Vigilio Ve- 
fcovo di Trento foife da' Bavareiì uccifo 
in occafione di guerra. 

(3 ) Tutto quel poco, che di quefto Vefco- 
vo Tappiamo, ii ha da Paolo Diacono De gè 
J'ts Lungobardorum Lib. 3. Cap. r6 Ltb. 3. 
Cap. 30. Lib. 4. Cap. 1. e dalla Supplica, che 
contra $„ Gregorio Magno fecero gli Scif- 
marici d' Aquileja all' Imperador Mau 
ri-zio , pubblicata primo dal Baronio ne- 
gli ninnali ad' Ann. 5^0. Num. 28. indi da 
altri . Da quefti monumenti li vede , che 
Agnello era uno de' detti Scifmatici , 
mentre trovali foferitto all'accennata Sup- 
plica , e prima ancora , cioè intorno all' 
anno 587. , era intervenuto al Conciliabo- 
lo di Marano , da' medefimi convocato , 



Z I n 4 289» 

per coiìringer Severo loro Metropolitano 
ad abbracciar 1' errore , che in Ravenna 
aveva abbjurato, e mantener più che mai 
vivo lo feifma , come di fatto egli fece . 
Si vede poi, che nella vittoria di Cedino 
Capitano de' Franchi contra i Longobar- 
di , effendo rjmafti prigioni molti terrieri 
del Trentino , egli mediante lo sborfo di 
certo danaro , ottenne la libertà a quelli 
del Cartello , detto da Paolo Diacono Per- 
ruge , d\ cui nelle Memorie ^Antiche pag. 
$6. 47. il è parlato ; e fi vede per fine , 
che anche a favore de' prigioni in Fran- 
cia condotti , validamente s' adoperò , 
mentre fpedito colà da Agilolfo Re de 1 
Longobardi , per generalità di Brunichil- 
de Regina di Francia , che sborsò il da- 
naro , ne riebbe alquanti , e gli conduffe 
feco alla patria . Se autentici foffero gli 
Atti del Sinodo Gradenfe , che dicefi ce- 
lebrato da Elia Patriarca d' Aquileja , al- 
tro bel documento avremmo circa i fatti 
d' Agnello, trovandoli a quello parimen- 
te foferitto. Come però la poca fìneerità 
di tali Atti con buone ragioni è (tata dal 
P. Bernardo Maria de Rubeis dimoftra- 
ra , così non pofTiamo afììcurarci del far- 
ro . Ben è vero , che asche fecondo le 
conghieiture del medefìmo Autore, parte 
di eflì Atti ad un Conciliabolo di Paoli- 
no anteceffore di Elia potrebbe riferii iì , 
e in tal cafo Agnello farebbe flato Ve- 
fcovo di Trento fino dall' anno 1 5 7- , in 
cui tal Conciliabolo fu celebrato , e non 
farebbe viffuto nel Vefcovado meno di 
anni 34., mentre il Memoriale degli Scif- 
matici a Maurizio nell" anno 55» r. viene 
a cadere . VeggafT il mentovato Scrittole 
Mmument. Ecclef. *A quilejenf. Cap. 27. e 
28. Nulla di più abbiamo de' faiti , e 
della Vita di que fio Vefcovo , che pro- 
babilmente morì feifmatico, come pur fe- 
ce il fuo Metropolitano Severo , ed ave- 
vano fatto più altri prima di lui . Nien- 
tedimeno non fono mancati autori , che 
lo hanno fatto paffare per Santo , quan- 
tunque per tale né lo veneri , né lo ve- 
li era He giammai la Chiefa dì Trento . 
Contali tra quefti Pier de' Natali nelC*- 
talogus Sancì orum Ltb. 3. Cap. 85. , Fi- 
lippo Ferrari nel Catalogus Sanclorum Ita- 
Itce , e nella Nova Topograpbia in Rorna- 
num Martyroiogiwn , Sìlveftro Silfio , e 
Giaeopo Schmid nelle Vite de' Santi Ti- 
roleii , e quello , eh' è più mirabile , un 
recente Patrizio Trentino anonimo nel 
Lìb. 3- pig. 61. della Storta di Trento 
( nelle Memorie ^Antiche più volte da noi 
mentovata ) e nella Vita del medeiimo , 
ferina da ciTo tra quelle de' Santi Tren- 
tini . Non fono ku fa bili , almeno dopo 
il lume , che alla Storia Éccléfjaitica ha 
recato il Baronio , coloro , che per Saf- 
fi! rico 



ipo A N N T 

malico non rarefano torto quello Vefco- 
vo.- ma quelli poi, che lo fanno un San- 
to , moflrano ben poco riguardo di fcre- 
ditare preiTo i noflri fratelli ribelli i dog- 
mi della Religione Cattolica , e fopra tut- 
to 1' Invocazione de' Santi» 

( 4 ) Verecondo chiamano concordemente « 
e fenza alcuna varietà di lezione quello 
Vefcovo anche il Pincio , il Mariani , e 
V Ughelli . Nel Catalogo piti recente , 
qui fopra mentovato , così fta ferino : 
Sanclus Vtrecundus , [ve Secundus . Hic 
fufeepit e [acro fonte Baptifmatis filtumui- 
giluifi Regis Longobardorum . Obtit anno 
6ts i da che fi vede , che r autore di 
quello confonde il Vefcovo Verecondo con 
fecondo da Trento Abate , di cui parla 
più volte Paolo Diacono . E' fparfo di 
varie notizie quello Catalogo , ma fpeffo 
alterate , o mal ficure , ed anche talvol- 
ta apertamente falfe; onde poco di làpre- 
fe Monf. do. Benedetto Gentilott nelle 
giunte all' Ughelli , il qual peraltro ne 
fa cenno alla col.. 695. Nientedimeno non 
gli fono mancati de' feguaci . Il poco fa 
mentovato anonimo Trentino , che oltre 
alla Storia di Trento , ha ferino le Vite 
de' Santi di quella Chiefa, confonde an-, 
eh 3 egli il Vefcovo Verecondo con Secon- 
do Abate, e ne dà la Vita tra quelle de- 
gli altri Santi di Trento . Lo fteffò fece 
Silveflro Siflio nelle Vtte de' Santt Troie- 
Jì .11 Mariani nel fuo Trento pag. 150. 
diitingue Verecondo da Secondo , e fa amen- 
due Vefcovi , ma a Secondo accorda an- 
cora il titolo di Santo. Per tale lo confi- 
derà pure il P. Giacopo Schmid , che ne 
dà la Vira tra quelle de' Santi del Tiro- 
lo, benché, feguitando il Baronie adann, 
5j?. Num. 15., non accordi poi, che fòf- 
fé Vefcovo . Quello, eh' è più maravi- 
liofo, per Vefcovo ci vien prefentatoda 
^arlo Sigonio De Regno Itali* Lib. i f ad 
ann. 603. e?" 615., dal P. Andrea Brun- 
itelo lAnnalium Boicorum J J art. 1, Uh. 4, 
P*g- 55 j. , e ultimamente dal Muratori 
negli Jinnalt d y Italia Tomo 3. pag. 4*"$». 
e 4?j>. Il Sig. Crifliano Schoertgenio non 
Io tiene già per Vefcovo , ma pure della 
profeflìone di lui idea chiara moftra di 
ncn avere, così fcrivendo nel Supplemen • 
to alla Bibltclbcca Latina medi* , W in- 
fima cetatis del Fabricio Tom. VI. pag. 156. 
In [erte Epifcoporum Tridentinorum hoc nò- 
mcn non occurrit , unde Clericus injerioris 
dtgnttatisfortafj'c fiat . 1 1 Sig. Antonio Ro-. 
fchmanno nella (uà Veldiderja pag. 166. lo 
chiama Venerabili! , non già però, fecon- 
do che' io credo , per farlo un Vefcovo , 
ma piuttofto per farlo un Santo . Non 
tanto adunque per illuurazione del noli 10 
«tifico CàtajlogO, quanto pef maggior con- 
tezza dv-lla vita , e condizione di quclto 



E 



AZIONI. 

perfonaggio , non fìa male diflinguere in 
quello luogo ciò , che del medefimo ab- 
biamo dagli autori contemporanei , o vi- 
cini , da ciò , che da moderni è flato 
improyidamente aggiunto - S. Gregorio 
Magno parla di lui in due luoghi ,"cioè 
nel Lib. 9. Epijì. 51. , la quale al mede- 
fimo è indirizzata, e nel Ltb. 14. Epijì. it f 
ad Tbeodelmdam Langobardorum Reginam , 
Se al coflro Secondo , o ad altro dello 
fteffo nome , s' afperti anche la Lettera 
30. del Ltb. 6, che dice Secando Servo Dei 
Ravenna , non faprei decidere . Certa 
cofa è, che nella prima delle due accen- 
nate Epiftole viene da S. Gregorio chia- 
mato Servus Dei inclufus , e nella feconda 
lAbbas. Servus Dei non è altro , che un ti- 
tolo, il qual fi dava a Cherici , e Mona- 
ci , che feparati dal conforzio degli uo- 
mini , vita menavano folitaria , ed aufle- 
ra . La voce poi Inclufus cosi dal Can- 
gio è fpiegara .- INCLUSI dicuntur Mona- 
chi , qui aut prope vt:os , ve l C cenobi a , 
aut ettam in ìpfis Aicnaflerits , in fingula- 
res cellas , ex iis non exit uri , vita [olita* 
ri* , quam alias confequt non licèi , intui- 
ti* fefe cenc-ludunt , ut Deo , fìbique v acent \ 
quod genus Mcnacborum CaJJìano , £9" S. I/i 
dor6 band omnino probatur . Qui vero ad 
tjtud Jtriclioris vita genus ajpirabant , ad 
id neutiquam admittebantur , nifi pojì eme- 
ritos labores , tir aai z vtrtutum monajìics 
rum argumenta , petttamque Epifcopi , %el 
^Abbati! licentiam t a cujus imperio (3" po- 
tevate propterea non eximebantur . Interdum 
(aggiunge il diligentiffimo Scrittore ) ^Ab- 
bate s ipft id fìricj io ris vita genus ampie - 
clebantur s cum interim Monajìerit regimen 
non abdtcarent ; ed olfervò Ugone JVlenar- 
do Lib. 2. Obfervation. , come anticamen- 
te preffo i Monafterj de' Benedettini fo- 
lcano fabbricarli alcune cellette, che Clu- 
Jx , o Incluforia chiama van fi , e che ad ulo 
di quelli Solitari Rivivano. Di qui veg- 
giamo , che il noftro Secondo era Mona- 
co , come appunto Io chiama anche il 
Mabillone negli oinnali Tom- 1, Lib. 9. 
0- 2 7- pag. 230. , e più delia contempla- 
zione , cne dell' azione era amante, on- 
de quelli , che lo fanno Vefcovo , un ge- 
nere di vita gli affegnano, che a quello, 
cui volontariamente fcelto fi era , è ap- 
punto diametralmente oppoilo . Paolo Dia- 
cono De gejìis Langobardorum lo nomina 
piti volte , e lo chiama anch* egli Servus 
Chrtjìi. Dal Lib. 3. Cap. z*. , e dal Lib. 
4. Cap. 41. fi vede , eh' aveva compoiio 
una b/eve Storia delle col'c de' Longo- 
bardi , di cui pofeia elfo Paolo lì vali-* 
nei teffere la Ura . Mtqua de Langeba*» 
dorum gfpts tcripft Vfaùe ad Ina tem- 
pera fuccintam de Langobardorum gejììi 
compofuft /ji/iortvlam. Dai Lib 1- Capi zi. 

abbia . 



A N N T 
abbiamo, com'egli l'anno <Joj. in Mon- 
za levò dal Sacro fonie Adaloaldo tìglio 
di Teodelinda , e di Agilolìo Re de' Lon- 
gobardi ; e per fine nel Lib. \. Cap. 4?. 
quella memoria ci ha confervata ; Seguen- 
ti quoque menfe Martio ( dell' anno 6n %i 
non 6i$. ) Defunclus efl apud Triderdum 
Secundus Servus Cbrijlt y de quo /ape jam 
dixtmus . Ville dunque , e mori P Abaie 
Secondo in tempo , in cui non io lo la 
Chiefa di Trento , ma l 5 altre ancora al 
Metropolitano Aquilegie foggette , nel fu- 
neito iciima de' Tre Capitoli erano mi- 
feramente involte . Egli medeiìmo non 
era per luafo delle verità da Roma piopo- 
fle , e da' Cattolici abbracciate , ne fa- 
peva diipoiii a condannare i Tre Capirò- 
li , e ad accettare il Quinto Concilio li- 
ni veiTale i cade fpofe i tuoi dubbj a S. 
Gregorio, più quiftioni movendo, le qua. 
li , come oifervò il Baronio ad. ann. 599. 
Num. 15. Si quis attente confiderei , occa . 
fom recepta Quinta Synodi ab ipfo motas 
ejje cognofeet , Ri fpofe il Santo Pontefice 
alle dimande dell' Abate ; ma alle cur-' 
te, sì per la fretta del porraror delle let- 
tele , come ancora per li molti fuoi in- 
comodi , anche della propria fa Iute . Non 
calmò però l'animo di Secondo corale ri- 
fpoita , onde alcuni anni appreiìb fcriìTe 
di nuovo a Roma fopra tale maceria , e 
coi mezzo di Teodelinda chiefe a Grego- 
rio un efatto fcioglimento delle fue diffi- 
coltà ; ma il Sauto Pontefice , che dal 
male ancora più iì trovava aggravato, in 
queita guifa ebbe a feufadì o 'lutto fpira- 
re dell' anno 603. , o fui principio del 
fuifeguente : lllud autem -, quod Excellert- 
ùa vsfira fcripfìt , ut dtlettìjfimo fitto no- 
Jìro Secundo ^Abbati ad ea , qua fcrìpfit , 
jubttlius jefpondere dtberemus ; quis peti- 
tionem illtus , vel vejìra de fide na , qua 
multi* effe profutura cagno fa t , fi agritudo 

non obfifieret , ducer et pofiponenda r-, 

Seèfi omnipotente Deo di/ponente cjnva/ue- 
> , ad cunóia , qua rnibt fcrìpfit , fubtili- 
ter refpondebo. Eam tamen Synodum , qua 
pia memoria Jufuniam tempore facla efì , 
per latore i prafentium tra tifimi fi , ut pra- 
dici us fi lius meus dtlettififimus ipfam le gens, 
agno/cat , quta fai fa junt omnia -, qua 
contra Sedetti Apoftolicam , vel Catkolicam 
Ecclefiam audterat . oibfit enim nos cujuf- 
Itbet Icnfum baretki rectpere &"c. Quella 
certamente fu V ultima rifpofta, che da 
Roma ebbe il noftro Atate , poiché 
Gregorio, tempre più dal male invertito, 
a' n, di Marzo dello ftelTo anno $04, 
pafsò a miglior vita . Morì pure di là a 
otto anni anche Secondo P anno terzo 
dell' Jmperador Eraclio, e non Phocabn? 
peratore , come malamente icriife il Pin- 
cio : ma fé prima di morire deponeife i 



AZIO N I. 291 

dubbj, ne' quali S. Gregorio lo aveva la* 
feiato , e il difpoueile finalmente ad ab. 
bracciale la Verità , non e a noftra no- 
tizia . Che dopo il molto dagli antecef- 
fori di Gregorio , e più poi da Gregorio 
fteffo , e con parole, e con fatti operato 
per illuminare gli Scifraatici , ed unirgli 
al grembo della Chiefa , pur tuttavia Se- 
condo elitarie , e moveife dubbj , non è 
fé non fegno molto cattivo per lui . Cer- 
ta cofa è , che anche dopo 1' anno 6iz. a 
in cui morì , durò lo feifma nella Chiela 
d' Aquileja , e nelle Sulfragan.ee per lun- 
go coifo di anni ; onde non può noii eU 
ter uubbiofo , fé co' fentimenti de' Catto • 
liei , o con quelli degli Satinatici ( tra' 
quali il fao proprio Vefcovo di Trento , 
cioè Agnello , trovavaiì ) egli fi mori ffe . 
Fu , fenza dubbio , uomo iriidiofo , e di 
fanta vita ; per le quali doti molto era 
reputato nella Corte de' Longobardi . S. 
Gregorio lo apprezzava afTai , e Io acca- 
rezzava ancora , anche con regali , @>v&* 
bus ( come faggìamente riflette il Baronia 
ad ann. 599. Num. 16. ) demereri tantum 
vfrum conatus efì , quem feiret cominere pc- 
tuijje Ltngobardos in commumone C-ztholtca . 
l:o chiama , come s' è veduto , ddecltjfì-* 
mum fìltum , lo loda dall' aufterità della 
vjra, e h raccomanda perfino alle fue- O- 
r-sztoni i ma da tutte quelle cofe non può 
al più inferirti , fé non che folle tollera- 
to , e non uno di coloro, che rotta sfac- 
ciatamente 1' unirà, non volevano comu- 
nicare con Roma , come peraltro faceva- 
no anche ì Vedovi di Trento . Quello è 
quello, cbxe fommameute flava a cuore del 
Santo Pontefice , e quindi è , che non 
mancò di così fargli nello llefso tempo 
riflettere •• Unde ne e effe efì , ut dulnjfima 
mtbt tua Dile cito in hoc , quod precipue 
in bonts mortbus vivìt , quod fé per abjìì- 
nentiam affitgit , quod dottrina Dei vehe- 
mentius infijìtt , hoc Jìudiofius cogiret , ne 
errorem Schifmatkorum fequens , a Sanila 
unwerfalt Ecclefa div'ifa pojjìt invenir t . 
Et quid tot labore s proderunt , fi in unita - 
te f.dei inventi non fuerint , qua ante Dei 
omnipotentis oculos in benis acltbus animam 
praapue cufìodk ? Quelle parole ci fanno 
chiaramente comprendere, che, come an- 
che avvertì il Baronio ad ann. 599. Num, 
15. Tttubavit tpfe quidem nonnihtl tn reti- 
pienda Quinta Synodo ; eh' è quanto di- 
re neir abbandonare V errore degli Sat- 
inatici , e foferiverii al fentimento della 
Chiesa Cattolica. L' erudito Autore del- 
la Storia Del Regno de' Longobardi Lib. 
%. pag. 200. dice , che del pofsefso , eh 3 
egli aveva fui cuore di Agilolfo , e di 
Teodelinda , Ci fan fede le molte Lettere 
a lut fcrttie dal Pontefice S. Gregono . Io 
però di quelle non ne trovo, che una : p 
N n quau- 



192 A N HOT 

quando anche E volefse a lui diretta la 
trentèlima del Lib. 6. , che dice: Secando 
Servo Dei Ravenna , non farebbero , che 
due . Nel rimanente , che preffo Teode- 
linda molto egli roteile , e che da' con- 
figli di lui (i laici afte guidare quella Rei- 
na , maflime in materia di Religione , è 
cófa indubitata; e di qui nuovo argomen- 
to fi deduce per conchiudere, che S. Gre- 
gorio non arrivò a guadagnarlo , mentre 
fé ciò feguito folle , anche Teodelinda vi- 
vente e fio Santo , avrebbe interamente 
abbandonato lo fcifma , il che però non 
avvenne . Quello è quel tanto, che circa 
Secondo da ) .'Vento ci hanno lafciaio gli 
antichi, Il Vescovado adunque, e la San- 
tità fono giunte de' moderni, una affatto 
falla ,e Filtra infu (fi freme. Pure non fo- 
no mancati de' partigiani a quelte giunte, 
e forfè non ne mancheranno giammai , 
fpeziaJmente in quelte parti, ove parabo- 
lani abbondano , che fanno grofTì Tomi 
per provar vero tutto ciò , che una volta 
fu ftampato , o ferino. Chi avelfe ricer- 
cato al Baronio , per qual cagione non 
accorda ffe , che Secondo folle Vefcovo , 
firuza dubbio avrebbe rifpofto , perchè S. 
Gregorio non gli dà quello titolo , né 
glielo dà Paolo Diacono . Noi pofrìamo 
aggiungere , perchè dal n olirò antico Ca- 
talogo non è tra' Vefcovi riconofeiuto . 
Tutti quelli argomenti non fono, che ne- 
gativi . Que' Critici però (fé pure tal no- 
me li meritano ) che per provar un fatto, 
in mancanza d' autori contemporanei , o 
vicini , s' abbandonano anche a' lontani , 
e modernismi , e purché fieno fcrittori , 
come voleva il Thiers , eruditi , graves , 
diligente*, C?° ingenìoft , alle atierzioni lo- 
ro , centra il lilenzio di tutta 1' antichi- 
tà , danno gran pefo ; da quello punto di 
fìoria bel documento poflbno apprendere . 
L' erudizione , la diligenza , e 1' inge- 
gno fono appunto di quelle doti , che in 
Carlo Sigonio più campeggiarono. Andrea 
Schotto dice, che Vicit omnium indujìriam 
in omni adeo Romana Hijìorta fumma Ca. 
rolt Sigonit accuraito , e Giovanni Rofino 
gli fa l' elogio di Vir docJiJJìmus , y anti- 
quitatts rejiaurator ommum , quos Italia ha- 
bet , pr*JìantiJJtmus . Giudo Lipiio lo chia- 
ma Italt# lumen , Lodovico Carrioiie Ita- 
Ha Sol , e il Thuano dice di lui , che 
fllonumentis vari/s ad <etermtatem vi&uris , 
Anttquitatem Romanam, C pojìeriora tem- 
pora unus pojì omnes maxime illujìravit . 
Per fine Melchior Guilandino nelGomen- 
tario intitolato Papyrus pag. 71. così ne 
parla: Carolus Stgonius ommum bujus fie- 
nili Inter atorum Prtnceps , iT coryphceu' , 
quo antePgnano Bononienfis oicademia miti- 
tum fupra alias Itali* fcbolas jefe extolltt . 
Quelle teftimouiuiize d* Autori non Ita- 



A Z I N I. 

liani, non fono fofpette di parzialità vcr- 
fo la nazione ; onde né meno il Thiers 
potrebbe certamente negare a quello Scrit- 
tore la lode di erudito, grave, diligente, 
e ingegnofo . Che diremo del Muratori ? 
Non cede egli punto al Sigonio quanto 
alla cognizione delia Storia ; ma lo fupe- 
ra poi di gran, lu.iga in altre profelTioni , 
deite quali il Sigonio non fu fornito . E 
pure amendue quefti eruditifììmi , gravil- 
iimi , diligentiiTìmi , ed ingegnoiiffìmi 
Scrittori , allorché perduro di villa l'an- 
tico lume , a moderne autorità , e docu- 
menti diedero retta , Pianamente inciam- 
parono . Veggaii dunque quanto al prin- 
cipio del Thiers fìa da anteporfi quello 
del gran Baronio . Quod a recentiore au- 
rore de rebus adeo antiqui* , fine alicujus- 
vetaftioris auclontate profertur , contemnuur . 
Non lafcierò d'avvertire , come tra quel- 
li , che coli' Abate Secondo confufero il 
Vefcovo Verecondo, può fofpettarli vada 
ripofto anche 1' TJgfieiìi , mentre fifTando 
egli Verecondo aii' anno 60;. , quando 
da' noilri documenti nulla li na di tal 
epoca , pare alluda al batreiimo di Ada- 
loaldo in tal anno feguito . Il Pincio fa 
Vefcovo Verecondo quo tempore Langob ar- 
di Italiam occupar unt i ma al folito fc vi- 
ve a calo , e lenza lume di Cronologia . 
1 Longobardi non gi un fero in Italia pri- 
ma dell' anno <>C'f,. ( non 518., come per 
errore lenza dubbio di ftampa , fi legge 
nel Tom. 3. pag. 301. delie [Antichità Ita- 
liane del Muratori ) e parecchi anni do- 
po abbiamo con ii-u.exza Vefcovo di Tren- 
to non già Verecondo , ma Agnello -fuo 
immediato anr celibi e , che fu prefente al 
Conciliabolo di Marano intorno all' an- 
no 587. » e che fé folle {lato prefente all' 
altro Conciliabolo di Paolino Patriarcati' 
Aquileja , come conghiettura il P. De Ru- 
beis , farebbe /iato Vefcovo di Trento 
veni' anni prima . Al tempo di quell' 
Agnello adunque viene a cadere V irru- 
zione de' Longobardi in Italia, e non del 
Vefcovo Verecondo . 

(s) A quello Vefcovo nella nuova edi- 
zione accefeiuta dell' Ughelli fi fa fegui- 
re un Volderico , o Ovaldertco , perchè no- 
minato in un documento dell' anno 8 1 j. 
prelso lo ItefTo Ughelli ne'jVefcovi di Ve- 
rona col, 709- Nella DifTerrazione De ori- 
gine Ecclep.ce Tridentina pag. 9. accolli già 
10 queito nuovo Vefcovo , ancorché fa- 
peffi , che nel noftro Catalogo non era 
mentovato, mentre un Catalogo, che cir- 
ca i primi Vefcovi è patentemente sfor- 
mata , e guado , non lo llimai li curi IH* 
mo y e ad ogni eccezion fuperiore ne me- 
no circa quelli, che w fiero due Secoli in- 
nanzi al (uo Autore . Ora 1' anno 1 7 5 j- 
ufcì in Venezia una Diflcrtazioae Dt Bri» 

vtltgt.s , 



ANNO T 

vì. le gii* , &' Exemptione Capitult Catbedra- 
/ìs ì'eronenfis , in cui provali con molta 
forza, che l'accennato documento Ughel. 
liano è apocrifo , ed una di lie ragioni è 
appunto , perchè ritrovali in eifb nomina- 
to un Vefcovo , che ne nel noftro Cata- 
logo , ne in alcun altro monumento del- 
la Chieta di Trento apparifee . Dotto , 
ed acuto avversario ha incontrato queft' 
Operetta , cioè il Sig. Conte Francesco 
Florio , Primicerio della Metropolitana 
di Udine , il quale nella Difiertazione , 
eh 3 egli pure intitolò : De' Privilegj , ed 
Efenzione del Capitolo di Verona , con ele- 
ganza , e con ingegno la iìncerità del do- 
cumento Ughelliano proccurò di loftene- 
re . Non è pallata fenza rifpofta queft' 
Opera , mentre nella Conferma della fai. 
fità dt tre Documenti , pubblicati ne II' Ugbel- 
li a favore del Captici o dt Verona , con 
forza , e con vigore da chi il primo libro 
lavorò , fu ben tolto replicato . Non s' 
acquietò nientedimeno l'erudito Cavalie- 
re a quefta rifpofta . Comparve un anno 
apprelTo la Nuova dtfefa di tre Documen- 
ti Verone/i , in cui tra 1' altre cofe alla 
pag. 71. così a noftro propoiìro il legge: 
Finalmente iCatalogi volgari della Chiefa 
dt Trento non fono e/ìratti da' Sagrt Ditti- 
ci , fa da que' monumenti , cbg far p of- 
fe no una indubitata , e ficura fede così per 
la ferie de' Vescovi , come riguardo all'età, 
in cui viffero ; indi fi conebrude : Non fo 
indurmi tuttavia a dar piena fede a un ^Au- 
tore incerto , ed o/curo, ne ali e Tavole vol- 
gari di Trento. Veramente V autorità del 
noftro Catalogo , che da' Dittici lì con- 
vince non ellere derivato , non è tanta 
pel principio del nono Secolo , quanta fa- 
rebbe pel principio dell' undecimo , in cui 
viveva chi lo (ertile ; e quando la Carta 
conrroverfa folle un documento fìcuro , 
eh' eccezion non patirle , giufto farebbe 
con elfa carta correggere il Catalogo. A 
tante difficoltà però, e sì gagliarde efien- 
do quella fogge:ta , quante gli Autori 
della DifTertazione De Privilegio , e del- 
la Conferma hanno dimoftrato , ogni ra- 
gion vuole , che col Catalogo la Carta 
ii corregga, giufto effendo, che la prova, 
che li deduce da documento , a cui per 
T età , di cui il tratta , oppofìzion con- 
cludente non è fin qui ftata fatta, preval- 
ga a quella , che li cava da documento , 
che tante ne pati fee . Né fa difficoltà , 
che l'Autor dei Catalogo ila incerto, ed 
ofeuro , e che da' Dittici non fia ftato 
derivato. Il pregio di quefto non confìtte 
già nelle qualità intrinfeche , ed eifen- 
ziali del fuo Autore , qua! farebbe V in- 
gegno , 1' erudizione, là dottrina; ma sì 
bene nell' eftrinfeca , ed accidentale dei 
tempo , in cui fiori , che abbondante- 



AZIÓNI. 193 

mente potè fornirlo di lumi , quantunque 
peraltro perfonadi poche lettere ftato fol- 
le ', onde iìa chi fi vuole , pregevoli filmo 
è fempre il fuo lavoro . Non è quefto 
tratto da' Dittici quanto a' primi fecoli ; 
ma dì là derivar potrebbe quanto a 1 (vf- 
feguenti, o almeno non è ftato finora pro- 
vato , che di là non derivi . Per quefti 
motivi adunque non faprei foferivermi al- 
la conclusone, che le noftre Tavole gran 
fede non meritino né meno per conto del 
Secolo nono . Meno poi faprei approvare' 
la conghiettura dell' ingegnoso Cavaliere 
nella Disertazione' De' Privilegi pag. 49.,, 
che Udalriccr I. Vefcovo di Trento , au 
tecelfor immediato di Udalrico II. , fìa 
forfè trafpofto , e vada collocato tra Hyl- 
tigario , e Daniele intorno all'anno 815. 
per la ragione , Che /' ^Autore delle Ta- 
vole , non fapendo precifzmente il luogo- 
dove collocarlo per la fcarfezaca delle no- 
tizie , affine di non efcluderlo affatto , gli 
abbia ajjegnato quel pojlo alla buona ven- 
tura . L' Autore del noftro Catalogo , 
dopo lunga ferie di Vefcovi , nota Uaat- 
rtei, indi immediatamente aggiunge : Item- 
Uda/rici Secundi , benigntffìmi Eptfcopi , qui 
Jìatum Ecclefi.e B- Vigilii SereniJJt?na pie- 
tate difponit improefentiarum ab anno Incar- 
nationis Domini nojìri Jefu Cbrijìi MXKII. , 
e poco prima , dello ftelfo Udalrico II. 
parlando, aveva detto, qui nunc efi . Era 
dunque contemporaneo queft' Autore e 
del fecondo Udalrico , e del primo . E 
s'era tale, come mai avrebbe potuto igno- 
rare P età del primo , e confonderli nell' 
aifegnargli il fuo legittimo pofto ? Ag- 
giunge il Sig. Conte , che oilla perfine 
non abbiamo alcun epoca ficura del pruno 
Voldartco , quando fi voglia dtverfo da q usi- 
lo, che ne II' anno Sij. /otto feri fé alla Car- 
ta d } tfekaivne ; e così è veramente , fé 
ftiamo a quel tanto , che intorno a' Ve- 
fcovi di Trento fin qui è ftato ferino , 
altro non comparendo di Udalrico I. che 
il puro nome . U epoca ficura però dell" 
età fua , e dell' elfere ftato antecelTor im- 
mediato di Udalrico II. , chiaramente ap- 
parifee da un documento della Chiefa dì 
Frifìnga pubblicato dal P. Carlo Meichei- 
beck "Hijhr. Frtfingenf. Tom. 1. Part. 2, 
pag. 49 r. Num. ii-ji. , dal quale s' impa- 
ra , come in quel periodo di tempo , in 
cui Egilberto Vefcovo- di Fri/ioga reffe 
quella Chiefa , cioè dall' anno 1006. fino- 
ali' anno ioj5>. al un Vefcovo di Trento 
per nome Udalrico , ne fuccefte immedia- 
tamente un altro dello fteifo nome, così 
quivi 1 ggendoli : Ob hoc contigtt , quoà 
pofea revoluti! quorumdam an.-iorum curri - 
Culti y defuncìo eodem Tridentino Eptfcopo 
( Udalrico ) ab ejus fuccejfore Pr<efule fci~ 
licei Udalrico , nec mn a venerando ,An- 
Nu a Ètjikg 



294 ANNO T 

ùftite Egilberto utrhnque confencicntibus tS'c. 
Io mi ìufingo , che lo iteifo peraltro dot- 
to , ed avveduto Critico , ove all'cìàdell* 
Autore del noftro Catalogo , e a quefto 
documento .ponga mente , di buona vo- 
glia abbandonerà egli fteffo quella Tua 
conghiettura . 

( 6 ) Di quefto Vefcovo nulla più , che 
il puro nome hanno fin qui faputo gli 
Scrittoli Trentini. Era vivo 1' anno 817. , 
in cui Mafflnzio Patriarca d' Aquileja 
convocò ili Mantova un Concilio per ter- 
minare la lite col Patriarca di Grado , al 
qual Concilio non avendo il noftro Ve- 
fcovo potuto per follai mente intervenire , 
mandò in fua vece Audrea Arcidiacono . 
Tanto appari fee dagli Atti di elfo Con- 
cilio , ne quali , dopo le ioferizioni de' 
Vefcovi , il legge : ^Andreas •Archtdiaco- 
ntili agens vteern HeimberitTtidentint Epi- 
/copi . Fa cenno di quefto Concilio V U- 
ghellj ne' Vefcovi Mantovani Tomo 1. col. 
%6o.. e T Editor Veneto ne' Vefcovi Aci- 
lienfi Tom. X. col. 1. dà ancora i nomi de' 
Vefcovi a quello intervenuti: ma gli Atti 
interi , e corretti lì leggono nel P. De 
Rubeis Monument. Ecclef. Jlquileìenfìs Cap- 
4 7- pag. 4 «3- Furono quelli tratti da un 
Codice della Vallicellana di Roma , il 
quale per avvifo del P. Bianchini V an- 
no 1450. era ftato copiato da altro più an- 
tico Codice, allora eiiftente nella Biblio- 
tèca della Chiefa di Breifanone , il che 
appari ice dalla feguente curiofa memoria , 
che in quello li legge . Inverti tn Biblio- 
tbeca Ecclefi<e BnKtnenp.s , cujus Epifcoput 
eft Reverendijfimui Dominus meus D. Ntco- 
iaus de Cufa , titult S. Retri ad Vmcula 
S. R.. E. Presbyter Cardinali*?. Defcrìpfì , 
ut Vida , confuje in Brunecca Opptdo No- 
vico ejufdem Ecclefiat Brixtnenfis , anno itfo. 
Dte oéìava Jiprilis abfolvt . Deo gtatias . 
lo. Jln. 

( 7 ) Ne' documenti della Chiefa di Frt- 
iìnga vien chiamato Odalfchalc . L' Ughel- 
li col- 59°. , e Carlo Meichelbeck Hiftor. 
frifingenf. Tom, 1 Pan. ». pag 351. cita- 
no in propoiito di quefto Vefcovo un cer- 
io Jona Hy de If calchi item mentio anno 
864. apud Jonam . Dee dire apud Janum, 
cioè apud Janum Pyrrhum P incium , il qua- 
le in detto anno 8*4. lo fa fuccedere a 
Heimperto ",j ma con eiroie , poiché dalla 
r;te , eh' ebbe con Annone Vefcovo di 
Friiìnga , e che fu decifa T anno 855., fi 
vede, che g>à era Vefcovo di l rento nov' 
anni prima . Oltre all' Aventino , e all' 
Hundio , veggafi il mentova'o Meichel- 
beck nel citato luogo, enei Tom. i.Part. 
1. pag. 13». ifr feq. , da cui abbiamo, che 
tjua Seconda Sentenza circa la ftefla lite 
i'.guì in Trento intorno ali' anno 8£o. 

(8) Di Qjuefto Man affé IT , come of- 



AZIONI. 

fervo il Gentilott nelle giunte all'Uglul- 
li col. 591. , è da vedere Liutprando in 
più luoghi della fua Storia. Q11 e ft' Auto- 
re nel Ltb. 3. Cap. 14. fa menzione della 
Marca di Trento . Qui ( Arnoldus ) Tri- 
dentinam , ea e x parte primam Italia Mar. 
cbtam , periranfiens , Veronam ufque perve- 
nit ; ed è notabile quanto di Manaife fi 
ha appi elfo Ltb. <\. Cap. 3. Hugo autem 
Kex fé Regnum fecuruis obtinere fperans , 
fi affiniate /ibi conjunclis Regni officia lar- 
giretur , cantra jus fafque Veronenfem Tri- 
dentinam , Mantuanam commendava illi , 
jeu , quod verius eft , in efeam dedit Ec* 
clefìas , <Ac ne bis quidem contentus , Tri- 
denttnam adeptus eli Marchiam ; quo fa- 
utore impellente , quum mtles effe inciperct> 
Epifcopus effe definit . Che vale egli Tri- 
dentina™ adeptus eft Marchiam ? Intende- 
rei , che dal Re Ugone fuo attinente fof- 
fe fatto Marchefe di Trento , cioè otte- 
peflfe il Governo del Ducato di Trento , 
non già la fuperiorità , e il dominio . Se 
a quefto Manaife foifero dirette due Epi- 
ftole di Raterio Vefcovo di Verona , pub- 
blicate dal Sig. Arciprete Bartolommeo 
Campagnola appiè dello Statuto Veronefe 
dell'anno 1228., dal ritolodi quello ver- 
rebbe a raccoglierli , che oltre alle Chie- 
fe di Verona , Trento , e Mantova , egli 
s' aveva ingojato anche quella di Vicen- 
za •• ma il Sig. Conte Francefco Florio 
nella Differrazione De' Privilegi , ed Ef evi- 
ntone del Capitolo di Verona pag. 139. 
con buoni fondamenti conghiettura , che 
non già a Manaife , ma bensì a Milone 
nipote del Conte di Verona fieno ftate in- 
dirizzate . 

(>) Dopo quefto .Arnaldo , nell' edi- 
zione accrefeiuta dell' Ughelli , che lo 
chiama ^Arnoldo , fegue ^{rimondo , e li 
conferma coli' autorità d' un documento 
deli' anno 97*. preifo il Muratori nelle 
^Antichità Eftenft Tom. 1. pag 15*- Agli 
Autori del libro De privilegi**, &* Exew 
ptione Capituli Cathedralis Veronenfis pag. 
73. Nota 9. non è piaciuta quefta giunta. 
Stimano etti , che 1' vArtmondo Muratoria- 
no altro non iìa , che 1' ^Arnaldo del no, 
ftro Catalogo , mentre nelle foferizioni 
al documento dai Muratori fteflo pubbli- 
cato, il trova uirnaldus humilis Epifcopus ; 
onde arguifeono così appunto doverli leg- 
gere anche nel tefto del documento. Ag- 
giungono, che In tpf* Charta, Muratori» 
monente pag. 155. tncertum eft , num fis 
( cioè ^Arimundus ) appelletur ; perchè i 
caratteri della pergamena non ft la/tUM» 
legger ivi con tutta ftcMrcz.%.*- . Quefta con- 
ghiettura però non è approvata dal fopral- 
lodato Sig. Conte Florio nella citata Dif- 
fert azione . 1 caratteri del documento 
Mtuatoriauo non lafciavano già in dubbio, 

fé do 



A N N O T 
fé dovette leggerli Arimundus , o Arnal- 
dus ; come gli Autori dell'Opera De Pri- 
vilegiis pare, che fuppongano : ma sì bene 
Arimundus , o Animundus . Ecco le paro- 
le del Muratori : Di qui ancora abbiamo 
un Vejcovo da, aggiungere air Italia Sacra 
de IP Vgbelli , cioè Arimundus Eptfcopus 
Tridentina Ecclefìa , o fta Animundus , per- 
che i caratteri della pergamena non fi la- 
/ciane legger* ivi cen tutta ficurezma Re- 
caro adunque quello palio , così foggiun- 
ge il giudiziofo Cavaliere pag. 47. : Sa- 
rebbe ( chi noi vede ? ) un fogno il preten- 
dere , che il Muratori nel conteflo della 
pergamena da lui pubblicata letto avejj'e 
Arimundus in vece d' Arnoldus , Li carat- 
teri alquanto guajìi dal tempo non gli la- 
feiarono dijìtnguere con tutta f cure zza una 
minutijjìma lettera da un' altra ; ma non 
già un nome intiero . Vtdde egli fottoferit- 
to in quella ftejj'a pergamena un Arnoldo 
Vefcovo , non fo di qual Cbiefa : Sapeva in 
oltre , che verfo que* tempi fu governata 
la Cbiefa di Trent» da un Vefcovo di que- 
fto nome ; ciò nulla oflante però non con- 
fonde /' uno colf altro , ne gli cade in 
peri fiero di leggere cella feorta della fotto- 
fcrizione anche nel conttfto del Placito ti 
nome a" Arnoldo , ma comanda con tutta 
franchezza , che il nuovo A rimando , 
Anirnundo abbia luogo neW Italia Sacra, 
ficcome fu pot efeguito nella nuova edizio- 
ne , che fi fece in Venezia . Arimundo è 
adunque un perfonaggio affatto nuovo , e 
f conosciuto all' autore del Catalogo . Fin 
qui il Sig. Conte ha tutra la ragione . Il 
Muratori non confufe certamente V Arnal- 
do delle foferizioni co\V Arimondo del re- 
fto di quel fuo documento , ne alcun cen- 
no fece , onde s' avefse motivo di dover- 
lo confondere . Arimondo , è veriffìmo , é 
un perfonaggio nuovo , feonofeiuto all' 
aurore del noftro Catalogo : ma dovraffì 
poi egli per tutto quefto ricevere nel no- 
vero de'Vefcovi di Trento ? L'autore del 
Catalogo fcriveva intorno all'anno 1022., 
e I' Atto è dell' anno 97*- Vorrem dun- 
que dire , che quelt' autore non fapeffe i 
nomi di que' Velcovi , eh' erano fioriti fo- 
lamente ciuquant' un anno p. ima , forfè 
111 tempo della fua gioventù , e niente- 
dimeno s' accingefse a formar 'Cataloghi 
di Vefcovi , e Udaìrico uomo grave , e 
per quella eia eloquente limili Cataloghi 
tollerafse in un libro liturgie© ? Quella 
fola ragione non convince ella , cne T 
Artmunduf del tefto altro non è , che 1' 
Arnaldus delle foferizioni , anche dal no- 
ftro Catalogo riconofeiuto ? Se uri tempo 
fìmili nflefitoni averti fatte io , non mai 
P opinione del Muratori avrei arìotrata , 
come peraltro feci nella Dilfcrtazione De 
erigine Ecclefìa Tridentina pag. $. Sono 



AZIONI. 295 

ingegnofe, fono plausibili , ben lo confef- 
fo, le repliche dell' eruditiffirno Cavalie- 
re nella Nuova Dtfefa di tre Documenti Ve- 
ro ne fi , ma per efperto, che fìa l'Avvoca- 
to , grand' onore non può già egli afpet- 
tarfì , allorché poco felice iia la fua cau- 
fa . E' lodevole fenza dubbio accrescere , 
e correggere 1' Italia Sacra dell' Ughelli 
coli' ajuto delle nuove Carte , che alla 
giornata li vanno feoprendo , come quella, 
che pur troppo ne abbifogna ; ma non con- 
vien già effer facile in credere d'aver tro- 
vato un nuovo Velcovo per aver trovato 
un nuovo nome . RudÌ9ris faculi fcripto- 
res ( avvisò già V Ughelli iteifo Tom. i. 
col. 10 %%. ) adeo in exprimendis propràs 
nominibns pierumque tncurtofi erant , ut vel 
additi s , ve l de traci ts Itteris non modo ili a 
ad libitum redderent , fed una tantum fa- 
pius a p pò fi t a Itttera , e et era mortalibus dt- 
vtnanda relinquerent . La ftelia perfon-a 
in due , t*c , quattro , e più maniere vie- 
ne fpefiGd appellata , e quella varietà non 
folo in documenti divedi ii oflerva , ma 
anche tal volta in un folo • Tra Arimun- 
dus , o Animundus , e Arnaldus non pai- 
fa alcerto quella divertita , che parla tra 
Egilbertus , Albertus , e Filibertus , e pure 
per arredato di Carlo Meicheloeck Rtjior. 
FrifìngenJ. Tom. 1. Cap. 5. pag. 205. co r i 
tutti quelli nomi , e con altri ancora li 
trova enunciato ii XVII. Vefcovo di Fri- 
finga . Negli antichi tempi Conradus , Co- 
no , e Chuno erano lo (teifo nome . La 
Santa Imperadrice Adelaide & trova no- 
mata anche Atela , Adetgtfta , e Alda . 
Cunegundis fi mutava in Cuniza , e Liut- 
prando in Luzone . Vegga» il Muratori 
nelle Antichità italiane Differt. 41. Simpe- 
rus in Diploma prelfo 1' accennato ' Mei- 
chelbeck Tom.'i. Part. 2. pag. 552. Nam. 
i?48., otto linee apprelfo viene nella iìef- 
la Carta chiamato Ijìmperus , poi di nuo- 
vo Stmperus Abbondano di ciò gli efem - 
pj , e fon noti agii ltudiolì y onde fu que- 
llo fondamento agevolmente m' induco a 
credere , che chi nel Placito fcrifse erro. 
ncameate Arimundus , Animundus , al- 
tro non volle dire , che Arnaldus , tanto 
più , che la Carta dal Muratori prodot- 
ta , corn' egli roedeiimo confeifa ', hoii è 
originale . Nel rimanente a quelto Arnal- 
do, conghiettura Monf. Gio. Eeneaetro Gen- 
tilott nelle giunte all' Ughelli col. 551. 
debba riferii li la Lettera di Radaldo , a 
Rodoaido Patriarca d' Aquiieja al Vefco- 
vo di Pavia , che abbiamo nei Mufeo Ita- 
lico del Mab'iilone Tom. ». l'art. ». pag* 
240. Se così folfe , attefo il tenor della 
Lettera , potrebbe ancora a buona ragio- 
ne inferirli , che Pavefe , non Trentino» 
foffe quetto Prelato . Siccome poi Rodo- 
aido non fu Patriarca d' Aquiieja prima 

édV 



i 9 6 A N N O T 

bell'anno $£$. , e Arnaldo lo abbiamo 
con iicurezza Vefcovo di Trento 1' anno 
$67-9 mentre in tal anno li fofcriffetìl Si- 
nodo di Ravenna , cosi fé ne dedurrebbe 
ancora, che tra il 96 se il 967. lia fiata dettata 
cotai Lettera . Vero è bensì , che non ra- 
pendoli V anno della morte di Arnaldo, 
e fapendofì , che Rodoaldo viffe nel Pa- 
triarcato per venti interi anni , la Lette- 
ra potrebbe ancora riferirli al iuo fuccef- 
fore , cioè a Rainoardo . Comunque lìa 
di ciò , gran lume recandoci ella circa lo 
flato d' allora della Chiefa di Trento , 
non fia difearo a" Leggitori , eh' io qui la 
riproduca , tanto più, che alla moka di- 
ligenza del P. Bernardo Maria de Rubeis 
ne' Tuoi Monumenti della Chiefa d' Aqui- 
leja fembra efTere sfuggita. Vtrtutum omnium 
privilegio fulgoranti Domno ili. Papien/ìs 
Ecclc/ìa venerando Epifcopo , Radaldus 
quamvis tndtgnus oìquilegenfn Cathedra bu~ 
mtlis Patrtarcha , eterna felicitatts gau- 
diurn , £9" prafentii vita obfequta . Dum 
fratrum necejjìtatibus ac dignis petitionìbus 
<qmf piani fuffragart Jìudet , proculdubto di- 
vini compi et ynandata pracepti . Quifque ta- 
men tanto accuratius fubjeóìoritm curamgere- 
re debet , quanto fé honoris culmine emine- 
re cognofett , atque in mederamine , & in- 
fttittis Sanclarum EccleOarum , non folum 
jua^fed etiam ceterorum religioforum fra- 
trum con/ulta petere . Protnde vos latere 
nolumus , 7ridentinum e le rum , Z3° plebem 
proprio mangre privatavi Paflore t bona me- 
■moria ili, confratre nojìro Epifcopo ab lu- 
ce fublato . Nos autem Sanclorum Patrum 
■ìnflituta feéfantes , collegium ipftus Eccle- 
fa cribro canonica inquifttionis excuffimus , 
fi forte aliquis buie idoneus officio reperiri 
valer et ; qu&d non invementes , petitorias 
titteras P eternit ati vejìra mittere decrevt- 
mus , quo vobis ex gremio veflra Ecclefa 
ili. Sacerdotem ad hujus honoris infulas pro- 
movendum mittere non diffieratis; quem non 
folum relatu aliorum.fed coli at ione propria 
cognofeìmus morum probità te pollentem^ lit- 
teratoria dottrina expolitum y /ed etiameun- 
ttarum virtutum culmine renitentem ; quem 
ad votum cleri , & populi infìanter pofei- 
mus con/ecrandum . 

( io ) Così collantemente il Catalogo 
xr.oderno di fopra mentovato , il Pincio , 
ìì Mariani, ed altri. Pure 1' Ughelli fcri- 
ve Raynaldus , ove una variante è fiata 
apporta , che dice aliis Ratnfardus . Nel- 
la din* erta /ione De Privile gtis , £9* Exem~ 
fittone Capituli Catbedralis Veronenfis pag. 
73. Nota 9. li dice, che Hoc eodem nomine 
( Ra in fardi ) in laudato Catalogo i cioè 
nel noftro) recenfetur , ut ex MJf. Triden- 
tina Ecclefta Gentilottus emendavit . Ai 
Gentilott però non credo io folle noto il 
coltro Catalogo , non vagendoli mai ci- 



AZIONI. 

tato da lui nelle giunte a!T Ughelli , e 
dall' Editor Veneto piuttofto credo deri 
vi 1' accennata emendazione . Comunque 
ciò fia , dal noftro Catalogo , che dice 
Rainoardus , non può certamente trarli co- 
tal lezione . Rainfardus nientedimeno vie- 
ne appellato quello Vefcovo in un docu- 
mento dell'anno 995- preffo il P. De Ru- 
beis Monument. Ecclef. oiquilejem . Cap. 
53. col. 483., dal quale s' impara , come 
in tal anno intervenne ad un Sinodo Dio 
cefano tenuto in Verona da Giovanni Pa- 
triarca d' Aquileja . Il Brandis nzìWAqui- 
laTtrolefe Part. t.pag. 50. lo chiama Rem- 
inomi» , e lo fa della famiglia de' Nobili 
di Caldes in vai di Sole . lo però non en- 
tro mallevadore di quello fatto. 

(11 ) Riconofce quefi' Udalrico I. an- 
che il Catalogo più recente, il Pincio, 1' 
Ughelli , il Mariani , ed altri fcrittori ; 
ma niuno alcun documento adduce , in 
cui lìa nominato . Fece una permuta di 
certi beni con Egilberto , eletto Vefcovo 
diFrifinga l'anno ioo£. , che poi non eb- 
be effetto , e dal fucceflore Udalrico II. 
fu di co.munconfenfo annullata. Il docu- 
mento , che non porta nota di anno , fu 
pubblicato dal P. Carlo Meichelbeck Ht- 
fior. Frifìngenf. 'Tom. 1. Part. 1. pag. 4$r. 
ove può leggerli . Veggaiì qui fopra la 
Nota 5. 

(12) L' epoca <Ab anno Jncarnationis 
Domini noflri Jefu Cbrijìi MKX1I. , non è 
l'epoca della formazion del Menale, ma 
quella dell'elezione di Udalrico. All'an- 
no 1022. Affano tal elezione anche V U- 
gheìli , il Catalogo più recente, e il Pin- 
cio , benché queir.' ultimo s' inganni poi 
dicendo : Quo tempore D. Udalricus Ept- 
Jcopus jìugujìanus Ecclefìam magna inte- 
griate tenuit , fendo che S. Udalrico Ve- 
fcovo d' Augufta morì 1' anno 973- Sic- 
come il noftro Udalrico l'anno 1027. dall' 
Imperador Conrado li. aveva avuto in do- 
no il Contado di Trento, così nello ftef- 
fo anno era in Verona colla Corte del 
mede/imo , e lì trovò prefente ad un Pla- 
cito , quivi dall' Imperador tenuto a fa- 
vore di Papone Patriarca d' Aquileja , il 
qual li legge ne' Monumenti della Chiefa 
d' Aquileja del P. De Rubeis Cap 54.ro/. 
500. Se al noftro Udalrico s' alpetra la 
memoria del Necrologio Fuldenfe, nota- 
ta dal Gentilott nelle giunte all' Usfielli 
coU 5?j. , come peraltro è probabiliilìmo, 
egli non farebbe itato Vefcovo meno di 
anni 33. , mentre all' anno 1055. è quivi 
confegnara la lua morte . Certa cola è , 
eh' egli fu prefente in Mantova al fecon- 
do ritrovamento del prezìofb Sangue di 
Grillo , il qual feguì non già 1' a .no 
ioìo., come ne 1 Vefcovi Trentini fcJ 
1 Ughelli, ma bensì V anno 1048., coma 



A N.N T 
ne' Mantovani Io fteffo afferma . Dal Pin- 
cio pafsò tal notizia a moli' altri Scrit- 
tori » ma la fonte è una relazione antica 
d! autore anonimo prefente al fatto , che 
MS. fu già neir Archivio de' Duchi di 
Mantova, ed ora probabilmente farà per- 
duta . Oltre al Pincio , che la indica col 
nome di Cronaca Mantovana , fanno di 
tal MS. menzione Antonio PofTevino giu- 
hiore Hi fiorite Gonzaga Ltb. i. Scipione 
Agnello Maffei negli ninnali di Mantova 
Ltb. %. Cap. 3. pag. 408. , ed altri più 
«litichi, anzi il Maffei ne reca ad verbum 
un lungo fquarcio, ma volgarizzato. Chia- 
mali quivi il nofh'o Udalrico : U egregio 
Delfico , Vefcovo della Santa Cbieja di 
Trento , la cut vita era tutta ornata di fa- 
cratijjtme virtù , e rifplendeva delV arti 
della pietà. Sendofi per giufti motivi dif- 
ferita P ofteniione dell' infigne Reliquia 
al giorno appreffo , e tumultuando perciò, 
e mormorando il popolaccio , // fagace 
predetto Vi j covo Delrico con fagace ragio- 
namento mitigò , e mitigando tranquillò , 
f acquetò ogni ferocia degT increduli , e 
loro mantfejlò apertamente , e chiartfma- 
mente , perchè tal conjìglio fi foffe fatto . 
Dello llelfo Udalrico meli zio» abbiamo in 
ini Giudicato di Conrado il. Imperadore 
dell'anno 1027. prelfo P accennato PDe 
Rubeis Monument.Ecclef.oiquilejens . Cap. 
54. col. 590. L' UghrJli fenza fondamen- 
to fa fuccedtre a quello Vefcovo un Otel- 
rteo , o ila Wvldarico , non punto ricono- 
feiuto dal -nofóro. Catalogo , e meritamen- 
te fcarraro ancora dal Gentilott nelle giun- 
te . QuefV Otelrico , o Woldarko » detto 
ancoia dall' Mundio MetropoL Salisburgo 
pag. 158. v olabr co , altri non è , che Ud-d- 
lico li., di cui fin qui s'è parlato. Mag- 
gior difficoltà aveva feoperra P Editor Ve- 
neto dell' Ughelli , mentre eifendogli fia- 
to fuppofto , che un Teodalclo Vefcovo di 
Trento intervenire a J un Concilio Roma- 
no dell' anno 1027., gli Atti di cui era- 
no in mano di Monfi Fontanini ; e dalP 
altro canto eifendo certo , che in tal anno 
era Vefcovo di Trento Udalrico li. , guo- 
modo fedì fé (dice e?li , col. $9$. Nota 1.) 
in bac eadem cathedra Tbeudaldus qutverit, 
non video , ni Udalrtcus II. fecetur m duos> 
quos tnter medius Tbeudaldus tjìe collocetur . 
Grazie però a Dio non abbjamo bifogno 
eli quello fpenacolo , L' accennato -docu- 
mento è ora alla luce per opera del P.De 
Rubeis Monument. Ecclef. Aquilejenf. Cap. 
5S« col. 512., ne alcun Teodaldo Vefcovo 
di Tremo vi comparifee, ma bensì Tbeu- 
daldus Eptfcopus Vicentìnus . Atfìcura il 
Sig. Conte Francefco Florio nella Dille r- 
tazione De ' Privtlegj , ed efenmwne del Ca- 
pìtolo dt Verona pag. 50. Che nel? uni a 
anttea cogta di quefìo Condito fi legge VI* 



AZIONI. 197 

CENTINO , e non già TRIDENTINO » 
benché la prima lettera fa alquanto jvani- 
ta , non pero in modo , che non vi rejìtno 
fi. uri veftigj . 

(13) Óltre alle autorità recate dall'E- 
ditor Veneto dell' Ughelli , e dal Genti- 
lott nelle giunte , menzion fi trova di que- 
llo Vefcovo in un Giuramento di Enrico 
V. Imperadore dell' anno un. prelfo il 
Cardinal d'Aragona nella Vita di Pafca- 
le 11. Pontefice Rer. Italie. Tom. 3. pag. 
362. col. 2. e, »n un documento dell'an- 
no 1116. prelfo il Muratori lAatiqmt. hai. 
medti ^ vt Dtfert. 19. pag. 40. , in altro 
dello (teffò anno, pubblicato da Domeni- 
co Bozzoni Jieir Opera intitolata : Il fi- 
lenx.io di S. Zaccaria fnodato , in cui ii 
chiama Gerardus , e per fine in un Diplo- 
ma di Enrico V. Imperadore fpettanre all' 
anno 1118. , il qual iì legge nel Chroriicon 
Farfenfe Rer. Italtc. Tom. 2. Pan. 2. col. 
6-]6. B.'-) da tutti i quali monumenti ii ve- 
de , che quello Vefcovo. era Cancelliere 
dell'accennato Imperadore, e feguitava la 
Tua Corte . Parla di lui Giambatiita Pi- 
gna nella Storia de 1 Principi di Epe . li 
Catalogo più recente gli dà ii titolo di 
Beato , e da altri è chiamato Santo , ed 
anche Confefore . V> ggafì il y. XIX. e 
LXV. della feconda Lettera iopra il Ve- 
fcovo Alberto. 

( H ) Se le note cronologiche , che a' 
Canoni del Decreto di Graziano fono fia- 
te polle , camminano bene , guenV Adei- 
preto farebbe flato Vefcovo dopo il u^o. , 
poiché il Can^ Quoties Frater nofier z. 
^uefi. 5. , che a lui s' afpetta , porrà Li 
nota dell' anno iiji., e per confeguenza 
Altemanno fuo immediato fucceliore , non 
folo non farebbe morto l'anno 1130. , ce- 
rne dopo il Pincio fcrive 1' Ughelli ; ma 
in tal anno non farebbe persiche flato 
Vefcovo di Trento . Veggafì P Annota- 
zione fegu^nte . 

( 15. ) V Voi fango Lazio nella Chorogra- 
pbia lAuJIriiS pag. 58. dice di queito Ve- 
fcovo, che Sacellum in lieppa , hoc efì •Ap- 
piano ( Eppan ) conjecrafe legnur anno 113 1. 
Ambrogio Franco nella Storta della Famì- 
glia d' uirco pag. 85., la quale ìs\S. con- 
lervafì dal Sig. Barone Cario de Buffa , 
cita una Sentenza del medefìmo dell' an- 
no 1144. Non era dunque morto P anno 
1130,, come e il Pincio , e P Ughelli affer- 
mano . 11 Catalogo recente lo fa arriva- 
re tino all' anno 1145., ma né pur ciò fi 
verifica . In un Diploma dell' anno i^?. 
pubblicato dal Meichelbeck Hijìor. Fnfin- 
gent. Tom. 1. Pari. 2. Num. 1321. rra gli 
altri Teltimonj ìitrovafi vAltmannus Tri* 
dentinus Epifcopus . 11 Gentilott nelle giun- 
te all' Ughelli afferma aver trovato in 
un Cronico Mi», della Biblioteca Cefarea , 

com' 



1 9 % A N N o T 

com' e' morì 1' anno iM5>- Di quello Al- 
temarmo così 1' Anonimo Raitenhaslacen- 
ie nella Vira di Conrado T, Arci vefcovo 
di Salisburgo , data fuori dal P. Bernar- 
do Pez Tbefaur . JinecJotor. Tom 2. Pan. 
3. pag, 148. Cafìrum Hoinburcb ab E pi f co- 
pò nobiiij]hno Tridentina Eccleftce <Altman- 
no , qui ex ketreditate hoc. pojjtdebat , im- 
petrava : fnut SS 1 trapop.turam Subonen- 
fem juper Enum po/ìtam , Dal noflro Ca- 
talogo noi veggiamo, che Altemanno mo- 
rì a' 27. di Marzo ipfo die RefwrettÌQnis 
Dommt , il che fembra indicare , moriffe 
in giorno di Pafqua . Se ciò folle , non 
potrebbe fuciliere , che moriffe 1' anno 
"4P* » poiché in tal anno la Pafqua non 
venne a' 17. di Marzo, ma a' j- d' Apri- 
le , e dovrebbe pìutofìo dirli, che morif- 
fe 1' anno 1155. , in cui appunto a' 27- di 
Marzo cadde la Pafqua . lo però fìimo , 
che le parole ipfo dk Refurreóìionis Dona 
ni non indichino già la Pafqua in quelP 
anno corrente , ma bensì la folennità de' 
27* di Marzo , che in memoria della Re- 
furrezion del Signore negli antichi Calen- 
dari, e Manirologj {labilmente è celebra- 
ta . La flelfa off erv azione trovo aver far- 
ra il P. Marco Hanlìz ne' Corollari al 
Tom. *, Germania Sacr^e Num. 4. W feqq. 
Veggaft ancora la Nota 7. ali' ^xtimo di 
quelli Documenti . 

( iO A quefto Ebrardo V Ughelli coli' 
autorità di Giovanni Cufpiniano fa fegui- 
re Hartvvico Vefcovo di Ratisbona , e di 
Trento, detto da Ottone Friiingenfe Har- 
devicQ , il quale fi trova fofcritto al Di- 
ploma di Federigo f. Imperadcre dell'an- 
no 1 15^- > con cui erelfe 1' Attilia in Du- 
cato . Nega Monf. Gentiloit nelle giunte 
ali' Ughelli, che alcun Hartvvico iìa mai 
fiato Vefcovo di Trento , e lo nega con 
ragione; ma la conghiettura , di cui fi fer- 
vi, avvegnaché ingeguofa , e a cui io pu- 
re nelle Memorie mimiche pag. 17. diedi 
rinforzo, pur non fuffifte. Credeva egli, 
che il Diploma di Federigo pcrtaffe : Hart- 
vvtcus Rati sb oneri fi $ , E. Tridentinus Epi- 
f co pus , cioè Ebrardus , o Eberhardus Tri- 
dentinus Epif.opus , ma che non eflendo 
itara ben intefa la fi^la , dell' E forfè 
flato formalo un W , e quindi ne folfe 
nata 1* lezione: Rattsbonenfs , tTTrtaen- 
tmus Eptfcopus . Vengo accurato , che 
nell' Originale, il qual nell' Archivio di 
Vienna ben conicrvato ritrovali , così Ila 
ferino : Harmannus J'rixien/ìs . Harthuicus 
Ratisbonen/ìs . Tridejfinus Ept/copus . Domi- 
mi! Wcljo . Dux Ccnradv.s tire. All' op- 
pofto nella Confermazione dello iteifo 
Privilegio , fatta dall' [mperador Federi 
go lì. V anno 1145; fi legge : Hartvicus 
Rntii'jcyunp.s , UT Tridentinus Edij\opus . 
L* Originale per ogni conto yfpottabilo, 



AZIONI. 

«oti fa già Hartvvico Vefcovo di Trento, 
ma non nomina né meno alcun Ebrand9 , 
e forfè non nomina rè pur Trento , o fé 
lo nomina , non efprime il nome del Ve- 
fcovo di tal Città . Al contrario la Con- 
fermazione nomina bensì Trento , ma le 
dà per Vefcovo quello Ihilò Hartvvico , 
ch'era Vefcovo di Ratisbona ; onde e nell' 
un modo, e nell'altro la conghiettura del 
Gentilott cade a terra . Mae che dun- 
que ? Doviem noi per quello ammettere 
tra'Veicovi di Trento un Hartvvico , non 
riconofeiuto in un Catalogo originale , e 
tn cui li nomi de' Velcovi da perfone con- 
temporanee di mano in mano , che fuc- 
cedevano , venivano attentamente notati? 
La difficoltà ,' per vero dire non è sì fa- 
cile a feioglierii . Io efporrò le conghiet- 
ture , che a quello propoiìto potrebbero 
farli , lafciando in elezione di ciafchedu- 
110 rappigliarli a quella, che fiimerà mi- 
gliore . Se fliamo a tutto rigore all' ori- 
ginale, non folo non v'ha necefììtà d'in- 
trodurre un Hartvvtco tra' Vefcovi di Tren- 
to , ma Trento non vi é pur nominato , 
mentre Trideflinus verrebbe a lignificare 
Triello . Tergejìtnus ricercherebbe la pu- 
lirà della lingua Latina, ma le Carte del 
Secolo XII. non vanno pefate con bilan- 
cia così fattile . Tre , per ter è un barba- 
ri fino , che correva fino da' tempi di Quin- 
tiliano, come dal Lib. ì.Cap. 5. de Infitta 
Orat. appari (ce , tTregefle in luogo di Ter- 
gefturn , lo abbiamo nel Gap. 1, <J. 12. de- 
gli Ani de' SS. Fermo, a Villico prcflò 
i Boliandifli a' 9 d' Agofto . Anche S. 
Gregorio Magno nel Lib. 13. Epìft. 3;. 
Tregejìin<e Jintìfìttem Eccle/ìj? chiama Fir- 
mino Vefcovo di Trielle . Ciò iìa detto 
per la ftima , che merita una Carta ori- 
ginale. Peraltro potrebbe replicarli , che 
quell'Originale (almeno per quanto a me 
vien fuppofto) falla nell' enunciare il Ve- 
fcovo di Breffanone , dicendo Bnxten/ìs , 
in luogo di Brtxinenps ; onde dà luogo a 
fofpettare , che anche in vece di Tridefti. 
m;s , abbia voluto dire 'Tridenti ras . An- 
che fecondo quefl' ipotelì pelò Hartvvico 
non aviebbe luogo nella ferie de' Vefcovi 
di Trento . Sarebbe indicato il Vefcovo 
di tal Città , ma fenza efprimerc il no- 
me ; onde niun lume potrebbe trarli di 
qua per regolare la Cronologia de' Vefco- 
vi Trentini . Dal Diploma Originale 
pattiamo alla copia , o vogliam dire alla 
Confermazione di Federigo li. Stando ri- 
£orofamenre al tenore di quella , non ii 
potrebbe efcludere Hartvvico da' Vefcovi 
di Trento > ma in tal cafo dirci, che ve- 
nendo combattuta non meno dall' Origi- 
nalo che dal iìlenzio del no Uro Catalogo , 
e di rutti gli altri monumenti Trentini , 
ri ha pmpia facoltà di abbandonarla , e 

dire a 



A N N T 
dire, che chi la concepì , non avendo ben 
inrefa la voce Trtdeflinus , e credendola 
un errore » la cambiò in Ttidentinus . Quan- 
do poi da quella copia volemmo prendere 
r tr, e ritenere il Tridejìtnus dell' origi- 
nale , intendendo Triefte , un Diplema di 
Alettandro III. Pontefice dell'anno 1177. 
pretto 1' Ughelii Tom. V. col. 1206. dareb- 
be qualche lume a tal iporefì , trovando- 
vili nominato Narvicus quondam Tergefli- 
nus Epifcopus , fui qual fondamento nella 
nuova edizion dell' Italia Sacra è flato 
aggiunto a* Vcfcovi di Trieiie , tra' quali 
mancava , ed è flato collocato immedia- 
tamettte avanti a Bernardo , che viveva 
nel detto anno 1177- > ed anche dappoi . 
Da Harvicus , o fecondo l'ortografia Te- 
defca Hartwifus , a Narvtcus quanto ila 
facile il cambiamento lo vede ognuno . 
Tre documenti nientedimeno {turbano non 
poco quefV opinione, uno dell'anno 114?. 
pretto l' Ughelii Tom. V. col. Sj., l'altro 
dell'anno 1150. pretto il P. Bernardo Ma- 
ria de Rubeis Monumcnt Ecclef. oiqutle- 
;enf. Cap. 60. col. 571. , e il terzo dell' 
anno n 58. pretto lo Itefso Ughelii pag. 64., 
in tutti e tre i quali documenti Bernardo 
vien chiamato EptfcopusTergeJìinus . Se fi- 
no dall' anno 114$. quello Bernardo eia 
Vefcovo di Triefte, e continuò ad etterlo 
1' anno feguente , fino 1' anno 1158. , ed 
oltre , come faremo luogo ad Hartwico 
nell'anno 115^.? Chi nella Storia di Trie- 
fte è più di me ver faro a quella difficol- 
tà troverà forfè qualche ri/porta . Negli 
accennati documenti Wernardus , e Wer- 
ribardus vien nominato quello Vefcovo , 
da che il mentovato P. De Rubeis neil' 
Indice Cronologico de' SufTraganei del Pa- 
triarca d'Aquileja prefe motivo di diftin- 
guerlo da quel Bernardo , che nel Diplo- 
ma di Alettandro III. è nominato, e pofe 
primo Wernardus all'anno 1149. , indigli 
fece immediatamente feguire Bcrnardus ali' 
anno 11 gì. Chi però e pratico della va> 
rietà de' nomi , onde la fletta perfona 
vien nell'antiche Carte fpeffe volte enun- 
ciata, fondamento ballante non giudicherà 
quello per introdurre due Bernardi nella 
ierie de' Vefcovi di Triefte , ancorché 1' 
ultimo , come li vede da altro documento 
pretto lo (teffo Padre Cap. 64. col. 6iz. 
vi vette l'anno 1181. Pure conceduto, che 
veramente due Vefcovi fottero roteili, non 
fi può già tra mezzo a' medefìmi ritrovar 
nicchio opportuno per Hartwtco , mentre 
quel medeiimo Wernardus , o Wèrnbàrdus^ 
che abbiam Vefcovo di Triefte 1' anno 
1145?. » lo abbiamo ancora 1* anno 1158. , 
onde riman Tempre la difficoltà di collo- 
carvi tra mezzo Hartwico nell'anno 1155. 
Non è ne pure a mia notizia il precifo 
anno , in cui Hartwico Vefcovo di Ra- 



A Z I N I. 299 

tisbona cefsò di vivere. L' Hundio Metro- 
polis Salìsburgen;~s pag. 67. dice, che objtt 
anno 1164. II. Calendas Septembris ; mas' 
inganna , poiché da un documento dei 
Codex Diplomattcus Rattfponenp.s, pubbli- 
cato dal P. Bernardo Pez Tbefaur. uìncc- 
dotor . Tomo 1. Part. j. pag. 150. li vede, 
ch'era vivo l'anno 116$. 

(17) In tutti i Diplomi a flampa , ne' 
quali é nominato queito Vefcovo , e fegna- 
tamente in quello dell' anno 1165. prefso 
il Sig. Pier Maria Amia ni nelle Memorie 
Ijìortcbe della Città dì Pano Tom 1. pag. 
15®. , che può crederli dal Prelato fletto 
dettato, .Albertus, non ndelpretur coftan- 
meiite è appellato, e cosi pure lo chiama 
Radevico fuo contemporaneo, econofeen- 
te . Il Muratori nelle ^Antichità Italiane 
DiJJerf. 6. pag. 51. , avendo olfervaro , co- 
me la fletta perfona nello fletto documen- 
to ora <Alb§rto-, ora Adalberto veniva no- 
minata ,conchiufeda ciò chiaramente com- 
prenderli , che ^Alberto , e Adalberto erano 
lo JìeJJb nome . Anche nell' antico Catalo- 
go di Nomi Propri Tedefc'hi, pubblicato 
dal Goldafto fra gli Scrittori delle cofe 
di Germania, uidelpret , e^ilbrcbt vendo- 
no dati per lo fletto nome diverfamente 
fcritro, e pronunziato. Per verità, fé ftia- 
roo all' etimologia , non importano forie 
lo itetto quelle due voci, mentre da -jldeì, 
eh' è nome, e vale nobilitai, fendo com- 
porta k prima , e la feconda da 1A1I , eh' 
è particella intenliva , accrefeenre il Ccnfo 
ne' comporti; quella verrebbe a lignifica- 
re nobilitate clarus , e quefta folamente 
praclarus . Comunque pèVò fia di ciò, giac- 
ché buon fondamento abbiamo dì crede- 
re , che ^Alberto , non oidelpreto fi chi a* 
matte egli fletto quefto Vefcovo , con ra- 
gione fu ferino nelle Memorie uinttche pag. 
102. , che quello , non quello era il fuo 
vero nome. Tanto poi il Catalogo più re- 
cente , quanto 1' Ughelii , non gli danno 
meno di venti interi anni di Vefcovado . 
Dello fletto fentimento è il Pincio , che 
dice ad vigtnti annos prxfuit . Come però 
quell'Autore non fapeva il tempo precifo 
delL' elezione, e per conseguenza da qual 
anno dell' Era Volgare prendettero inco. 
minciamento gli anni venti, cosi non po- 
teva non ignorare anche il fine di quelli ; 
onde nello ftabilir J 5 anno d-41' elezione 
del fucceflòre, cioè di Salomone, ditte eie- 
ci us arca annum ir gì. , non già perchè 
del periodo degli anni venti dubitarle , ma 
perchè non avendo contezza , che V anno 
nei., in cui a fuo credere Alberto era fla- 
to dall' Iinperador Federigo invertito dì 
Garda, fofse l'anno primo della fua ele- 
zione , non poteva per confeguenza non 
titubare anche circa quello della morte , 
e dell' elezio n dsl fuccefsorc . All' anno 
O o 1x77, fu 



co3 ANNOTA 

ii 77- fu da noi fifrata quella morte nelle 
Memorie Anttcbe p*g. 17. e con ragione, 
mentre pollo, che 1' anteceffore Ebrardo ; 
giulta 1' ipotelì c-ei Gentilott, almeno it- 
ilo a' 17. di Settembre dell'anno 11 56, "fof- 
fé fiato Vefcovo di Trento, e il fuccelfo 
re Salomone pur lo foife a' \\. di Luglio 
dell' anno iijf. , come con iìcuri docu- 
jrieuti compro vafì , non il potrebbe ne pur 
d' un anno anticipare la morte d' Alber- 
to feguita a' 27. di Marzo, e nello fìeflb 
tempo conTervare il periodo degli anni ven- 
ti , mentre pufio , che moriffe a 5 27. di 
Marzo dell' anno ii7f. , e porto , eh' E- 
hrardo non fepravviveffe all'Atto de' 17. 
di Settembre dell' anno 1156. che un bo- 
lo mele, coiìcchè Alberto folfe creato Ve- 
fcovo di Trento nclT Ottobre dello ileifo 
ar.no 1156-, pur iiQJB gli rimarrebbero né 
meno diciannov' anni e mezzo di Vefco 
vado. Non fu dì ile per ve;i:à, come nell' 
antecedente Annotazione fi è moiìrato, V 
jpoteli del Gentilott , ma nientedimeno ri- 
flettendo , che da' 27. di Marzo dell' an- 
no i«45>» i n cui morì Altemanno, linoa r 
27. di Ottobre dell' anno 1157., incuiiì- 
curamenre abbiamo Vefcovo Alberto , poi- 
ché n trova foferitto ad un Diploma df 
Federigo I. Imperadore , non corrono pili 
di anni otto, e mefi fette, nel qual tem- 
po j anche escludendo Hartvvico fenza fon- 
damento intruCo, pure convien dar luogo 
a due iìcuri Vefcovi di Trento , cioè Ar- 
noldo , ed Ebrardo ; e riflettendo altresì , 
come prima dell'anno 1157. menzione di 
Alberto non s" è finora feoperta ; non il 
ha ragionevol motivo ne di abbandonare 
il periodo degli anni venti di Vefcovado, 
che al medeiìmo vengono attribuiti , ne 
di rimovere la fua elezione all' anno » 157. 
Giovanni Aventino Annal. flojor. Lib. 6. 
Cap. 5- §> 3- lo fa Vefcovo lino da' «?. di 
Settembre dell'anno antecedente , poiché 
Jo fa prefente all' Atto di Federigo 1. , 
con cui in tal anno, e mefe erefTe- 1' Au- 
lirla in Ducato; ma queil' ipotefi , che non 
è favorita dall' originale del Diploma di^ 
queil* Imperadore , ed è impugnata dalla" 
Confermazione di Federigo II. , non me- 
rita confido azione veruna . Egli è noto , 
come sì quello , che gli altri Storici di 
Baviera più recenti, molto prefero da Vi- 
to Arnpeckio, che due Cronache ci lafaò , 
cioè Cbromcon Bajonri* , e CbroniconAu. 
jiriacum, quello puhblicato'clal P.Bernar- 
do Pcz nel Tom. j. Pan, j. Tbe/attr. Anec- 
dotor., e quello dal fratello Girolamo Rer. 
Aujìrixcar. Tom 1. Comi arifee in amen- 
due quelle Ci opache il Diploma Federi - 
ciano , e leggeiì in amendue : Hartvvicus 
Ratf/pom nfii , U. Tridt m inus Epifi opi . I ,u- 
me cronologico circa la ìnie de' Vefcovi 
di Trento non aveva già l'Aventino , né 



Z IONI. 

sì agevolmente poteva averlo fui principio 
del Secolo XVI., in cui fcriveva , e dall' 
altro canto in Radevico doveva aver of- 
fe: vato un Alberto Vefcovo di Trento in- 
torno a que' tempi. A forte adunque per 
Albertus interpetrò la N. delle Cronache 
dell' Arnpeckio . 

( t8) Non 1' anno x\-<%. , come con er- 
rore feri ve I'Ughelli, e molto faeton circa 
annum 1181. , come nota il Pincio ; ma 
bensì l'anno 1177. ad Adelpreto , o piut- 
tofto Alberto fucce.iette quello Vefcovo . 
Veggaiì la Nora antecedente , e le Memo- 
rie Antiche pagi i.S. 

(19) Dal i>. Carlo Mekhclheck nella 
Storia di Friiinga Tom. 1. l'art. 2. p4g. 
560. Num. iji4 abbiamo un' Epiftola di 
quello Alberto ferina ad Alberto I. Ve- 
fcovo di Friiinga, edalla pag. %6t.Num. 
13^8. una Sentenza, o Giudicato del me- 
deiìmo circa una lite tra il detto Alber- 
to I. Vefcovo di Friiinga, e Bertoldo Con- 
te del Titolo . Non portano alcuna nota 
d'anno quelli documenti; ma come Alber- 
to I. Vefcovo di Friiinga morì l'anno n8j 
ovvero il fagliente , e il noilro Alberto 
non fu Vefcovo di Trento prima del 1182., 
poiché in tal anno viveva il fuo antecef- 
fore , così probabilmente all' anno 1185. 
vogliono riferirli . Nelle Scritture fpet- 
tantialla famiglia de' Conti d' Arco , rac- 
colte da Ambroiìo Franco , trovali pure 
un Diploma di quello medeiìmo Alberto 
dell'anno n%6. a Federico , e Odorico d' 
Arco f arsili . 

(20) Tra' mentovati Diplomi raccolti 
dal Franco, una Sentenza iì trova di que- 
llo Conrado dell' anno 1191. L' anno 119% ■■> 
come dal fecondo di quelli noflri Docu- 
menti apparifee, invertì d' un Cartello Ab 
drighetto da Caflelbarco . Veggaiì ancora 
il Pigna nella Storia de' Principi di Efie , 
Atteilano il Pincio, 1' Ughelli, il Cata- 
logo più recente , ed altri, eh' egli morì 
nel Convento di S. Giorgio della Valle 
dell' Eno, ove abbandonato il Vefcovado 
a menar vita monaftica iì era ritirato ; il 
che però a mio credere non fuiTifte . Da 
un documento preffo lo Hello Ughelli Tom. 
V. col. 80. ii vede, che 1' anno 120*. era 
tuttavia Vefcovo di Trento , e non era 
altrimenti nella Valle dell' Eno , mentre 
in tal anno accompagnò a Verona Valte- 
ro Patriarca d' Aquileja . AlToppoilo in 
altro documento dell'anno mo. preilo il 
P. Bernardo Maria de Rubeis Monumerrt. 
Ecclef. AquiUjenf. Cap. 68. col. 66%. vien 
chiamato , Conradus quondam Tridentini** 
Epifcopui. E' noto , come quello Vefcovo 
ii pentì della rinunzia , eh' aveva fatta 
del Vefcovado di Trento , e come Inno- 
cenzo III. Sommo Pontefice , che non gli 
menò buone le feufe , eh' addacela per 

riti. ai* . 



ANNOTAZIONI, 301 

ritirarti dal Monaftero di S. Giorgio, ove vergiamo, che (accedevano nella dignità 

agli iteffi Vefcovi e Principi , e forfè L* 
Alberto ni Diploma di Federigo nomina- 
to , che fu Vicedomino in tempo del Ve- 
fcovo Salomone , è quello ftefìo Alberta 
II. , che a Salomone fuccedette ; da che 
ben fi comprende , che molto più degli Eco? 
nomi , e Alaejìri di Ca/a d' oggidì dove- 
vano eifere Wtcedomini d'allora. 

( 23 ) Ridicolmente il Pincio , e V Ughel- 
li mterpetrano quefV ui:on per Jixaron % 
hoc ejì Gufare* . Primieramente C-efarex 
non fu mai detta jiccaron , ma bensì Tur- 
vis Stratonts . ed Ero là fu quelli , che i;t 
onore di Ottaviano la chiamò C ce f area ., 
In fecondo luogo ciccarono una delle Cit- 
tà delia Penrnpoli , detta in Eb: Sk'i:oEk- 
ron , la quale nulla con defarea ha eh? 
fare . Per terzo uicon , o come alrri feri* 
vono , sAqq , xAcca, oìcbo , JÌccbo , è Cittì 
diitiata e da oiccaron , e da Cafarea . Fu. 
detta da 1 Latini, e da' Greci JL:e ^ pofcia 
Ftolemais y né altro ha di comune coli' al- 
tre due, che d' edere Città marittima, e 
nella Palestina . 

( 24 ) Anche il Pincio dice chiaramente : 
uinno mille (imo de e tyno ottavo fupra ducen- 
teftmum ottavo Idus V*)vsmbris j onde ne SI' 
Ughelli ,che peraltro fegue volentieri quefl* 
Autore , leggendoli •• Interiit 1 2 1 7. VII 1 . 
Idus Novembri* , dee- efiere corfo erróre 
di Stampa. Dalia noftra epoca pari m me 
fi co. 1 vince d' errore 1' Annotazione dL 
Giovanni Hinderbachio Vefcovo di Tren- 
to , accennata dal Gentilott nelle giunte 
all' LTghelIi col- 6oz. , in cui fi dice, che 
Federigo morì 1' ahnq mo, Porrebbe ri- 
cercarli , fé quefto Vefcovo morì a' 6. di 
Novembre dell' anno iniJ. , come poffa 
eifere ftato preferite ad un Privilegio di 
Federigo IL Imperadore de' 29. di Dicem- 
bre dello lidio anno 1218. , mentovato 
dall' H Linàio Metro poi. Salisburgo pag. 16 2. . 
ma questa difficoltà fvanifee col notare la 
data del Privilègio ,. che dice: Jittumboc 
ejì anno Dominici Incarnattonts 121 3. Da- 
tura a pud Nurnberg 4. Calendas 'fanuarit , 
Indici tone fexta . JL' Jléìum , come da al- 
tri è già fiato giudiziofamente oflervato, 
elìge bensì la prefenza del concedente, ma 
non già il Datum , che fegna iolo il tem- 
po , in cui il Notajo fece la fcrittura ; 
onde quefti due termini diveriitàedi luo- 
go , e di tempo talvolta importano ; la 
qual off-rvazione , feguita da tutti i buo- 
ni Maeftri della Diplomatica , anche da 
queito efempìo retta ottimamente confer- 
mata Crittofora Gevvoklo nelle giunte 
all' Hundio pag. ja*. voleva , non io> 
coi qual fondamento, die a Ila citata pag. 
16 *. di effo lì unciio lì correggere n ?. , 
vel circiter « In tal anno pero non Colo il 
jioftro Federigo non era pili in Vita, ma 
O o a né .ase- 



vita religiofa aveva prof: Mata , ordinò al 
Capitolo di Trento, che in termine d'ot- 
to giorni dovelfe eleggerli un nuovo Pa- 
llore . Dat.e funt Epijlolee Innocentti III. 
{ offerva opportunamente nel citato luo^o 
il P. De Rubeis ) Laterant IX Calendas 
funài anno X. , id e fi Chrijìi anno 1207., 
adeoque Conradus QUONDiAM Epifcopus 
Tndcntinus nuncupari debuit in Tabuhs , 
quas anno 12 io. confcriptas novimus .Nien- 
tedimeno couvien confeffare, che in altro 
documento pur dell' anno 12 io. predo 1* 
UgheHi Tom. V. col. 19. vieti chiamato 
Tridentini** Epifcopus , fenza quella giun- 
ta di quondam) da che fi vede, che anche 
dopo l'elezione del fucceffore Federigo ri- 
teneva il titolo , e può a buona ragione 
fofpetrarfì , che nel ritiro di S. Giorgio 
non tìniife i fuoi giorni, mentre da amen- 
due quefti documenti dell'anno 12 io. iìa- 
mo afficurati , eh' era nel Friuli preffo il 
Patriarca d' Aquileja . Pretende il Pin- 
cio , e il mentovato Catàlogo * che quel 
Monaftero felle dal noftro Vefcovo eret- 
to ; ma da una Cronaca Tedefcadel me- 
delìmo , ftampata V anno 1480,, s' impa- 
ra, cW era in e (fere fino dall' anno 1097. 
mentre in tal anno fu daEmico IV. Im- 
peradore non poco beneficato . 

(21) Tanto il Pincio, quanto 1' Ughel- 
li , come ancora il Catalogo moderno , all' 
anno 12© 5. filfano 1'" elezione di quefto 
Vefcovo : ma noi dall' Epifrola d' Inno- 
cenzo III , neli' antecedente Annotazione 
accennata , feorgiamo , che ciò non feguì 
le non due anni apprefìb ; anzi 1' Auro- 
re del detto Catalogo non badò, che po- 
nendo coli' Ughelii 1' elezione dell' ante- 
ceifore Conrado all' anno 1190., ed affe- 
gnando col Pincio ad elio anteceifore di- 
ciaiTett' anni di Vefcovado , come perai 
tro egli fa ; non nell' anno 1205 , ma 
neli' anno 1207.. l'elezione del fuceelfore 
Federigo viene a cadere . 

(22) D' aftro Vicedomino dt Ila Chic-fa 
di Trento per nome Alberto , lì fa men 
zione in un Diploma di Federigo K Im- 
peradore dell' anno 11S2. pubblicato dal 
Oentilott utile giunte alFÙghelli Tom.V. 
col. Sol lì Muratori nelle Jinti-hitÀ Ita- 
liane Tom y. DtJJ'<r.rt. 6$ y pag. ?>9. così 
ipiega T uffìzio de' Vieedomini deileChie- 
ie : Era appoggiata ai Vieedomini la cura 
de' Bem temporali del Vefcovo -, di modo che 
dtverfo non sra V Ufaio loro da quello del 
Maggiordomo , Economo , Mafiro dtCa- 
Ja d' ogg'dì , fé non che godevano un" au- 
torità di lunga mano maggiore , Cioè f pit- 
tava ad effì ti giudicare mlle liti, delit- 
ti de" VajJ'Mli , e mancando di vita il Ve- 
fcovo , ejjì cufwdivano il Pa/azz.0 , e le ren- 
dite del Vefcovato- Dal noftro Docu:ne no 



3o2 ANNOTA 

*è meno Bertoldo Vefcovo di Breffanone, 
che da Federigo IL Imperadore ottenne il 
Privilegio , mentre morì a' 18. di Luglio 
dell'anno 1214- Niuno talvolta rende più 
neceflaria 1' Arte Critica de' Critici ftelTì . 

( 2 O Oltre a' monumenti citati dal Gen- 
tilott nelle giwnre col. 6o$., veggaii circa 
quefto Vefcovo Raimondo Dneìlio nell' 
Appendice all' Htjìoria Ordtnit Equitum 
Teutomcorum pag. 15. Z3* feqq. 

(26). U U snelli , e il Catalogo più re- 
cente all'anno 11x4. Affano V elezione di 
quefto Vefcovo. Il Pincio, che dà all'an- 
teceffore Adelpreto. anni 6. diVefcovado, 
viene a conchiudere lo fterTo, poiché non 
primade'<£.„ di Novembre dell'arnioni*» 
effendo accaduta la morte di Federigo an- 
tecedere di Addpreto , e in gran diftan- 
za dalla Patria, 1' elezione di quarto non 
potè fuccedere fé non ne' primi meri dell' 
anno 1119- » al quale aggiungendoli" cin- 
que , fi arriva all' anno 1224. Groffo er- 
rore di ftampa è corfa nelle giunre del 
Gentilott aU'Ughelli col. £95., ove coli 5 
autorità dell' Hundio li dice , che il 110- 
(tro Gerardo , bfieme'con Enrico Vefco- 
vo di Breffanone intervenne alla Dieta , 
che Ottone Duca di Marano tenne iniiìr 
fpruck l'anno 1223. Enrico, che non po- 
tè effere Vefcovo di Breffanone pri- 
ma del 1224. , poiché in tal anno 
a 5 1 1* di Luglio mori il fuo anteceflfere. 



Z I O N I. 

Bertoldo , non avrebbe potuto intervenire 
1' anno 1223. alla Dieta di Ottone : ma 
la verità fi è , che V Hundio Metropoli 
Salìtburgenf, pag. 153. dice chiaramente 
oinrio 1234., non 1223. Errore parimente 
v' ha in quelle parole dell' Ughelli : Do- 
nutm Epifcopalem holgtorini emit a Comi- 
te Tirolis , dovendoli leggere Bolgiani , co- 
me ancora Ita nel Pincio, non Bolgturini . 
VVolfango Lazio nella Cborograpbta oiu~ 
Jlria pag. 58. nota di quefto Vefcovo , che 
In Langenmaf Sacellum anno 1225. confi' 
cravit . Quanto vivelfe non è a mia noti- 
zia . Il mentovato Catalogo moderno, ad- 
dotto anche dal Gentilott nel citato luo- 
go, gli fa fuccedere Aidrico, o Ila Aldri- 
ghetto V anno «235. Il Pmcio, che dà a 
Gerardo anni dodici di Vefcovado , ver- 
rebbe a iìlfar 1' elezione di Aldrighetto 
un anno appi" elfo : ma &' è vero , che di 
Aldrighetto s' abbia una Sentenza de' 12. 
Dicembre dello fteno anno 1235. , come 
il detto Cataloga ci aflìcura , 1' elezione 
di lui Jion può differirli all' anno fuffe- 
guente . Un documento Trentino preffo 
Leopoldo Pilati nella Difserrazione fopra 
il B. Adelpreto pag. 5. fa Vefcovo di 
Trento Aldrighetto fino dall'anno 1233,, 
ma in tal anno e fecondo il Pincio, e fe- 
condo T Hundio era tuttavia Vefcovo ik. 
noftro Gerardo . 



11. 



303 
I I. 

InvefiiturA di Cajìel 8 arco dell' anno 1 198. fatta a Bri ano da Caftelbarco 
da Conrado IL Veftovo di Trento . 

Anno Dominici Nativitatis miileflmo centefìmo nonagefimo o£U- 
vo ( 1 ) Indizione prima die Dominico decima fexta exeunte Au- 
guro , in Cluible in Braiio, in praefentia Domini Petri de Ma- 
luico Caufidico, Domini Peregrini de Befeno , Domini Nicolai 
de Egna, Pecarini , Henrici Ortonis Gradì, Pelegrini de Porta , 
Petn de Numio , fpecialiter adhibitis, rogatis, Òcc. 

IBiq; Brianus fiiius quondam Domini Aldngctti de Caftrobar- 
co (2) vendidit, & dedit, atque tradidit Caftrum de Caftro 
Barco , parte vero excepta , quse erat Domini Tifolini , ctim omni 
honore, & diftriclu, & cum Regula , & Baitis nominatim Domi- 
no Conrado Dei gratia Tridentina Ecclefix Epifcopo, ementi no- 
mine, & vice Cafadei Tridentini Epifcopatus (3) nomine aliodii , 
& proprietatis, ficut in Sacramentis praedi&i Caftri continetur, ex^ 
ceptis vineis. Similiter praedi&us Brianus vendidit Domimi , quam 
habebat in Caftro Predali» cum omnibus fuis rationibus, & aftio- 
nibus. Hanc quidem totam venditionem fecit, & traditionem pre- 
tio duarum millium, & ducentarum librarum Denariorum Veronen- 
fium , quas ducentas libras promifìt jam di&us Dominus Epifcopus 
ibi vere jam ditto Briano , vel Tuo Nuntio hinc ad quindecimam B. 
Michaelis proximi venturi: alias vero duas mille promifìt fé folti- 
turum deinde ufquc ad Feftum S. Mari» Gcrialis proximum . Fi- 
de juffores jam ditti pretii dedit ei Dominum Nicolaum de Egna , 
& Henricum Ottonis Graffi, & Pecarinum de Trento, qui confti- 
tuerunt fé principales Debitores, & FidejuiTores quifque in folidum 
in elettrone Veditoris, & id pretium juravit ìlle Henricus Ottonis 
Graffi fé ad prsedittos terminos folutuium , vel ad alìum terminimi , 
vel terminos ei datos ab eo Briano vel fuos MiiTos, & jam dittus 
Brianus dedit ei Petrum de Malufco fupraferiptum , utinduceret eum 
Dominum Epifcopum in poffeffionem fuprafeript» venditionis . Ibi- 
dem incontinenti jam dittus Dominus Epifcopus dedit pr»dittum 
Caftrum de Caftro Barco, OC jam ditta m Domum deftruttam de 
Predalia predico Briano in Feudum, ut habeat , & teneat nomine 
redi Feudi a jam diclo Domino Epifcopo, & fuis omnibus iuccef- 
foribus, tali tamen patto adhibito, ut prsefatum Caftrum de Caftro 
Barco ièmper itet apertum Domino Epifcopo, & fuis Succeftbribus 
prò omni vverra (4) & difeordia, ocnego-tiis, quae contigerlnt , vel 
fueriht nocella ria Epifcopatui fuprafcn'pto , <3c fpecialiter contra Ve- 
ronenfes, Oc Lombardos omnes , ita quod fupraferiptus Brianus ha- 
beat fuprafcnptum Caftrum, & Domum deftruttam de Predalia in 
fé, OC fuos haeredes per Feudum proprium in mafculis, & his defi- 
cientìbus, in filiabus , ita tamen fi fili» non fuerint maritai» in 

Lom~ 



304 INVESTITURA DI CASTEL BARCO 
Lombardia, vel in Marchia. Deficienribus verofiliis, ocfiliabus Do- 
jrms de Pi edalia libere revertatur in Epifcopatum, & fine omni te- 
nore : Cali rum vero de Caltro Barco revertatur in fuasforores , vel 
in earum haeredes, fi comigerit cas^ vel eamm haeredes non mari- 
tari in Lombardia, vel in Marchia, oc fi praedi&arum perfonarum, 
vel earum haeredum aliqua Feudo fuprafcripto carcar, Oc in Epifco- 
patum regredii m habeat, dummodo non fit aliqua, qux in Epifco- 
patu mari tu m habeat. Omnia quidem fuprafcripta Capitula genera- 
la, & fpecialia promifit Brianus prò fé, oc fuis haeredibus Òchaere- 
dum haeredibus, & jam dictis feminis, fé firmum, ratumque omni 
tempore, & perpetuo habere Domino Epifcopo, oc fuis fuccefibri- 
bus flipulatione- fubnixa, & hoc fecit etiam mb hypotheca , & obli- 
gatione tanti fui Feudi, vel allodi! , data elezione Epifcopo, quod 
valeat jam di&um pretium , fcilicet duoium miliium & ducentarutn 
Jibrarum Veronenfis Monetae , ad allodmm, vel Feudum, ad quod 
Domi a us Epifcopus fé tenere voluerit , fi contra aliquod praedi&o- 
rum Capitulorurn praedi&us Brianus, vel praedi&ae perfonae aliquo 
tempore venerint, ut tunc di&us Dominns Epifcopus pra?di£ta me le- 
ctionem habeat, OC fu a aucloritate intronili tat jamdi&am obligatio- 
nem. Et fi contigerit, quod Feudum venerit in aliquam fuprafcri- 
ptarum fororum fuprafcripti Briani, vel ejus haercdum 5 <Sc~haeredum 
earum , fecundum quod fuprafcriptum eft, jam dietim fecuritatem 
de apertura Cauri faciat Epifcopatui ; & ibi ftatim confefTus fuit 
fuprafcriptus Brianus poffidere Caftrum , & Domum deftru&am de 
Pratalia nomine Feudi ab Epifcopatu, & Dominus Epifcopus ibi- 
dem dedit Nicolaum, & Petrum de Malofco , & Petium de No- 
mio, qui conducerent eum in corporalem pofiemoncm, quamfufce- 
perat ab Epifcopo in Feudum. Omnia quidem Capitula fuprafcripta 
fingularia, & generalia firma, & illibata omni tempore, 6c perpe- 
tualiter, corporali Sacramento praeftito, juravit fuprafcriptus Bria- 
nus habere, & tenere, & quod jam d i&aepropri età tes, quas in Epif- 
copatu tradiderat, non erant impeditae, vel alienatae , vel obligatas 
alieni perfonae, vel aliquibus perfonis , nifi forte Uxori nomine do- 
tis fuae , 6c fi Uxor nomine dotis fuae, vel alia quaelibet perfona jàm 
di<ftas proprietates impediret, jam d'ìètus Brianus fub pcena duarum 
miliium librarum, & ducentarum prò fé, oc fuis haeredibus, & eo- 
rum haeredibus expedire, & defendere cum ratione, oc quod Feu- 
dum jam di&um aliquo modo, vel aliquo ingcnio, vel aliqua frau- 
de ., vel rnachinatione infeudare, vel alienare debent ipfe , vel fui 
hasredes, vel jam di £bc perfonae, vel earum haeredes nec in pafìcm, 
nec in ro'um , oc hoc fimiliter facramento fìrmavit; oc i\ pra*U£fc» 
perfonae contra hoc fcceiint, fit carni n , oc inutile totum quod feccrint. 
Ego Bartholomaeus de Nomio, Imperiali aucloritatc Njtarius, 
rogatus interfui, oc hoc fcripfi . 



ANNOTAZIÓNI. 



305 



( 1 ) La copia' venuta da Trento dica 
MCLXXXVIII., ma lafciando ftare r, che 
in tal anno Alberto, e non Conrado -tra 
{probabilmente Vefcovo di Trento, V In- 
dizione prima, che coli 5 anno ir$9. s'ac- 
corda^ e non col 118$., in cui correva la 
féfta , abbaitailza poteva convinc re dell' 
errore chi con molta ignoranza poco falò 
fteilo in illampa ha avuto a ripetere . Que- 
lla mcdelìma copia Trentina così in fine 
efprime il nome del Notajo : Ego Ber;ra- 
mus Domini Henna Imperatori! Notarius , 
r 1g.1t i'.s interfui , €f hoc feri p fi ; e pure 1' 
anno ìi 83. Federigo I., e non Henrico VI. 
era Imperadore . 

( *) Alla pag. 116. delle Memorie ^Anti- 
che fi conghietturò , che.quel Federico, ed 
Enrico Conti , i quali Panno 115 8. inVaU 
U Tridentina Svaligiarono Alberto I. Vef- 
covo di Trento, detto volgarmente Adel- 
preto II., foffero Conti d' Eppan', e che 
uno di efJì poreffe parimente cifer quelli , 
che diciannov'anni appretto IvU/qcife, Mi 
fovviene ora, che in un Diploma di Fe- 
deri eo f. Imperadore dell' anno «182. , pub- 
blicato da Mouf. Gio: Benedetto Genti- 
lort neìle giunte ali' Ughelli Tom V. col. 
691, , tra' teftimonj foferitti appari fee anco- 
ra Henrtcus Comes de Eppan > onde mi con- 
fermo Tempre più nella prima opinione 
quanto allo i'valigio : ma quanto alla mor- 
te di effo Alberto, dappoiché leggibile è 
divenuta l'antica Tavoletta, che nel Duo- 
mo di Trento confervaiì, convien ar-ban- 
donaie la prima opinione, mentre da quel- 
la s' impara, che Alberto non già da al- 
cun Enrico, e Federico, ma bensì da un 
Jildrigketto fu ucofo . Non efprime già il 
nome della famiglia quefta Tavoletta , che 
dice follmente ^ildrigitus , nome a molte 
a allora comune; ma pure ilmil notizia 
unita alla tradizione dalPincio, e da Gio- 
vanni da Parma mentovata , che Alberto 
fo!fe uccifo ab uno ex Calrobarcis , defta 
ragionevol fofpetto , eh' egli folte appunto 
quel! 1 Aldnghetto da Caftelbarco padre di 
Bnano , che in quefto Diploma è nomina- 
to . Veggah il Num. XXL della feconda 
Lettera fopra il Vefcovo Alberto, L'Au 



tore d' un Catalogo moderno MS, de' Vef . 
covi di Trento, di cui nella Nota r. , e 4. 
al primo di quefti Documenti il é parla- 
to, dice trovarli fcritto, eh' elfo Albert® 
folte ptvfo , e tvaligiato a Friderko , £9" 
Hemico Comttibus Arci : ma per compren- 
dere , che a cafo , e fenza fondamento ciò 
fu fcritto, balta riflettere 1 , che l'anno 1 158. 
i Signori d'Arco non erano Conti, e io- 
lamentc l'anno 1221. da Federigo II. Im- 
peradore ottenero quefto titolo. Il Diplo- 
ma , a cui peraltro non è mancato chi pi ù 
difficoltà ha moffe , per acteftato del dee . 
to Genrilott neir accennate giunte col. 60$. 
iì trova MS. nella Biblioteca Vihdabdiiè- 
fé, e porta la data •• Brandèlli %. KaL Mar- 
ta ann. 1221. 

( j ) Cioè dello Spedale Italiano , detto 
in Trento la Ca di Dio . Il Mariani nel 
fuo Trento pag. i-\$. aiTìcura , che quefto 
Spedale Fu fondato /' anno 1340. /otto il 
Vefcovo di Trento Nicolò (Bruna) e ne fi* 
primo miaifiro Bonayerio de 1 Bellemcani : 
ma s inganna . Egli allude a queft'Ifcrizio- 
ne, che ti ha anche nelF Ughelli Tom. J\ 
col. 58^, Hàec e fi Domus Battutorum Laico- 
rum Ctvitatis Tridenti , qui nunc fura , ve l 
prò tempore fuertnt , incepta , £9* (edificata. 
ad honorem Dei , £9* Virginis Mar ice , ac 
Ven. P, D. D. Nicolai Det grata Epifcopi 
Tridentini per Bonaverium de Belenmams 
prqdittorum fratrum Tridenti minifirum fub 
anno Domini 1340- die 25- y attuarti . Co- 
me ognun vede peto l'I fcrizione parla ben- 
sì della fondazion della Cafa de' Battuti , 
eh' è una Confraternita così nomata ; ma 
non già dello Spedale, che, come dal no- 
ftrr Documento app _rifce , vi fi trovava 
tanti anni prima . 

(4) Cioè guerra. I Capitoli di Carlo 
Calvo Tit. 24. Gap. 15. Kixas , V di fieri - 
fioncs , feu feditiones , quas vulgus VVER- 
KAS nomihat . Nel Latino, nel Greco, 
e lino nell'Ebraico, e nel Caldaico è fia- 
ta cercata l'origine di quefta voce. Viene 
probabilmente dal Tedefco werre , che 
vale riffa, con te fa. Vegganil il Cangio in 
v. Guerra , Ottavio Ferrari , ed Egidio Me- 
nagio «elle Origini della lingua Italiana „ 



in 



I I L 



Locazione dell 1 anno 1214. frettante alla Ckiefa di S. Adel- 
preto di Arco» 



ÀNno Domini MDCCXXIV. Indizione XII. die XII. exeunte 
mente Decembri . In Ripa , in domo Sacerdotum , praefenti- 
bus Domino Turcheto Clerico de Arai, Qiiintano quondam Odo- 
nis, Trentino quondam Rivani, Videlto de Stanciono, & Ventu- 
ra quondam Domini Alberti rogatis teftibus . Ibique Dominus Ra- 
naldus Ripentì Archipresbyter, confèntientibus , & prasfentibus , & 
loquelam dantibus fuis infrafcriptis confratribus , videlicet Domino 
Bonizone, Domino Arpone Sacerdotibus, Belenzano, Viviono, oc 
Joanne Clericis S. Marias plebis Ripae, vice, & nomine dittas Ec- 
clefiae , nomine locationis in perpetuimi invettiva Zoanafium Con- 
verfum S. Adelpreti de Arcu , accipientem prò fé, & vice fuarum 
Sororum Converfarum fuprafcripti Hofpitaiis S. Adelpreti ( 1 ) & 
vice ipfìus Hofpitaiis, de una pecia tcrras arativa, quas jacct in per- 
tinentia Ripae, in loco ubi dicitur ad Lugflen, a mane filii Zuel], 
& Gafari, a fero ftrata , a meridie Infirmi S. Thomas , a monte 
ditti Converfi Zoanafius, Beldeporta, Domina Beatrix, Domina 
Bella . Ita quod diài Converfi vice , & nomine fuprafcripti Hofpi- 
talis, & fui fucceflbres, & cui dederint fupraferiptam peciam ter- 
ese, prceter Ecclefìam , fervimi, & potentem hominem, debent ha- 
bere, & tenere, & poflìdere, & de ea quidquid voluerint facere , 
abfque ulla contradittionc dittoium locatorum, & fiiorum fucceiTo- 
rum , ad fìttimi folvendum fupraferipto Domino Ranaldo Archi- 
presbytero s & fuis fuccefXoribus in perpetuum exinde annuatim in 
S. Maria Ciriale, vel in ottava, unum ftarium olei ad menfuram 
Ripas, in Ripa domi illorum locatorum : alioquin infra ottavam 
debent induplare fìttum. Et promifit àìàus Dominus Ranaldus Ar- 
chipresbyter prò fé , & fuos iìicceiTores ditto fupraferipto Zoanafo 
vice ipfius, & fuarum Sororum fupraferiptorum , & vice ditti Hof- 
pitalis, & fuis fuccelToribiis , & cui dederint fupraferiptam terra rn 
curri omnibus fuis rationibus, & attionibus, & pertinentiis , praster 
Ecclefìam , & fuprafcripias perfonas in perpetuum exinde defendere, 
varentarc , & expedire ab omni per fon a contradicente cum ratione 
fiib poma dupli, & totius dapni, ficut prò tempore i'uerit ìneliora- 
ta , aut valuerit fub extimatione honorum virorum , dando ci au- 
ttoritatem intrandi tenutam & dittus Zoanafius óedi t ditto Do- 
mine 



Locazione di S. Adelpreto di Arco, 307 

meno Ranaldo Arehipresbytero tyUgiraginta quinque Solidos propter 
arnrmandarn ftipraicriptam locationem. 

Ego Calapinus Notarins Sacri Palatii interfui rogatws, & duo 
- Inflrumenta de hoc imo tenore fcripfi. 

ANNOTAZIONI. 



( 1 ) OfTervò il Muratori nelle ointiqui- 
t,ates Italica wrdiì avi Tom. III. Dtfjèrt. 
37. col. 551. Ihfpitalium Domorum , ac No. 
focomìontm Mtmjìros , etiamft Monajìicum 
mfìitutum minime profiterentur , appellatos 
fuijje FRATRES. CONVERSI quoque di- 
cebantun neque enim Sacerdote s ad ejuf- 



modi munus eligi fatis decere creditumfujt ; 
il che prova eoa un documento dell'anno 
116%. SToi dal no/tro veggtamo , come non 
folo uomini , ma anche donne di non af- 
fatto vii condizione, con titolo di $pro- 
res , e Converf* , s' impiegavano in queito 
uffizio di carità Criltiana. 




p P 



IV. 



$o8 

I V. 

Vita dì S. Vigilio , ferina da Eortolommeo da Trento . 

ITalia , ubi a Germania diftinguitur, fluvium Atacem (i) in me- 
ditullio recipit, qui ab alpibus defluens, civitatem, qua; Triden- 
tina dicitur, praeterfluit, & per Verona m , & Adrium, finefque Pa- 
duae, in Adriaticnm dilabitur mare. Tridentum vero dicitur a tri- 
bus montibus, qui eam ambiunt, quorum aquilonaris argenti venis 
emicat , orientaiis nemoribus, & pafeuis exuberat, occidentale va- 
riis graminibus, & fubtiii aere jucundabatur; unde in figlilo 6ù- 
vium talis fubfcriptio folet haberi; 

Monte s argentarti mihì dant , nomenque Tridentum. (2). 

Et quia hxc civitas Brixina, quae olimSabionadicebatur , & Cu- 
ria civitatibus Germania, Belluno, Feltro, Vincentia, Padua (3) 
Verona, Brixia cun&is civitatibus Italias cingitur , ideo utriufque 
Provinciae lingua in ea continue auditur. Ab antiquis igitur Prin- 
cjpibus fundata, & poiìea a beatis Pontificibus in Chrifti devotione 
nutrita, inter ceteras urbes hanc praerogativam obtinuit , ut ipfms 
Pontifex Princeps fìt Imperii , & Dncis , Marchionis, ac Comitis 
nominibus il t infìgnitus . (4) Itaque dum in omnem terram fonus 
Apoftolorum exiret, Jovinus in hac civitate primus fuit Pontifex, 
pofl quem alii kdeeim eandem Ecclefiam gubernarunt, (5) Impe- 
rantibus autem Granano, Valcntiniano, & Magno Theodofio (6) 
matrona quaedam nobilis, Maxentia nomine, BLomanorum genere 
praeclara , cum filiis fuis Vigilio, Claudiano, & Magoriano inpras- 
di&am civitatem Tridentum pervenir, ibique cives effedi , devotif- 
lime Domino deferviebant. Vigilius vero ab infamia totumfeDeo 
tradidit, & in puerili setate Athenis ( 7 ) liberalibus ihidiis erudi- 
tus, Tridentum venicns, miraculis coepit elatere, & cun&is amabì- 
l\s , vicefimo setatis fuae anno, mortuo Altero decimofeptimo Tri- 
dentinae Eccleflae Epifcopo, Vigilius ab omnibus, multum renitens 
eligitur, & a Patriarcha (8) Aqutlejenfì confecratur. Omnes igi- 
tur, qui gentili ritti adhuc in civitate detinebantur, convertit , & 
Ecclefiam fundavit , in qua plurima miracula per [fignum Santo 
Crucis in eascis, furdis, mutis, daemoniacis , & aliis operabatur . 
Veruni cum non folum fui gregis , fcà & omnium fitiret falutem , 
Veronenfi, & Brixienfi cpiftolam fcripfit Epifcopis, ut cum adju- 
varent , qui dum ei per fuas epiftolas in fuis Dicrcefibus plenam le- 
gationem traderent, fecundo pei - cum requiflti, ipfe virili ter in co- 
rum Dioecedbus prasdicans, plnfquam triginta ibidem fundavit Ec 
clefias. Ne autem fuorum eflet immemor, probos vitos, inter quos 

Si fin- 



VITA ni 5. VIGILIO. 309 

Sifinnius, Martyrius, & Alexander precipui erant , ad praedicandum 
Anagniam (9) mifit , quibus , ut eorum gefta referunt , etiam ibi 
crematis, idem fan&us Epilcopns corum animas a San&is Angelis 
in caelum vìdit deferii. JEdìiìcationi EccìeCix Tridentina intentus, 
zelo Dqì accm&us, cum uno Tuo Diacono illucproperatmartyriuni 
in i endo , & dum a rìdelibus luce civitatis retineri non pofìet, iHuc 
pervenir, & fluvium difcalceatus tranfiens x dixit Diacono fuor Dif- 
[calctatis pedibus ad gentem nudam introeamus . Anagnicos igitiu* con- 
vertir, & San&orum reliquias Tridenturn reportavit. Inter haec R.e- 
medius (io) nobilis de Tauro, curi fociis fuis Abra , & David R.o* 
manti perrexit, oc rediens, Ultra mille animas , cum omnibus poflet 
iìonìbus S. Vigilio reliquie, &, ut in ejus geftis legitur , in ejus 
Dicaceli apud caftrum Tau , jnxta locum ubi patti funt Sancii , ad 
Dominimi, cui devote fentierat, cum ibeiis fuis migravit. Adhuc 
unus in fua Dioecefi B. Vigilio reitabat lpcus inmontanis, nomi- 
ne Randena, per quem defluit fluvius Sarca, a quo Benacus lacus 
Italiae , de quo fluvius Mincius procedit» Uluc cum Juliano Presby- 
tero, & fratribus fuis Magoriano, ck. Claudiano, & aiiis, acivibus 
ufque ad portam, quae dicitur Brixiana, & ducit ad pontem, jux- 
ta quem Fratres Ordinis Predica forum ultra tìtivium nunchabitant 
(11) dedu&us, pervenir, dindi fideles ei occurrunt , & Euchari- 
iìiam ab eo fumentes, cum gaudio ipfum receperunt. Saturni vero 
idolum , in cujufdam divitis prandio collocatimi, tanquam fortismi- 
Jes confregit, & in Sarcam projecit, & omnibus aftantibus, & au- 
dienti bus dixit: Gbrijìe , grattai ago tibi , quia quod a te dejiderabam , 
recepì: & ecce video qua mihì in tua dexteraprxparantur . Confluì t vul- 
gus: lapidibus obruitur; «Se gratias agens, migratad caslos . Germa- 
ni, & alii fui comites , lapidibus exterriti , Confeflòrum gloriarci me- 
ruerunt (12) Dum Tridentum reducitur, obviant Brixiani , corpus 
fan&um auferre cupientes. Offerunt els Tridentini vas argenteum , 
Ut in pace polfideant pacis amatorem. Mirabilia vero per loca fin- 
gula apparebant; nam omnes ei occurrentes, liberati funt. Occur- 
rerunt corpori fan&o plurimi , inter quos Salonitani , qui in via , 
quae dicitur Vela, fanguinem defluentem collegeiunt, & ad terram 
iuam detulcrunt , ubi multa per Martyrem Dei mirabilia demon- 
ftrantur: Dasmones proclamant de fuis fedibus fé expelli, & fugiunt .- 
alii a fuis innrmitatibns liberantur . Sepelitur in Ecclefia , quam 
ipfe cedifìcaverat , in monumento marmoreo, ubi tale epiuphium 
continetur : ( 13 ) 

Sufpicjt athletas animas Domino dare latas : 

In virtute Crucis terit idola praco falutis : 

Pro fidei zelo fruì tur mwkns modo calo : 

Ad Patris exfequtas currunt populi veneranda* : 

Obfequio turb^ propria fepelitur in urbe. 

Pp z Gè- 



3io 



V I T A D I S. VIGILIO. 
Gefla ipfìus S. HormiMae Papae tranfmifla (14) ab eodem Im- 
peratori contra Alemannos, qui Italiani invaferanr, in vexillo ru- 
di nafta deferenda traduntur; unde mentis Vigilii hofles feroces in 
fugam convertuntur, omni prseda reli&a. Gefta vero cum ejufdem 
reiiquiis in Ecclefia S. Petri Romse honorificc condiderunt. Paffu's 
éft VI. Kal. Julii temporibus Theodofii , & Hononi (15) mbSti- 
Jicone Confale. Dum autem S. Vigilfus his, & aliis miraculis cla- 
refceret, Theodofius fuae Ecclefìas Vallem Lagarinam cum Urfmi- 
co contulit ( 16 ) Conradus Lnperator Bauzanum cum Comitatu 
Ritenori (17) Carolus Ri pam cum Judicaria tota, & alii diverfi 
diverfa fant elargiti . Interfecìores vero ejus vindi&a Dei infantimi 
e fi: profecuta , ut cunctis fierent odiofi , ita ut uique hodie apud 
Bergamum, ubi ejus Ecclefia in monte juxta caftrum (ita eft , E- 
pifcopus benedi&ionaTi aliquibus (ubtrahat, eo quod ex interfe&o- 
rnm prosàpia filine referanrur . De hoc B. Martyre Gennaduis Maf- 
filieniìs Presbyter, qui poft Eufebium , & Hieronymum, illufirium 
virorum (cripta meminit, ilcdicit: Vigilius EpifcopusTridentinus fcrip- 
fit ad quondam Simplicianum in tandem Martyrum Libelli! m y & Epi* 
flolam continentem gefla fui temporis , & apud barbar os martyriùm ; in 
quibus & facundia j & follicitudo, & dc&rina catholica in eocom~ 
mendantur. 



ANNOTAZIONI. 



( 1) Quefto fiume fi chiama , e fi chia- 
mò pur fempre oitbefis , non óltacis , che 
farebbe l'Eyfach, il quale folto Bolgiano 
(non ibpra , come malamente ita nella ta- 
vola del Cellario) mette nell' Adige. 11 
MS. Sangiorfiano legge ^Atbexim, da che 
pare polla fofpertarfi, che lAthefim vera- 
mente fcriveffe 1' Autore, benché poi da- 
gli amanuenfi tradito nell' uno e nell 5 al- 
tro Codice . 

( 2 ) Come a tribus montibus ne venga 
Tridentum , non fo io vedere. Offervò No- 
nio Lib.6. 0. 77., che Denta non lolumdi- 
cuntur , quibus cibus atteritur , /ed omne , 
quo alt quid ex/ecari , vel renert potejì ; on- 
de fi Uova densan.bor* , dens aratrt , dens 
vomeris , [e firn: li ; ma ciò a' menti non 
può applicarli. Il Pincio nel libro De ori- 
gine urba Indentine pag. 12. Jl. così par- 
la dell' etimologia di Trento.- linde autem 
Jìc fuerit appellatum , adhuc quarti ur . Ego 
enim , ut ingenuo animo lattar , apud au- 
tiorem aliquem non mernini legere bujus no- 
mimi cauJJ'am (non aveva dunque veduta 
il Pincio quefta Vita ) nec qui vtdcrtt au 
diijfe quemquam Itcet non paucos ex doclo- 
ribus noflri temporis interrvgaverirn . Conje- 
ft*uta fame» efì a trtbus torreoabus \ tx pro- 
p nquts monttum jugts propc urbcm caden- 



tibus . Tridentum qua fi torrentum vocatum 
futJJ'e . .. . lAiti extfìmant a tribv.s dentibus 
appellatum , quia inter tria monttum cacu- 
mtna qu<e ve luti dente s a y eli qua alpium 
parte longs eminente pofitum p.t . Sunt , qui 
a tridente Hit no?nen datumfuijje difputant , 
quod ea azttas fuerit a principio Neptuno 
ditata , quod ut facili us nobis ptrfuadeant , 
verifimìli utuntur argumento , ajunt enim 
fìcutt Rbendenen/es Saturnum , ita Triden- 
tino* Neptunum Coluijje , quem Deum tri- 
dente ujurn futjje fabulata ejì antiquitas . 
oid banc cònjeóluraìn validum afferunt te- 
Jìtmonium , affirmant enim eo in Iatere tem- 
pli V. Vtgilit t quod forum refpicit , extare 
lapide m y ut Itcet vìdere , vetujìijjìmitm , &* 
aliqxa in parte cotro/um, in quo cernitur 
exjcalpta tndenfts forma i quo facile duci- 
mur credere , Neptunum olim a Tridentini* 
Ut Deum cuttUm fuiffe , atque inde urbem 
nomen traxijje .... Net me printer it nonnul* 
los vo/i.iJJ'e a/tunùe 'Indenni,,! nowcn fum* 
fiJJ'c : verum quia id fabulamentis magis y 
quam vintati propinquutH xidetur , non dt- 
gnum effe ceni ut bijìorne gravitate. 

(>) 11 Codice Sangiorguno omette que- 
fta citta, che peraltro tra le confinanti col 
Vescovado ili Trento e ticonqfciuta anche 
dal Mariani nel Tuo Trento p*g.ì9*> AH' 

op- 



ANNOTA 
oppofto V .Addenda all' Ughelli Tom. V. coU 
5S4. , non folo quella , ma anche Belluno 
delude, co^ì déferivendo i confini del Vel- 
covado Trentino ; <Ab Oriente Feltrenps , 
Cr Vtcentimts, a Meridie Vtro.ienps t ab Oc- 
cidente Bnxianus , a Septenirione Brixìne*- 
fiì, cr Cunenps Epifcopatus eidem finitivi 
funi . 11 Mariani nel citato luogo non ri- 
conofee ne Belluno, né Vicenza. Di pre- 
fonte la Diocefi di Trento confina con Coi- 
rà, Brefìanone, Feltre, Padova, Vicen- 
za, Verona, e Href eia, non però con Bel- 
luno. 

(4) Conrado II. Imperadore nel Diplo- 
ma della donazione , fatta F anno 1017. 
al Vefcovo Udalrico IT. , così parimente 
sl' e (prime * Qomitatum Tridentivum cum om- 
nium futi psrtinentiis % & utilità ab ut ilUfs 
quibiu e uni Duca , Cornile* , pve Marcino- 
ne s buev/que benefica nomine b abere vi fi 
funi , Sancì* Tridentina Ecclefix in perps- 
tuum damili &"c. 

{ s ) L' Autore fogne la tradizione in- 
fuffi (lente dell'età fua , facendo Vigilio di- 
ciottei]mo Vefcovo di Trento, e facce/To- 
re di Attero; quando fu terzo , e fuccedet- 
te ad Abbondanzio. Veggaff la Notai, al 
primo di quelli Documenti . 

(6) Gli Atti di S. Vigilio chiamano il 
Santo genere Romanut , Civit Tridentini^ i 
ma non dicono, quando a Trento capital- 
fé la fua famiglia . Se ciò folle feguito im? 
perantibus Gratiano , Valentiniano , £9° Ma - 
gno Theedopo , farebbe Irato F anno H9À* 
ovvero in uno de' tre fuifeguenti, e per 
confeguenza ( ìlante il computo da noi fat- 
to nella Nota 2. al primo di quelli Docu- 
menti > tra l'undecimo, e il quattcrJice- 
fimo anno dell'età del Santo. 

(7) Anche gli Atti di S. Vigilio t Jl- 
thenu Itberalibus iitterts eruditili , e poco 
dopo-- Reverfui ttaque ajìudiii ab Jitbenit . 
Ancorché la Oreria, dopo effere Itara dal- 
l' armi Romane foggiogata , non compari- 
ice più quella gran maeftra in FiloIona, e 
nell'altre di/ci pline , nelle quali prima fi 
era cotanto diitinta , pure il buon genio 
de' Romani Imperatori non lafciò infle- 
riiire cosi fertil terreno, né permife, che 
il lume delle icienze vi reftaffe eftinro, 
.Scuole , e Maefìri di Rettorica , e di Fi- 
Joforìa fiorirono in Atene non folo dopo 
la metà del Secolo IV., ina per tutto il 
quinto, e nel feguente ancora. Tali furo- 
no Plutarco Areìiiefo , Siriano, Proclo , 
Mai ino, Jfidoro , e Damafcio, che fiorì 
al tempo di Giuftiniano . Severino Boe^ 
zio, per tacer d' altri aveva lludiato in 
Atene. Veggalì Giovanni Meuriio Fortu- 
na xAttka Cap.S-, e il Sig. Giacopo Bru- 
cker Hijìor. Cntic. Pbilo/opb. Period. *. Part. 
1. Ltb. u Cap. z. Seti. i. §. $*. Quelli, che 
impaitò la leggenda delia Papeffa Giovati- 



z 1 n r- pt 

na , affai più a lungo farelbe fiorire in, 
Atene i buoni ftudj, mentre leggeff quivi , 
che In puellari atate a quodam /ito ama Po 
in babitu virili tAtbenii duóla , Pc in diver- 
bi [dentiti profectt , ut nullui pbi par inve.. 
niretur . Io però credo , che coftui faceffe 
affai male i fuoi conti. L' ultimo Maeftro 
della Scuola AteniTe fu Damafcio , a tem- 
po di cui F Irwperador Giuftiniano vietò a* 
Fiìofotì Gentili F infegnare Filosofìa , dal 
qual tempo non fé ne nova più menzio- 
ne preffo gli antichi ; onde docilmente fi 
potrà provare , che fui principio del Seco- 
lo IX. , in cui vi (Te la fuppofta Giovan- 
na , Scuole pubbliche di feienze , e belle 
arti in Atene fioriffcio. 

(8) Anche qui Bartolommeo parla non 
giuda la vera idea de' tempi di S. Vigilio ; 
ma giuda quella d»' fuoi , mentre fullo 
fpirave del Secolo IV. il Metropolitano 
Aquilejefe non godeva peranche il titolo 
di Patriarca. Gli Atti migliori di S. Vi- 
gilio dicono invitatili Epifcoput Aqutlejcn- 
pi , ovvero rogatiti Epi/copus urbis oìquile.- 
jenps . 

( $ ) Anagma chiama la Val di Non an- 
che S. Vigilio neWEptJì.aiJoaymemCon- 
flantinopoìitinum . Nientedimeno il no Uro 
Aurore nella Vi:a di S. Remedio , che ver- 
rà qui appreffo, le dà il nome di Jinania , 
e nella Vita de' Santi Siiìnno, Maitirio, 
e Aleffaudro la dice oìnonia , co forte quoti 
fatii ibi abundet annona . Di qui iì vede , 
eh' egli non badava molto all' uniformità 
dillo fcrivere , uè il curava di nfnontrare 
i vari luoghi, ove della mede/ima cola a- 
ve va favellato . 

( io) Hutto quello pezzo, che riguarda 
Si Remedio, manca negli Atti più line. ri 
di S. Vigilio, e dall'Autore è ftjto prefo 
da Atti ofeuri di S. Rem:dio, che ora for- 
fè fono perduti . 

C u) Ergo ( aggiunfe a quello jarTo il 
Papebrochio nelle Note fopra gì Atti di 
S. Virgilio Cap. j. Nota o. ) ab anms jam 
fere sco. , loco nunc S. Laurentii dié'/o . S' 
inganna a parti'O. V habitant , non può 
intenderli del Convento di S. Lorenzo , 
ove ora lì trovano i Padri Domenicani , 
poiché ai tempo di Bartolommeo era oc- 
cupato da' Padri Benedittini , che, come 
iì vede dal Mariani pag. r^2. t vi duraro- 
no per due fecoli appreffo. Lo fteffo Ma- 
riani afferma, che in quefto mezzo i Padri 
Domenicani p tenevano in città nel luogo 
delle Orfane , e F ^Addenda ali' Ughelli 
Tom. V. cot.5%6. dice, che Haui proculab 
EcJepa Parochiati S. Maria Major n ba~ 
bitabant . Noi però da quello paffo impa- 
riamo, che anche a S. Lorenzo imo dal- 
la metà del Secolo XIII. dovevaoo. avere 
qualche pfpizio . 

( iì ) A neh? nella Vita di S. Maffenza 

così 



pi ANNOTA 

così lo ftefìo Bartolommeo : Fratres vero 
ejus Magorianus , ZF Claudtanus ibidem pr<e- 
/entes , i&tbus quidem laptdum conquajfati y 
/ed non con fuminoti , cum cordis martirio 
Confe forum gloriarti in c<elis pojfiderunt . 
Come tali appunto venera oggidì la Chie- 
fa di Trento quefti due fratelli del San- 
to, il primo a' 6. , e il fecondo a 5 «5. di 
Marzo, giacché, come olfervò Francefco 
Maria Fiorentini nell' Jidmomt. 9. in Mar- 
tyrol. Hieronym. Notijjìmum ejì , tilos Con- 
fejj'ores fuiJJ'e , qui vel carcertbus , vel ex/i- 
lio , ve l jaclura honorum , ve l alia qualtbet 
pcena prò Chrijìt confejfìone multati , vitam 
protrahentes / communi deinceps morte quie- 
verunt . De' medeJìmi parlando i Bollafl- 
difti nel Tomo II. di detro reefe, afferma- 
no , che In S. Vigilii lAcJis fcrtbitur Con- 
fe forum glortam meruijje ; e così è vera- 
mente , le per Atri di Sì Vigilio lì voglia 
intendere quefta Vita . Tanto però non li 
legge ne' veri Atti di S. Vigilio, puLLli- 
cati dal Papebrochio a' 26. dì Giugno . 
Apparifce bensì da quefti, come Claudia- 
no, e Magoriano accompagnarono in Ren. 
dena il fanro Vefcovo ; ma poi di loto non 
it fa più motto, e giunti ai punto della 
lapidazione, così parlano gli Atti giufta 
l'antico MS. Veronefe, di cui neli' oivvi- 
}o lì è darò conto , e del quale mi vaglio 
qui, come più fìncero del Papebrochiano , 
e meno ancora in quello luogo intralcia- 
to . Presbiteri autem ejus , vel ( prò ty ) 
Diaconi qui cum tpf'o er.mt , multitultnem 
lapidum , itlus , ut grandinem Jufc&pcrunt , 
fed nullus ex ipfìs neque livorem, ncque pia- 
gam accepit : qui tamen Confc JJorum proemia 
mcruerunt . Gli Atti Papebrochiani in luo- 
go di erant , leggono venerant i ma iafeian- 
do (lare F autorità del Codice Veronefe ,. 
quefta lezione n* fmentifee da femedelìma , 
poiché dal Cap. 1. §. 7. degli fteffì Atti ap 
parifee, come d'uomini di Chiefa non ac- 
compagnarono il Santo fé non Giuliano 
Prete. Erant, novi venerant portano an- 
< he gli Atti pubblicata dal Fezio. Or ì 
fratelli di fc. Vigilio, come fi fa, non fu- 
rono né Preti, né Diaconi, ne a verun al- 
ti o ordine Ecciefiaftico prornolTi . Non fo- 
no adunque compiei! in quefta lapidazio- 
ne, che lì fcagliò fopra il Clero. Parte di 
quefta era bensì il detto Giuliano , ch'ave- 
va accompagnato il Santo, e che indubi- 
tatamente farà fta»o prefente al martirio 
del medeiimo . E pure, come ancora offer- 
to il Papebrochio- nelle Note, non folo 
per Confejfure , ma ne men per Santo paf- 
la egli nella Chiefa di Tremo.. Per tali 
non dovettero una volta paflare ne meno 
gli accennati Claudiano, e Magoriano , 
mima menzione apparendone nelCalenda- 
lig Perpei uo Madiuzziano dell'anno i-,6o. , 
«e in alni ifm amichi > ed omeffi paiimen- 



Z I N ì. 

te veggendofi nel Cap. i z , de Feftis nelle 
Coftituzioni Sinodali del Cardinal Lodo- 
vico Madruzzo, emanate l'anno 1593. Se 
poi 1' autorità dei noitro Bartolommeo t del 
Pincio, e d'altri ancor pia receuti ferit- 
tori atta Zìa a falvar loro il titolo di Con- 
fejjbri , ne lafcierò ad altri il giudizio. 

(13) Comporto però non a' tempi di S. 
Vigilio, che così non iì verfeg^iava in la- 
tino nel quarto , e quinto Sècolo della 
Chiefa, ma molto dappoi. Olìerva Monf. 
Gentilott nelle giunte all'Ughelli Tom.V. 
col. 5*9- come al Vefcovo Federigo VVan- 
ga v-ene attribuito. Lo crederei piuttofto 
ai Alternammo, di cui nell'antico Catalo. 
go, qui per noi pubblicato, fi legge, che 
Rei t qui ai Santi or um Martyrum IVigilii Si- 
fina , Martyrti , £5° .Alexandre honortfice col- 
locava ; il che del VVanga non fo d' aver 
letto . Fu bensì fotto quefto incominciata 
la fabbrica del Duomo prefente ; ma forfè 
non fu finita, mentre così di lui parla il 
mentovato Catalogo: Ecclefiam S. Marty- 
rti Vigtlii muro firmiamo conflmere defide- 
ravtt ; fei Cbrijìofervire cupiens , mare tran- 
sfretavtt, tbtq; diem claup.t extremum . La 
decente collocazione delle Reliquie di S. 
Vigilio, fatta da Altemantio, non era lon- 
tana da' tempi del VVanga più di cinquan- 
ta , o fefTant' anni; onde non (embra ve- 
rifìmile, che quefti folle di nuovo in ne- 
ceiììtà di fare lo fteffo . 

( 14 ) Era ben all'ofeuro della Storia Pon- 
tifìcia i] noitro Bartolommeo, fé credeva » 
che al tempo della morte di S. Vigilio vi- 
ve (Te Papa Ormifda . Gli Atti pubblicati 
dal Papebrochio nominano pute Ormifda 
fui fine. Nel contefto non urtano già que- 
lli in così groffo errore; ma però dalla 
lìncerità de' veri Atti di S. Vigilio non 
poco s' allontanano, di.endo : Con/cripta 
junt autem gejla Beati Viri ab bis , qui mar- 
tyrio ejus interfuerunt , gratiaq\roborationis 
{ut mos erat) Papa Romano tranfmtferunt, 
ut facris Martyrum memorialibus infer cren- 
tur - y al qual pafiò quefta Nota aggiunge 
l'avveduto Editore: Eo fcilket modo , quo 
de Sanóiorum a fé collecloram mar :y rio tp- 
(e Vtgiltus fcripferat Sanclis Jlmbrofto , &* 
Joanrii Chryfoftomo : non quoà ea retare mos 
fuerit ( ufi Ine vtdetur patenti), fìs addita in - 
diedre) caujfam Martyrti cognofeendam of- 
ferre Remino Pontifici. Queft.-; offeivazio- 
ne d-l Papebrochio viene confermata dall' 
antico MS. Veronefe degli Atti di S. Vi- 
gili > . mentre in quello così fta ferino : 
Geji.i vero be-ttifimi Martyris , ni m 1 eroi , 
ur'us Rom.e udrcbiepifcopó , afqut Papié 
tran/.ntjjlt cft , ut jxens Martyrum ■icmo- 
rtaltÌ0ui inderà u* ; qua fufeepta , ì . ..■ tabù 
Its Papa reiegens , cum omniventrattone fu*- 
feeptt . Così parimente il legge \\\ quclF 
antico Codice tupcr.ws annos /cpfinr e nto* % 

che 



A N N r 

che da Ulrico Obrecht fu al IVLbillone 
comunicato , e di cui quefti falcila nella 
Praf. in Saetti. V. Ord. S. Benedicci 0. 6. 
Num. 9i. dal quale parimente mancavano 
le parole grati* q» roborattonit » da tutte le 
quali cofe due confeguenze fi deducono . 
La prima è, che la parentefi, ut mot erat , 
la quale dava fa {lidio al Papebrochio , non 
al roborattonit gratta , ma bensì alla ftiif- 
(ìone a Roma , ut jacrtt Martyrum memo- 
rialibut tnfeterentur , va riferita . La lecon . 
da è, 'he le parole gratiaq; rohorationìs , 
fono fiate mnnifefiamente intrufe dall' in- 
terpolatore degli Atti Papebrochiani, man- 
cando effe sì nel Codice Veionefe , che 
liei!' Obrettino, e guadando il fenfo del- 
lo fteflh te Ilo Papehrochiano, mentre afle- 
gnata una caufale della miflìone a Roma 
colle parole: ut jacrtt Martyrum memoria- 
iibus infererentur , arriva foverchia, e sfor- 
zata quell'altra gratta roborattonit . Al Ma- 
bilione nientedimeno parve nel citato luo- 
go , che anche Aando col Codice Obietti- 
lo, che non ha le parole gratiaq; robora- 
tionis % pure fi porefse ora 1' altre cofe in- 
ferire, che la miiììone a Roma degli Atti 
de' Martiri fi pra^icafse fino dal principio 
del Secolo V. ut a Romano Pontijtce au- 
ttoritatem acciperenf, e per tal confeguen- 
za parve a lui di poter dedurre dalle pa- 
role : Qua fujcepta , Venerabiltt Papa le- 
geni ( che così porta il Codice Obrettino , 
in luogo di releg-ent) cum omni venerata- 
ne fufceptt . Vaglia però il vero, come da 
queft' efprefìlone tal cofa s' inferifea, non 
fo veder io, mentre il leggere, e l'acco- 
gliere ancora con venerazione gli Atti ti' 
un Martire, cofa molto diverfa mi fembra 
dall' efercitare un atro di giuridizione col- 
l'approvargli. Lo ftefso dovette fembrare 
anche all' interpolatore degli Atti Pape- 
broch'ani, mentre oltre alla giunta gra- 
fia roborattonit , in luogo delie parole : Ve- 
ner abili* Papa relegens, cum omni venera- 
t iene fufeepit , che unicamente negli Atti 
antichi ii trovano, vi foftltuì quelle : Ve- 
nerabili t Epifcoput xApojìolicui omnia digna 
memoria babert SUBSCR1BENS adjudica- 
vtt . Ecco, come volonrieri gli autori fan- 
fio dire a' monumeuti antichi ciò , che non 



AZIONI., 313 

dicono. Gli efempi eli fimilt alterazioni, 
fatte dal capriccio de' moderni, echegua- 
ftano tutta la veia idea dell'antichità , fo- 
no frequentinomi , né altro fchenio, per 
non lafciarfi ingannare , ritroverà mai il 
buon Critico, fé non quello di richiama- 
re per quanto è poifibile , le cofe a' loro 
fonti, e a' Codici prò" antichi, ed origina- 
li far fempre ricorfo . 

(15) Meliusfcrtpnfj'et (a ragione nota il 
Papebrochio nel Cap. *.J Nota m. ) Arcadia ^ 
W Honorio , etiam pofito quod anno non 
400. , fed 405. pajfut Vigilila fu. The odo- 
fiut Junior tunc annum quartum Imperli nu~ 
merabttt , cum patre ac patruo regnant , non 
tamen erat primo loco, ne: abfque patre «<?-- 
mtnandut : fi autem anno 400. obìtt Vigt- 
Itut , nec nominandut qutdem Ikeodofiut ille 
fuity anno 40 1. primum dtclus oiugujìut , 

( 16 ) Circa quella finta donazione di 
Teododo, come pur l'altra non men favo- 
losa di Carlo, che il Papebrochio fihala- 
feiate vendere per belle , e buone ; veg^a- 
fi la Differtazione De origine Eccle/ìa Tri- 
dentina pag. 8S. , e le Memorie Antiche- 
pag. 4*. 

(17) Lo /leìso Papebrochio, in fatto di 
varie lezioni troppo nel conghietturar pre- 
cipitofo, ridicolmente pensò, che fotto la 
voce Ritenori potefse forfè ftar nafeofto 
Tiroltt . Ritenori) o Ritenoni , come porrà 
il Codice Sangiorgiauo, altro non è>, che 
Rijfen , villaggio poco difeofto da Bolgia- 
no. 11 Diploma della donazione del Con- 
tado di Bolgiano, e di quello di Val Ve- 
nosa, fatta dall' Imperaior Conrado IL 
al Vefcovo Udalrico 11. l'anno ioz8., di- 
ce : cumforefle jacente in monte Rutena , e 
fui fine: ABum monte Rittena , in loco * 
qui dtettur Fontana freda. Vengo affi cura- 
to , come il nome di Kaltebrunn , cioè Fon- 
tana fredda, fi conferva tuttavia a Ritten . 
Con qua! fondamento Bartolommeo dia il 
titolo di Contado a quefta terra , che an- 
ticamente pare non fofse che un bofeo , ed 
ora non è che un villàggio, non è a me 
noto . Probabilmente egli confufe Ritten 
con Val Venofta , e a quello donò ciò , che 
nel Diploma a quella è attribuito. 



V.«. 



V. 

Vita di 5. Remedio ^ ferii t a da Bartolommeo da Treni q . 

REmedius vir nobilis ex Bavaria ortus , Taurcnfecaflruin in Val- 
le ^£ni fluminis cum multis aliis divitiis poiTidebat ( 1.) Au- 
di vie autem Dominum dicentem: Vade , & vende omnia, qu* habes , 
& da pauperibus • AfTumtis igitur fibi duobus , videiicet Abraham , 
qui cognomlnabatur a Deodatus, & David (2 ) coepit Santonina 
limina peragrare. Rase autem in Sanctorum Ecclefìisei familiarior 
oratio e rat: Domine Jefu Chrifte , iftis , & omnibus Sanóiis prò nobis apud 
tuam mifericGrdiam patrocìnantibus , ne defpicias nos ; jeà ab omni-fecular» 
nego ti ai ione, & diabolica Muflone, & impedimento enpias nos* A nobis , 
Domine , ne elongeris', [ed promta voluntate nos ad ferviendum tibi confor- 
tare digneris . Etiam audivit Dominum poteftatem ligandi , & fol- 
vendi B. Petro contuli (Te, & primo petiit Romam , indeque redit 
Tridentum, ubi tunc B. Vigilius Epiicopatum tenebat, quem his ver- 
bis falutavit: Ave, gemma Prafulum Epi/cope, & tu* pietatisvultunos 
refpice . Quem Praeful , ut erat alacer, alacri vultu refpiciens , fede- 
re fecit, & verbo vitas praemiflb , 5. Remedius bis mille homines 
eurn caftro Thaurenfe, & Ecclefìis, & omnibus fuis attinentiis E- 
pifcopatui Tridentino contulit (3). Ecclefìae autem Auguftenfi mul- 
ta reliquit . Sanctus vero in Anania vixerat caftriim ferviens, vita, 
6c miraculis clarus quievit (4) Calendis O&obris (5) Quem etiam 
focii fuerunt profecuti . Fideles propterea fupra landa Corpora Eo 
ciefiam fecerunt; quam dum archite&us cooperiret, a fummo ufque 
in amnem labitur , & turba properante ut colligant, & fepeliant > 
ecce ìs , quem non folum mortuum, fèd comminutum quserebant y 
cum fecuri , & afeia occumbit ( forfè accurrit)& Deum laudans, 
opus compieva. Multa quidem* & alia fjgna per eos Dominus ope- 
ratur* (6) 



ANNO 



3iJ 



ANNOTAZIONI 



(i) Che S. Remedio foffe oriondo dal- 
la Baviera, lo confermano anche le me- 
morie di Hohenvvair, pubblicate dal Ra- 
derò Bavari* S.inclee voi. 3. pag. zz. Le 
Lezioni pretto lo fteifo Raderò pag. 24. 
efprimono più precifamente il nome della 
patria . Rcmedtus nobtiis de cajìro Thaur de 
Haliti civitate fa'ufera oriundu? extitit . La 
più antica tradizione adunque tanto di Ba- 
viera, che di Trento, finora (coperta , ci 
afficura , che Remedio era nativo del ca- 
rtello di Thaur, già in Baviera , ora nel 
Tirolo comprefo . Nientedimeno a tempo 
del Pincio non tutti s'accomodavano a 
quella tradizione. Extantnojìn? temporibus 
( dice egli lib. 1, pag. 3. Jt. ) Nobile? , ut 
vulgu? nominai , de Turri , quod nonnulli 
quibufdam duòli conjecluri? , voluntThau- 
rum ijje Rbomedti p < triam , ejì enim vicus 
ai duo millia paffuum dijìans a T'bajo : nel 
qual cafo farebbe flato nativo di Val di 
Non , e per confeguenza Trentino , non 
Bavarefe . Il Pincio però fi dichiara a fa- 
vore di Thaur nel Titolo. Non così fece 
i' Autore del Catalogo recente de 5 Vefco- 
vi di Trento, di cui nella Notai, e 4. al 
primo di quelli Documenti fi è favellato. 
Huic S. Vigilio ( così quivi li legge ) B. 
Romediu? Eremico la mille bomine? , & opes 
denavit ( s'intende Thaur col diftretto ) 
a fé converfos in lAnnania , quando Urfo tn- 
fidens , Tridcntum ventt ad S. Vtgilium in- 
vifendu.n cum beatis Davide , &' idbraba la- 
horum foctis , ut in Cboro Catbedrali? de eis 
fit mentio . Tanto il Pincio , che quefto 
Aurore non dovevano aver veduto né la 
Vita ora pubblicala , ne le notizie , che 
abbiamo dal Raderò. Videro bensì gli At- 
ti di S. Vigilio pubblicati dalFezio, e al- 
tra fìmil memoria y rna come quefri Atti 
non dicono, che Romediu? nobili? deTbaur, 
fenza efprimere la provincia , così reftava 
luogo alle conghietture , e a regalare an- 
cora i Trentini d' un nuovo Santo, anche 
quanto alla nafeita . 

( 2.) Anche nella Vita di S. Vigilio co- 
sì i' Autore .• Cum fociis fuis <Abra , er Da- 
vid. Le memorie di Hohenvvair .• Cum 
quodam collega fuo oibrabam , cui cognomen 
futt Deodatus , & famulo David no?nine , 
Le Lezioni Raderiane ; oìccerfìti fecum duo 
nobilet juvenes , VT non infimi , ^Abraham 
feilieet jjìsr Davtd . 

(3) Conferma l'Autore quella donazio- 
ne alla Chiefa di Trento nella Vita di S. 
Vigilio. All'oppofto le memorie di Ho- 
henvvart accordano bensì il lafcio delli 
mila, o, come il ncftro Autore fcrive, du- 



mila uomini ; ma non già quello di Thaur, 
Nam vilhim Thaurenjem ( aggiungono ) 
predar* amplitudini! , tribus Eccle fu? in/i. 
gnem , dejìrucìo cajìro , Jlugufìenb? fedi? metn-^ 
cipatui contultffe firtnatur . L' Autore di 
quelle memorie, che doveva eflfcre Augu- 
rano, iì ftimò in debito di promovere i 
vantaggi della fua Patria , e Bartolonrmeo 
fece lo fteflo della fua. Ne uno, né l'al- 
tro gran motivo aveva di temere d' efiere 
riconvinto col testamento alia mano , e 
dall'altro canto nulla coftava loro iìmil 
legato. Perché dunque non avrebbero do- 
vuto efTer liberali verfo de'fuoi? 

C 4 ) Quello paffo è manifeftamenre slo- 
gato, e forfè dopo ^Anania , va ubi . Pili 
chiaro fi fpiega 1' Aurore nella Vita di S. 
Vigilio, dicendo, che Remedio uipud ca- 
fìrum TaUy juxta locum , ubi paffì flint San- 
cii (Sifinnio, Martirio, e AleiTandro ) ad 
Dominum migravit . Donato Fezio negli At- 
ti di S.Vigilio legge apud cafirum Tbaoni y 
e così pure porta il Mf. Verone fé Lttt. A. 
num. 214. Difputa fopra quella lezione il 
Pincio, e corregge Thajum , ma fenza fon- 
damento -j fopra il qual punto vegganfì le 
Memorie Ijìoricbs intorno alla vita , e mor- 
te de' SS. Sifmnio , Martirio , e JLleffandro 
9- *1»P*g- n.Thaum è l'Iato alti eli corretto 
nelle Lezioni Raderiane , nelle quali per- 
altro leggevi.fi Cbaom, 1 monumenti di Ho- 
henvvair così parlano di quefto fatto : lin- 
de B. JLntijìitem Vigtiium precatus ejì , qua- 
tenus in fua Parocbia quemdam ei locum re - 
quietignis concederet . Pr^eful vero cognita 
laudabili converfatione ejus , locum ei , quem 
popofcit , in quodam mir*e altitudini? Jaxc t 
prope cafre llum Tbaurenfe , V aiveum no. 
mine Molax , concefft . Le parole in fua 
Parocbia, cioè di S.Vigilio , e l'altre in 
q&todam mìtat altitudini? faxi, ad altro luogo 
pare non poffauo adattarli , che all' Ere- 
mo di Val di Non , ove però del fiume , 
o torrente Molax non trovo rifeontro . 
Ail'oppofto fopra Milaa , terra delia Si- 
gnoria di Thaur nel Tirolo, v'ha la for- 
bente detra anticamente Milacb , eie è ac- 
qua de' moliiìi , che in genitivo farebbe 
Milacb?, e fi pionunzierebbe Milax . ivìd 
come poi queito luogo Parrocchia di _ San 
Vigilio ? Potrebbe ri f penderli, che Dioce- 
iì di S. Vigilio era 'divenuto Thaur do- 
po la donazione di S. Remedio ; ma le 
lie/Te memorie di Hohenwarr diftruggo- 
no quella rifpofta , poiché , com'è detto , 
vogliono, che Thaur alla Chiefa di Augu- 
fta , non a quella di Trento folfe da Re. 
medio lafciato . Niuno però lì maravigli 
CU ài 



3 1(5 A N N o T 

di quefta incoerenza . Siccome qualche Tren- 
tino ha voluto , che S. Remedio non folo 
morilTe, ma anche nafceffe in Val di Non, 
così qualche Bavarefe doveva farlo non fo- 
lo nato, ma anche morto nel Tirolo. 

(5) Anche i monumenti di Hohenwarr, 
migravtt ad CkrtftumCalendis Oéhbris . Pur 
la Chiefa di Trento ne celebra la fefta a'i5- 
diGennajo. Coliturboc dte Tridenti ( feri ve 
Bollando a 5 * \. di Gennajo ") ut auclor ejì Fer. 
tfartujy quijcribit obitfse ipfum xi.Januartt . 
uifl m Vtta, quam e veteribus Mt]\ Tom. 3. 
Bavaria Santtce exbibet Ruberia nojler con- 
fentienttbus qutbufdam Martyrologiis , dici- 
tur obtiJJ'e , €2° coli r. Oclobns ; donde fu , 
che efio Bollando ne a 5 13. né a' 15. di 
Gennaio ne diede la vita, ma iiriferbòdi 
darla al primo di Ottobre . 

(.6) Da quefta, e dalle antecedenti ef- 
preiììoni fembrà raccoglierli , che la Chie- 
là di S. Remedio in Val di Non folle in 
effere fino dal tempo dell' Autore , che 
fcriveva intorno ali' anno 1240. , e per 
confeguenza quefto Santo avelie quivi pub- 
blico culto fui principio del fecolo XIII. 
Da un Cronico del Monaftero di S. Gior- 
gio della Valle dell' Eno, fcritto in lingua 
Tedefcha, e ftampato l'anno 1^0. il ha , 
che Cum numerar entur a Nativit. Chrtfti an- 
ni MLXXXXVII. Indiatone IV. ( dovrebbe 
dir quinta ) Regni XLI. Imptrit XIII. lmpe- 
rator Henrtcus III ( intende del quarto ) ve- 
nerabthnov* Jibbattce ( in tal anno S.Gior- 
gio non era peranche Abazia, mafempli- 
ce Romitaggio ) donavit facrum caput S. 
Comttis ,er ConfeJJ'orts Remedti cum vtllts &'c. 
Secondo ogni veriiimiglianza quefto capo 
dovette efler levato dal Santuario di Val 
di Son . Nel Calendario T.entinoqui lot- 
to pubblicato, iir Giugno quefta memoria 
fi legge di mano del fecoìoXV. Nota , quod 
femper prima Domtmca ?nenfs Junìt efl Corife- 
cratto Angelica felici* , €5" devo:. -e Capelli 
S. Rome dii in Valle Jinania Dicecefis Triden- 
tina ■ Anche il Calendario Perpetuo Ma- 
druzziano dell'anno 1560. a' 15. di Genna- 
ro porta : Re?nedii Corijtfloris , duplex ; in 
con fona n za di che nella riarma oVllo fta- 
tuto di Trento, fegùita Tanno 160.9. furo- 
no preferitte ferie "anche per S Remedio. 
Nel rimanente le mentovate Lezioni pref- 
fo il Raderò, Filippo Ferrari nel Catalo- 
gni Santi or um Italia , ed altri autori , altri 
miracoli aggiungono nuche in Vita dal San- 
to operati. Uno di quefb fi è , che Cum 
urjus jumentum t quo /;( R emedi us ) ob fe- 
rii um utebatur, dcvoraJJ'tt , ipfo ur/o quoties 
opus tjp#i u/us jutt , cum David ili 'uw fra- 
no cttam ori impofìto , ita Romedto jubente , 
ad jencmtunquam agnum adduxijj'ct . Un 
altro li è la campanella da le mede/ima 
fonante, che a S. Vigilio indicar doveva V 
afonia del Santo, e che puntualmente la 



AZIONI, 

indicò , onde Vigilio lAccurrit , fuftaque per- 
jolvtt . Cum autem ( ecco' un altro mi- 
racolo più ftrepuoiò degli altri ) aatculam 
S. Remedit coni cerare velie t , Jingelum il- 
lam conlecrantem per quieterà vtdit . Altre 
ftupende, e p odigiofe cole fi trovano di 
quefto Santo , che non è qui luogo di ri- 
ferire , e chi talento avelie di leniirne un 
breve riftretio, legga L^ folitudtne ai S. Re- 
medto primo Confejfore , e Protei tor del Tiro lo 
dt Pr. Pietro Tecino Dottore, e Prior dell' E- 
remo. Circa l'auro pi ecifo della l'uà morte 
niente abbiamo da Bartolommeo, niente 
dalle memorie di Hohenvvart , ne dalle 
Lezoni Raderiane . 11 Feri ari accerta che 
Mtgravit ad Chnjìum anno falutis reparata 
400., e Giovanni Adlzreitter jìnnaiium 
Botta gentts Part. 1. Lib. 5. num. 16. dice, 
che Id circa annum C bri/li 380. còniigit . 
Quefti fcrirto i però won provano ciò , che 
affermano <.on alcun documento , e parla- 
no per conghiettura , fondata full' età di S. 
Vigilio, che a quel tempo viveva. 

Dal fin qui detto apparifee , che quefto 
noltro latito , qualunque egli iì folle, non 
ha avuto la forte d'aver teftimonj della 
fua vita né contemporanei , né vicini ,0 al- 
meno quefti non fono pervenuti inlìno a 
hoi. Quanto a quello , che ci è rimarlo , 
e che ioftauziaJmente abbiamo fentito fin 
qui, egli è tale, che potrebbe far dubita- 
re non dirò già di quefto, o quel punto, 
ma della vita tutta di lui, e perfino le un 
personaggio limile folle giammai al mondo. 
Perchè di foverchio avanzata non lembi i 
forfè a taluno fomigliante proporzione , fa- 
rà grazia chi legge di venir meco facendo 
le feguenti rifiefììoni . 

Si vuole , che Remedio folle nativo del 
C ftello di Thaur, e contemporaneo di S. 
Vigilio, il che è quanto dire, che fiorirle 
lullo fpirare del lecolo IV., e pure diffi- 
di cola farebbe il provare, che Thaur fof- 
fe allora al mondo. Quello nome è affat- 
to ignoto all'antica Geografia . Nell'Iti- 
nerario, detto d'Antonino, e nella Tavo- 
la Teodolìaua, che pur fon fatture dique' 
tempi , non fé ne vede veftigio , né men- 
zione ne'fà la Notitui Imperii , lavorata po- 
co dappoi. E pure Thaur non ègiàcaltel- 
lo fuor di mano , e concentrato nelle mon- 
tagna, ma in profpetto , e Ini bel fior del • 
la valle, e per confeguenza battuto, e pia- 
tir. ::o dalle milizie Romane. Qnello, che 
più importa, abbiamo da Francefco Ada- 
mo Brand, is dell' .Aquila Tir^le/e part. ». 
pag.tn. e da Francefco Nigi'inì nella Dt- 
feritone del Tirolo pag. <' x <?., che i fonda- 
toli di tal callello, cioè li Conti di Thaur, 
non gii ì.'.rro mi Tirolo prima dell'anno 
510., e che tal famiglia Tanno 1 :oR. reftò 
eftinta. Se cioè vero, egli è più che mani- 
fello , che Thaur non elideva al tempo di 

San 



A N N T 

San Remedio. Affermano più autori, che 
quelli Conti di Thaur, da' quali fanno di- 

(cendere il Santo, avellerò la loro origine 
dadi antichi popoli, d^iwTaurt/ci . Pìo- 
babilmente quelV opinione altro appoggio 
non ha , che il mi. eia: ile, e meTchino del- 
la iimilitudine del nome , e c'infegna, co- 
me 1* adulazione per le famiglie àfiìtìi no- 
bili dura anche dopo la loro eflinzione . 
Merita ancora «nervazione, che Plinio nel 
lib. 3. cap. 20. , trattando degli antichi abi- 
tatori deli' -Alpi, e tra quelli de* Tauri/ci, 
che pone predò i Carili , aggiunge* £hion- 
dam 'Tav.Yifci apprìlatt , nunc Norici ; da 
che fenihra poieriì inferire, che queiio no- 
me foli e già eltinto fino da' tempi di Pli- 
nio . lo però non voglio qui contendere 
agli antenati di San R medio la gloria di 
eoa rara , e memorabile antichità . Dico 
folo, che non fé gii può aifegnar per Pa- 
tria un cartello, che quando nacque non 
era pe ranche ili eflere . 

Molto meno fi potrà far Signore di tal 
cartello, e del fuo distretto . E pure per 
tale non folo jfì fpaccia , ma fi fa ancora, 
che liberalmente lo doni alla Chiefa di 
Trento, o fecondo altri a quella di Augu- 
sta . Bis mille h ornine s cum cajìro Tbaurenje , 
ZF EccleRts , £7* omnibus fuis atttnentiis Epif- 
cop.itm Tridentino contulit ....... Ultra milk 

animai cum omnibus pojjejjienibus S. Vigilio 
reliquit. Così Bartolommeo, e le memorie 
di Hohenvvart •• VtllamTbaurenfem precla- 
ra amplitudini s , tribù s Ecc.'eftis infignem, de- 
Jìrutlo cajìro , \AUguJHnfii fedis' mancipatui 
contultj/e jìrmatur . Tutti- modi dì dire , i 
quali indicano , che Remedio f offe un pic- 
ciolo Dinarta , il quale avelie fuddiri con 
dominio , e fignoria fopra quelli. Di fatto 
«elle Lezioni del Raderò fi chiama Conte 
di Thaur.- Ex tiara, &" antiqua progenito- 
rum fuorum Comttum pryfapia natus , e Gio- 
vanni Hinderbachio Vefcovc di Trento nel- 
la Patente, con cui accompagnò le Reli- 
quie del medeiimo, che l'anno 1470. donò 
all'Abate del Monartero di S.Giorgio, la 
quale colà tuttavia conferva!!-, lo chiama 
Comitem , tT Domtnum Cajìri Tbaur , Salina- 
rum Hai li s , ac valìis Alni . 11 Padre Andrea 
Brunnero oìnnalium Boicorum pan. i. lib. 4. 
num. <|. aggiunge, che oltre al cartello di 
Thaur Summentorii infuper Domtnus erat, & 
ut nunc loqutmur , Comes , e Giovanni Adlz- 
reitter Jlnnal. Boic<e gentis pan. i.lib. s.nu- 
mer % z6. parimente afferma , che Pr*ter id 
domimi , babau in tua dttione Summontorium, 
eoferejur* , i ac dtgnitate , quo cenfentur nojìrt 
*viillu(ìresComitatus - Lafciando (tare per- 
ora Summontorio , le Remtdio inftituì ere- 
de S. Vigilio , come fuona la parola. n?.//- 
quit , di chimi la anime, aveva dunque in 
iuo dominio non folo terre, e poflefiìoni , 
ma anche pedone, e per confeguenza era 



AZIONI. 317 

Signore di qualche Giurich'zione . Non po- 
tè dunque fiorire a' tempi di S.Vigilio, cioè 
lotto Arcadici , ed Onorio, mentre allora 
la Rezia, ove farebbe ftato Thaur , era 
Provincia all'Imperio Romano foggetta y 
e la forma di quello fovranità , e dominio 
fopra le per ione non ammetteva . Come dal- 
la Nat iti a imperii , e da' due Codici Teodo- 
iiauo, e Giultinianeo manifertamenre appa- 
risce, non era già ignoto a quell'era ii ti- 
tolo di Conte , che anzi ve n' avea di più for- 
te . D 1 un Conte per nome Giacopo , il qua- 
le pare vole/fe ràJGTsgnare la dignità , fa 
menzione lo ìleffo S. Vigilio mail? Epìjì.ad 
Joannem Conjìayitinopolit anum : ma carica , 
e uffizio importava cotal titolo , non do- 
minio, e Iìgnoria , né Ci ereditava, olì Ia- 
feiava altrui in eredità . lira un Magiftraro, 
non un Feudo, ne un Allodio, e nonfide* 
nominavano Conti da alcuna Terra , o Ca- 
rtello . Quell'ufo e affatto moderno, e in- 
dica un' origine Longobarda , anzi pollerio- 
re agli (lefTt Longobardi . So bèni Mimo effe- 
re flato offervato , che oggidì le Terre, e 
le Cartella poiTedute da' Nobili, per lo più 
fono Feudali, laddove anticamente moltif- 
iime d'effe erano Allodiali; ma ciò ne* 
tempi Barbarici, nari ne' Romani. Niente 
implica adunque, che San Remedio foffe 
Conte di Thaur, o di qualche altra villa, 
o cartello; ma per crederlo tale, non folo 
non può farfi famigliare, e benefattore di 
S. Vigilio, ma convien diftaccarloda lui per 
più fecoli , e così facendo, fi sfibra i! nerbo 
principale della fua Vita, e fi mandano in 
fumo i fuoi Atti. 11 Raderò pare fubodo- 
ralfe quella difficoltà, e però così s'inge- 
gnò d'appianarla; Comttum porro nomen fi- 
la atat e non nifi PrafeSium loct, y Topar- 
ebam, ac JuMcemfonabat , uti ex Natii ia Im- 
pirit conjìxt, ZST Velferus pag. 334, Rerum Boi- 
carum annotavit . Qjaefto Scrittore però ha 
fatto aliai male i fuoi conti. Se Remedio 
forfè rtaro un femplice Prefetto , ©Governa- 
tore di Thaur, non avrebbe potuto chia- 
marli Nobilis de cajìro Tbaur , non difeenden- 
te ex darà , & antiqua Comttum de Tbaur 
projapia , e molto meno avrebbe potuto do- 
nar quel diftrerto alla Chiefa d'Augufia, 
come peraltro i documenti, da lui mede- 
fimo pubblicati ci aiììcurano. Di qui li ve- 
de , che l' autore di quelli documenti model* 
lo antico non ebbe in viltà ; ma piutrorto 
dalla recente tradizione della fua Chiefa fi 
lafciò guidare . D 5 Atti anteriori ofeuro cen- 
no dà Bartolommeo, ma alle medeiìme dif- 
ficoltà ,rfe non anche maggiori , fendo fog- 
getto ciò , che di Remedio egli pure ci narra,* 
convien dire, che queiti Atti ne contempo- 
ranei, né vicini foifero al Santo, ma lavo- 
rati dappoi full' idea non già del IV. o V- 
fecolo ,. ma di quello, in cui l'autore loro 
viveva . A que' tempi dovette cortui fion- 
di * *e» 



3 i8 A N N O T 

re, nu' quali pattava per vera anche la Do- 
nazione di Coftantino , e tanto bafta per 
non averti a maravigliare, che femplicità 
fomiglianti egli fi beetTe, e le facefie poi 
bere anche a' Tuoi copiatori. 

Conferma/i tutto ciò dall' offerva re, co- 
me tanto le memorie di Hohenvvart , quan- 
to Barro lommeo fuppongono eretto al tem- 
po di S. Remedio il Vescovado di Augufta, 
che tanto fucilano le parole lAuguflen/ìt Se- 
dei , xAuguJìenfìS Ecclefia . Pure ho della pe- 
na a credere, che Cattedrale con Vefcovi 
fermi poterle moftrare Augufta fullo fpira- 
re del IV. fecolo. So, che un Dioaifìo è 
nominato negli Atti di S. Afra, creduto 
primo Vefcovo d 5 Augufta : ma fo altresì 
a quante difficoltà fieno foggetti quegli At- 
ti , maflimamente in quella parte , ove di 
quel fuppofto Vefcovo favellano , la quale 
ne' codici più antichi non compari fce , e 
che perciò dal Ruinart negli Atti imceri 
de' Martiri fu tralafciara . Che Vefcovo 
averle Augufta in tempo dell' Imperador 
Giuitiiiiano I. appai ifce dalla fupplica, che 
gli Scifmatici d'Aquileja prefentaronoaH' 
Imperador Maurizio , la qual abbiamo nel 
Baronie adann. $$o. num. 28.,- ma quelli 
tempi s'allontanano da quelli del noftro 
Remedio un fecolo e mezzo. Che diremo 
delle Chiefe , che godeva la Giuridizio- 
ne di Thaur? Bartolommeo non ifpecifica 
il numero, ma le memorie di Hohenvvart 
ci afTìcurano , che non erano meno di tre . 
Felicità invidiabile farebbe fiata quel- 
la di quefto Dmafta ■ 1' aver nella Re- 
zia tante Chiefe al vero Dio e» ette nel IV. 
fecolo, quando allora poche città d'Ita- 
lia da Vefcovi vigilantifììmi governate, a- 
vrebbero potuto moftrare altrettanto. Quel- 
la di Trento certamente non ne aveva che 
una , e quefta ancora ne' fobborghi , come 
fi raccoglie dd\cap 1.$. 2. degli Atti di S. 
Vigilio. Quello Vefcovo il primo fu, che 
la città tutta avendo alla fede convertita, 
v' intodtiffe una Chiefa , ed altra poi ne 
innalzò l'anno 397. in memoria de' Mar- 
tiri Anaunienfi. Se pertanto da Remedio 
acquetato a v effe tre Chiefe, egli avrebbe 
ereditato più da quefto folo benefatror fe- 
colare, che da tutti gli altri Vefcovi di 
Trento fuoi antecefTon . Anchedi quipe. 
rò impariamo, che sì le memorie di Ho- 
henvvart, che la Vita di Bartolommeo fon 
tratte da autore, che fciiffc dopoché nel 
distretto di Thaur contavano più Chiefe, 
che vale a dire, da fonte torbido , e re- 
cente, il quale forfè non va più in là del 
fecolo XI. 

Qui però non iftà il forte delle difficol- 
tà, alle quali la Vita di $. Remedio è 
ioes-etta . Abbiam veduto, che Bartolom- 
meo, in confoi raità d' ahri'.fcriuori, met- 
te la iua morte al primo d' Ottobre : che, 



AZIONI 

come notò Bollando, altri la pongono a' 
ij. di Gennajo; e che non oftante ciò la 
Chiefa di Trento ne celebra la fella a* 
15. dello ftefTo mefe . Tutto ciò refta vie 
più confermato dal Calendario Perpetuo 
del Cardinal Criftoforo Madrazzo , dalP. 
Fortunato Hueber, dal Mariani, dal Pa- 
dre Schmid, e da altri. Or quefta fteffa 
fteflìfììma diverfìtà di giorni circa la fo- 
lennità del noftro Santo, otl'ervafi ancora 
circa quella di San Remigio Vefcovo di 
Reims. Egli è certo per l'aurorità di 
Hincmàro «ella Vita, e di FlodoardoH*- 
Jìor. Ecclef. Kemens. cap. 17. , che S. Remi- 
gio di Reims morì a' 13. di Gennajo. La 
fetta di lui nientedimeno viene ordinaria- 
mente ne' Martirologj celebrata il primo 
di Ottobre. Singolare è in ciò il Marti- 
rologio Gerouimiano, da Francefco Maria 
Fiorentini pubblicato, il quale non a' 13. 
di Gennajo. ma a' 15. dello ftefTo msfe di- 
ce •• Remus ( leggi Remis ) depofitio S. Ri- 
medtt Eptfcopi, &* ConfeJJòris . Lo itelTo 
leggeiì nei Martirologio de' Cartufiani di 
Colonia , o piuttofto di Hermanno Gre- 
v-11, e riell' Antuerpienfe , e Corbcjenfe 
citati dal Fiorentini nelle Nore fopra que- 
fto giorno. Monf. Domenico Giorgi nelle 
Nore fopra Adone a' 1 3. di Gennajo ag- 
giunge il Gellonenfey il che tuttodalGe- 
ronimiano, come più antico dee crederli 
derivato. Lo ftefTo Geronimiano però an- 
che al primo di Ottobre , benché confufa. 
mente, un Remedio accenna . Perchè ciò 
maraviglia non rechi , vuole avvertirli , 
che S. Remigio Vefcovo di Reims da mol- 
ti vieti chiamato an cora Remedio , anzi ap- 
po gli antichi più fotto quefio , che forto 
l'altro nome è conofeiuto . Hincmàro nel- 
la Vita : In chartis recenti tempore pojì il- 
lius obttum , [ed ET* poft plura annorum cur- 
ricula fatfis , de rthu} Rbemenfi Ecclejì* tra- 
ditts ( intende i libri Tradttionum ) Reme- 
diumeum futffe nominatimi legimus . Qui li- 
di tigone Menardo nelle Note l'apra il Sa- 
cramentario Gregoriano Nota 485». Notan- 
dum e/i ( dice) inmultis MJJ'.codtabits fcrt- 
bi Remegti, prò Remigli % ut in hoc codice. 
Unde Vr in multis codtabus Mff. &* anti- 
qui* excujfis mutato g. tnd. fcrtbitur Reme- 
du i ita ut htc Ponti/ex Remigius , 0^ quidem 
uptattus , interdum Reme gius aliquando Re- 
me dt us dtea tur . Re medi us u/ìtatius ( aggiun- 
ge il mentovato Fiorentini nelU Note fo- 
pra il citato Martirologio a' 15. di G*n- 
najo) fìcutt animadvertere Itcet tamin anti- 
qutffimis Yr ancor um geftts Tom. 1 .Ut Jì or. Frane. 
pag. 702. 705. qua min Fredegarto Scbolafiico 
ad ann. \6. Cblodovet . Remedio lo chiama- 
no anche Rabano , e Notkero ve' loro 
Martirologj. Collo fterlo nome compari- 
le uel Dittico di Liegi , pubblicato dai 
Vvilthemio, in un Calendario Necrologi» 

co 



ANNOTAZIONI. 319 

leccio, dato fuori dal Signor avutidue, che farebbero morti mezzo fé* 

li lui , mentre al dire di Bar- 



co del IX 

òebaftiano Donati nell' Appendice al nar- 
rato Dittici deglt Antichi pag. 2 53. , e in più 
antichi documenti Eccleiìaftici della Libre- 
ria Capitolare di Verona, per quanto gen- 
tilmente m'avvifa il prelodato Sig. Cano- 
nico Giangiacomo Dionili . Quelli adun- 
que, che a' 1?. di Gennaio fanno morto 
il noftro Remedio, toccano il giorno pre- 
ci lo , e ficuro, in cui morì S. Remigio Re- 
menfe . Quelli poi , che vogliono ciò fe- 
guilfe il primo di Ottobre, confondono il 
giorno della Traslazione di elfo S. Remi- 
gio con quello della monte del ucftro fan- 
to . Ora pofte così queftecofe, ad uno de' 
due partiti conviene per neceffìrà appigliai- 
ii . O dire , che quanto del Remedio Re- 
menfe intorno a quefto punto è fcritto , 
fono tutte immaginazioni copiate daile no- 
ftre memorie: ovvero, che noi, nulla del 
noftro fapendo , tutto da' monumenti de' 
Re.nenfì abbiamo copiato . Alia prima pro- 
porzione non faprei chi d' appigliati! av?f* 
le coraggio. Dunque rimane, che fuffìfta 
la feconda, e per confeguenza, che finto, 
e altronde derivato ria tutto ciò , che del 
noftro intorno a quefto punto viene fcritto, 
e che il vero giorno della morte, e folen- 
nità del Primo ConfeJJòre , e Proteitor del Ti- 
tolo per tutti i tempi addietro fìa fiato i- 
gooto a' noftri maggiori , e lo Ma tuttora a 
noi . E pure, fé vero è quanto gii fcritto- 
ri della fua vita raccontano, la fua mor- 
te da tanti, e fi ftupendi miracoli fu ac- 
compagnata , che ben più celebre e ftrepi- 
tofa dì quella del Remenfe dovevano ren- 
derla. 

Ora palliamo a qualche altra particola- 
rità della vira del noftro Santo. Li nomi 
delli due compagni Àbramo , che lì chiamò 
ancora Diodato, e Davide, è una delie più 



colo prima ai 

tolommeo (e lo confermano le memorie dì 
Hohenvvart ) la morte di Abramo , e di Da»- 
vide non fu molto lontana da quella di Re- 
medio, e quefta effendo fegui'a avanti a 
quella di S.Vigilio, che morì l'anno 400., 
intorno allo ftefTo tempo verrebbe ancora 
a cadere quella de' due compagni , e per 
confeguenza mezzo fecolo prima di quella 
del loro maeftro. Di qui fi vede, cheque- 
ili due compagni, fé furono di fcepoli d'al- 
cuno de' mentovati S- Germani, non pote- 
rono eiTerlo di S. Remedio, e che impro- 
vidamenre fono flati rubati a uno perdo- 
nargli all'alno . Non venga oppofto , che 
nelle Vile di quelli menzion non trovali 
ne di Abramo , né di Davide; poiché nel- 
la Vita del Parifìenfe, fcritta da Venanzio 
Fortunato, più altre cofe ti veggono omef- 
fe , e precifamente circa i Difcepoli di lui, 
come S. Drcttoveo, e S. Brioco, de' qua- 
li niun cenno fa Fortunato, e pure, come 
i Boliandifti nel §. x. num. 9. del Comenta- 
rio Previo alla detta Vira hanno off'ervato, 
coli' autorità d' altri documenti compro- 
vanti -, onde non è da maravigliarli, fé anche 
Abramo , e Davide altronde ci vengano . 
Quanto poi al S Germano d' Auxerre, il 
Silenzio di Coftanzo , che ne ferirle la Vi- 
ta , conchiude ancora meno , poiché con 
quefte parole egli la termina : Deumtcflor, 
confetum fecretorum , me plura, de Demini 
?nei Germani faólis agnita , Z3* probata ta~ 
CHt,IJe ; ex quo reum me effefateor , fuppri- 
mendo auod mirabiliter ad profeti um omntum 
divina virtus operata ejì , & ideo in fcri- 
bendo fuccinium migts me arpitror fuijfe 9 
quam ritrnium* 

Che diremo dell' orfo divorator del ca- 
vallo, e che poi fece la penitenza, facen- 



preciie, e accertate . Pure così leggo nel do da cavallo egli fteffo \ E' una bizzar- 
ria , che d' altri Santi ancora raccontai, 



Marti iologio di Hermanno Greven al pri- 
mo di Ottobre: Sa/ clorumConfejj'orum Re- 
medti , iAbr# , qui 15T Dcodatus , David , di- 
fcip'j.lorum S. Germani Epifcopt . Lo fteilo a 
un di guelfo fi trova nel iViartirologio del 
P.Pietro Canifio. Quefto Abramo, detto 
ancora Diodato , e Davide , fono fenza dub- 
bio i due compagni di S Remedio, e quei'ii 
medefimi, per quanto da quelli Martirologj 
impariamo, erano fiati" difcepoli di S. Ger- 
mano. O s'intenda di S. Germano Vefco- 
vo d 5 Auxerre, òdi S. Germano Vefcovo di 
Parigi ( come d'alni non pare poffa accon- 
ciamente intenderli ) il primo nacque intor- 
no all' anno 378-, fu fatto Vefcovo l'anno 
41S. , e morì l'anno 148. quali mezzo feco- 
lo dopo la morte di S. Vigilio;il fecondo poi 
morì aliai più tardo, cioè l'anno 576. Stan 
do adunque anche a S. Germano d' Auxerre, 
ove per ordinario i difcepoli fopravvivono 
al maeftro, quefti all' oppofto ne avrebbe 



e tra quelli di certo S. Lucano , creduto 
Vefcovo di Brelfanone, e venerato in Bel- 
luno ; ma la forgente credo Ila negli At- 
ti di $. Corbiniano Vefcovo di Frifinga ; 
fcritti da Aribone , ne' quali pure tal co- 
fa s' incontra , con quefto divario , che 
non un cavallo , come di S. Remedio fi 
legge nelle pia volte mentovate Lezioni , 
ma un afino par indichi quello Scrittore, 
e a buona ragione, sì perchè l' alino è na- 
turalmente più del cavallo difpofto a la- 
iciarii mangiare , come ancora , perchè 
troppo grand' orfo converrebbe fìgurarfi 
per farlo trangugiar un palafreno . L* Au- 
tore di quelle Lezioni però , cui troppo 
difdicevol cofa doveva fembrare , che un 
Principe Anacoreta cavalcale un fomaro „ 
niente badò a quefta inveriiìmiglianza 5 e 
la cofa è ftara poi dal Prior dell' Eremo 
ingegnofamenu accomodata eoo chiamare 

Uca- 



^o ANNOTA 

• il caglio quell* animaletto^ , e dire dell' 
brio , un or/o di f mi furata grandezza . I 
^foreftierì peraltro, come oliervò Francesco 
Schorto nel Tuo Itinerario, il maraviglia- 
no , che Tridentini battei , ZS" vaccas prò 
mula , i5 J afellis , tS" equis oneranti ha • 
bent : ma ben più fi maraviglierebbero , 
quando rifapjffero, che in quelle parti gli 
orii fanno da deftrieri . 

Abbiamo da Barrolomrr.eo , che S. Re- 
medio s' accinfe al viaggio di Roma, in- 
di tornato , in memoria de' tre Martiri 
Anaunienfi li ritirò a finire i Tuoi giorni 
in Val dì Non , Juxta Ivcum ubi paffi funt 
Sancii , ove perciò (opra uXa rupe , tra 
mezzo a due rivoli , fi fabbricò il tugu- 
rio , che ora è venerato . Una co fa rimi- 
le fi legge di S. Cortiniauo nel mentova- 
to Anbone . Anche quelli tornato da Ro- 
ma , in memoria di S. Valentino s' in- 
voglia di fabbricarti un romitaggio uel 
paefe A telino , anzi nella Diocefi ftciìa 
di Trento , vicino a Marano , inter duos 
rivulos Timonem , iT Finalem , con Chie- 
setta , in cui volle efTere feppellito. Uno 
de' modelli fembra certamente la vita di 
quefto Santo:, a cui qualche cola dee quel- 
la del noftro Remedio. 

Non folamente poi la Cappella di S. 
Remedio in Val di Non fu da un Angelo 
confacrata, ma al dire di piti autori, che 
poflbno vederli nella Solitudine di S. fa- 
medio pag. 35. gli Angeli ftefTi fecero la 
foffa , ediedro fepolturaal Santo Corpo r 
ma funzione fomigiiantirlìma a quella fi 
fa fare agli Angeli anche in onore del 
Corpo di S. Remigio, mentre per attefta» 
io di Hincmaro nella Vita, e di Fiodoar- 
do Lib. t.Cap. 21., volendoli quefto tras- 
ferire al nuovo Altare , che a tal fine era 
itato eretto , e per divino miracolo non 
polendo da alcuno efler mofTo , la matti- 
na del primo di Ottobre , Evtgtlanttbus 
jratribus , cum fanBtfftmo Cor por e fepukrum 
inventum ejì , angelicis manibus pofttumìn 
foffa cryptae, retro oilt are facile ; onde an- 
che quelto capo della noftra Vita fembra 
piu'tofto copia, che Originale. 

I*o fteffo dicari della campanella da fé 
fletta miracolofamente fonante , novella 
affai trita anche quefta , e che a moltilìì- 
mi viene applicata , fopra tutto a' Ro- 
miti , e- Solirar; , qual era il noftro Re- 
medio . Leggeri pure nella Vira del B. 
Enrico da Bolgiano , motto in Trevigi : 
ma in niun luogo sì buon efito ha ritro- 
vato quanto in quelle no A re parti . La ho 
io fentita raccontare da giovane piàd'.una 
volta della noftra Venerabil Giovanna Ma- 
ria dalla Cro;e , e quello, eh' è pili, leg- 
retì nel Trento del Mariani pag. 143., che 
Ògmquaivolta è- per morire alcuna delle 
jaore del Monajìero di S. Michel uirc ange- 



Z / N I. 

lo , di tre campanelle , che hanno , cioè 
delle MeJJè, della Menfa, e del Capitolo , 
una Juona tnfalltbilmente da fé JleJJa pochi 
dì avanti > e lo conferma colla teltimo- 
nianza della Badeffa d'allora. 

Niun fondamento parimente ha quanto 
circa il tempo della morte di S. Remedio 
\iene afferiro. Vuole ì' Adlzreitter , che 
ciò feguiffe circa annum ChriHi 380. ma 
giuda il computo, da noi fatto nella No- 
ta ti al primo di quefti Documenti , Vigi- 
lio in tai anno non contava piti di anni 
dodici , e Vefcovo di Trento era Abbon- 
danzio, il quale lo fu anche un anno ap- 
piedo per lo meno , mentre lo vegliamo 
loferitto al Concilio Aquilejsnfe deìV an- 
no 381. S'aggiunga , che fé Remedio fof- 
fe morto l'anno 380. , non farebbe vero, 
the morilfe juxta locum , ubi paffi funt San 
clt xAnauntenfes , e dopo la morte di lo- 
ro, come peraltro Bartolommeo coli' au- 
torità degli Atti ci aflìcura , mentre pri- 
ma deli' anno 397. non furono quelli mar- 
tirizzali. Maggior fuffìftenza potrebbe a- 
vere 1' epoca del Ferrari , cioè , che Re- 
medio morilfe 1' anno ^00. ; ma per am- 
metterla , convien rinunziare alla tradi- 
zione , che morirle il primo di Ottobre , 
e appigliarii in vece a 7 13. di Gennajo , 
ovvero a' 15. dello fieno mefe , mentre 
fé Remedio forfè morto il primo di Ot- 
tobre dell' anno 400. , farebbe morto do- 
po S. Vigilio , che morì a' 26. di Giugno 
dello Hello anno ; e pure tutti i monu- 
menti concordemente atteftano che morì 
prima . Scandagliata pertanto a dovere 
la vita tutta del noftro Santo , noi ver- 
giamo, che quanto vi li contiene, o è fal- 
lo, oaoii originale, e che a lui pò fs a con 
fio u rezza attribuirli , e veggiamo altresì > 
non faperli da noi né chi egli fifofse, uè 
dove nalceffe , né quando fiori Ile , ne quan- 
to operaffe , né in qual tempo moriffe •> da 
tutte le quali cofe la noftra prima propo- 
rzione , come per legittima confeguen- 
za , naturalmente fé ne deduce. Io io be- 
niflìmo , che nelle Storie anche più auten- 
tiche , nelle vite anche più lincere fi e 
talvolta qualche favoletta intrufa , che 
poi anche da fcrittori dì credito è ftata 
ripetuta per non difguftare il palato di 
certi leggitori , che più del mirabile , che 
del vero vanno iu traccia , e fo ancora , 
che in limili cafi conviene lcegliere , e fe- 
parare , né è ragionevole il negar fede a 
tutto , perchè tede non merita qualche 
parte . Quefta maflìma però lupponc piti 
verità ferme , e certe , fopra le quali il 
poffa piantar la baie del racconto, e trar- 
ne i lumi per ben diftinguere il Fallo, o 
il Dubbialo , che iconligliaramente vi fol- 
le itato mefcolato : ma le così è ', come 
[Dai la applicheremo noi al noftro calo .? 

Se S. 



A N N T 
Se S. Remigio di Reims piendeffe il fuo 
nome , il fuo titolo di Confc/Jure , i tre 
giovili folenni , ne' quali variamente vien 
celebrato , e gli Angeli feppeìlitori del 
fuo Corpo, cofe tutte lue, e che ha ogni 
diritto di prenderli : fé S. Corbiniano vo- 
leffe indietro la fua andata a Roma , il 
fuo ritiro nella Dioceii di Trento , e piti 
di rutto poi il luo orlo , che non Ce gli 
può negare : fé vS. Germano licei ca Me i 
tuoi due difeepeìi Abramo , detto ancora 
Diodato , e Davide ; e fé per tìne altri 
voielfe indietro la campanella da fé me- 
delima fonante; che cola di proprio rimar- 
rebbe mai al nollro Remedio , qual fon- 
damento potrebbe piantarli per iitabilire 
la verità de 3 fuoi Atti , e che dovrebbe 
conchiuderli? Niente altro a mio crede- 
re , fé non che : Malo lingue tam manife- 
Jìe notato , fruflra nos fibt jubent credere . 
Se dilli adunque poterli dubitare ; non 
forfè un perfonaggio limile ila mai Itato 
al mondo , io mi lulingo nulla aver det- 
to , che s' opponga al giudiziofo infegna- 
mento del Papehrochio : Quam facile t?s , 
qu<e Iraditione /ola , aut fcriptuns longo 
pojì intervallo confetti* , babentur , admi- 
feetur fabulop-tatts aliquid j tam eft icmera- 
rium audaci negatione contraìre fa??i<e an- 
tiqua , £9" cujus nullum inventtur prmei- 
pium , qued faljìtatis merito fufpettum ba- 
beas . Nella Vita del noftro Santo non 
ciò , che di fallita, ma ciò , che di veri- 
tà dia contrafiegno, io vado ftudiofamen- 
te ricercando , e nulla appunto mi riefee 
di ritrovarvi . Qual Tradizione adunque 
più l'ofpetta, e pili infurili flente di quella ? 
Che una , o 1' altra circollanza , ed an- 
che qualche intero fatto patifca eccezione , 
può tollerarli , poche effendo le Vite de' 
Santi , che a limili difficoltà non lieno 
foggette : ma che ogni co fa lia slogata , 
e che la macchina tutta vacilli , fernbra 
un fegno evidente d' effere priva di fermo, 
e ficuo fondamento. 

Colpo mortale ri-eve pure la noflra 
Tradizione aal lilenziodi più documenti, 
ne' quali , fé appoggio lui vero avelie , 
dovrebbe apparirne veftigo. Bavareii chia- 
ma Pietro Canifio nel fuo Mam,olo£>o i 
due compagni di S. Rimedio Abramo, e 
David. . Bavarefe fu il Santo medelìmo, 
come nativo di Thaur , e per ral motivo 
PrimoConfeffore , e Protettor de litro lo ap- 
pellato . Pure di quello lume rifplenden- 
tiifimo delIa^Baviera ne pure un cenno lì 
la da' più antichi , e più celebri Morii 
di quella, Vito Arnpeckio , Bernardo No 
rico e VViguleo Hundio. Lo ftelfo Mar- 
co Velf-ro altra notizia non n' ebbe fuor- 
ché quella, che viene dal Pincio . Quelli 
celebri , e diii?enti Scrittori grand' ufo 
avevano fatto degli Archi vj , e le vec- 



A Z I O N /. 321 

chie carte , quantunque inedite , e polve- 
re fé , non avevano trafeurato di rivolta- 
re , come dagli autori . e monumenti da 
etti citati , apparifee . Quello , eh' è più 
notabile , 1' Arnpeckio, e PHundio par- 
lano precifamente de' Conti di Thaur , e 
del Monaltero di Hohenvvart , che da 
VViltrude, e da Orrolfo Conti di Thaur , 
e per conleguenza difendenti dalla fami- 
glia di S. Remedio, fu «eretto, colla qual 
occaiione niente era più opportuno , che il 
far menzione di così illustre antenato de' 
due pii fondatori . Ma come mai non o- 
ftante ciò , del noltro Kemedio né pure 
una parola ? Videro efìì probabilmente le 
memorie di Hohenvvart , ma avendole tro- 
vate i n fu ili itemi , e vane, né di migliori 
avendone alla mano , le trafcuraro.io , e 
cedettero ben volentieri la gloria al P. 
Raderò di pubblicarle. 

Menzione parimente non compari fee del 
Primo ConfeJJore , e Protettor del Tiralo in 
alcun antico Martirologio , ne ne' Vec- 
chi raccoglitori di Vite di Santi, Giaco- 
po de Varagine , Pietro Calo , Pier de' 
Natali , ed altri , cola ftrana , inverili 
mile , per non dir incredibile, Olici vò il 
P. Sollerìo nel fuo Ufuaròo al primo di 
Ottobre , come in un Martirologio MS. , 
eh' era predio Niccola Schickio di Hage- 
nau , e che perciò Eagcnoycnfe è da elfo 
appellato , li legge : In Epifcopatn Trtdj- 
mienf S. Remedii Confejfuris . Ne e '2 ride - 
mienft intelltgo ( aggiunge quivi il Solle- 
rio ) nec Tndentinenft , ut alti Icquuntur . 
Veramente ii trovarli quella memoria al 
primo di Ottobre, {21 fofperu>re, che Re- 
menfi , in luogo di Tndemienft vada iet- 
to . Comunque però lia di ciò , e pollo 
ancora , che al noilro Remedio ella s'af- 
pettaffe , quello Martirologio non può paf- 
fare né per antico , né per autorevole . 
Il P. Sollerio lo ripone tra' IVI 0*. inferio 
ris notte, e del fuo autore , cui dubita, fé 
ila un certo Krentzelinc , che viveva fui 
principio del Secoio XV. , così favella : 
hujus Martyrologii Collettor non magnam 
retuUt laudem , nefc%o quas btjìortas paffim 
comintjcem , qu<e ab U/uardt , altorumque 
codkum U fuar dinar um fìtlo remotiJJtm<e lunt , 
quafque f^pe referre piguit , Né meno di 
qui adunque foiteuio alcuno può fperare 
la floria del noilro Remedio . Piacevole 
è ad udirli quanto ili libro intitolato : 
Confettura prò aderendo Epif-opatu Sabio- 
nen/ì S, Cajjìant , jì \e°ze . E.ibemus entrìi 
vero ( cosi quivi fta fcritro pag. 45. ) ex 
prtpatis Jinnalibus , veruftijjima , utt 'funt 
(e dove mai il trovano quelli prezicli An- 
nali?) S. Remedium celebrem tempore Vi- 
gtUi Tridentini Santtwn , eidemque fami- 
Itarem , Sabionenfs Ecclefia fubduum , nul- 
Itbt converjmn futjfe legi ; atque bine ca* 

tbolkis 



322 A N N O T 

tbohcis parenttbtti natum fupponi . Accen- 
nane appreffo la Vira da Banolommeo fcrit- 
ta , che ora pubblichiamo, e non fo qua- 
li Litanie , che parlano d' un Remedio 
Vefcovo di Gap nel Dolfinato , indi s'ag- 
giunge : Qu<£ omnta vel ideo hi e adjicere 
placuit , ne Recentiorum autborttatibus ritti 
videamur . Ma quando anrichità , e do- 
cumenti migliori di quefti non abbia alla 
mano 1' Autore , di ioverchio iì troverà 
ingannato , figurandoli di non dover aver 
bifogno dell' autorità de' moderni. 

Del noìtro Remedio affatto parimente 
iì dimenticò chi fcrifTe gli Atti più (ince- 
ri di S. Vigilio . E pure negligente non 
fu qucll' Autore nel riferir ciò , che col- 
la vita di quel Santo Vefcovo era connef- 
t o . Tale è il martirio de' tre Santi Anau- 
iiienft , 1' anime de' quali furono da Vi- 
gilio vedute in ifpirito portarli in Cielo 
dagli Angeli. E tanto appunto racconta- 
no fedelmente quegli Atti Cap. i §. 5. 
Gran prodigio è fenza dubbio , che gli 
Angeli portino in Cielo 1' anima d' un 
defunto: ma è ben maggiore, che ne fep- 
pellifcano il corpo , mentre a nature sì 
nobili l'uffizio di beccamorti fembra com- 
petere anche meno di quello di portato- 
re dell' anime. Chi però feri fi e il meno, 
non avrebbe certamente taciuto il più , 
fé tal tradizione foffe corfa allora, e ve- 
ra fofTe Hata giudicata . Anche la campa- 
nella da fé fteffa fonante , e che a Vigi- 
lio miracolofamente fignificò la morte del 
Santo , era un prodigio degno di memo- 
ria particolare , e menzione distinta pur 
meritavano le dumila anime , Cum capro 
7haurenfe , (T Ecclefùs , £5" omnibus futi 
att tnentiis , da Remedio a Vigilio donate. 
Pure nulla di quefti fatti negli Atti fin- 
ceri di S. Vigilio . 

Ma che diremo della trafeuraggine del- 
la Chiefa Sabionefe , poi di Breifanone , 
nella Diocefi di cui il Santo nacque , e 
pafsò la maggior parte dell' età fua ? Non 
è punto peraltro neghittofa quella Catte- 
drale nel celebrare le glorie de' fuoi San- 
ti, di che il Culto , che pretta a S. Caf- 
fìano come fuo Vefcovo , e ad Inge- 
nuino , come Samo , fono una prova più 
che ballante . E pure , per quanto a me 
è noto , fefta , o memoria alcuna non fe- 
ce , e non fa tuttavia di S. Remedio. Que- 
fto Santo non è un frutto (tramerò , ma 
nazionale, ed è più fuo, che noftro. Co- 
me mai tanta attenzione per le piante fo- 
reftiere , e niuna per quefta , nata , e cre- 
iciuta nel fuo proprio terreno ? 

A me però maraviglia niente minore ap- 
porta la profonda obblivione, in cui tut- 
tavia ila fcpolto il vero giorno dilla mor- 
te del roltro Santo. Da tante , e sì me- 
morabili circofìanze fu cfsa accompagna- 



A L I N I. 

ta „ che non potevano non radicare in per- 
petuo nella mente de' pofleri il giorno , 
in cui fuccederte. Lafciando ftare l'orfo 
fu cui Remedio n\. porrò a S. Vigilio a 
prender congedo per 1' altra vita , e la 
campanella da fé medefìma fonante , la 
fola fepoltura data dagli Angeli al fuo 
Corpo , e la confacrazione della Cappel- 
letra , da' medefimi fatta , e da Vigilio in 
fogno , o fecondo altri , ocularmente of- 
fervata ; fono prodigi Superiori ad ognf 
dimenticanza , e che almeno fui Trenti- 
no, ove accadettero , indelebile dovevano 
rendere la memoria di sì folenne , e for- 
tunato giorno , giacche da quel tempo in 
qua non mutò mai religione quello paefe , 
né fu privo d' una felice , e non mai in- 
terrotta ferie di Vefcovi , che ve la fep- 
pero confervare . E pure , o fi guardi al 
dì , in cui la Chiefa di Trento ne cele- 
bra la fefta , cioè a' 15, di Gennajo , o a 
quelli, ne' quali, fecondo la varietà deli' 
opinioni , morì , cioè li 13. dello ftefso 
mefe, e il primo di Ottobre ; fono tutti 
giorni prefi in preftanza dalla Chiefa di 
Reims . Quefta fembra una piovra affai 
chiara , che la ftoria del noftro Remedio 
altro non fia , che un finto , e favolofo 
germoglio fulla vera pianta di Reims in- 
neftato. 

Ma dirà qui taluno, come mai una me- 
ra immaginazione tanto credito avrebbe 
potuto acquietare , e così celebre render- 
li nella memoria degli uomini : come un 
perfonaggio , che non fu mai , avrebbe 
potuto arrivare agli Alta'i ? Queft' è un 
legno evidente , non efser favola popola- 
re tutto ciò , che di Remedio raccontali . 
E per vero dire , che lotto il velame del- 
la noftra Leggenda qualche radice di ve- 
rità s' appiatti , fembra cola da non do- 
verli mettere indubbio. La difficoltà con- 
fiile nello feoprire , e preci famente indi- 
care quefta radice , che da' fiori , e dalle 
foglie efternamente apparenti , troppo per 
avventura diverfa potrebbe ritrovarli . Pia- 
cevole afsai è ad udirli quanto 1 acconta 
il Muratori nella antichità Italiane Dtf- 
fert. 48. pag. 256. Nel Territorio dtS.Ce- 
fario C dice egli ) dtjìretto , e Dioceft di 
Modena , dove una volta fu un Monijìero , 
Cella , rejìa tuttavia un picciolo Orato- 
rio , nella cui facciata fi mira dipinta /' 
Immagine di una Santa Donna, il cut no- 
mee ignoto. lrox.xÀ villani andando ro/.ì, 
veneravano qucll' Immagine , e interroga- 
ti , che Santa foffe quella , rt/po/ero , che 
era Santa Alberga , etcè una Santa nata 
nel cervello di quella buona gente . Com: 
vi iiafcefse , così lo fpiega il dortiflìmo 
Scrittore . à^t'.cjìa pop lare fanta/ìa la va 
io credendo nata , perchè quaft tutti i Mo- 
ntfìerj ni vecchi tempi tcneano qualche cdi- 



A N N T ■ 
fizio per raccos,ìien ir&ltegrini, e poveri 
-viandanti ', quivi farà ftata cs./a a tal sfi- 
zio deputata , che dal popolo veniva appel- 
lato il Santo albergo. Tolto via rO/pt^to , 
vi dovette reftar quella C a ppel letta col P Im- 
magine /addetta , che pei diventò Santa Al- 
berta . Del medesimo calibio iì è quanto 
fi legge nell' Iter Italicum del Màbillone 
p*g-Hì- UrbanusVIII (dice l'Autore),^ 
Hil'pants qutbufdam tnterpellatus de conce- 
dendts Indulgentia ob cultum cufafdam San- 
ai , cui VlJiK nomcn indttum erat , nega- 
vit Ponti/ex id fé facJurum , nifi prius re- 
feiret qui*, &" qualis effet ti le Sancì us, es - 

fuo tandem argumento ejus Sancfttas pro- 
aretur . Allatus efi lapis , in quo b<e 
liner* reliquie erant S. VIA R. Al Pari- 
ti judicsrunt fragmentum e fé veteris Jn- 
fenptionis, in qua quidam PR/EFEC2US 
VIARUM laudabatur . Se in tempi così 
illuminati, e cauti in materia di Culto, 
quali furono quelli di Urbano Vili. , d' 
un titolo Gentilefco era flato formato un 
Santo in Ifpagna , ch'aveva Culto , e per cui 
chiedevano Indulgenze -, non farebbe la 
maggior maraviglia del mondo , che in tem- 
pi di femplicità*, e d'ignoranza, permori- 
yi non dilfimili", e forfè ancora più fpecio- 
fi, un altro fé ne foffe introdotto nel Tren- 
tino . Se la richiesta dell'Indulgenze buon 
efìto aveife fonito in Roma, non s'avreb- 
be in Ifpagna voluto ftare col puro nome 
del Santo. Si farebbe fubito trovato chi 
avrebbe voluto indovinare, chi folle quel 
S.Vtar y quando vivelle , comemoiHfe, con 
cento altre particolarità , e circoitanze , 
prodotte dalla divota fantafia de' cervelli 
leggieri. Dopo Y oflervazione del Baronio 
nelle Note fopra il Martirologio Roma- 
no a' 2j. d'Aprile, fa ora ognuno, enei' 
immagine di S. Giorgio armato a caval- 
lo, che uccide un Dragone, con donzella 
accanto in atto fuppl'chevole, non è im- 
magine iftorica , ma geroglifica , esprimen- 
te ì meriti del Santo Martire preffo Dio , 
e rapprefentante una città, che contra il 
potere del Demonio gli chiede ajuto , o , 
come più probabilmente ftimò il Papebro- 
chio , 1 Imperadrice Aleffandra , di cui ne- 
gli Atti di S. Giorgio Cap, j. Num. 2$.. /ì 
legge , che Ad pedes viri Sancii procum- 
bem , Tyranm dementiam confpuebat , Pu'e 
rifiata una volta altra idea, il dragone fu 
prefo per una vera , erealbefìia, e la Don- 
zella fi è fatta parlare per figlia del Redi 
Baruti, o fecondo altri della Libia, e iì 
fono aggiunte tutte quelle dicerie?, e fee- 
rie , che poflbno vedeifi preffo Giacopo de 
Varagine , ed altri autori. Il più beilo fi 
è, che fuori della città di Baruti iimoftra- 
va una volta , e forfè fi inoltra tuttavia , 
l'antro del dragone uccifo da S. Giorgio, 
e fé vero è ciò, che i Frati del Ccivento 



AZIO N I. 32^ 

di S. Salvatore di quella cirrà l'anno 1507- 
atteftarojw ai P. Giorgio Priore de' Car- 
tufìani Gemnicenii, Ctrca toc àntft&n ha- 
belur Indulgenti* feptem annorurn, SS" tan- 
dem carenarum , cioè quarantene , come que- 
llo Padre racconta nel Lib. j. Cap, 9. dei 
fuo Dianwn. Peregrinaaonii tranjinariìice , 
voleffe pure Iddio , che cotali efempj non 
s' incontra lle.ro anche fuori di Spaglia* e 
delia S01 ia . Attelta il Vefcovo l'omarini 
nella Prefazione al PamaJJ'us Euganeui , 
come in una Chiefa d'Italia §. Giorgio è 
venerato tanquam monflrorum , ac ferpen- 
ttum averruncus , fui fondamento fenza|duh- 
bio dell' uccilo dragone. Si fpargouo pri- 
ma tra le pei Ione volgari fomiglianti irr, 
magi nazioni , e corrono lungamente per h 
bocche del popolo . Preteli'miracoli , che 
le confermiiio , non mancano giammai ; on - 
de parlato un certo periodo di tempo , Fé 
n' impattano Atti, e Vite, che poi colla 
maggiore avidità del mondo fono ricerca- 
te , e lette . I primi delineatori di quelle, 
come p. ivi di fondamento, iì vagliono pei* 
ordinario delle formule fi dice, fi narra , 
vien creduto , vten giudicato . Invecchiano 
col tempo anche queite Vite , e i preterì 
miracoli feguitano pure a farri fentirey ric- 
che paifad due, o tre fecoli , chi di nuovo 
la fteil'a Itoria imprende a trattare , non 
arra già più quelle maniere titubanti , e 
dubitative di parlare, ma feri v. franco , e 
dà il fatto per certo, e ficuro . Si radica 
quello per tal via nell' animo delle pedo 
ne e volgari, e non volgari ancora, e tal- 
mente vi li radica, che non fi crede più lé- 
cito il dubirarne; onde trovandoli chi ài 
richiamarlo ad efame abbia ardimento , ec- 
co fubito una nube di fcioli , e di parabo- 
lani , che fé gli fcaglia addotto, e per E- ' 
retico, e Pirronifh lo fa Daffare. Abbia- 
mo detto , che anche nella morte del B, 
Enrico da Bolgiano fu diffeminato, che le 
campane da lor medeiìme fon afferò. Pier 
Domenico da Baone Vefcovo di Trivigi 
nella Vita di quei Servo di Dio, che ab- 
biamo ne' Bollandifti a' io. di Giugno , 
così racconta il fatto : Campance dici* Et ^ 
e le fi* Majoris pulfart cceptrunt valde fua- 

viter , C ultra morem confuetum Vox 

aperte piate ce communis , W callis majoris 
mfonutt 5 Z? fine numero per illam vtam 
cucurrerunt clamante s , €5" alta voce dicevi- 
tei : Mortuui e fi unta San fi 'us Campa- 
vi* vero , dum fic ad Ecclefiam portabatur , 
tam fuaviter , tam melodiofe pulfabantur\ y 
quod a fé tp/ts fonum vtdebantur emttiere in 
aurtbui audtentium eafdem , Udire, che pa- 
reva, che le campane da lor medesime fo- 
naff ro, per efprimere la vivezza del fuo ; 
jio di queile, non è già raccontare un mi- 
racolo . Il Ferrexri Vicentino nell' Hiflorta 
rerwn in Itali* gejìarum , pubblicata dal 
là r Mu. 



324 ANNO? 

Muratori Rer. Italie. Tom. IX. non (biodi 
quello miracolo , di cui non fa pur cenno , 
ma di niuno degli altri m'olti, che anche 
nella fua patria raccontavanfi , attefta non 
aver poruto cogli occhi proprj accertarli. 
Tocca quefto mede/imo fatto il Boccaccio 
nei Decam. 0. 2. N. 1., e in quella guifa 
•ne favella : Per la qual co fa, vero, 
non vero che fi foJJ'e , morendo egli , addi- 
venne , fecondo che t Trivigiani a fermano , 
che ne II' ora della fua morte le campane dei- 
li maggior Chic fa di Trìvigt tutte fen%.aef- 
Jere da alcuno tirate , cominciarono a fona- 
re, Il che in luogo dt miracolo avendo , que- 
fto Arrigo tJJ'er Santo dicevano tutti. IVI e- 
rifano coniìderazione le parole, -vero, 
ron vero , che fi foJJ'e . Era vicino di età il 
Boccaccio, ma il Ferretti, e il Baone e 
rano contemporanei , anzi il fecondo era 
preferire al fatto; e la teftimonianza d'au- 
tori limili dichiara fenz' altro il pretelo 
miracolo per una baja del volgo. Nel me- 
delimo profpetto però erano in.] debito di 
porlo anche gli Storici fuccedutji dappoi , 
o per dir meglio palliarlo fotto filcnzio . 
Pure il P. GiaconojSchmid nel Tom. r. pag. 
uf. delle Vite de 1 Santi Tirolefi con tutta 
affeveranza ci aflicura , che e alla morte , 
e alla fepoltura del B. Enrico le campane 
elei Duomo di Trivi gi fonarono da lor 
medefìme. Lo fieffo prima di lui avevano 
detto Filippo Ferrari nel Catalogus San- 
Borum Itali* , e Matteo Raderò nella Ba- 
varta Santi a Voi. ?. pag. 347. ma quelli due 
Scrittori , che probabilmente non avevano 
veduto alcuno de' fopraccennati autori , 
meritano qualche maggior compatimento. 
Quello, eh' è più mirabile, gli iteiTi Bol- 
landoti, che pur la Vita del Baone ave- 
vano fotto gli occhi, atteftano anch' elfi , 
che DcfunRo Henrico, ultro fonant campa- 
to*. Ecco in qual maniera i romori popo- 
lari, e le voci della plebe acquietano cre- 
dito, e diventano fatti i fiori ci , che con- 
viene poi credere, perchè fono fiati lun- 
gamente creduti, e che non iì porTono met- 
tere in dubbio, fenza incorrere l' indigna- 
zione di molti , a' quali non torna conto 
il cambiar opinione. Di quefto piede a un 
di preflb camminano innumerabili narra- 
zioni, che nelle Vite de' Santi si antichi, 
che moderni ci vengono prefentate. Chi 
pertanto a' fonti degli autori contempora- 
nei , o vicini richiamarle non voglia: chi 
delle moderne relazioni a fronte del fileii' 
zio degli antichi, che dovevano parlarne, 
faccia gran calo; e chi il dimentichi , che 
le Tradizioni non ferine, o ferittedifref- 
co fono fpcifo infuffi ft?nti , e falle; con- 
verrà, che fi contenti ancora di ricever per 
vere, e certe tutte quelle narrazioni , eh' 
è quanto dire, di non aver mai con che 
diitingucrc la Favola dalla Storia. 



AZIONI. 

Sulla fommirà del monte Ofopo nel Friu" 
lì trovali una Chiefìcciuola in onore dì 
Santa Colomba. L' anno 171 7. portatoli 
fui luogo Monf. Giulio Fontanini, vi i co- 
prì un Epirafio , il qual parlava d' una 
Columba Vtrgo /aerata Dei . Era in terra 
qued'Epitaho, calcato co' piedi da tutti . 
Nitrii titoio di fantità vili leggeva, e par- 
lava d'una Vergine morta a' 5. d' A gotto : 
quando la Santa quivi venerata, ha tito- 
lo di Martire , e fé ne celebra la folennL 
tà la feconda Domenicali Luglio . Nien- 
tedimeno fembrò a lui, che la Colomba 
nominata neli' Epitafio altra non doveffe 
elTere , che la S. Colomba venerata nella 
Chiefa , e però Itele fu tal materia una 
Dilferrazione , che ufeì in Roma l 1 anno 
i:i6. coli cui pretefe di donare alla fua 
Patria una Santa nazionale, non prima da 
alcuno conofeiuta . Non rimafero né allo- 
ra , uè dappoi dalle ragioni del Fontani- 
ni convinti i Bollandoti , che glipromife- 
ro di trattarne a' 6. d' Agoito ; ma quivi 
arrivati li sbrigarono con poche parole nel- 
l'Indice de' Santi omefìì, e riferbati ad al- 
tro giorno , dicendo tra l' altre cofe : Si- 
ve eadem ejì , five diverja , cum nulla S. 
Columba aut in ullis Fajiis hoc die conime- 
moretur , a>ut in ipfo loco ilio colatur ; fa- 
tius put.imus , dum lux alicunde major af- 
fulgeat , bine differre , qua de illa dia po- 
terunt , in diem , qua celeberrima antiqyijfi- 
maq\ S . Columba Virgo Martyr apud Se- 
nonas colitur 31» Decembrts ; colie quali pa- 
role diedero ben chiaro a dividere quanto 
poco foffero perfuail , che la S. Colomba 
eli Ofopo fia diverfa dalla famofa , e in 
tutti i Martirologj celebrata S. Colomba 
Vergine, e Martire di Sans. Il Fontani- 
ni ftefso pare non avelfe tutta la fiducia 
della fua caufa, mentre per quanto nella 
Vita di lui fi legge pag. %6. , non amava 
di affrontare idub!*j de'Bollandifti , a' qua- 
li quella piacevole richiesta non ebbe rof- 
fore d'avanzare: Supere]} , ut R. P. Bcf- 
chtum orem , ut fuas dubttattones tn meni e 
oiugufio de Columba loquens filentio prate- 
teat , ac pvtius nudurn nomen S. Columbi, 
Ofopi tn propria ade cult*, levtter memo- 
rei , &" per me Commentario illujìrat* ; pr*e- 
terea nihil . Hac enimperbrevtmentione ma- 
ga contenti erimus , quam tot qu.tftionibui 
obrutam confptciendo . Voglio inferire , con 
quello efcir.pio , che fé fopra fondamento 
non maggiore del qui accennato, un Let- 
terato di grido mile in campo una nuova 
Santa nel Friuli, non fai ebbe da «aravi* 
gliarfi, che con limili , ed anche minori 
appoggi un celebre S*=vta fofte fiato lui 
Trentino introdotto. Non fi replichi, che 
i fondamenti di Monf. Fontanini, Te non 
fono dimoitrarivi, non fono anche fenza la 
U loro miitmjglianta, coliceli* la lcnteii- 

za 



ANNOTA 

fa di lui nella sfera delle opinioni può 
anch' ella pretendere il fuo rango, il che 
può efsere vero; ma non farebbe poi fé 
non grande irragionevolezza il volere , che 
anche in tempi tanto più barbari , e rozzi 
del nollro le perfone divote , e pie, ma 
iniìeme credule, ed ignoranti, quali nel 
Clero ftefso lì trovavano allora , nonavef- 
fero mai dovuto moverli , le non a fronte 
di motivi egualmente probabili, e forti. 
ài è veduto di fopra , come intorno alla 
metà del Secolo X. tanta era l'infelicità, 
e la m feria della Chìefa di Trento per 
conto delle perfone Ecclefìaftiche , che in 
tutto il Sacro Collegio di quella non fu 
ipofììbile ritrovarne pur una, che per feien 
za , e probità del grado di Vefcovo fofse 
meritevole; onde a Rodoaldo Patriarca d' 
Aquileja convenne ricorrere altrove per 
provvedere al bifogno . Qual maraviglia ? 
4 E a quella Itagione, e prima, e dappoi , 
in paeli afsai più colti di Trento, arriva- 
vano talvolta al Vefcovado perfone igno- 
ranti, e fenza lettere, intorno a cheveg- 
galì Stefano Baluzio fopra F Eptjì. 22. di 
S. Cipriano, e il Earcnio ad ann m 99*~ 
Num. i2. Qjamo allora la Diicipl naEc- 
cleiìallica, e F offeivanza de' Sacri Cano- 
ni fiorir dovefìe , malli inamente ne' luoghi 
da Roma lontani, ognuno fé lo può age- 
volmente immaginare". Or quale Itupore 
farebbe mai, che in quelli, o altri limili 
tempi, qual he vecchia Cappella a S. Re- 
migio di Reims in Val di Non dedicata, 
ove alcun antico Conte di Thaur, o altra 
qualificata perfetta di quelle parti, dopo 
aver col proprio beneficato la Chiefa di 
Tremo t li folle ritirata a finire i fuoi gior- 
ni , e quivi avelie voluto effere feppeliita ; 
a tutto F impatto delia leggenda di S. Re- 
medie aveffe dato incentivo ? Per quanto 
fi ha dui Mariani mi fuo Trento pag. s66 r 
le Reliquie di quello Santo non pofano 
già nelF Aitar Maggiore , ma Dietro lat- 
tar della Chiefa in luogo recondito , co?ne 
di Santuario , fi venera* V .Aitar del San- 
to con l' Arca delle di lui Reliquie. Que- 
ll'Arca, per quanto fi vede dalle Lezio- 
ni Raderiane, era (tara ordinata dal San 
to medeiimo prima di morire, e lì trova- 
va nella Chiefetta, che da lui fu eretta . 
Parvam Ba r ilicavt confìrueretoeptt . , . . Poft 
refolutionem corports mei , deponile illud tri 
profetiti crypta ulltam Ba(ìltc<e conjìrut* . 
Sarebbe da vedere a chi fofTe dedicata co- 
tal Chiefetta in tempo, che il Santo vi- 
veva. A' 15. di Gen.^ajo correndo la foì fi- 
nità di quella, non lì ha egli ragione di 
iofpettare, che anticamente L> (fé intitola 
ta a S. Remigio Vefcovo di Reims , n 
quale nel Martirologio Gè onimiano, uel- 
1' Antuerpienfe, itel Corbe ienfè , nelGel- 
loaenfe, e aeil'Ufuardo del Greven ia cai 



Z / O N 1. 325 

giorno appunto vien celebrato? Chiefa, 
Cappella ebbe una volta S. Remigio an- 
che in Verona, benché ora nella Chiefa 
di S. Anaflaha convertita. Il pretefo S, 
Felice della Chiefa di Valle in Gardumo , 
che forfè altri non è, che un qualche Di- 
nafta , o altro ragguardevole personaggio 
quivi con diftinzione ne' tempi andati fep- 
pellito ; non e già arrivato a torre il po- 
llo a' due veri Titolari di quella Felice , 
e Fortunato Martiri , ma però vi ha ti a- 
to rnobo vicino. La foia Udo Ilare la Cip. 
pella al medeiimo eretta, enervale quin- 
to la metà di tutta la Chiefa, a* 14. d* 
Agofto, eh' è giorno a' detti Martiri e <n- 
facrato, non lì canta già la Merla all'Al- 
tare di quelli, ma bensì alla mentovata 
Cappella , con che lì fa credere al pòpo- 
lo , che all'ignoto S. Felice, non a <ju 1- 
li la folennità iìa diretta. So ancorad'un 
Parroco, che per vie meglio dar anfa a h- 
mil credenza , cantando all' Altare, in 
luogo di dire Felicis , tf Fortunati , dice- 
va folan ente Feltcis ; le quali a (furdiià fo- 
no ben lontane dalla prudenza, e capaci- 
tà del Pai 10:0 prefeiue. QuelFofcurameii- 
to, che un incognito, e da niunò mento- 
vato Felice ha potuto nella chiara luce de' 
Kollri giorni recare ad un vero S. Felice 
Martire, da tutra F antichità conosciuto, 
e celebrato; vn Remedio forfè non tanto 
ofeuro , e in tempi tanto meno illuminati , 
non avrebbe egli potuto con trionfo anche 
«.aggiore apportarlo a S. Remigio di Reims, 
che Remedìo appellofìì ? Giuda il linguag- 
gio de' tempi baffi donare a S. Pietro , è 
quanto donare alia Chiefa di Roma ; Per 
trovarli però in qualche antico documen- 
to, che il noftro Remedio donavit , o re- 
Itquit D. Vigilio, non farebbe già per que- 
llo neceffario farlo contemporaneo, e fa- 
migliare di quel Santo Vefcovo , come per- 
altro è flato fatto. Io vado, come ognun 
vede, conghietturaìido, e facendo prova , 
fé mi riufeiffe di qualche lume deftare nel- 
la noltra tenebro fa Leggenda; ina fenza 
F appoggio di carré antiche , il Jbujo farà 
fempre grande, e non fi andrà mai fenoli 
a tentone . 

Ho toccato più d* una volta F Infelicità 
de' tempi barbari, e rozzi, e nonlafciod* 
inculcarla tuttavia, poiché ben conofeiuta 
F indole di quelli , nonfì fa poi maravigliar-" 
fi di certe opinioni, e costumanze, che du- 
ralo anche oggidì , ma che di là traggono 
l'origine. Quanto poco ci voleile allora 
per eaere dopo morte reiterato quaLSan- 
ro , e coirne facili da contentare circa le pro- 
ve della fa n t i tà fo iVt re- le per fche a neh e no « 
atfarto idkxe , e ve gari, ben lo fa chi nel- 
la noria sì Civile, che Ecclefìaltica de' baffi 
tempi è verfato. La fupcnlizione aveva al- 
lora un tegno rnoko più bello l f e vailo f 
R. s » che 



11.6 ANNO T 

che non ha al preferire . La premura , o 
piuttoito finania d'aver Reliquie, e corpi 
eli Santi era eccepiva, e farebbe {tata pur 
tollerabile, (e l'unica, e'f<-la Speranza d' 
aver in Ciclo degl' lnterceffori prefib Dio, 
liavefTe dato movimento, il pruii o delia 
lode, la vanagloria, e l' intere/Té ancora vi 
avevano fpelio Ja loro pa.ee j onda poi a 
furti* giunterie, e mille altre malvagità , 
e difordini s'apiiva la /bada. Quejlo pio 
ardore ((cri ve ii Muratori nella mentovata 
JJtJJ'ert. 48.. che inqueltp proposto afìaifh- 
mo merita d' efler letta) ne'' Secoli barbari- 
ci fi lafciava tra/portare a vane fregai atex.- 
z.e , ed ecceffi non approvati dalla [oda pie- 
tà della Cbiefa di Dio , a 1 quali finalmen- 
te le Leggi Ecclefajìtche , e la prude/ima de- 
gli ultimi precedenti Secoli han pojìo fine , 
almen freno , con lode de ì Romani Ponte- 
fici* e dt tutta la Chie/a Cattolica „... Non 
/blamente correvano ad abbracciare qualfivo- 
glia Reliquia loro t fotta , ma an he a di- 
chiarare indubitato Cittadino del Cielo chiun- 
que monva in concetto di qualche Santi- 
tà ...... Vocici voleva per far credere de i 

Miracoli . Parie la pietà , parte V intereJJ'e 
entravano a moltiplicare i Santi . Ognun ne 
voleva ; e chi più ne avea, fi riputava più 

felice degli altrt Par e a , che à loro 

bafìaffe ti prò e curar ft la protex.ion de' Santi 
prejjb Dìo •• ti che efeguivano anche in una 
grojjòlana maniera, e per così dire con una 
divozion fenfuale , col folamsnte cercare , e 
venerare le loro Reliquie . Forfè ancora gui- 
dati più dalV utilità terrena , che dalla Re- 
ligione , mofiravano tanta venerazione ver- 
Je i mede fimi Santi . In uno {regolamento 
di quella fatta , a cui fempiicità bensì , e 
ignoranza, ma anche interetfe, e malizia 
davano continuo pafcolo, ^fomento, quan- 
ta nebbia s'alzarle contra le vere Vite de 1 
Santi, e quante ne falta0ero fuori di fal- 
le, o mal fondate, non è da dimandare . 
Non perdiamo di villa la fidata feorta del 
Muratori, che ntlTom.2. Dijfert. 43. pag. 
6r%. delie fteile ^Antichità così favella . 
Diederfi anche alla luce fenxa rifparmia 
tante Legende ( così le chiamavano') cioè Vi- 
ti dt Santi , non già feriti e da Jtutori con- 
temporanei , e ben con/apevoli de 1 fattt , 
delle quali parecchie ne abbiamo, che me- 
ritavi d' ejjere lette, e con frutto fi leggo- 
no; ma compofk da Scrittori de' tempi baf- 
fi, come fembrava loro verifimile , t quali 
anche muno frupolo fi mette ano di mtfcbiar- 
vi de' racconti maraviglio fi , nati nella lor 
fola fantafia , per tenere /vegliati e attenni 
Lettor/ . Quefto è quello , tue rende ora 
difficile il punto agli espurgatoti di tali 
Vite, e che dottrina , erudizione, edifeer- 
nimento non ordina rio eiige per ben nu- 
feirvi . Al biamo talvolta più Vite del me- 
iefimo Santo '; ma fcnza fapcre di più dall' 



AZIONI, 
ultime che dalle prime , anzi {pedo con 
reftare in maggior confusone, e minor cer- 
tezza , e verità per via di quelle , che per 
via di quelle ; poiché il tempo , che {icn- 
ramente le avrebbe illuftrate, fé per buo- 
ne mani pallate fodero, per la ragione op- 
pofta , le ha caricate di lumi fatui, e ap- 
parenti , atti bensì a farli largo tra la 
plebe, e le perfone facili a crédere , ma 
che nello (tello tempo imbarazzano i dot- 
ti , i quali cc^giufto efame a vagliarle pon- 
gono mano, ira quelle, che diquettocri- 
terio iommamcjHeabbifognano , una certa- 
mente fi è quella del noflro Remedio, ia 
cui più facile e l'additare ciò, chedifal- 
fo, che ciò, che di vero contengali . La 
mancanza di Atti antichi e lìnceri èdi tut- 
to quello cagione, ne credali già , che con 
quelli, che da Bartolommeo vengono ofeu- 
ramente accennati, lì potelle fupplire al bi- 
fogno, mentre dall' eitratto , ch'egli ce ne 
prefenta , abbastanza impariamo di qual pa- 
rta dovefieroeiTere. Di Atti originali , le 
pur ve n'ebbe giammai, in traccia andar 
debbono gli amatori delia noftra Storia Hc- 
clefìaftica ; e Dio pur voglia, che in ciò piti 
fortunatamente di me rieteano, mentre al- 
lora e della vita, e della' morte di quello 
noftro Santo con maggior fondamento lì 
potrebbe ragionare . 11 P. Raderò ci diede le 
carte che li trovavano nel Monafterodi Ho- 
henvvart ; ma altre carte furono già in Ba- 
viera, che (s ora li confervafìero , o quelli , 
eh' ebbero la forte d' averle alla mano , mi 
glior ufo n avellerò fatto, forfè della con- 
dizione , e delle azioni di quefto Perfo» 
Raggio non faremmo cotanto ail'ofcuro . 
Giovanni Aventino nel Ltb. 3. Jinnalium 
Bojorum molte cofe contra i Romani dagli 
antichi Duchi di quella nazione felicemen- 
te operate racconta, e tra quelle, che Teo- 
done l'anno 508. occupate alcune città del- 
l' Imperio, Remedtui Prjfetfus ad fuperio- 
rem Vmdelkiam , £9° Njricwfi evaftt : raa 
meffo dì nuovo in fuga l'è fercito Romano, 
e prefa da Teodonc Ratisbona , Romani 
Frcefides , CP P ree fé eli Severinus , Remedtus y 
& Servatus , ubi Vmdelici* eam portionem y 
quam nos inferiore m Uojariam adpe Ilare fo- 
lemus , amiffam , £9" a Bojis occupatam effe 
vident , Noricum , C pavtent Vindelicorum 
alpibus fubditam , quam incoLt Superiorem 
Bojariam nuncupant , retinere , ZT tatari c- 

mtuntur Rectfis reltqir.s pontibui , ut» 

ber.i Ncrici( quam re ipfa Pontes /lini voea~ 
bant , noi Utirium , vulgus Ofingam nominat) 
pr<efdio firmaht % cajìra Jiggfre» fojja , val- 
lo muniunt . Morto quel J 'codone , fuccef- 
fe un'altro Tcodone , detto IMaguo, chea* 
Remani non fu meno funefto, mentre do- 
po avergli più fiate feontìtii ,- finalmente 
intorno all'anno 510. ottenuta tra Bolgia- 
nò, e Trai o una li&nalata vittoria, gli 

cac- 



ANNOTA 

cac:iò affatto della Provincia , e gli coftrin- 
le a ricoverarli nell'Italia. Illa temperate 
{ così immediatamente fegue a dire 1' Au- 
tore ) D. Vigiltum Pontificem Tridentinum , 
cum qutbufdam fymmyfiii interfeóium cfsea 
Bojis : D. Re medium Noricum Pr*fef.ìum 
cum foci;$ pul/um t balco quos fequar . Mar-, 
co Veifero , che ne' libri Rerum Boicorum 
ìd Storia dell' Aventino imprcfe a vaglia- 
re , così circa quelle , ed altre cofe da quel- 
lo Scrittore avanzate favella nel Lib. 3. 
pag. i)2. Ego multiplicii Infiori* parta , 
etfi reprehenfìonibus non uno nomine vebe- 
mente? opportuna; , fingil lutim nec affanna- 
re , nec abrogare neceffe babeo , nifi quid rei 
tpla fubinde , W oratioffìs nofir* deincepi 
curfus obtter perverte* , quod interdum futu- 
rum e fi . Unum inpr*fens monto* & fé mei 
dicium, f*pe pofiea memoria re p et i , femper 
•valere veltm , fcriptam e/se ab hornine in» 
vefitganda , Ì9" excutienda omni vetufia an- 
nuì tum memoria , diligenti* nonnullius, con- 
jtciendil afprmandtfque , qu* /ibi qutbufcwn- 
que vefitgtfS indagafs: vifus , audaci* mul- 
t.t,<3~ pr*cipit:s ; fieri itaque potiti f se , 
quod faclum efse fit magnopere ven/imile , 
♦/f aliqua eruerit certis antiquitui litteris con*, 
fignata , q a* po/ìmvdum ftve perierunt , five 
nofiram qutdem cognitionem fiudiofe ccnqui- 
fita ejfugerunt, fidem neutiquam dubiam me- 
ritar a , fi de prtmis auclortbui aliquando con ■ 
fiet , quod nane fecuseft ; b*c cum ex parva, 
vel certe ex mediocribus , maxima effe cent , 
tum plura detnde adjeafie alta , aut ex le- 
vijfimorum bominum commentarti! temere 
baufia , aut e mjeBando reccns inventa, aut 
ancipiti origine ab omnt vetuftate , nunede- 
mum libero arbitratu ad res Boicas detorta. Ifia 
entm capita , vera fai fa , certa incertts mtxta } 
accurattut pvofpiaenti apparent , ceterum prò- 
mifeue 19" confufe , ut pr*ter'ea , quorum e fi 
xiantfefia vanttai , quid ani iquum, quid no- 
vttiwn , qutdque genutnum aut omntno com~ 
menttitum fit , nemo fatti qiieat difiinguete , 
nifi tllii ipfìs monumentii infiruilus , qu* 
cum is pr* manibus babuerit , quod jam 
non Qomparent , perii/se fufpicor . Sed judi- 
cium in medio . A t tettano concordemente 
anche gli altri Critici , che quantunque 
Giovanni Aventino troppo arbitrio , e li- 
bertà fi prendere talvolta circa i fatti, che 
narra , e molti nomi proprj di luoghi , e 
di perfone sfigurale, pure ebbe alia mano 
quanciià ci'' antichi documenti , e fa dili- 
genti (Timo nel rivoltargli. Lo Srruvio nel- 
la Bibliotbe.a Hiflorica quello giudizio ne 
porge •• Non autem Bavari* folum , fed po- 
ti ui univèrfalem Germani* htfiortam def ert- 
ili, ZF magno utitur judteto , conquifitaet- 
tam accuratiffimi'i , atque autbentkts hifiori* 
monumentii . Quali fieno i fonti , e gli auto- 
il, da cui l'Aventino traile i fuoi Anna- 
li , io dichiava egli fteffo , e tra' Uorneilici 



Z I N I. 327 

fi contano Fretulfo, Schritovino , Rome- 
rio, Volcomaro, ed Hermanno Monachi, 
Giovanni Ebram di Vvilnberg ', Giorgio 
Ugone, Bernardo Norico , Viro Arnpec- 
kio, e Andrea Prete. A riferva di'quefti 
tre ultimi, che abbiamo ora alle ftampe, 
circa gli altri o non fi ha lume veruno , 
o non è tale, che ferva al bifogno . U 
Arnpeckio, e Bernardo Norico, come già 
è detto , non fanno di Remedio alcun cen- 
no . Punto parimente non ne parla Andrea 
Prete. Se quel Fretulfo poi ruffe per av- 
ventura lo ilefTo, che Freculfo Monaco , 
indi Vefcovo di Ófìeux , del Cronico di 
cui più edizioni fi trovano, né menquefti 
fa di Remedio parola . Degli altri , che 
non abbiamo*, non iì può dire alrrettain- 
to ..Volcomaro, o Volcrnaro, Abate del 
Monaiiero di Furftenfeld , e Confìglierc di 
Lodovico Duca di Baviera, che morì ¥ an- 
no ij»8. al dire del Fabi icio Btbltoth. La- 
tin, me d. £9° tnfim. *tat. Tom. 6. pag. 305. 
Scripfit uinnalei Bavari* ab anno ( notili ) 
so'è.adann. 1 5 1 3. qui etiam num extare di - 
cuntur . Quello probabilmente è il Crono- 
grafo, che all' Aventino fomminiftrò le rL 
ferire notizie ; ma in qual angolo della ter- 
ra , in qual poiverofo archivio fi giaccia egli 
piefentemente , chi faprebbe indicarlo ? 
Che S.Vigilio in occalìone di guerra fofle 
da' Bavarefi uccifo 1' anno 520. non può fuf- 
iìftere , opponendoli l'età certa del Santo, 
e gli Atei più finceri del medeitmo . Que- 
llo abbaglio però deriva dall' aver creduto, 
ch'egli morirle fono Papa Ormìfda.che in tal 
anno appunto era Pontefice, la qual opinio- 
ne, come abbiamo veduto 3 pafsò ancora 
negli Atti Papebrochiani , e in Bartolom- 
roeo. Nel rimanente quanto della perfona 
di Remedio ci narra V Aventino , non è l'og- 
getto a quelle implicarle , e difficoltà, alle 
quali fono efpcfie tutte le Vile di lui, che 
girano attorno, e quella fteffa , che per noi 
ir è ora pubblicata . Non Iafcierò ancora 
d'avvertire, co ne Vv